sabato 19 luglio 2014

Recensione #21 - Alla fine resta l'amore di Claudia Mehler

Ciao carissimi, buon sabato! Come state? Già in vacanza oppure qui, come me, a contare i giorni che vi separano dalla tanto agognate ferie? Per quanto mi riguarda mi mancano ancora due settimane di lavoro e poi per un mese potrò riposarmi!!! Non vedo l'ora!!!
Oggi sono di nuovo qui con una recensione, quella di un libro che avevo adocchiato una vita fa e che, finalmente, complice la MasteReader Reading Challenge a cui sto partecipando, ho finalmente deciso di leggere! :))))
Sto parlando di Alla fine resta l'amore di Claudia Mehler edito da Mondadori.

Trama: S. ha 7 anni, frequenta la scuola elementare in un tranquillo paesino, dove tutti si conoscono. È una bambina serena che vive in una famiglia serena. Un giorno sua madre la va a prendere a scuola un po' prima del solito. S. non è in cortile con gli altri compagni, una voce la chiama, S. spunta dall'androne, vede la mamma, allora raccoglie le sue cose e fa per raggiungerla ma poi torna indietro perché dice di aver dimenticato qualcosa, si dirige verso uno dei due bidelli e - imprevedibilmente - lo bacia. Questo libro racconta un abuso sessuale compiuto all'interno di una scuola, in un ambiente dove i nostri figli dovrebbero essere protetti. Chi lo racconta, sotto pseudonimo, è la madre della bimba che subisce violenza. Sotto forma di diario l'autrice narra l'incredulità e lo strazio che accompagnano la sua sconvolgente scoperta, i passi dolorosi che portano alla decisione di denunciare l'abuso, e poi il sospetto sui genitori di aver in qualche modo "guidato" la ricostruzione dei fatti, la sconfitta di non veder puniti i colpevoli. E soprattutto mostra la complicità del silenzio dell'intera comunità, la codardia di chi (conoscenti, insegnanti e amici) continua a non voler né sapere né vedere. Perché è opinione comune che i bambini mentono sempre, e se è sempre presunta l'innocenza dell'indagato, non lo è la credibilità della vittima di un reato sessuale. Un atto di accusa contro chi volge lo sguardo altrove.

Un tema difficile, devastante al solo pensiero, figuriamoci viverlo sulla propria pelle.
Claudia Mehler è uno pseudonimo, quello scelto dalla coraggiosa mamma che ha deciso di scrivere questo libro per raccontare l'abuso sessuale subito sulla sua bambina di soli 7 anni. Lo fa, come dice lei stessa, per aiutarsi a superare il dolore, perchè parlarne a volte può aiutare.
Sin dalle prime pagine sappiamo che nessuno verrà punito per quel reato così schifoso e ignobile che è stato commesso e questa è la cosa che fa più male.
Quando si lasciano i propri figli a scuola lo si fa con la tranquillità di chi è cosciente di lasciarli in buone mani, quelle di adulti che tengono a loro, che non gli farebbero mai del male e che non permetterebbero che gliene venga fatto. Questa vicenda ci racconta esattamente il contrario. Per un caso del destino Claudia passa a prendere prima a scuola la figlia, senza avvisare, per farle una sorpresa, ed ai suoi occhi si manifesta un avvenimento più che strano: mentre S. le sta andando incontro si ferma, torna sui suoi passi e va a dare un bacio al bidello.
Cosa pensereste voi? Non rimarreste straniti?
Alla domanda della madre sul motivo di quel gesto il quadro che ne viene fuori è allarmante: Vito il bidello è suo amico, è lui che gli ha detto che deve salutarlo così e che deve essere buona con lui. Man mano che la bambina parla la situazione si fa sempre più allarmante; più di una volta quello stesso bidello avrebbe portato la bambina a casa sua, al di fuori delle mura scolastiche, durante l'ora di ricreazione pomeridiana ed avrebbe abusato di lei. Agghiacciante direte voi... E' vero, questo è sicuramente agghiacciante, ma sapete qual è la cosa che più fa rimanere senza parole? La reazione degli altri, i pochi che sanno!
Amici, conoscenti, maestre, la stessa dirigenza scolastica. Tutti a girarsi dall'altra parte, tutti a mettere in dubbio le parole della bambina, tutti a far finta di non sapere per non doversi scontrare con la realtà! A me è questo che ha indignato più di tutto: l'indifferenza. Genitori che vivono un dramma del genere si ritrovano soli con il loro dolore, a scontrarsi con un muro di indifferenza capace solo di distruggerti, piano piano.
Come sapete ho un bimbo di 4 anni, quest'anno è stato il suo primo anno di scuola materna e sapete qual è la prima cosa che mi hanno insegnato le maestre? Che non bisogna mai sottovalutare i racconti di un bambino. 
Evidentemente non avviene sempre così, o almeno non quando il racconto di un bambino può far emergere la negligenza di una mestra che non si accorge che una bimba di 7 anni non è in cortile con gli altri per più di un'ora, non quando può far emergere che il cancello della scuola resta sempre aperto e chiunque può uscire o entrare indisturbato.  La possibilità che qualcuno sappia e stia zitto emerge latente durante tutta la lettura del libro. 
E sapete chi pagherà per tutto questo? La bambina, che oltre ad uno strascico psicologico enorme che la accompagnerà negli anni si è ritrovata a dover cambiare scuola, a sentirsi in colpa, a ritenersi responsabile di qualche atrocità perchè è lei a doversi allontanare da tutto e tutti, lei a dover cambiare scuola, lei a subire la diffidenza di tutti quelli che la riterranno una bugiarda quando invece, fino al giorno prima, la ritenevano matura per la sua età. Vito invece continuerà a lavorare in quella scuola, a contatto con i bambini, nella consapevolezza di poter abusare di loro senza che nessuno faccia niente per impedirglielo.
Sbalorditivo è anche il modo in cui S. viene interrogata: davanti a tantissimi poliziotti, anche maschi, senza il minimo tatto che una situazione del genere richiede.
Insomma, una brutalità dopo l'altra a cui la famiglia dovrà essere sottoposta.
Un libro ben scritto nonostante Claudia non sia una scrittrice. La cosa che forse un po' mi è mancata sono state le emozioni. Per tutto il tempo ha prevalso in me la rabbia, quella rabbia che credo anche quella mamma ha provato ma, a parte questo, poche altre emozioni sono riuscite ad arrivarmi al cuore e questo è un peccato. Sicuramente uno "scrittore vero" - passatemi il termine - avrebbe saputo quali tasti toccare per farmi scendere una lacrima davanti a quelle atrocità. Forse, comunque, è stato un bene perchè lo stesso "scrittore vero" probabilmente mi avrebbe devastato invece sono riuscita a riemergere dalla lettura di questo libro con tanta rabbia dentro ma non emotivamente a pezzi.
Qualcuno di voi ha letto questo libro? Mi dite come vi è sembrato?

VOTO:  
 
 




 
 

4 commenti:

  1. Storia dura, ma mi sembra molto interessante...

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    1. Dura davvero. Come ti dicevo ho bisogno a volte di storie di questo tipo...anche solo per non arrivare a dire che a me non possono succere.
      Purtroppo possono accadere a tutti, occhi aperti, sempre, soprattutto se si hanno dei bambini!

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  2. Sai bene quanto mi piaccia leggere queste storie.. già con la tua recensione ho le pelle d'oca!
    Inutile fingermi pacifista di fronte a tutto ciò, vorrei averlo tra le mani quel bastardo. In caso così per me non esiste giustizia, nessuna pena sarebbe all'altezza, l'unica cosa che resta è la vendetta!
    L'indifferenza e lo scetticismo che ruotano intorno a questa bambina e alla sua mamma è agghiacciante!

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    1. E' vero Michy, nessuna pena sarebbe abbastanza!

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