mercoledì 15 luglio 2015

Recensione #74 - Il ladro di nebbia di Lavinia Petti

Buongiorno carissimi, come va?  Oggi sono qui per parlarvi di un libro che ho ormai finito di leggere da un paio di settimane ma di cui fino ad ora non avevo ancora avuto il tempo di scrivere. Sto parlando de Il ladro di nebbia, esordio letterario di Lavinia Petti edito da Longanesi - che ringrazio per la copia -, 420 pagine.

Trama: Antonio M. Fonte è uno scrittore di enorme successo, ma per lui fama e ricchezza non hanno alcun significato. Stralunato e sociopatico, vive in una vecchia casa dei Quartieri Spagnoli di Napoli con la gatta Calliope, e se non ci fosse il suo agente letterario a ricordargli scadenze e doveri sarebbe incapace di distinguere ciò che è reale da ciò che forse non lo è. Ma un giorno, in mezzo alle migliaia di lettere dei suoi ammiratori, Antonio ne riceve una che non può ignorare. Datata quindici anni prima, è indirizzata a una donna che Antonio non crede di avere mai conosciuto. Solo il nome del mittente gli è familiare, perché è il suo. Quella lettera l'ha scritta lui, senza alcun dubbio. Quelle parole accennano a un ricordo smarrito e a un uomo che è stato ucciso, forse da lui stesso. Ma Antonio di tutto questo non ricorda nulla. Il giorno del suo cinquantesimo compleanno, si perde nei vicoli di Napoli e in un palazzo mai visto prima incontra uno strano personaggio che ha la mania di raccogliere tutto ciò che gli uomini perdono: nel suo Ufficio Oggetti Smarriti non si trovano solo mazzi di chiavi, libri o calzini spaiati, ma anche ricordi di giochi infantili, amori giovanili, speranze e sogni dimenticati. Antonio intuisce che è da lì che deve partire per ritrovare il filo del suo passato e risolvere l'enigma della lettera. Ma quell'enigma nasconde arcani ancora più insondabili: il segreto di una città che cambia forma e aspetto, l'avventura di un viaggio imprevedibile...

Provate ad immaginare se esistesse un luogo, un mondo parallelo, in cui potessero confluire tutte le cose perse; ma non solo gli oggetti, anche le persone, i ricordi, i nomi dimenticati, i profumi incapaci di tornarci in mente, un particolare della nostra vita apparentemente perso per sempre.
Questo è il Regno delle Cose Perdute, quello che ha immaginato e sapientemente creato Lavinia Petti con il suo libro. Un libro magico sì, ma di quella magia non surreale, credibile, verosimile anche se pur sempre magia. Immaginate se una volta arrivata in questo mondo ogni cosa avesse un tempo definito, una volta finito il quale tutto fosse obbligato a rimanere lì per sempre, senza la minima possibilità di tornare indietro. E se la vostra unica possibilità fosse quella di scoprire in tempo le porte ritrovate?
Un libro particolare questo, che mi ha colpito veramente tanto. Mi ha colpito per diversi motivi: perchè è il primo romanzo di una giovane italiana e perchè ha saputo differenziarsi dalla massa creando una storia convincente, mai monotona, le cui vicende si intrecciano in maniera complessa e mai confusionaria. Nel mondo parallelo che troviamo in questo libro è possibile viaggiare, attraverso porte di collegamento tra altri mondi, incontrando personaggi che spesso ci chiediamo se siano reali oppure solo frutto della nostra fantasia.
Il protagonista della storia è Antonio M. Fonte - M. come Maria, un secondo nome che pesa come un macigno - uno scrittore famoso, con una vita ritirata e un passato non propriamente felice. Un aspetto fisico curioso così come lo sono le sue abitudini ed i suoi atteggiamenti. 
Aveva eletto a sua unica musa la gatta orba Calliope, e l'ispirazione la prendeva dai sogni, fonte inesauribile di visioni e immagini. Ogni sera seguiva un preciso rituale: bere latte caldo, ficcarsi uno stuzzicadenti in bocca, accarezzare il morbido pelo di Calliope. Poi sprofondava nella poltrona con una chiave in mano, una vecchia chiave di ferro con un perno spezzato che non apriva nessuna porta. Così Antonio si addormentava.
Un'infanzia segnata da un padre inesistente e da una madre che doveva fargli anche da padre a causa del fardello di un figlio sulle spalle; una casa ai Quartieri Spagnoli di Napoli in cui è ritornato dopo un matrimonio fallito nei paesi dell'estremo nord. E' in quella casa di famiglia che si barrica perchè intollerante agli esseri umani.
Qualche incontro fugace con qualche donna di cui non ricorda neanche il nome ed un amore spropositato per l'alcool che allieta i suoi momenti di solitudine.
Oltre al gatto orbo nessuna compagnia. Pochi amici - chiamarli amici è anche eccessivo - e tantissime lettere di stima da parte dei suoi ammiratori che Antonio non apre neanche e lascia accatastate nel gabbiotto del portiere. 
Qualcosa di sinistro sconvolge la routine di Antonio: un ritratto - scappato dal retro di una cornice rotta -  raffigurante una ragazza - i cui occhi lo colpiscono profondamente - con dietro uno strano messaggio da parte di una certa Genève Poitier ed una lettera indirizzata a lui - uscita dal mucchio dei messaggi dimenticati - scritta con la sua grafia quindici anni prima e destinata alla stessa Genève Poitier. Una lettera inquietante che accenna ad un uomo ucciso e ad un ricordo che è necessario dimenticare.
E' a questo punto che per Antonio ricordare diventa una questione di vita o di morte ed è a questo punto che noi ci ritroviamo con lui nel Regno delle Cose Perdute, alla ricerca di una donna, ma anche di un ricordo lontano che sembra avergli condizionato - pur senza saperlo - l'esistenza.
Un'atmosfera meravigliosa quella che Lavinia Petti sa farci vivere tra le pagine di questo romanzo, una sensazione che prima d'ora avevo provato solo leggendo Il circo della notte di Erin Morgenstern di cui vi avevo parlato qui.
Quella sensazione di essere sempre sul filo del reale e dell'irreale, quel continuo smarrimento dovuto al non capire,  quei viaggi meravigliosi da un mondo all'altro e quei personaggi così tremendamente folli ma anche così tremendamente reali.
Difficile collocare questo libro in un genere. Ricorda Zafon come molti hanno detto? Forse un pochino sì con quei suoi paesaggi surreali pur nella loro meravigliosa e incredibile realtà. Quel che è certo è che, pur ricordando alcune atmosfere di autori conosciuti, è un libro assolutamente unico nel suo genere, con una storia così particolare, così articolata e così capace di far viaggiare la fantasia anche di chi - come me - di solito preferisce letture con i piedi per terra, meno fantasy. 
Una scrittura semplice - ma non per questo scarna - descrittiva al punto giusto ed uno stile capace di catturare il lettore dalla prima all'ultima pagina porteranno sicuramente tanta fortuna a questa scrittrice emergente.
L'unico appunto che faccio - e che porta il voto a scendere di mezzo voto - è il finale che mi è sembrato un po' forzato, quasi come a voler lasciare aperta una finestra su un possibile ritorno al Mondo delle Cose Perdute... Ecco, forse avrei concluso tutto un capitolo prima e la storia sarebbe stata, per quanto mi riguarda, perfetta.
E' comunque vero che se mai ci sarà un seguito lo leggerò senza riserve!
E voi? Avete letto questo libro? Siete incuriositi dai mondi fantastici? Aspetto come sempre le vostre impressioni!!!

VOTO: 


16 commenti:

  1. Al momento, per me, è la lettura numero uno di quest'anno.
    Brava Lavinia! :)

    RispondiElimina
  2. Acquistato proprio ieri! Non vedo l'ora di leggerlo ;)

    RispondiElimina
  3. Wow! Bellissima recensione! E' sicuramente tra le prossime letture :)

    RispondiElimina
  4. Che bello Dani! Ha incuriosito tanto anche a me, attendo tempi migliori per l'acquisto cartaceo ^^

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Appena puoi prendilo! Ne vale proprio la pena!

      Elimina
  5. Quanto mi incuriosisce questo libro! Spero di comprarlo cartaceo, o che la Longanesi lo spedisca anche a me :D

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Te lo auguro! Se lo leggerai torna a farmi sapere!

      Elimina
  6. Questo libro non mi aveva colpito molto quando ne avevo sentito parlare qualche tempo fa, ma ora la tua recensione mi spinge a rivalutarlo… credo che potrei dargli una possibilità!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Io avevo paura fosse un libro sulla falsa righa di altri...invece no! Mi ha veramente piacevolmente stupito!

      Elimina
  7. I mondi fantastici da sempre mi piacciono, zafon ha saputo portarmi dalla sua parte con la trilogia della nebbia e Marina. Questo libro corro ad acquistarlo, sembra davvero bello. Grazie per la recensione che allunga la mia wish list.

    RispondiElimina
  8. È già inserito fra i prossimi acquisti.Bella recensione ,brava.

    RispondiElimina