giovedì 20 ottobre 2016

Recensione #154 - L'uomo che inseguiva i desideri di Phaedra Patrick


Buongiorno readers, come state? Oggi torno nuovamente con una recensione, quella di un libro verso cui avevo aspettative altissime e che invece mi è piaciuto ma, sinceramente, non mi ha rubato il cuore. Si tratta di L’uomo che inseguiva i desideri di Phaedra Patrick edito da Garzanti – che ringrazio per la copia – pag. 288.

Sinossi: Da un anno, ogni mattina, Arthur Pepper si sveglia alle sette e compie con esattezza gli stessi gesti. Si veste seguendo un ordine preciso, mangia una fetta di pane tostato, poi alle otto e mezzo si mette a sistemare il giardino. Questo è l'unico modo per superare il dolore per la perdita dell'amata moglie, Miriam, dopo tutta una vita passata insieme. Solo così gli sembra di poter fingere che lei sia ancora con lui. Ma il giorno del primo anniversario della sua scomparsa, Arthur prende coraggio e decide di riordinare gli oggetti di Miriam. Nascosta tra gli stivali, vede improvvisamente una scatolina. Dentro c'è un braccialetto con dei ciondoli: sono a forma di tigre, fiore, elefante, libro e altri piccoli oggetti. L'uomo sulle prime è perplesso; la moglie non indossava gioielli. Ma poi guarda con più attenzione e si accorge che su un ciondolo è inciso un numero di telefono, che Arthur non può fare a meno di chiamare subito. È l'inizio della ricerca e delle sorprese. Seguendo i ciondoli Arthur compie un viaggio che lo porta su un'assolata spiaggia di Goa che ha visto la donna giocare con un bambino indiano, a Londra da un famoso scrittore, in un'accademia d'arte dove è custodito un ritratto di Miriam da giovane, a Parigi in una raffinata boutique, in un castello della campagna inglese dove incontra una tigre, e in tanti altri luoghi che non aveva mai visitato. Un viaggio che gli fa scoprire una Miriam sconosciuta, ma che ha ancora tanto da insegnargli. E gli ricorda che l'amore è sorprendersi ogni giorno, per tutta la vita e anche oltre.


Come dicevo, aspettative altissime un po’ deluse…
Questo libro racconta la storia di Arthur, quasi settantenne, alle prese con la solitudine causata dalla morte della moglie Miriam. Erano felici Arthur e Miriam: due figli, una casetta a York, un amore lungo quarant’anni, una vita fatta di abitudini scandite dallo scorrere inesorabile del tempo finchè, all’improvviso, una polmonite porta via Miriam nel sonno. Il romanzo si apre il giorno del primo anniversario della morte della moglie; da un anno Arthur è praticamente un automa, ogni giorno svolge le stesse mansioni a orari prestabiliti, cercando di riempire il vuoto che Miriam con la sua morte gli ha lasciato. La sua vicina di casa Bernadette cerca di risollevargli il morale portandogli manicaretti fatti con le proprie mani ma l’uomo non riesce proprio a risollevarsi. Inutili sono i figli, il maschio trasferito in Australia e totalmente assente, la figlia vicina ma intenta a raccogliere i cocci di un matrimonio che le si è sgretolato davanti agli occhi. Tutto cambia nella vita dell'uomo quando, sistemando la roba della moglie per darla in beneficienza, trova all’interno di uno stivale una piccola scatoletta con all’interno un braccialetto d’oro con appesi dei ciondoli. Arthur non ricorda di aver mai visto quel braccialetto alla moglie, proprio lei che non è solita indossare gioielli ed il fatto che sia nascosto in uno stivale gli fa sorgere un’inaspettata curiosità ma anche gelosia. È possibile che in realtà Miriam avesse dei segreti? Perché nascondere un oggetto del genere invece che tenerlo tranquillamente riposto in un cassetto? Inizia così il nostro viaggio – o meglio il viaggio di Arthur ma il lettore si troverà catapultato al suo fianco – alla ricerca della verità, alla ricerca della provenienza di ognuno di quei ciondoli che appaiono totalmente differenti uno dall’altro.
Attraverso questo viaggio Arthur metterà in discussione se stesso come uomo, marito e padre e soprattutto metterà in discussione il suo matrimonio che aveva sempre creduto felice e privo di ombre.
La scrittura dell’autrice è fluida e piacevole; non si perde in descrizioni inutili e riesce a dare un quadro completo dei personaggi e degli avvenimenti che decide di raccontare. Quello che in realtà un po’ mi è mancato e che mi aspettavo emergesse prepotentemente da un libro del genere è il lato emotivo. Ho seguito il protagonista nel suo viaggio con molto piacere, immaginandomi anche quello che avrebbe potuto trovare nel suo girovagare in luoghi fino a quel momento solo immaginati grazie alle immagini dei giornali o dei libri ma non ho avuto una particolare empatia con lui. Non è riuscito a trasmettermi la sofferenza per quella moglie tanto amata e perduta così velocemente, non è riuscito a farmi sentire la sua gelosia man mano che le ricerche avanzavano, non mi ha fatto vivere sulla pelle la sua rinascita, non mi ha fatto provare i suoi sentimenti, nonostante l’autrice provi a raccontarcelo più volte a parole.
In qualche modo – seppur le storie siano completamente diverse – Arthur mi ha ricordato un po’ il protagonista del libro L’imprevedibileviaggio di Harold Fry – da me soprannominato il vecchio puzzone – perché entrambi raccontano un viaggio, entrambi si trovano ad affrontare eventi inverosimili – perché che uno si ritrovi sotto una tigre e ne esca solo con un graffietto mi sembra quantomeno improbabile – entrambi hanno dei parenti con un comportamento al di fuori della logica umana – in Harold Fry la moglie e in questo caso i figli di Arthur – ed entrambi non mi hanno toccato nel profondo come invece hanno fatto altri libri che raccontano un viaggio simile – mi riferisco ad esempio a Lo strano viaggio di un oggetto smarrito – e che hanno fatto vibrare la mia anima.
Insomma, una sufficienza piena per questo romanzo dettata dalla storia che secondo me ha un grande potenziale; non mi sento di dargli di più però proprio a causa di quella mancanza di emotività che, per quanto mi riguarda, avrebbe potuto fare la differenza.

 VOTO: 



8 commenti:

  1. Concordo perfettamente.
    Letto, ma non mi ha lasciato niente :/

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    1. Eh boh... Capita però ci resto sempre un sacco male!

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  2. Ciao Dany! Anche io ho letto questo libro recentemente ma a me è piaciuto molto! Per una volta non siamo in sintonia :(

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  3. Ehm sisteeeeeer? non mi puoi paragonare Arthur al vecchio puzzone!!!!! ah ah ah santo cielo. E comunque, tu lo sai, a me il vecchio puzzone era piaciuto, ma io adoro questi libri un po' strani, con anziani strampalati che si mettono in viaggio. Mi sa che sarà il mio destino...magari arriverò in Norvegia a piedi, facendo il giro lungo, perchè a nuoto anche no!!! Baci

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    1. Ahahahaha e che ti devo dire, me lo ricordava troppo... Ora, va bene i vecchi in giro per il mondo ma che facciano robe verosimili. E poi non so, è proprio mancata l'empatia! Oddio sister prima di partire avvisami ahahahaha

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  4. mi piace la tua recensione. e capisco la tua in parte delusione.
    a me il libro è piaciuto ma non avevo delle grosse aspettative forse per quello ne sono rimasta più colpita di te. :)

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    1. Grazie Chicca!
      Hai ragione, a volte le aspettative troppo alte portano a grandi delusioni. Probabilmente se non mi fossi aspettata un libro per la vita mi avrebbe colpito di più... ;)

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