venerdì 5 dicembre 2014

Chi ben comincia #64 - La ragazza con l'orecchino di perla di Tracy Chevalier

Buongiorno amici e buon venerdì! Quello in arrivo si prospetta un week end speciale perchè per me, milanese, da sempre Sant'Ambrogio e l'Immacolata significano Natale e inizio dei preparativi!!! In più io e le mie amiche LGS abbiamo in serbo una bellissima sorpresa per voi che vi sveleremo domani mattina.; quindi mi raccomando, passate da queste parti se volete sapere di cha cosa si tratta!
Ed ora passiamo alla nostra rubrichetta, perchè il venerdì è il giorno dedicato alla rubrica Chi ben comincia, ideata da Alessia del blog Il profumo dei libri
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Proprio due giorni fa ho cominciato una nuova lettura, quindi ho pensato che condividerne l'incipit fosse la scelta più azzeccata! Il libro in questione è La ragazza con l'orecchino di perla di Tracy Chevalier edito da Neri Pozza.

REGOLE:

- Prendete un libro qualsiasi contenuto nella vostra libreria
- Copiate le prime righe del libro (possono essere 10, 15, 20 righe)
- Scrivete titolo e autore per chi fosse interessato
- Aspettate i commenti



La mamma non mi aveva detto che sarebbero venuti. Non voleva che sembrassi nervosa, mi spiegò in seguito. Mi stupii, perchè pensavo che mi conoscesse bene. Gli estranei mi avrebbero vista serena. Da bambina non piangevo mai. Solo mia madre si accorgeva di una certa tensione nelle mie mascelle e dello sgranarsi dei miei occhi, già grandi per loro natura.
Ero in cucina e stavo tritando le verdure quando udii delle voci provenire dalla porta d'ingresso: quella d'unna donna, quillante come rame lucidato, e quella d'un uomo, grave e cupa come il legno del tavolo su cui stavo lavorando. Voci di un genere che raramente si udivano in casa nostra. Mi suggerivano immagini di tappeti preziosi, libri, perle e pellicce.
Pensai con sollievo che solo poco prima avevo sfregato ben bene il gradino della porta d'ingresso.
La voce di mia madre - un tegame sul fuoco, una brocca - si avvicinava dalla stanza anteriore della casa. Venivano tutti verso la cucina. Misi al loro posto i porri che avevo tritato, quindi posai il coltello sul tavolo, mi ripulii le mani nel grambiule e strinsi le labbra per spianarle.
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Poche righe possono far veramente capire se un libro fa per noi? Io ci credo! E in questo caso vedo che sicuramente lo stile di questa scrittrice rispecchia quello che cerco in un libro: frasi brevi, pochi giri di parole, dritti al punto della questione.
Anche la descrizione della scena mi mette subito a mio agio e mi fa venire voglia di andare avanti a leggere e sapere chi sono le due persone, chi  è la protagonista e come si evolverà la trama.
Un bell'incipit per quanto mi riguarda. Ora spero che il libro sia altrettanto bello.
Voi cosa ne pensate? Vi piace l'incipit? E il libro, lo conoscete? Fatemi sapere il vostro pensiero e, se vi va, condividete con me i vostri incipit! :)))

mercoledì 3 dicembre 2014

Recensione #36/2014 - Borgo Propizio di Loredana Limone

Ciao a tutti, carissimi lettori. Come state? Cosa mi raccontate di bello? Io sono particolarmente felice perchè nell'ultimo tempo sto leggendo ad un buon ritmo nonostante le mille cose da fare! Proprio per questo motivo posso regalarvi più recensioni rispetto al solito e spero che questo possa essere di vostro interesse.
Oggi vi parlerò di Borgo Propizio di Loredana Limone edito da Tea, pag.288; un libro di cui vi avevo parlato qui.
Devo ringraziare le mie amiche blogger LGS - lettrici geograficamente sparpagliate - che mi hanno calorosamente consigliato le letture di questa autrice! Vi adoroooooo!!!! :-********

Trama: Quasi tutte le fiabe cominciano con C'era una volta, ma questa è diversa. Questa comincia con C'è una volta... Perché è oggi che Belinda ha intenzione di ripartire e Borgo Propizio, un paese in collina, in un'Italia che può sembrare un po' fuori dal tempo, le pare il luogo ideale per realizzare il suo sogno: aprire una latteria. Il borgo è decaduto e si dice addirittura che vi aleggi un fantasma... ma che importa! A eseguire i lavori nel negozio, un tempo bottega di ciabattino, è Ruggero, un volenteroso operaio che potrebbe costruire grattacieli se glieli commissionassero (o fare il poeta se sapesse coniugare i verbi). Le sue giornate sono piene di affanni, tra attempati e tirannici genitori, smarrimenti di piastrelle e ritrovamenti di anelli... Ma c'è anche una grande felicità: l'amore, sbocciato all'improvviso, per Mariolina, che al borgo temeva di invecchiare zitella con la sorella Marietta, maga dell'uncinetto. Un amore che riaccende i pettegolezzi: dalla ciarliera Elvira alla strabica Gemma, non si parla d'altro, mentre in casa di Belinda la onnipresente zia Letizia ordisce piani, ascoltando le eterne canzoni del Gran Musicante. Intanto i lavori nella latteria continuano, generando sorprese nella vita di tutti...

Ho cominciato questo libro con tantissime aspettative visto il grandissimo slancio con cui le mie amiche blogger mi hanno sempre parlato di Loredana Limone e dei suoi romanzi e devo dire che non sono stata delusa.
Lo stile di questa scrittrice mi ha regalato quelle emozioni che mi aspettavo, quella freschezza che normalmente trovo nei libri di Andrea Vitali o di Luca Bianchini ed è stato amore assoluto e a prima vista.
Borgo Propizio è un luogo inventato ma assolutamente tangibile per chi lo legge. Un borgo praticamente abbandonato, sulle colline dell'entroterra, con pochissimi abitanti e una vita pari a zero.
Nessuno si sarebbe aspettato di vedere dei giornali sulle vetrine del vecchio ciabattino dovute ad una ristrutturazione, nessuno avrebbe potuto credere che qualcuno avrebbe ancora avuto il coraggio di rilevare quel negozio triste - ed anche abitato dai fantasmi, diciamola tutta - e vuoto da tempo.
Ma a volte è proprio quello che uno non si aspetta che può rivelarsi la scelta giusta. E Belinda ci prova, investe tutte le sue energie - perchè i soldi no, quelli li investe il padre avvocato! - per tirare a nuovo quel locale e realizzare il suo sogno di sempre: aprire una latteria.
Lascia la sua vita di città - con la scusa anche di dimenticare un amore finito - e si trasferisce nel piccolo appartamento che si trova sopra la latteria, sperando di trovare pace in quel posto così dimenticato da tutti.
Ma i lavori e la nascita della latteria saranno, per il borgo, l'input per una rinascita e per la realizzazione di nuovi incontri.  
E' proprio grazie ai lavori infatti che Ruggero, muratore, ma anche piastrellista, ma anche imbianchino, insomma factotum dell'edilizia, incontra - o meglio si scontra - con Mariolina, impiegata dell'ufficio tributi del comune che da tempo aspetta la sua occasione per sbocciare - nonostante i suoi 46 anni - e soddisfare i suoi bisogni di donna.
E' grazie a questi lavori che la vita del borgo non sarà più la stessa visto che ogni giorno i suoi abitanti avranno qualcosa di nuovo da osservare e da raccontare. E cosa c'è di più bello per un borgo di poco più di 100 abitanti che vedere gente "forestiera" e far volare la fantasia?
I personaggi di questo libro ci mettono un solo istante ad entrare nel cuore del lettore e ci rimangono in pianta stabile per tutta la sua durata. Già i loro nomi ritengo siano splendidi ed azzeccati per ognuno di essi.
Ci sono Marietta e Mariolina - sorelle, sole, unite da un nome simile ma tanto diverse per aspetto e per atteggiamento - c'è Ruggero - muratore, poco istruito ma tanto attento al proprio aspetto ed al proprio stile di vita, con due genitori da accudire ed una vita privata pari a zero - c'è Belinda - la ragazza di città un po' viziata con dei sogni però molto umili  - c'è la zia Letizia - fan scatenata del Grande Maestro (Gianni Morandi) mai nominato apertamente ma presente in tutto e per tutto nello svolgimento del libro, dal nome della latteria allo spasmodico tentativo della donna di poterlo incontrare - ci sono Cesare e Cludia - padre e madre di Belinda alla ricerca di se stessi - c'è Ornella - da poco separata da un marito violento, in cerca di un suo posto nel mondo - e poi ci sono tanti personaggi apparentemente di contorno senza i quali la vita di Borgo Propizio non potrebbe essere la stessa.
Immagine di Gradara a cui l'autrice si è ispirata per la decrizione del borgo.
Anche i luoghi che fanno da scena al libro sono descritti in modo così realistico che sembra proprio di vederli: il Castelluccio con il suo fantasma e le sue leggende, la latteria con i suoi prodotti, i vicoli, la piazza del Comune; nulla è lasciato al caso.
Un libro, questo, che si presenta all'apparenza leggero, ma che al suo interno contiene riflessioni molto profonde su temi assolutamente duri ed importanti.
Loredana Limone sa entrare nel cuore del lettore con il suo stile fresco, divertente, confortante come solo i bravi narratori sanno fare.
Ieri sera ho concluso il seguito di Borgo Propizio intitolato E le stelle non stanno a guardare e il Borgo con i suoi splendidi personaggi mi mancano già... ma questa è un'altra storia! :)))

VOTO:  

 

lunedì 1 dicembre 2014

Ritratto di signora #9

Buongiorno carissimi. Oggi è il primo di dicembre ed anche il primo lunedì del mese. Come consuetudine è il giorno della rubrica Ritratto di signora.
E' il turno della scrittrice Bianca Marconero che, come accaduto in passato, torna a trovarci per un nuovo ritratto in cui ci parla di una donna illustre: Margherita Hack.

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Exempla, vite di santi, e viaggiatori, il vangelo stesso sono la prova che alle persone come me e come voi  le biografie dei grandi interessano eccome. Le ragioni sono lampanti e credo si possano riassumere in due parole: edificazione e consolazione. L'esempio illustre , infatti, ci pone un obiettivo ideale. Qualcosa a cui si tende. Un motivational   che ci appiccichiamo, da qualche parte, nella coscienza. Ma, se accantoniamo per un attimo il valore totale della parabola di una vita -e il suo contenuto 'edificante'-,  quello che amiamo, quello che resta, quello che consola e nel quale ci si riconosce non è il successo,  ma il fallimento. Il fallimento come parte del percorso, il fallimento come banco di prova della determinazione. Scuotiamo il capo mentre Giuseppe Verdi viene respinto dal conservatorio di Milano;  battiamo una pacca sulla spalla di Arthur Conan Doyle mentre si vede rifiutare Uno studio in rosso,  e, ovviamente, massima solidarietà ad Albert Einstein, bocciato in matematica. Poco ci importa che alcune di queste cose, in effetti, non siano mai accadute, questi tre aneddoti biografici ci dicono che agli sbagli si può rimediare. E la cosa, ovviamente, ci piace. Quindi al grido di "c'è chi ha fatto peggio" e di "c'è sempre una speranza" hanno trovato consolazione milioni (forse miliardi) di musicisti, scrittori e studenti, negli ultimi 180 anni.  E, considerando che nel 1921 Albert era già premio Nobel per la Fisica e dando per vera la nota 'agiografica' sulla più celebre bocciatura di tutti i tempi, si sarebbe consolata anche Margherita Hack, quando, in seconda ginnasio, si ritrovò rimandata in matematica.
Già quella Margherita Hack, docente di astronomia, membro dell'accademia dei Lincei, presenzialista della divulgazione scientifica: rimandata in matematica. Questo è ciò che mi piace nelle parabole di una vita: i dettagli imperfetti, di cui potrei tessere un elogio, citando un'altra grandissima italiana.  Ma non lo faccio. Parlo invece, per quel che posso, di Margherita.
Io e lei ci assomigliamo. Certo, sto a lei come il granello di sabbia sta alla montagna, ma l'ho sempre sentita molto vicina. Abbiamo cose in comune. L'approccio alla moda, per esempio. La sua unica regola era che un indumento doveva farla sentire a suo agio. Ecco. Esattamente come me. Ho un guardaroba in cui ci sono repliche, in gradazione cromatica, degli stessi indumenti di comodità certificata. Secondo punto che abbiamo in comune: l'università. Ci siamo entrambe iscritte a Lettere.  Lei la scelse perché gli unici laureati nella cerchia dei suoi genitori erano passati per Lettere. E per me fu lo stesso: approdai all'inferno in mancanza di un quadro decente dell'offerta universitaria e, in seguito, la mia pigrizia -noto fattore di crescita della massa inerziale- fece il resto. Come una biglia sparata nel vuoto, proseguii nel mio moto perpetuo. Lei invece no. Lei non perseverò. «Capii subito di aver fatto un errore madornale» scrive. «Mi dissi ho sbagliato strada!"». Quindi si iscrisse a Fisica, dopo un solo giorno trascorso alla facoltà di Lettere.
Tornando alle analogie, condividiamo una certa passione per la due ruote e, proprio come me, la Hack ha cercato di mediare il suo contenzioso con Dio presentandosi in chiesa e parlando coi preti. Non è andata bene a nessuna delle due. Ci sono troppi preti che non sanno parlare di un  Dio plausibile. E ancor di più che sono cattivi ministri. Pensare che il loro datore di lavoro sia un essere infallibile sembra pura ostinazione contro l'evidenza. Oppure fede, fate voi.
Certo, resta la questione del libero arbitrio, ed è solo per questo che, a differenza della mia illustre omonima, non sono ancora approdata a un ateismo radicale.
Qui mi fermo, ma vi giuro che potrei continuare l'elenco di cose che abbiamo in comune. Ma mi fermo, dicevo, perché Margherita all'età di 91 anni suonati ha chiuso gli occhi e ha salutato tutti. Restano una pletora di testi, filmati di interventi televisivi, contributi alla divulgazione e al mondo accademico. La voce resta, esattamente come la luce di quelle stelle ormai spente, che ancora viaggia fino a noi e le fa sembrare vive, accese nel cielo. La voce resta, e che altro?


La domanda me la faccio perché, come dicevo prima, non sono atea. Non credo fino in fondo nel Dio dei cristiani, ma considero comunque la sopravvivenza dello spirito come una possibilità; ne segue che considero anche il paradiso (o comunque lo si voglia chiamare), come una possibilità.
Per questa ragione mi sono fatta una domanda. Ragionando per assurdo e dando per certo il paradiso, come luogo deputato alla gloria delle anime giuste, cosa succede agli atei?
Ci si salva per meriti oggettivi e oggettivamente 'cristiani' o bisogna per forza avere la tessera del partito? È un esame in cui è obbligatoria la frequenza, o basta dimostrare di avere i requisiti minimi della decenza umana?
Quindi, col massimo rispetto e in puro spirito dialettico, cosa sarebbe successo SE  in quel 29 giugno del 2013 l'anima di Margherita Hack, atea e presidentessa degli agnostici, fosse arrivata davvero alle porte del paradiso?
Con molte licenze poetiche, io immagino che sia andata così.


din don
«Un altro?» domanda Mister P. scambiando uno sguardo con l'angelo portinaio. «E io che pensavo di staccare. Vedi un po' chi è, Gennaro! E speriamo di far presto». Gennaro, l'angelo portinaio, si dilegua; Mister P. prende un libro che immagineremo di proporzioni bibliche. Lo sfoglia e intanto torna l'angelo. «Si chiama Margherita» dice, trattenendo l'affanno (e su questo punto sospendiamo l'incredulità e accettiamo una visione antropica dell'altrimenti misteriosa fisiologia degli angeli).
«Margherita come?»
 L'angelo controlla meglio. «Margherita Hack, ma tranquillo, capo» aggiunge in affanno, «sembra un caso semplice: è atea».
«Ah. Nessuna conversione sul letto di morte?» è una domanda d'ufficio, Mister P. deve farla, così sta scritto.
«No. Era un'astronoma».

Atea, scienziata. Non potrebbe essere così semplice neppure se si fosse ripresentato Charles Darwin in persona. Questo caso si archivierà alla velocità della luce. Ma Mister P. è zelante. E fermo restando che è suo dovere mettere a verbale la violazione del punto uno e del punto due del Decalogo, chiede comunque il resoconto del resto delle infrazioni.
«Che mi dici del punto tre? Ha nominato il nome di Dio, invano?»
L'angelo arrossisce. «Capo, non ho moltissimi dati, ma era toscana. Fiorentina».
«Ah, ah» esclama con l'aria trionfante. «Progenie di Capaneo! Bestemmiatori certificati».
«Già, ma sa, capo,  c'è quella direttiva recente…»
«Quale?»

«Insomma la toscana è regione a statuto speciale. Il boss ha deciso di non essere troppo fiscale. Non lo fanno mica per disprezzare l'Onnipotente. È un intercalare. E poi, nel nostro caso, Margherita ce l'aveva più con gli essere umani che hanno -perdoni la parola-  inventato Dio. Aspetti…» si infila una mano in tasca tira fuori un libro, lo apre a colpo sicuro. «Ecco cito testuale non solo abbiamo inventato un creatore che vive nei cieli. Ma pecchiamo così tanto di presunzione da avergli dato la nostra faccia. Ecco  era il dio a immagine e somiglianza, a non piacerle. Prova dell'egocentrismo umano. E  poi, sì, ce l'aveva con il clero. Ma anche il boss» e indica in alto, «ce l'ha col clero, perché, con rispetto parlando, lì nel mucchio non è che ci sono solo stinchi di santo. E non parlo delle Crociate, anche se la propaganda ancora le rinfaccia.  E neanche dell'Inquisizione. Ma di tutta l'altra roba brutta veramente, che succede adesso…»
«Non si fa guerra al clero, in nessun caso» pontifica. «Non si fa»
«Si, capo, però non ha risparmiato neppure i fascisti, eh! Era ancora al liceo quando ha difeso gli ebrei. Per via delle leggi razziali! E lo ha detto ad alta voce, quando dirlo ad alta voce non era una faccenda senza conseguenze» lancia uno sguardo allusivo. «Ha rischiato l'espulsione da tutte le scuole del regno! E, mi corregga se sbaglio, capo, ma  non è nella nostra politica spedire all'inferno chi si batte per le ingiustizie, perché, lei mi insegna i santi martiri…»
«Ho il quadro. Grazie» lo interrompe. Mister P. ci pensa un attimo poi lascia in sospeso il punto tre. Né a favore né contro. Neutrale.  Siamo sempre 2 a 0 a favore dell'Inferno. «Passiamo oltre: che mi dici del punto quattro? Lavorava di sabato?»
«Signore, con tutto il rispetto, era italiana. Lei ha presente il governo Monti? Hanno liberalizzato gli orari. Se hai la fortuna di avere un lavoro, lo fai anche di sabato. Sono tempi duri, capo».
«Torniamo al soggetto» dice. «Cosa faceva nel week end?»
L'angelo sfoglia il suo quaderno. «Se la spassava, direi! Giocava a pallavolo. L'ha fatto fino a ottant'anni.  E poi scampagnate in bicicletta. Le è capitato qualche volta di tornare a casa con piccoli animali abbandonati. Li adottava».
Mister P. guarda la casella. E alla fine lascia in sospeso anche il punto quattro. Vince ancora l'inferno, ma comincia a sospettare che sia possibile una rimonta.
«Sull'onorare il padre e la madre, che mi dici?»
L'angelo annuisce. «Rispetto, amore, affetto, considerazione. Figlia ideale».
Un punto per il paradiso. Magari il punto della bandiera, ma intanto...
«Ha ucciso?»

«Macché scherza? Manco gli animali mangiava. Vegetariana dalla nascita. Le ripugnava l'idea di ingoiare qualcosa che era stato vivo, prima di essere morto. Direi che sul punto non uccidere era un'integralista».
Pareggio. Inferno 2 paradiso 2. Sono tempi complicati, non è più facile mandare all'inferno neppure gli scienziati… Mister P. scuote il capo. «E la vita privata?»
«Monogamia associata a una longevità notevole. Sono arrivati insieme alla fine. E si erano incontrati da marmocchi. Aldo, il futuro marito, aveva tipo 10 anni e lei 8. Erano al Bobolino d'estate. Aldo voleva giocare a palla e Margherita ne aveva una» ammicca. «Sa come vanno queste cose».
Mister P. non lo sa, ma immagina. «Hanno vissuto nel peccato, però!»
«No, sposati in chiesa».
Oh diavolo! 3 a 2! Il paradiso passa in vantaggio.
«Ha desiderato la roba d'altri?»
«No, era comunista».
Mister P. rizza la schiena. Potrebbe essere la svolta, i politici sono figli dell'inferno. «Si è sicuramente appropriata di qualche seggio, solo per arricchirsi alle spalle del suo paese».
«A dire il vero ha vinto un seggio, ma ha rinunciato. Poi ne ha vinto un altro e lo ha ceduto».
«Ne sei certo?»
«Sicuro sì».
Mister P. guarda il risultato. 4 per il paradiso, 2 per l'inferno. Ci sarebbero ancora due punti per la falsa testimonianza e il desiderio della roba d'atri. Ma qualcosa gli dice che non farebbero altro che aumentare il divario. Ha vinto il paradiso.
A questo punto stabiliscono che Margherita Hack, scienziata, sì, ma anche ecologista, animalista, attivista per i diritti civili merita la gloria dei cieli. E io sono d'accordo. Non sono del tutto sicura però che una volta che le hanno dato il permesso di entrare e accomodarsi, lei lo abbia fatto davvero.
Su questo finale, il vero finale, lascio pensare al lettore ciò che vuole e mi riservo di chiederlo alla diretta interessata, se mai ci incontreremo davvero, da qualche parte. Dall'altra parte.



bibliografia minima
La mia vita in bicicletta – Ediciclo, 2011 
Nove vite come i gatti – Rizzoli, 2012
Dove nascono le stelle-  Sperling & Kupfer, 2004
Vi racconto l'astronomia- Laterza, 2002

Ritratto eseguito sulle note de "Il Piccolo Diavolo -  OST" di Evan Lurie.

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Bianca ci regala un bellissimo ritratto che mi ha strappato più di un sorriso! Spero possa fare altrettanto con voi!

Potrete trovare questo post anche sui blog:

Stasera cucino io
Franci lettrice sognatrice

Grazie mille a tutti per l'attenzione.

Daniela, Monica, Miki, Francesca e Federica

venerdì 28 novembre 2014

Chi ben comincia #63 - Non chiedermi come sei nata di Annarita Briganti

Ciao amici come state? Per me il venerdì è sempre il giorno più bello della settimana, ancora più del sabato o della domenica perchè c'è quella sensazione di euforica attesa che mi rende positiva! E come tutti i venerdì eccoci giunti il momento di una puntata della rubrica Chi ben comincia, ideata da Alessia del blog Il profumo dei libri
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Per scegliere l'incipit di questa settimana ho attinto dalle mie ultime entrate scegliendo un libro che vorrei leggere a breve perchè mi incuriosisce tantissimo: Non chiedermi come sei nata di Annarita Briganti edito da Cairo. Se seguite il blog sapete che ho seguito la presentazione del libro al bookcity, se vi siete persi il post lo trovate cliccando qui.

REGOLE:

- Prendete un libro qualsiasi contenuto nella vostra libreria
- Copiate le prime righe del libro (possono essere 10, 15, 20 righe)
- Scrivete titolo e autore per chi fosse interessato
- Aspettate i commenti




Ho abortito dieci giorni fa.

Ero andata a correre presto. Poi cerali e marmellata, doccia profumata e con il tablet a leggere i quotidiani sulla Plage Beau Rivage. Non c'era nessuno alle nove di una delle ultime mattine dell'anno, tranne un pescatore tozzo, in  piedi con una canna lunghissima a un centimetro dal mare.
"Bonjour."
Ci siamo detti, a quell'ora per me poteva bastare.
Sul lettino rosso e blu la salsedine si mescolava ai jeans Prada, che non tolgo mai. Guardavo le spalle dell'uomo, per un secondo ho invidiato la sua fiducia nel futuro. Non c'erano pesci e, se anche ci fossero stati, sarebbero già stati sterminati dai ristoranti della Costa Azzurra per il cenone di Capodanno.
Dopo venti minuti il ventre s'incendiava, ma nessuno mi aveva avvertito.
Il ragazzo del bar della spiaggia mi ha accompagnato alla toilette, chiedendomi, in francese, se stessi bene.
"I'm fine."
Lo provoco, i francesi ti odiano se non usi la loro lingua.
In realtà avevo paura, il mio famoso sesto senso. Nell'ansia di salvarmi ho dimenticato il tablet e la borsa sul lettino, alle spalle del pescatore speranzoso, che non si sarebbe accorto di nulla.
L'incendio nel ventre aveva prodotto un litro di sangue, che formava misteriosi disegni sullo slip di cotone rosa.
In questi casi è meglio non resistere. Sarei svenuta sul pavimento a righe del bagno, nella spiaggia fuori stagione di un albergo di lusso. Lì fuori, il Boulevard più celebrato del mondo era indifferente al mio dolore. Uto dormiva e non mi sentiva. La mia famiglia si trovava nel Sud del nostro scandaloso e volgare paese e non sapeva niente, come sempre. Perfino Scilla, sorella gemella, in quel momento ignorava la mia voce.
E' finita.
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Lo so, ho trascritto un po' più del solo incipit ma non me la sono sentita di fermarmi prima e spezzare la voce della protagonista a metà.
Già solo da queste poche righe so che questa sarà una lettura forte, che toccherà le corde del mio cuore di donna. Sono pronta ed anche assolutamente disposta a lasciarglielo fare! Un incipit coinvolgente, in cui traspare la sofferenza della protagonista e che ci rende subito spettatori impotenti davanti ad una tale sofferenza. E mi verrebbe da dirle..."non sei sola, ci sono io" ma lei è solo la voce narrante di un libro, o forse no!
Credo che leggerò questo libro a breve!
E voi, cosa ne pensate di questo incipit? 

mercoledì 26 novembre 2014

Curiosità tra le righe #1 - Le lacrime

Rubrica inventata da me in cui, a cadenza casuale, condividerò con voi le curiosità che scoverò tra le righe dei libri. 
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Buongiorno carissimi, come state? Quello di oggi è un post speciale perchè dà il via ad una nuova rubrica a cui pensavo da un po'. 
Per prima cosa devo ringraziare Michy che, nonostante non abbia più una sua rubrica qui sul blog - ma vero che torni Michyyyyyyyyyyy??? - mi aiuta tantissimo con i suoi consigli. In questo caso oltre ad aver ascoltato tutte le mie paturnie - La faccio? Non la faccio? Sarà una buona idea? Interesserà a qualcuno? - ha anche avuto l'idea per il nome quindi questa rubrica è anche un po' sua!!! 
Quindi eccomi qui, la faccio! E spero possa interessare a qualcuno.
Curiosità tra le righe racchiuderà tutte quelle curiosità sparse tra le righe dei libri che si scoprono così, quando meno ce lo aspettiamo, in letture di qualsiasi tipo. 
Vi segnalerò il titolo del libro, l'autore e vi trascriverò le righe del libro in cui se ne parla. 
Per la prima puntata utilizzerò il libro che mi ha fatto venire in mente questa idea. Si tratta de Il suggeritore di Donato Carrisi. Un thriller che ho amato molto anche per le spiegazioni molto particolari ed approfondite delle indagini; è proprio in una di queste che sono venuta a conoscenza di una curiosità di cui non avevo assolutamente idea  che riguarda le lacrime


Ecco il passaggio in cui Carrisi ne parla:
"L'uomo è l'unico essere in natura capace di ridere o di piangere. Questo Mila lo sapeva. Ciò che invece ignorava era che l'occhio umano produce ben tre tipi di lacrime. Le basali, che umidificano e nutrono continuamente il bulbo oculare. Le riflesse, che vengono prodotte quando un elemento estraneo penetra nell'occhio. E le lacrime emotive, che si associano al dolore. Queste ultime hanno una composizione chimica diversa: contengono percentuali molto elevate di manganese e di un ormone, la prolattina.
Nel mondo dei fenomeni naturali ogni singola cosa può essere ridotta a una formula, ma spiegare perchè le lacrime di dolore siano fisiologicamente diverse dalle altre è praticamente impossibile."

Ma ci pensate? Questa cosa mi ha letteralmente affascinata. Il fatto che analizzando una lacrima si possa sapere se questa è dovuta ad una semplice secrezione dell'occhio oppure ad un pianto emotivo mi lascia letteralmente a bocca aperta.
Magari voi lo sapevate già - ed ora penserete che sto scoprendo l'acqua calda - ma per me è poprio una novità.
Ho fatto delle ricerche online e legato a questo argomento ci sono recenti studi neurofisiologici condotti
presso il Centro Medico di San Paul-Ramsey dell’Università del Minnesota. Attraverso questi studi sono state raccolte, con non poche difficoltà,  le lacrime di volontari: per avere un litro di campione, infatti, occorrono circa 66.000 lacrime. Attraverso questo studio è appunto emersa la presenza di prolattina, ACTH, lisozima ed enkefalina e che queste sostanze sono presenti solo nelle lacrime delle persone che piangono per autentiche emozioni mentre in quelle provocate da sostanze irritanti non si trovano né ormoni né enzimi, né peptidi.
Questo spiegherebbe anche il motivo per cui - udite, udite - le donne piangono più degli uomini, addirittura quattro volte di più, in quanto le donne hanno livelli maggiori di prolattina nonchè ghiandole lacrimali più grandi. Insomma, la natura ci ha fregato anche in questo caso ahahahahhahaha
Dopo questa vi saluto, ma aspetto i vostri commenti sulla nuova rubrica e su questo argomento nello specifico!

martedì 25 novembre 2014

Chi bussa? #16

Buona sera lettori adorati!! Come state? Io sono reduce da un corso di aggiornamento professionale che mi ha annoiato da morire ma che, per fortuna, ho potuto seguire online da casa; santa tecnologia quando non si ribella!!!! ;)
Come vedete dal titolo sono qui oggi per una nuova segnalazione di un autore emergente e del suo libro quindi mettetevi comodi e vediamo Chi bussa?
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TitoloMacerie
AutoreClaudio Piras Moreno

Genere: Narrativa
Pagine: 174
Costoebook 3,99 €, in vendita su tutti gli store online
Pubblicazione: Vanda.epublishing

SinossiDurante un’alluvione una frana distrugge il paese di Antro e con esso svanisce ogni possibilità di Pietro di ricordare il proprio passato. Mentre tra le macerie ancora si scava, i sogni lo tormentano e lo guidano. Egli allora torna ad Antro e vi trova un ultimo superstite: Antòni. Se lo porta a casa, convinto che costui possa rendergli il passato, ricomponendo la sua storia e quella del paese. Si succedono i racconti “delle genti” ormai scomparse. Storie drammatiche e poetiche, difficili da credere, perché non tutto corrisponde a quanto i superstiti rammentano. Chi è allora Antòni? Mente dunque quando dice di parlare con i fantasmi di Antro? Difficile dirlo, ma pian piano le sue parole paiono indicare una via di redenzione per un’umanità colpevole e innocente insieme.

Autrice: nato a Lanusei nel 1976, è attore, poeta e scrittore. Ha svolto i lavori più disparati. Attualmente collabora con la compagnia teatrale La Nuova Complesso Camerata di Bruno Venturi e Oreste Braghieri, e con la regista Pierangela Calzone.
Ha pubblicato Il crepuscolo dei gargoyle (novembre 2011 fantasy scritto però a sedici anni), Il Signore dei sogni (luglio 2011 romanzo filosofico), Mare di ombre(giugno 2013 raccolta di poesie) e L’icore umano(novembre 2012 racconti), il racconto che dà il titolo a quest’ultima raccolta ha vinto il secondo premio nel concorso “Lettere in aria” (2011). L’autore ha inoltre ricevuto menzioni speciali ed è stato pubblicato in antologie di poeti contemporanei. Nutre un forte interesse per la letteratura, la filosofia e l’economia. Per anni ha  praticato karate e trekking.
Per saperne di più 
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Che ve ne pare? A me questo mistero che aleggia nella trama intriga un sacco! 

lunedì 24 novembre 2014

Recensione #35/2014 - Un gatto, un cappello e un nastro di Joanne Harris

Buongiorno lettori affezionati, come state? E' di nuovo lunedì ed il mio è cominciato con due ore di coda in A4. ^^'
Ma parliamo d'altro altrimenti mi innervosisco...
Oggi condividerò con voi il mio pensiero su un libro che ho finito di leggere da una decina di giorni: Un gatto, un cappello e un nastro di Joanne Harris, edito da Garzanti - che ringrazio per avermene mandato una copia cartacea da leggere in anteprima - pag. 252.

Trama: Che cosa vi portereste su un'isola deserta? L'autrice di "Chocolat" non ha dubbi: un gatto, un cappello e un nastro. Tre oggetti in apparenza comuni che all'occorrenza sono in grado di far scaturire una miriade di immagini e di storie. Perché raccontare per Joanne Harris è un modo di affrontare la vita e le sue sfide: niente è impossibile per l'immaginazione, e se riusciamo a immaginare ci sarà sempre un finale inaspettato per ogni giorno della nostra vita. I racconti di Joanne Harris raccolti in "Un gatto, un cappello e un nastro" sono legati tra loro come scatole cinesi: basta aprirne una per scoprirne infinite altre, nascoste a una prima occhiata e per questo ancora più preziose. Storie popolate da personaggi profondamente umani, alle prese con difficoltà come il dolore di un lutto o lo svanire di un desiderio da tempo inseguito. Personaggi che nella fantasia e nella parola trovano non solo una via di fuga, ma anche una risorsa inesauribile di speranza e di forza di volontà. È il caso di Ngok e Maleki, due ragazzine africane che rifiutano di piegarsi a un destino di privazioni. O di Faith e Hope, anziane signore che, escluse dalla gita al mare della casa di riposo in cui vivono, si vendicano smascherando, con passione da detective, un grave sopruso. O di Maggie, che nella pasticceria troverà la dolcezza che la vita le ha negato. E ancora, ragazzini abituati a viaggiare più nella rete che nella realtà...

Quando ho richiesto questo libro alla casa editrice l'ho fatto perchè letteralmente ammaliata dall cover - che, lasciatemelo dire, è stupenda - e non mi sono neanche soffermata a leggerne la trama. Pazza, direte voi!!!! Ebbene sì, a volte - raramente - mi capita.
Capirete il mio stupore quando ho scoperto che si tratta di una raccolta di racconti. 
Per carità, non è che una raccolta di racconti sia meno nobile di un romanzo ma, capirete bene, per una come me abituata a scegliere i libri anche per il loro numero di pagine - e più sono grossi, alti e corposi, più attirano la mia attenzione perchè ho bisogno di tempo per affezionarmi ai personaggi - l'approccio al racconto è sempre difficoltoso. 
In questo caso la mia fatica dovuta all'organizzazione del libro è stata ampiamente ricompensata dallo stile dell'autrice che sa, anche in poche pagine, arrivare dritta al lettore permettendogli di entrare in sintonia con i personaggi e con le storie che ci racconta; per me era la prima volta con la Harris, quindi non avevo precedenti esperienze da cui aspettarmi uno stile piuttosto che un altro, e devo dire che è stata un'esperienza assolutamente positiva.
Diciamo che la prima cosa che ho pensato finendo il libro è che in queste pagine credo possano esserci diversi spunti estremamente interessanti per creare dei veri e propri romanzi. 

Penso ad esempio a Faith e Hope volano al sud o ancora Faith e Hope pareggiano i conti: racconti dedicati a due vecchiette in casa di riposo - Faith e Hope appunto - a cui l'autrice aveva anche già dedicato uno spazio in "Profumi, giochi e cuori infranti". Credo infatti che queste due vecchiette sarebbero in grado di fare faville in un libro tutto loro.
E' Faith che racconta, rivolgendosi direttamente al lettore, le loro peripezie all'interno di quello che visto da fuori potrebbe sembrare un accogliente luogo di ricovero per anziani ma che, visto dall'interno, si revela il lager in cui nessuno vorrebbe pensare di trascorrere anche un solo giorno della propria vita. 
Hope è cieca, una ex professoressa colta che nella coppia ha il ruolo di fare da gambe per tutte e due, mentre Faith è in carrozzina ma ci vede benissimo, quindi il suo ruolo è quello di fare da occhi per entrambe. Una coppia in cui una non può fare a meno dell'altra sia fisicamente ma soprattutto psicologicamente. Gli avvenimenti, per quanto a volte traumatici, vengono raccontati in modo allegro e cionvolgente e questo mi ha permesso più volte di sorridere.
Ecco chi sono:
"Lasciate che vi spieghi. Qualche mese fa, Hope e io siamo scappate dalla casa di riposo, un viaggetto di un giorno a Londra, tutto qui, ma per il personale della Meadowbank è stato come se fossimo fuggite di prigione."
 "Hope è la mia più cara amica. In gioventù era professoressa di letteratura inglese, e ha ancora quel modo di fare di Cambridge, un certo tono sbrigativo, un'inclinazione del capo quasi militare, pur essendo cieca da quindici anni e non ricevendo una visita dal giorno in cui è entrata qui. Ma ha ancora tutte le rotelle in testa, di più, a dire il vero, di quante ne abbia alla nascita la maggior parte della gente, e riesce, con un aiutino da parte della mia sedia a rotelle, a conservare la dignità e l'umorismo essenziali per sopravvivere in un posto come questo.

Ma penso anche a Giorni di pioggia, il racconto dedicato al dio della pioggia. La Harris ci racconta di come gli dei amino mescolarsi tra le persone comuni senza che queste ultime si accorgano del loro ruolo. Il Dio della pioggia ci racconta quindi, in prima persona, il trascorrere della propria vita. Vive a Manhattan, un luogo dove la vita scorre di fretta, e dove ultimamente, grazie alla sua presenza, piove ancora più del solito. Quando un giorno, per caso, incontra una ragazza che illumina lo spazio che attraversa e che attira l'attenzione di tutti, si innamora perdutamente. Lei è la dea del sole, depressa per quella pioggia insistente. Il Dio della pioggia farà quindi tutto ciò che è nelle sue possibilità per far tornare il sole provocando non pochi problemi al mondo intero.
Ecco la sua presentazione:
"Ci si aspetterebbe di dover fare domanda per essere un dio della pioggia. Quando qualcuno stava distribuendo gli attributi celesti, avrebbe dovuto fermarsi per un momento per pensare a cosa avrebbe significato per chi li avesse ricevuti: bagnarsi di pioggia, un giorno dopo l'altro, inverno ed estate, mattino e sera. Anche se, a essere giusti, non è soltanto la pioggia; vale per ogni genere di precipitazione, compresi neve, nevischio, pioggerella, acquerugiola, acquazzoni improvvisi, bruma scozzese, nebbia londinese, piogge primaverili, temporali, grandine, monsoni tropicali e naturalmente la semplice vecchia pioggia: leggera, moderata, forte, e tutte le altre possibili varianti al riguardo."

Per non parlare poi del racconto Driade con protagonista la signora Josephine Clarke, seduta sulla "sua" panchina, con in mano il suo album da disegno e tanti ricordi nel cuore. Lei innamorata di un faggio - sì avete capito bene, un faggio, un albero - che ha saputo in un primo momento farmi ridere a crepapelle per la stranezza della scelta ma che poi ho apprezzato con l'evolversi della storia. Certo però continuo a pensare che questa cosa dell'albero sia un po' eccessiva! hihihihihihi
Ecco l'incipit di questo racconto:
"In un angolino tranquillo del Giardino Botanico, dfra un boschetto di alberi antichi e una folta siepe di agrifoglio, c'è una piccola panchina di metallo verde. Quasi invisibile contro lo sfondo della vegetazione, viene usata da poche persone, dato che non prende sole e offre solo una vista parziale dei prati. Una targa al centro recita: IN MEMORIA DI JOSEPHINE MORGAN CLARKE, 1912-1989. Dovrei saperlo - sono stata io a farla mettere - eppure la conoscevo appena, la notavo appena, tranne per quell'unico giorno piovoso di primavera quando le nostre strade si sono incrociate e siamo quasi diventate amiche"

Per ultimo penso al racconto che forse più mi è rimasto nel cuore: Fantsmi nella macchina. Due schermi, due persone praticamente fantasmi per il resto del mondo, che attraverso internet ma grazie alla musica entrano in contatto, dolcemente, senza aspettarsi nulla l'uno dall'altro ma con la consapevolezza che l'altro c'è, nonostante tutto.
Ecco la descrizione che l'autrice fa di uno dei protagonisti:
"La maggior parte delle persone trova difficile guardarlo alla luce del giorno. Non tanto per la forma del volto, che è eccentrica, niente di più, ma per la voglia che lo sfigura, uno schiaffo in faccia da parte di un Dio arrabbiato.
Alcune persone nascondono le proprie reazioni meglio di altre. Alcune lo fissano e basta, come se tentassero di compensare. Altre non lo guardano mai in modo diretto, e fissano perennemente lo sguardo su un punto appena oltre la sua testa. Alcune sono esageratamente cordiali, altre fanno di tutto per evitare di stargli vicino.
Le donne e i bambini sono i peggiori: i bambini per via della paura nei loro occhi, le donne per via della loro compassione. Si è accorto che certe donne sembrano curiosamente attratte da lui e ha finito per odiare soprattutto queste. Tipi di mezza età, sovrappeso, materni, che sognano di domare un mostro. Queste sono le peggiori di tutte, pensa lui, e fa il possibile per allontanarle, amche se sono tanaci come erbacce, vedendo nella sua rudezza il germe di qualcosa pronto per la redenzione. Internet è la sua fuga. Qui nessuno ha bisogno di vederlo. Può esistere come avatar, parole sullo schermo, una voce nel buio. Qui il mondo è suo e lo può esplorare; un mondo nel quale nessuno ha una faccia, non solo lui."

Insomma, tantissimi spunti interessanti, raccontati con uno stile fluido e coinvolgente. Non avendo mai letto un romanzo della Harris cercherò di rimediare per vedere se potrò confermare questa mia prima impressione.
E voi cosa mi dite? Che rapporto avete con i racconti? Conoscete questa scrittrice? Vi ispira il suo libro?

VOTO: