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venerdì 3 maggio 2019

Letture con Marina #63 - Recensione del libro L'amore addosso di Sara Rattaro

Buongiorno lettori, come ogni quindici giorni oggi torna Marina con una delle sue recensioni. Un libro che non l'ha convinta e che io invece avevo amato. Come dico sempre, anche questo è il bello della lettura! Vi lascio al suo pensiero e, se vi va, diteci la vostra! :)


Buongiorno e buon venerdì!
Si può apprezzare solo la parte finale di un romanzo? Ed in questo caso, meglio glissare e tenere questa lettura solo per sè, oppure con educata e rispettosa recensione, se ne può spiegare la ragione?
Capiamolo insieme…
Titolo: L'amore addosso
Autore:Sara Rattaro
Casa editrice: Sperling & Kupfer, 2017
Pagine: 240
Descrizione: Una giovane donna attende con ansia fuori da una stanza d'ospedale. È stata lei ad accompagnare lì d'urgenza l'uomo che ora è ricoverato in gravi condizioni. È stata lei a soccorrerlo in spiaggia, mentre passava per caso, dice. Non dice - non può farlo - che invece erano insieme, che sono amanti. Lo stesso giorno, in un'altra ala dell'ospedale, una donna è in attesa di notizie sul marito, vittima di un incidente d'auto. Non era con lui al momento dell'impatto; non era rintracciabile mentre la famiglia, da ore, cercava di mettersi in contatto con lei. E adesso, quando la informano che in macchina con il marito cera una sconosciuta, non sembra affatto stupita. La prima donna è Giulia. La seconda è ancora Giulia. E il destino, con la sua ironia, ha scelto proprio quel giorno per fare entrare in collisione le due metà della sua vita: da una parte, quella in cui è, o sembra, una moglie fortunata e una figlia devota; dall'altra, quella in cui vive di nascosto una passione assoluta e sfugge al perbenismo di sua madre - alle ipocrisie, ai non detti, a una verità inconfessabile. Una verità che perseguita Giulia come una spina sotto pelle; un segreto che fa di lei quell'essere così tormentato e unico, luminoso e buio; un vuoto d'amore che si porta addosso come una presenza ingombrante, un caos che può soltanto esplodere. Perché l'amore è una voce che non puoi zittire e una forza che non puoi arrestare. L'unica spinta che può riportarti a ciò che sei veramente.


RECENSIONE:


Non so esattamente, di partenza, se la speranza fosse per un po’ più di suspense e meno romance, o cosa ancora, come aspettativa. Perché è indubbio che, una volta letta la sinossi, ammirato o meno la copertina, insieme alla curiosità che spinge all’acquisto o al prestito bibliotecario, nasca anche una certa aspettativa. Che è diversa per ogni lettore, così come risulta diversa a seconda del periodo in cui ci si accosta ad un determinato libro.
Fatto sta che la sinossi mi ha incuriosita e da tanto tenevo in serbo la lettura di questo romanzo. Un po’ perché il nome dell’autrice non è propriamente sconosciuto. E soprattutto perché l’idea che una donna finisca in ospedale in contemporanea per l’amante ed il marito mi aveva predisposta ad una maggiore suspense, prima che la moglie/amante venisse scoperta da qualcuno, oppure che accadesse un qualsiasi altro deus-ex-machina che facesse deviare la trama. Mi aspettavo anche il potente ritratto di una famiglia, con amicizia, amore, crisi, problematiche sicuramente – ma mi sembra di essermi imbattuta semplicemente in una potente famiglia, con guai che non mi hanno coinvolta, né tantomeno interessata, se non superficialmente. E non tanto per i guai in se stessi, che potrebbero benissimo accadere in una famiglia e nemmeno per il modo in cui sono stati narrati – ma per le caratteristiche della famiglia in cui sono stati innestati – con la complicità della figura di Giulia, la protagonista.
Questa recensione, diversamente dal solito, vorrei fosse discorsiva, come stessi disquisendo del libro con un’amica, che magari ha già letto lo stesso romanzo e che ha un’opinione diversa dalla mia.

Colf, appartamenti di prestigio, ristoranti di proprietà, soldi che possono apparire senza problemi per affittare per mesi un appartamento e senza dover dare giustificazioni al proprio coniuge… Ok, chiudiamo gli occhi ed immergiamoci nella fantasia, fingendo sia anche il nostro ambiente: in fondo lo facciamo spesso, se siamo lettori seriali. Una donna giovane, Giulia, cresciuta in una famiglia alto-borghese: passa da una fanciullezza dorata, comandata a bacchetta da una madre ricca che pretende la perfezione. Rimane sbadatamente incinta (Giulia, non la madre), si fa impacchettare insieme alla sorellina e con la madre vola per un anno a Londra, dove scodella un pargolo, che la madre provvede a dare in adozione. Per parecchio tempo Giulia soffre in silenzio e a un certo punto sente l’esigenza di sapere dove è il figlio. Lo vuole riavere. Ora, non mi pare il romanzo sia ambientato nell’antichità degli anni ’50… Si suppone che la madre abbia parlato insieme alla figlia ed insieme – perché a 16 anni non si decide nulla da soli, teoricamente – dico, insieme decidono come procedere. Aborto. Adozione. Oppure bimbo/a che viene allevato in seno alla famiglia, con l’aiuto di Giulia e del resto della famiglia, che vorrebbe dire principalmente la madre di Giulia. Invece nulla. Tutto avviene sopra Giulia, senza il suo diretto – e nemmeno indiretto – interessamento. Oppure l’autrice sorvola su questo, per non appesantire ed allungare ulteriormente il romanzo. Fatto sta che si ha la netta impressione che Giulia a 16 anni è un’ameba.

Giulia cresce e pensa che il marito la tradisca. Fatalità, subito dopo conosce casualmente un uomo e ne diventa l’amante. Più avanti, fortuitamente o meno, quasi seduce un uomo che non avrebbe nemmeno dovuto guardare, così, senza motivo alcuno… Qui Giulia ha 39 anni – ma sembra che non abbia imparato nulla in questi 20 anni. Eppure è una donna sposata, teoricamente autonoma, matura, con esperienza di vita…

Il finale è il classico lieto fine, pur se con il proprio bagaglio di errori, sconfitte – che sarebbe bello equivalessero ai periodi felici.

E qui ci sovviene la famosa frase del Principe De Curtis, che in un’intervista ad una giovane Oriana Fallaci nel 1963 per l’Europeo, diffondeva così il proprio pensiero su cosa fosse in realtà la felicità: “forse vi sono momentini minuscolini di felicità, e sono quelli durante i quali si dimenticano le cose brutte. La felicità, signorina mia, è fatta di attimi di dimenticanza”.

E poi… oplà, proprio le ultime dieci pagine elevano il tono del romanzo, anche se forse è un po’ troppo poco… In queste ultime pagine chi ci parla è Emanuele, il marito di Giulia, che disquisisce sull’amicizia, sull’amore e ciò che in un rapporto si può o non si può dire – e di fatto si presente anche al lettore, perché solo qui si racconta, essendo il resto del romanzo puro appannaggio della protagonista, Giulia.

Ed ecco qui: ciò che mi aspettavo era un romanzo che potesse essere più di una lettura scorrevole, che avesse uno sviluppo più ricco ed intenso di significato e soprattutto dei punti di riflessione più interessanti. Anzi: che questi punti di riflessione li avesse. Mi ritrovo con una lettura che è stata rapida, grazie anche al numero di pagine non eccessivo, ma dentro… resta solo la sensazione di una lettura scorrevole (l’ho già accennato, vero?).

Sicuramente l’autrice aveva in mente altri punti focali, tipo l’amicizia fra uomo e donna, senza che il sesso trasformi il tutto nella solita relazione di routine, il problema della libertà di decidere se abortire / tenere il neonato? Come gestire i segreti in una coppia? Peccato che con maestria, racimoli il coraggio di farlo solo nelle ultime dieci pagine.

E ritorniamo al punto iniziale: romanzo gradevole. Vale la pena “spenderci” una recensione? Oppure meglio lasciar perdere e passare ad altro? Sarebbe interessante se fossimo in un Gruppo di Lettura, perché si parla / discute del libro ed ognuno apporta la propria esperienza di lettura, valutando – da semplice lettore quale io sono – il valore aggiunto del romanzo, piuttosto che la semplice gradevolezza – e quant’altro.

Così invece rimane solo lo sfogo unilaterale di un lettore scontento, che difficilmente leggerà altro di questo stesso autore. Però non so, così ho l’impressione che resti una recensione sterile, senza costrutto, così come è stato questo romanzo per me.

Buon fine settimana e a presto




4 commenti:

  1. Avevo quasi dimenticato di averlo letto anche io. La Rattaro, invece, mi scontentava da troppo. Dopo questo, bye bye!

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  2. Ciao Michele 😁
    Laurea ok e quindi ora sei free...? 😉
    Ehhh che dire. Trovo che gli argomenti avrebbero potuto portare ad un altro risultato. Onestamente un po' poco le ultime 10 pagg.
    A Daniela però è piaciuto, quindi semplicemente: evviva i lettori!
    Bye-bye anche a te, ciao, Marina

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  3. Io con la Rattaro purtroppo non riesco tanto ad entrare in sintonia a causa del suo stile, che trovo freddino. Però la tua recensione ha portato alla luve una serie molto ricca di riflessioni, che mi ha fatto venire voglia di recuperare questo romanzo per vedere se la penserò come te o come Daniela. Ecco perché mi piace così tanto leggere i tuoi approfondimenti!

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  4. Ciao Nadia
    E allora ti attendo, soprattutto per capire se era semplicemente il momento sbagliato - per me - per leggere questo romanzo.
    Buina domenica, ciao, Marina

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