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lunedì 23 novembre 2020

Recensione #378 - L'architettrice di Melania G. Mazzucco

Buongiorno carissimi, buon lunedì. Passato bene il weekend? Io, in perfetto mood zona rossa, mi sono goduta due giorni in famiglia fatti di libri, di torte fatte in casa, di sorrisi e di lentezza, cercando di trovare il meglio da questo periodo che ci sta mettendo a dura prova. Voi cosa avete fatto? Oggi vi parlo di un libro che ccredo rimarrà tra i miei preferiti dell'anno. Si tratta di L'architettrice di Melania G. Mazzucco edito da Einaudi, pag. 568.

Trama: Giovanni Briccio è un genio plebeo, osteggiato dai letterati e ignorato dalla corte:
materassaio, pittore di poca fama, musicista, popolare commediografo, attore e poeta. Bizzarro cane randagio in un'epoca in cui è necessario avere un padrone, Briccio educa la figlia alla pittura, e la lancia nel mondo dell'arte come fanciulla prodigio, imponendole il destino della verginità. Plautilla però, donna e di umili origini, fatica a emergere nell'ambiente degli artisti romani, dominato da Bernini e Pietro da Cortona. L'incontro con Elpidio Benedetti, aspirante scrittore prescelto dal cardinal Barberini come segretario di Mazzarino, finirà per cambiarle la vita. Con la complicità di questo insolito compagno di viaggio, diventerà molto più di ciò che il padre aveva osato immaginare. Melania Mazzucco torna al romanzo storico, alla passione per l'arte e i suoi interpreti. Mentre racconta fasti, intrighi, violenze e miserie della Roma dei papi, e il fervore di un secolo insieme bigotto e libertino, ci regala il ritratto di una straordinaria donna del Seicento, abilissima a non far parlare di sé e a celare audacia e sogni per poter realizzare l'impresa in grado di riscattare una vita intera: la costruzione di una originale villa di delizie sul colle che domina Roma, disegnata, progettata ed eseguita da lei, Plautilla, la prima architettrice della storia moderna.
 
 
Ho letto diversi libri di questa autrice, alcuni assolutamente adorati, uno totalmente detestato, ma mai l'avevo letta in veste di scrittrice di romanzi storice e, che dire? Tanto di cappello perchè è una veste che le calza a pennello.

"Dipingere in grande deve essere la tua ambizione, disse. Alle donne si chiedono solo quadretti da testa. Dovrai dimostrare di saper colmare una tela d'imperatore. Altrimenti sarai una pittrice da ricamo, come tutte le altre."


L'architettrice è la storia di Plautilla Bricci, la prima Architettrce della storia. Non la conoscete? Non fatevene un cruccio; sono un architetto - no architetta non mi piace -, prima di architettura ho fatto il liceo artistico e nessuno dei miei professori, mai, mi hanno parlato di questa straordinaria donna. Questo denota quanta strada ancora ci sia da fare per quanto riguarda la considerazione della donna nella nostra società e nei programmi ministeriali di insegnamento. Ma non sono qui per lamentarmi anche se la cosa mi indispone non poco.
Melania G. Mazzucco ci regala questa storia, la storia di una donna che, nonostante vivesse in un mondo assolutamente impreparato a dare alla donna un ruolo importante (non che adesso sia diverso eh!), lotta con tutte le sue forze per accaparrarsi quel ruolo a tutti i costi.
Questo romanzo prevede una struttura narrativa con un'alternanza temporale che passa dal 1600 al 1850 circa.
Nelle parti dedicate al 1600 assistiamo alla vita di Palutilla, dalla nascita alla vecchiaia, raccontata dalla sua voce di donna ormai vicina alla fine della propria vita. La scelta della prima persona ci regala la possibilità di far parte della storia, una storia in cui Plautilla è la secondogenita, femmina, di Giovanni Briccio, figlio di un materassaio che nella vita divenne pittore e scrittore, ma che non riuscì mai ad emergere tra le persone che contavano davvero. Giovanni fu un'esempio per quella figlia che da lui imparò l'arte della pittura ma anche a credere in sè stessa, a migliorarsi sempre, a non relegarsi in un angolo solo perchè donna.
Da sola Plautilla, che soffrivaanche di improvvisi assopimenti e che quindi non fu mai proposta ad un marito, imparò l'arte dell'architettura, imparò a calcolare le spinte di un terreno, imparò a farsi rispettare all'interno di un cantiere e riuscì, grazie anche al rapporto profondo che la legava a Elpidio Benedetti, a costruire la sua opera più importante, Villa Benedetta, sui colli romani, chiamata da tutti "Il Vascello", ma riuscì anche ad essere la prima donna a costruire una cappella all'interno di una chiesa, cosa ai tempi assolutamente impensabile. Grazie a questo romanzo ripercorriamo quasi un secolo di storia romana, ma non un secolo qualunque, proprio quello del 1600, in cui una Roma in grande fermento a causa dell'alternarsi di due importanti Papi - Urbano VIII e Alessandro VII - vide costruire alcune delle sue più importanti opere grazie ai lavori dei due architetti per eccellenza, Bernini prima e Borromini poi.
Ma non è solo Roma ad essere narrata. La grande amicizia di Plautilla per Elpidio, porterà i lettori a seguirlo spesso a Parigi, nei suoi viaggi al seguito di Mazzarino e a fargliene conoscere il fasto, raffrontandolo con quello romano.

La parte dedicata invece alla metà del 1800  cambia registro. La narrazione passa in terza persona e il protagoni è Leone, un legionario che sta difendendo Roma - con la Legione Medici - dall'assalto dei francesi. Fa parte di un gruppo di ragazzi benestanti lombardi e veneti che furono mandati al fronte senza alcuna esperienza ma con una grande convinzione. La base dei soldati italiani è porpio "Il Vascello", quella villa che prima abbiamo visto costruire e che ora vediamo vivere da un giovane di due secoli dopo. Spesso Leone ce ne racconta il fasto delle decorazioni nonostante la villa sia sotto assedio e nonostante il lettore ne assista, pian piano, alla distruzione. Le battaglie sono intense e quel grande edificio diventa un rifugio - fino a un certo momento sicuro - per i soldati che cercano di difenderlo in quanto ultimo avamposto per la difesa sella porta di San Pancrazio.

Un romanzo ricco di storia, in cui l'autrice ha sapientemente narrato le vicende dandogli una connotazione molto personale che, è vero, sono romanzate ma sono comunque molto puntuali e inquadrate. Non mancano neanche i sentimenti. Arrivano, forti e chiari, al lettore che non può non trovarsi ad empatizzare con quella donna così particolare per i tempi. Un romanzo ricco di intrecci familiari - l'attaccamento di Plautilla al  padre e alla sorella sono molto intensi e tangibili - di amore profondo - Elpidio è sicuramente stato il marito che Plautilla avrebbe voluto e non ha avuto - e di arte. Arte che viene sprigionata da ogni pagina, raccontata con una dovizia di particolari mai eccessivi e mai pesanti. Se amate la pittura, l'architettura e la storia questo libro non potrà lasciarvi indifferenti perchè vi aprirà le porte di un mondo affascinante ma anche maschilista e arrivista.
L'unico dettaglio che mi ha infastidito durante la lettura è la mancanza di virgolette o caporali per lo sviluppo dei dialoghi che, invece, sono inseriti nel resto del testo creandomi a volte confusione. Magari è un problema mio, non ci sono abituata, però non sono riuscita a farmene una ragione per tutto il romanzo. Lo so è un dettaglio, ma che volete farci, magari è solo questione di "anzianitudine"!
Libro consigliato, anzi stra-consigliato!!!




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