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sabato 30 luglio 2022

5 blogger per un autore #10 - Margherita Oggero - Recensione #430 - La collega tatuata



Buongiorno lettori, sono viva, non ancora pronta per riprendere in mano in modo continuativo questo mio angolo di mondo ma presente per gli impegni che mi ero presa a inizio anno. Non credevo che il nuovo lavoro mi avrebbe portato a non avere la minima voglia di accendere un pc una volta tornata a casa ma così è. Da sei mesi sono in un frullatore, con la testa talmente colma di nozioni e nuovi input che quando torno a casa ho solo voglia di staccare il cervello, e già leggere diventa difficile, figuriamoci scrivere... 
Oggi torno con 5 blogger per un autore, la rubrica in collaborazione con Ombre di carta, Desperate Bookswife, La lettrice sulle nuvole, e Librintavola ! In cosa consiste? Ogni due mesi leggiamo tutte un libro di uno stesso autore; un modo per ampliare i nostri orizzonti letterari e approcciarci tutte insieme ad autori che magari non avremmo considerato.

L'autrice per questo mese era Margherita Oggero, ed io ho scelto La collega tatuata edito da Mondadori, pag. 192. Un'autrice che avevo letto e non apprezzato in Risveglio a Parigi e che speravo di rivalutare con questa nuova avventura. In realtà non è andata proprio così... 



Trama:
La protagonista è una "profia", una professoressa di mezza età, con una normale famiglia composta da due figli mediamente rompiscatole e un marito mediamente polemico verso la cucina affrettata di una donna che lavora fuori casa. Quando a scuola arriva una collega nuova, la bionda, ricca, elegante Bianca De Lenchantin, la nostra eroina non è per niente disposta a trovarla simpatica. Solo quando Bianca viene uccisa, senza nessuna apparente ragione, la nostra professoressa troverà il modo di sfoderare il proprio talento investigativo. Tanto più che il commissario è un uomo colto e affascinante.











"Sto invecchiando male pensò, i quaranta sono alle porte e io sono depressa e irritabile, non me ne frega niente delle loro doglie e non ho voglia di raccontargli le mie." 

Niente, la lettura di questo libro mi ha confermato che io e Margherita Oggero non siamo compatibili...
Ma andiamo con ordine, e parliamo prima di tutto della storia.
La nostra protagonista è una professoressa quarantenne che si ritrova, suo malgrado, a fare i conti con un omicidio. Vittima la sua nuova collega Bianca De Lenchantin il cui corpo viene ritrovato in una discarica sulla linea ferroviaria Torino - Milano. Causa della morte: strangolamento.
Chi poteva volere la morte della professoressa? Bè, in realtà in molti visto che la donna non stava per niente simpatica a diverse persone prima fra tutte Gina, la migliore amica della protagonista, che accusava Bianca - che non aveva mai fatto segreto del suo odio verso i cani - di averle fatto fuori uno dei suoi. Cominciano così indagini, interrogatori, alibi costruiti, e chi più ne ha più ne metta, per venire a capo del delitto e trovare il colpevole.
Raccontata così questa storia poteva avere tutte le carte in tavola per essere piacevole e coinvolgente. Il problema è che io non sono proprio in sintonia con lo stile dell'autrice.
Ho letto questo libro in contemporanea con Via col vento e, se è vero che in via col vento il mio rapporto con la protagonista è di amore ed odio è anche vero che lo stile dell'autrice è coinvolgente e - se non in pochi tratti - capace di tenere alta l'attenzione del lettore.
In questo caso, invece, io mi sono ritrovata da subito a dover fare i conti con una costruzione narrativa confusa o che, almeno, provocava in me parecchia confusione, una ironia che probabilmente sono io a non capire e dei personaggi che non hanno creato in me nessun tipo di empatia o di interesse.
Il continuo passaggio dalla terza persona alla prima, senza una ragione, senza un cambio di personaggio o un cambio di capitolo mi ha provocato non poco disturbo facendomi spesso perdere il filo del discorso tanto da chiedermi dove l'autrice volesse andare a parare. Anche le continue elucubrazioni mentali della protagonista o i dialoghi familiari, buttati in mezzo al discorso quasi senza una logica, mi hanno non poco disturbato, nonostante la scrittura risulti semplice e senza grandi ricerche stilistiche.
E se in duecento pagine si riesce a creare confusione e disturbo allora, ahimè, no, non posso promuoverne la lettura.
Ho letto senza la necessità di capire, senza avere particolare curiosità di capire chi avesse ucciso Bianca ma con l'unico scopo di arrivare alla parola fine in modo da poter andare avanti e guardare oltre. E non è questo il senso della lettura, almeno non per me.
A questo punto credo proprio di essere incompatibile con l'autrice - capita - quindi non penso leggerò altro di suo, tanto meno continuerò la serie di cui questo libro rappresenta il primo volume.
Mi spiace perché non sono mai felice di bocciare una lettura ma questo è: non c'è nulla di queste pagine che mi ha colpito anche mi aiuterà a ricordare nel tempo questa storia.
 


VOTO:








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