Pagine

mercoledì 14 gennaio 2015

Curiosità tra le righe #2 - L'amnesia

Rubrica inventata da me in cui, a cadenza casuale, condividerò con voi le curiosità che scoverò tra le righe dei libri. 
____________________________________________________________

Buongiorno miei cari, come state? Eccomi di nuovo qui con una puntata della mia nuovissima rubrica Curiosità tra le righe. Lo so, è passato molto tempo dalla prima puntata e nel frattempo ho accumulato un po' di spunti per questo spazio solo che il tempo è sempre tiranno e per documentarsi bene è necessario invece dedicare un po' di tempo in più rispetto ai soliti post.
Questo sarà un post particolare perchè metterà insieme citazioni da due libri diversi che parlano dello stesso argomento l'amnesia.

La prima citazione è presa dal meraviglioso romanzo Forte come l'onda è il mio amore di Francesco Zingoni in cui in realtà l'amnesia rappresenta il fulcro di tutti gli avvenimenti.


Ecco il passaggio dove Francesco ne parla:
"I miei ricordi... non ci sono ancora tutti! Per quanto mi sforzi, ancora non so cosa abbia causato l'amnesia. Non ricordo nemmeno il periodo appena precedente. Potrebbe trattarsi di mesi. E' come se un'ombra oscurasse quella parte della mia vita".
La dottoressa annuisce pensierosa.
"Sì, anche questa è una reazione abbastanza comune. Cerco di spiegarmi. Dopo un'amnesia radicale, la memoria non torna mai tutta in un colpo solo. Solitamente, sono necessari tre passaggi distinti. Si chiama processo di 3-step recovery. Nella prima fase il paziente recupera la memoria semantica, legata a funzioni basilari e automatiche del cervello: il pensiero, la lingua, il sostrato culturale eccetera. E' un fenomeno paragonabile alla riparazione neurologica, come dopo un ictus: il cervello ricostruisce i suoi circuiti mentali e riapprende ciò che aveva perduto. Poi, la seconda fase: il paziente riacquista la memoria personale, i ricordi unici e irripetibili della propria storia. E' quello che ti è successo poche ore fa".
La dottoressa assume un'espressione cupa.
"Spesso però non basta. C'è bisogno di un terzo step, per far luce sui ricordi direttamente collegati all'amnesia. Devi considerare che l'amnesia è un meccanismo di protezione del cervello, un rifiuto verso una realtà per lui insostenibile, che sinteticamente definiamo trauma. La mente continua a nascondersi tutti gli eventi che , come anelli di una catena, sono legati al trauma da un rapporto di causa-effetto. Il terzo passaggio consiste proprio nel risalire gli anelli di questa catena. A differenza dell prime due fasi, irrazionali e imprevedibili, questo step è un processo controllabile, deduttivo, ma non per questo più semplice. Si tratta di una vera e propria lotta contro il proprio cervello, che rifiuterà di collaborare. Dev'essere messo di fronte all'evidenza di indizi inconfutabili, prima di lasciare libero accesso a questi ricordi così temuti.
Detto in tre parole, Demian, devi elaborare il trauma. C'è ancora qualcosa che la tua mente vuole tenerti nascosta. Si tratta di affrontare le cause alla radice dell'amnesia, riscoprire cosa sia successo. Ovviamente, devi farlo solo se realmente desideri sapere. Ma, in ogni caso, lasci passare un po' di tempo: ora, nella tua condizione, cercare di ricordare potrebbe essere pericoloso per il tuo equilibrio psichico".

Vi parlavo di due citazioni perchè su questo argomento ho ricevuto anche una segnalazione da parte di Rosa del blog Incanto dei libri che ha pensato a me e a questa rubrica leggendo La psichiatra di Wulf Dorn.
Devo confessare di aver letto questo libro nel 2014 ma di non averlo recensito; non c'è una ragione precisa, non mi particolarmente entusiasmato, poi è passato il tempo, ed è finita così.


Ecco il passaggio dove Dorn ne parla:
"Ora che conosco la sua storia, anche le sue farneticazioni in bagno hanno un senso"
Ellen sollevò le sopracciiglia incuriosita. "Un altro shock?"
"Qualcosa del genere, sì. Credo che il signor Bock ci abbia dato una dimostrazione classica dell'effetto trigger. Nella mia tesi ho affrontato appunto l'analisi dei fattori scatenanti dei disturbi comportamentali nei pazienti post-traumatici. Ci sarei dovuto arrivare da solo mentre ero in bagno con lui. E io, come un idiota, l'ho addirittura provocato, per indurlo a concentrare le sue emozioni su di me. Avrebbe potuto avere conseguenza imprevedibili.

Partiamo prima dalla definizione che viene data di effetto trigger:  
Le persone che hanno subito dei traumi spesso manifestano vari sintomi e problemi in seguito. La gravità del trauma varia da persona a persona, dal tipo di trauma in questione e dal supporto emotivo derivato dalle altre persone. Un individuo traumatizzato ne può sperimentare anche più di uno. Dopo un'esperienza traumatica, una persona può rivivere il trauma mentalmente e fisicamente, perciò evita il ricordo del trauma, chiamato anche trigger (termine inglese che significa appunto "grilletto perchè scatena il ricordo), in quanto questo può essere insopportabile e persino doloroso. Le persone traumatizzate possono cercare sollievo nelle sostanze psicotrope, tra cui l'alcool per cercare di sfuggire ai sentimenti legati al trauma. Il rivivere i sintomi è un segno che il corpo e la mente stanno attivamente cercando di far fronte con l'esperienza traumatica. (Fonte: Wikipedia)
Evitare o cancellare momentaneamente il ricordo del trauma. Quando dicono che il corpo umano è una macchina perfetta è proprio vero; e, nonostante io lo sappia, quando trovo degli avvenimenti scientifici che lo dimostrano resto sempre a bocca aperta.
Dopo aver letto queste due citazioni che, seppur parlando di due cose di base differenti, sono legati all'amnesia, ho cercato in rete notizie più precise.
Le amnesie possono dipendere da un grave disturbo della coscienza che impedisce la percezione, e in questo caso non rappresentano un disturbo della memoria vero e proprio; altre volte, invece, pur persistendo la capacità di percepire, è alterata la fissazione (amnesia anterograda), oppure la conservazione dei ricordi, com’è il caso delle amnesie retrograde da gravi traumi cranici, o anche la capacità di riproduzione: in quest’ultima evenienza la perdita dei ricordi, che talora può estendersi a tutta la vita precedente, viene reintegrata non di rado spontaneamente, a volte periodicamente, o sotto ipnosi.  L’amnesia retrograda inibisce la rievocazione di ricordi precedenti l’avvenimento morboso che l’ha causata (trauma, accesso epilettico). L’ amnesia anterograda o di fissazione è l’incapacità a fissare nuovi ricordi successivi al fatto morboso. L’ amnesia nominum è l’incapacità a indicare con il loro nome le varie cose: è sintomo iniziale di afasia sensoriale (Fonte: Treccani)
L'amnesia può verificarsi come sintomo di uno stato di "shock mentale" conseguente ad esperienze emotivamente traumatiche.  Uno stato di "shock emotivo" può subentrare anche come conseguenza di un evento traumatizzante o stressante, a livello psicologico, che produca angoscia o panico. L'amnesia, in questo caso, serve al soggetto per rimuovere dalla coscienza il ricordo dell'evento.
La memoria può anche essere pilotata. Pare che ci sia una molecola di Rna, il mir-128b, capace di agire direttamente su un gene che regola i ricordi legati alla paura, inibendo in modo transitorio i geni ad esso associati. La scoperta è di Timothy Bredy, neuroscenziato del Queensland brain insitute che per la prima volta è riuscito a dimostrare che le paurepossone essere cancellate grazie all'azione di questo polimero. La paure potrebbero quindi essere rafforzate o indebolite agendo su questo polimero.
Un mondo assolutamente affascinante quello della memoria, delle amnesie e in generale del cervello umano.
Conoscevate tutte queste cose? Anche voi siete affascinati dalla perfezione del nostro corpo?
Alla prossima con un'altra curiosità tra le righe.

16 commenti:

  1. Prima di tutto, complimenti: post bellissimo e molto interessante. Poi, però, mi spieghi quando e dove trovi il tempo di fare queste ricerche, ok?!!!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie Laura! Il tempo? Tra un lavoro e l'altro...e bisogna saper cercare! hihihihi ;)

      Elimina
  2. Complimenti innanzitutto per questa rubrica, davvero interessante e affascinante! È bellissimo imparare a conoscere curiosità nuove attraverso i nostri amati libri. Molte delle informazioni sull’amnesia mi erano sconosciute… brava! :-)

    RispondiElimina
  3. Ciao Dany, complimenti bel post e bella ricerca!!!!!!Sono felice che il mio piccolo contributo ti sia servito. Alla prossima!!!Baci Rosa.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie Rosa, sia per i complimenti che per la segnalazione!! ;)

      Elimina
  4. Come al solito questa rubrica mi affascina tantissimo! :) Complimenti, Dany! :***

    RispondiElimina
  5. Ciao Dany, sono contentissima di leggere la seconda puntata di questa rubrica così interessante! Anche a me il cervello umano ha sempre affascinato, molto probabilmente se non avessi scelto la branca di lettere/linguistica, avrei studiato psicologia! Mi ricordo un particolare sulla schizofrenia che mi è rimasto impresso: a volte lo schizofrenico può guardarsi allo specchio e non vedere la propria immagine riflessa! Dev'essere davvero scioccante! O.o

    RispondiElimina
  6. Dany sono incantata. Ma come fai? Oltre ad aver avuto un colpo di genio, anche il tempo per le ricerche...quando dico che sei una super girl è vero!!!! Mia sorella ha i super poteri ah ah ah. Hai toccato anche un argomento molto interessante, la memoria, i ricordi le amnesie momentanee e non. Il nostro corpo mi stupisce spesso, se mi soffermo a riflettere sulla complessità della nostra "macchina" resto affascinata ogni volta.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ma no sorellinaaaaaa...nessun super potere! L'importante è saper organizzare al meglio il tempo - poco! - che si ha a disposizione! Sono felice che la rubrica piaccia e questo mi dà lo stimolo per andare avanti. :*

      Elimina
  7. Sai già che apprezzo questa rubrica e ammetto che il pensiero della memoria pilotata mi spaventa, ma resto come te a bocca aperta davanti alla complessità della mente umana e ancor di più dalla scienza...un mondo affascinante non c'è che dire!

    RispondiElimina
  8. yo! finalmente posso commentare :-) volevo innanzitutto ringraziarti per la citazione e farti anch'io i complimenti per come hai saputo rendere in poche righe fenomeni così complessi. Ti sei documentata più tu di me! ;-) E io mi ero dovuto documentare un casino.
    Ti dico una curiosità: in Demian si fa riferimento a due teorie psichiatriche legate all'ammesia, il "3-step recovery" (che hai citato tu) e il "simbolo mnemonico", di cui si parla verso il finale...
    Be', entrambe me le sono inventate di sana pianta, costruendole come mi servivano per la trama. :-)
    Ma mentre la prima è più intuitiva (e comunque ha molti casi clinici reali documentati che hanno seguito un iter simile), per la seconda ho dovuto penare come un dannato per trovare dei casi reali che avallassero la teoria (o perlomeno le assomigliassero). Infine ne ho trovato uno abbastanza simile a quello che avevo immaginato,
    e così mi sono sentito in diritto di scriverne, senza sentirmi un falsificatore :-)
    vabbè, un po' di amarcord dei bei vecchi tempi in cui scrivevo Demian. Baci!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Fraaaaaaaaaaaaaa!!! Finalmente!!!! Grazie per essere passato di qui! Ora non potrai più lamentarti di non riuscire a commentare, ho tolto le restrizioni solo per te!
      Baci! :)

      Elimina