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mercoledì 27 febbraio 2019

Recensione #285 - Quella metà di noi di Paola Cereda

Buongiorno lettori e buon mercoledì. Come vanno le vostre letture? Febbraio è quasi concluso ed io posso ritenermi abbastanza soddisfatta di questo inizio d'anno libroso ma, con il libro di cui vi sto per parlare, l'asticella si alza un po' ed io non potrei esserne più felice! Il romanzo in questione è Quella metà di noi di Paola Cereda, edito da Giulio Perrone Editore - che ringrazio per la copia -, pag. 222.

Sinossi: Alle volte ci si ritrova nel mezzo: di due case, di più lingue. Nel mezzo di più vite, di decisioni ancora da prendere, di bisogni contrastanti. È qui che sta Matilde, maestra in pensione che si reinventa badante, alle prese con una parte di se stessa che credeva di non dover mai affrontare. I segreti sono spazi di intimità da preservare, nascondigli per azioni incoerenti, fughe, ma anche regali senza mittente per le persone che amiamo. Ma cosa resta di autentico nei rapporti quando si omette una parte di sé? Dove si sposta il confine tra sentimento e calcolo? Matilde lo scoprirà nel confronto con sua figlia, con l'ingegnere di cui si prende cura, con gli spaccati di vite sempre in bilico del quartiere di periferia in cui vive: ogni rapporto ci trasforma, in una dimensione di reciprocità che, attraverso l'altro, ci permette di valutare quanto, alla fine, siamo disposti a cedere di quella metà di noi. Dando voce a una coralità di personaggi, Paola Cereda racconta una società frammentata che cambia e fa emergere nuovi bisogni e nuove prospettive, in cui pare necessario inventarsi una nuova modalità per far quadrare i conti con noi stessi e con gli altri. Con una scrittura asciutta e chirurgica, che pure inaugura spazi di autentica poesia, tesse una storia universale, la storia di una donna in grado di restare in piedi quando crolla anche l'ultima illusione.


Se seguite il blog sapete che, ormai due anni fa, avevo conosciuto - letterariamente parlando - di questa autrice, rimanendo letteralmente folgorata dal libro Confessioni audaci di un ballerino di liscio e dal suo meraviglioso protagonista, Frank Saponara - recensione qui.
È per questo motivo che quando qualche settimana fa ho saputo dell'uscita di questo nuovo libro sapevo che lo avrei letto prestissimo e così è stato, visto che questo romanzo è approdato nelle librerie il 21 febbraio scorso. Quindi basta chiacchiere, passiamo al mio pensiero!


Matilde Mezzalama abita a Barriera di Milano, una zona periferica di Torino in cui le culture si intrecciano, insieme agli odori, ai pensieri, ai colori e alle diverse etnie che ci vivono, tipiche di ogni periferia che si rispetti.
Matilde ha sessantacinque anni, è una maestra in pensione e per arrotondare - o meglio per sopravvivere - fa la badante in una famiglia agiata di Torino. L'ingegnere ha bisogno di cure costante e la domestica Dora non riesce più a stare dietro alla casa e anche ai bisogni dell'uomo così eccola lì, Matilde, a fare un lavoro che normalmente è tipico delle straniere, un lavoro che la figlia Emanuela non accetta, come non ha mai accettato Barriera, come non ha mai accettato quella madre che, secondo lei, nella vita si è un po' accontentata.
Eh già, perchè Matilde è vedova, e madre di questa figlia che si presenta da lei solo quando ne ha bisogno, che dedica alla madre solo dieci minuti nelle feste comandate, che è scappata dalla periferia non appena ha potuto e che ha sposato un dentista, con dei genitori dentisti e nella vita fa la veterinaria. Ha due figlie Emanuela, che trattano la nonna al pari di come la tratta la loro madre e quella nonna non reagisce, soffre in silenzio, cerca di essere all'altezza perchè loro sono tutto ciò che nella vita gli resta, dopo che un grande, grandissimo sogno si è frantumato davanti ai suoi occhi portandogli via anche tutti i suoi risparmi.
Per tutto lo scorrere delle pagine emerge in modo prepotente quanto Matilde si senta inadeguata davanti a quella figlia e quanto sia difficile per lei essere se stessa in quel rapporto che, in teoria, dovrebbe essere il più semplice nella vita ma che, come spesso accade, si rivela invece il più problematico; forse perchè la donna è consapevole del fatto che Emanuela da sempre ha voluto fuggire da quella vita "misera" o forse solo perchè in ogni vita ci sono dei segreti e quella di Matilde non è da meno.
Matilde che nonostante tutto a Barriera c'è rimasta, con la su determinazione che sa andare oltre tutto quello che sembra essere stereotipato nella vita, oltre tutto quello che gli altri sembrano aspettarsi da una donna come lei, della sua età, del suo contesto sociale. Ha sempre saputo osare Matilde, non pensando alle conseguenze.
Insomma, impossibile non amare Matilde già dalle primissime righe di questo libro, impossibile non entrare in empatia con lei, con i suoi ricordi, con i suoi sogni infranti e con la sua grande, grandissima forza. Ed altrettanto impossibile è non immaginarsi l'ambiente in cui vive, quel luogo colorito in cui anche affacciarsi al balcone può essere un'impresa da coraggiosi, e in cui però ognuno cerca, a modo suo, di sopravvivere onestamente ad una vita che non è stata clemente.
E poi c'è l'ingegnere, quell'uomo malato che Matilde assiste con amore e con attenzione, quell'uomo che ha una moglie con cui non c'è rapporto e con la quale in realtà non c'è neanche mai stato un vero matrimonio... solo due vite che si sono unite ma senza mai farlo veramente. Una storia, quella di questo personaggio, che ho amato follemente. Un uomo che nella malattia - come spesso accade - ci mette a pari dei suoi ricordi, del suo passato, di quella vita passata in Brasile per lavoro, lontano da casa, lontano da una moglie che aveva scelto senza troppo impegno, di quella moglie che nessuno nella sua famiglia aveva mai accettato. Una moglie che può spesso sembrare carnefice ma che, in fondo, è una vittima cui la vita ha dato e tolto.
Oltre ad essere regina nel farci amare follemente i protagonisti dei suoi libri, Paola Cereda sa caratterizzare i tanti personaggi di contorno che ci presenta, facendoli diventare parte della storia, un tutt'uno di vite che pur, essendo singole, sembrano essere tutte facce della stessa medaglia. Ci sono scrittori che hanno bisogno di paroloni per arrivare al cuore del lettore, a Paola basta invece raccontare, senza fronzoli, di vita vera. E sarà per il suo continuo contatto lavorativo con la gente, sarà per una sensibilità spiccata ma, di sicuro, sembra sempre avere una marcia in più sulla visione del mondo e sul narrare gli atteggiamenti delle persone.
Un libro profondo questo, dove vengono analizzati i rapporti, quelli familiari, quelli lavorativi, quelli tra culture diverse, estrazione sociale diversa, età diverse, e viene fatto in modo semplice, senza provare a stupire il lettore con eccessi linguistici ma raccontando un mondo, un mondo in cui i paroloni non servono ma servono le storie e le emozioni, quelle capaci di arrivare dritte al cuore! 
Un libro di quelli che restano, se capite cose intendo!
Insomma, io fossi in voi non me lo lascerei scappare!!!

VOTO:



12 commenti:

  1. Bello, bello, bello! Lo stile è particolare, ma la trama davvero piacevole e profonda. Lo ho recensito anche io pochi giorni fa!

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    1. Concordo! La tua recensione mi è scappata, adesso corro a leggerla!

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  2. Autrice di cui ho letto tutto e che adoro da anni. Bellissima tu. ❤️

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    1. Adorerai anche Matilde!

      Grazie per il complimento! ❤️❤️❤️❤️❤️
      Effettivamente mi sento talmente bene fisicamente che mi vedo pure bella... Il potere di un figlio! 😍

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  3. Si ambienta in Barriera e ne parli benissimo, non posso non leggerlo! 😊

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  4. Sto per aprirlo, tieniti pronta! E Nadia, devi leggerlo anche tu!!!!

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