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giovedì 30 novembre 2017

Letture con Marina #26

Buongiorno lettori, come state va? No, non siete impazziti e neanche io... lo so, oggi non è venerdì ma domani sul blog c'è programmato un post particolare quindi ho pensato di postare oggi il post di Marina in modo da darle il giusto spazio.
Vi lascio quindi a una nuova puntata di Letture con Marina.

  

Buongiorno e ben trovati. Mi muovo in un ambito che non seguo con assiduità ed allora, per superare l’imbarazzo di confrontarmici a tu per tu, ho deciso di mettere a confronto due romanzi per ragazzi.                                                                       
IL MONDO DEI RAGAZZI A CONFRONTO CON SE STESSO
 












EPPURE CADIAMO FELICI                           L'UNIVERSO NEI TUOI OCCHI                                                  
Autore: Enrico Galiano                                               Autore: Jennifer Niven 
Casa editrice: Garzanti                                       Casa editrice: De Agostini
Pagine: 384                                                      Pagine: 366
Genere: Narrativa                                              Genere: Narrativa
Anno di pubblicazione: 2017                                 Anno di pubblicazione: 2017
Sinossi: qui                                                       Sinossi: qui
                                                                      Traduzione: S. Mambrini

RECENSIONE:
Novizi della carta stampata, oppure più furbescamente manipolatori e fini utilizzatori dei social? Intelligenti pubblicitari di se stessi? Quanto contano la popolarità sui social ed il sapersi rivolgere ad un pubblico giovane, super fruitore dei moderni mezzi messi a disposizione dalla “nouvelle technologie”? Conta tanto, almeno dopo aver ascoltato attentamente il Prof. Galiano qualche settimana fa a Prata, al Teatro Pileo. Prova ne è che grazie al suo blog con la webserie “Cose da Prof” è scaturita popolarità e da qui la collaborazione con Garzanti, che prima non si era fatta viva con lo scrittore Galiano, nemmeno in risposta all’invio del manoscritto del suo libro. Conta tanto anche per la scrittrice americana Jennifer Niven, che durante l’intervista a PordenoneLegge ha raccontato del web magazine che ha creato 4 anni fa, proprio perché le era venuta l’idea di creare un sito per teenagers - gestito da teenagers che avrebbero dovuto sentirsi parte di una community per discutere dei propri problemi, per leggere degli articoli che potessero essere pertinenti, insomma una sorta di diario mezzo life-style e mezzo letterario.
Dopo questa breve e personalissima considerazione che meriterebbe il titolo di “Gli scrittori del nuovo millennio” e che tante discussioni potrebbe far scaturire (penso all’attualissima Elena Ferrante, non tanto per il genere di scrittura, quanto per la modalità di esposizione al pubblico, completamente diversa da questi due nuovi autori), proseguo con la constatazione che, almeno il romanzo scritto dall’americana Niven, è definito “narrativa young adult”. In realtà entrambi i romanzi presi in esame parlano di una coppia di ragazzi (Jack e Libby da una parte – Gioia e Lo dall’altra), per cui non vedo differenze di genere e li vorrei considerare entrambi narrativa dedicata ai ragazzi, intendendo quella fascia di età che rimane sotto ai vent’anni. Tutti i protagonisti sono adolescenti con problemi vari – e possiamo quindi dire che siamo in presenza di un romanzo di formazione in entrambi i casi, dove i ragazzi imparano a non essere più un’isola, ma a confrontarsi per far sì che i problemi non diventino degli ostacoli insuperabili. In una parola, per cercare di crescere e diventare degli adulti sani e che sanno assumersi le proprie responsabilità (e non quelle che altri, adulti magari, non hanno ancora imparato ad accettare), oltre a sapersi rapportare con gli altri in modo equilibrato. Ma sono forse partita da considerazioni che andavano fatte a fondo pagina.

Ho avuto la fortuna di conoscere entrambi gli autori: a Settembre 2017 durante il Festival Letterario PordenoneLegge ho conosciuto Mrs. Niven; un paio di settimane fa c/o il Teatro Pileo di Prata (PN), ho seguito lo show del professor Galiano. Da una parte la scrittrice americana che raccontava del suo libro e rispondeva alle domande dei giornalisti, dall’altra parte lo scrittore italiano che a Teatro metteva in scena il suo repertorio di consumato professore e novello scrittore (mannaggia!, ma come si fa a dimenticare a casa la documentazione video … In verità secondo me non voleva interruzioni alle sue chiacchiere con la bibliotecaria di Prata, nonchè blogger del blog Due Lettrici quasi Perfette, che insieme alla sua socia hanno portato avanti una bella intervista e letture di parti del romanzo).
 
Entrambi i libri, come dicevamo, parlano di problemi di adolescenti e di crescita personale. In entrambi i casi tramite i protagonisti veniamo a contatto con il mondo scuola, sia in Italia che in America. E possiamo sicuramente trarre spunti di riflessione sul problema del bullismo e sulla vita degli studenti (ritornandoci come mentalità se siamo adulti, riconoscendoci in qualcuno degli studenti se lo siamo ancora oggi noi stessi). E al mondo scuola si connette il mondo famiglia, con tutte le problematiche che i due autori, seppur in modo diverso, ci presentano.

Jack e Libby: ciascuno con forti problemi familiari alle spalle, si conoscono a scuola e, dopo essere partiti con il piede sbagliato, imparano a fidarsi l’uno dell’altro e a far fronte comune ai problemi, aiutandosi a vicenda. Jack prendendo anche atto della particolarissima malattia da cui è affetto, Libby affrontando un problema che sta dilagando in tutto il mondo occidentale, Italia compresa. Gioia e Lo: due adolescenti italiani, con un vissuto familiare alle spalle che ha forti problematiche e che condiziona pesantemente la loro vita, salvo per Lo aggiungergli anche problemi personali di altra natura. Veniamo anche qui a contatto con il mondo scuola, che l’autore evidentemente conosce molto bene – sia assistendo ai comportamenti e ai riti degli studenti, sia venendo a contatto con qualche professore.

Rivelazioni: è quello che entrambi gli autori centellinano, creando forti aspettative sulla storia dei loro ragazzi, per rendere appetibile un prodotto che dovrebbe essere spunto di riflessione per i genitori e per gli operatori sociali che vivono quotidianamente questo tipo di problematiche e rapporti disturbati. Ma è possibile leggere questi due libri come dei romanzi e non solo in veste di saggio? Ma certo! Ed è proprio così che vanno letti. In primis ci si deve godere la storia. Ed in un secondo momento, quando si è finito il romanzo, sarebbe positivo soffermarsi un po’ anche sulle questioni che portano le persone – in questo caso dei giovani ragazzi – ad avere delle reazione deviate rispetto a quanto sarebbe normale, in condizioni di un più maturo discernimento, o forse di una famiglia diversa alle spalle.

Forse per il modo di intervallare la vita raccontataci in prima persona dai suoi due protagonisti – Jack e Libby – il tipo di problemi che hanno, le famiglie che li circondano: tutti insieme gli argomenti, le dinamiche, i protagonisti, la storia ed il modo in cui è stata raccontata mi hanno dapprima incuriosita e poi attirata all’interno della trama, tanto che alla fine della lettura ho potuto considerare questo romanzo molto interessante, divertente e a volte tenero e romantico come solo i giovanissimi sanno – inconsapevolmente – essere. L’Universo nei tuoi occhi è un romanzo che mi ha affascinata per molteplici aspetti e che mi ha tenuta avvinta in considerazioni personali anche dopo averlo finito.

Eppure cadiamo felici è scritto intervallando la terza persona con le battute fulminanti tra Gioia e Lo, con capitoli corti e che dovrebbero essere serrati, ma che a lungo andare mollano un po’ la presa. Anche le battute insistite con cui all’inizio si parlano i due protagonisti, dopo un po’ vengono a noia, ma soprattutto non fanno più sorridere. La storia è carina, anche se non originale. Bella invece l’idea delle parole in tutte le lingue del mondo e che hanno un significato particolare e che Gioia segna ed assapora lentamente, nell’attesa di poterle usare. Belli i luoghi raccontati per chi è della zona: è sempre piacevole poter immaginare in modo perfetto l’ambientazione di cui un autore parla. Forse un po’ troppo problematiche le famiglie descritte, ma perché no?, solo che alcune situazioni sono così esageratamente provocatorie da parte dell’autore, da risultare a mio parere poco credibili e di conseguenza rischiano di non catturare completamente il lettore, che resta un po’ distaccato da tutta la vicenda. Questa è proprio la sensazione che ho avuto. Come suggerito da un grande scrittore di lungo corso - Kurt Vonnegut: “Dà al lettore almeno un personaggio per cui possa fare il tifo”. E in questo romanzo io non ho fatto il tifo per nessuno: mi sono limitata ad essere un lettore che aspettava semplicemente di arrivare alla fine del romanzo. Se dovessi usare un’unica parola per descriverlo, direi: carino! Ed attendo il Prof. Galiano alla sua seconda prova, perché sicuramente ci farà conoscere altri personaggi particolari, visto quanto ha anticipato durante la sua chiacchierata a Teatro.

Ultima cosa, per cui mi riallaccio alle battute iniziali: le copertine di questi due volumi sono entrambe fuorvianti. In entrambi i libri, il volto di due belle ragazze in copertina. Ma perché? La copertina davvero non è in sintonia e non rispecchia ciò che il libro contiene e vuole veicolare come messaggio. E ritorniamo quindi ad un discorso meramente commerciale. E qui temo che gli autori, almeno quelli alle prime armi, non abbiano molta voce in capitolo. Avrei davvero preferito vedere una ragazza “normale”, se proprio doveva essere un primo piano – o magari perché no, una delle belle parole scovate da Gioia sotto-forma di immagine. Creatività signori, creatività! Ed un po’ meno di considerazioni commerciali.

E dopo questo “pippone” contro la svilente commercializzazione di tutto sempre e comunque, Vi auguro un buon weekend.
A presto,
                             

venerdì 22 settembre 2017

Letture con Marina #21

Buongiorno lettori! Eccoci ad un nuovo appuntamento con Marina e con la sua rubrica Letture con Marina. Oggi un post particolarissimo in cui ci racconta la sua esperienza a Pordenonelegge 2017 in cui ha potuto incontrare ed anche intervistare Jennifer Niven, un'autrice che mi riprometto di leggere da molto tempo e che spero di riuscire ad infilare a breve tra una lettura e l'altra.

 
Metti un’autrice americana che con il suo romanzo ti sorprende per la profondità degli argomenti trattati, che sono parte della SUA STORIA, ma che diventano anche parte di te nel momento in cui sfogli le pagine del suo vissuto…
Festival letterario PORDENONELEGGE 2017
VENERDI’ 15 SETTEMPRE 2017 – c/o la SALA GIUNTA della Camera di Commercio  di Pordenone –
L’autrice americana JENNIFER NIVEN presenta il suo ultimo romanzo: L’Universo nei tuoi occhi / Holding up the universe – trad.: S. Mambrini - De Agostini 2017 –
Jennifer Niven arriva a Pordenone con una giornata di ritardo, scompaginando gli impegni dei giornalisti e delle book-bloggers presenti in sala stampa. Ma non appena l’autrice arriva, un raggio di sole illumina la giornata altrimenti grigia e piovosa ed il suo sorriso dolce e la fisionomia tipicamente statunitense fanno desiderare a tutti di poter prolungare quello che sarà un breve incontro per delle ore…

Dopo una piccola presentazione da parte dell’addetta di PordenoneLegge, Jennifer Niven racconta brevemente alla stampa presente a PordenoneLegge il suo nuovo romanzo: L’Universo nei tuoi occhi.

 
Ho deciso di scrivere questa storia perché mi era capitato di parlare con mio cugino, che allora aveva 15 anni e soffriva di prosopagnosia, praticamente si tratta dell’incapacità di riconoscere i volti, situazione in cui tutti appaiono sempre come degli estranei. E Jack infatti, il personaggio principale del mio romanzo, soffre di questa stessa patologia. E quindi non riesce a riconoscere i volti delle persone che incontra e nemmeno quella di se stesso allo specchio. Chiesi quindi a mio cugino come facesse a riconoscere i volti delle persone che amava. E lui mi disse: mi concentro sulle cose importanti, ad esempio quante lentiggini hanno in faccia oppure se sono gentili con me. Ed io ho pensato che fosse veramente un modo incredibile di vedere le altre persone. Noi tutti dovremmo cercare di vedere le altre persone in base alle loro caratteristiche peculiari ed è per questo che ho voluto fortemente scrivere questo romanzo che riguarda proprio il vedere e l’essere visti per chi siamo veramente.

Domanda del moderatore: nel suo libro i due ragazzi protagonisti, Jack e Libby, entrano in conflitto perché inizialmente Jack prende di mira questa ragazza che è molto in sovrappeso, sfogando in qualche modo il suo dolore e la sua frustrazione su di lei. Però ho come l’impressione che non ci sia assolutamente nessun giudizio nel racconto che lei fa. Poi proseguendo nella lettura c’è quasi un’evoluzione verso una storia d’amore tra i due ragazzi. Ma vorrei fosse lei a raccontarci di più in merito…                             
Jennifer Niven: Io sapevo fin dall’inizio come sarebbe avvenuto l’incontro tra Jack e Libby. Sapevo che il primo incontro sarebbe stato piuttosto sconcertante, anche offensivo per la protagonista femminile. Il mio obiettivo per quel che riguarda Jack – ed anche una sfida se vogliamo – era rendere questo personaggio piacevole nonostante tutto e fare in modo che i lettori, al di là della cosa orribile che lui aveva fatto nei confronti di Libby, non si arrendessero, non rinunciassero, non cancellassero da subito questo personaggio. Infatti dovevano capire assolutamente che anche lui aveva alle spalle una storia di dolore, di sofferenza e di paura. Molto spesso nei casi di bullismo è proprio la persona che esercita questo potere negativo ad avere paura e ad essere una persona profondamente insicura. Io desideravo che i lettori si affezionassero a Jack, pur essendo questo un personaggio “fallato”, che ha sicuramente dei difetti. Poi accade questa scena ripugnante perpetrata da Jack ai danni di Libby, che la scuola gestisce in maniera molto seria e decisa, peraltro. Ma Libby, non conoscendo i vissuto di Jack, non lo perdona subito. Ho voluto introdurre proprio così la loro storia perché molto spesso nella letteratura per “giovani adulti” si verifica spesso quello che viene definito “ instant love / amore istantaneo – e vissero da subito tutti felici e contenti”, mentre io volevo fosse un percorso più sofferto, ma anche gentile e delicato allo stesso tempo. 
Il Giornale di Brescia: Lei fa delle ricerche su questo mondo giovanile in continua trasformazione per scrivere i suoi romanzi? Altra cosa: questa disabilità di Jack è una malattia vera e propria?

Jennifer Niven: innanzitutto la ringrazio per avermi definita giovane autrice, perché in effetti io dentro mi sento giovanissima, quasi come se avessi ancora 15 anni. Il sentirmi molto giovane si rivela molto utile per il lavoro che svolgo, cioè scrivere per i così detti giovani adulti. Volevo anche aggiungere che i giovani lettori in realtà sono tutti uguali, cioè provano dei sentimenti che proviamo anche noi, che sono universali. Non hanno spesso a che vedere con l’età od il luogo del mondo in cui ci si ritrova a nascere e a vivere. E questi sono sentimenti che si possono definire come desiderio di appartenenza, di contare qualcosa per qualcuno, di sentirsi ascoltati e di essere visti realmente per chi si è. Questo è ciò che io intendo per sentimenti universali che noi tutti condividiamo ma che probabilmente i teenagers sentono in una maniera amplificata. Per quanto concerne la prosopagnosia, è una patologia neurologica. Nel cervello c’è una piccola parte adibita al riconoscimento dei volti delle altre persone. Si può nascere con un danno a questa parte del cervello oppure la si può contrarre in seguito ad una malattia o ad un trauma cranico. 
Marina del Blog Un Libro per Amico: io volevo chiedere, dato che l’ha già accennato: è questo il motivo per cui prende questa fascia particolare di età per rendere protagoniste le persone all’interno delle sue storie? E poi volevo chiedere se a suo parere il mondo della scuola – visto che parliamo di adolescenti che passano la maggior parte delle loro ore all’interno della scuola – può essere uno specchio della società giovanile in America.                                 

Jennifer Niven: Io ho iniziato a scrivere per i giovani con il romanzo: “Raccontami di un giorno perfetto”. Prima mi ero dedicata più alla saggistica che non alla narrativa per adulti. Però avevo sempre letto con molto piacere la letteratura per giovani adulti. Ed ho iniziato a scrivere questo genere letterario proprio perché ritengo che questo tipo di letteratura dedicato ai giovani sia solitamente molto coraggioso, molto audace ed anche necessario. E anch’io volevo far parte di questo filone. E poi avevo anche una vicenda autobiografica che mi interessava e che desideravo sviscerare. Cioè un ragazzo a cui avevo voluto molto bene intorno ai vent’anni e che avevo perso perché si sera suicidato. Però sono dovuti passare diversi anni prima che io potessi avere il distacco necessario per poterne parlare e per questo ho scelto i personaggi più giovani di me allora - ho ambientato la loro vicenda nella scuola superiore – proprio per avere questa distanza dal mio vissuto autobiografico e anche per poter portare l’attenzione, puntare i riflettori su un fenomeno dilagante che è quello del suicidio giovanile. Io ovviamente all’inizio non ero riuscita a parlare di quello che era successo, ma poi con il passare degli anni ho pensato che potesse essere d’aiuto per i ragazzini, per i giovani che vivono questo periodo della vita che può essere anche doloroso. Per quel che riguarda la scuola direi che sì, almeno negli Stati Uniti è in un certo senso lo specchio della Società perché anche dopo molti anni che si sono finite le scuole noi continuiamo a portarci dietro dei ricordi molto pesanti di quell’ambito. Spesso poi le dinamiche che ci sono in questo periodo della ns vita sono simili a quelle che riscontriamo da adulti. Ritengo quel periodo sia una sorta di palestra utile anche se alle volte dolorosa per la vita che andremo a vivere. 
Giornalista: Dal suo primo romanzo “Raccontami di un giorno perfetto”, stavano realizzando un film. Si sa qualcosa di più?, ce ne può parlare? E ci può dire quanto successo hanno avuto i suoi libri al di fuori dell’America? Perché per esempio in Italia lei è un’autrice amatissima.

Jennifer Niven: In questo momento sto scrivendo la sceneggiatura e le riprese dovrebbero iniziare a Gennaio 2018 e ovviamente sono molto entusiasta di questo nuovo progetto. Non abbiamo ancora scritturato l’attore per la parte di Theodore Finch, proprio perché vogliono trovare un ragazzo dell’età giusta e siccome a questa età i ragazzi cambiano dal giorno alla notte, crescono rapidamente, cambiano voce, etc..., vogliono scegliere l’attore poco prima dell’inizio delle riprese e quindi sarà il mese prossimo se non addirittura più avanti. Ovviamente è un periodo molto entusiasmante: continuo a rivedere il copione – è sicuramente un processo continuo. Volevo poi ringraziarla per il commento che ha fatto riguardo al fatto che sono apprezzata in Italia. Io sono molto grata ai lettori del vostro Paese e devo dire che negli ultimi anni tre anni e mezzo questo libro, Raccontami di un giorno perfetto, mi ha permesso di viaggiare un po’ in tutto il mondo e di conoscere i miei lettori e di raggiungere il successo internazionale soprattutto in Regno Unito, Nuova Zelanda, Australia, Filippine, Germania e Scandinavia (in particolare in Olanda). E’ stato veramente un successo travolgente, devo dire - ed ha sicuramente cambiato la mia vita sotto molti punti di vista.

Lea del Blog Due lettrici quasi perfette: sono onorata di poterle fare una domanda perché mentre leggevo i suoi libri non pensavo di riuscire ad incontrarla. Sono bibliotecaria e incontro spesso giovani lettori e cerco sempre di adottare delle tattiche per cui metto avanti i suoi libri o i libri di altre autrici tipo Raimbow Rowell e nascondo altri che non mi piacciono (non posso naturalmente fare nomi), perché ritengo sia importante che i giovani lettori crescano con dei bei libri. Io non distinguo nemmeno letteratura per ragazzi da quella per adulti. Ci sono buoni libri e libri meno buoni. Però volevo chiederle, relativamente al suo ultimo romanzo. Non riesco a capacitarmi come madre, che un ragazzino già a 6 anni, soffrendo di un disturbo di questo tipo, possa non confessarlo ai genitori. Agli amici magari sì. Ma come è possibile che viva per 10 anni nascondendo a tutti una cosa così dolorosa ed importante.

Jennifer Niven: innanzitutto volevo ringraziarla per il lavoro che svolge, ritengo infatti che il compito dei bibliotecari comporti una grande responsabilità, perché hanno l’onere di mettere il mondo nelle mani dei lettori. Per quanto riguarda la scoperta da parte di Jack della malattia di cui soffre, è stato un processo veramente molto molto lento. E’ vero che fa considerazioni sull’episodio di quando aveva sei anni di età, però è un ricordo vago che lui ha e sul quale riflette in realtà quando è più adulto ed inizia ad avere solo dei segnali in quel preciso momento, non compare all’improvviso la malattia. E lo capisce veramente solo quando noi lettori lo incontriamo: è in quel momento che lui ha realizzato quello che gli sta capitando. In effetti la prosopagnosia è una patologia non così rara come si sarebbe portati a pensare: solo che alcune persone che ne sono affette se ne rendono conto solo in età adulta, intorno ai 40 anni – di vedere le persone in maniera diversa da quanto accade alla maggioranza delle altre persone. Io ho uno zio di 66 anni, ad esempio, a cui questa malattia è stata diagnosticata chiaramente solo 30 anni fa. Lui pensava fosse normale “vedere” le persone così, non sapendo come normalmente gli altri vedono le persone. Rimaneva solo sorpreso quando magari io o mia cugina entravamo in una stanza ed iniziavamo a parlare con persone che lui non conosceva e che però noi evidentemente conoscevamo. Per lui è sempre stata la normalità, questa situazione. Inoltre soffriva di depressione e quindi ascriveva questa sua incapacità alla depressione. Spesso non si è consapevoli di soffrire di questo tipo di malattia. E Brad Duchaine, esperto mondiale di questa malattia e che io cito anche nel libro, dice che ci sono diversi gradi in cui la si può contrarre: alcuni ce l’hanno in forma leggera, senza saperlo perché magari non sanno nemmeno dare un nome a questo loro modo di essere e spesso si pongono delle domande: ma che cosa c’è che non va in me, sono una persona orribile, non mi interesso agli altri, oppure sono solo smemorato. Jack, il nostro protagonista, in effetti lo scopre piuttosto presto rispetto alla media generale perché tante persone come detto o non se ne accorgono oppure nascondono questa loro incapacità proprio perché si vergognano.
Book-blogger: perché portare il blog di Violet nella realtà, dato che al momento dell’incidente di Eleanor poi non viene più portato avanti… Lei segue ancora il Germ (web magazine), dato che ho visto che viene aggiornato molto spesso.

Jennifer Niven: quando ho scritto Raccontami di un giorno perfetto mi era venuta l’idea di creare questo tipo di siti. Come sappiamo nel libro c’è questo sito: Eleanor&Violet.com, che però si ferma subito dopo l’incidente in cui Eleonor perde la vita e nel libro l’ultimo post che viene postato coincide proprio al giorno della morte. E noi abbiamo voluto creare veramente questo sito, il cui ultimo post rispecchia effettivamente quanto c’è nel libro. E quindi non verrà più aggiornato. Mentre invece il web magazine esiste da 4 anni proprio perché mi era venuta l’idea di creare un sito per dei teenagers e gestito da teenagers e che avrebbero dovuto sentirsi parte di una community per discutere dei propri problemi, per leggere degli articoli che potessero essere pertinenti, insomma una sorta di diario mezzo life-style e mezzo letterario. All’inizio io ero molto più coinvolta e intervenivo anche giornalmente, mentre ora mi avvalgo dell’aiuto di due bravissime redattrici, Brianna che faceva in precedenza Violet e Shelby che impersonava Eleanor – e che adesso si occupano di Germ e che sono tanto brave quanto oramai indipendenti. Si occupano di revisionare tutti i testi, di ingaggiare il personale se serve… Io ci passo di tanto in tanto e sono molto fiera ed orgogliosa perché ci sono tanti lettori sia dei miei libri che non, felici di far parte di questa community. 

Il Giornale di Brescia: direi che ha penalizzato parecchio la protagonista di questo suo ultimo libro, Libby. Ha molti problemi, è obesa, diversamente dalla solite protagoniste che sono snelle e bellissime. E’ anche un richiamo al sociale, al problema dell’obesità che soprattutto in America è molto sentito?
Jennifer Niven: mi era capitato spesso di parlare con giovani lettori e anche con i loro familiari, che mi raccontavano come non si sentissero affatto rappresentati dalla letteratura. Proprio perché non rappresentavano l’immagine tipica dell’eroina o dell’eroe di questo tipo di racconti e romanzi. Magari erano un po’ più in carne o con altri difetti fisici. E quindi con questo mio romanzo desideravo che anche questa parte consistente di lettori si ritrovasse, si riconoscesse nelle mie pagine, perché è molto importante rappresentare la diversità dell’aspetto dei giovani. Soprattutto le ragazzine hanno spesso diversi problemi legati a come appaiono, alla loro fisicità, etc… E quindi volevo che ricevessero questo messaggio: che devono sentirsi belle sempre. Per questo ho scritto L’Universo nei tuoi occhi, perché la mia idea è che tutti si devono sentire voluti ed amati – sempre. 
Marina del Blog Un Libro per Amico: mi pare di capire – in entrambi i romanzi – che sia la sua esperienza personale che le dà il là per scrivere una storia. E’ realmente così? 
Jennifer Niven: fino al momento in cui ho scritto Raccontami di un giorno perfetto, io avevo sparpagliato dei pezzi di me nelle mie opere precedenti, ma non mi ero mai rivelata apertamente. In effetti una delle critiche che mi veniva mossa durante i miei studi di sceneggiatura era proprio questa; i miei colleghi mi dicevano: “tu non ti riveli mai apertamente, sei troppo riservata, ti tieni troppo dentro le cose”. Però quando è uscito questo romanzo, ho dimostrato soprattutto a me stessa che posso farlo, che posso veramente mettere tutta me stessa in un romanzo, perché è una storia veramente personale quella che io racconto. Parte da quell’evento tragico della mia vita, di questo ragazzo che ho perso ed era una cosa di cui non mi sentivo in grado di parlare, figuriamoci poi scriverne! E invece l’ho fatto e quando ho pubblicato il libro mi sono resa conto che gli adolescenti, i giovani sono affamati ed hanno bisogno di queste storie e quindi ho ripetuto l’esperienza con il secondo romanzo, che ancora attinge ad esperienze personali della mia vita. Ogni tanto ritengo che ci sia la tentazione di scrivere qualcosa di più dolce o di filtrare tutto con degli occhiali rosa… Poi però succede qualcosa e… mi trovavo ad un evento letterario in Texas ed un giovane lettore si è alzato e mi ha detto: “mi promette che continuerà a scrivere questo tipo di storie oneste e coraggiose che hanno per protagonisti ragazzi come me”? E quindi di fronte ad una richiesta di questo genere, non posso più fermarmi o cambiare registro.
Ultima domanda di una book-blogger: Ha già qualcosa d’altro in cantiere? Saranno storie con problemi legati al mondo giovanile?
Jennifer Niven: forse potrei tornare alla fiction per adulti, però dovrei trovare un soggetto che mi attiri. Ma credo che resterò ancora nel mondo della letteratura per giovani adulti perché il mio cuore è proprio lì. Al momento sto lavorando a due progetti. Uno è un altro romanzo, sempre dedicato al mondo giovanile e poi proprio quest’anno ho venduto un mio libro alla Random House e collaborerò con un altro scrittore, di cui però non posso ancora rivelare il nome (perché deve essere dato a breve l’annuncio ufficiale), per un altro romanzo per giovani adulti. 

Un incontro denso, perché Jennifer Niven ci ha messo a parte di momenti intensi della sua vita, che ha cercato di trasferire nei suoi romanzi perché i giovani – e perché no?, anche gli adulti non più young – li leggano e possano essere spunto di riflessione e confronti. Affinchè ciascuno impari il rispetto per gli altri e per se stesso innanzitutto. Ma sarebbe riduttivo ritenere il suo romanzo utile solo per riflessioni e confronti. E’ un romanzo che mi sento di consigliare perché è interessante di per se stesso ed emoziona, al di là di tutte le altre considerazioni fatte poc’anzi. Un sentito ringraziamento all’interprete, la Sig.ra Chiara, che ha tradotto quanto diceva l’autrice in modo perfetto, senza sbavature o tagli. E un senso di soddisfazione e gioia per aver potuto conoscere, seppur per un fuggevole momento, questa autrice giovanile, che per un’ora ci ha fatto scordare quanto può essere brutto e duro il mondo, andando sempre alla ricerca di ciò che lo fa degno di essere vissuto. E per la meravigliosa e “personalissima” dedica, che con gioia condivido con voi. 
A presto,