venerdì 27 aprile 2018

Recensione #237 - Le mamme ribelli non hanno paura di Giada Sundas

Buongiorno carissimi, eccomi di nuovo qui, in questa settimana particolare, con una grafica tutta nuova (grazie a Mauro per il logo!) per lasciarvi una recensione prima del ponte del primo Maggio. Come sempre porterò mio figlio un paio di giorni sul lago di Garda per il suo compleanno, sperando nel bel tempo! Ma torniamo alla recensione. Si tratta di quella del libro Le mamme ribelli non hanno paura di Giada Sundas edito da Garzanti che ringrazio per la copia, 204 pagine.

Sinossi: Ci sono stati giorni in cui ho organizzato complicate attività ludico-pedagogiche, altri in cui ti ho convinta che passare l'aspirapolvere fosse il massimo dello spasso; ci sono stati giorni in cui ho organizzato una linea d'azione la sera prima, altri in cui ti ho tirato giù dal letto urlando, fatto fare colazione con gli avanzi di cibo trovati in macchina e ti ho lavato la faccia nella fontanella della scuola; ci sono stati giorni in cui ho preparato una complessa ricetta, ripagata con la totale indifferenza, altri in cui ho ricevuto i complimenti per i fusilli olio e parmigiano.
 

Appena ha sentito un piccolo cuore battere dentro di sé, Giada ha cominciato a essere madre. Ma solo quando l’ha stretta tra le braccia quella vita è esistita davvero. Un attimo prima Giada era una persona, un attimo dopo un’altra, e per sempre. Perché quando nasce un figlio si rinasce di nuovo. Si rinasce madri. Da quel giorno ha studiato tutti i manuali esistenti in commercio e ha ascoltato ogni consiglio. Affinché Mya, il suo dono più prezioso, fosse al sicuro, protetta, amata. Eppure non sempre tutto le veniva come era scritto in quei libri o come le avevano detto di fare. Ed è stato allora che ha capito una grande verità: che non esistono regole, leggi, dogmi imprescindibili. Il mestiere di madre si fa ogni giorno, si impara sul campo tra una ninnananna ricca di parole dolci e un rigurgito che rimane su una maglia per giorni. Tra un abbraccio che arriva inaspettato e cambia la giornata e un cartone animato che si odia perché lo si conosce ormai a memoria. Non c’è una ricetta, nessuno la conosce. Le risposte sono dentro ogni madre, sono lì, nel profondo dove risiede l’istinto. Dove vive e cresce l’amore più incondizionato che si possa provare. Dove non c’è bisogno di consultare nessuna enciclopedia per sapere cosa è giusto fare. È l’imperfezione l’unica verità. La morbidezza di un bacio sbavato, la bellezza di un codino che non riesce a star dritto. La ribellione di scegliere un calzino di un colore diverso dall’altro. Sono queste le magie che scaldano il cuore e fanno un figlio felice. Perché solo non seguendo le regole si trova il coraggio di essere madri a proprio modo.


Ho cominciato questo libro aspettandomi tante risate, tanta ironia, tanta leggerezza e invece ha saputo stupirmi.
Non fraintendetemi... tante risate, tanta ironia e tanta leggerezza sono una parte molto cospicua di questa lettura ma c'è di più, molto di più. Ho trovato in questo libro una dichiarazione d'amore profonda dell'autrice alla propria figlia ed anche al suo essere madre, una madre imperfetta senza la paura di ammettere le proprie debolezze ed i propri difetti.
Giada Sundas ci regala - ma soprattutto regala alla propria bambina, scrivendolo in un passaggio molto emozionante - un resoconto del suo essere mamma dalla gravidanza ai primi anni di vita della piccola. Impossibile non ritrovarsi nelle sue avventure, perchè è vero che ognuno di noi è mamma a modo suo ma è anche vero che tutte, incondizionatamente, siamo passate dalla fase pannolini, alla fase pappa, alla fase nanna, a quella dei primi passi e quella delle prime parole. E ogni volta abbiamo aspettato che passassero, convinte che la fase successiva sarebbe stata più semplice. Bè, mio figlio compirà 8 anni tra quattro giorni ed ora capisco la frase che mia mamma mi ha ripetuto fino allo sfinimento per tutta la mia vita: "figli piccoli problemi piccoli, figli grandi problemi grandi". Da figlia l'ho sempre ritenuta una grande banalità invece ora capisco e concordo, in tutto e per tutto. Per me sono lontani i tempi delle prime volte ma Giada ha saputo farmi tornare indietro negli anni e farmi rivivere un po' quei momenti, i primi, quelli dove credi che poi ti abituerai a fare la mamma e saprai sempre cosa fare. Ora, dopo otto anni di "apprendistato" posso dire che non ci si abitua mai e si continua a sbagliare e a sentirsi spesso inadeguate al ruolo.
Pensate ai primi tempi... Chi non ha avuto qualcuno che pretendesse di sapere sempre quale fosse la cosa giusta da fare? Se lo tieni troppo in braccio lo vizi, se lo lasci piangere per qualche minuto per evitare che si abitui ad essere preso subito in braccio sei senza cuore, se lo svegli per mangiare non si fa, se lo lasci dormire perchè evidentemente se non si sveglia ha più sonno che fame lo fai deperire. Se lo sgridi sei troppo rigida, se gliela dai vinta sei troppo debole. Insomma c'è sempre una parente, una vicina, un'amica più figa e più mamma di te, una sconosciuta, che pretendano di dirti cosa fare e come farlo ma pochi, pochissimi, sono quelli che cercano di capire come tu stia veramente.
L'arma vincente Giada ce la mostra pian piano - ed è valida per i primi tempi ma anche per i decenni successivi - ed è quella che io cerco sempre di consigliare alle mie amiche che diventano mamme dopo di me: essere mamme a modo proprio, con i propri difetti, sbagliando, pensando enche un po' a se stesse, lasciando spazio ai papà che sono per una mamma la risorsa più preziosa e soprattutto comportarsi con il proprio figlio nel modo in cui ci si sente felici. Perchè non esistono manuali per essere una mamma perfetta - che le mamme perfette non esistono! - non esistono regole, non esistono certezze. Ogni figlio ha il suo carattere, il suo modo di essere, ed ogni giornata è a se, perchè i bimbi piccoli sono volubili, molto volubili e quelli grandi sono ribelli, molto ribelli. E noi siamo umane!
Ho apprezzato il taglio che l'autrice ha saputo dare alla storia, alternando uno stile divertente ad uno più riflessivo, più profondo, aprendosi a noi senza freni, nel bene e nel male, nei suoi pensieri amorevoli e positivi ma anche in quelli negativi e a volte distruttivi. Perchè non è peccato ammettere che a volte i figli tanto li si ami quanto non li si sopporti, che a volte è necessario staccare la spina, prendere una boccata d'aria, anche andare a lavorare, pur di avere qualche ora di pausa da un rapporto che risucchia tutte le energie. E non si è cattive madri per questo. Nessuno ha il diritto di pensarlo o di farcelo pensare. Perchè essere madri è la cosa più bella del mondo ma anche la più difficile: perchè un figlio cambia gli equilibri della vita; perchè non è facile stabilire delle regole e riuscire a rispettarle; perchè non è facile non sentirsi malissimo quando proprio non ce la si fa e a quelle regole si fa uno strappo; perchè si vorrebbe essere sempre sul pezzo, non essere mai stanche, avere sempre voglia di giocare con loro, di dedicarsi a loro; perchè fare qualcosa per noi può diventare un modo per poi flagellarsi ed incolparsi.
Una lettura che mi sento di consigliare a tutti: alle mamme in crisi perché pensano di non essere all'altezza, alle donne che di figli non ne hanno ancora perché sappiano che non bisogna necessariamente essere perfette, a chi figli non ne vuole perché potrà capire come spesso i giudizi gratuiti verso l'educazione di un bambino possano essere una pugnalata per una mamma che ci combatte tutti i giorni, magari fallendo; ai compagni, mariti, padri, perché possano capire come spesso dietro al sorriso di una neomamma si nasconda la voglia di piangere, di urlare, di prendere una boccata d'aria senza doversi necessariamente sentire un mostro; ai figli per capire che spesso le nostre paranoie sono frutto dell'immenso incondizionato amore che nutriamo verso di loro e infine alle mamme perfette, con i figli perfetti, perché provino ad essere umane, che tanto non ci crede nessuno! Un libro che fa un sacco ridere ma che è anche capace di far scendere più di una lacrima.
Che mi dite, lo avete letto? Siete d'accordo con il mio pensiero? Oppure, lo leggerete?
Raccontatemi nei commenti il vostro pensiero e, se vi va, il vostro modo di essere mamma! Io nel frattempo attendo l'uscita del nuovo libro "Mamme coraggiose per figli ribelli" che uscirà il 24 maggio. Manca pochissimo!!!

VOTO:




giovedì 26 aprile 2018

Coming soon #38 - La scrittrice del mistero di Alice Basso

Buongiorno lettori e buon luned.... opsss giovedì! Ma quanto è bello ricominciare la settimana dopo un giorno di festa e sapere che si avranno davanti solo due giorni prima di un bel ponte rigenerante? Io non vedo l'ora anche perchè ieri ero invitata ad una comunione quindi sono uscita di casa alle 10 del mattino e ci ho rimesso piede alle 20 la sera... bellissimo ma parecchio stancante! Ma torniamo a noi o meglio a voi...
Cosa ci fate seduti davanti allo schermo? Perchè non siete in libreria? Ora da bravi leggete questo post e poi correte in quella più vicina e comprate il libro di cui sono qui a parlare, perchè esce proprio oggi. E se leggendo questo post vi renderete conto di non aver mai letto nulla di questa autrice, andate in libreria e comprate oltre a questo i tre precedenti della serie, che non si può proprio stare senza. Ok, cercherò di essere più chiara. Ecco di cosa sto parlando!
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Titolo: La scrittrice del mistero
Autore: Alice Basso
Genere: Narrativa

Pagine: 320
Costo: 17.90 €
Pubblicazione: 26 aprile 2018 - Garzanti

Descrizione:
Per Vani fare la ghostwriter è il lavoro ideale. Non solo perché le permette di restarsene chiusa in casa a scrivere, incompagnia dei suoi libri e lontano dal resto dell’umanità, per la quale non prova grande simpatia. Ma soprattutto perché così può sfruttare al meglio il suo dono di capire al volo le persone, di emulare i loro gesti, di anticipare i loro pensieri, di ricreare perfettamente il loro stile di scrittura. Un’empatia innata dalla quale trae puntualmente vantaggio il capo della casa editrice per cui Vani lavora. Lui sa che solo la sua ghostwriter d’eccezione è in grado di mettersi nei panni di uno dei più famosi autori di thriller del mondo; perché adora i padri del genere giallo, da Dashiell Hammett a Ian Fleming passando per Patricia Highsmith. Del resto Vani è la migliore e, se deve scrivere di misteri, lo è ancora di più. Persino la polizia si è accorta delle sue doti intuitive e ha chiesto la sua collaborazione. E non è un commissario qualsiasi ad averlo fatto, bensì Berganza, la copia vivente dei detective di Raymond Chandler: fascino da vendere, impermeabile beige e sigaretta sempre in bocca. Sono mesi ormai che Vani e Berganza indagano a braccetto. Ma tra un interrogatorio e l’altro, tra un colpo di genio e l’altro, qualcosa dipiù profondo sembra unirli: altrimenti Vani non saprebbe come spiegare i crampi allo stomaco che sente ogni volta che sono insieme. Eppure la vita di una ghostwriter non ha nulla a che fare con un romanzo rosa, l’happy ending va conquistato, agognato, sospirato. E il nuovo caso su cui Vani si trova a lavorare è molto più personale di altri: qualcuno minaccia di morte Riccardo, il suo ex fidanzato. Superare l’astio che prova per lui e decidere di aiutarlo è difficile, ma Vani sta per scoprire che la mente umana ha abissi oscuri e può tessere trame più ordite del più fantasioso degli scrittori.
Grazie a una protagonista unica nel suo genere, Alice Basso si è fatta amare da lettori e librai. Le sue storie a tinte gialle, costellate di citazioni letterarie, creano dipendenza. Dopo il successo di L’imprevedibile piano della scrittrice senza nome, Scrivere è un mestiere pericoloso e Non ditelo allo scrittore, un nuovo imperdibile romanzo in cui dare vita a un libro, risolvere un caso e accettare di essere innamorati sono tre passi complicati ma insolitamente legati tra di loro.


L'autrice: Alice Basso è nata nel 1979 a Milano e ora vive in un ridente borgo medievale fuori Torino. Lavora perdiverse case editrici come redattrice, traduttrice, valutatrice di proposte editoriali. Nel tempo libero finge di avere ancora vent’anni, canta e scrive canzoni per un paio di rock band. Suona il sassofono, ama disegnare, cucina male, guida ancora peggio e di sport nemmeno a parlarne. Con Garzanti ha pubblicato le altre avventure della ghostwriter Vani, L’imprevedibile piano della scrittrice senza nome, Scrivere è un mestiere pericoloso e Non ditelo allo scrittore.

Incipit: 
 Una voce che gira riguardo alla carta è che sia sincera.
«Lo metto per iscritto.» «È nero su bianco.» «Verba volant, scripta manent.» Sembra quasi che qualcosa sia più vero per il solo fatto di comparire su un foglio. «È così, l’ho letto.» «Carta canta.» «Guarda che ti leggo dentro, per me sei come un libro aperto.» «Ma dove sta scritto?» Se vuoi che qualcosa assuma i contorni della verità – che io per qualche ragione immagino spessi e marcati come in Uniposca nero, o come i profili della Chiesa di Auvers di Van Gogh – devi scriverlo da qualche parte.
E vale ovunque, eh. Sul lavoro: «Chiamalo o fissaci un appuntamento, sai, il rapporto umano, è sempre meglio parlarsi di persona», dice il capo di nuova generazione, però poi aggiunge: «Ma dopo ricordati di mandare un’e-mail per riassumere quello che vi siete detti» (l’e-mail vale come carta, oggi, facciamocene una ragione: è sempre parola scritta che lascia traccia, i pixel sono la nuova cellulosa).
Nei rapporti privati: «La nonna di Angelo è morta», «Mandagli un telegramma»; «Anna e Gerardo si sposano», «Cerco un biglietto d’auguri». Come se tre parole di circostanza, ma per iscritto, levassero il dubbio che ci rammarichiamo o rallegriamo più di quanto farebbe una telefonata o l’espressione della nostra stupida faccia.
Per non parlare delle relazioni sentimentali: dal «Volevo mettere le cose in chiaro, così gli ho scritto una lettera», fino al famigerato: «Mi ha lasciato con un Post-it (o con un messaggio via WhatsApp): diceva semplicemente è finita.»
Barbaro perché brutale. Brutale perché sincero.
Nero su bianco. Bam. 
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Se vi siete persi le mie recensioni dei libri precedenti potete recuperarle cliccando sui titoli qui sotto:

1. L'imprevedibile piano della scrittrice senza nome
2. Scrivere è un mestiere pericoloso
3. Non ditelo allo scrittore

Ora non vi resta che correre in libreria a ritrovare o a fare la conoscenza di Vani!!!


martedì 24 aprile 2018

Recensione #236 - Schegge di Sebastian Fitzek

Buona sera e buon martedì. Orario insolito per pubblicare una recensione ma visto che domani è festa ed io sarò ad una comunione ho pensato di lasciarvi questa sera il mio pensiero sul libro Schegge di Sebastian Fitzke edito da Elliot - 360 pagine -, che mi è stato consigliato da Nadia, braccio destro del blog Desperate Bookswife nonchè una delle mi più assidue e care follower che ormai è diventata un'amica.
Sinossi: Quando Marc Lucas, avvocato che ha dedicato la sua vita ad aiutare gli altri, viene a conoscenza di un esperimento psichiatrico che potrebbe cancellare dalla sua memoria i terribili ricordi che l'accompagnano e lo tormentano dal giorno in cui sua moglie incinta ha perso la vita in un incidente automobilistico del quale lui si sente responsabile, non ha dubbi: la sola speranza di liberarsi di questo peso insopportabile vale il rischio infatti di sottoporsi all'esperimento. Ma, invece che concedergli sollievo e alleviare le sue pene, con l'inizio dei primi test l'orrore comincia a prendere possesso di ogni attimo della sua vita: di ritorno dalla clinica psichiatrica, la chiave di casa non apre più l'appartamento, il nome sul campanello non è più il suo e, quando la porta viene aperta dall'interno, l'incubo ha inizio? Intenso e mozzafiato, sorprendente e inaspettato, Schegge è il romanzo più recente di Sebastian Fitzek e quello che ne ha decretato la definitiva affermazione come il più originale giallista tedesco di questi ultimi anni.

C'è un sogno che faccio in modo ricorrente: vado a trovare i miei nella casa che è stata la mia casa, quella in cui ho abitato fino al matrimonio, quella in cui ancora abitano i miei genitori e in cui vado a pranzo due volte alla settimana. Arrivo sotto casa, leggo i nomi sul citofono e non trovo il loro, trovo solo cognomi sconosciuti che non conosco. Ogni volta mi sveglio di soprassalto e ci metto moltissimo a farmi passare il senso di smarrimento che mi assale.

Ecco, il protagonista di questo libro si trova a vivere sulla sua pelle il mio peggiore incubo. Marc torna a casa e la sua chiave non apre più, torna nel suo ufficio ed il suo posto di lavoro è occupato da una persona che non conosce. Crede di essere impazzito ed ogni dettaglio non fa che accrescere i suoi dubbi.
Con un ritmo serrato che porta il lettore a sentirsi ad un passo dalla follia, Fitzke è riescito a tessere una storia coinvolgente, originale, che non annoia.
Alla base di tutto ci sarebbe un esperimento scientifico che permette a chi vi si sottopone di dimenticare i propri ricordi più dolorosi. Marc ricorda di avere avuto un incontro con i responsabili di questi esperimenti ma non ricorda di aver mai dato il suo consenso al trattamento. E comunque, come è possibile che lui si ricordi tutto, ma proprio tutto della sua vita mentre il resto del mondo sembri non averlo mai conosciuto prima? Cosa è successo veramente? Cosa è andato storto? Quanto di quello che gli capita è frutto della sua follia?
Un tema avvincente, che permette una riflessione profonda sulla labilità dell'essere umano, su quanto si sia disposti a fare per dimenticare i propri traumi, su quanto sia semplice portare un rispettabile e istruito uomo qualunque a credere di essere in preda alla follia più nera andando a toccarlo nei suoi punti deboli.
Una corsa contro il tempo in cui più storie si intrecciano, in cui gli scheletri del passato vengono a galla, in cui niente e come sembra e tutte le certezze crollano pagina dopo pagina, riga dopo riga. 
L'autore analizza uno dopo l'altro i rapporti umani, i rapporti familiari, le paure più profonde, i disturbi mentali - veri o pilotati - le ricerche scientifiche più assurde e ci lascia il tutto come spunto di riflessione.
È difficile parlare di questo libro senza fare spoiler quindi non mi dilungo di più, ma vi assicuro che se cercate colpi di scena e letture che sappiano tenervi con il fiato sospeso questa fa al caso vostro.
Lo avete letto? Conoscete l'autore? Fatemi sapere cosa ne pensate.

VOTO:




venerdì 20 aprile 2018

Letture con Marina #35

Buongiorno carissimi, finalmente un nuovo venerdì è arrivato!  Sono già passate due settimane quindi oggi vi lascio a Marina e alla sua rubrica Letture con Marina.



Buona giornata in questo venerdì, preludio di weekend! Non riesco spesso ad approcciarmi ai grandi della letteratura perché, soprattutto se sono scrittori impegnati anche in ambito sociale e/o politico, temo di non avere abbastanza conoscenze per capire fino in fondo la loro “missione”, chiamiamola così. Chissà se anche a voi capita? E in caso, come agite solitamente. E’ anche vero che con l’avvento di Internet, si possono condurre molteplici ricerche che consentono di accostarsi ad un autore con un minimo di conoscenza che permette una più approfondita consapevolezza e presa di coscienza dei temi che si andranno ad affrontare. A tal proposito e grazie al post di Fede Paliotto in fb, ho scoperto il libro “Come leggere uno scrittore”, dello scrittore e critico John Freeman, agile compendio delle sue interviste ai suoi scrittori preferiti, tra cui appunto, Doris Lessing. Insieme ad “Americana” di Luca Briasco, “amici” oramai inseparabili per arrivare a godere dei libri in lettura. Se conoscete qualche altro vademecum, fatemi cortesemente avere titolo ed autore.
Titolo: IL DIARIO DI JANE SOMERS
Autore: Doris Lessing
Casa editrice: Feltrinelli 1986
Genere: Narrativa contemporanea
Pagine: 256
Traduttore: Marisa Caramella

Sinossi: Janna, donna bella ed elegante di quarantanove anni, caporedattrice di una rivista a larga diffusione, ha alle spalle un solido successo professionale costruito con efficienza e levigata crudeltà, conquistato a prezzo di rinunce nella vita privata. Ha reagito alla perdita di due persone che amava, il marito e la madre, accentuando il proprio self-control e il piglio manageriale che costituiscono il suo fascino. Con vari uomini ha avuto legami brevi e distratti. Non trascura l'aspetto esteriore, sempre perfetto secondo l'ora e l'occasione. Un giorno, in una farmacia, Janna conosce una piccola e vecchia signora, Maudie Fowler. Comincia un'amicizia incredibilmente stretta, un legame quasi simbiotico. Janna prende a condividere e ad amministrare le manie, le fissazioni, le incallite abitudini di Maudie, i suoi malanni senili, e viene a contatto con un mondo disordinato e per lei dolorosamente affascinante, scoprendo una serie di possibili e insospettate trame esistenziali. Quando Maudie, dopo lunghi mesi di malattia, muore, Janna ha un moto di rivolta. Sa che d'ora in poi vivranno in lei due persone, e forse molte persone, germi inattuati di esistenze mai vissute.


RECENSIONE:
Decidendo di dare una sequenza ordinata e lineare a questo romanzo, possiamo in breve focalizzare i punti salienti della storia: siamo a Londra negli anni Sessanta del secolo scorso e Janna Somers (all’anagrafe Jane), è alle soglie dei cinquant’anni. Una donna realizzata nel lavoro, che è splendido, appagante e richiede un orario prolungato con molteplici decisioni di responsabilità da prendere. Lavora alla direzione della rivista Lilith, che ha contribuito a far crescere insieme a Joyce, che potremmo definire la sua collega ed unica amica, nonché direttrice della rivista. All’attivo anche la morte del marito e poi della madre. Che non ha voluto o meglio, non ha saputo seguire nelle fasi della malattia prima e della morte poi. Un’incapacità da moglie bambina, da secondogenita. Un giorno incontra casualmente la vecchia Sig.ra Maudie Fowler in farmacia e senza nemmeno sapere come, si ritrova dentro il suo maleodorante e sporco appartamento. Pian piano invischiata nella vita di questa vecchina rabbiosa, che però ha un qualcosa che ti prende e non ti lascia più andare. E l’elegante e sempre controllata ed autosufficiente Janna farà quello che non ha saputo fare per la madre ed il marito: la seguirà nella vecchiaia fino alla diagnosi di tumore allo stomaco e alla morte. Toccandola, lavandola, cullandola, tenendole la mano nei momenti peggiori. Urlando e vivendo con lei come non ha mai fatto con nessun’altro prima: non con la madre, non con il marito, non con la sorella Georgie…

Questa vicenda come struttura procede per lunghi capitoli, anzi: tre contenitori enormi, entro cui trovano spazio momenti diversi che uniti a fine romanzo creano un tutt’uno omogeneo ed organico. Nel primo capitolo ad ampio respiro Janna riassume quattro anni della sua vita, rimpiangendo di non aver tenuto da subito un diario. Dialoga con noi lettori facendoci partecipi dei suoi ricordi di vita matrimoniale con il marito Freddie e del suo rapporto con la madre e con la sorella. Come lei stessa ammette, un matrimonio ed una vita familiare in cui non si parla di cose vere, almeno non con lei.

Ma è nel momento in cui inizia a raccontarci dei suoi incontri con la novantenne Maudie Fowler che il libro inizia a volare alto. L’autrice approfitta di questo incontro per evidenziare la differenza di un nuovo mondo, fagocitato dal progresso e dal benessere, dove il lavoro, l’eleganza, il fare soldi e l’essere autosufficienti anche emotivamente fanno da contraltare ad una generazione di vecchi, che hanno vissuto solo cinquant’anni prima una vita completamente diversa, fra povertà, privazioni, sacrifici e credenze che non sono più al passo con i tempi moderni.

La differenza fra chi ha un’età matura ed è ancora nel pieno dell’energia e della vita e chi quel confine l’ha già valicato e deve fare i conti con la povertà ma soprattutto con lo sfacelo fisico ed intellettuale. Uno sfacelo che porta ad un degrado inimmaginabile solo un decennio prima e che le assistenti sociali inviate dal Comune tentano di tenere a bada, senza mai riuscirci del tutto e lasciando quindi in condizioni pietose molti di quei vecchi e di quelle vecchie che rifiutano a priori l’aiuto offerto dal Comune. Infermiere, pasti a rotella, dottori, donne delle pulizie, buone vicine (una sorta di badanti volontarie), etc…: un mondo ed un’industria che conosciamo oramai bene anche qui in Italia.

“Perché non sono tutti in un ricovero? Bisogna toglierli di mezzo, metterli dove la gente giovane e sana non li possa vedere, perché non sia costretta a pensare a loro… A che serve che siano ancora vivi?” E di contro: “come valutiamo noi stessi? In base a quali criteri? Dobbiamo valutare le persone dai loro pensieri? E come saranno i miei pensieri tra quindici, vent’anni – quando anch’io sarò vecchia?”

E lungo i successivi due capitoli partecipiamo ai racconti spezzati di Maudie, che svela a Janna la sua vita, ricchissima di esperienze, povera economicamente – ed un po’ triste negli affetti, sin dalla morte della madre in tenera età e dello sfruttamento cui era costretta a causa dell’ingenuità dei tempi. Ma raccontata con un’allegria sfrontata che a volte fa pensare a dei falsi d’autore, ad un passato illuminato dalla dolcezza dei ricordi. Ci viene anche raccontata la vita di un Aiuto Domestico del Comune, con la sua giornata tipo e la sua famiglia. La sua tabella di marcia con questi vecchi e l’incapacità di lasciarli soli solo per rispettare i pochi momenti previsti dall’assistenza sociale.

La bravura di Doris Lessing sta nell’isolare il ricordo della storia, pur mantenendolo nel contesto del racconto e del periodo storico stesso. E’ altresì attenta a non romanticizzare i ricordi della vecchia Maudie, o la vita stessa di Janna, grande appassionata sessuale durante il matrimonio, che scopre piano piano una vita diversa da come l’aveva immaginata e programmata, vedendo ciò che fino a poco tempo prima non aveva voluto vedere.

Avrei apprezzato questo intenso romanzo se solo l’avessi letto dieci anni fa? Forse sì, ma probabilmente non come mi è penetrato dentro ora, con tutti gli argomenti vicini o lontani rispetto al mio vissuto, Particolarmente con questo romanzo mi sono resa conto che “leggendo non cerchiamo idee nuove, ma pensieri già da noi pensati, che acquistano sulla pagina un suggello di conferma. Ci colpiscono degli altri le parole che risuonano in una zona già nostra e facendola vibrare ci permettono di cogliere nuovi spunti dentro di noi”.

Molto interessante è l’intervista che Doris Lessing ha rilasciato a John Freeman nel gennaio del 2006, un anno prima di ricevere il Nobel. Una donna dalla vita turbolenta e lontana dalla mia concezione della parola “famiglia”. Un’autrice che negli anni cinquanta già pubblicava una narrativa di denuncia, quale è tutto questo suo magnifico romanzo. Anche, ma non solo, per farci raccontare una Londra completamente diversa. “Chi scriverà un libro onesto? Guardare qualcosa dritto negli occhi richiede un mucchio di tempo. Chi lo farà?” Ebbene, io credo che Doris May Taylor abbia fatto questo, costantemente, per tutta la sua vita.

A presto,
                             

mercoledì 18 aprile 2018

Book Tag: MY WORLD AWARD 2018

Buongiorno lettori come va? Per oggi non avevo in programma nulla ma ieri ecco una sorpresa, il Tag ricevuto da Sonia del blog Il salotto del gatto libraio.
E visto che i Tag mi piacciono da matti non potevo tirarmi indietro quindi vi beccate questo prost hihihihi.  
Il "My World Award 2018" è nato per conseguire l'intento di farvi conoscere i blogger che più amate e seguite. Questa iniziativa infatti, è un ottimo espediente per farvi conoscere chi si cela dietro agli schermi  dietro gli angolini virtuali che voi frequentate.


Regole:

1. Seguire e taggare il blog che ti ha nominato.
2. Rispondere alle sue 10 domande.
3. Nominare a tua volta 10 blogger.
4. Formulare altre 10 domande per i tuoi blogger nominati. Le domande possono essere su VITA PRIVATA, VIAGGI, CINEMA, ESTETICA, MUSICA, SERIE TV, LIBRI e CIBO.
5. Informare i tuoi blogger della nomination.


Ecco le domande di Sonia:
1. Tanto per iniziare presentati... come ti chiami realmente?
Si comincia con qualcosa di facile! Mi chiamo Daniela, anche se tutti mi chiamano praticamente solo Dany e anche io mi firmo sempre così, sono una mamma, una moglie, un'architetto ed infine una blogger... insomma il mio mondo non ruota solo attorno a questo blog ma nella vita faccio mille altre cose.

2. Come è nata l'idea di aprire il tuo blog?
Dopo aver seguito per parecchio tempo alcuni blog letterari, cinque anni fa ho deciso che anche io volevo condividere la mia passione con gli altri e, nonostante io abbia alcune amiche lettrici nella vita reale, farlo online riesce ad arrivare a più persone e a confrontarsi con più tipi di lettori. Quindi la follia... ho cliccato pubblica senza pensarci troppo e mi sono buttata in questa avventura.

3. Qual'è la tua bevanda preferita?
In realtà normalmente bevo acqua, rigorosamente naturale, perchè è l'unica cosa che mi disseti. Quando invece ho voglia di zuccheri prediligo Sprite o Lemon soda, mentre d'inverno, nelle lunghe giornate fredde, quando voglio coccolarmi, bevo Tè in quantità. 

4. C'è un film che ami più del libro da cui è stato tratto?
Difficile eh! Diciamo che amo immensamente e allo stesso modo il libro Shining e il film che vi hanno tratto.

5. Qual'è il cartone animato che ricorda di più la tua infanzia? Intona la sigla ahhaah
O-O-O-Occhi di gattoooooo, O-O-O-Occhi di gattoooooo, è questo il nome del trio compatto, son tre sorelle che han fatto un patto,
O-O-O-Occhi di gattoooooo, O-O-O-Occhi di gattoooooo, ecco han colpito là di soppiatto, fuggendo poi con un agile scatto.
Occhi di gatto e un altro colpo è stato fatto!

ahahahahah ho passato pomeriggi interi con le mie amiche, alle elementari, nella via dietro casa, a giocare facendo finta di essere loro... ricordi indelebili che nessuno mi porterà mai via.

6. Se potessi vivere una sola giornata fra le pagine di un libro quale sceglieresti?
Ecco, è arrivata la domanda difficile...
Forse mi piacerebbe passare un Natale a casa Puglisi insieme a Ninella, don Mimì e tutti gli altri splendidi personaggi che Luca Bianchini ha saputo creare con Io che amo solo te e La cena di Natale.

7. Hai mai voluto prendere il posto della protagonista di un libro?
Bè, diciamo che io una luna di miele con Edward Cullen di Twilight al posto di Bella me la farei... hihihihihi (onestà prima di tutto!)

8. La tua canzone preferita del momento?
Senza ombra di dubbio "La prima volta" dei Negramaro. Li adorooooooooo!!!!

9. Qual'è la star di Hollywood che vorresti invitare a cena?
Purtroppo il mio più grande amore cinematografico se n'è andato qualche anno fa, ma se potessi farlo tornare tra i vivi direi Robin Williams, che sicuramente mi avrebbe assicurato tante risate. Se non fossi sposata allora a Patrick Dempsey ci farei un pensierino ahahahahhahaahaha

10. Cosa ami di più nei blog che segui?
Amo la semplicità, la leggerezza (ovviamente sempre unita alla serietà) e amo soprattutto l'umiltà; tutte caratteristiche che cerco anche nelle persone della vita reale! Qui non faccio differenze.

Veniamo ai miei nominati:

  
Ed infine le 10 domande che voglio fare ai blog che ho nominato:
1. Come ti chiami e cosa fai nella vita?
2. Quali altre passioni hai oltre alla lettura?
3. Come scegli i libri da leggere?
4. Se dovessi usare tre aggettivi per descriverti quali sarebbero?
5. Come è nata la tua passione per la lettura?
6. Qual è l'ultimo viaggio che hai fatto?
7. Se fossi un regista e dovessi scegliere un libro da trasformare in film quale sceglieresti e perchè?
8. Hai animali domestici?
9. Quale canzone utilizzeresti per descrivere il tuo blog?
10. Qual è il tuo piatto preferito?
Anche per oggi è tutto! Spero vorrete linkarmi nei commenti il post con le vostre risposte :)


martedì 17 aprile 2018

BibliOmaggi #24


Ciao a tutti. Qual è il modo migliore per superare il martedì, la giornata più noiosa che ci sia? Pensare alle letture che ci accompagneranno a breve! Eccomi qui, quindi, a presentarvi i tantissimi libri ricevuti in omaggio nell'ultimo periodo. Mettetevi comodi perchè sono parecchi! ;)  
  • Le mamme ribelli non hanno paura di Giada Sundas, edito da Garzanti, che ringrazio per la copia, 204 pagine. Data pubblicazione:  11 maggio 2017.
    Un libro che è già uscita da un annetto ma di cui avrete modo di sentire parlare parecchio qui sul blog per un progetto di cui non posso ancora parlare! ;)
Descrizione: Ci sono stati giorni in cui ho organizzato complicate attività ludico-pedagogiche, altri in cui ti ho convinta che passare l'aspirapolvere fosse il massimo dello spasso; ci sono stati giorni in cui ho organizzato una linea d'azione la sera prima, altri in cui ti ho tirato giù dal letto urlando, fatto fare colazione con gli avanzi di cibo trovati in macchina e ti ho lavato la faccia nella fontanella della scuola; ci sono stati giorni in cui ho preparato una complessa ricetta, ripagata con la totale indifferenza, altri in cui ho ricevuto i complimenti per i fusilli olio e parmigiano.
Appena ha sentito un piccolo cuore battere dentro di sé, Giada ha cominciato a essere madre. Ma solo quando l’ha stretta tra le braccia quella vita è esistita davvero. Un attimo prima Giada era una persona, un attimo dopo un’altra, e per sempre. Perché quando nasce un figlio si rinasce di nuovo. Si rinasce madri. Da quel giorno ha studiato tutti i manuali esistenti in commercio e ha ascoltato ogni consiglio. Affinché Mya, il suo dono più prezioso, fosse al sicuro, protetta, amata. Eppure non sempre tutto le veniva come era scritto in quei libri o come le avevano detto di fare. Ed è stato allora che ha capito una grande verità: che non esistono regole, leggi, dogmi imprescindibili. Il mestiere di madre si fa ogni giorno, si impara sul campo tra una ninnananna ricca di parole dolci e un rigurgito che rimane su una maglia per giorni. Tra un abbraccio che arriva inaspettato e cambia la giornata e un cartone animato che si odia perché lo si conosce ormai a memoria. Non c’è una ricetta, nessuno la conosce. Le risposte sono dentro ogni madre, sono lì, nel profondo dove risiede l’istinto. Dove vive e cresce l’amore più incondizionato che si possa provare. Dove non c’è bisogno di consultare nessuna enciclopedia per sapere cosa è giusto fare. È l’imperfezione l’unica verità. La morbidezza di un bacio sbavato, la bellezza di un codino che non riesce a star dritto. La ribellione di scegliere un calzino di un colore diverso dall’altro. Sono queste le magie che scaldano il cuore e fanno un figlio felice. Perché solo non seguendo le regole si trova il coraggio di essere madri a proprio modo.
  • L'amore mi chiede di te di Lucrezia Scali, edito da Newton Compton, che ringrazio per la copia, 313 pagine. Data pubblicazione: 23 ottobre 2017.
    Anche in questo caso, state connessi, a breve buone nuove!
Sinossi: Roccamonte è una cittadina tranquilla, dove non succede mai molto. Per questo fa notizia anche l'apertura di una tisaneria: a gestirla è Selva, una ragazza arrivata da poco in paese. Considerata strana sin da piccola, per i suoi gusti diversi dalle coetanee, Selva ha un dono particolare: è brava ad aiutare chi è in difficoltà. Per qualsiasi problema, lei ha pronto un rimedio a base di erbe. Enea è il primo cittadino di Roccamonte: disponibilissimo con tutti, gentile e cordiale. Eppure assolutamente restio a lasciarsi coinvolgere. Tanto meno da Selva, con la quale Enea non sembra avere niente in comune. Ma nonostante si ripeta che debba starle alla larga, non può negare, almeno a se stesso, di esserne attratto. Quando finalmente tra i due sta per nascere qualcosa e lui pare deciso a lasciarsi andare, qualcuno fa ritorno in paese. Qualcuno che appartiene al passato di Enea.
  • Mosaico napoletano di Daniela Carelliche ringrazio per la copia, edito da Segmenti, 234 pagine. Data pubblicazione: 5 aprile 2018.
    Ho seguito la presentazione di questo libro al Book FestivalBar di Cernusco sul Naviglio la scorsa domenica e mi ha subito incuriosito.
Sinossi: Una forza misteriosa trascina Giuseppe su una terrazza di Napoli costringendolo a rivivere gli anni della sua infanzia e dell'adolescenza, i primi amori, le battaglie che ha dovuto combattere, i lutti che ha dovuto subire. I ricordi si affacciano alla mente felici e spensierati, tristi e amari. Ricordi di un tempo in cui i telefoni andavano a gettoni e la musica di Pino Daniele era incisa su vinile; ricordi dai colori accesi, vibranti, pallidi o smorti. Ricordi da cui è fuggito, scappando da Napoli per rifugiarsi a New York, e che dovrà finalmente affrontare per giungere a un'inaspettata rivelazione.





  • Invidia il prossimo tuo di John Niven, edito da Einaudi, 296 pagine. Data pubblicazione: 13 marzo 2018.
    Ricevuto grazie alla collaborazione con Unilibro e che ho gia letto e recensito. Se vi siete persi il mio pensiero cliccate qui.
Sinossi: Alan è un celebre critico gastronomico. È felicemente sposato, ha tre figli e una grande casa a pochi minuti dal centro di Londra. Quando all'uscita della metropolitana rivede quello che in gioventù era il suo «migliore amico», sulle prime non crede ai propri occhi. Craig, il Craig che sembrava destinato a diventare una rockstar di fama internazionale, è invece ridotto a chiedere l'elemosina ai passanti. Alan non deve pensarci su più di tanto, giusto il tempo di una birra. Lo aiuterà. Lo ospiterà a casa sua fino a quando Craig non si sarà rimesso in carreggiata. Lo fa perché è generoso? Oh, certo. Perché i vecchi amici vanno aiutati? Sicuro, come no. Ma diciamocelo, sostenere Craig gli dà un piacere sottile e feroce: lui ce l'ha fatta, Craig no. Alan sconterà il bene che sta facendo, non c'è dubbio. Perché non c'è nulla di più odioso del successo degli altri. E nulla ci dà più gioia del vederli crollare.

  • Quelle del quarantanove di Valerio Maria Fiori e Marco Amato, edito da IoScrittore, che ringrazio per la copia, 128 pagine. Data pubblicazione: 29 marzo 2018.
    Un romanzo storico ambientato a Roma nella metà del 1800.
Sinossi: Roma, 1849. Vincenza Diotaiuti porta il nome e il cognome che le hanno dato le suore dell’orfanotrofio in cui è cresciuta. Per gli amici è Cencia, e di «amici» ne ha parecchi, visto che fa la prostituta in una via del centrodella capitale. Ma basta qualche mese di carcere per scoprire, appena uscita, una città diversa: confusa, turbolenta, irriconoscibile. È Peppe, il suo protettore, a spiegarle cos’è accaduto mentre lei era in prigione.
A Roma è arrivato un certo Mazzini che ha instaurato la repubblica, e perfino il papa è scappato.
Nel clima euforico della neonata repubblica romana, Cencia incontra una donna diversa da tutte quelle che ha conosciuto fino a quel momento. Si chiama Cristina Trivulzio di Belgioioso, è affascinante e colta ed è, soprattutto, una principessa. Le offre un lavoro in ospedale, dove sono ricoverati i rivoltosi feriti. Tra loro uno in particolare colpisce Cencia, un giovane soldato dallo sguardo azzurro e puro, che sembra molto legato alla principessa...
Una storia di ideali e delusioni, eroismo e spionaggio raccontata attraverso la voce di una donna semplice ma arguta.


  • Di niente e di nessuno di Dario Levantino, edito da Fazi, che ringrazio per la copia, 159 pagine. Data pubblicazione: 19 aprile 2018.
    Un libro che mi ha incuriosito subito e che ho subito accettato quando la casa editrice me lo ha proposto. Un libro di un autore italiano, ambientato a Palermo e da cui mi aspetto grande emozioni.
Sinossi: Brancaccio, periferia di Palermo. Rosario è un adolescente solitario con la passione per la mitologia classica e il mare. Il padre, cinico e bugiardo, ha un negozio di integratori per sportivi in cui gestisce lo smercio illecito di sostanze stupefacenti; la madre, accudente e remissiva, dedica tutto il proprio tempo alla cura della casa e della famiglia. Solo di tanto in tanto, la donna si concede una pausa per lucidare il trofeo vinto come miglior portiere da nonno Rosario, morto prematuramente nel terremoto del Belice del 1968. Quando, per accontentare un inconfessato desiderio della madre, il ragazzo decide di giocare in quello stesso ruolo con la squadra di quartiere, il percorso che lo condurrà all'età adulta ha inizio: tra i pestaggi, la scoperta dell'amore e il disincanto, Rosario troverà la forza di emanciparsi dalla violenza e dalla menzogna che da sempre hanno oppresso la sua vita. Un'intensa storia di formazione condotta con la voce, spietata e dolcissima, di un adolescente che lotta per sovvertire i morbosi equilibri di una famiglia infelice. Un giovane autore dalla scrittura agile e peculiare capace di raccontare la paura e l'audacia di un ragazzo che, nel Sud passionale e violento delle periferie, ha il coraggio di diventare un uomo.

  • All'inizio del settimo giorno di Luc Lang, edito da Fazi, che ringrazio per la copia, 560 ca. pagine. Data pubblicazione: 10 maggio 2018.
    Anche in questo caso come per il libro precedente non ho avuto dubbi, la trama mi ha talmente intrigata che ho subito detto sì!
Sinossi: Alle quattro di notte squilla il telefono. È la polizia, che informa Thomas che sua moglie è morta in un incidente d'auto, avvenuto su una strada dove non doveva trovarsi. Comincia un’indagine implacabile, nel corso della quale molti segreti verranno a galla: segreti nascosti dalla moglie sulla loro vita
di coppia, ma anche segreti sepolti nella storia della sua famiglia, che vedono coinvolti i genitori e i fratelli in vicende dolorose sulle quali tutti hanno sempre preferito tacere. Da Parigi a Le Havre, daiPirenei all’Africa nera, Thomas sarà costretto a fare i conti con territori intimi e distanze incolmabili.



Ecco fatto, questi sono i nuovi arrivi. Quando troverò il tempo per leggerli tutti? Probabilmente di notte!!! Barcollo ma non mollo ;)
E voi, cosa mi dite? C'è qualcuno di questi libri che avete già letto o che desiderate leggere? Come sempre aspetto i vostri commenti per confrontarmi con voi.



lunedì 16 aprile 2018

Coming soon #37 - Vittoria di Barbara Fiorio

Buongiorno lettori, una nuova settimana è cominciata. Come è stato il vostro weekend? Il mio scoppiettante! Con la mia amica Valentina sono andata a Cernusco sul Naviglio a vedere la presentazione di Federica Bosco all'interno del Book FestivalBar, evento organizzato dall'Associazione Clio. Un'atmosfera rilassata e divertente ha contraddistinto l'incontro che mi ha anche fatto conoscere Daniela Carelli, un'autrice che non conoscevo e di cui voglio scoprire qualcosa di più. Ma passiamo al post di oggi in cui vi parlo di una prossima uscita che attendo con trepidazione!
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Titolo: Vittoria
Autore: Barbara Fiorio
Genere: Narrativa

Pagine: 272
Collana: I narratori
Costo: 15.00
Pubblicazione: 19 aprile 2018 - Feltrinelli

Descrizione:
Vittoria non crede nella spiritualità dei manuali, negli aforismi da calamite e soprattutto non crede nei cartomanti: molto meglio un piatto di trenette al pesto con un’amica che farsi leggere i tarocchi.

Fotografa genovese con alle spalle alcune pubblicità di successo, è sempre riuscita a navigare tra le difficoltà della vita grazie a un valido mix di buonsenso e ironia. Credeva anche di aver trovato l’amore ma, quando Federico se ne va, lasciandola sola in una casa piena di ricordi, il mondo le crolla addosso. Disorientata e in profonda crisi creativa, Vittoria si ritrova a quarantasei anni senza compagno, senza lavoro e senza sapere più con quali soldi comprare le crocchette a Sugo, il suo adorato gatto. A soccorrerla arriva un aiuto inatteso, sotto forma di un mazzo di tarocchi che suo malgrado, e nonostante il suo scetticismo, scopre di saper leggere con imprevedibile talento.
E così, tra la carta dell’Eremita che le ricorda Obi-Wan Kenobi e la Ruota della fortuna che sembra un party psichedelico, nel suo salotto fanno la loro comparsa tanti volti nuovi, consultanti di ogni età che le portano uova fresche, insalatina a chilometro zero e ratafià in cambio di un vaticinio.
Circondata da anime gentili che come lei cercano di rammendare il loro cuore spezzato, e da amici fidati che per mesi la incoraggiano e la proteggono, Vittoria senza rendersene conto tornerà pian piano ad ascoltare il mondo che la circonda ritrovando, insieme alla vena creativa, la forza di credere in se stessa.

Una fotografa in crisi.
Un lavoro improvvisato che apre orizzonti inattesi. Un inno all’amicizia e alla creatività, le carte vincenti per reinventarsi la vita.
“Mi piacerebbe trovare davvero la magia.
Non quella dei tarocchi o delle manciate di sale grosso, ma quella in cui mi rifugiavo da piccola, dove tutto era possibile e fantastico. Negli anni ho scordato una delle magie più potenti: la leggerezza. Perché si può esorcizzare il dolore con la capacità di ridere. E si può essere straordinari senza prendersi terribilmente sul serio.”

L'autrice:  Barbara Fiorio (Genova, 1968), formazione classica, studi universitari in graphic design, un master in marketing communication, ha lavorato per oltre un decennio nella promozione teatrale ed è stata la portavoce del presidente della Provincia di Genova. Tiene corsi e laboratori di comunicazione e di scrittura, tra cui il Gruppo di Supporto Scrittori Pigri (GSSP). Ha pubblicato il saggio ironico sulle fiabe classiche C'era una svolta (Eumeswil, 2009) e i romanzi Chanel non fa scarpette di cristallo (Castelvecchi, 2011), Buona fortuna (Mondadori, 2013), Qualcosa di vero (Feltrinelli, 2015) e Vittoria (2018). I suoi libri sono tradotti in Spagna e in Germania.

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Se mi seguite da tempo sapete quanto io abbia adorato Qualcosa di vero - il fungone come l'ho sempre chiamato io!!! Recensione qui - quindi questa prossima nuova uscita non poteva passare inosservata. Io lo leggerò di sicuro al più presto e voi? Se vi fidate vi consiglio di segnarvi la data e correre in libreria.


venerdì 13 aprile 2018

Recensione #235 - Invidia il prossimo tuo di John Niven

Buongiorno lettori, finalmente venerdì! Speriamo che il weekend ci regali un po' di sole perchè qui al nord in questi giorni ci stanno crescendo le branchie! Oggi sono qui per parlarvi di un libro ricevuto grazie alla collaborazione nata tra il blog e Unilibro.  Si tratta di Invidia il prossimo tuo di John Niven edito da Einaudi, 296 pagine.

Sinossi: Alan è un celebre critico gastronomico. È felicemente sposato, ha tre figli e una grande casa a pochi minuti dal centro di Londra. Quando all'uscita della metropolitana rivede quello che in gioventù era il suo «migliore amico», sulle prime non crede ai propri occhi. Craig, il Craig che sembrava destinato a diventare una rockstar di fama internazionale, è invece ridotto a chiedere l'elemosina ai passanti. Alan non deve pensarci su più di tanto, giusto il tempo di una birra. Lo aiuterà. Lo ospiterà a casa sua fino a quando Craig non si sarà rimesso in carreggiata. Lo fa perché è generoso? Oh, certo. Perché i vecchi amici vanno aiutati? Sicuro, come no. Ma diciamocelo, sostenere Craig gli dà un piacere sottile e feroce: lui ce l'ha fatta, Craig no. Alan sconterà il bene che sta facendo, non c'è dubbio. Perché non c'è nulla di più odioso del successo degli altri. E nulla ci dà più gioia del vederli crollare.


Di Niven ho letto e adorato, qualche anno fa, A volte ritorno, recensione qui. A seguito di quella lettura ho comprato tutti i libri successivi di questo autore - anche se non sono ancora riuscita a leggerli - quindi quando ho saputo che era uscito questo nuovo romanzo non ci ho pensato due volte e l'ho voluto subito. Un libro molto diverso questo, rispetto a quello di cui vi parlavo, con una trama più "normale" ma che porta nella stessa maniera alla riflessione. Un libro che parla di quella linea sottile su cui ci si muove per fare del bene e da cui spesso si cade facendo un gesto più per compiacere se stessi ed ostentare le proprie possibilità che per effettivo buon cuore. È su questa linea che si muove Alan per tutte le quasi trecento pagine senza però rendersi bene conto di quanto questa linea possa essere fragile.
Alan è un critico gastronomico ed è sposato con Katie, una bellissima donna di origini aristocratiche. Ne hanno fatta di strada insieme da quando con un minimo prestito da parte del suocero hanno acquistato la prima proprietà a Londra riuscendo poi ad azzeccare tutta una serie di investimenti costruendosi così un'esistenza agiata e senza pensieri. Una famiglia perfetta insomma: una coppia affiatata con due lavori prestigiosi, una mastodontica ed elegante casa a pochi chilometri da Londra, tre figli che frequentano le più costose ed importanti scuole possibili, nessun neo a parte i normali battibecchi dovuti all'adolescenza della figlia di mezzo.
È un giorno qualunque quando Alan incontra Craig, uno dei suoi più vecchi e cari amici. Craig da ragazzo era una rockstar. Diventato famoso grazie al suo talento musicale era stato l'invidia e l'esempio per i suoi coetanei. Quando Alan lo incontra Craig sta mendicando ai bordi di una strada, è sporco, non curato e non assomiglia neanche lontanamente a quel ragazzo che aveva fatto successo.
I ruoli si sono invertiti: Alan adesso è molto famoso e temuto nel suo ambiente, mentre Craig è stato dimenticato dal mondo.
Dopo qualche chiacchiera ed un caffè insieme Alan si ritrova ad invitare l'amico a casa sua per qualche giorno e ad offrirgli una doccia e dei vestiti puliti. Alan lo fa per buon cuore o per ostentare il suo benessere? Forse un po' per entrambi i motivi. È così che Craig entrerà nuovamente nella sua vita, occupando per diversi mesi la camere degli ospiti, diventando quasi uno di famiglia.
Niven ci racconta, con un'ironia un po' più velata rispetto a quanto fatto in A volte ritorno, la rinascita di un'amicizia sotto cui può però nascondersi invidia, gelosia, rancore.
Da subito fa capire al lettore che Craig nasconde qualcosa e che in realtà quella convivenza apparentemente tanto felice può nascondere delle insidie.
Le pagine scorrono senza freni, lo stile è quello che avevo imparato a conoscere ed amare, i personaggi sono caratterizzati alla perfezione così come lo sono gli ambienti in cui questi si muovono. Quello che forse tra tutto mi ha convinto un po' meno è proprio la trama che regge, è ben costruita ma forse è un po' troppo banale rispetto quello che mi aspettavo da un autore come lui.
La capacità di Niven resta però quella di saper ponderare perfettamente la serietà dei temi su cui tra le righe ci fa riflettere e la leggerezza con cui questi temi in alcuni momenti vengono affrontati. Storia di amicizia, come vi dicevo, ma anche di amore, di famiglia, di lealtà, di fedeltà, tutto racchiuso in poco meno di trecento pagine.
La vita ci insegna che quando un elemento esterno scalfigge la quotidianità e le abitudini di un contesto familiare tutto, sia in positivo che in negativo, può succedere. E Niven ce lo mostra bene, analizzandone ogni sfaccettatura e creando una sorta di catena in cui ad ogni azione, corrispone una reazione, che a sua volta ne scaturisce una successiva tirando così le fila di tutto il romanzo.
Quante volte ci siamo chiesti se comportandoci diversamente avremmo potuto cambiare le sorti degli eventi? Sicuramente questo romanzo ci dimostra che basta una scelta dettata da un attimo a condizionare irrimediabilmente una vita intera.
Un libro che nell'insieme mi è piaciuto pur lasciandomi qualche perplessità.

Ringrazio ancora Unilibro.it per la copia.
Se questo libro vi incuriosisce, per saperne di più ed eventualmente acquistarlo potete cliccare qui!

VOTO:




mercoledì 11 aprile 2018

Recensione #234 - Sentimi di Tea Ranno

Buongiorno readers, come va? Oggi torno con una recensione, quella del libro Sentimi di Tea Ranno edito da Frassinelli - che ringrazio per la copia -, 240 pagine.

Sinossi: Durante una notte surreale, e nello stesso tempo fin troppo reale, una donna, una scrittrice, tornata nel paese siciliano dove è nata, ascolta decine di voci che giungono da un altrove indistinto, che si fanno strada in una nebbia strana, inquietante. Sono voci di donne morte, che vogliono raccontare le loro storie perché la scrittrice le trascini fuori dall'oblio. Sono storie dolorose, a volte tragiche, che hanno una caratteristica in comune: in tutte, l'umanità delle protagoniste, la loro complessità emotiva e intellettuale tutta femminile, viene annullata nella dicotomia maschile della donna "santa o buttana". Ma non solo per raccontarsi, i fantasmi di queste donne parlano all'autrice: c'è anche un'altra storia, che tutte le coinvolge, e che vogliono si sappia. La storia di Adele, figlia di Rosa, ma non del suo legittimo marito, Rosario. E la colpa più grave di Adele è quella di avere i capelli rossi, come il suo vero padre, segno inequivocabile del tradimento. Per questo Rosario passerà il resto della sua vita nel tentativo di uccidere la bambina. E per questo le donne del paese, le stesse donne che si raccontano, faranno di tutto per salvarla. Perché levare almeno la piccola Adele dai meccanismi mentali malati di questi maschi brutali, ancestrali e irredimibili, vorrebbe dire aver salvato tutte loro.

Quando prenderete in mano questo libro fatelo con la consapevolezza di essere al cospetto di una lettura particolare e anche parecchio originale; un impianto narrativo non banale con una potenzialità enorme.
Una donna di cui non è dato sapere il nome e di cui in realtà sapremo molto poco in generale - ma che sono convinta rappresenti proprio l'autrice -, torna al suo paese di orgine, in Sicilia. Ad attenderla una notte nebbiosa ed una serie di donne morte che vogliono raccontarle tutto di loro affinchè lei, scrittrice, dia voce alle loro storie e a quella di Adele, una ragazza dai capelli rossi e gli occhi azzurri figlia del peccato, che per questo ha vissuto la sua vita costantemente in pericolo di morte.
Appena iniziato a leggere sono rimasta affascinata dall'idea. Sentimi - il titolo del romanzo - non è altro che la parola che le donne morte pronunciano per farsi ascoltare dalla scrittrice che dovrà scrivere di loro. Quando il lettore legge quel "sentimi" sa che è in arrivo un'altra donna, un'altra storia, una vittima o una carnefice ma, comunque, una donna che ha voglia di raccontarsi al mondo perchè pensa di non essere stata capita.
Tutte sentono di essere state vittime dell'incomprensione. Ognuna di loro, giusto o sbagliato che sia il proprio comportamento, è convinta di potersi riscattare al mondo raccontando la propria verità. La raccontano direttamente con la propria voce, rivolgendosi all'autrice e rendendola messaggera. La loro è una verità che spesso confonde, che a volte fa arrabbiare, che a volte è palesemente incomprensibile ma, si sa, nella vita bisogna sempre sentire le due campane prima di prendere una posizione, o almeno così si dovrebbe fare.
L'atmosfera generale è parecchio cupa: la notte, la nebbia, le donne morte che raccontano di uccisioni, di violenze sessuali e di amanti permettono di entrare in pieno nel romanzo e di sentirsi quasi parte della scena. Una sensazione continua che accompagna il lettore per tutto lo scorrere delle pagine.
Lo stile dell'autrice è coinvolgente, le frasi in siciliano che ciclicamente escono dalla bocca delle protagoniste - capibili da tutti grazie alle traduzioni in nota - arricchiscono la storia e gli danno una caratterizzazione reale e tangibile. Ho letto voracemente il primo centinaio di pagine, incapace di smettere di leggere, talmente queste donne riuscivano a catturare la mia attenzione; poi però qualcosa è cambiato, i nomi sono diventati tanti, gli intrecci ancora di più ed ho iniziato a perdere il filo, ho cominciato a dover tornare indietro per cercare di ricordare chi fosse sorella di chi, chi avesse tradito chi, chi avesse ucciso chi e la mia attenzione è un po' scemata, facendomi arrivare con fatica alla fine della lettura e non permettendo di lasciarmi andare alle emozioni perchè troppo attenta a seguire la storia.
Sicuramente sarà un mio limite, come quello che ho verso i racconti, ma purtroppo questo impianto che all'inizio tanto mi ha tanto affascinato è stato poi ciò che mi ha messo in difficoltà, perchè le poche righe spesso utilizzate per descrivere la vita di alcune delle tantissime donne che intervengono nella storia non mi sono bastate per farmi un quadro chiaro dell'insieme, portandomi a volte a chiedermi dove si volesse andare a parare. Verso la fine del romanzo appaiono poi degli accenni ad una certa Viola Fòscari e una certa Vincenzina Sparviero che, devo dire la verità, si capiva potessero essere le protagoniste di vecchi libri dell'autrice - cosa di cui ho poi avuto la conferma cercando notizie in internet - ma che al momento dell'apparizione in questo romanzo hanno non poco confuso l'idea già annebbiata che avevo in mente.  Bella come idea, ma in un libro già così ricco forse l'ho trovato un po' troppo per chi, come me, le storie precedenti non le ha lette.
Profondo il messaggio di denuncia verso la violenza sulle donne, che tra le righe viene lanciato al lettore, importante la scelta di un romanzo corale formato solo da donne che, nel bene e nel mane, ne sono protagoniste, bellissima l'ambientazione siciliana.
Un'autrice che, nonostante le mie difficoltà, è riuscita ad incuriosirmi e di cui proverò a leggere ancora qualcosa.
Avete letto questo romanzo? Cosa ne pensate?

VOTO:




lunedì 9 aprile 2018

ANTEPRIMA - Recensione #233 - All'ombra di Julius di Elizabeth Jane Howard

Buongiorno lettori, come state? Post particolare oggi, perchè posso finalmente condividere con voi una recensione che ho pronta da quindici giorni ma che posso pubblicare solo ora. Si tratta di quella di un libro in uscita proprio oggi in tutte le librerie che io ho avuto l'onore di leggere in super anteprima grazie alla collaborazione con la casa editrice. Si tratta di All'ombra di Julius di Elizabeth Jane Howard edito da Fazi Editore - che ringrazio per la copia - , 328 pagine.

Sinossi: Londra, anni Sessanta. Sono trascorsi vent’anni da quando Julius è venuto a mancare, ma il suo ultimo gesto eroico ha lasciato un segno indelebile nelle vite di chi gli era vicino. Emma, la figlia minore, ventisette anni, lavora nella casa editrice di famiglia e non mostra alcun interesse verso il matrimonio. Al contrario, Cressida, la maggiore, è troppo occupata a struggersi a causa dei suoi amanti, spesso uomini sposati, per concentrarsi sulla carriera di pianista. Nel frattempo Esme, la vedova di Julius, ancora attraente alla soglia dei sessant’anni, rifugge la solitudine perdendosi nella routine domestica della sua bellissima casa color rosa pesca. E poi c’è Felix, ex amante di Esme e suo unico vero amore, che l’ha lasciata quando il marito è scomparso e torna in scena dopo vent’anni di assenza. E infine Dan, un estraneo. Le tre donne e i due uomini, legati da un filo che solca presente e passato, si ritrovano a trascorrere un fine settimana tutti insieme in campagna: caratteri e personalità, segreti e lati nascosti, emergeranno attimo dopo attimo in queste giornate intense, disastrose e rivelatrici, sulle quali incombe, prepotente, l’ombra di Julius.
Dall’autrice della saga dei Cazalet, un nuovo romanzo ricco di sensualità e delicata ironia, in cui commedia e tragedia si fondono magistralmente e in cui ritroviamo l’eleganza, l’acume e il talento di Elizabeth Jane Howard.


Se mi seguite sapete quanto io abbia amato la saga dei Cazalet. Non ho quindi avuto dubbi quando la casa editrice mi ha proposto questo libro in anteprima. Le aspettative, lo capirete, erano alle stelle ma fortunatamente non sono state disilluse.
Prima di entrare nel vivo del romanzo vorrei soffermarmi sulle date. Questo libro, All'ombra di Julius, fu pubblicato per la prima volta in lingua originale con il titolo After Julius nel 1965, ben ventitrè anni prima de Gli anni della leggerezza, primo volume dei Cazalet. Avete capito bene! Non c'era nessunissima certezza che questo libro fosse all'altezza di quella saga, perchè l'autrice era molto più giovane ai tempi della sua stesura ed aveva sicuramente meno esperienza.
E invece wowwww....
Già dalle prime pagine sembra di respirare quell'atmosfera che il lettore aveva imparato a conoscere grazie alla famosissima saga. Sarà per l'ambientazione fisica, che rimane quella nei dintorni di Londra, che per quella temporale, visto che è amientata negli anni Sessanta ma la guerra occupa un ruolo fondamentele all'interno del romanzo.
All'ombra di Julius lo trovo oltretutto quasi più azzeccato come titolo - e non è cosa da poco - del suo originale - After Julius appunto - infatti è vero che tutte le vicende narrate sono accadute dopo la morto di Julius ma è ancora più vero che Julius è morto da vent'anni ma è forse il personaggio più ingombrante e presente di tutto il romanzo. Un personaggio morto che tuttavia, ancora dopo due decenni, riesce a condizionare qualsiasi scelta o pensiero dei protagonisti della storia che vivono nella sua ombra.
Peccato che anche questa famiglia - perchè di base di una famiglia si parla - non sia diventata una saga perchè secondo me avrebbe avuto un enorme successo, probabilmente paritario a quello dei Cazalet.
Ma chi sono i componenti di questa famiglia?
C'è Julius appunto, morto eroicamente durante la seconda guerra mondiale, lasciando una moglie vedova e due figlie orfane. Morto eroicamente sì, ma anche in modo molto egoistico mi verrebbe da dire. Partito senza una ragione, su un'imbarcazione di fortuna, senza avere la minima idea di come si governasse, tranne quello appreso dai libri e senza neanche avvisare nessuno della sua partenza.
C'è Esme, una donna ormai sulla sessantina che, ai tempi della partenza del marito, si intratteneva amorevolmente con un uomo molto più giovane di lei, senza nascondersi più di tanto, abbandonandosi ad un amore che, una volta morto il marito, sperava di potersi vivere.
C'è Cressida, figlia maggiore di Julius ed Esme, vedova di guerra come la madre, con la visione contorta dell'amore, incapace di trovare una pace emotiva se non frequentando uomini sposati e concedendosi fisicamente al loro volere.
C'è Emma, la figlia più piccola, che ha pochissimi ricordi del padre ma che del padre ha preso il posto nella casa editrice di famiglia. È la più equilibrata, anche se forse la più sola. Vive all'ombra della sorella - con cui condivide anche la casa - e ne giustifica i comportamenti. Non è sposata, non sembra pensare al matrimonio ma, forse, non ha neanche mai trovato la persona che faccia al caso suo.
Queste tre donne rappresentano da sole un intero universo femminile e l'autrice è talmente capace con le parole da mostrarcele e farcele conoscere in tutta la loro interezza nonostante i fatti narrati si svolgano in solo tre giorni, un weekend, quello che le donne passeranno a casa della madre con due ospiti d'eccezione. Il primo Felix, ex amante di Esme, molto più giovane di lei, che dopo vent'anni si ripresenta alla sua porta apparentemente senza un motivo; il secondo Dan, un poeta alle dipendenze della casa editrice, che Emma invita a casa forse solo per compatimento.
I meccanismi che prenderanno vita tra queste cinque persone sono imprevedibili, così come imprevedibili sono gli avvenimenti che portano ogni personaggio ad interagine con l'altro, a conoscerne le inclinazioni, a giudicarne le azioni, a cercare di comprenderne gli errore. ed il lettore si ritroverà lì, spettatore inconsapevole, come una piccola mosca che svolazza di stanza in stanza carpendo i pensieri di ogni protagonista.
La narrazione e lo stile sono quelli che l'autrice ha utilizzato anche nei Cazalet. Capitoli molto lunghi dedicati ognuno ad un personaggio che in prima persona racconta al lettore il proprio punto di vista, permettendo però comunque alla storia di evolvere nonostante spesso si parli del passato o dello stesso avvenimento. Una visione singola quindi, che diventa però un racconto corale nel momento in cui tutti i pezzi del puzzle siano incastrati al loro posto.
Dei personaggi particolari quelli che l'autrice sceglie di caratterizzare, che hanno saputo farsi amare nonostante i loro tanti e a volte incomprensibili difetti. E metterli tutti quanti davanti ad un tavolo, farli vivere per un weekend nella stessa casa, obbligarli ad interagire nonostante fosse a volte l'ultima cosa che avrebbero voluto ha permesso di farli emergere ancora di più in tutte le loro materiali ed umane fragilità.
Se avete amato la famiglia Cazalet e lo stile dell'autrice non potete quindi farvi scappare questo romanzo che non potrà far altro che confermare l'estrema capacità narrativa della Howard che, a mio personalissimo parere, ha tutte le carte in regole per entrare a far parte di quel gruppo ristretto di autrici che universalmente sono considerate dei colossi perchè - e non credo di esagerare - leggendo i suoi libri si ha la sensazione di essere al cospetto delle più grandi scrittrici di classici inglesi della letteratura.
Peccato che qui in Italia le sue opere siano arrivate dopo la sua morte. Non avremo mai l'onore di assistere ad una sua presentazione o intervista. Non potremo mai sperare in un seguito per i suoi romanzi. Per fortuna i suoi lavori non ancora pubblicati in Italia sono tantissimi quindi potremo godere di questa scrittrice ancora per molto tempo.
Io conto di recuperare al più presto Il lungo sguardo, l'altro suo romanzo già uscito in Italia sempre per Fazi editore.
E voi cosa mi dite? Siete tra quelli che hanno adorato i Cazalet quindi oggi correrete in libreria a comprare questo "nuovo" autoconclusivo o siete tra quelli che ancora ne stanno alla larga perchè spaventati dalla possibile pesantezza?
Se rientrate nel primo gruppo poi tornate qui a dirmi le vostre impressioni oppure scrivetemi in privato per spoilerare come se non ci fosse un domani; se invece rientrate nel secondo gruppo e vi fidate un pochino del mio giudizio io vi dico che secondo me la Howard almeno una volta va letta, anche solo per capire che non fa per voi.

Prima di lasciarvi voglio inoltre segnalarvi un'occasione da non perdere se volete recuperare qualche lettura di questa autrice: da oggi con l'acquisto di due volumi qualsiasi della Howard vi verrà regalata una meravigliosa shopper dedicata proprio al libro All'ombra di Julius, quindi non avete più scuse!!!


A questo link -  https://fazieditore.it/news/shopper-allombra-di-julius/ - le istruzioni dettagliate e le librerie aderenti.

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