lunedì 19 aprile 2021

Recensione #391 - Il gatto che voleva salvare i libri di Sosuke Natsukawa

Buongiorno lettori, come vedete sto cercando di impegnarmi per essere un po' più costante con il blog quindi eccomi di nuovo qui con una recensione, si tratta di quella de Il gatto che voleva salvare i libri, di Sosuke Natsukawa, edito da Mondadori, pag. 180.


Trama:
La libreria Natsuki è un luogo speciale: un negozio polveroso e solitario, dove gli amanti della lettura possono trovare, tra le pagine dei grandi capolavori di tutto il mondo, un'oasi di pace, un rifugio lontano dal frastuono della quotidianità. Quando il proprietario, uomo colto e appassionato, muore improvvisamente, il nipote Rintaro, un ragazzino timido e introverso, eredita la libreria. Il nonno si è preso cura di lui dopo la morte di sua madre e, ora che è scomparso, Rintaro deve imparare a fare a meno della sua saggezza dolce e pacata. La libreria è sull'orlo del fallimento: un'eredità pesante per il ragazzo, anche perché i segnali dal mondo sono piuttosto scoraggianti: poca gente è davvero interessata alla lettura. Un giorno, mentre Rintaro si crogiola malinconico nel ricordo del nonno, entra in libreria un gatto parlante. Nonostante le iniziali perplessità del ragazzino, il gatto lo convince a partire per una missione molto speciale: salvare i libri dalla loro scomparsa. Inizia così la storia di un'amicizia magica: un'avventura che li porterà a percorrere quattro diversi labirinti per risolvere altrettante questioni esistenziali sull'importanza della lettura e sulla forza, infinita e imperscrutabile, dell'amore. Una favola dei nostri tempi, un'ode straordinaria al potere del libro e dell'immaginazione.


Chi mi conosce sa che normalmente rifuggo i libri che parlano di libri, perché la maggior parte delle volte mi deludono. E non leggo neanche libri con protagonisti gli animali. Amo gli animali ma quello dei romanzi che parlano e salvano il mondo anche no.
Quindi perché hai letto questo libro che si intitola Il gatto che voleva salvare i libri, vi chiederete voi? L'ho fatto per una sfida di lettura a cui partecipo. Solo e unicamente per quello. Speravo forse di trovare l'eccezione che conferma la regola? Forse! Fatto sta che da oggi continuerò a scappare a gambe levate davanti a libri del genere perché no, non ho trovate l'eccezione.
Aggiungiamo che è pure Giapponese, con cui ho un rapporto molto labile...

venerdì 16 aprile 2021

Letture con Marina #129 - Recensione de Le stanze dei fantasmi di Charles Dickens

Buongiorno lettori, è di nuovo venerdì e torna Marina con la sua recensione.


Mi viene da sorridere se penso alle scorciatoie che talvolta si pigliano per prendere i così detti “due piccioni con una fava”. In questo specifico caso, la fava è il libro scelto all’uopo e i due piccioni sono Dickens e la Gaskell, cui finalmente ho potuto approcciarmi, pur se con racconti e non con un romanzo completo.

“Quello vittoriano fu un periodo di prosperità e progresso per la classe borghese, ma anche di povertà e profondissime ingiustizie per le classi più disagiate. In genere ricordato come l’epoca del Positivismo e del Realismo, tuttavia nascondeva in sé una sotterranea corrente di irrazionalismo soprannaturale, un amore per il fantastico e il ripiegamento interiore”.



Titolo: Le stanze dei fanrasmi
Autore: Charles Dickens (e con C. Dickens, Wilkie Collins, Elizabeth Gaskell, Hesba Stretton, George A. Sala, Adelaide A. Procter)
Casa editrice: Del Vecchio Editore, 2014
Pagine: 237
Traduzione: Stella Sacchini
Illustrazioni: M. Ceccato

Trama: In una vecchia casa di campagna Joe e Patty decidono di invitare un gruppo di amici per vivacizzare le loro giornate. Una coppia affiatata, un giovanotto brillante, una femminista convinta, un ex marinaio col suo compagno di avventure e un avvocato di successo rispondono all'invito, e finiscono per partecipare a un singolare "ritiro" in una classica location alla Poe: una villa isolata e popolata di presenze dall'oltretomba. Vivranno per tre mesi insieme, lontani dal mondo, avendo la possibilità di scoprire quale fantasma abita la loro stanza (e la loro vita), senza mai farne parola. Soltanto alla fine si riuniranno per raccontarsi ciò che hanno visto e udito, come in un inquietante Decameron. Regista dell'esperimento è Joe, alter-ego dello stesso Dickens. "Le stanze dei fantasmi" è un modernissimo romanzo a cornice, che inanella una serie di storie pubblicate su "All the Year Round" nel 1859, a cura di Charles Dickens. Con la sua consueta ironia ai limiti della satira e con il pretesto degli spettri, il più famoso scrittore vittoriano compone un nutrito campionario delle fobie e delle nevrosi dei suoi contemporanei.
 
RECENSIONE:   



“Ecco allora che Charles Dickens affianca al romanzo sociale a tendenza filantropica una ricca serie di racconti di fantasmi, quasi a dirci che il realismo non è l’unica chiave di lettura della realtà. Le Stanze dei Fantasmi è una raccolta di ghost stories, pubblicata per la prima volta nel Dicembre 1859, nel numero speciale natalizio del periodico settimanale inglese ‘All the Year Round’, esperimento di scrittura collettiva diretto da Dickens e con la partecipazione di alcuni fra i suoi colleghi più letti all’epoca”.

E dunque l’incipit lo creano soprattutto Joe, protagonista del racconto introduttivo e voce narrante, e poi anche la sorella Patty, quando insieme affittano una casa dell’epoca di Giorgio II, isolata e con giardino, con la nomea di essere infestata dai fantasmi. Il tutto inizia però non come da copione in una sera buia e tempestosa, ma in una stupenda e soleggiata mattina autunnale. Il luogo però è talmente isolato, solitario e grigio e di una “tristezza trascendentale”, che i due decidono di invitare anche alcuni amici a condividere questa magione, per fare un esperimento diciamo così, esoterico. E detto fatto, prima ancora che arrivi il Natale, gli amici arrivano ad occupare la casa. Il patto che stringeranno tra di loro è che ciascuno occupi una delle stanze a disposizione, con scelta casuale e con annesso relativo fantasma. E ogni ospite dovrà mantenere il segreto su quanto gli capiterà o meno, fino alla “Dodicesima Notte” (la notte dell’Epifania), momento in cui loro, i mortali, si racconteranno a vicenda le esperienze vissute.




Ed ecco in sintesi la suddivisione delle stanze e gli argomenti, o le avventure, che gli attuali occupanti vivranno, chi personalmente, chi per interposta persona.

La scrittrice Hesba Stratton, scrittrice di libri per bambini, racconta la storia del fantasma della Stanza dell’Orologio, quella occupata dai coniugi Herschel sposatisi giusto in primavera, di cui John è il cugino di primo grado di Joe e Patty. Qui l’eroina Stella, di antica memoria brontiana, da giovane “libertina” si incapriccia per calcolo di un serio studioso, con la complicità della sorella maggiore che vuole accasarla prima che sia troppo tardi. Il racconto è adorabile ed il finale non è così scontato, soprattutto per la presenza di una strana bambina. La tematica principale, l’avrete capito, è la situazione femminile del tempo.

Adelaide Anne Procter, la poetessa preferita dalla regina Vittoria, scrittrice impegnata in molte cause umanitarie a favore di donne senza impiego e senza casa e fervente femminista, narra in rima la toccante vicenda dell’infelice suor Angela, orfana “raccolta” in tenera età dalle suore nel convento di Nostra Signora dei Biancospini. Forse uno dei racconti più belli e poetici che io abbia mai letto. Qui ci troviamo nella Stanza del Quadro, occupata da Belinda Bates, amica del cuore di Patty, intellettuale finissima e deliziosa ragazza con un talento spiccato per la poesia e, non poteva essere altrimenti, il pallino per i diritti della Donna.

George Augustus Sala, scrittore e giornalista, narra le rocambolesche avventure dell’amico ventottenne di Joe e Patty, Alfred Starling, ne La Stanza Doppia. Una tragicomica sequenza di gag, dove la realtà si confonde con il sogno, che si confonde con l’incubo, che si fa poi realtà, per trasformarsi ancora in… Della serie, le avventure comiche, per il lettore, di un libertino, o un sedicente tale.

Ospite nella Stanza della Madia, Mr. Beaver si farà raccontare da Wilkie Collins, in una vicenda di marinai e pirati spagnoli, forse il racconto che mi è piaciuto meno, pur se ingegnoso e rocambolesco. Wilkie Collins è considerato uno dei padri del romanzo poliziesco, era amico e collaboratore di Dickens ed in generale era uno scrittore molto ben considerato durante la sua epoca e anche nel nostro periodo. Nonostante ciò, devo confessare che l’unico suo romanzo letto, l’acclamato capolavoro “La Donna in Bianco”, letto peraltro molti anni fa, ha lasciato in me la sensazione di non averlo apprezzato come forse merita. E come da copione che si rispetti e da fama che lo precede, in questo racconto il gusto per la teatralità delle storie a sorpresa non verrà lesinato.

La Stanza del Signorino B è la stanza che capita in sorte a Joe, voce di Dickens, che viene “visitato” dal fantasma di questo signorino, che lo porterà ripetutamente a spasso nel tempo, finendo per infiltrarsi nella stessa infanzia di Joe, quando ancora piccolo era in collegio, prima della morte del padre e del rovescio della fortuna economica della sua famiglia.

Ed ecco che nella Stanza del Giardino, incontriamo finalmente la scrittrice Mrs. Gaskell, che si fa voce del giudice Undery, che occupa appunto tale stanza e che si ritrova egli stesso all’interno di questa favola o racconto nero, proprio nei panni di giudice, dopo aver assistito alle vicende di una famiglia di contadini del Nord. Vicende familiari dove l’eccessivo amore genitoriale porterà alla rovina di tutta una famiglia, con risvolti diabolici e nel contempo tristemente disperati. Stupendamente fastidiosa la stolidità di questi genitori e nel contempo la pietas che avvolge questo racconto si fa protagonista, incoronando la semplice onestà della vita contadina, fatta di sacrifici e al contempo di generosità disinteressata.

La Stanza ad Angolo chiude la serie di racconti ed è sempre raccontata da Dickens e narra le vicissitudini dell’ex marinaio, l’affascinante Jack Governor, amico di Joe ed ex innamorato proprio della di lui sorella, la nubile Patty. E che, guarda caso, viene visitato proprio da un qualcosa con le sembianze di donna.

Il fascino di questo romanzo come corpus e come vicende singole è che non racconta propriamente di fantasmi come ce l’aspetteremmo dai classici racconti di paura, nonostante i campanelli che suonano nel mezzo della notte, donne incappucciate che si materializzano all’improvviso e occhi che spuntano fuori nel buio. Dickens dà qui un taglio insolito e Le Stanze dei Fantasmi del titolo sembrano in realtà fare il verso alla “stanza interiore” di ciascuno dei protagonisti, rendendo l’elemento umano la parte fondamentale, con angosce e rimpianti dell’animo umano, che si mescola a credenze della tradizione e alla volontà del periodo di poter vivere nei racconti situazioni più disperate della propria, funzione che consente anche alle persone del ceto più disagiato di sperare in un futuro migliore.

Stupendi poi alcuni personaggi solo schizzati con tratto purtroppo anche troppo rapido, dipinti a violenti chiaroscuri, non protagonisti ma semplici comparse delle vicende, che verranno ricordate a lungo dai lettori, grazie al nutrito campionario di fobie e nevrosi ivi descritte e facenti parte dei tic dei contemporanei degli scrittori, con parti sicuramente molto più godibili in lingua originale, perché presentati nella parlata dell’epoca e nei diversi accenti delle “regioni”. Approfittiamo per ricordare che questa raccolta all’epoca era in realtà uscita settimanalmente nella rivista inglese sopra citata e quindi non potevano essere racconti molto lunghi. E che come traduzione, a parte quelli scritti da Dickens già tradotti in italiano, il resto dei racconti mi pare di aver capito siano qui tradotti per la prima volta da Stella Sacchini, traduttrice letteraria dall’inglese, dal latino e dal greco e laureatasi in Filologia Bizantina. Suo in effetti l’interessante poscritto intitolato “La scatola nera del traduttore”, che ci fa entrare di soppiatto nel mondo dei traduttori, per farci partecipi delle gioie e dei dolori di questa categoria alle volte misconosciuta. La lettura di quest’ultimo capitolo, per chi apprezza, è un gioiello che si aggiunge alla magnifica collana che è la raccolta dei sopra citati scrittori vittoriani.

Per concludere, prendo a prestito le parole della traduttrice Sacchini: “ E’ un vero miracolo di equilibrismo arrivare in fondo a questa raccolta, senza mai perdere le tracce dell’autore/autrice, e senza perdersi”. Confesso di essermi felicemente persa in questo mondo… e Vi invito a fare altrettanto.

A presto




 

giovedì 15 aprile 2021

Lettori intorno al mondo - America del Nord - Marina vi porta a New York

 Buongiorno lettori, torna la rubrica dei viaggi. Questo mese vi portiamo in Nord America. La scorsa settimana Nadia vi ha portato in South Dakota - post cliccando qui - lunedì Viviana vi ha portato nel Vermont - post qui - e oggi Marina vi porta a New York! Siete pronti? Prendete passaporto e bagagli perchè si parte.




Chissà perché, quando Baba e Nadia del blog Desperate Bookswife e Daniela del blog Libro per Amico mi hanno invitata al tour “Lettori Intorno al Mondo”, al momento per ovvie ragioni tour solo virtuale, avevo già in mente determinate mete per ciascun Paese del mondo. Alcune città già visitate, alcune rimaste in sospeso e ancora da visitare, ma sempre nella mia lista dei sogni. Come già avete avuto modi di vedere con Nadia che ci ha appena scarrozzati in South Dakota - qui - , diciamo in centro-nord America, in Aprile abbiamo pensato di allontanarci parecchio da casa. E ora io Vi faccio prendere un volo interno per trasferirci dal South Dakota… a NEW YORK!!

Con la scusa della lettura di uno stupendo romanzo, un recentissimo hard-boiled al femminile, allo stesso tempo inconsueto e che dà una svolta alla classica narrativa del genere - recensione qui -, ci catapultiamo nella New York del 1945, in una città ed in un Paese dimentichi da poco del proibizionismo ed appena usciti dalla Guerra e all’inizio di un periodo di benessere economico.
 

Titolo: La fortuna aiuta il morto
Autore: Stephen Spotswood
Casa editrice: Mondadori, 2020
Pagine: 272
Traduzione: Manuela Faimali

Ci tenevo, prima di passare al cuore del viaggio che qui Vi proponiamo, a parlare del periodo dell’emigrazione degli italiani nel mondo in generale e negli Stati Uniti d’America in particolare, fenomeno che ha interessato un numero impressionante di nostri connazionali e che ci dovrebbe far riconsiderare il fenomeno, pur con i distinguo con i quali i nostri connazionali sono emigrati e soprattutto sono stati accettati nei vari Paesi di destinazione.

Sono stati tre i periodi durante i quali l'Italia ha conosciuto un cospicuo fenomeno emigratorio destinato all'espatrio. Il primo periodo, conosciuto come Grande Emigrazione, ha avuto inizio nel 1861 dopo l'Unità d'Italia ed è terminato negli anni venti del XX secolo con l'ascesa del fascismo. Il secondo periodo di forte emigrazione all'estero, conosciuto come Migrazione Europea, è avvenuto tra la fine della seconda guerra mondiale (1945) e gli anni settanta del XX secolo. Tra il 1861 e il 1985 hanno lasciato il Paese, senza farvi più ritorno, circa 18.725.000 italiani. I loro discendenti, che sono chiamati "oriundi italiani", ammontano nel mondo a un numero compreso tra i 60 e gli 80 milioni. Una terza ondata emigratoria destinata all'espatrio, che è cominciata all'inizio del XXI secolo e che è conosciuta come Nuova Emigrazione, è causata dalle difficoltà che hanno avuto origine nella grande recessione, crisi economica mondiale che è iniziata nel 2007. Questo terzo fenomeno emigratorio, che ha una consistenza numerica inferiore rispetto ai due precedenti, interessa principalmente i giovani, spesso laureati, tant'è che viene definito come una "fuga di cervelli". Secondo l'anagrafe degli italiani residenti all'estero (AIRE), il numero di cittadini italiani che risiedono fuori dall'Italia è passato dai 3.106.251 del 2006 ai 4.973.942 del 2017, con un incremento pari al 60,1%. (fonte: Wikipedia)

Sono numeri impressionanti, vero? Eppure solo quando li mettiamo nero su bianco, ci rendiamo conto di che numero consistente sia, quello del fenomeno dell’emigrazione.


Museo di Ellis Park

La Statua della Libertà



E quindi nel mio viaggio ideale a New York, partirei proprio da qui, e sulle tracce degli emigranti visiterei in primis Ellis Island, una delle 40 isole delle acque di New York, assurta alla fama a partire dal 1894, in quanto stazione di smistamento per gli immigranti. Ed è proprio qui, dove “milioni di destini si sono incrociati, che sorge uno dei luoghi più interessanti e sicuramente più commoventi” di tutta New York, il Museo dell’immigrazione di Ellis Island. E qui gli emigranti, scesi dalle navi, stremati dal lungo e duro viaggio, attendevano per ore il loro turno per controlli medici e burocratici, all’ombra della Statua della Libertà, altra visita irrinunciabile del viaggio. E quindi prendiamo il battello che da Battery Park va verso la Statua della Libertà e trascorriamo il ns primo giorno di viaggio visitando il Museo dell’Immigrazione e la Statua della Libertà. Dobbiamo assolutamente farci avanzare del tempo per visitare il Battery Park, un parco pubblico grande circa 10 ettari, uno dei luoghi più belli e tranquilli di Manhattan, da cui partono appunto i battelli per la Statua della Libertà ed Ellis Island.



Non possiamo poi camminare nell’Upper West Side ed in alcuni punti caldi di Brooklyn senza alzare gli occhi ad ammirare le “brownstone”, le classiche abitazioni in arenaria color marrone, materiale di costruzione popolare all’inizio del 19esimo secolo. E a tal proposito, tanto per restare in tema letterario, “nel 1930 un grasso ed eccentrico investigatore privato acquista una vecchia casa in arenaria nella 35a strada ovest di New York e lo stesso anno assume un segretario, Archie Goodwin”. Vi sovviene di chi si sta parlando…?

Ed eccoci qui al bivio. Vi lascio un paio di giorni a disposizione per rendere reali i Vs sogni, ciò che di New York avreste sempre voluto visitare. Il Rockefeller Center? Prego. Oppure l’ One World Observatory? Il classico tour panoramico sul Big Bus? Oppure un incredibile tour notturno in elicottero dal New Jersey? E anche il classicissimo Central Park per raggiungere il Metropolitan Museum of Art? O ancora, se non volete fare una lunga fila per l’Empire State Building, il Top of the Rock, che offre spettacolari punti panoramici. Times Square? Spettacoli a Broadway?

Insomma, da vedere e da fare ce n’è per tutti i gusti. Però io volevo darVi qualche spunto più curioso, per qualche visita fuori dal solito circuito dei luoghi più conosciuti.

1. L’avreste mai creduto possibile? IL MURO DI BERLINO A NEW YORK!

A New York è possibile toccare il muro di Berlino.
In diversi punti della città sono esposti pezzi del muro, decorati con murales. Li potete trovare a Paley Park, East 53rd Street tra Madison e Fifth Avenue – Kowsky Plaza, Battery Park – Palazzo Nazioni Unite – Ripley’s Believe it o Not – The Intrepid Museum.

Le cinque lastre del muro a Paley Park, 520 Madison Avenue



2. NEW YORK’S GLASS WATERFALL TUNNEL, a pochi passi da Times Square.

Si tratta di un breve tunnel trasparente con sopra una cascata d’acqua, racchiuso sul lato del McGraw-Hill Building, tra la 48a e la 49a strada.





3. OLD CITY HALL: LA STAZIONE ABBANDONATA DELLA METRO DI NEW YORK

La primissima corsa della metropolitana di New York nel 1904 partì proprio da questa stazione (il City Hall è il municipio della città). Dal 1945 la stazione di Old City Hall è chiusa e viene utilizzata solo come inversione di marcia per la linea 6.
L’architettura della Old City Hall è molto elegante, con splendidi soffitti a volta, lucernari a volta e curve aggraziate, decisamente diversa dall’interno delle altre stazioni metro di New York.
Per visitare questo posto segreto dovrete diventare membri del NY Transit Museum e alla quota di associazione aggiungere 50$ per il biglietto. Vengono organizzati dei tour guidati di circa 90 minuti, sul sito ufficiale trovate tutte le informazioni nytransitmuseum.org.


Si tratta di uno dei luoghi insoliti di New York più difficili e costosi da visitare.


4. LA GALLERIA DEI SUSSURRI A GRAND CENTRAL TERMINAL

Quando visitate la Grand Central Station di New York, scendete dove si trova l’Oyster Bar and Restaurant. Qui si torva la Whispering Gallery. Grazie al particolare soffitto a volte, che da solo vale la visita, se sussurrate qualcosa rivolti verso uno degli angoli, un’altra persona può sentire chiaramente quello che state dicendo mettendosi in ascolto all’angolo diagonalmente opposto.
Si tratta di un fenomeno acustico davvero sorprendente, soprattutto per la confusione di voci e di altri rumori che potete immaginare ci siano all’interno del principale terminal ferroviario di New York.




5. ROOSEVELT ISLAND

Roosevelt Island è una di quelle zone spesso trascurate dai classici itinerari turistici. Riserva invece almeno due attrazioni insolite e curiose per chi è in vacanza a New York. Innanzitutto la funivia di Roosevelt Island, non così segreta dopo essere stata immortalata in diversi film come Spiderman, ma sempre un’esperienza simpatica da fare.
Nella punta meridionale dell’isola c’è poi lo Smallpox Hospital, un ospedale dove si curava il vaiolo (smallpox in inglese) ora abbandonato. L’aspetto è spettrale, la zona particolarmente tranquilla e di fronte c’è un parco da cui ammirare Manhattan.



6. L’ATRIO DEL WOOLWORTH BUILDING

Il Woolworth Building è stato a inizio ‘900 il grattacielo più alto del mondo e il suo atrio maestoso era riconosciuto come il più bello della città.
Non che oggi sia meno bello, anzi, solo che ha perso un po’ di interesse turistico. Gli interni e gli esterni sono uno splendido esempio di architettura, che unisce diversi stili.
La visita è possibile attraverso tour guidati.



7. POMANDER WALK: UN ANGOLO DI CAMPAGNA INGLESE A NEW YORK

Tra i luoghi insoliti da vedere a New York c’è Pomander Walk, un complesso di appartamenti nell’Upper West Side di Manhattan, tra la Broadway e West End Avenue. La particolarità sta nel contrasto con lo stile e l’altezza degli edifici che li circondano. Sembra che qualcuno per scherzo abbia incastonato un pezzo di una tranquilla cittadina della campagna inglese.
Pomander Walk è chiusa da dei cancelli alle due estremità, non è quindi aperta al pubblico ma visitabile solo su invito o con tour guidati.


E per tornare indietro e riallacciarci con il romanzo che ha dato origine a questa chiacchierata, Vi propongo… BAR SEGRETI DI NEW YORK, per una sosta rinvigorente e perché no, entrare in sintonia con un periodo molto particolare! Sicuramente se Vi incuriosiscono luoghi segreti e posti particolari, non potrete resistere dal visitare uno dei tanti “speakeasy” presenti a New York, dei bar segreti, che si rifanno un po’ all’epoca del proibizionismo, la cui entrata è camuffata in diversi modi.

Come detto, ce n’è per tutti i gusti, in una città come New York.
E allora buon viaggio e a presto!



Calendario:
Nadia sul blog Desperate Bookswife l'8 aprile 
Marina sul blog Un libro per amico 15 aprile
Baba sul blog Desperate Bookswife, il 22 aprile
Io ovviamente qui, chiuderò i giochi il 29 aprile
 
E in aggiunta a questo gruppetto di matte troverete Viviana sul blog Cara Carissima me il 12 aprile.
Se volete aggiungervi e viaggiare con noi, contattateci!

martedì 13 aprile 2021

Recensione #390 - Joyland di Stephen King

Buongiorno lettori, eccomi di nuovo qui con una recensione, si tratta di quella di Joyland, di Stephen King, edito da Sperling & Kupfer, pag. 351.


Trama:
Estate 1973, Heavens Bay, Carolina del Nord. Devin Jones è uno studente universitario squattrinato e con il cuore a pezzi, perché la sua ragazza lo ha tradito. Per dimenticare lei e guadagnare qualche dollaro, decide di accettare il lavoro in un luna park. Arrivato nel parco divertimenti, viene accolto da un colorito quanto bizzarro gruppo di personaggi: dalla stramba vedova Emmalina Shoplaw, che gli affitta una stanza, ai due coetanei Tom ed Erin, studenti in bolletta come lui e ben presto inseparabili amici; dall'ultranovantenne proprietario del parco al burbero responsabile del Castello del Brivido. Ma Dev scopre anche che il luogo nasconde un terribile segreto: nel Castello, infatti, è rimasto il fantasma di una ragazza uccisa macabramente quattro anni prima. E così, mentre si guadagna il magro stipendio intrattenendo i bambini con il suo costume da mascotte, Devin dovrà anche combattere il male che minaccia Heavens Bay. E difendere la donna della quale nel frattempo si è innamorato.

Sono stata per anni un'appassionata di Stephen King. Avevo circa quindici anni quando l'ho scoperto su una bancarella dell'usato in una località di mare in cui mi trovavo con i miei genitori. Da quel momento per un periodo lessi solo King, recuperando tutti i libri che fino a quel momento erano stati pubblicati. Poi sono diventata adulta, King ha virato le sue opere più sul genere misto fantasy ed io ho preso altre strade senza però mai rinnegare il mio amore per lui. Qualche tempo fa ho poi riprovato con i libri più recenti leggendo Mr Mercedes che non mi è piaciuto ma non mi ha fatto impazzire. Nei giorni scorsi ci ho riprovato con Joyland, che sonnecchiava nella mia libreria da tantissimo tempo. Ho letto diversi pareri su questo romanzo e la pecca che gli viene contestata e che sia molto diverso dal vero King. Non so se esista un vero King e quale sia a questo punto perché io, dopo quasi trent'anni, ho invece ritrovato sulla pelle quel brivido che mi regalava il King che amavo, quella voglia irrefrenabile di leggere senza staccarmi e quel immergermi completamente nelle atmosfere che mi venivano raccontate che ho sempre vissuto ai miei "tempi d'oro con King".

domenica 11 aprile 2021

Recensione #389 - Cime tempestose di Emily Brontë

Buon pomeriggio lettori e buona domenica. Come va? Oggi sono qui per parlarvi di un classico, che io ho letto da un volume più grande che ne racchiude atri due. Si tratta di Cime Tempestose, di Emily Brontë, pag. 234, racchiuso nella raccolta I capolavori delle impareggiabili penne sororali. Sorelle Brontë edita da Oscar Vault Mondadori, pag. 780, di cui vi avevo parlato qui.



Trama: Da "Cime Tempestose", a "Jane Eyre", passando per "Agnes Grey", fino ai meno noti "L'angelo della tempesta", "La Signora di Wildfell Hall" e "Shirley", le tre sorelle Brontë ci hanno lasciato romanzi immortali, capolavori della narrativa ottocentesca pieni di pathos e emozione, ciascuna con la propria voce. A questi romanzi si aggiungono i sublimi versi nei quali rivive tutto il fascino della natura selvaggia delle brughiere dello Yorkshire, tra distese d'erica, roccia e foschia. Questo volume offre l'occasione per riscoprire tre voci femminili originalissime nel panorama letterario, tra incanto, disperazione, e il desiderio insopprimibile di affermare la propria identità.




Devo ammetterlo, nella mia vita da lettrice - compreso il periodo in cui ero una studentessa - non ho letto moltissimi classici. Avevo un professore che prediligeva gli autori contemporanei - con mia somma gioia in quel momento anche se adesso lo rimpiango un po' - e tra i classici letti non c'era quello delle sorelle Brontë.
Se di Jane Eyre ho letto il romanzo e visto più e più volte il film, di Cime tempestose non sapevo cosa aspettarmi anche se l'idea che avevo in testa era qualcosa di simile a Orgoglio e pregiudizio. Non potevo sbagliarmi di più. Cime tempestose non è lontanamente simile a nulla di tutto ciò che io abbia mai letto - parlando di grandi classici - ed ora cercherò di spiegarvi perché.

venerdì 9 aprile 2021

Letture con Marina #128 - Recensione di La fortuna aiuta il morto di Stephen Spotswood

Buongiorno lettori, è di nuovo venerdì e torna Marina con la sua recensione.


Fortune Favors the Dead si verifica in questa bolla del dopoguerra, questa cuspide di grandi cambiamenti in cui il paese è ancora euforico per la vittoria e sta appena iniziando a volgere lo sguardo verso l'interno. Pensiamo agli anni '50 come l'inizio di questa età dell'oro per l'America. Ma quell'ideale suburbano del dopoguerra arrivò a spese di molte persone. Chiunque si adattasse al di fuori di quella norma culturale veniva escluso, se non completamente calpestato. Questo è un tema su cui spero di tornare ancora e ancora: per chi è costruito veramente il mondo e chi viene sacrificato lungo la strada…
 (Stephen Spotswood, estratto del 08/2020 dal Publishers Weekly)


Ti
tolo: La fortuna aiuta il morto
Autore: Stephen Spotswood
Casa editrice: Mondadori, 2020
Pagine: 392
Traduzione: Manuela Faimali

Trama: New York, 1942, notte fonda. Willowjean "Will" Parker racimola qualche soldo facendo la guardia in uno spettrale cantiere edile armata di una spranga di piombo. Nonostante le apparenze, sembra proprio che si trovi nel posto giusto al momento giusto. Abile tuttofare del circo e destrissima lanciatrice di coltelli, senza saperlo ha appena salvato la vita alla detective privata più famosa e meno ortodossa della città: Lillian Pentecost, una distinta signora in tailleur che, a causa di una malattia degenerativa, si aggira sostenendosi con un bastone. E quando qualche giorno dopo Lillian la contatta, Will non può credere alle sue orecchie: Pentecost le sta offrendo di diventare il suo braccio destro in cambio di uno stipendio, vitto e alloggio e l'iniziazione ai suoi peculiarissimi stili d'indagine. Quando tre anni dopo Abigail Collins viene trovata morta nella sua lussuosa abitazione durante una festa di Halloween e la polizia brancola nel buio, Pentecost e Parker entrano in azione. Più facile a dirsi che a farsi, in un caso che vede protagonisti messaggi dall'aldilà, una languida spiritista e Becca Collins, l'affascinante figlia della morta per cui Will perde pericolosamente la testa…
 
RECENSIONE:   

Recentissimo hard-boiled al femminile, allo stesso tempo inconsueto e che dà una svolta alla classica narrativa del genere, svecchiandola ma riuscendo a mantenere saldi il ritmo ed i canoni che ne hanno fatto un genere così apprezzato dai lettori. Il romanzo è efficacemente ambientato nella New York del 1945, in una città ed in un Paese dimentichi da poco del proibizionismo ed appena usciti dalla Guerra e all’inizio di un periodo di benessere economico. Ed è proprio da qui che l’autore intende partire per parlarci di ciò che gli sta a cuore e per sovvertire gli stereotipi del genere hard-boiled, oltre a scrivere un ottimo giallo, che ruota intorno al classico caso della stanza chiusa.

Gestito come un stupendo e rutilante spettacolo teatrale, il romanzo non manca all’apertura dell’elenco dei personaggi coinvolti in questo dramma, che parte dalla festa di Halloween, in serata infrasettimanale, dove la famiglia Collins, come da tradizione, invita nella sua magione amici, gente bene e tutti gli alti dirigenti - e relative consorti - che lavorano all’interno della ditta, che in occasione della guerra ha riconvertito parte della produzione originale per poter produrre armi da vendere al governo. In tutto un centinaio circa di persone.

“Qualcuno che si diverte a muovere i fili delle persone che muovono i fili”. Ma chi?

Nessuno ed allo stesso tempo chiunque presente alla festa avrebbe avuto un motivo valido per uccidere la vedova dello spietato magnate dell’acciaio, suicidatosi solo un anno prima. L’ex socio del marito, ad esempio, nonché padrino dei figli di lei, i bellissimi gemelli Randolph e Rebecca Collins, ricchissimi ventenni che al compimento del ventunesimo anno di età erediteranno le quote della milionaria industria dell’acciaio. Oppure i facenti parte del Consiglio di Amministrazione dell’azienda, rancorosi verso la vedova Abigail, che in un rigurgito di tardiva morale, vorrebbe che l’azienda non fornisse più armi al governo, pur con la prospettiva di perdere milioni di dollari e probabilmente finire nel giro di pochi anni in bancarotta. Oppure forse la medium Ariel Belestrade, consulente spirituale della Upper East Side e di Abigail, che forse proprio grazie a questa donna misteriosa e comparsa dal nulla, sembra voler far modificare la destinazione d’uso dell’acciaio prodotto dall’industria di sua proprietà. Movente ed opportunità, come nel più classico dei gialli: chi fra tutta questa bella gente, ha avuto entrambi a portata di mano proprio quella sera e ne ha approfittato?

“I gialli seri sono fatti così”. Le domande sono sempre più delle risposte. Poche cose si risolvono in modo chiaro e preciso come nei romanzetti da due soldi”.

Durante la festa, un principio di incendio proprio nello studio dove un anno prima il padrone di casa, il Sig. Collins, si è suicidato. E dove proprio poco prima si è consumato lo sceneggiato ordito da Abigail e dalla medium. La porta chiusa a chiave da Abigail stessa, che è ancora all’interno dello studio. Lo sfondare della porta. Lo spegnimento del principio d’incendio e la macabra scoperta del cadavere di Abigail, seduta alla scrivania, con il cranio sfondato dalla boccia di vetro che è servita per le divinazioni. Palla di vetro che è stata poi lanciata nel caminetto…

Tornando indietro nel racconto che Willowjean ci narra in prima persona e che in realtà è la vera apertura del romanzo, sappiamo che tre anni prima rispetto a quanto è successo alla povera Abigail, Will e la detective Pentecost si sono incontrate casualmente e Will, dopo aver evitato per un pelo di ammazzarla con una sprangata in testa, salva la vita alla detective, accoltellando un uomo che sta per spararle. Troppa carne al fuoco? No, se a raccontare questa vicenda, che si innesterà con il dramma della famiglia Collins, è Stephen Spotswood, giornalista e sceneggiatore, che si è occupato a lungo delle conseguenze della guerra in Iraq e in Afghanistan e dei veterani. Ed è proprio grazie a queste sue esperienze che l’autore decide di plasmare la sua investigatrice privata Lillian Pentecost, prendendo ispirazione da Holmes, Poirot, Marple e Nero Wolfe e tutti gli altri detective che fanno affidamento sul cervello oltre i muscoli. Ma è anche e soprattutto “un prodotto dei miei anni nel giornalismo medico imparando a conoscere le malattie croniche e l'impatto che hanno sulla vita di una persona. Ero perfettamente consapevole che c'era una carenza di quel tipo di rappresentazione e volevo creare una donna brillante e capace che non si occupasse solo dell'impatto della sclerosi multipla, ma che prosperasse nonostante questo”. Un’investigatrice sulla quarantina, con un background investigativo alle spalle e “un volto segnato dal tempo che aspetta con pazienza l’arrivo della tempesta”. Suo alter ego e stupenda figura di investigatrice in erba è Willowjean, un po’ l’alter ego dell’Archie Goodwin di Nero Wolfe (pur con i necessari distinguo), che dopo essere scappata di casa e aver vissuto cinque anni in un circo itinerante ed avendo assorbito molte delle abilità dei vari artisti, incontra casualmente la detective Pentecost e rimarrà con lei ad imparare un mestiere che femminile proprio non è, un po’ come Will stessa, figura bisessuale piccola ed esile, ma con una matassa di riccioli rossi, che forte della propria giovinezza, non si preoccupa di intrecciare relazioni sentimentali senza badare al sesso di appartenenza, incurante del periodo storico cui appartiene. Ed è proprio uno dei suoi contatti, un ex giornalista caduto in disgrazia a causa del suo orientamento sessuale, che verso la fine del romanzo le darà la dritta per la risoluzione del caso Collins e al contempo la metterà in guardia, affermando che “le cose si stanno mettendo male. La guerra ha distolto l’attenzione per un po’, ma ora che la gente non è più così distratta torneranno all’attacco e silureranno chiunque possa essere facilmente inquadrato e incasellato!”.

Un ottimo giallo, ben orchestrato e che porta in auge ancora una volta una città al centro del mondo, un mondo che sembra non esserci più, ma soprattutto valori, mancanze e segreti che l’autore si perita di sottolineare puntualmente, senza strafare. Avremmo forse voluto un’investigatrice molto più presente sulle pagine, ma forse la scena è stata volutamente data alla sua giovane assistente, Willowjean Parker, che è oltretutto la voce narrante e che pertanto ci può raccontare quello che vuole. Come l’ultimo insegnamento di Lillian Pentecost: “Tieniti stretto quello che puoi finchè puoi. Non c’è un mondo migliore là fuori. Non ci sarà mai. A meno che non siamo noi a crearlo”.


Piccola news: ad Ottobre 2021 uscirà il nuovo romanzo di Stephen Spotswood, che proseguirà la serie, e che in lingua originale si intitola: “Murder Under Her Skin”, dove ancora una volta sembra esserci la rutilante atmosfera del circo, del burlesque, con altrettanti omicidi, segreti e bugie, con drammi derivanti dalle famiglie di appartenenza e traumi di veterani. E a noi lettori italiani non resta che la speranza di una veloce edizione da parte di Mondadori.

A presto




 

giovedì 1 aprile 2021

Super Lettori all'Arrembaggio. Quarta tappa: Aprile



Ciurme a rapporto! Siamo arrivati alla quarta tappa di questa challenge, abbiamo affrontato mostri, isole deserte e siamo pronti a ripartire per un nuovo mese di navigazione. Se non sapete di cosa stiamo parlando qui potrete trovare il post dove viene spiegata a grosso modo la sfida, nel caso abbiate qualche dubbio o non ricordiate più le regole potete invece andare QUI

COME SI GIOCA?

Le tappe sono mensili, quindi dodici tappe in un anno.


Ogni mese vi daremo 6 obiettivi e una mappa. Ogni libro che leggerete vi farà accumulare punti (1 punto ogni 10 pagine) e il vostro punteggio sarà sommato a quello di tutti i componenti del vascello. QUINDI CI SARA' UN PUNTEGGIO UNICO DEL VASCELLO, NON PERSONALE.

Ecco gli obiettivi di questo mese, che potrete usarli tutti, uno, due, tre...insomma senza vincoli. Potrete anche leggere 20 libri in un mese seguendo sempre lo stesso obiettivo.


  • 1- come risaputo i pirati prima o poi devono attraccare a un porto. Leggi un libro ambientato in uno stato che affacci sul mare. Luogo reale e soprattutto certificato (nome dello stato nella trama o all'interno del libro) almeno una parte del libro deve essere ambientata li, non basta una citazione o un ricordo.

  • 2- sui pirati si narrano vicende al limite dello straordinario, saranno realmente accadute oppure sono del falsi miti? Leggi un libro in cui miti e leggende abbiano un ruolo predominante all'interno della trama.
  • 3- I pirati sono dei manigoldi, armati fino ai denti. Leggi un libro che abbia raffigurata un'arma in copertina ( no a castello da cucina che addetta le patate, si a coltello da cucina insanguinato).
  • 4- La ciurma non è omogenea, è composta da bricconi che arrivano da ogni angolo di mondo, e che lingua parleranno? Boh...🤣 Leggi un libro che abbia una parola straniera nel titolo. (Esclusi i nomi propri).
  • 5- incatenarvi a vicenda vi è tanto piaciuto, quindi siamo qui a riproporvi un giochino da fare insieme. Leggete minimo tre libri con lo stesso elemento in copertina. Non c'è un numero massimo di partecipanti per questo gioco. Se tre persone leggono un libro con una caffettiera in copertina, il libro con meno pagine vale punteggio doppio. Se il gruppo sarà formato da 4 persone, il penultimo libro (come numero di pagine) varrà doppio, se siete in cinque il terzultimo e così via. Nota bene: non valgono Le copertine con i paesaggi, non valgono le persone ma possono valere degli indumenti o degli oggetti da essi indossati (cappelli, occhiali guanti ma pressoché identici), non valgono gli stessi libri. Ogni gruppo di libri sarà valutato da noi, a nostra discrezione.
  • 6- I pirati sono enigmatici, difficili da interpretare. Questo obiettivo sarà difficile: leggi un libro in cui titolo ci sia una parole in contrasto fra loro, esempio "guerra e pace".

Passiamo alla mappa. Come abbiamo scritto i vostri singoli punteggi saranno sommati e andranno assegnati al vostro vascello di appartenenza. Quando la vostra nave raggiungerà i 1200 punti incontrerete il mostro, ovvero Sonia, che assegnerà alla nave un compito, una punizione, un lavoro, una sfida e voi dovrete fare di tutto per non affondare!

Se non perirete, quando la nave conquisterà 2200 punti attraccherete all'isolotto. Oltre ad abbeverarvi, fare conquiste che dureranno una notte soltanto e sgranchire le vostre ossa...avrete delle opportunità a sorpresa, che varieranno sempre di mese in mese.

Nel frattempo potrete continuare a leggere i vostri libri, questo non ostacolerà le vostre letture.

L'isola e il mostro dovranno essere raggiunti almeno 48 ore prima della fine del mese altrimenti i loro effetti non varrano.  


E cosa facciamo noi TRE? Noi avremo la possibilità di leggere come voi e i nostri punti si accumuleranno alla fine del mese ai vostri punti totali! Bello eh!

Ogni mese il vascello che raggiungerà il punteggio più alto vincerà una fiasca di Rum (gli altri acqua salata...) e il punteggio verrà azzerato a tutti per ripartire da zero il mese successivo. Vincerà la sfida finale il vascello più ubriaco (ovvero chi avrà accumulato più fiasche di Rum in dodici mesi).

Cosa fanno i NOSTROMI? Questa figura l'abbiamo pensata per aiutarci nel lavoro di coordinazione, ci aiuterà a tenere i punti del proprio vascello, ad avvisarci al raggiungimento di un traguardo, insomma coordinerà mozzi e marinai e farà da portavoce. Rappresentanti di classe venite a noi!! Può rimanere sempre lo stesso oppure potrete variare ogni mese, basta che entro un giorno dall'inizio del mese voi lo comunichiate al vostro Capitano.


COME SI INSERISCONO I PUNTI? DOVE SI MANDANO LE RECENSIONI?

Esiste un Gruppo dedicato alla challenge in cui è OBBLIGATORIO ENTRARE (cliccare QUI per richiedere l'accesso) all'interno del quale inserirete la recensione o il link nel caso la vogliate scrivere altrove e dovrete allegare il titolo, numero di pagine, obiettivo, la foto e tassativamente l'# di appartenenza (#laperlanera #olandesevolante #jollyroger). Ci sarà un foglio Drive di riepilogo con il vostro nome e i punti ottenuti che gestiremo noi. ATTENZIONE IL GRUPPO FACEBOOK PER INSERIRE LE RECENSIONI E' QUELLO GENERALE, LE RECENSIONI SI METTONO Lì, VISIBILI A TUTTI I PARTECIPANTI.


COME FACCIO A PARTECIPARE?

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Essere iscritti ai nostri quattro blog: Desperate Bookswife, Il salotto del gatto libraioOmbre di Carta, Un libro per amico. 


Per adesso è tutto, ci ritroviamo in alto mare.