venerdì 18 settembre 2020

Letture con Marina #103 - Recensione de La montagna vivente di Nan Shepherd

 

Buongiorno lettori, è di nuovo venerdì quindi torna Marina con una bella e appassionata recensione! Per fortuna lei non ha apatie settembrine! ;)
Ma è mai possibile incappare in un’autrice che ha qualcosa come quasi un secolo più di me ed innamorarmene? E che è un’amante della montagna, mentre io adoro il mare, e nonostante questo restare a bocca aperta a leggere le sue avventure di provetta amante della natura?, prima che il tema dell’ambiente divenisse anche solo lontanamente di moda. O di necessità. 
 
Titolo: La montagna vivente (The living mountain)
Autore: Nan Shepherd
Casa editrice: Ponte alle Grazie, 218
Traduzione: Carlo Capararo
Pagine: 176

Trama: Nato dal fuoco, scolpito dal ghiaccio, rifinito dal vento, dall'acqua e dalla neve: il massiccio dei monti Cairngorm, nella Scozia nordorientale, chiamato anche «l'Artico della Gran Bretagna», è il protagonista di questo capolavoro della letteratura di alpinismo. L'autrice, la scrittrice scozzese Nan Shepherd, lo ha esplorato per tutta la vita, percorrendolo in lungo e in largo in un eterno ritornare, scoprire, ricordare. «Eterno» perché muoversi negli spazi di queste montagne, vibranti delle energie che operano da milioni di anni nell'universo, significa per lei entrare in contatto con la vera essenza della natura e di se stessi. In quel moto che è al tempo stesso contemplazione, i sensi si acuiscono per percepire suoni, colori, profumi e consistenze e la mente li accompagna, dapprima rapita e poi forte di una nuova consapevolezza. Chi ha dimestichezza con la montagna conosce questa pienezza nella rarefazione, questa vertigine così vicina al filosofare nel suo senso più originario; ma Nan Shepherd ha trovato meglio di chiunque le parole per descriverla. Ognuno di noi ha un luogo - una montagna, ma anche un bosco, un sentiero, un fiume, una vallata - nei confronti del quale prova un intimo senso di appartenenza. "La montagna vivente" è il libro da portare con sé per compiere ancora una volta quell'escursione prediletta.
 

 
 
RECENSIONE: 

“La montagna vivente” della scrittrice scozzese Nan Shepherd, definito dal Guardian “il libro più bello che sia mai stato scritto sulla natura e il paesaggio”, racconta il massiccio dei monti Cairngorm, nella Scozia nordorientale, chiamato anche “l’Artico della Gran Bretagna”.

Correvano gli ultimi anni della Seconda Guerra Mondiale e qualcosa degli anni immediatamente successivi, quando Nan Shepherd scrive questa meravigliosa ode alla montagna e alla natura in senso lato. Su suggerimento di un caro amico ed in considerazione dell’epoca, reputando difficile trovare un editore interessato ad un argomento così di nicchia, Nan ripone il manoscritto in un cassetto, fino a dimenticarsene. Ma a fine anni 70 del secolo scorso, riordinando le sue cose, rilegge il manoscritto e si rende conto che i suoi “traffici” con la montagna forse ora possono interessare più di qualche fido appassionato… Il resto è storia.

Resto ancora incredula quando leggo che nel 1915 questa giovane donna si laurea. Visto il periodo storico ed il paese in cui è nata, trovo che sia un incanto questa sua intelligenza viva, se aggiungiamo oltretutto che stiamo parlando di una donna! Sia chiaro, non per l’intelligenza, ma per la mancanza assoluta di opportunità!

Ma non voglio dilungarmi ulteriormente sulla biografia, nonostante mi abbia colpita, o su un mero riassunto – impossibile poi da fare, riportando lo stesso audace senso di meraviglia, di affezione e di amore per la montagna in particolare, ma per la natura tutta.

Un romanzo preceduto da una splendida introduzione di Robert McFarlane, che ci racconta questa donna, ma soprattutto ci introduce nel suo mondo montano, fatto di ghiacciai, venti che all’improvviso portano tempesta, raggiungendo le 170 miglia orarie e raschiando le lande più elevate del massiccio, rischiando di sorprendere e precipitare nella morte gli incauti scalatori, ma anche di giornate tiepide e soleggiate in cui rimanere estasiati ad ammirare i laghetti o semplicemente il panorama.

Un romanzo diviso in capitoli, ciascuno narrante un “elementale” diverso: ma che sia il gruppo montuoso del Cairngorm scozzese nel suo insieme, o gli elementi naturali dell’acqua, del gelo e la neve e del ghiaccio con i suoi meravigliosi ghirigori ed intarsi, le piante o gli animali viventi che popolano la montagna, così come l’uomo ed il meraviglioso sonno ed i sensi, non c’è che un sentimento che emerge da tutte queste considerazioni e da queste descrizioni: il rispetto ed al contempo l’amore, che si nutre della consapevolezza che v’è bisogno di tornare e ritornare negli stessi luoghi, per imparare a conoscerli ed anzi, per vedere e capire ogni volta qualcosa di diverso.

E per Nan, e lo fa capire precisamente man mano che si procede nel racconto, il corpo è di estremo ausilio alla mente, in montagna. E anzi, è l’organo principe, perché non ha bisogno di intermediazioni per muoversi nell’ambiente montano e, consapevolmente o meno, è foriero di estreme gratificazioni, anche quando il pericolo è in agguato. Di più, per Nan “la vita dei sensi in montagna è vissuta in maniera così pura che si potrebbe dire che il corpo pensi!”. Ed inconsapevolmente ma declamandolo continuamente nel suo libro, questa autrice dà vita al concetto del “corpo soggetto”, in contemporanea con le teorie di un filosofo francese (Fenomenologia della percezione, 1945 – Maurice Merlau-Ponty).

Un altro aspetto che mi colpisce di quest’autrice, è che negli anni 1928 – 1933 conosce un periodo di intensa creatività, nel quale pubblica tre romanzi e soprattutto una raccolta di poesie, oramai quasi impossibile da trovare. Dopodichè il nulla e nessuno sa se si sia trattato di un blocco oppure di una scelta. E come scrive Nan stessa “Sono diventata muta… Immagino non ci sia altro da fare che continuare a vivere. La parola può arrivare. Oppure no. E, se non arriva, immagino si debba essere disposti a rimanere muti. Almeno per non urlare tanto per far rumore”.

Questa autrice scozzese di Aberdeen ha dedicato la vita alla sua regione: fu poetessa e scrittrice, fu insegnante di letteratura e camminò per quaranta anni sugli altopiani e sulle montagne del Cairngorm, che ora è diventato un grande parco nazionale, a ovest di Aberdeen. Leggendo questo libro si intuisce che lei ed il suo libro sono un amalgama e nel contempo un intreccio di luoghi montani, elementi naturali selvaggi, sensazioni e percezioni che colgono l’uomo in una contemplazione ed estasi che può arrivare in qualsiasi ambito naturale ci si trovi. Lo stesso turbamento sensoriale ci coglie ad esempio al mare, quando l’arenile è isolato o la sera cala la sua coperta su una sabbia ancora surriscaldata dai raggi del sole morente. L’unica diversità percepibile, a parte il tempo cui apparteniamo, è lo stupore che coglie alcuni in stato di assoluta immobilità e lei in forza marciante, quando il corpo è stanco e la mente finalmente lascia entrare le sensazioni senza processarle con logicità. Per tutto il resto, esistono i cinque sensi, vista – tatto – odorato – udito e gusto, che si muovono in sinergia ed in giusta armonia. “Posso insegnare al mio corpo molte abilità che mi diano il modo di apprendere la natura... Una delle più affascinanti è la quiescenza. Mentre si scivola nel sonno, la mente si fa tersa, il corpo svanisce, soltanto la percezione rimane. Non si pensa, non si desidera, non si ricorda, ma si vive in pura intimità con il mondo tangibile. Questi momenti di percettività quiescente che precedono il sonno sono tra i più gratificanti del giorno” (dal cap.10, Sonno).

DALL'INTRODUZIONE DI ROBERT MACFARLANE: «Quasi tutte le opere di letteratura alpinistica sono state scritte da uomini, e quasi tutti gli alpinisti uomini focalizzano la loro attenzione sulla vetta […]. Ma aspirare a raggiungere il punto più alto non è il solo modo possibile di scalare una montagna, né il racconto di un assedio e di un assalto è il solo modo per scriverne. La montagna vivente racconta di come, col tempo, [Nan] imparò a inoltrarsi nelle alture senza una meta, "semplicemente per stare con la montagna come quando si fa visita a un amico, senza altra intenzione che stare con lui"».

E’ un fuoco, questa donna, un fuoco che a distanza di decenni riscalda il cuore e le membra.


Buona lettura! - A presto,




giovedì 17 settembre 2020

Recensione #371 - Cambiare l'acqua ai fiori di Valérie Perrin

 Buonasera lettori, come state? Mi sono appena resa conto di non aver più scritto una recensione dal mio ritorno dalle ferie... eh sì che avrei da scrivere tutte quelle dei libri letti in vacanza ma tant'è, la voglia manca quindi quella poca che c'è preferisco per il momento utilizzarla per leggere. Non che io stia leggendo tanto, anzi, ma settembre passerà e, ve lo assicuro perchè capita tutti gli anni, tornerò quella di sempre. Che sembra un po' una minaccia in realtà... ahahahahahahahahahah

Ma veniamo al libro. Si tratta di Cambiare l'acqua ai fiori di Valérie Perrin edito da Edizioni e/o, pag. 424.

Trama: Violette Toussaint è guardiana di un cimitero di una cittadina della Borgogna. Ricorda un po’
Renée, la protagonista dell’Eleganza del riccio, perché come lei nasconde dietro un’apparenza sciatta una grande personalità e una storia piena di misteri. Durante le visite ai loro cari, tante persone vengono a trovare nella sua casetta questa bella donna, solare, dal cuore grande, che ha sempre una parola gentile per tutti, è sempre pronta a offrire un caffè caldo o un cordiale.

Un giorno un poliziotto arrivato da Marsiglia si presenta con una strana richiesta: sua madre, recentemente scomparsa, ha espresso la volontà di essere sepolta in quel lontano paesino nella tomba di uno sconosciuto signore del posto. Da quel momento le cose prendono una piega inattesa, emergono legami fino allora taciuti tra vivi e morti e certe anime che parevano nere si rivelano luminose.


Si è parlato di questo libro in lungo e in largo. In qualsiasi gruppo o pagina inerente alla lettura questo romanzo è stato postato centinaia di volte, tanto che per un lungo periodo ho pensato di non leggerlo, perchè io e i "tormentoni" non andiamo d'accordo. Poi, durante le vacanze, sono entrata in una libreria e in fianco al libro che avevo in mente di acquistare c'era questo. Una sola copia. Un segno, ho pensato, ed è tornato a casa - anzi al camper - con me. E l'ho letto appena finito il libro in lettura. Ed ora ve ne parlo.

venerdì 11 settembre 2020

Letture con Marina #102 - Recensione di Pian della Tortilla di John Steinbeck

Buongiorno carissimi, scusate la latitanza ma, se mi seguite da tempo, sapete che per me settembre è il mese apatico per eccellenza - e se mi seguite da poco adesso lo scoprite! -, forse perchè da sempre settembre per me è un po' come gennaio, il mese della ripartenza, del nuovo anno scolastico, dei cambiamenti, e visto che da quando ho finito l'università - ormai troppissimo! - a settembre non cambia proprio niente, a me viene addosso un sacco di tristezza ed apatia. Ma poi passa. Forse. E comunque, leggo poco e ho ancora meno voglia di scrivere di quante ne abbia di leggere. Se potete perdonatemi e cercate di pazientare che piano piano passa. Per fortuna Marina è sul pezzo quindi oggi torna le con una nuova e brillante recensione.

Visto il periodo non propriamente allegro e pieno di pensieri in prospettiva sempre con un occhio alle sfumature meno brillanti, ho pensato di parlarVi di un enclave di novelli Cavalieri della Tavola Rotonda, magari un po’ sui generis…

Titolo: Pian della Tortilla
Autore: John Steinbeck
Casa editrice: Bompiani, 2014
Traduzione: Elio Vittorini riveduta da Luigi Sampietro
Pagine: 263

Trama: A quasi ottant'anni dalla sua pubblicazione questo romanzo, che decretò il successo letterario di John Steinbeck, conserva intatto il fascino dell'epopea americana. "Plan della Tortilla" è il quartiere di Monterey in cui vivono i paisanos, un luogo dove sopravvivere è il fine primario. Discendenti dei primi californiani, formano una colonia di gente povera ma felice, di perdigiorno amorali ma intimamente incoscienti nelle cui vene si intreccia sangue messicano, indio e spagnolo. Tra questi vive Danny, che ha ereditato due case e vive con sette paisanos cui ha concesso il diritto di dimorare nelle sue proprietà. Le giornate passano tra bevute e corteggiamenti, truffe ed espedienti, mentre il lavoro viene considerato l'ultima risorsa per procurarsi i mezzi di sussistenza. Dotati di spirito cavalleresco, i personaggi che popolano le pagine di questo capolavoro della narrativa americana vivono con umanità e grande dignità la propria decadenza morale e materiale nell'illusione di un domani migliore. Con uno stile narrativo vibrante e un gusto per la descrizione quasi cronachistico, Steinbeck rende omaggio a tutti coloro che hanno attraversato la frontiera.
 
 
 
 
 
CONSIDERAZIONI PERSONALISSIME: 

Ed ecco qui finalmente un autore che palesa francamente il suo disappunto per come recensori e lettori abbiano interpretato, sbagliando, il suo romanzo. Me lo chiedevo da un pezzo in effetti – ma cosa può mai pensare uno scrittore quando legge l’interpretazione che chi legge il suo manufatto dà all’opera, magari fraintendendo o non capendo completamente l’aggancio e/o il significato? «Ho scritto queste storie perché sono storie vere e perché mi piacevano. Ma le sentinelle della letteratura hanno considerato i miei personaggi con la stupidità delle duchesse che si divertono coi contadini e li compiangono. Queste storie sono pubblicate ed io non le posso più riprendere, ma non sottometterò più al contatto degradante della gente perbene questi bravi esseri fatti di allegria e di bontà, di cortesia ben superiore a tutte le smancerie. Se ho causato loro dei torti raccontando qualcosa delle loro storie, me ne dispiace. Ciò non avverrà più. Adios!”
 
RECENSIONE: 

Siamo qui in presenza di Cavalieri della Tavola Rotonda un po’ particolari. Diciamo che Malory aveva investito i suoi di un’aura eroica e cavalleresca. Non di meno fa il suo fan, John Steinbeck, che sembra aver scritto questo romanzo, tra l’altro il suo primo libro di successo, per rendere più allegro il momento difficile della sua vita familiare, durante la grande Depressione degli Anni Trenta negli Usa. In realtà però non è propriamente un romanzo di pura evasione, perché Steinbeck, così come farà dire ai suoi protagonisti all’interno delle vicende che si susseguono, creando un’unità di avventure, desiderano raccontare – e perché no?, vivere soprattutto, seppur a volte inconsapevolmente – storie che hanno un profondo significato.

Siamo al cospetto di “paisanos” , una sorta di brigata di cavalieri fannulloni e votati al vizio (che sia del bere o della carne), che un po’ per caso si ritrovano a vivere insieme, all’interno della casa ereditata da Danny. In realtà Danny aveva messo Pilon, suo amico, nella sua seconda casa, quella più piccola –e poi quest’ultimo, per levarsi di torno il pensiero della pigione, l’aveva sub-affittata a Pablo, che al pari dell’intelligente Pilon, non aveva alcuna intenzione di pagare l’affitto. Sia come sia, coincidenza o volere dei Santi, una notte la piccola casa era diventata un cero votivo enorme per San Francesco. Da quel momento, a parte un doveroso cazziatone di Danny agli amici, per far intender loro che lui non può essere preso sottogamba, decide di invitare nell’oramai sua unica casa gli amici. Che di avventura in avventura crescono come numero, fino a diventare la combriccola al gran completo, comprendente i seguenti coinquilini: oltre a Danny, ritornato in California dopo la fine della guerra e proprietario della casupola ed unico ad aver diritto a dormire sul letto, ci sono l’amico Pilon, che è il cervello della brigata e la voce della saggezza; Gesù Maria Concoran, l’uomo dal cuore d’oro che accorre sempre quando c’è nei paraggi un bisognoso, trascinando con sé gli amici; Pablo, l’anima devota del gruppo, che però non disdegna di farsi traviare; il Pirata, chiamato così per l’aspetto imponente e selvaggio, ma uomo dallo spirito innocente e sincero – un gigante con il cervello di un bambino; ed infine Joe il Portoghese, che ha le dimensioni di un armadio e che è ottuso e passivo, e che si può considerare a buon titolo l’antieroe del gruppo di amici. E poi c’è lo stuolo di donne, tutte allegre e disposte sempre a consolare un uomo: Dolores Engracia Ramirez detta “la Dolce”, Arabella Gros, Tia Ignacia, Cornelia Ruiz e Teresina Cortez, ognuna magistrale interprete di un ruolo femminile degno dei protagonisti maschili.

Non meno importante dei protagonisti, il luogo ed il periodo in cui è ambientata la storia. Il luogo è Monterey, in California, sul quartiere in collina dove abitano gli ultimi discendenti dei veri californiani, coloro che hanno nelle vene sangue spagnolo, messicano, indio e caucasico. Pian della Tortilla, appunto, dove città e foresta si confondono, dove le strade sono ancora immuni dall’asfalto e non c’è ancora la luce elettrica… ecco, proprio qui sta addensata la più antica popolazione di Monterey. È la popolazione cosiddetta dei “paisanos”. Il periodo è quello della Grande depressione degli anni Trenta quando imperversava la miseria e la vita era ancora più dura per le minoranze etniche, come quella ispanica, socialmente emarginata rispetto ai bianchi.

A parte il divertimento delle avventure di questi impenitenti uomini votati al dolce far niente, inframmezzato da risse, furti atti a portare qualcosa in tavola, non foss’altro che il vino, avventure galanti con donne tutt’altro che dolci, in sottofondo emergono temi come l’amicizia, il rispetto e la collaborazione di gruppo per i più bisognosi, oltre che a rimarcare il tema della precarietà della vita e soprattutto della povertà, che Steinbeck riprenderà in altri successivi suoi capolavori, come “Uomini e topi” e “Furore”, seppur con toni meno rocamboleschi.

Particolare anche l’inizio dei vari capitoli, con testatine in corsivo, alla moda dell’opera di Malory – e che con poche parole riassumono il capitolo che si andrà a leggere , predisponendo il lettore ad una lettura di volta in volta divertente, piacevole, triste, etc…

In definitiva, se dovessi scegliere uno dei temi che Steinbeck fa risaltare in controluce grazie alle birbonate di questa confraternita di uomini, mi piacerebbe raccogliere a piene mani la generosità e anche la cortesia, che qui traboccano in abbondanza e che, a ben leggere e a lasciarsi irretire dal paradosso di questi Cavalieri beoni ma d’animo sincero, ci fanno riscoprire un’America che dalla conquista del West porta diritto ai primi coloni per arrivare fino ai figli dei fiori e agli hippy. E allora perché no?, godiamoci questi gioiosi confratelli che snobbano l’insidia della borghesia e alle comodità e alla ricchezza preferiscono il dolce riposo con il cielo come coperta e la vellutata erba come letto. E la libertà come anelito di vita, almeno fino a che il tempo, o forse lo spettro della così detta civiltà, non ci afferrerà di nuovo. Credetemi, è una Buona lettura!

Buona lettura! A presto,





mercoledì 2 settembre 2020

Blogtour di Poirot. Tutti i racconti di Agatha Christie - Tappa 2: Biografia e opere di Agatha Christie


Buongiorno lettori, come anticipato ieri - post di presentazione qui - oggi torno con la seconda tappa del blogtour dedicato a questo libro meraviglioso di raccolta dei racconti di Poirot della grandissima Agatha Christie. Il mio compito di oggi è proprio quello di parlarvi di lei, quindi banco alle cia  ncie, si comincia! Ma prima vi ricordo le notizie sul libro.

Titolo:  Poirot. Tutti i racconti
Autore: Agatha Christie
Genere: Giallo
Pubblicazione:01 settembre 2020 - Oscar Vault Mondadori - collana i Draghi
Pag.: 972
Costo: 25,00 € cartaceo - 9,99 ebook

Descrizione: Tutte le avvincenti indagini di Hercule Poirot, il piccolo detective belga dalle infallibili "celluline grigie", nato dalla fantasia di Agatha Christie sono qui raccolte in un unico volume nel quale la vocazione narrativa della Regina del Giallo si esprime al suo meglio: storie che coinvolgono il pubblico in un raffinatissimo gioco di intelligenza accompagnate da raffinate illustrazioni d'epoca in bianco e nero.




Agatha Christie


“Siamo amici e soci. Finanziariamente, gli sono molto grata.
D’altra parte, lui mi deve l’esistenza stessa. Nei momenti di irritazione gli faccio
notare che mi basterebbe qualche tratto di penna (o qualche battuta di macchina da
scrivere) per distruggerlo completamente. Lui mi risponde pomposo: “È impossibile
sbarazzarsi di Hercule Poirot, è troppo intelligente”. E così, come sempre, l’ometto
ha l’ultima parola.”

Agatha Christie, pseudonimo di Agatha Miller, nasce il 15 settembre 1890 a Torquay, ne Devonshire, in Gran Bretagna. dal matrimonio di Fred Miller e Clara Boehmer.

La sorella di Agatha, Margaret, era stata mandata a Roedean, nel Sussex, per la sua educazione, ma la madre insistette perché Agatha ricevesse un'educazione domestica. Di conseguenza, i suoi genitori erano responsabili di insegnarle a leggere, scrivere e a padroneggiare l'aritmetica di base, un argomento che le piaceva particolarmente. Le insegnarono anche la musica e imparò a suonare sia il pianoforte sia il mandolino. Secondo la biografa Laura Thomson, Clara riteneva che Agatha non avrebbe dovuto imparare a leggere fino all'età di otto anni. Tuttavia, grazie alla sua curiosità, la bambina imparò a leggere molto prima.

Da bambina aveva un carattere timido e ritirato, e piuttosto che con le bambole, preferiva giocare con amici immaginari. La Christie fin da bambina era un’avida lettrice, amava in modo particolare i libri di Edith Nesbit e Lewis Carroll e Arthur Conan Doyle.  
Suo padre morì quando lei aveva 11 anni, lasciando la moglie e i figli in bancarotta. Agatha crebbe dunque in una famiglia borghese e non avendo frequentato alcuna scuola, viene istruita dalla madre, dalla nonna e dalle governanti di casa. 

Nel 1905 Agatha Christie andò a studiare a Parigi e ritornò a Londra nel 1910, dove scoprì che sua madre era malata, così le due donne decisero di trascorrere un periodo al Cairo, in Egitto, dove il clima era più caldo.  
Quando ritornò in Inghilterra, la Christie si dedicò alla scrittura, il suo primo racconto fu The House of Beauty (La Casa della Bellezza), che in seguito pubblicò con il titolo The House of Dreams (La Casa dei Sogni), seguirono altri racconti da cui si evince l’interesse della scrittrice per lo spiritualismo e il paranormale. La Christie, che inizialmente scrisse usando lo pseudonimo di Monosyllaba, non riuscì mai a pubblicare le sue prime opere, nonostante ciò continuò a scrivere senza sosta.

All’inizio del conflitto, si arruola nei servizi ausiliari della Croce Rossa e nel 1914 sposa un giovane ufficiale di artiglieria, Archibald Christie, che presto sarebbe entrato nella neonata aviazione britannica. Ma il matrimonio dura poco. Il tempo di approfittare dell’esperienza acquisita in ambulatorio per scrivere il primo romanzo (The Mysterious Affair at StylesPoirot a Styles Court – 1920) e di muovere qualche passo nella carriera letteraria e già Archie si innamora di un'altra donna e se ne va.  
Fonte: Wikipedia
Agatha non ritorna a casa per undici giorni, la sua auto viene rinvenuta presso una cava di gesso a Newlands Corner. Questa sparizione causa grande scalpore e oltre alla polizia, molti volontari partecipano alle ricerche. La scrittrice viene ritrovata in un albergo di Harrogate, nello Yorkshire, registrata come Teresa Neele (il cognome dell’amante di Archibald) in visita da Città del Capo (Sudafrica). 
Dopo questo evento ci sono voci di una crisi di nervi, di un’inspiegabile scomparsa e di un divorzio astioso, reso ancora più doloroso per la morte della sua amata madre.

Nel frattempo scrive, scrive, scrive, ma il periodo di crisi termina quando, durante un viaggio in treno per Bagdad, trova l’ispirazione per scrivere Assassinio sull’Orient Express. In questa occasione si innamora di Max Mallowan, un giovane archeologo di tredici anni più giovane, che sposa nel 1930
Molti dei viaggi del marito, in cui la Christie lo accompagnava sempre, furono d'ispirazione per i suoi romanzi. Questo matrimonio è decisamente più felice del primo e dura tutta la vita.
Oltre ai gialli e alle opere teatrali, scrive sei romanzi d’amore - sotto lo pseudonimo di Mary Westmacott -, un’autobiografia e un libro di viaggio. 
Nel 1947 la regina Mary le chiede, come regalo di compleanno per i suoi ottant’anni, di comporre una commedia in suo onore. Nel 1971 viene nominata Dama dell’Impero Britannico, che corrisponde alla massima onorificenza concessa alle donne di quei tempi in Gran Bretagna. Muore nel 1976, all’età di 85 anni, e viene sepolta nel cimitero del villaggio di Cholsey nel Oxfordshire.

I protagonisti dei suoi romanzi,  l’investigatore belga Hercule Poirot e l’arzilla vecchietta Miss Marple sono conosciuti in tutto il mondo.
Attraverso le loro avventure la Christie ha fatto la storia del genere “giallo/poliziesco”, influenzando generazioni di scrittori.  
Ricordata per capolavori assoluti come Assassinio sull’Orient Express e “Dieci piccoli indiani”, è, dopo Shakespeare, la scrittrice inglese più tradotta di sempre e i suoi romanzi hanno ispirato numerose versioni cinematografiche.
Fonte: Wikipedia
Molte delle sue trame fecero (e fanno tuttora) scandalo, anche se è proprio la loro anomalia a garantire attualità e godibilità ai suoi romanzi. Lo stravolgimento del genere, costante, pur se abilmente dissimulato, serve all’autrice per andare oltre la superficie della rispettabile società borghese che ci descrive. Forse, sotto la maschera dell’abile confezionatrice di prodotti di intrattenimento, si nasconde una insospettata capacità di critica e analisi culturale, anche se Agatha
non ha mai avanzato pretese di particolare dignità letteraria e parlava della propria produzione come della sua “fabbrica di salsicce”.

Poirot compare in almeno quaranta romanzi di Agatha Christie ed era molto popolare tra il pubblico di lettori; ma come Arthur Conan Doyle, anche la Christie non amava particolarmente la sua creazione e lo fece apparire un’ultima volta nel romanzo Curtain: Poirot’s Last Case (Sipario - 1975). 
A Hercule Poirot Agatha Christie preferì sempre Miss Marple, apparsa in dodici romanzi e venti racconti. Appare per la prima volta nel romanzo La Morte nel Villaggio pubblicato nel 1930, ispirata probabilmente ad una vecchia zia della scrittrice.
Sperando di non essere stata troppo prolissa vi saluto e vi auguro un'ottima giornata!
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Fonti: Poirot. Tutti i racconti edito da Oscal Vault; Wikipedia, Enciclopedia delle donne, Rai cultura, 
Studenti.it .
 



martedì 1 settembre 2020

Blogtour + Review tour di Poirot. Tutti i racconti di Agatha Christie - Presentazione blogtour e recensione de Il furto di gioielli al Grand Metropolitan

Buongiorno carissimi, buon primo settembre. Come cominciare per bene questo nuovo mese e affrontarlo con il sorriso sulle labbra? Ovviamente buttando uno sguardo alle novità editoriali, in particolar modo a quelle della Oscar Vault Mondadori che, come avete già potuto vedere con la recensione di ieri di Marina - se ve la siete persa cliccate qui - sono ricche di meraviglie che possono soddisfare gli amanti dei generi letterari più differenti.


Comincia oggi un blogtour + review tour un po' speciale che si protrarrà per sei giorni su altrettanti blog, come potete vedere nel banner, oggi cominciamo con la presentazione del blogtour su tutti blog partecipanti che, in più, vi regaleranno il loro pensiero su uno dei racconti che popolano questa succosa novità, per la cui anteprima ringrazio la casa editrice. Protagonista Poirot. Tutti i racconti in una nuovissima veste grafica ed editoriale a cura, appunto, della Oscar Vault Mondadori. Non perdetevi quindi tutti i post di oggi perchè avrete la possibilità di leggere sei pensieri su sei racconti differenti, che non è poco! Domani però tornate qui, perchè il mio compito sarà parlarvi di lei, la grande Agatha Christie.
Ma torniamo al libro...

Titolo:  Poirot. Tutti i racconti
Autore: Agatha Christie
Genere: Giallo
Pubblicazione:01 settembre 2020 - Oscar Vault Mondadori - collana i Draghi
Pag.: 972
Costo: 25,00 € cartaceo - 9,99 ebook

Descrizione: Tutte le avvincenti indagini di Hercule Poirot, il piccolo detective belga dalle infallibili "celluline grigie", nato dalla fantasia di Agatha Christie sono qui raccolte in un unico volume nel quale la vocazione narrativa della Regina del Giallo si esprime al suo meglio: storie che coinvolgono il pubblico in un raffinatissimo gioco di intelligenza accompagnate da raffinate illustrazioni d'epoca in bianco e nero.

Com'era successo quando vi parlai del meravigioso volume dedicato alla Sorelle Bronte, non posso che annoverare il mio invito a provare, almeno una volta nella vita, a tenere tra le mani uno di questi splendidi volumi che la casa editrice cura con attenzione e in modo unico per regalare ai lettori non solo una bella lettura ma anche un'esperienza magica a trecentosessanta gradi.

Ed ora veniamo al racconto di cui ho deciso di parlarvi. Si tratta del primo racconto contenuto nel libro il cui titolo è:

Il furto di gioielli al Grand Metropolitan

“«Poirot,» dissi «un cambiamento d’aria vi farebbe bene.»
«Lo pensate, mon ami?»
«Ne sono sicuro.»
«Eh… eh?» disse il mio amico sorridendo. «Allora è tutto predisposto, vero?»
«Verrete?»
«Dove intendete portarmi?»
«A Brighton. Un mio amico della City mi ha dato un ottimo consiglio e… be’, ho denaro da spendere. Credo che un fine settimana al Grand Metropolitan farebbe a entrambi un mucchio di bene.»
«Grazie, accetto con molta riconoscenza. Siete buono a pensare a un vecchio
come me. E un buon cuore vale tanto quanto tutte le piccole cellule grigie. Sì, sì, io stesso a volte rischio di dimenticarmene.»”

Comincia così questo racconto - prima edizione nell'anno 1924 - con un botta e risposta tra Hercule Poirot e il suo fidato assistente, il capitano Arthur Hastings. Una sorta di Watson che, quasi a fare il verso alla famosissima coppia nata dalla penna di Artur Conan Doyle, non lascia mai da solo Poirot. È proprio Hastings che rivolgendosi al lettore, racconta le avventure che lui e l’investigatore baffuto si ritrovano a vivere.
In questo caso un weekend al lussuosissimo Grand Metropolitan di Brighton, proprio su consiglio di Hastings. Durante la prima cena consumanta in Hotel, i due si rendono subito conto di quanta ostentazione ci sia intorno a loro e di quanto quel luogo sia frequentato da gente ricchissima che non fa altro che mostrare i suoi tantissimi gioielli.
Proprio durante la cena fanno la conoscenza della signora Opalsen e di suo marito. Lui ricchissimo agente di Borsa che ha fatto fortuna con il boom petrolifero, lei con l'unico scopo di spendere quei soldi collezionando gioielli. Proprio uno di quei gioielli sparisce in modo molto misterioso dalla camera da letto della signora che, per scongiurare furti, lascia sempre la sua cameriera personale a fare la guardia alla stanza in sua assenza. Nessuno oltre lei e la cameriera dell'albergo sono entrate nella stanza, la seconda però, sempre sotto la supervisione della prima se non per pochissimi secondi.
Chi ha rubato i gioielli? Ovviamente sarà Poirot, con il suo intercedere tranquillo e analizzatore, a dover sbrogliare la matassa venendo in aiuto alla polizia che, ovviamente, tirerà le somme del caso in modo banale e sbagliato.
Da subito emerge lo stile dei gialli della Christie, quei tanti dialoghi che portano il lettore dentro le storie, dove le descrizioni sono pochissime e sono gli stessi personaggi a farci capire come sono le cose o le persone.
Accade in questo caso con la signora Opalsen di cui capiamo bene i lineamenti e il suo abbigliamento grazie ai botta e risposta di Poirot e Hastings, oppure con la stanza della signora la cui disposizione ci viene raccontata attraverso i dialoghi tra i personaggi e di cui, chicca, ci viene regalata la piantina, un po' come succedeva ad esempio con quella dell'Oriente Express.
Uno stile che amo, quello della Christie, e che grazie a questi racconti potrò tornare ogni tanto a rispolverare, magari tenendo il volume sul comodino e, ogni tanti, rileggere queste brevi chicche! 

Per oggi vi saluto ma, mi raccomando, vi aspetto domani con la biografia di Agatha Christie.





lunedì 31 agosto 2020

Letture con Marina #101 - Recensione IN ANTEPRIMA di Murderbot. I diari della macchina assassina di Martha Wells

Buongiorno carissimi, dopo la pausa estiva torna anche Marina con una recensione speciale in anteprima per cui ringraziamo la casa editrice. Non perdetevi quindi il suo pensiero su un libro di fantascienza in uscita domani 1 settembre in tutte le librerie e store online, ma gia pre-ordinabile.
Buongiorno a tutti, buon lunedì 31 Agosto e ben rientrati dalle ferie estive. Riapertura anticipata e con il botto per il blog di Daniela, perché in anteprima rispetto all’uscita Mondadori, Vi presentiamo il pluripremiato:
Titolo: Murderbot. I diari della macchina assassina
Autore: Martha Wells
Casa editrice: Oscar Vault Mondadori , 01/09/2020
Traduzione: Stefano A. Cresti
Pagine: 480

Trama: Ogni aspetto dalla vita è dominato dalle grandi corporazioni, missioni interplanetarie comprese: è la compagnia, infatti, che le gestisce, rifornendole di tutto il necessario. "Tutto il necessario" comprende anche gli androidi di sorveglianza, che tutelano l'incolumità delle squadre d'esplorazione. Ma in una società in cui i contratti vengono aggiudicati al miglior offerente, la sicurezza non è esattamente in cima alla lista delle priorità. E così può capitare qualche imprevisto. Per esempio qualcosa di strano succede su un lontano pianeta, dove alcuni scienziati stanno conducendo rilievi sulla superficie, convinti che l'Unità di Sicurezza con componenti organiche fornita dalla compagnia vegli su di loro. Murderbot, però, è riuscita a hackerare il proprio modulo di controllo, e si è accorta di avere accesso ai file multimediali di tutti i canali di intrattenimento. E così preferisce di gran lunga passare il suo tempo tra film, musica, serie tv, libri, giochi, piuttosto che dedicarsi a quegli incarichi noiosi e ripetitivi che non lasciano spazio al suo libero arbitrio. Dotata di una sensibilità tutt'altro che meccanica, Murderbot inizia un avventuroso viaggio alla ricerca di sé che la porterà a scoprirsi assai diversa da quello che i suoi protocolli avrebbero previsto.

 



CONSIDERAZIONI PERSONALISSIME:

Da tempo cercavo un aggancio per iniziare nuovamente a leggere fantascienza. Non volevo però leggere o rileggere le icone classiche… cercavo piuttosto una voce fresca, di cui non avevo ancora sentito parlare. Casualmente mi sono imbattuta in Oscar Mondadori Vault, la community Mondadori di fantascienza e fantasy. Ho letto i primissimi capitoli di questo romanzo di Martha Wells e non ho potuto lasciare il libro se non quando è terminato! Per inciso, cercavo un romanzo premiato, per tema di incappare in un libro che mi avrebbe fatta nuovamente ritrarre da questo genere, tanto amato durante l’adolescenza. Capitemi: non volevo un classico conclamato, ma nemmeno un salto nel buio. Ed ho pensato che avendo vinto il top dei premi per la fantascienza (Nebula!, Locus!, Hugo!), questo mi desse maggiori garanzie. Lo so, lo so, non è sempre così, ma…


RECENSIONE: 

sabato 29 agosto 2020

Recensione #370 - La forma del silenzio di Stefano Corbetta

Buongiorno lettori, come state? Rieccomi, dopo tre settimane, con una nuova recensione. Lo so, lo so, il blog avrebbe dovuto restare chiuso fino al 31 agosto ma, complice il brutto tempo che mi ha fatto trascorrere in camper l'ultimo giorno di vacanza, e un libro meraviglioso che ha accompagnato i miei ultimi giorni, ho deciso di provare a scrivere con il cellulare la recensione. Mi perdonerete quindi, se per caso troverete più errori del solito. Ma veniamo al libro. Si tratta de La forma del silenzio di Stefano Corbetta edito da Ponte alle Grazie - che ringrazio per la copia - pag. 240.

Trama: Leo ha sei anni. È nato sordo, ma la sua
infanzia scorre serenamente. Con la sua famiglia, Leo parla la Lingua dei Segni, e quella degli affetti, che assumono forme inesplorate nei movimenti delle mani dei genitori e della sorella Anna. Ma è giunto il tempo della scuola e Leo viene mandato lontano da casa, a Milano, in un istituto che accoglie bambini come lui. Siamo ai tempi in cui nelle scuole è vietato usare la Lingua dei Segni. All'improvviso per Leo la vita diventa incomprensibile, dentro un silenzio ancora più grande di quello che ha vissuto fino a quel momento. Poi, in una notte d'inverno del 1964, Leo scompare. A nulla servono le ricerche della polizia: di Leo non si ha più notizia. Diciannove anni dopo, nello studio della sorella Anna, si presenta Michele, un compagno di Leo ai tempi della scuola. E inizia a raccontare la sua storia, partendo da quella notte d'inverno.

Non conoscevo Stefano, ma quando mi ha contattato per chiedermi la disponibilità a leggere il suo libro, ho letto la trama ed è stato subito amore. La storia era la mia, l'ho sentito subito, un lettore certe cose le sa... E il mio intuito non ha sbagliato!