venerdì 21 luglio 2017

Coming soon #19 - Nonostante il destino di Angela Iezzi

Ciao carissimi lettori, come state? Oggi sono qui per parlarvi di un libro che uscirà a giorni per Newton Compton. Si tratta del secondo romanzo di Angela Iezzi che io avevo conosciuto grazie al suo esordio Gli effetti speciali dell'amore che avevo recensito qui.
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Titolo: Nonostante il destino
Autore: Angela Iezzi
Genere:
Romance
Pagine: 256
Costo: 4.99 € ebook
Pubblicazione: 08 agosto 2017 - Newton Compton

Descrizione: Gillian Chetwode-Talbot è una ragazza semplice con un grande sogno nel cassetto: aprire un suo negozio di cappelli artigianali. In visita dalla nonna paterna, a Fall River, Gil trova il locale ideale per realizzare finalmente il suo sogno. Il posto va ristrutturato, ma lei non si scoraggia e inizia i lavori, finché non scopre che non tutti gli inquilini del palazzo sono favorevoli alla rumorosa attività di ristrutturazione. Jared, il ragazzo misterioso che abita al piano di sopra, sembra piuttosto restio a tollerare il frastuono e fa di tutto per sabotarla. L’astio che nasce tra i due, però, si trasforma ben presto in qualcosa di diverso. Gil inizia a scoprirsi particolarmente incuriosita dall’uomo che abita al piano di sopra e che sembra condurre una vita piuttosto ritirata. Cosa nasconde Jared? Scoprirlo potrebbe rivelarsi più sorprendente di quanto Gil sia disposta ad accettare
 
Angela Iezzi: Nata nel 1987 a Lanciano, si è laureata in Organizzazione e Relazioni Sociali all’Università di Chieti. Lavora insieme alla sorella in un centro ricreativo di cui è la titolare. Lettrice da sempre, d’animo romantico, ha iniziato ad appassionarsi alla scrittura durante il periodo universitario, tra un esame e l’altro.
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Che ne dite, vi ispira? Io spero di riuscire a leggerlo durante le vacanze anche se la lista è già interminabile! hihihihihi


mercoledì 19 luglio 2017

Recensione #199 - Le coincidenze dell'estate di Massimo Canuti

Ciao a tutti! Periodo ricco di recensioni e belle letture. Letture fresche, intense, ricche di emozioni e di spunti di riflessione!
Oggi vi parlo di Le coincidenze dell'estate di Massimo Canuti, edito da edizioni e/o, pag. 232.

Sinossi: Milano, estate. Vincenzo è un adolescente particolare: ha pochi amici, è amante della musica metal e degli skate, e non sa ancora bene se è attratto dai ragazzi o dalle ragazze. Italo è un uomo di circa cinquant'anni che un giorno si sveglia su un marciapiede e non ricorda nulla del suo passato. Comincia a vivere come un barbone cercando di ricostruire la sua identità finché non finisce per caso nell'androne del palazzo di Vincenzo. Il ragazzo ha un lampo, sembra riconoscerlo, ma fa finta di non averlo mai visto prima. Dove ha incontrato quell'uomo? E come ha fatto Italo a perdere la memoria? Ma ecco che in loro soccorso arriva Evelina, anziana inquilina del palazzo ed ex parrucchiera dei divi di Cinecittà. Sarà proprio lei, con la sua eccentrica vitalità e tenera presenza, a riannodare i fili di un passato fatto di bugie e risentimenti. "Le coincidenze dell'estate" è un romanzo sull'amicizia inaspettata che può nascere fra tre persone di generazioni diverse, ma non solo. Parla della difficoltà di crescere in una famiglia a pezzi, della scoperta dell'omosessualità, del coraggio di uscire allo scoperto; è un romanzo sulla crudeltà del mondo del lavoro e su quanto sia traumatico ripartire da zero dopo aver perso tutto. Ma è soprattutto un romanzo sulla scoperta della propria identità. Tra sorelle circensi, suonatori di polka e ragazzine provocanti, Massimo Canuti scrive un libro che a tratti assume la forma del giallo. Il tutto nell'insolita cornice di una Milano afosa, lenta e deserta, lontana dallo stereotipo della città fredda, svelta e indifferente che non lascia spazio a nessun contatto umano.

Quando ero solo una studentessa di architettura ci assegnarono un lavoro di gruppo: avremmo dovuto studiare una piazza milanese dal punto di vista architettonico. Al mio gruppo capitò Piazza del Tricolore, una piazza che non avevo mai sentito nominare in vita mia - Milano è enorme ed anche una milanese come me ne conosce solo una minima parte, quella che normalmente frequenta di più - ma che, una volta intercettata si rivelò essere una piazza in una zona molto centrale nonchè molto facoltosa. Durante il sopralluogo, oltre ad ammirare le costruzioni di pregio che si affacciano sulla piazza, mi ritrovai ad osservare un lungo serpentone di persone, principalmente anziani italiani che scoprii essere in fila per la mensa dei poveri. Una dicotomia che subito mi apparve assurda, beffarda. Se da quei palazzi con le facciate in marmo uscivano donne ingioiellate ed uomini visivamente benestanti, pochi metri più in là c'erano persone con l'umiliazione negli occhi in fila per un pasto caldo. La stessa dicotomia la si può trovare a poco meno di un chilometro di distanza, varcando il cancello di ingresso dei giardini pubblici di Porta Venezia di mattina presto, in cui alle tate filippine che accompagnano ai giochi del parco dei bambini biondissimi ed abbigliati con vestiti firmati, si contrappongono, distesi sulle panchine, clochard di tutte le età , che di quelle panchine hanno fatto la loro casa. È qui che Massimo Canuti  ambienta il suo libro, in quel chilometro di città in cui c'è tutto ed il contrario di tutto ed è di questa dicotomia che questo libro fa il suo punto di forza.
Dicotomia palese anche nei due protagonisti, che non potrebbero essere più diversi.
Vincenzo, è un adolescente che abita in un palazzone "bene" di Porta Venezia; figlio di genitori separati vive in casa con la madre che lavora nella tv e che riempie le mancanze del figlio non con la propria presenza ma lasciandogli bigliettini di spiegazioni e importanti somme di denaro per comunicare al figlio i suoi lunghi viaggi di lavoro all'estero. Vincenzo avrebbe bisogno di una guida, la sua identità sessuale lo spaventa, ha dei problemi seri con alcuni compagni e nessuno si prende la briga di comprenderlo, se non mandandolo da uno psicologo.
Italo è un uomo di mezza età. Si ritrova senza denaro, senza documenti e senza memoria proprio in quella zona della città. Non chiede aiuto Italo, conta solo sulle sue forze - forse spaventato da quello che potrebbe scoprire ritrovando un'identità che ora ignora - e comincia a vivere una vita da senzatetto, costruendosi una mappa dei luoghi che riscopre piano piano ed affidandosi ai consigli di Gaetano, che quella vita la conosce bene perchè rovinato dal gioco d'azzardo. Italo è una di quelle persone che si mette in fila in Piazza del Tricolore; una di quelle persone che vidi nel serpentone in attesa avrebbe potuto benissimo chiamarsi Italo.
Le strade di Vincenzo e di Italo sono destinate ad incontrarsi; l'autore ce lo dice subito, all'inizio del libro, ma non sappiamo come succederà nè cosa accadrà dopo, nè sappiamo come si rapporteranno.
La storia si svolge nei mesi estivi, la scuola è finita e Vincenzo ha moltissimo tempo libero che passa nella sua cantina, cercando di costruirsi uno skate ma anche pensando a Pietro. Fuori da quel palazzo la città si svuota progressivamente, tutti vanno in vacanza tranne i barboni che anche con i cocenti quaranta gradi non possono permettersi di trovare refrigerio se non negli androni dei palazzi. Anche nel palazzo di Vincenzo i condomini sono fuggiti, resta solo la signora Evelina, ex parrucchiera delle dive, un personaggio che avrà un ruolo importante e che saprà conquistare il lettore con i suoi modi di fare affabili e anche un po' sopra le righe.
La narrazione scorre spedita, con uno stile che non eccede in contorsioni di parole ma che narra in modo diretto e senza fronzoli una realtà che appare nella sua crudezza e che per questo non ha bisogno di eccessi. Canuti non ha paura di mettere insieme molti temi importanti: l'omosessualità, l'amicizia, la povertà, la solitudine, la difficoltà a rapportarsi con gli altri, il bullismo, la genitorialità, la vecchiaia, la droga, la capacità di aiutare il prossimo, la perdita di memoria; e lo fa senza fare un calderone di temi per stupire, ma anzi, riesce a ponderare bene il tutto. 
I personaggi sono reali, delineati perfettamente nelle loro caratteristiche fisiche e comportamentali. Un gruppo di personaggi che, lo si percepisce, l'autore ha avuto l'occasione di osservare nella sua vita di tutti i giorni in questa città che le cose te le sbatte in faccia quando meno te lo aspetti. Tanti Italo, Gaetano, Vincenzo, Evelina che popolano un mondo spesso incomprensibile.
Un libro che, insomma, mostra una città ed i suoi abitanti con un occhio diverso, quello di chi, come noi, - anche Massimo Canuti, ho scoperto, si è laureato in architettura proprio al Politecnico di Milano qualche anno prima di me - non è abituato solo a guardarla, ma la fa sua, osservandone gli anfratti, notandone le contraddizioni, cercandone i dettagli.
Il finale poi, ha messo a dura prova il mio cuore, e non mi vergogno a dirvi che ho dovuto impegnarmi per ricacciare giù qualche lacrima!
Un libro che vi consiglio, adatto al periodo ma adatto anche a qualsiasi altro momento dell'anno. Certo, con l'afa che attanaglia Milano in questi giorni si riesce ad entrare proprio in sintonia con l'atmosfera e con i personaggi. ;)
Lo conoscete? Se non lo conoscete correte a cercarlo e a leggerlo!!!

VOTO: 


lunedì 17 luglio 2017

Recensione #198 - La ragazza dell'altra riva di Mitsuyo Kakuta

Buongiorno lettori, oggi vi parlo di un libro che ho richiesto e scoperto grazie a Marina. Un libro che mi fa fare pace con gli scrittori giapponesi e che mi fa venire voglia di scoprire molto di più su una cultura di cui conosco poco o nulla!
Si tratta di La ragazza dell'altra riva di Mitsuyo Kakuta, edito da Neri Pozza, pag. 331.

Sinossi: Sayoko ha trentacinque anni, un marito ligio alla tradizione materna che vuole la donna chiusa tra le pareti di casa, a occuparsi con saggezza delle faccende domestiche, una figlia di tre anni, Akari, che nel parco, dove Sayoko di tanto in tanto la conduce, se ne sta a giocare da sola in un angolo, discosta dagli altri bambini. Anche Sayoko è sola, ma soffre terribilmente della sua solitudine. La routine quotidiana è per lei un peso che, giorno dopo giorno, si accresce a dismisura e minaccia di soffocarla. La donna decide così di rispondere a svariati annunci di offerte di lavoro. Dopo aver collezionato una marea di rifiuti, riceve la chiamata di Aoi, titolare di una società, la Platinum Planet, che offre un servizio di sorveglianza e un aiuto domestico alle persone che si avventurano in viaggi di lunga durata. Il lavoro è semplice, si tratta di annaffiare le piante, strappare le erbacce in giardino, ritirare la posta e fare le pulizie. Sayoko accetta con entusiasmo. Si ritrova così a dividere il tempo con una donna che ha la sua stessa età, ha frequentato la sua stessa università, e ostenta una personalità e uno stile di vita completamente diversi dai suoi, se non addirittura agli antipodi. Lei vive in funzione dell'opprimente marito e della figlia. L'altra dirige una piccola azienda e si gode la propria libertà pur celando, dietro un'apparente sicurezza di sé, un passato difficile con cui fare i conti. Durante i turni le due donne si studiano, si confidano e si domandano segretamente come sarebbe potuta essere la loro vita, se avessero fatto l'una le scelte dell'altra. Mentre Sayoko inizia a rinascere, riscoprendo la voglia di uscire e di avventurarsi nel mondo, Aoi percepisce dentro di sé un sottile cambiamento, come se quella donna conosciuta, per caso fosse una "ragazza dell'altra riva", venuta direttamente dal suo passato per dirle che non è troppo tardi per ricominciare a vivere.

Sayoko ha trentacinque anni e vive la vita della casalinga da quando, tre anni prima, ha messo al mondo la piccola Akari. Passa le sue giornate vagando da un parco all'altro cercando di integrarsi nei capannelli di mamme che popolano i parchi cittadini nella speranza che la propria figlia faccia amicizia e smetta di starsene sola in un angolo.
Aoi ha la stessa età di Sayoko ma è il suo perfetto opposto: vive la sua vita in libertà, senza legami, e dirige una piccola attività di servizi.
Entrambe hanno frequentato l'università - la stessa - a Tokyo, ma il destino ha voluto che si incontrassero solo da adulte quando Sayoko, stanca di sentirsi insoddisfatta, si mette alla ricerca di un lavoro che possa portarla fuori di casa per qualche ora al giorno, contrariando non poco il marito e la suocera.
Stando a contatto Aoi e Sayoko legano subito e se apparentemente le due donne sembrano essere come il giorno e la notte, con lo scorrere delle pagine ci si rende conto che tanto diverse non sono, che ognuna reagisce ai problemi in modo diverso ma che anche Aoi non ha la vita perfetta che vuole far credere infatti un passato non proprio roseo incide sul suo modo di essere.
Scopriamo le zone buie della vita di Aoi grazie alla scelta dell'autrice di dipanare il romanzo attraverso due spazi temporali: il primo dove le due donne sono adulte e coltivano il loro rapporto di lavoro e di amicizia ed il secondo dove Aoi è solo una ragazzina con grandi problemi di bullismo a scuola e con la diffidenza verso tutto e tutti.
Una storia di vita, quindi, che porta alla luce il ruolo della donna all'interno della famiglia, che fa emergere un contesto sociale, scolastico e lavorativo molto differente rispetto a quello in cui siamo abituati a vivere e che ci dipinge un quadro completo di vita in cui i rapporti sociali muovono le fila della vita dei personaggi.
Le pagine scorrono veloci, l'alternanza dei capitoli dedicati al presente e di quelli dedicati al passato permettono di tenere alta l'attenzione del lettore e di dare una visione a trecentosessanta gradi di un personaggio particolare come Aoi, spiegandone l'evoluzione e mostrandone le sfaccettature caratteriali che l'hanno portata ad essere la donna che Sayoko incontra. Quella stessa donna che Sayoko ammira tanto da provare ad imitarla, tanto da sentirsi capace di fare qualsiasi cosa solo vicino a lei, tanto da mettersi anche contro il marito pur di continuare a lavorare.
E se spesso Aoi appare egoista e superficiale, allo stesso modo Sayoko appare ingenua e facilmente condizionabile. Due figure imperfette a causa della vita, che spesso presenta il conto in modo un po' troppo brusco e senza che nulla si possa fare per evitarlo.
Interessante che insieme ad un quadro sulla donna giapponese l'autrice si soffermi anche a parlare della scuola, dei rapporti tra i ragazzi, dell'omosessualità, dei rapporti famigliari e lavorativi senza mai sembrare fuori strada ma, anzi, dando l'impressione al lettore che il tutto sia necessario per apprendere a pieno i meccanismi della storia e delle protagoniste che ha deciso di creare.
Chicca del libro è il glossario con i termini giapponesi - non troppi - che si possono trovare durante la lettura e che spesso sono riferiti a piatti tipici che fanno venire l'acquolina in bocca.
Insomma, una lettura che mi sento di promuovere e di suggerire a chi ama le storie familiari frutto di un'autrice che di certo rileggerò con piacere.
Che rapporto avete con la letteratura giapponese? Vi ispira questo romanzo? Fatemi sapere e, anzi, se siete degli estimatori e vi fa piacere suggeritemi qualche lettura del genere da non perdermi!!!

VOTO: 



venerdì 14 luglio 2017

Letture con Marina #18

Buongiorno lettori! Altro venerdì che ci porta quasi a scavallare nella seconda metà di luglio. Con il venerdì torna una nuova puntata della rubrica Letture con Marina. Come sempre prima di lasciarvi a lei vi auguro un bellissimo weekend.

 
Terminate le letture dei romanzi in lizza per il premio Bancarella ed in attesa che arrivi metà Luglio per sapere chi sarà il vincitore … E dopo la vittoria del Premio Strega da parte dello scrittore Paolo Cognetti con il suo Le Otto Montagne, sento la necessità di fare una pausa dai vari premi letterari ed inaugurare una nuova “serie” di romanzi che andrò a leggere nei prossimi mesi.                                                               
La potremmo chiamare: IL PERIODO ASIATICO
E l’onore di aprire questo nuovo percorso, che vedrà avvicendarsi autori e generi di vario tipo, intervallati da romanzi che nulla avranno a che fare con l’Oriente, lo lasciamo a:
LA LOCANDA DEGLI AMORI DIVERSI

Autore: Ito Ogawa 
Casa editrice: Neri Pozza
Traduzione: Gianluca Coci
Pagine: 302
Genere: Narrativa
Anno di pubblicazione: 2016

Sinossi: In piedi sulla banchina del treno, Chiyoko se ne sta immobile, incapace di muovere il passo decisivo che la separa dai binari. Non ha nemmeno vent'anni, indosso la divisa da liceale e sul viso l'aria apatica di chi non ha ormai alcun rimpianto.
A Izumi, trentacinquenne separata che ogni sera alla stessa ora rientra dal suo lavoro part-time, basta uno sguardo per comprendere quali siano le intenzioni di quella ragazza dagli occhi limpidi come quelli di un cerbiatto. La afferra per un braccio e, con un gesto disinvolto, la tira verso di sé, salvandole la vita. Per Izumi, Chiyoko è solo un’estranea, eppure le viene spontaneo invitarla a cena nella propria casa e rivelarle gli aspetti più intimi della propria vita, come il fatto che il marito l’abbia lasciata sei mesi prima e lei ora viva sola con il figlio Sōsuke di sei anni. Un’oscura, inspiegabile attrazione la spinge, infatti, a desiderare la compagnia della ragazza. Quando perciò Chiyoko le confessa di essere stata ripudiata dai genitori a causa della propria omosessualità e di voler fuggire, andarsene per sempre e raggiungere il posto che ha la fama di possedere il cielo e le stelle più belli di tutto il Giappone, Izumi, dapprima terrorizzata dalla prospettiva della fuga con una giovane donna, inizia a considerare affascinante l’idea di un posto nuovo dove poter ritrovare se stessa, le sue idee, la sua libertà.


Breve biografia da Wikipedia:

Ito Ogawa (小川糸 Ogawa Ito; 1973) è una nota scrittrice giapponese di canzoni e di libri illustrati
per ragazzi.
Laureata presso la Seisen Daigaku in Letteratura Classica Giapponese, ha esordito come scrittrice nel 1999. Scrive anche delle canzoni, è infatti membro della band Fairlife; il suo pseudonimo musicale è Shunran.
Nel 2007 la casa editrice Kodansha ha pubblicato un suo libro illustrato di poesie. Nel gennaio 2008 pubblica il suo romanzo d'esordio Shokudo Katatsumuri (tradotto letteralmente vuol dire: “Il ristorante lumaca”), la cui versione in lingua Italiana (traduzione di Gianluca Coci) è stata pubblicata nel maggio 2010 dalla casa editrice Neri Pozza, con il titolo de Il ristorante dell'amore ritrovato. Il romanzo si è aggiudicato il Premio Bancarella della Cucina 2011 (dal romanzo d'esordio è stato tratto l'omonimo film).
In uscita, nel 2012, la raccolta di racconti La cena degli addii, sempre per Neri Pozza nella traduzione di Gianluca Coci.
Ha un sito web (solo in giapponese) dove propone ricette di cucina.
RECENSIONE:

Ciò che mi ha colpita di primo acchito e mi ha fatto acquistare il romanzo, a parte la copertina sempre accattivante della Neri Pozza, è stata proprio la sinossi così particolare. Una ragazza di diciannove anni sta meditando il suicidio (atto non così inconsueto in Giappone, per tradizione e stile di vita), quando Izumi, una donna che casualmente la nota e capisce quanto sta probabilmente per accadere, la afferra e la salva così dalla fine di tutte le sue possibili aspettative giovanili, la salva cioè dalla morte spirituale e fisica - - Per inciso, scopro così che in Giappone la maggiore età si raggiunge a venti anni, anche se c’è in corso un dibattito per abbassarla a diciotto - Ma qualche giorno prima che accadesse questo episodio, era stato il figlio di sei anni di questa donna separata ad incontrare, sempre in stazione, la bella ragazza: Chiyoko, che non era riuscita nel suo intento suicida solo perché qualcun altro in qualche altra stazione l’aveva preceduta e tutto il traffico ferroviario era stato bloccato. Di questo primo incontro tra Chiyoko ed il piccolo Sosuke, rimarrà traccia indelebile solo nella memoria della ragazza liceale. E’ un libro da cui mi aspettavo molto, date le premesse. Alcune sono state disattese, anche se una volta finito il romanzo, il bilancio è onesto e più che positivo. Il romanzo è suddiviso in quattro grandi capitoli, ciascuno raccontato dal punto di vista di uno dei quattro protagonisti. La prima a parlare è Izumi, una separata di trentacinque anni con un figlio di sei anni a carico. Un matrimonio finito quasi subito, un bimbo, un lavoro part-time ed una delle tante vite sprecate. Una donna spenta, che procede nella vita senza più il sorriso sulle labbra. La seconda a narrarci la vicenda è proprio Chiyoko, la liceale che aveva tentato il suicidio. Figlia di un medico molto noto, facente parte della ricca borghesia, si scopre diversa e capisce che non potrà più essere accettata in seno alla propria famiglia, perché ripudiata proprio dal padre e ignorata da una madre troppo succube del marito. Nel terzo capitolo è Sosuke, figlio di Izumi, oramai cresciuto, a raccontare la sua vita e così facendo ci parla anche lui della sua famiglia. C’è un prima Chiyoko – ed un dopo. Per lui, come figlio, nel bene e nel male. Nel quarto capitolo chi ci parla è Takara (scritto con il carattere di “tesoro”), la figlia di Chiyoko.

Il romanzo ha avuto poche – piccole – cadute. Più che cadute, in taluni casi ho avuto quasi la sensazione di scelte di vita forzata, quasi a voler ulteriormente sottolineare alcune particolarità, dato che stiamo parlando di un tema molto dibattuto in tutto il mondo, quello della omosessualità. E l’autrice, a tal proposito, fa cogitare una delle protagoniste sul fatto che anche Tokyo, pur essendo una metropoli, fa ancora fatica ad accettare famiglie con doppie madri, oppure con doppi padri. Non parliamo poi della legge, che non prevede ancora situazioni chiare e legislativamente accettabili, sì che una coppia dello stesso sesso, se vuole “sancire” il rapporto a livello legale, deve ridursi a sotterfugi quali l’adozione ad esempio, se la differenza di età nella coppia lo consente. A prescindere da come la si pensi sull’argomento, ciò mi fa considerare che, Europa od Asia che sia, purtroppo tutto il mondo è paese. Anche in questo romanzo di Ogawa ci sono molte specialità gastronomiche tipiche del Giappone, visto che quasi subito dopo essersi conosciute, Izumi con Sosuke e Chiyoko si trasferiscono dalla metropoli ad un paesino sperduto, dove contano di aprire una piccola locanda in cui chiunque lo desideri può soggiornare e godere della loro ospitalità. Anzi, essendo la locanda parte integrante della loro casa, gli ospiti diventeranno parte integrante della famiglia per il tempo che rimarranno lì da loro. Le vicissitudini e gli incontro scandiranno il ritmo del racconto e degli anni che nel frattempo scorrono inesorabili, insieme alle golose ed inconsuete ricette. Ci saranno i problemi legati al farsi accettare nel paesino dove si sono trasferite. Ci saranno gioie e dolori come in tutte le famiglie del mondo. Ci saranno anche incomprensioni di coppia tra le due mamme, ma di fondo ci sarà tanto amore, un amore da incrementare giorno dopo giorno e da custodire nei momenti più bui. Ciò che desidero sottolineare è che in questo romanzo dal sapiente tocco delicato, mai in cerca di sensazionalismo sessuale, si parla soprattutto di famiglia, indipendentemente dal fatto che sia una famiglia di impianto tradizionale o omosessuale. Anzi, dato che ad un certo punto tutta la famiglia se ne va alle Hawaii per una piccola vacanza come Luna di Miele ritardata, si parla di “ohana”, parola che nella lingua hawaiana, significa FAMIGLIA (da non confondere con “hana”, che in giapponese significa “fiore”, con prefisso onorifico “o”, per elevare il grado di cortesia). In questo romanzo un po’ si ride e un po’ si piange, come in tutte le famiglie che si rispettino. E non importa se si tratta di una famiglia non convenzionale. Ciò che importa è la cura che queste quattro persone mettono nel coltivare la loro vita in comune. Come dicevo, alcune scelte che l’autrice fa – insindacabili peraltro – alle volte possono dare la sensazione di forzature che servono proprio per introdurre scelte di vita per i protagonisti forse consone in Giappone, molto meno in Europa. O proprio per spiegare le difficoltà in più che una famiglia non tradizionale si trova ad affrontare. Il tutto è permeato dalla tipica scrittura orientale, sempre molto poetica, delicata quando affronta tematiche legate alla rappresentazione del sesso, lieve anche quando parla di argomenti tragici. La mentalità giapponese così descritta e celebrata da tanti altri autori giapponesi è anche qui molto presente, sia legata alla tradizione così come figlia della nuova vita moderna che si consuma soprattutto nella metropoli.

Rispetto al romanzo precedente che abbiamo preso in esame (Jung-myung Lee: La guardia, il poeta e l’investigatore recensione qui), l’impianto di questo romanzo è più semplice e meno articolato. Ma ci sono molti argomenti su cui ci fa riflettere.

Sicuramente parte affascinante e indivisibile è la serie di piatti tipici, alcuni già sentiti, alcuni già trovati in altri romanzi ed alcuni “gustati” per la prima volta – oltre a parole di uso contemporaneo ma nuovissime per me, che non avevo ancora avuto il piacere di incontrare. Ho potuto re-incontrare i “Kodama”, spiriti che risiedono in alcuni alberi, già incontrati nell’anime dello Studio Ghibli. E proprio con riferimento a questo, la parte del romanzo dedicata all’arrivo delle due donne e del piccolo Sosuke nel paesino, con la visita della casa in cui potrebbero andare a vivere tutti insieme, mi ha ricordato l’anime Totoro, con alcuni distinguo, ma molto similare.

E insomma, se siete curiosi, Vi posso prestare il romanzo ☺

E’ abbastanza ovvio che la cultura orientale mi attragga molto. Mi chiedevo: capita anche voi di essere attratti da un Paese in particolare, nelle letture così come nella vita in generale, con riferimento a tradizioni, alimenti, stili di vita, letteratura, etc.? Mi piacerebbe proprio saperlo!

A presto
                             

giovedì 13 luglio 2017

Leggendo SerialMente - Gruppo di Lettura #3 - Terza Tappa - Il libro di Julian di R.J. Palacio

Buongiorno carissimi! Eccoci giunti alla terza tappa di questo terzo Gruppo di Lettura seriale che ci porterà tra le pagine della serie Wonder Story di R.J. Palacio edito da Giunti. Oggi parliamo de Il libro di Julian, secondo volume della serie.
Chiunque può partecipare a questo gruppo di lettura, unica regola: voglia di spoilerare con noi su questa serie per ragazzi tanto famosa e di cui si è tanto parlato in rete.
Prima di cominciare vi ricordo le tappe relative ai diversi volumi.

WONDER
29 giugno 2017 - Un libro per amico: commento da pag. 0 a pag. 168 (prime quattro parti). Link qui.
06 luglio 2017 - Desperate Bookswife: commento da pag. 171 a pag. 285 (dalla parte quinta fino alla fine del libro). Link qui.




IL LIBRO DI JULIAN
Ci comportiamo come se la quadrilogia fosse raccolta in un unico volume, quindi abbiamo appena terminato il volume uno ma senza ulteriori presentazioni iniziamo a leggere il secondo.
13 luglio 2017 - Un libro per amico: commento da pag. 0 a pag. 121, ovvero tutto il libro.





IL LIBRO DI CHRISTOPHER
20 luglio 2017 - Desperate Bookswife: commenteremo da pag. 0 a pag. 120 ovvero l'intero libro







 

IL LIBRO DI CHARLOTTE
27 luglio 2017 - Un libro per amico: commenteremo da pagina 0 fino a pagina 156, ovvero tutto il volume.








ATTENZIONE SPOILER!!!!!

Che dire di questo libro? L'autrice dà giustamente voce al punto di vista di Julian, personaggio particolarmente discusso del primo libro che spiccava per la sua antipatia.
Verso la fine di Wonder scoprivamo che Julian non sarebbe andato al campeggio e, successivamente, che avrebbe lasciato la scuola l'anno successivo. In questo nuovo libro è proprio lui a raccontarci il motivo di tutto questo.
Queste centoventi pagine sono suddivise in due parti: la prima in cui Julian ci racconta il suo anno scolastico e le sue motivazione per il trattamento che da sempre ha riservato a Auggie e la seconda in cui ci parla del periodo successivo alla fine della scuola passato a Parigi a casa della nonna paterna.
Devo dire che la prima parte mi ha fatto ancor più imbestialire rispetto a Wonder visto che le motivazioni di Julian - gli stati d'ansia con incubi annessi che la presenza di August gli avrebbe fatto riaffiorare - mi sono sembrati alcuanto assurde e imbarazzanti. E se lui in quanto ragazzino di dieci anni poteva essere non giustificato, ma quantomeno capito, il comportamento della madre è veramente inclassificabile.
È vero che noi mamme sentiamo la necessità perenne di vedere i nostri figli felici, ma arrivare a questo giustificando degli atti di bullismo inclassificabili è una cosa ripugnante. Purtroppo però questa tendenza non è poco comune anzi, non sapete quante volte in un solo anno di scuola primaria, a seguito di atti veramente gravi fatti da bambini ad altri bambini, ho sentito genitori affermare: "eh ma sono bambini... eh ma era solo uno scherzo innocente...". Con questo atteggiamento non si fa altro che non permettere ai bambini di capire la gravità delle cose e di ferli sentire giustificati per qualsiasi loro azione.
Anche l'atteggiamento che i genitori di Julian hanno verso il preside Kiap è un atteggiamento che, normalmente, chiunque abbia un figlio che frequenti una scuola può notare tra i genitori: il vittimismo. E se il padre di Julian poteva apparentemente sembrare quello con più sale in zucca della famiglia, con la sua volontà di fare causa alla scuola mi è veramente scaduto.
Per fortuna però ci viene in aiuto la nonna. Quanto ho adorato la nonna? All'inizio poteva sembrare una figura schiva e abbastanza insulsa, poi però ha fortunatamente preso in mano la situazione e ha aperto il suo cuore a Julian, mossa da un ricordo che da sempre la tormenta e che la situazione del nipote le fa sentire la necessità di raccontare. Quando la nonna era solo una ragazzina ha infatti vissuto una situazione simile a quella di Julian: nella sua classe c'era un bambino con difficoltà di deambulazione dovute alla poliomelite che tutti - lei compresa - schivavano e schernivano. Un bambino che addirittura nessuno in classe chiamava con il suo nome ma con un nomignolo; un bambino che però aveva un animo talmente gentile che, durante l'arrivo dei tedeschi non ci pensò due volte a nascondere la nonna di Julian nel granaio di casa sua, evitandole la deportazione e la morte certa. La nonna, che ai tempi aveva solo quattordici anni, era rimasta sola - aveva perso la madre deportata e uccisa, ed era senza padre in quanto nascosto in Svizzera - quindi rimase due anni nascosta nel granaio della famiglia del suo salvatore e venne trattata come una figlia.
Solo durante il suo nascondiglio la ragazza scopre il carattere dolce di colui che scopre chiamarsi Julian; un ragazzo di cui si innamora e a cui darà il primo bacio della sua vita. Purtroppo però Julian venne catturato e ucciso dai nazisti perchè disabile lasciando così il cuore della ragazza distrutto. Per quello, scopriamo, suo figlio venne poi chiamato Julian, che è poi anche il nome di suo nipote, il Julian che noi conosciamo. È con una tenerezza incredibile e con un dolore che emerge prepotentemente dalle pagine che la nonna spiega al nipote che dopo aver saputo della morte del suo Julian ha promesso a se stessa che mai più si sarebbe comportata così male con qualcuno.
Il racconto colpisce Julian, che decide finalmente di scrivere una lettera di scuse ad August, ed August da gran signore gli risponde.
Un bell'epilogo che fa rinsavire il bulletto e gli fa comprendere quanto fossero stati gravi i suoi insulti e le sue azioni tanto da arrivare addirittura a mettersi contro la famiglia che, ancora, insisteva per una causa alla scuola.
Lo stile è rimasto quello accattivante del libro precedente che mi ha permesso di divorare le pagine in un attimo.
Non vedo l'ora di scoprire cosa avranno da dirci Christopher e Charlotte quindi corro a leggere. Ovviamente attendo le vostre impressioni.
Vi ricordo che giovedì 20 luglio sul blog Desperate Bookswife commenteremo appunto Il libro di Christopher.

mercoledì 12 luglio 2017

Recensione #197 - Saga di Miss Peregrine di Ransom Riggs

Buongiorno lettori, recensione un po’ particolare oggi. Avendo letto in fila tutti i volumi relativi alla saga di Miss Peregrine ho pensato che fosse più pratico nonché più completo recensirli tutti insieme in un unico post, dedicando qualche riga ad ognuno, visto che ogni libro è la prosecuzione del precedente e non è leggibile singolarmente. Quindi non la tiro troppo per le lunghe e vi lascio al mio pensiero.

Autore: Ransom Riggs
Titolo: Miss Peregrine La casa dei ragazzi speciali 
Volume:  1
Casa editrice: Rizzoli
Pagine: 378
Genere: Fantasy

Sinossi: Quali mostri popolano gli incubi del nonno di Jacob, unico sopravvissuto allo sterminio della sua famiglia di ebrei polacchi? Sono la trasfigurazione della ferocia nazista? Oppure sono qualcosa d'altro, e di tuttora presente, in grado di colpire ancora? Quando la tragedia si abbatte sulla sua famiglia, Jacob decide di attraversare l'oceano per scoprire il segreto racchiuso tra le mura della casa in cui, decenni prima, avevano trovato rifugio il nonno Abraham e altri piccoli orfani scampati all'orrore della Seconda guerra mondiale. Soltanto in quelle stanze abbandonate e in rovina, rovistando nei bauli pieni di polvere e dei detriti di vite lontane, Jacob potrà stabilire se i ricordi del nonno, traboccanti di avventure, di magia e di mistero, erano solo invenzioni buone a turbare i suoi sogni notturni. O se, invece, contenevano almeno un granello di verità, come sembra testimoniare la strana collezione di fotografie d'epoca che Abraham custodiva gelosamente. Possibile che i bambini e i ragazzi ritratti in quelle fotografie ingiallite, bizzarre e non di rado inquietanti, fossero davvero, come il nonno sosteneva, speciali, dotati di poteri straordinari, forse pericolosi? Su "Miss Peregrine. La casa dei ragazzi speciali", è basato l'omonimo film, prodotto dalla Twentieth Century Fox, scritto e diretto da Tim Burton. 
IL MIO PENSIERO:
Cosa ho apprezzato di più di questo libro? Che è un Fantasy adatto anche ai non amanti del fantasy! Lo so, sembra quasi un controsenso ma nonostante la storia inventata da Riggs sia tutt'altro che reale, in alcuni momenti, durante la lettura, sembra quasi che lo sia e ci si dimentica di leggere una storia di finzione. La storia è quella di Jacob, ragazzo Americano molto attaccato a suo nonno Abe. Da sempre il nonno gli racconta storie di avventure fantastiche animate da personaggi fantastici e affascinanti che gli mostra addirittura attraverso delle fotografie. Tutto poteva pensare Jacob tranne che quei personaggi potessero esistere davvero e che quelle di suo nonno non fossero storie inventate ma avvenimenti realmente vissuti da lui in gioventù. Alla morte del vecchio il nipote parte alla ricerca di quei luoghi, sperando di riuscire così a dimostrare di non essere un pazzo. I bambini che Jacob si ritrova ad incontrare hanno doti speciali che li rendono affascinanti ma anche molto fragili.
Riggs costruisce un mondo a cavallo della seconda guerra mondiale in cui il ragazzo si ritrova a vivere le stesse avventure che, da sempre, aveva sentito raccontare al nonno.
Lo stile è scorrevole, la storia talmente coinvolgente da correre senza sosta sotto gli occhi del lettore senza che questo si stanchi mai di leggere. La chicca che rende tutto ancora più realistico sono le fotografie - la maggior parte vere e facenti parte di collezioni reali - che sono disseminate tra le pagine del libro e che l'autore ha preso come spunto attorno cui narrare questa storia originale. 

VOTO:
 






Autore: Ransom Riggs
Titolo: Hollow City
Volume:  2
Casa editrice: Rizzoli
Pagine: 430
Genere: Fantasy

Sinossi: Chi è Jacob Portman? Un ragazzo qualunque finito dentro un'avventura più grande di lui, o un predestinato, uno Speciale dai poteri prodigiosi, cacciatore di mostri terrificanti? Nessuno conosce la verità. L'unica cosa certa è che sembrano trascorsi secoli dal giorno in cui la misteriosa morte del nonno lo ha spinto a indagare sul passato della sua famiglia, catapultandolo sull'isoletta di Cairnholm, al largo delle coste gallesi. È qui che si imbatte nella bizzarra e affascinante combriccola degli Speciali: creature dotate di curiosi e irripetibili poteri, membri superstiti di una stirpe meravigliosa, costretti, per sfuggire alla persecuzione di un mondo ottusamente normale, ad affidarsi alle inflessibili cure di Miss Peregrine, la donna-uccello in grado di manomettere il tempo. Ma ora che Miss Peregrine è ferita e non riesce a recuperare le proprie sembianze umane, i ragazzi speciali e Jacob dovranno vedersela da soli con chi minaccia di distruggerli, e così abbandonare l'eterno presente in cui hanno vissuto per avventurarsi nel mondo reale.

IL MIO PENSIERO:
Il secondo capitolo della saga di Miss Peregrine è un viaggio, che rende bene anche il senso di passaggio che normalmente lasciano i libri centrali delle serie. Jacob ed i suoi nuovi amici speciali devono raggiungere Londra partendo dall’isola sperduta del Galles in cui si sono incontrati e per farlo dovranno guardarsi le spalle e utilizzare al meglio i loro straordinari poteri. Ci abitueremo in questo libro a passare con tranquillità da un anello ad un altro, a capire i trucchi che i Vacui utilizzano per scoprire e catturare gli Speciali e ci troveremo a sentirci parte di quel gruppo di ragazzini strampalati che per forza di cose si ritrovano a passare dalla loro vita ripetitiva e tranquilla ad un’esistenza di avventure, pericoli e incertezze.
Riggs anche in questo secondo volume della serie riesce a tenere alta l’attenzione del lettore grazie ad uno stile fluido e ad una storia coinvolgente ed originale.
I personaggi che si incontrano durante il viaggio sono numerosi e sempre ben caratterizzati; essenziali per rendere il tutto più credibile ed interessante.
Un elemento che, come nel primo, caratterizza questo libro è la capacità, attraverso una storia totalmente di fantasia e apparentemente impossibile, di paragonarla alla seconda guerra mondiale facendo riflettere il lettore su temi importanti.
Se nel primo romanzo i personaggi Speciali avevano un’importanza che però era alternata alla vera vita di Jacob, qui il loro ruolo prende il sopravvento tanto che la vera vita di Jacob viene man mano abbandonata per concentrarsi su quella che è la missione dei ragazzi: salvare Miss Peregrine e le altre ymbryne per fare in modo che gli anelli temporali possano essere ripristinati e con essi le vite tranquille dei loro abitanti.
Un libro che non può essere letto se non nel suo ordine originale in quanto rappresenta proprio una sorta di passaggio tra il primo ed il terzo volume della serie.
 
VOTO:







Autore: Ransom Riggs
Titolo: La biblioteca delle anime
Volume:  3
Casa editrice: Rizzoli
Pagine: 488
Genere: Fantasy

Sinossi: L'avventura cominciata con "Miss Peregrine. La casa dei ragazzi speciali", e proseguita con "Hollow City", trova, in questo terzo libro, un finale eccitante, pieno di suspense. Jacob, il protagonista sedicenne, che ha appena scoperto di essere dotato di un nuovo, straordinario potere, intraprende un rocambolesco viaggio per andare a salvare i suoi amici Speciali tenuti prigionieri in una fortezza apparentemente inespugnabile. Con lui ci sono l'adorata Emma Bloom, la ragazza capace di creare il fuoco con la punta delle dita, e Addison MacHenry, il cane dotato del fiuto giusto per seguire la traccia lasciata dagli Speciali rapiti. Insieme, i tre si lasciano alle spalle la Londra moderna per infilarsi nei vicoli labirintici di Devil's Acre, i bassifondi più abietti dell'Inghilterra vittoriana: infatti, sarà proprio qui che il destino dei ragazzi Speciali di ogni luogo ed epoca dovrà essere deciso una volta per tutte. Come i primi due romanzi della saga, "La biblioteca delle anime" è un fantasy ad alto tasso di emozione impreziosito da bizzarre fotografie vintage.

IL MIO PENSIERO:
Terzo capitolo della saga di Miss Peregrine, questo libro ci porta per mano verso la conclusione della serie. Protagonisti principali Jacob, sempre più consapevole dei suoi poteri, ed Emma, sempre più attaccata a lui. Se l’inizio del libro si rivela lento e un po’ eccessivo nelle descrizioni - per quanto io generalmente le ami qui mi sembra si sia tirato un po’ troppo il brodo – con lo scorrere delle pagine però, il ritmo riprende ad essere quello dei libri passati e, anzi, grazie alle tantissime rivelazioni di cui man mano l’autore ci mette a conoscenza forse diventa ancora più scorrevole ed avvincente.
Tutte le domande che erano rimaste in sospeso nei primi due volumi trovano una risposta e, nonostante si tratti sempre e comunque di un fantasy, la risposta è anche lineare, credibile e spesso da lasciare a bocca aperta.
Diversi i personaggi che si aggiungono a quelli già conosciuti nei libri precedenti e tutti particolarmente interessanti: penso ad esempio a Sharon o a Bentham, caratterizzati benissimo e capaci di attirare a se l'attenzione del lettore.
Anche la questione degli anelli temporali viene, in questo ultimo libro, sviscerata e raccontata al lettore nel dettaglio e finalmente si arriva a comprendere come e ache scopo gli anelli sono nati e soprattutto come  sono nati i temutissimi vacui che cacciano gli speciali per cibarsene.
Riggs sa scrivere, questo è palese, ed è anche un grande inventore di storie che non risultano mai inverosimili – nonostante il genere scelto per raccontarle – ma sanno anzi creare un parallelismo tra un libro di fantasia e la vita vera trattando, anche in questo caso, di temi importanti come quello della droga o quello del donarsi agli altri senza riserve e senza voler ottenere nulla in cambio.
Le fotografie sono utilizzate, anche in questo caso, per arricchire la storia e per creare un filo più diretto con il lettore che riesce a immaginare il tutto in modo molto più nitido.
Il finale trova una conclusione secondo me perfetta e mi ha lasciata appagata.

VOTO:








Autore: Ransom Riggs
Titolo: I racconti degli speciali
Volume:  0.5
Casa editrice: Rizzoli
Pagine: 202
Genere: Fantasy

Sinossi:Quella degli Speciali è una storia antica, che comincia molto prima dell'arrivo di Miss Peregrine; è una storia che riecheggia misteri e stravaganze, ed è custodita in questa raccolta di racconti curata proprio da uno Speciale, Millard Nullings, il ragazzo invisibile ospite della casa di Miss Peregrine. All'interno di queste storie dal retrogusto fiabesco, e talora venate da un'atmosfera gotica, si muovono personaggi fantastici, spesso spaventosi, ma anche divertenti e assolutamente bizzarri: una principessa squamosa dalla lingua biforcuta; una ragazzina spericolata, amica degli incubi; un ragazzo capace di parlare al mare; e una strampalata comunità di facoltosi e raffinati cannibali. Tutti ci accompagnano in un singolare viaggio agli albori della società degli Speciali, trasportandoci nella sala macchine di un universo parallelo e affascinante.

IL MIO PENSIERO:
Quarto libro uscito dedicato ai ragazzi speciali di Miss Peregrine. Dopo aver assistito al viaggio degli speciali ed alla conclusione della storia, Riggs ci regala questo gioiellino di cui abbiamo sentito parlare molto all’interno dei tre romanzi. Dopo una piccola introduzione di Millard, il ragazzo invisibile, che si presenta come curatore del volume che abbiamo in mano, ci immergiamo nei racconti veri e propri.
Non sono un’amante del genere, e chi mi conosce lo sa bene, ma un questo caso li ho trovati molto godibili e li ho letti con interesse.
Riggs ha saputo mantenere, anche in questo libricino, lo stile scorrevole che ha caratterizzati i tre libri precedenti ed ha inventato per noi questi racconti che ci svelano un po’ la nascita degli Speciali, delle ymbryne e ci fa conoscere anche altre storie speciali molto interessanti, che hanno sempre una morale capace di far riflettere su temi più ampi della vita.
Un libro che si può leggere anche tra una lettura e l’altra perché i racconti sono brevi e si prestano ad allietare qualche minuto di svago o di improvvisa libertà.

VOTO:






E con questo è tutto. Come vedete il voto di ogni singolo volume è identico perchè Riggs ha saputo convincermi anche se normalmente non sono avvezza a questo genere di libri! Una lettura sicuramente particolare che mi sento di consigliare anche a chi non ama particolarmente i fantasy.
Li avete letti? Vi sono piaciuti?


lunedì 10 luglio 2017

Recensione #196 - Non lasciare la mia mano di Michel Bussi

Buongiorno lettori, il week end è volato e siamo di nuovo a lunedì. Siamo già al dieci luglio, le ferie si avvicinano! Voi siete già al mare o come me dovrete aspettare agosto? Ma smetto con le mie chiacchiere mattutine e vi lascio la recensione del libro Non lasciare la mia mano di Michel Bussi  edito da Edizioni e/o, che ringrazio per la copia, 354 pagine.

Sinossi: Un omicidio non è un omicidio se non c'è un cadavere, e il cadavere di Liane Bellion non si trova. Eppure ci sono schizzi di sangue nella sua camera d'albergo. Ed è sparito un coltello. E qualcuno giura di aver visto il marito, Martial, spingere un carrello fino al parcheggio con fare sospetto: il cadavere della moglie? È la settimana di Pasqua e l'isola della Réunion, paradiso tropicale francese in mezzo all'oceano Indiano, pullula di turisti, il che non impedisce alla giovane e ambiziosa comandante della brigata di gendarmeria, Aja Purvi, di affrontare il caso senza riguardi per nessuno. Nelle indagini è coadiuvata dal fido sottotenente Christos Konstantinov, uno strampalato cinquantenne che sull'isola è soprannominato il "profeta", gran bevitore e fumatore di marijuana nonché fine investigatore. È caccia all'uomo sull'isola intensa, come i francesi chiamano La Réunion: un vulcano di più di duemila metri circondato da deserti di cenere, foreste tropicali e barriere coralline; uno scoglio nell'oceano popolato da un variopinto miscuglio di razze unico nel suo genere. La rocambolesca fuga del protagonista ha dell'incredibile: come fa un uomo solo, con una bambina di sei anni al seguito, a sgusciare continuamente tra le maglie dello spiegamento di forze più imponente che sia mai stato messo in atto sull'isola? Ma forse c'è lo zampino di una misteriosa dama azzurra con l'ombrello...

Ho atteso questo libro con trepidazione dopo aver conosciuto ed adorato questo autore imbattendomi casualmente, lo scorso anno, nel suo libro Tempo assassino che ho recensito qui
Non appena ho saputo della nuova pubblicazione ho subito deciso che lo avrei letto.
Dopo averci portato a Giverny con Ninfee nere, il suo libro d'esordio - letto e recensito qui - poi in Corsica con Tempo assassino - il libro di cui parlavo prima - con questo ultimo lavoro Bussi ci porta sell'Isola de la Reunion, un piccolo isolotto delle Antille francesi al largo del Madagascar. 
Lo scenario è assolutamente particolare e, come ogni volta, l'autore sa renderlo protagonista all'interno della storia. All'inizio del libro è inoltre pubblicata una cartina stilizzata dell'isola con l'indicazione di tutti i luoghi in cui i personaggi si muoveranno - particolarità di tutti i libri dell'autore! - che da subito permette al lettore di entrare nel vivo dei luoghi e di non perdere mai il filo della storia.
La storia non è affatto banale. Martial Bellion, sua moglie Lianne e la loro figlia Sofa sono in vacanza in una struttura alberghiera dell'isola quando Lianne scompare misteriosamente. La stanza d'albergo presenta macchie di sangue, disordine e i vestiti della donna sono spariti. Se ad una prima occhiata può sembrare una fuga della donna, ad uno sguardo più attento tutto sembra portare ad un omicidio. Sospettato numero uno: il marito.
Le indagini  partono subito velocemente. La comandante della gendarmeria Aja Purvi, che in quell'albergo ha non pochi ricordi legati al passato, prende in mano la situazione interrogando Martial, i dipendenti dell'albergo e chiamando in suo aiuto Christos, un investigatore non proprio indegerrimo amante dell'alcol, della marijuana e delle belle donne. 
Se in un primo momento Martial sembra essere disponibile con la gendarmeria, tanto da averla chiamata proprio lui denunciando la scomparsa della moglie, ad un certo punto cambia atteggiamento e scappa con la figlia Sofa in una corsa contro il tempo in cui il lettore resta spiazzato senza capire il comportamento dell'uomo. E così sarà fino alla fine, assisteremo ad una fuga attraverso scenari totalmente diversi, passando dalla litoranea, ai boschi, alla cima del vulcano e assistendo alle scelte di Martial ma anche conoscendo i pensieri della figlia Sofa, cui spesso l'autore lascia la parola con capitoli in prima persona.
Nello scorrere delle pagine moltissimi sono i personaggi - oltre i protagonisti - che incontriamo e che si inseriscono nella storia: Imelda - una creola con cui Christos sembra avere più che un'avventura - madre di quattro figlia avuti con uomini diversi, e che grazie al suo acume per gli intrighi dovuto alla lettura di più di cento libri l'anno, soprattutto gialli - ecco, questo mi è parso un po' tirato - sarà particolarmente importarte nella trama; i coniugi Jourdain - amici dei Bellion - con un atteggiamento alquanto strano e sospetto; i dipendenti dell'albergo, che sembrano sapere più di quello che vogliono comunicarci; un certo Alex, che Martial nomina spesso; diverse donne del passato dell'uomo.
Bussi è, come sempre, un maestro nel caratterizzare i personaggi che popolano le sue storie, come è bravo ad inserire questi personaggi in un ambiente con le sue pecularietà, facendoci comprendere la società in cui si inseriscono e lo spazio in cui si muovono. In questo caso la società è particolarmente importante e interessante in quanto la mescolanza di etnie presenti
sull'isola portano il lettore in un mondo fatto di leggende e di abitudini particolari. Da subito veniamo catapultati in una società assolutamente differente dalla nostra, ne osserviamo i colori, ne annusiamo i profumi, ne percorriamo le strade, osservando questa dicotomia tra gli abitanti locali ed il turismo.
Quello che ho trovato un po' sottotono rispetto ai libri precedenti è però la storia, il giallo, che mi ha tenuto meno con il fiato sospeso, nonostante la fuga su cui si basa la maggior parte delle pagine, e che mi ha soddisfatto senza però lasciarmi a bocca aperta come invece era successo con i libri precedenti. Diciamo che qui più che il giallo in se, merge tantissimo la parte sociologica.
Un libro che comunque consiglio di leggere se vi piace entrare a far parte dei luoghi di cui leggete. Io da adesso voglio visitare La Reunion, che prima non sapevo neanche esistesse!
Ma, mi raccomando, non mancate anche di recuperare i libri precedenti di questo straordinario autore.

VOTO: