lunedì 18 gennaio 2021

Lettori intorno al mondo - Presentazione Rubrica

 


Carissimi amanti dei libri...ma anche dei viaggi, fisici o spirituali che siano. Oggi vi propongo un post diverso dal solito, una recensione di Marina su di un libro che usiamo come pretesto per proporvi una nuova iniziativa, ovviamente librosa. 
"Lettori intorno al mondo" vorrebbe essere una rubrica in cui girovagare per il globo nonostante i divieti e le restrizioni che siamo obbligati a subire in questo periodo. I libri hanno tanti grandi poteri, uno di questi è permettere l'evasione senza finire in galera. 
Cosa faremo concretamente?
Baba del blog Desperate Bookswife, Nadia (colei che le salva la vita sul blog una volta ogni due settimane), Marina (che è la "mia Nadia"...) e me medesima, saremo le vostre guide turistiche per un giorno. Una volta al bimestre noi quattro sceglieremo la nostra destinazione attraverso un libro, non potevamo non partire dall'Europa per questioni logistiche e ognuna di noi sceglierà uno Stato diverso e leggerà un libro ambientato in quello Stato. 
La recensione non sarà impostata in maniera tradizionale, ma verrà dato un occhio di riguardo all'ambientazione e alle descrizioni relative ad essa. 
Ovviamente siete tutti invitati a partire insieme a noi, creando un meraviglioso assembramento virtuale. Se volete partecipare e avete un blog, contattateci commentando ad esempio questo post e noi vi daremo il banner e ulteriori informazioni. Se invece non avete un blog ma vi piacerebbe partecipare a questa vacanza interminabile...scriveteci e noi vi pubblicheremo le recensioni sul nostro blog, non esitate, oppure se non avete tempo di scrivere una recensione completa potrete commentare i post raccontandoci che libro avete letto e in che stato siete andati e il tipo di viaggio che avete affrontato.  

Ecco il calendario:
Nadia sul blog Desperate Bookswife aprirà le danze il 4 febbraio
Marina sul blog Un libro per amico ci racconterà la sua avventura l'11 febbraio
Baba sul blog Un libro per amico, ovviamente il 18 febbraio
Io ovviamente qui, chiuderò i giochi il 24 febbraio

E adesso non rubo più la scena a Marina e vi lascio alle sue splendide parole che sono un pretesto per inaugurare questa iniziativa.


Che ci abbiate mai pensato, che Vi piaccia o meno, un viaggio non è mai solo IL viaggio in sé, centinaia di foto e semplici ricordi, ma è sempre e comunque un’esperienza di vita, di conoscenza, di incontri. Prima di leggere “Il viaggio dei viaggi. Si può esplorare il mondo in cinquecento passi?” di Gianluca Barbera, non ci eravamo mai soffermate a riflettere che i viaggi sono la storia dell’umanità e che c’è un significato ben preciso in ogni motivazione che ha fatto scaturire proprio quel determinato viaggio. Del resto, da che è nato l’uomo, è nato anche il viaggiatore!, se pensiamo che la vita nomade dei primitivi era motivo principe di vita. La storia cristiana stessa è pregna di viaggi: Giuseppe e Maria stessi di necessità fecero virtù e nonostante la donna fosse a fine gravidanza, partirono per il loro viaggio a dorso di mulo! 

Dai viaggi per scoprire letteralmente il mondo, ai viaggi intrapresi per conquistare nuove terre, ai viaggi per sperare in una vita migliore, finanche ai viaggi per scoprire nuovi mondi oltre il nostro stesso pianeta, o addirittura i più nuovi e ardimentosi viaggi nello cyberspazio della rete… E per tornare indietro nel tempo, non è da tanti secoli che i viaggi si ammantano del significato culturale, cioè di fornire ai giovani viaggiatori un’esperienza di vita e una conoscenza delle civiltà classiche. Ma quindi: esiste un momento in cui i viaggi si sono fatti o sono stati intesi come pura avventura ludica?



Ti
tolo: Il viaggio dei viaggi
Autore: Gianluca Barbera
Casa editrice: Solferino edizioni, 2020
Pagine: 272
 
Trama: Sembrava una qualunque uscita d’istruzione scolastica. Ma quando mette piede nel museo dei viaggi il professor Terranova, insegnante di storia, capisce quasi subito che non sarà così. Perché quelle sale con- tengono tutte le meraviglie del mondo, e presto se ne trova risucchiato, mentre la visita si trasforma nel più grande romanzo di avventure mai raccontato. Il prof e la sua irriverente scolaresca percorrono le sale, tra tesori esotici e antichi strumenti: cannocchiali e coltelli, turbanti e monili, carri da guerra e modellini di razzi, per tacere delle sorprese che potrà riservare, quando sarà inaugurata, la sala dei viaggi immaginari. Ma hanno appena cominciato il loro percorso quando Terranova si accorge che il singolare catalogo dell’esposizione sembra avere il potere di trasportarlo nel cuore stesso delle storie. E scopre che – dalle esplorazioni di Darwin, Magellano e Marco Polo alle maledizioni egizie di Bel- zoni; dalle miniere d’oro di Yaquil alle sire- ne delle Galápagos; dalla sfida di Nobile e Amundsen fino a toccare la Luna – il fascino dell’ignoto e della sfida ai propri limiti travalica ogni epoca e ogni spazio.
Con questo romanzo che rende omaggio alle grandi narrazioni di viaggio e al mito di autori come Salgari e Verne, Gianluca Barbera costruisce un libro-mondo che è in se stesso un percorso di scoperta e di conti- nuo stupore. E ci guida nel più sognato dei viaggi: quello nel temp.
 

 
RECENSIONE A CURA DI MARINA: 


Tornando un po’ indietro allo spunto per il viaggio che intendiamo intraprendere e quindi partendo dalla lettura di questo libro, ci si rende subito conto che qui si spazia veramente in un contesto che definire “il mondo dei viaggi” è riduttivo, perché è più l’entrare in un libro-mondo che ci permette di cavalcare il tempo stesso e che ci offre l’occasione di visitare paesi e quindi mondi e civiltà lontane. L’autore del libro però connatura il suo romanzo dandogli una dimensione reale e conosciuta, inserendo quindi il fantastico nella quotidianità dei nostri tempi, in cui un Prof di storia porta la sua classe in visita al Museo, dove nelle diverse sale ci saranno gli episodi storici da cui partiranno i viaggi stessi. In breve, questo romanzo ci porterà insieme ai ragazzi e soprattutto al Professor Terranova in giro per i vari continenti, in compagnia di Darwin, Belzoni, Horace Walpole, Robinson Crusoe, Magellano, Re Ferdinando, Nobili, Armstrong e Gina Lollobrigida, Marco Polo… Un libro per ragazzi in primis, ma pensato anche per un pubblico adulto, visto che il sogno di evadere dal proprio tempo e dalla propria realtà quotidiana attraversa un po’ tutti se è vero, come è vero, che l’uomo è prima di tutto un viaggiatore della fantasia, un “vagabondo delle stelle”, come ha affermato lo stesso autore Gianluca Barbera.

Barbera e attraverso di lui il Professor Terranova, ci fa capire ed amare soprattutto tre cose: “il viaggio in sé, il viaggio interiore ed Ail viaggio letterario”. Perché i libri sono innanzitutto questo: sono il mezzo capace di permettere alla narrazione di appassionare e coinvolgere talvolta più dell’esperienza diretta stessa.

Ed è proprio da qui che noi vogliamo partire: dalla considerazione che ogni viaggio è anche e soprattutto un viaggio mentale e mai come in questo momento, dove viaggiare è sconsigliato se non addirittura impossibile, che la letteratura tutta ci viene in soccorso lambendo il territorio della fantasia per portarci in giro per il mondo, come esperienza diretta del passato e come volontà di ricerca e di viaggio in un futuro prossimo.

Perché, se come disse Roberto Bolano “ogni cento metri il mondo cambia”, noi vogliamo vedere insieme a voi che cosa c’è di diverso, che cosa c’è e chi c’è là dove non siamo mai stati.

venerdì 15 gennaio 2021

Letture con Marina #115 - Recensione di Le Visionaire a cura di VanderMeer

 

Buongiorno lettori, è venerdì e, come di consueto, lascio la parola a Marina e alla sua recensione.

Come in un viaggio nel tempo, torno ad uno dei miei primi amori adolescenziali che, legato ad un filo sottilissimo ma resistente, ci traghetta idealmente dal precedente libro letto la scorsa settimana, “Tokyo Tutto l’Anno” a quest’antologia, approfittando di un concetto preso a prestito da uno degli ultimi post di Imai Messina, per catapultarVi in questa unitarietà di intenti, con tematiche differenti dal ns appuntamento precedente, ma forse nemmeno tanto, come avrete modo di scoprire…


Ti
tolo: Le Visionarie
Autore: a cura di VanderMerr
Casa editrice: Nero edizioni, 2018
Pagine: 535
 
Trama: Ventinove racconti scelti dalla coppia Ann e Jeff VanderMeer ("Weird Tales", "Trilogia dell'Area X") con il meglio della narrativa fantastica declinata in chiave femminista; ventinove autrici sia classiche che contemporanee per un'antologia che proietta il presente in direzione di mondi a volte avveniristici e a volte surreali, investendo di nuova luce i meccanismi che sottendono non solo la costruzione dell'identità sessuale, ma anche il potere stesso. Coordinamento per l'edizione italiana a cura di Claudia Durastanti e Veronica Raimo. Racconti di Eleanor Arnason, Kelly Barnhill, Octavia E. Butler, Leonora Carrington, Angelica Carter, L. Timmel Duchamp, Carol Emshwiller, Kelley Eskridge, Angélica Gorodischer, Hiromi Goto, Eileen Gunn, Leena Krohn, Tanith Lee, Ursula K. Le Guin, Rose Lemberg, Pat Murphy, Nnedi Okorafor, Susan Palwick, Kit Reed, Anne Richter, Joanna Russ, Pamela Sargent, Rachel Swirsky, Vandana Singh, Karin Tidbeck, James Tiptree Jr., Catherynne M. Valente, Élisabeth Vonarburg.
 

 
RECENSIONE: 

Prendo quindi a prestito le parole del post di venerdì scorso di Imai Messina - qui- , data nella quale è uscita la mia recensione dell’ultima sua fatica editoriale – e ditemi poi che la vita non è un susseguirsi di concatenazioni, a volerle cercare - per farvi attraversare il confine della secolare ricerca nella Comprensione del Tutto (e in questo Colin Wilson docet), anche se come detto, vedrete che il significato, pur essendo diverso nell’ordito, non differisce poi tanto:
“Le coccole sono la parte migliore, quella che resta fino alla fine. Se se ne fa una abitudine, restano fino alla vecchiaia, quando il sesso se ne va e il corpo si prepara a morire. In quella fase in cui si ha bisogno comunque di amore, di corpo da spartire… Dove la mente fallisce, il corpo riporta le parole al livello elementare… Un investimento per il futuro. Per quel tempo in cui non ci sarà che quello”.
Vi sospendo momentaneamente dopo questo incisivo “lascito” settimanale della scrittrice italiana che ha fatto del Giappone il suo luogo d’elezione, per sbalzarVi nel frattempo in questa Antologia, in cui tutte le fasi della vita umana, dalla nascita, alla fanciullezza, al prendere coscienza del proprio essere, alle varie catastrofi umane sempre sull’orlo di un divenire prossimo, alle decisioni ineluttabili fino all’ultimo passaggio che ci consegna alla morte, sono presenti.

Non è da poco, in questo caso, riportare qualche notizia in merito ai coniugi Vandermeer (dal cognome più che evocativo), che non hanno semplicemente raggruppato una serie di scrittrici per creare la solita Antologia di nomi già altisonanti di proprio. Per tema di appesantire la lettura, Vi rimando sotto alle varie brevi biografie. E medesimo discorso vale per quanto riguarda le traduttrici, donne e professioniste che non sono solo semplici interpreti del pensiero di colleghe, ma che nel genere di cui traducono hanno anche scritto in prima persona, e mi riferisco ad esempio alla Raimo, Durastanti e Vallorani, tanto per citarne solo alcune, e che per tradurre i diversi racconti hanno chiamato a sè autrici, giornaliste e accademiche provenienti sia dal mondo della narrativa di genere che non.

Poter creare un’antologia che sottintende una miscellanea di autori, stili e soprattutto generi, significa adottare una rigorosa quanto brutale scrematura degli autori, per un doppio ordine di motivazioni, oltre che avere un’idea precisa del genere a cui si vuole dare vita, senza da questo poi deragliare a causa o grazie agli scrittori che si vogliono far rientrare nel proprio studio. Il problema per quanto riguarda gli scrittori, è insito nel desiderio di visibilità e quindi di capillarità e successo commerciale dell’edizione. Da una parte come non includere anche nomi famosi, qui in particolare autrici come Lee, Butler, Le Guin e Carter, nomi tanto famosi da essere conosciuti anche dai non appassionati. Con il pericolo poi di pubblicare opere già presenti in diverse altre raccolte. Dall’altra parte, essendo questa antologia un contributo ad una conversazione in costante divenire (come in prefazione specificato dai VanderMeer) deve essere anche una rigorosa ricerca relativa agli anni da prendere in esame che vanno da fine anni Sessanta del secolo scorso agli inizi del XXI secolo – e di conseguenza alle autrici che si possono o devono includere. Il tutto, giusto per sottolineare l’importanza che i curatori rivestono in un compito di capitale valore nel dar vita ad una raccolta di scritti, così eterogenea nello stile e negli argomenti.

Argomenti che vogliono ricondurre tutti ad un genere, la speculative fiction / finzione speculativa (se proprio dobbiamo tradurre i termini) femminista, che in questo periodo preso in esame vede anche la fioritura del movimento letterario noto come “New Wave”. E proprio questi due, speculative fiction e fantascienza new wave, hanno visto nel tempo coincidere interessi e curiosità. E i racconti presi qui in esame, proprio perché femministi e femminili al contempo, narrano soprattutto di donne e condizione femminile. Lo fanno in modo consapevole e il più delle volte in modo politicamente conscio: e tanto per riallacciarci a questo discorso, vale la pena ricordare che lo scritto più lontano risale al lontano 1967, e nonostante ciò il tempo non sembra aver minimamente reso anacronistico nessuno di questi racconti..

Quasi come un’ulteriore beffa, alle donne stesse, ingiustamente, è stata contestata la grande difficoltà ad uscire dal loro secolare ruolo di mogli e madri, anche nel genere fantascienza o fantasy. Di qui, quasi ne fosse una conseguenza, ma in realtà per dare maggior corpo a questa raccolta di racconti, si assiste ad un ordine non temporale, ma per argomenti. Dalla ribellione per annullamento, con il racconto “Il sonno delle piante” di Richter del 1967 e “La donna che si credeva un pianeta” di Singh del 2003. Per passare poi all’argomento della maternità vissuta come crimine, prigione e tradimento soprattutto verso sé stessa, con “Le madri di Shark Island” di Reed del 1998 o “Le Lacrime della madre” di Krohn del 2004. Non mancano poi riflessioni nel campo lavorativo, con “Strategie stabili per manager di fascia media” di Gunn del 1988. Un racconto magnifico nel suo orrore e che cambia la prospettiva in cui siamo soliti identificare i licantropi è il racconto di Susan Palwick “Jestella” del 2001, dove l’amore incondizionato di una donna-lupo per un uomo assume le sembianze della fedeltà che i cani diverse volte – immeritatamente – ci dedicano, fino al vano sacrificio finale. Uno per tutti poi, forse il solo che io non abbia pienamente compreso, non poteva che essere il racconto di Leonora Carrington con “Le mie mutandine di flanella”. O per cambiare completamente registro, tuffarci in un fantasy con lo stupendo “La regina mangia la torre” di una delle mie autrici preferite, Tanith Lee, per l’argomento alza la sottana e corri più lontana che puoi da marito e figli. Ma anche da un certo genere di uomini. Parafrasando, la consapevolezza del proprio valore, come approccio alla vita e come ribellione ed insieme sfida alla dittatoriale e secolare autorità maschile. E poi l’argomento forse più forte, la scomparsa – o meglio la cacciata, o meglio ancora lo sterminio delle donne, con i racconti “Paure” di Pamela Sargent del 1984 e soprattutto con “La soluzione della mosca” di James Tiptree Jr. (alisa Alice Bradley Sheldon) del 1977, un racconto allucinante ed angoscioso, talmente lontano dalla realtà che non ci scommetterei non possa accadere, con un binomio natura calpestata e violenza latente di cui l’uomo detiene il potere.

Insomma una trentina di autrici, tanti premi importantissimi nel genere fantascienza e fantasy in primis – generi letterari che si riconducono qui ad un tema scottante: la condizione femminile. E per chiudere il cerchio e ritornare all’apertura, tanti spunti di future mie letture di molte di queste autrici, che pur contestando il mondo così com’è perché creato per gran parte ad immagine e somiglianza dell’uomo, lo hanno fatto scrivendone con amore e sostituendo molte volte il linguaggio del corpo a quello delle parole, per raggiungere non solo la natura, ma l’anima stessa della Terra e quindi del suo creatore.

E un giorno davvero, guardando ad un passato lontano, qualcuno potrà considerare antiquato e futile il femminismo. Quando l’uguaglianza di genere sarà pacificata. Quando non ci sarà che un unico genere o meglio, quando non avrà più senso parlare di genere. Ed allora, se sapremo guardare al di là della ns realtà, vedremo quelle stesse donne che hanno lottato perché QUESTO potesse essere un giorno futuro la normalità, sorridere e lasciarci camminare per il mondo. Ed è proprio allora che noi le chiameremo così: LE VISIONARIE.

A presto




 
BREVI BIOGRAFIE dei curatori:

Ann VanderMeer ha fondato la casa editrice Buzzcity Press ed è stata direttrice di Weird Tales, la storica rivista americana dedicata all’horror e al fantastico. Per la sua attività di curatrice editoriale, è stata insignita del premio Hugo e del British Fantasy Award.

Jeff VanderMeer è autore della saga fantasy di Amebergris e della trilogia composta dai romanzi Annientamento (premio Nebula 2014), Autorità e Accettazione, pubblicati in Italia da Einaudi. Assieme a sua moglie Ann, ha curato antologie dedicate allo steampunk e al new weird, corrente di cui è sia esponente che teorico principale.

domenica 10 gennaio 2021

Recensione #380 - C'è un cadavere in biblioteca di Agatha Christie

 

Buonasera lettori, con il mio consueto apparire e sparire ho deciso che ormai è inutile pensare al giorno o all'orario giusto per pubblicare, quindi eccomi qui, di domenica, perchè devo scrivere quando posso e quando trovo lo stimolo. Torno dopo un lungo silenzio, per parlarvi di un grande classico: si tratta di C'è un cadavere in biblioteca di Agatha Christie edito da Hachette, pag. 191.


Trama:
St Mary Mead, una mattina come tante. Almeno fino a quando il colonnello Bantry e sua moglie Dolly vengono bruscamente svegliati da una cameriera terrorizzata, venuta ad annunciare che, nella biblioteca della villa, è stato trovato il cadavere di una sconosciuta in abito da sera, apparentemente assassinata. Nessuno degli abitanti della casa ha mai conosciuto la vittima, ma allora come spiegare il bizzarro ritrovamento? La polizia, subito interpellata, comincia le indagini, ma ancora una volta sarà la simpatica Miss Marple, con il suo occhio infallibile e la sua lucida capacità di far luce nei più tortuosi meandri dell'animo umano, a risolvere il caso.
 
 
Quando avete voglia di qualcosa che, lo sapete per certo, non vi deluderà a quale autore vi rivolgete? Io non da moltissimo tempo ho scoperto Agatha Christie e, con altri autori, è diventata la mia coccola quando ho voglia di qualcosa di... giallo!
 

venerdì 8 gennaio 2021

Letture con Marina #114 - Recensione di Tokyo tutto l'anno di Laura Imai Messina

Buongiorno lettori, siamo nel 2021, è di nuovo venerdì quindi tornano le buone abitudini e vi lascio con Marina.


Non posso nascondere di aver iniziato l’anno 2021 con un libro particolare che mi ha permesso di fare ciò che di solito non faccio, ma che incuriosisce sempre molto: l’oroscopo! Ma in vece dell’oroscopo, visto l’anno particolare appena trascorso che non ha fatto sconti nemmeno agli affetti della mia famiglia, ho letto un libro che mi desse modo, in un certo senso, di vaticinare il mio prossimo futuro, tuffandomi subito nel mese di Gennaio appena iniziato per il Capo dell’Anno, nel mese del mio compleanno per ovvia curiosità ed ancora nel lontano ultimo mese dell’anno, Dicembre.


Ti
tolo: Tokyo tutto l'anno
Autore: Laura Imai Messina
Casa editrice: Einaudi, 2020
Illustrazioni: 
Igort
Pagine: 286
 
Trama: Mai come nella Lettera al padre, scritta nel novembre del 1919, affidata alla madre senza tuttavia giungere al destinatario, Kafka ci ha dato un ritratto così lucido di sé. E molti dei motivi che vengono toccati in questa confessione anche spietata - primo fra tutti quello di "un immenso senso di colpa" - non possono che ricordare i suoi personaggi più famosi. Quello che qui viene messo in scena è un vero e proprio conflitto. Figura che incarna un'autorità assoluta, che "ha l'aspetto enigmatico dei tiranni, la cui legge si fonda sulla loro persona, non sul pensiero"; agli occhi di Kafka il padre appare come il tipico rappresentante di un mondo da cui egli invece si sente escluso: pratico, utilitaristico, ben lontano dalle sue aspirazioni. Così, in pagine di forte impatto emotivo, Kafka svela la sua natura di "figlio disederato" e proscritto, non compreso nella vocazione di scrittore, inquieto e in cerca di conferme quanto il suo avversario ostenta sicurezza. Nel saggio posto in appendice Georges Bataille indaga in modo provocatorio sui momenti di questa contesa. L'esperienza di Kafka diventa anche occasione per interrogarsi sul senso ultimo della letteratura. Forse nessun altro scrittore ha saputo mostrare come quel senso sia tutt'uno con la vita stessa.
 

 
RECENSIONE: 

Dopo aver a lungo atteso questo nuovo 2021 che ci traghettasse al di là di questo inconsueto anno bisestile, in mancanza del calore fisico degli amici e dei familiari, dei loro abbracci ed infine anche delle lanterne da far sollevare verso il cielo nero della notte dicembrina, ricolme dei nostri desideri inespressi, dopo aver sublimato tutto questo nell’abbraccio al mio piccolo e strettissimo nucleo familiare, ho veicolato questo mio vuoto, come in una sorta di transfert, in un libro. Che non è un romanzo in senso stretto, ma che è a metà strada tra una guida del cuore ed un racconto dall’ampio respiro, che ci consente di viaggiare attraverso i tempi e racconta di un Paese lontano, nella città di Tokyo in particolare, dove cultura, tradizioni, lingua ed abitudini, oltre alle caratteristiche psico-fisico-sociali, sono così diverse dalle nostre. E guarda che coincidenza!, Gennaio è proprio il “Mese degli Affetti”.
A tal proposito, proprio nel mese di Gennaio, c’è una vicenda che l’autrice porta alla ns attenzione, che mi dà il là per accennare al modo di scrivere dell’autrice, che si è uniformato in modo amorevole alla cifra stilistica degli autori asiatici, ed in particolare mi riferisco alla poeticità ed ieraticità degli scritti nipponici. La vicenda narra di una ragazzina innamorata che tenta di appiccare il fuoco per incontrare nuovamente l’uomo di cui si era invaghita, salvo che per simili crimini al tempo era prevista la pena capitale, dato che le città erano costruite con il legno e la popolazione era terrorizzata dalla possibilità degli incendi. Nonostante il tema tragico dell’episodio, lo stesso ci viene narrato senza toni melodrammatici, tanto che scivola via senza grandi patemi d’animo nonostante la violenza insita in tutto il racconto. E la stessa cosa avviene nelle poche anche se potenti note negative che nell’arco della guida simil-letteraria la scrittrice ci racconta. Solitudine e relazioni fuggevoli, straniamento, bullismo… Eppure, anche in questi casi è più la riflessione su questi temi che viene stimolata, piuttosto che il sensazionalismo.

E approposito poi della guida letteraria, rammento che in una presentazione fiume (lo scorso settembre, sul canale FB Giappone Mon Amour e su IG), l’autrice con un sorriso disse che all’inizio ci fu un fraintendimento (a suo dire da considerare sempre positivo) con l’editore in merito al libro, che era stato definito guida letteraria, per cui l’autrice aveva iniziato una sorta di inseguimento di autori attraverso la città. In questo caso positivo sicuramente, perché ha arricchito il lavoro. Tanto che anche la parte di “eliminazione” è stato pesante, per evitare che il libro si appesantisse. Di qui, con felicità dell’autrice, la scelta di alcune parole in grassetto, pensate proprio dalla casa editrice per focalizzare l’attenzione dei lettori. E che hanno veicolato l’idea base di questa autrice, che è anche insegnante, che il libro non debba essere una guida o una spiegazione di tutto, ma lo spunto di partenza per far sì che un lettore possa scegliere ciò che gli piace o lo titilla, per un successivo approfondimento, dovuto a necessità se usa il libro come guida, oppure a semplice curiosità.. Perché il mantra di Laura Imai Messina è: “quando vuoi fare qualcosa, falla!”, con specifico riferimento alla disciplina, in particolare per lo studio e la conseguente meraviglia, come approccio alla studio e alla vita stessa, per citare le esatte parole della scrittrice. E a testimonianza delle parole, questo libro è una sorta di guida a 360°, non sterile, che invoglia grandemente il lettore a fare tanto uso di Internet per cercare i luoghi, gli edifici, le particolarità che l’autrice descrive, per vivere quasi in prima persona le passeggiate, le ricorrenze, i luoghi, i vicoli e la fila di negozietti a cielo aperto che ci vengono raccontati con il cuore in mano.

Del resto, tutto il libro è pervaso da un amorevole poetica, che io definisco di stile nipponico, se me lo permettete, che fa sembrare Tokyo/il Giappone un luogo desiderabile non solo da visitare, ma in cui vivere, nonostante la città non sia evidentemente esente da pecche (forse la sovra-popolazione in primis, ma allora Tokyo non sarebbe più così particolare, probabilmente) , che però è raccontata in forma così ispirata e suggestiva che passa l’idea bellissima di una dichiarazione d’amore di Laura Messina al suo Paese d’adozione. E non poteva che essere così, viste la meraviglia e la dedizione con cui ne parla: un innamoramento in più fasi, considerato quanto la megalopoli sia stratificata. E anzi, l’autrice paragona Tokyo proprio ad un frutto particolare, dalla buccia dura e dall’interno diviso a blocchi in tanti piccoli gioielli color rubino, la melagrana.

Rischio di dilungarmi più dell’autrice, che dalla sua ha l’intelligente abitudine di non andare completamente a braccio, parlando molto e talvolta perdendosi simpaticamente, ma di segnare parole chiave nel suo bujo. Però ci tenevo almeno a parlarvi di un paio di cose. In primis il mese del mio compleanno, Giugno, Minazuki, il “mese senza acqua”, caratterizzato da un caldo intenso. Altri significati attribuiti a questo mese che mi sono piaciuti sono “il mese dell’attesa del vento”, il mese delle ali di cicala” e i caratteri che significano “fresco e oscurarsi” e i “tuoni” che risuonano nelle sere di inizio estate. Non citerò di proposito l’arcinoto periodo in cui ammirare i sakura: superbo argomento, tanto per tornare al senso di meraviglia citato dall’autrice, ma veramente, in questo caso se siete curiosi, vale la pena di andare personalmente a curiosare. Un manufatto invece sul quale ho voluto soffermarmi, per curiosità e perché non lo conoscevo, è il così detto “Occhio di Shinjuku” c/o la Stazione di Shinjuku appunto, che è un’opera d’arte del 1969 di Yoshiko Miyashita e cha ha la particolarità che il grande occhio è in continuo movimento grazie ad alcuni pannelli rotanti che danno un effetto alquanto ipnotico. E ancora la porta Kaminarimon, che segna l’inizio di una delle più vecchie strade della città - strada lunga 250mt - la Nakamise-dori, uno dei luoghi preferiti dai turisti a caccia di souvenir e oggetti antichi e cioè un mercato a cielo aperto che risale al 1500. E da ultimo, come chicca, la “lanterna del tuono” Kaminarimon, che Vi invito ad andare a vedere! All’interno del libro, una strizzatina d’occhio a tutta una serie di artisti di manga, di anime e di film, oltre a scrittori giapponesi e stranieri.
Ultimo appunto riguarda l’idea di far porre domande per bocca di Sosuke, il piccolo figlio maggiore dell’autrice – per permettere la spiegazione di alcune parti del libro. Del resto, come avevamo già detto, questa non è una guida sterile, proprio perché al suo interno sono innestati ricordi, pezzetti di vita dell’autrice e della sua famiglia.

E non potremmo definirla se non una guida del cuore quindi, che aiuta gli appassionati estimatori ed amanti del Paese del Sol Levante, siano essi turisti di fatto o di fantasia, a conoscere meglio il Giappone e Tokyo in particolare. Non più con gli occhi iniziali di una turista residente, come si era definita l’autrice stessa all’inizio della sua avventura nella Terra del Sol Levante, ma di una scrittrice che dedica ai suoi lettori un libro a “cielo aperto”, una puntata di un appuntamento in divenire che gli estimatori non mancheranno di appuntare.
Perché se è vero che la distanza tra sé ed il sogno è composta anche di meraviglia e che il figlio della scrittrice sottolinea con innocente verità l’ossessione della madre europea per le date e le ricorrenze tradizionali straniere che ha fatto sue, è anche vero che in questo modo le tradizioni si fanno storia personale, ricordo e quindi futuro memento familiare. E detto nella ns attuale società, se Vi prendete il tempo di rifletterci un poco – credetemi, non è poco!


A presto, sperando in un anno migliore,




venerdì 1 gennaio 2021

Super Lettori all'Arrembaggio - Tappa 1 - Gennaio



Carissimi equipaggi, ci siamo imbarcati senza possibilità di ritorno, spero abbiate fatte scorte di viveri e di Rum. Gli animali sono a bordo? I bambini dove li avete nascosti? I clandestini verranno buttati giù dal ponte. Bando alle ciance, Qui potrete trovare il post dove viene spiegata a grosso modo la sfida nel caso abbiate qualche dubbio o non ricordiate più le regole QUI

COME SI GIOCA?

Le tappe sono mensili, quindi dodici tappe in un anno.


Ogni mese vi daremo 6 obiettivi e una mappa. Ogni libro che leggerete vi farà accumulare punti (1 punto ogni 10 pagine) e il vostro punteggio sarà sommato a quello di tutti i componenti del vascello. QUINDI CI SARA' UN PUNTEGGIO UNICO DEL VASCELLO, NON PERSONALE.

Ecco gli obiettivi di questo mese, che potrete usarli tutti, uno, due, tre...insomma senza vincoli. Potrete anche leggere 20 libri in un mese seguendo sempre lo stesso obiettivo.


  • 1- si narra che la peste abbia colpito l'equipaggio dell'Olandese Volante e che quindi la nave non potesse attraccare in nessun porto. Leggi un libro nella cui trama si parli di epidemia.
  • 2- L'Olandese Volante sarebbe una nave fantasma nata attraverso il folclore nord europeo. Leggi un libro ambientato nella penisola Scandinava (solo Svezia - Norvegia e Danimarca).
  • 3- L'Isola che non c'è è al centro del romanzo e delle trasposizioni cinematografiche delle vicende di Peter Pan e Capitan Uncino. Leggi un libro il cui autore sia nato su un'isola.
  • 4- One Piece è un manga giapponese. Leggi un libro con la copertina disegnata.
  • 5- La Perla Nera è stata costruita nei cantieri a Bayou La Batre in Alabama, leggi un libro ambientato in Alabama o il cui autore sia nato in Alabama.
  • 6- La Perla Nera è nota come "La nave con le vele nere". Leggi un libro il cui titolo sia scritto in nero.

Passiamo alla mappa. Come abbiamo scritto i vostri singoli punteggi saranno sommati e andranno assegnati al vostro vascello di appartenenza. Quando la vostra nave raggiungerà i 1000 punti incontrerete il mostro, ovvero Sonia, che assegnerà alla nave un compito, una punizione, un lavoro, una sfida e voi dovrete fare di tutto per non affondare!

Se non perirete, quando la nave conquisterà 2000 punti attraccherete all'isolotto. Oltre ad abbeverarvi, fare conquiste che dureranno una notte soltanto e sgranchire le vostre ossa...avrete delle opportunità a sorpresa, che varieranno sempre di mese in mese.

Nel frattempo potrete continuare a leggere i vostri libri, questo non ostacolerà le vostre letture.


E cosa facciamo noi TRE? Noi avremo la possibilità di leggere un massimo di tre libri mensili che si accumuleranno alla fine del mese ai vostri punti totali! Bello eh!

Ogni mese il vascello che raggiungerà il punteggio più alto vincerà una fiasca di Rum (gli altri acqua salata...) e il punteggio verrà azzerato a tutti per ripartire da zero il mese successivo. Vincerà la sfida finale il vascello più ubriaco (ovvero chi avrà accumulato più fiasche di Rum in dodici mesi).

Cosa fanno i NOSTROMI? Questa figura l'abbiamo pensata per aiutarci nel lavoro di coordinazione, ci aiuterà a tenere i punti del proprio vascello, ad avvisarci al raggiungimento di un traguardo, insomma coordinerà mozzi e marinai e farà da portavoce. Rappresentanti di classe venite a noi!! Può rimanere sempre lo stesso oppure potrete variare ogni mese, basta che entro un giorno dall'inizio del mese voi lo comunichiate al vostro Capitano.


COME SI INSERISCONO I PUNTI? DOVE SI MANDANO LE RECENSIONI?

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martedì 29 dicembre 2020

Letture con Marina #113 - Lettera al padre di Franz Kafka

Buongiorno lettori, passate le feste torna Marina, con una delle sue super recensioni.


E direi che con questa lettura, chiudiamo definitivamente l’anno 2020… oramai siamo agli sgoccioli di questo anno che ha del racconto di fantascienza – e per qualcuno della tragedia, purtroppo – e mi sembrava un appropriato tributo la lettura de:


Ti
tolo: Letters al padre
Autore: Franz Kafka
Casa editrice: Feltrinelli, 2013
Traduzione: 
Claudio Groff
Pagine: 62
 
Trama: Mai come nella Lettera al padre, scritta nel novembre del 1919, affidata alla madre senza tuttavia giungere al destinatario, Kafka ci ha dato un ritratto così lucido di sé. E molti dei motivi che vengono toccati in questa confessione anche spietata - primo fra tutti quello di "un immenso senso di colpa" - non possono che ricordare i suoi personaggi più famosi. Quello che qui viene messo in scena è un vero e proprio conflitto. Figura che incarna un'autorità assoluta, che "ha l'aspetto enigmatico dei tiranni, la cui legge si fonda sulla loro persona, non sul pensiero"; agli occhi di Kafka il padre appare come il tipico rappresentante di un mondo da cui egli invece si sente escluso: pratico, utilitaristico, ben lontano dalle sue aspirazioni. Così, in pagine di forte impatto emotivo, Kafka svela la sua natura di "figlio disederato" e proscritto, non compreso nella vocazione di scrittore, inquieto e in cerca di conferme quanto il suo avversario ostenta sicurezza. Nel saggio posto in appendice Georges Bataille indaga in modo provocatorio sui momenti di questa contesa. L'esperienza di Kafka diventa anche occasione per interrogarsi sul senso ultimo della letteratura. Forse nessun altro scrittore ha saputo mostrare come quel senso sia tutt'uno con la vita stessa.
 

 
RECENSIONE: 


Mi prefiguro che, data la premessa, Vi sareste aspettati la lettura de La metamorfosi, ma l’ho già abbandonato una volta – e solo ora dopo aver letto “Lettera al padre” ho capito la motivazione profonda, per un atto che mi accade raramente, cioè iniziare un libro e non avere la forza mentale e la volontà di portarlo a termine.

Ritorno un po’ indietro, nella sempre presente domanda che mi pongo prima di una lettura – per me – importante: è necessario conoscere la vita dell’autore, andare alla ricerca dei dettagli che hanno sicuramente avuto influenza sul suo scrivere, oppure è più sensato leggere scevri da qualsivoglia tentazione di spiegazione, di giustificazione della scrittura dell’autore? Ed ecco, questo è uno dei casi in cui a mio avviso è più che importante la lettura di questa specie di confessione, in forma di lettera segreta al padre, in cui si estrinsecano, oltre alle fragilità e ai problemi dello scrittore, anche il suo pieno genio artistico. In poche parole: le sue debolezze, la sua gloria.

Siamo nel 1919 quando Kafka scrive questa lettera. Ha trentasei anni e da poco ha scoperto di essere ammalato. Ha la tubercolosi, che di lì a 5 anni lo porterà alla morte.

Non voglio qui soffermarmi sulle presunte pruderie o sul suo frequentare bordelli ed avere varie relazioni, non si sa ancora bene se carnali o meno, vista la timidezza e il fatto che preferisse ascoltare, più che parlare. Ciò che insomma il suo migliore amico diceva di lui: “tormentato dal desiderio sessuale”. Ciò che mi interessa in questo momento è capire come un uomo di 36 anni, oramai adulto, non sia ancora riuscito ad affrancarsi dal padre. Le accuse che Franz lancia al padre, si possono sostanzialmente riassumere in un’educazione molto rigida ed autoritaria, anafettiva – da parte di un padre che gli era superiore in tutto. Nel fisico, nella mente, negli affari. E che disprezzava il figlio per la mancanza di forza interiore, atta a fargli prendere le responsabilità che al tempo doveva assumersi un uomo adulto. Eppure, anche quando Franz rinfaccia tutte queste cose al padre, rendendolo responsabile delle sue fragilità, del suo non essere in grado di affrontare le responsabilità economiche ed eventualmente familiari – e di non essere oltre a questo nemmeno in grado di fare il proprio dovere di uomo e di buon ebreo – ebbene, lo fa in modo sofferto ma al contempo semplice e lieve, senza ombra di affettazione e senza usare un tono patetico, pago quasi solo di poter sfogare il proprio rammarico, la propria indiscussa debolezza ed inferiorità nei confronti del padre.

Ed ecco che leggendo questa lunga lettera in cui emergono tutti i meccanismi disfunzionali dell’educazione del tempo, Franz verso la fine impersona anche la voce del padre che rimuove le accuse da sè stesso per rilanciarle al mittente di quel figlio che non è come lui, non è forte, potente, intelligente, attivo negli affari, in una parola non è intraprendente nei confronti della vita… Ed è proprio in questo frangente, leggendo questa appassionata lettera di un figlio al padre, che ritornano in mente gli echi dei suoi capolavori letterari, primo fra tutti per me “La metamorfosi”, dove ancora il dramma di un figlio non riconosciuto dal padre in un’angosciosa assenza di comunicazione tra i personaggi, porterà il protagonista Gregor Samsa a morire di inedia. E leggendo la Lettera, a fare paragoni tra il protagonista letterario e il suo stesso scrittore, stupendoci (in positivo o negativo dipenderà dal lettore stesso), per la pigra inattività di un Franz, che già adulto sembra ancora un fanciullo che cerca di ingannare i propri genitori, con sciocchi sotterfugi.

Resta forte per me l’impressione di un’educazione ricevuta da Franz ad inizi Novecento, che sembra rispecchiare quella che i miei genitori hanno subito dai loro genitori, figlia del tempo in cui hanno vissuto la loro fanciullezza, negli anni Sessanta del secolo scorso. Ne più ne meno. Con la sola differenza che la sofferenza in Franz sembra aver dato l’avvio a quei componimenti che ancor oggi si leggono come dei classici della letteratura.

Una lettura non facile, alle volte anche fastidiosa nel reiterarsi delle continue accuse lanciate da Franz al padre, ma che proprio per la passione e la veemenza con cui le accuse e le giustificazioni vengono pensate, dibattute e scritte fanno pensare ad un unico filo conduttore. Del resto, già l’incipit è dolorosamente commovente: “Mio caro papà…”


A presto, sperando in un anno migliore,




lunedì 14 dicembre 2020

Recensione #379 - Furore di John Steinbeck

Buonasera lettori, oggi vi parlo di un libro a cinque stelle, il libro per ora migliore del 2020. Si tratta di Furore di John Steinbeck edito da Bompiani, pag. 637.

Trama: Pietra miliare della letteratura americana, "Furore" è un romanzo pubblicato negli Stati Uniti
nel 1939 e coraggiosamente proposto in Italia da Valentino Bompiani l'anno seguente. Il libro fu perseguitato dalla censura fascista e solo ora, dopo più di 70 anni, vede la luce la prima edizione integrale, nella nuova traduzione di Sergio Claudio Perroni. Una versione basata sul testo inglese della Centennial Edition dell'opera di Steinbeck, che restituisce finalmente ai lettori la forza e la modernità della scrittura del Premio Nobel per la Letteratura 1962. Nell'odissea della famiglia Joad sfrattata dalla sua casa e dalla sua terra, in penosa marcia verso la California, lungo la Route 66 come migliaia e migliaia di americani, rivive la trasformazione di un'intera nazione. L'impatto amaro con la terra promessa dove la manodopera è sfruttata e mal pagata, dove ciascuno porta con sé la propria miseria "come un marchio d'infamia". Al tempo stesso romanzo di viaggio e ritratto epico della lotta dell'uomo contro l'ingiustizia, "Furore" è forse il più americano dei classici americani, da leggere oggi in tutta la sua bellezza.
 
 
Ho preso in mano Furore con una grandissima paura, a causa della consapevolezza di trovarmi davanti ad un mostro sacro della letteratura americana. Con i romanzi così non si sa mai cosa aspettarsi, perché a volte i colossi lo sono perché una delle loro caratteristiche è essere , per i più, incomprensibili.
Non è questo il caso.