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sabato 30 luglio 2022

5 blogger per un autore #10 - Margherita Oggero - Recensione #430 - La collega tatuata



Buongiorno lettori, sono viva, non ancora pronta per riprendere in mano in modo continuativo questo mio angolo di mondo ma presente per gli impegni che mi ero presa a inizio anno. Non credevo che il nuovo lavoro mi avrebbe portato a non avere la minima voglia di accendere un pc una volta tornata a casa ma così è. Da sei mesi sono in un frullatore, con la testa talmente colma di nozioni e nuovi input che quando torno a casa ho solo voglia di staccare il cervello, e già leggere diventa difficile, figuriamoci scrivere... 
Oggi torno con 5 blogger per un autore, la rubrica in collaborazione con Ombre di carta, Desperate Bookswife, La lettrice sulle nuvole, e Librintavola ! In cosa consiste? Ogni due mesi leggiamo tutte un libro di uno stesso autore; un modo per ampliare i nostri orizzonti letterari e approcciarci tutte insieme ad autori che magari non avremmo considerato.

L'autrice per questo mese era Margherita Oggero, ed io ho scelto La collega tatuata edito da Mondadori, pag. 192. Un'autrice che avevo letto e non apprezzato in Risveglio a Parigi e che speravo di rivalutare con questa nuova avventura. In realtà non è andata proprio così... 



Trama:
La protagonista è una "profia", una professoressa di mezza età, con una normale famiglia composta da due figli mediamente rompiscatole e un marito mediamente polemico verso la cucina affrettata di una donna che lavora fuori casa. Quando a scuola arriva una collega nuova, la bionda, ricca, elegante Bianca De Lenchantin, la nostra eroina non è per niente disposta a trovarla simpatica. Solo quando Bianca viene uccisa, senza nessuna apparente ragione, la nostra professoressa troverà il modo di sfoderare il proprio talento investigativo. Tanto più che il commissario è un uomo colto e affascinante.










mercoledì 21 luglio 2021

5 blogger per un autore #4: Donato Carrisi - Recensione #401: Il tribunale delle anime

 


Buongiorno lettori, sono già passati due mesi e siamo giunti alla quarta puntata della rubrica 5 blogger per un autore in collaborazione con Ombre di carta, Desperate Bookswife, La lettrice sulle nuvole, e Librintavola. In cosa cosiste? Ogni due mesi leggeremo tutte un libro di uno stesso autore; un modo per ampliare i nostri orizzonti letterari e approcciarci tutte insieme ad autori che magari non avremmo considerato. Dopo gennaio dedicato a John Niven - recensione qui - marzo dedicato ad Antonio Lanzetta - recensione qui - maggio dedicato a Rebecca Quasi - recensione qui - questo mese abbiamo scelto Donato Carrisi ed il libro da me scelto è Il tribunale delle anime, edito da Longanesi, pag. 462. 

Trama:
Roma è battuta da una pioggia incessante. In un antico caffè, vicino a piazza Navona, due uomini esaminano lo stesso dossier. Una ragazza è scomparsa. Forse è stata rapita, ma se è ancora viva non le resta molto tempo. Uno dei due uomini, Clemente, è la guida. L'altro, Marcus, è un cacciatore del buio, addestrato a riconoscere le anomalie, a scovare il male e a svelarne il volto nascosto. Perché c'è un particolare che rende il caso della ragazza scomparsa diverso da ogni altro. Per questo solo lui può salvarla. Ma, sfiorandosi la cicatrice sulla tempia, Marcus è tormentato dai dubbi. Come può riuscire nell'impresa a pochi mesi dall'incidente che gli ha fatto perdere la memoria? Anomalie. Dettagli. Sandra è addestrata a riconoscere i dettagli fuori posto, perché sa che è in essi che si annida la morte. Sandra è una fotorilevatrice della Scientifica e il suo lavoro è fotografare i luoghi in cui è avvenuto un fatto di sangue. Il suo sguardo, filtrato dall'obiettivo, è quello di chi è a caccia di indizi. E di un colpevole. Ma c'è un dettaglio fuori posto anche nella sua vita personale. E la ossessiona. Quando le strade di Marcus e di Sandra si incrociano, portano allo scoperto un mondo segreto e terribile, nascosto nelle pieghe oscure di Roma. Un mondo che risponde a un disegno superiore, tanto perfetto quanto malvagio. Un disegno di morte. Perché quando la giustizia non è più possibile, resta soltanto il perdono. Oppure la vendetta. Questa è la storia di un segreto invisibile...

Prima o poi doveva capitare... Cosa, direte voi? Che un libro di Carrisi non mi piacesse, vi rispondo io.
Eh già, dopo aver amato numerosissimi suoi lavori, mi so o trovata per le mani Il tribunale delle anime ed ho arrancato.
Mi dicevano che andando avanti con la storia lo avrei apprezzato, che sicuramente se non avessi mollato (non lo faccio mai) mi sarei ricreduta e invece purtroppo no. 

lunedì 28 giugno 2021

Recensione #398 - Zazie nel Metrò di Raymond Queneau

Buongiorno lettori, fine mese si avvicina ed è tempo di recuperare parte delle recensioni arretrate. Oggi vi parlo di  Zazie nel Metrò di Raymond Queneau, edito da Einaudi, pag. 194.

Per prim cosa mi scuso per la foto un po' fai da te, ma ho restituito il libro cartaceo a chi me lo ha prestato, prima di fare la foto. Quando dico che la vecchiaia avanza...



Trama:
 Zazie, una ragazzina ribelle e insolente, arriva nella Parigi degli anni '50 dalla provincia. Il suo sogno è vedere il metró; ma se uno sciopero glielo impedisce, nessuno può trattenerla dal salire su quella giostra vorticosa che per lei diviene Parigi. Fugge disinvolta dall'olezzo dello zio, ballerino travestito, per incontrare, grazie alla sua vitalità straripante, una galleria eterogenea di personaggi: un conducente di taxi, diabolici flic, la dolce Marceline, una vedova consolabile, un calzolaio malinconico e un querulo pappagallo.


Se mi seguite, lo sapete, amo organizzare sfide di lettura ma amo anche parteciparvi e quest'anno con Baba Desperate Bookswife, e Ombretta Ombre di carta oltre ad averla organizzato abbiamo deciso di parteciparvi, divise in squadre con le nostre ciurme.
Come mai ho letto questo libro? Perché questo mese per la sfida mi serviva un autore il cui cognome cominciasse con la Q e siccome mi veniva in mente solo Rebecca Quasi, che non avevo voglia di leggere, mi è stato consigliato questo e mi è sembrato che potesse fare al caso mio.
Per carità, il suo dovere lo ha fatto, ho letto un libro con autore con la Q quindi potrò tranquillamente finire il mese in bellezza con le mie recensioni ma per il resto devo dire che non è stata una grande esperienza.

martedì 28 luglio 2020

Recensione #367 - Il mare senza stelle di Erin Morgenstern

Buonasera lettori, rieccomi in versione serale per lasciarvi il mio pensiero su un libro che attendevo da tantissimo ma che purtroppo non mi ha convinto. Si tratta di Il mare senza stelle di Erin Morgenstern edito da Fazi - che ringrazio per la copia digitale -, pag. 600.

Trama: Zachary Ezra Rawlins è uno studente del Vermont che un giorno trova un libro misterioso nascosto fra gli scaffali della biblioteca universitaria. Mentre lo sfoglia, affascinato da racconti di prigionieri disperati, collezionisti di chiavi e adepti senza nome, legge qualcosa di strano: fra quelle pagine è custodito un episodio della sua infanzia. È soltanto il primo di una lunga catena di enigmi. Una serie di indizi disseminati lungo il suo cammino - un'ape, una chiave, una spada - lo conduce a una festa in maschera a New York, poi in un club segreto e infine in un'antica libreria sotterranea. Là sotto trova ben più di un nascondiglio per i libri: ci sono città disperse e mari sterminati, amanti che fanno scivolare messaggi sotto le porte e attraverso il tempo, storie bisbigliate da ombre. C'è chi ha sacrificato tutto per proteggere questo regno ormai dimenticato, trattenendo sguardi e parole per preservare questo prezioso archivio, e chi invece mira alla sua distruzione. Insieme a Mirabel, un'impetuosa pittrice dai capelli rosa, e Dorian, un ragazzo attraente e raffinato, Zachary compie un viaggio in questo mondo magico, attraverso miti, favole e leggende, alla ricerca della verità sul misterioso libro. Ma scoprirà molto di più.

Ho comiciato questa lettura con aspettative altissime vista l'esperienza passata con Il circo della notte, libro d'esordio dell'autrice - recensione qui - che era stato in grado di trasportarmi in un mondo magico e di farlo amare a me, che normalmente i fantasy li refuggo senza troppi complimenti. Speravo di bissare l'esperienza e invece, purtroppo, non è andata come mi aspettavo e come speravo.

mercoledì 10 giugno 2020

Recensione #359 - Hamburger & miracoli sulle rive di Shell Beach di Fannie Flagg

Buongiorno carissimi, eccomi di nuovo qui con una recensione. Oggi vi parlo di Hamburger & miracoli sulle rive di Shell Beach di Fannie Flagg edito da Sonzogno, pag. 305.

Trama: Primavera 1952. Shell Beach è un posto come un altro, dove crescere. Certo, è la più sperduta cittadina del Mississippi, e forse trasferirsi laggiù per fare soldi facili con un chiosco sulla spiaggia non è stata un'idea brillante. Ma gli sballati progetti del padre di Daisy Fay Harper non lo sono quasi mai. Daisy Fay, invece, ha progetti più solidi per il futuro: diventare Miss America. E in attesa che il sogno si realizzi scrive sul suo diario tutto quello che le accade. Come dover entrare nel club delle debuttanti di Mrs Dot, assistere al divorzio dei genitori dopo il sospetto incendio del chiosco, aiutare il padre a vivere dei più strampalati espedienti - incluso far passare la figlia per morta e poi risuscitarla grazie alle miracolose doti di un ciarlatano - e non smettere mai di cercare ostinatamente la propria strada.

Prima o poi doveva capitare. Anche un'autrice del cuore può deludere. Eh già, ho letto questo libro con uno slancio incredibile dettato dall'amore verso questa autrice e dalla recente lettura di Mr. Zuppa Campbell il pettirosso e la bambina - recensione qui - credendo quindi di andare sul sicuro ma niente, non bisogna mai abbassare la guardia, perchè lo scivolone è ditro l'angolo.

martedì 25 febbraio 2020

Gruppo di Lettura - Il priorato dell'albero delle arance di Samantha Shannon - Tappa 7 e mini recensione

Buongiorno lettori come va? Ci siamo, libro finito (finalmente aggiungerei!!!) quindi eccoci qui con la settima tappa e la mini recensione del Gruppo di Lettura de "Il Priorato dell'albero delle arance" di Samantha Shannon organizzato con Baba del blog Desperate Bookswife e Ombretta del blog "Ombre di carta". Cliccando sui link che rimandano ai loro blog potrete leggere i loro pensieri. Siete pronti?


Iniziamo con la trama: 
La casata di Berethnet ha regnato sul Reginato di Inys per mille anni. Ora però sembra destinata a estinguersi: la regina Sabran Nona non si è ancora sposata, ma per proteggere il reame dovrà dare alla luce una figlia, un'erede. I tempi sono difficili, gli assassini si nascondono nell'ombra e i tagliagole inviati a ucciderla da misteriosi nemici si fanno sempre più vicini. A vegliare segretamente su Sabran c'è però Ead Duryan: non appartiene all'ambiente della corte e, anche se è stata istruita per diventare una perfetta dama di compagnia, è in realtà l'adepta di una società segreta e, grazie ai suoi incantesimi, protegge la sovrana. Ma la magia è ufficialmente proibita a Inys. Al di là dell'Abisso, in Oriente, Tané studia per diventare cavaliere di draghi sin da quando era bambina. Ma ora si trova a dover compiere una scelta che potrebbe cambiare per sempre la sua vita. In tutto ciò, mentre Oriente e Occidente, da tempo divisi, si ostinano a rifiutare un negoziato, le forze del caos si risvegliano dal loro lungo sonno.

Proseguiamo con le tappe:

- 14 gennaio 2020 - sul blog Un libro per amico, discussione fino a pagina 116, ovvero capitolo 10 compreso - QUI
- 21 gennaio 2020 - sul blog Ombre di Carta, discussione fino a pagina 239 ovvero capitolo 22  compreso - QUI
- 28 gennaio 2020 - sul blog Desperate Bookswife, discussione  da pagina 243 a pagina 386, ovvero fino al capitolo 37 compreso - QUI
- 4 febbraio 2020 - sul blog Un libro per amico discussione da pagina 389 a pagina 483, ovvero fino al capitolo 48 compreso - QUI
- 11 febbraio 2020 - sul blog Desperate Bookswife discussione da pagina 487 a pagina 592, ovvero fino al capitolo 57 compreso - QUI
- 18 febbraio 2020 - sul blog Ombre di Carta discussione da pagina 595 fino a pagina 683, ovvero fino al capitolo 65 compreso - QUI
- 25 febbraio 2020 - SU TUTTI I BLOG discussione da pagina 687 fino alla fine + mini recensione. 

Ma veniamo al libro e alla tappa di oggi.
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ATTENZIONE SPOILER!!!!

Finalmenteeeeee, siamo arrivati alla fine! E niente, come si poteva immaginare... e vissero tutti felici e contenti. Che palle!!!!
Che dire di questa tappa? Una lotta con i draghi fin troppo semplice secondo me. E anche in questo caso con tutta quella gente riunita ho perso un po' il filo... alcuni mi sembrava di non averli mai sentiti nominare. È stata una mia impressione? Voi che mi dite? Non mi sento di aggiungere altro di questa tappa ma, se vi va, leggete la mia recensione!


RECENSIONE:

Lo so, ditemelo: il Fantasy non fa per me! Avete assolutamente ragione ma, se mi seguite, sapete anche che non mi precludo mai una lettura se questa mi ispira, anche se non fa parte dei miei generi preferiti. Draghi, principesse, terre fantastiche non sono quello che può essere considerato il mio ambito ma qui il problema non è prettamente questo.
In questo libro ho trovato purtroppo un pressapochismo nelle spiegazioni, che all'inizio spiazza il lettore, che si trova catapultato in un mondo totalmente sconosciuto e fantastico senza che quel mondo gli venga descritto e spiegato. Tantissimi, troppi, personaggi popolano le prime cento pagine del romanzo ed è vero che nel libro è compreso un bel glossario con tutte le spiegazioni ma è snervante dover correre alla fine del libro ogni volta che appare qualcuno o un luogo. È snervante farlo per chi come me aveva per le mani un cartaceo e non voglio immaginare come possa essere per chi invece lo legga in ebook...
La storia in sè potrebbe, secondo me, avere un grandissimo potenziale ma la freddezza che ho trovato in queste pagine difficilmente l'ho trovata in altri libri. I personaggi non arrivano - non so se volontariamente o se sia lo stile dell'autrice - e i luoghi dove la vicenda si dipana sono tanti, raccontati in qualche modo ed io ho fatto davvero fatica ad immaginarmeli nitidamente. Ho fatto talmente fatica a provare empatia che sono arrivata alla fine di queste ottocento pagine senza affezionarmi a nessun personaggio in particolare, senza provare sentimenti - positivi o negativi - per nessuno e questo particolare ritengo sia una grandissima mancanza in una lettura.
Quello che c'è da dire è che fortunatamente l'autrice ha uno stile di scrittura scorrevole, e almeno questo non ha appesantito la lettura. Una lettura dove sicuramente il genere femminile è il protagonista indiscusso, ancora più dei draghi; ci sono infatti interi regni governate nei secoli unicamente da donne e la cui forza sta proprio nel partorire figlie femmine. Un'idea utopica di mondo che poteva essere la caratteristica vincente di questo romanzo se fosse stata sviluppata in modo diverso. Un libro da cui mi aspettavo un sacco di più visto le racensioni entusiaste che avevo letto in rete. Chissà, sarà colpa della mia lontananza verso il genere? Chi ha letto molti fantasy e, come me non ha apprezzato questa lettura dice di no, ma sono pronta a ricredermi se qualcuno di voi che l'ho ha letto e amato volesse darmi il suo punto di vista.
Aspetto i vostri commenti e, mi raccomando, non perdetevi il pensiero di Baba Desperate Bookswife e Ombretta "Ombre di carta"!







VOTO:



martedì 12 marzo 2019

Recensione #288 - Adesso di Chiara Gamberale

Ciao amici, anche oggi nuova recensione qui sul blog! Il primo trimestre di una challenge cui sto partecipando è agli sgoccioli e sto ovvimente cercando di pubblicare tutti pensieri dei libri che ho letto fino ad oggi. Vi parlo di Adesso di Chiara Gamberale, edito da Feltrinelli, pag. 216.

Sinossi: Esiste un momento nella vita di ognuno di noi dopo il quale niente sarà più come prima: quel momento è adesso. Arriva quando ci innamoriamo, come si innamorano Lidia e Pietro. Sempre in cerca di emozioni forti lei, introverso e prigioniero del passato lui: si incontrano. Rinunciando a ogni certezza, si fermano, anche se affidarsi alla vita ha già tradito entrambi, ma chissà, forse proprio per questo, finalmente, adesso... E allora Lidia che ne farà della sua ansia di fuga? E di Lorenzo, il suo "amoreterno", a cui la lega ancora qualcosa di ostinato? Pietro come potrà accedere allo stupore, se non affronterà un trauma che, anno dopo anno, si è abituato a dimenticare? Chiara Gamberale stavolta raccoglie la scommessa più alta: raccontare l'innamoramento dall'interno. Cercare parole per l'attrazione, per il sesso, per la battaglia continua tra le nostre ferite e le nostre speranze, fino a interrogarsi sul mistero a cui tutto questo ci chiama. Grazie a una voce a tratti sognante e a tratti chirurgica, ci troviamo a tu per tu con gli slanci, le resistenze, gli errori di Lidia e Pietro e con i nostri, per poi calarci in quel punto "sotto le costole, all'altezza della pancia" dove è possibile accada quello a cui tutti aspiriamo ma che tutti spaventa: cambiare. Mentre attorno ai due protagonisti una giostra di personaggi tragicomici mette in scena l'affanno di chi invece, anziché fermarsi, continua a rincorrere gli altri per fuggire da se stesso...


Era da tanto che pensavo di leggere un libro di questa autrice, sono stata più volte lì li per farlo ma poi c'era sempre qualcosa che mi faceva ritornare sui miei passi. Questa volta ho lasciato che fossero gli altri a scegliere per me. Avevo bisogno di una cover rossa e di un libro regalatomi al mio compleanno per soddisfare le richieste di due sfide letteriarie cui partecipo quest'anno e buttando un occhio nella libreria mi sono decisa per questo.

venerdì 21 dicembre 2018

Recensione #273 - Tatiana & Alexander di Paullina Simons

Buongiorno lettori, ultimo giorno di lavoro per me!!!! Sentite la mia felicità che vi inonda da ogni parte?
Ma non sono qui per parlarvi di me... Dopo aver concluso il Gruppo di Lettura, del libro Tatiana & Alexander di Paullina Simons, edito da BUR Rizzoli,  672 pagine - seguito de Il cavaliere d'inverno, recensione qui - ecco giunto il momento della recensione di questo secondo volume, ovviamente SPOILER FREE.
Sinossi: Né la guerra né i 900 giorni dell'assedio di Leningrado sono riusciti a distruggere il grande amore tra Tatiana e Alexander. Ora lei si ritrova sola in America con Anthony, il loro bambino appena nato: le hanno detto che Alexander è morto, ma nel profondo sente che non può averla abbandonata per sempre. Infatti il giovane ufficiale è vivo, anche se nella disperata condizione del prigioniero: caduto nelle mani della famigerata polizia di Stalin, sopravvive tra orribili sofferenze e torture nell'attesa di essere giustiziato come traditore e spia. Eppure Alexander non ha perso la speranza, perché sa che da qualche parte, in America, Tatiana e il figlio che non ha mai conosciuto lo stanno aspettando. Così Tatiana e Alexander continuano a vivere l'una all'insaputa dell'altro, divisi da un oceano, aggrappati al ricordo del loro amore che è riuscito a sconfiggere l'inverno russo e la fame, a sfuggire alle bombe della guerra. E che non può finire.


Non è facile parlare di questo libro e valutarlo, così come non è stato facile valutare il precedente, ma ci proverò, cercando di essere il più possibile precisa riguardo alle mie idee.
Ne Il cavaliere d'inverno avevamo lasciato Tatiana appena giunta negli Stati Uniti, totalmente sola e in procinto di partorire un figlio; nel frattempo Alexander era prigioniero dei suoi stessi connazionali senza notizie della sua amata.
Il nuovo volume riprende la storia da un punto un po' precedente, dandoci qualche informazione maggiore su quello che era successo alla fine della storia precedente e, in più, ci regala una nuova visione dal punto di vista di Alexander che comincia dai tempi della sua infanzia fino ad arrivare al presente.

lunedì 3 luglio 2017

Recensione #194 - Milioni di farfalle di Eben Alexander

Buongiorno lettori, buon lunedì. Come vi dicevo qualche post fa, ultimamente ho trovato sulla mia strada delle letture veramente coinvolgenti che hanno saputo entrarmi dentro; ovviamente non poteva andare così per sempre infatti la delusione – che per ogni lettore è sempre alle porte – mi ha travolto dopo aver letto un libro da cui mi aspettavo parecchio. Sto parlando di Milioni di farfalle di Eben Alexander edito da Mondadori - pag. 204.
Sinossi: "Mi ritrovai in un mondo completamente nuovo. Il mondo più bello e più strano che avessi mai visto... Luminoso, vibrante, estatico, stupefacente. C'era qualcuno vicino a me: una bella fanciulla dagli zigomi alti e dagli occhi intensi. Eravamo circondati da milioni di farfalle, ampi ventagli svolazzanti che si immergevano nel paesaggio verdeggiante per poi tornare a volteggiare intorno a noi. Non fu un'unica farfalla ad apparire, ma tutte insieme, come un fiume di vita e colori che si muoveva nell'aria." Queste sono alcune delle parole usate da Eben Alexander, neurochirurgo e professore alla Medicai School dell'università di Harvard per descrivere il Paradiso. Il dottor Alexander è uno scienziato che non ha mai creduto alla vita dopo la morte eppure è toccato a lui esserne testimone. Nel 2008 ha contratto una rara forma di meningite e per sette giorni è entrato in coma profondo che ha azzerato completamente l'attività della sua corteccia cerebrale. In pratica il suo cervello si è completamente spento, eppure una parte di lui era ancora vigile e ha intrapreso uno straordinario viaggio verso il Paradiso. Al suo risveglio il dottor Alexander era un uomo diverso, costretto a rivedere le sue posizioni profondamente razionali sulla vita e sulla morte: esiste una vita oltre la vita, esiste il Paradiso ed è un luogo d'amore e meraviglia. "Milioni di farfalle" è la testimonianza di questa esperienza.

Ho comprato questo libro durante la mia ultima incursione al Libraccio. Non ne avevo mai sentito parlare ma mi ha attratto subito la sua cover bianca, immacolata con, oltre al titolo, solo un paio di farfalle azzurre che spiccavano su tutto. Ho letto la trama ed ho pensato che, accidenti, quello che avevo per le mani doveva proprio essere un libro rivoluzionario. La cosa che lo rendeva particolare ed incredibile nasceva dal fatto che fosse scritto da un neurochirurgo che, dopo sette giorni di coma causati da una rarissima forma di meningite batterica, con praticamente nessuna possibilità di vita, non solo si risvegliasse come se niente fosse ma affermasse, oltretutto, di essere stato al cospetto di
Dio. Ora, sappiamo tutti quanto poco vicini siano i pensieri di scienziati e chiesa, e questo Eben Alexander lo specifica spesso; lui, prima di questa esperienza, ha sempre e solo creduto a quello che risultasse in qualche modo verificabile e spiegabile scientificamente. Quello che lui cerca di fare con questo libro è appunto spiegare quello che gli è successo, che va oltre la scienza ma che lui, ora, ritiene assolutamente possibile.
Partiamo dal presupposto che questo libro si inserisce nella categoria dei saggi, quindi il lettore sarà consapevole di non avere per le mani un romanzo però in questa storia mi sarei aspettata molto più spazio alla parte che, in teoria, l’autore dice di voler far conoscere al mondo affinchè si superi lo scetticismo verso una vita dopo la morte, verso un’anima slegata dal corpo e verso un cervello che non è strettamente necessario affinchè la nostra coscienza sia “viva”; invece questo spazio risulta relativamente poco rispetto al complesso, e rispetto ad una fredda analisi di dati scientifici accompagnati da una storia sull’aldilà raccontata in modo freddo ed impersonale come se a scriverla non fosse chi l’ha veramente vissuta. Ripeto, so di essere di fronte ad un saggio e non è il primo in campo medico che leggo – ricordate ad esempio Primo non nuocere che avevo recensito qui e che avevo trovato meraviglioso?? – quindi è proprio per questo che mi sento di affermare che nonostante tutto sarebbe potuto essere più coinvolgente.
Non dico che quello che il dottor Alexander racconta non sia ipoteticamente affascinante ma purtroppo non è riuscito a farmi sentire coinvolta né a farmi pensare che il suo libro possa essere veramente rivoluzionario. Non so nulla di medicina e di coma e spesso, devo ammetterlo, ho fatto fatica a trovare lo stimolo per andare avanti nella lettura e per sentirmi veramente interessata a questo libro. Paradossalmente sono state più interessanti le appendici finali in cui si trova anche la testimonianza del medico curante di Eban Alexander in quei giorni di coma, che però è comunque riferita alla meningite e alla sua curabilità e non all’aldilà che è quello che invece io volevo emergesse leggendo. Pochissimo ci viene raccontato, o meglio niente di nuovo forse, di quel mondo parallelo in cui il medico si è ritrovato per giorni con un angelo sconosciuto – almeno inizialmente – che gli faceva da guida. Certo, particolare che a parlare di certe cose sia un medico che a queste cose non ha mai creduto ma niente di più.
Una lettura che dimenticherò presto.
Lo avete letto? Lo leggerete?

VOTO: 



venerdì 28 aprile 2017

Recensione #184 - Un giorno perfetto di Melania G. Mazzucco

Buon pomeriggio carissimi, come state? Io a parte un raffreddore esagerato dovuto ai bruschi cambi di temperatura sto benone. La mia giornata lavorativa volge al termine e mi aspetta un week end di relax in camper sul Lago di Garda, complice il ponte ed il compleanno – il primo maggio – di mio figlio. Prima di immergermi nell’organizzazione dei viveri e del vestiario ma soprattutto prima di andare a nascondere libri in camper come se non ci fosse un domani vi lascio con una nuova recensione. Un libro da cui mi aspettavo moltissimo ma che mi ha un po’ deluso lasciandomi, come si suol dire, un po’ a bocca asciutta.
Si tratta di Un giorno perfetto di Melania G. Mazzucco edito da Rizzoli, pag. 411

Sinossi: Dopo aver prediletto storie ambientate nel passato, Melania Mazzucco sceglie la Roma di oggi come scena per il suo romanzo. Il giorno perfetto - come nel titolo di una canzone di Lou Reed - è quello in cui Camilla compie sette anni, Zero fa esplodere la prima bomba in un McDonald's, Emma perde il lavoro, Kevin le mutande, Elio recita il discorso sbagliato al suo comizio elettorale, Valentina fa un piercing all'ombelico, Maja trova la casa dei suoi sogni, Sasha festeggia l'anniversario dei dieci anni con l'amante, Antonio vede la moglie per l'ultima volta e qualcuno carica con 7 colpi + 1 la sua pistola. Mentre le loro strade si incrociano sul grande palcoscenico di una Roma frenetica e sorprendente, e la tensione si accumula, le loro vite sembrano destinate a esplodere in mille pezzi. Romanzo corale, affresco sociale, foto di gruppo di una nazione, questa cronaca di un giorno apparentemente qualunque in una grande città di oggi è un'immersione totale nella realtà che ci circonda. Una storia d'amore e disincanto, di scuola e di lavoro, una notizia da prima pagina e uno straziante caso di nera. Ma soprattutto, l'anatomia di una famiglia: ragazze e bambini, uomini e donne, madri e padri, figli e figlie, scene da un matrimonio in cui ciascuno, nel bene e nel male, può riconoscersi.

Se mi seguite sapete che poco tempo fa sono rimasta affascinata da un libricino letto per caso: Il bassotto e la regina - recensione qui – scritto proprio da Melania G. Mazzucco. Quando poi ho trovato Un giorno perfetto nel famoso scatolone pieno di libri in cerca di una nuova casa, datomi da un’amica in pieno trasloco, l’ho subito messo da parte assaporando già una nuova chicca. Mi dicevo che se in cento pagine questa autrice aveva saputo raccontarmi un mondo intero, sicuramente in più di quattrocento mi avrebbe ammaliato. E invece no… purtroppo.
Un giorno perfetto racconta, in ventiquattro capitoli, le ventiquattro ore di diverse famiglie romane anche se poi, in realtà si concentra maggiormente su una. Ventiquattro ore tutt’altro che perfette!
Antonio è un poliziotto, capo scorta di un famoso politico della città, Emma è sua moglie e lo ha lasciato dopo l’ennesima lite e le ennesime botte, Valentina è la loro figlia adolescente e Kevin il loro bambino nato per salvare un matrimonio già allo sbando. L’uomo non vede i suoi figli da due anni, da quando la moglie, lasciato l’attico in cui vivevano, si è trasferita dalla madre Olimpia, nel quartiere popolare dove è cresciuto e da cui è scappata, giovanissima, appena ha potuto. Olimpia è ruvida, cruda, anche un po’ ignorante e – dico io – per fortuna che c’è, a dare un po’ di colore ad una storia altrimenti un po’ piatta.
Elio Fioravanti è il politico su cui Antonio vigila. Come tutte le “celebrità” è poco presente in famiglia. È sposato in seconde nozze con Maja con cui ha avuto una figlia, Carlotta, che per Kevin ha una simpatia speciale. Maja è molto più giovane del marito e, paradossalmente, è molto più in sintonia con Aris, il figlio che Elio ha avuto dalla sua precedente unione.
Di contorno a queste famiglie c'è Sasha – all’anagrafe Alessandro – insegnante di Valentina. È gay ed ha un compagno con cui è in procinto di festeggiare i dieci anni di amore. Peccato che questo compagno sia sposatissimo, famoso - conduce un programma televisivo – e con nessuna intenzione di lasciare la moglie.
In uno scorrere di pagine lento e macchinoso assistiamo allo scorrere del tempo, che poi dovrebbero essere ventiquattro ore ma a me sono sembrati secoli. L’idea poteva essere originale se solo fosse stata sviluppata in meno pagine e con un ritmo più veloce.
I personaggi sono ben caratterizzati anche se un po’ stereotipati e la scrittura è molto semplice, poco ricercata.
Ecco, se ne Il bassotto e la regina l’autrice mi aveva conquistato in poche pagine, inondandomi di emozioni, portandomi addirittura alle lacrime e ammaliandomi con una scrittura ricercata e ricca di citazioni filosofiche, qui mi ha invece un po’ annoiato, raccontandomi tante cose ma in modo distaccato e poco convincente. E se in una storia, che proprio felice non è, il lato emotivo non emerge allora per me c’è qualcosa che non va. Forse le troppe pagine hanno portato la scrittrice a concentrarsi sulla trama cercando di non perdere il filo, tralasciando un po’ il resto… ma queste sono congetture mie.
Avendo letto solamente questi due suoi libri non riesco ad avere un pensiero più completo e mi rimetto al futuro, quando leggerò altro di questa autrice. Però chiedo a voi, se conoscete questa penna e le sue storie: quello di Un giorno perfetto è stato solo uno scivolone? Cosa mi consigliate di leggere della Mazzucco che possa ancora conquistarmi?
Un ultima cosa… Ho scoperto che Ozpetek ha fatto un film tratto da questo libro. Adoro il regista e credo sia uno dei suoi pochi lavori che non conosco. Voi lo avete visto? Io adesso sono curiosissima di vedere come lo ha reso! Ecco il trailer:



Vi saluto e vi auguro un bellissimo week end lungo!

VOTO: 

mercoledì 8 marzo 2017

Recensione #174 - Mirtilli a colazione di Meg Mitchell Moore

Buongiorno carissimi, oggi inizio a pubblicare una delle recensioni arretrate, accumulate nelle scorse settimane a causa dell'infortunio al piede. Purtroppo per voi, fino alla prossima settimana verrete tempestati visto che molte tappe delle challenge cui sto partecipando volgono al termine ed io devo necessariamente pubblicare tutto entro il 20 marzo!  Oggi vi lascio con il mio pensiero, purtroppo non positivo, sul libro Mirtilli a colazione, esordio di Meg Mitchell Moore, pag. 312, edito da Garzanti.

Sinossi: Burlington, Vermont. Il tavolo della colazione sembra un campo di battaglia. Uova strapazzate sbocconcellate, macchie di marmellata mista a yogurt, briciole di pane sulla tovaglia. In salotto giocattoli sparsi a terra e il pianto di un neonato. Ginny e William pensavano di non doversi più occupare di queste cose. Tutti i figli sono ormai grandi e se ne sono andati finalmente a vivere per conto proprio. Il loro programma era quello di godersi in pace gli anni della vecchiaia, curare il giardino, scaldarsi alle chiacchiere serene dell'ultimo sole. Ma è bastato un solo, breve weekend perché la casa fosse improvvisamente invasa da tutta la loro progenie. La prima a presentarsi è Lillian, in fuga da un marito fedifrago, con al seguito la sua bambina di tre anni e il neonato Philip. Poi Stephen, accompagnato dalla moglie che scopre proprio in quel momento che la sua gravidanza è a rischio ed è costretta all'immobilità immediata. E infine Rachel, la figlia minore, che ha perso il lavoro e non può più permettersi le scarpe costose e l'affitto nel pieno centro di Manhattan. Dovevano fermarsi solo pochi giorni, ma sono diventati ospiti a tempo indeterminato. William e Ginny hanno di fronte a loro una lunga, lunghissima estate in cui, fra piatti rotti, urla selvagge, ma anche le carezze tenere delle dita paffute di un nipotino, devono imparare a conoscere di nuovo i figli e i loro problemi, ormai molto più complessi di una caduta dalla bicicletta e un ginocchio sbucciato.


Ho comprato questo libro anni fa e recentemente ho deciso di leggerlo grazie a due delle challenge cui quest’anno sto partecipando. Fa parte di quei tanti libri che compro con lo slancio del momento e la cui voglia di leggerli si assopisce con il passare del tempo fino a restare per anni a prendere polvere nella mia libreria. Per fortuna per lui il suo momento è arrivato!
La storia è molto semplice. Siamo nel Vermont, Ginny e William sono una coppia adulta, con i figli ormai grandi, che vivono con un loro equilibrio in una casa silenziosa nei pressi di un lago. Sono una coppia come tante, hanno cresciuto tre figli cercando di fare del loro meglio ed ora si godono la vecchiaia. La tranquillità viene presto stravolta dall’arrivo improvviso della loro figlia maggiore Lillian che, con una bambina di tre anni nel pieno della parlantina e dei perché ed un neonato che la notte si sveglia ancora ogni due ore per la poppata, si rifugia dai genitori per scappare dalla realtà di un marito fedifrago. Non dice ai genitori quanto si tratterrà, né il vero motivo della sua visita. La casa diventa subito un campo di battaglia, con pannolini, tutine, giocattoli e soprattutto con un continuo chiasso cui Ginny e William non sono più abituati. La faccenda si complica con l’arrivo di Stephen e di sua moglie Jane, in attesa del loro primogenito, che improvvisando un weekend dai genitori – “tanto mamma e papà ci invitano sempre” è il motto dell’uomo – si ritrovano bloccati a Burlington per ben dieci settimane a causa di un problema alla placenta che obbliga Jane al riposo assoluto. Immaginate una casa già sovraffollata, con nuora e suocera che non si amano proprio alla follia…
Se l’amore di Ginny e William non è mai messo in discussione, la loro integrità mentale inizia a vacillare quando le loro abitudini vengono stravolte – apparentemente senza che nessuno si scusi per questo – e la loro casa diventa un caos pieno di roba da lavare. Ma non poteva finire qui. Evidentemente i due genitori hanno sempre data ai figli l’impressione di essere disponibili in ogni momento quindi anche Rachel, la figlia più piccola, in crisi con il fidanzato e assolutamente insoddisfatta del suo lavoro lascia New York e si presenta anche lei alla porta dei genitori.
Ecco, immaginate la famiglia del mulino bianco… CANCELLATELA dalla vostra mente! Questa famiglia ci viene mostrata in tutte le sue imperfezioni, in tutta la sua difficoltà di tornare a convivere, dopo tantissimo tempo, tutti sotto lo stesso tetto. Che sarebbe anche un bene se tutto non fosse secondo me portato ad un'esasperazione un po' eccessiva prima, ed alla banalità più assoluta dopo.
I personaggi – soprattutto i figli - risultano, vi dirò, a tratti antipatici, irrispettosi, incapaci di convivere civilmente e incapaci di tenere conto anche dei bisogni degli altri oltre che dei propri; non so se questa sia un’esasperazione voluta dall’autrice ma, per quanto non mi aspetti mai personaggi perfetti nei libri che leggo, qui mi sembra un po’ eccessivo. Come se tutto fosse "pompato" per rendere più credibile la situazione; anche i genitori, che da amorevoli tappetini diventano, man mano che le pagine scorrono, insofferenti ma senza cercare mai di dare uno scossone a quelli che sembrano bambini invece che quasi quarantenni, denotano una mancanza di polso incredibile.
Tutto si svolge lentamente, tutto avviene quasi sempre in quella casa, con situazioni che si ripetono, panni da lavare che si accumulano, incomprensioni che prendono piede irrimediabilmente. La soluzione di tutto è altamente scontata, priva di brio e raggiunta anche in modo troppo veloce rispetto al resto del libro.
Per fortuna lo stile dell’autrice non è pesante e permette di leggere queste poco più di trecento pagine in modo abbastanza veloce, peccato per la storia che – va bene la semplicità – ma mi è sembrata troppo banale e poco coinvolgente.
Un libro di cui probabilmente dimenticherò a breve quasi tutto, purtroppo…
In più mi chiedo: ma il titolo, che senso ha??? Nessuno mangia mai mirtilli a colazione, e i mirtilli vengono nominati forse una volta ma senza che venga dato particolare risalto alla cosa quindi perché, visto che il titolo originale del romanzo è The arrivals??? E visto che quello stesso titolo dava benissimo l'idea di ciò che avviene nel libro! Lo so, sembrano cose di poco conto ma a me fanno imbestialire!

VOTO: 









mercoledì 8 febbraio 2017

Recensione #170 IN ANTEPRIMA - Madame Claudel è in un mare di guai di Aurélie Valognes


Buongiorno lettori e buon mercoledì! Oggi sono qui per lasciarvi la recensione di un libro che ho ricevuto in anteprima dalla casa editrice Newton Compton – che ringrazio - e che uscirà nelle librerie domani 9 febbraio. Si tratta di Madame Claudel è in un mare di guai, esordio di Aurélie Valognes, pag.211


Sinossi: Ferdinand Brun vive a Parigi, al numero 8 di Rue Bonaparte, ha ottantrè anni e non gi piacciono le persone. Sfortunato dalla nascita - ha perso la mamma e la nonna quando era ancora piccolo -, è cresciuto nel risentimento, diventando introverso e taciturno. Purtroppo con il passare degli anni è addirittura peggiorato e così la moglie lo ha mollato di punto in bianco scappando con il postino, mentre la figlia e il nipotino sono andati a vivere addirittura dall'altra parte dell'oceano. Rimasto solo con la cagnolina Daisy, unico essere vivente degno del suo affetto, Monsieur Brun ha deciso di disertare il genere umano e di ridurre al minimo i suoi contatti con gli altri, compresi quelli con la portinaia, la detestata signora Suarez. Gli inquilini del condominio lo evitano come la peste e cominciano a girare strane voci su di lui: c'è chi lo considera un vecchio matto, chi addirittura pensa che sia un serial killer. Un infausto giorno, la cagnolina Daisy muore e la settimana dopo Monsieur Brun rimane vittima di un incidente. Tutto è contro di lui, e quando la figlia lo mette di fronte all'ipotesi dell'ospizio, non gli resta che accettare l'aiuto di Madame Claudel, un'arzilla signora di novantatré anni, che abita al secondo piano. Ma sarà l'arrivo della piccola Juliette, figlia dei nuovi condomini, l'unico evento in grado di scalfire il muro di diffidenza e scontrosità che il vecchio ha costruito intorno a sé...

Ho ricevuto questo libro a sorpresa e sono rimasta subito incuriosita dalla trama.
Siamo in Francia, la trama dice Parigi, leggendolo in realtà sembrerebbe di trovarsi in un paesino tranquillo nei paraggi. Protagonista è un ultra ottantenne dai modi burberi e vendicativi – Ferdinand – che abita in un appartamento di proprietà della sua ex moglie, da quando questa lo ha lasciato per andare a vivere con il postino. La sua unica compagnia è Daisy, un cane su cui sembra aver riversato tutta la parte buona del suo essere.
Nel condominio in cui abita – luogo dove si svolgono la maggior parte degli avvenimenti cui assistiamo - non sono per niente rose e fiori. Ferdinand si diverte a fare dispetti alle anziane residenti, ma quella cui più di tutte rivolge la sua negativa attenzione è la portinaia Madame Suarez, con cui intraprende una lotta neanche troppo nascosta. 
Da quando vive solo, il nostro protagonista non mangia in modo regolare, si lava il meno possibile e non tiene in ordine casa e questo preoccupa la figlia che abita a Singapore. Come capire se il proprio padre sia ancora in grado di vivere da solo abitando a migliaia di chilometri di distanza? Ovviamente chiedendo aiuto a qualcuno che possa tenerlo d’occhio e sincerarsi delle sue condizioni… la portinaia! Ferdinand dovrà così sopportare settimanalmente le visite di quella donna tanto odiosa, incaricata dalla figlia di controllare la pulizia della casa, l’igiene di Ferdinand e le condizioni del frigorifero. Se il rapporto della donna alla figlia non sarà soddisfacente il vecchietto finirà dritto all’ospizio. Quale arma migliore nelle mani di una donna che ha l’unico scopo di farlo sloggiare?
La storia di Ferdinand si intreccia presto con quella di Juliette, la bambina che, con padre e sorellina, si è trasferita al piano di sopra e che non si lascia spaventare dai modi inizialmente burberi dell’uomo anzi, i loro pranzi diventano presto un appuntamento imperdibile anche per il lettore.
In tutto questo, vi chiederete, dove sta la Madame Claudel del titolo? Ecco, per gran parte della lettura me lo sono chiesta anche io, visto che mi sarei aspettata almeno un ruolo da co-protagonista, ruolo che invece è occupato dalla bambina. Per carità questa signora esiste - è la dirimpettaia di Ferdinand – e ad un certo punto diventa qualcosa di più che una semplice comparsa ma non tanto da dedicarle un titolone contornato di rosa; che poi, se proprio devo dirla tutta, questo libro ha una cover che ritengo meravigliosa ma quel titolone e quel rosa rimanda la fantasia ad un genere che non è proprio per niente quello che secondo me caratterizza questo romanzo. Questa storia è tutto tranne che una storia d’amore o dove il rosa prevarichi; questa è una storia per lo più triste, che secondo me ha un enorme potenziale ma che non è stata sviluppata come avrebbe potuto.
I personaggi hanno tutto quello che è necessario avere per poter fare il botto ed anche l’idea è di base molto valida ma, per quanto mi riguarda, la scrittura dell’autrice, semplice e poco articolata, - ad un certo punto lo avrei lanciato dalla finestra perché non ne potevo più di trovare la parola vegliardo ovunque - non mi ha permesso di entrare in empatia con i personaggi né di immergermi a fondo nella storia. Non sono stata toccata neanche dai momenti più tristi, quelli che avrebbero dovuto scatenare in me delle emozioni. Dipenderà sicuramente anche dai romanzi che normalmente amo, quelli dove le descrizioni sono cosi nitide e dettagliate da permettermi di catapultarmi nelle storie che mi vengono raccontate, quelle in cui i sentimenti arrivano come un pugno nello stomaco e non sono solo inseriti come un mero completamento della storia.
Ho inoltre avuto l’impressione che ci siano degli errori nella costruzione degli avvenimenti: è usuale, da un po’ di tempo a questa parte, cominciare i libri con un prologo ambientato temporalmente dopo rispetto al resto della storia; per dirla in parole povere, si comincia dalla fine per poi tornare indietro e dipanare il resto della narrazione, in modo da raccontare al lettore il prima e poi, solo alla fine, tornare al prologo. Ecco, in questo caso è stata fatta questa scelta, peccato però che io abbia avuto l’impressione che la fine del libro non arrivi assolutamente al punto che ci viene raccontato nel prologo, ma mi è parso che venga raccontato tutto un altro epilogo per il nostro protagonista. Perché??? Cosa mi sono persa? Ho riletto il tutto più volte e non sono riuscita a venirne a capo… continuo però a sperare di essermi sbagliata perché sarebbe veramente grave! Insomma un grande potenziale ma, per quanto mi riguarda, non sviluppato come avrebbe potuto ed io devo purtroppo dare un voto non pensando a quello che il libro in questione avrebbe potuto essere ma a quello che è in realtà quindi seppur carino non posso dare di più.

 VOTO: