martedì 29 giugno 2021

Recensione #399 - Come inciampare nel principe azzurro di Anna Premoli

Buongiorno lettori, eccomi anche oggi con una nuova recensione. Si tratta di quella di Come inciampare nel principe azzurro di Anna Premoli, edito da Newton Compton editori, pag. 318.



Trama:
 Quale ragazza non sogna di sfondare nel proprio lavoro sfruttando la possibilità di trascorrere un anno all’estero? È proprio questa la grande opportunità che un giorno si presenta a Maddison: ma l’inaspettata promozione arriva sotto forma di un trasferimento dall’altra parte del mondo, in Corea del Sud! Maddison, però, è solo all’apparenza una donna in carriera. In realtà è molto meno motivata delle sue colleghe e per nulla attratta dall’idea di stravolgere la sua vita. Come è possibile che abbiano pensato proprio a lei, che del defilarsi ha fatto da sempre un’arte, che ha il terrore delle novità e di mettersi alla prova? Una volta arrivata in Corea, il suo capo, occhi a mandorla e passaporto americano, non le rende affatto facile adattarsi al nuovo ambiente. Catapultata in un mondo inizialmente ostile, di cui non conosce nulla, di cui detesta le abitudini alimentari e non solo, Maddison si vedrà costretta a tirar fuori le unghie e a crescere una volta per tutte. E non è detto che sulla sua strada non si trovi a inciampare in qualcosa di bello e del tutto imprevisto!


Dopo Zazie nel metrò, volevo qualcosa di semplice e leggero, che potesse farmi trascorrere qualche ore leggendo solo per il piacere di farlo, senza la necessità di scoprire messaggi nascosti o stili particolari. Ho quindi optato - su consiglio della cara Ines - per questo libro di Anna Premoli, autrice che volevo leggere da tempo e che speravo facesse al caso mio. Come è andata? Ve lo spiego subito...

lunedì 28 giugno 2021

Recensione #398 - Zazie nel Metrò di Raymond Queneau

Buongiorno lettori, fine mese si avvicina ed è tempo di recuperare parte delle recensioni arretrate. Oggi vi parlo di  Zazie nel Metrò di Raymond Queneau, edito da Einaudi, pag. 194.

Per prim cosa mi scuso per la foto un po' fai da te, ma ho restituito il libro cartaceo a chi me lo ha prestato, prima di fare la foto. Quando dico che la vecchiaia avanza...



Trama:
 Zazie, una ragazzina ribelle e insolente, arriva nella Parigi degli anni '50 dalla provincia. Il suo sogno è vedere il metró; ma se uno sciopero glielo impedisce, nessuno può trattenerla dal salire su quella giostra vorticosa che per lei diviene Parigi. Fugge disinvolta dall'olezzo dello zio, ballerino travestito, per incontrare, grazie alla sua vitalità straripante, una galleria eterogenea di personaggi: un conducente di taxi, diabolici flic, la dolce Marceline, una vedova consolabile, un calzolaio malinconico e un querulo pappagallo.


Se mi seguite, lo sapete, amo organizzare sfide di lettura ma amo anche parteciparvi e quest'anno con Baba Desperate Bookswife, e Ombretta Ombre di carta oltre ad averla organizzato abbiamo deciso di parteciparvi, divise in squadre con le nostre ciurme.
Come mai ho letto questo libro? Perché questo mese per la sfida mi serviva un autore il cui cognome cominciasse con la Q e siccome mi veniva in mente solo Rebecca Quasi, che non avevo voglia di leggere, mi è stato consigliato questo e mi è sembrato che potesse fare al caso mio.
Per carità, il suo dovere lo ha fatto, ho letto un libro con autore con la Q quindi potrò tranquillamente finire il mese in bellezza con le mie recensioni ma per il resto devo dire che non è stata una grande esperienza.

venerdì 25 giugno 2021

Letture con Marina #140 - Recensione de L'imbrogliona e il mago che la mise nel sacco di Miss Black

Buongiorno lettori, è venerdì quindi torna il consueto appuntamento con Marina e una delle sue recensioni. Buon week end!


Dopo averlo letto, me lo immagino così: una scanzonata graphic novel, sullo stile di “Valentina”, o forse più tipo gli “ero manga” o gli “hentai” giapponesi…



Ti
tolo: L'imbrogliona e il mago che la mise nel sacco
Autore: Miss black
Casa editrice: StreetLib Write, 2016
Pagine: 139

Trama: Darien Ashtiaend è un mago leggendario: le sue imprese vengono raccontate attorno al fuoco, le sue magie hanno stupito il mondo. Si mormora che abbia scoperto la formula dell’eterna giovinezza e dell’infinita ricchezza... insomma, è la vittima ideale per Lesdra Lawerban, detta Les. Les è una truffatrice. In teoria sarebbe una maga, ma non ha mai potuto permettersi un maestro decente, anche perché i maghi sono tutti dei vecchi porci e nessuna allieva giovane e carina può illudersi di fare l’apprendistato “gratis”. Ora Les ha messo a punto un piano difficile e avventato per introdursi nella torre al confine delle terre fatate di Darien, per sedurlo e per portargli via tutto. È un piano davvero complicatissimo e Darien è smaliziato, pericoloso e anche un po’ bastardo... come potrebbe non funzionare? C’è un unico problema: Darien si accorge subito delle intenzioni di Les, le trova divertenti e si spinge fino a darle consigli su come raggirarlo meglio. Non è così che una vittima dovrebbe comportarsi. E i suoi suggerimenti su come venire sedotto sono... piuttosto immorali.
 

RECENSIONE:   

giovedì 24 giugno 2021

Lettori intorno al mondo - Sud America: vi porto in Brasile, nella Foresta Amazzonica

 


Buongiorno lettori, torna la rubrica dei viaggi. Questo mese vi portiamo in Sud America. Dopo Nadia che vi ha portato in Argentina - post cliccando qui -Viviana che vi ha portato nella Foresta Amazzonica Ecuatoriana - post qui - Marina in Bolivia - qui - e Baba nelle favelas brasiliane - qui - oggi tocca a me e vi porto a fare un viaggio un po' avventuroso, non adatto per chi è abituato ai resort a cinque stelle. Perché? Perché vi porto in mezzo agli insetti e la natura incontaminata - e a volte pericolosa - della Foresta Amazzonica brasiliana. Quindi preparate scarpe comode perché si parte.

Per questo viaggio ho preso spunto dal libro di James Rollins, Amazzonia.

Troverete nel post delle parti in corsivo rosso, che sono citazioni prese dal libro.

Prima di entrare nel vivo del viaggio concedetemi qualche parola per inquadrare la nostra meta.

La FORESTA AMAZZONICA ricopre la maggior parte del nord ovest del Brasile, è la più grande foresta pluviale del pianeta ed è famosa per la sua biodiversità.



PRIMA TAPPA: villaggio missionario


Un insieme eterogenero di capanne dai tetti di foglie di palma e di case di legno s'estendeva su un'area di terreno strappata alla giungla. [...] Alcune case erano su palafitte, com'era consuetudine per gli indios Apalai, mentre altre, costruite con fango e foglie di palma, erano le case tipiche delle tribù Waiwai e Tirios. Ma il numero maggiore degli abitanti della missione era costituito dagli Yanomamo, la cui presenza era indicata dalla loro casa comune circolare.
Fonte:  https://www.survival.it


Fonte:  https://www.survival.it
Gli Yanomami sono una delle più numerose tribù del Sud America a vivere in relativo isolamento.
In Brasile, il territorio yanomami ha un’estensione pari al doppio della Svizzera (oltre 9,6 milioni di ettari).
Le comunità Yanomami vivono nello yano, una grande casa comune capace di ospitare fino a 400 persone.
Lo yano, detto anche sciabono, ha la forma di un grande anello. Al centro c’è un ampio spazio aperto destinato alle danze, alle cerimonie e ai giochi; la circonferenza, invece, è coperta, ed è lì che le famiglie si riuniscono, ciascuna attorno al suo focolare. Di notte le amache si dispongono attorno al fuoco per scaldare e delimitare lo spazio di ogni famiglia. 
Gli Yanomami hanno un’immensa conoscenza delle piante e ne usano circa 500 tipi differenti per nutrirsi, curarsi, costruire le abitazioni e altri utensili. Provvedono al proprio sostentamento in parte con la caccia, la raccolta e la pesca, ma anche coltivando ortaggi e frutta in ampi orti ricavati nella foresta. Poiché il suolo amazzonico non è molto fertile, ogni due o tre anni gli Yanomami abbandonano il vecchio orto per aprirne uno nuovo.
Fonti:
 https://www.survival.it/popoli/yanomami
https://it.wikipedia.org/


SECONDA TAPPA: in canoa sul Rio Negro

Il fiume li avrebbe portati a São GabrielPercorsero in silenzio i quindici chilometri del tragitto.[...]
Mentre proseguivano a navigazione, ammirò il fitto fogliame che incorniciava entrambe le rive. Tutt'intorno a lui la vita ronzavam cinguettava, strideva, fischiava e grugniva.
Sulle sponde, branchi di scimmie urlatrici dal pelo rosso lanciavano in coro le loro grida e saltavano irnientemente dalla cima di un albero all'altro. Lungo le rive, dove i fondali erano poco profondi, tarabusi dalle piume bianche e dai lunghi becchi arancione erano intenti a dare la caccia ai pesci, mentre i musi coperti di scaglie dei caimani marcavano le zone in cui i coccodrilli dell'Amazzonia avevano fatto la tana.
Lì la giungla, infinita, impenetrabile, piena di mistero, dominava in tutte le sue forme. Era una delle ultime zone del pianeta che ancora doveva essere veramente esplorata: c'erano luoghi in cui l'uomo non aveva mai messo piede. 

Fonte: https://www.getyourguide.it/

Il Rio negro è un fiume dell'America Meridionale di ca. 2000 km, principale affluente del Rio delle AmazzoniEntrato interritorio brasiliano, il Rio Negro scorre prevalentemente verso ESE, allargando progressivamente il suo letto fino a un massimo di 30 km, e confluisce da sinistra nel Rio delle Amazzoni presso Manaus. I suoi principali affluenti sono il Rio Branco da sinistra e il Rio Uaupés da destra. È navigabile negli ultimi 800 km.
Girovagando online ho trovato delle "crociere" sul Rio Negro che possono fare al caso nostro, quindi non mi invento nulla e vi consiglio di dare un'occhiata qui.

Fonti: 
https://www.sapere.it
https://www.getyourguide.it/


TERZA TAPPA: São Gabriel da Cachoeira

Esausto, zuppo di sudore, procedette barcollando lungo il ripido sentiero che scendeva dalla sommità del monte della Sacra Via. Di fronte a lui, un varco nel fogliame gli offrì la vista di São Gabriel. La cittadina era adagiata in un'ansa del Rio Negro, un affluente settentrionale del grande Rio delle Amazzoni.[...] L'intera São Gabriel da Cachoeira era di fronte a Manny: un conglomerato di baracche e funzionali strutture di cemento armato ammassate lungo il corso del Rio Negro.
Il paesaggio era costellato di hotel e di altre nuove costruzioni, erette nel corso degli ultimi cinque anni per ospitare il crescente numero di turisti in visita alla regione. In lontananza, si trovava la pista dell'aeroporto: il nero dell'asfalto era come una cicatrice nel verde della giungla. Era chiaro che nemmeno nelle remote regioni selvagge il progresso poteva essere fermato.

Fonte: https://www.ecured.cu/

São Gabriel da Cachoeira (San Gabriele della Cascata) è un comune situato sulla sponda settentrionale del fiume Rio Negro, nella regione di Cabeça do Cachorro , stato dell'Amazzonia , Brasile. È il terzo comune più grande del Brasile per area territoriale e il secondo più grande dell'Amazzonia.
La maggior parte degli abitanti di São Gabriel da Cachoeira sono indigeni.

Fonti: 
https://en.wikipedia.org/


QUARTA TAPPA: Manaus

[...] prima che potessi rendermene conto, stavo atterrando a Manaus
Città storica

Manaus è una città brasiliana, capitale dello Stato di Amazonas e principale centro urbano, finanziario e industriale della Regione Nord del Brasile. È la città più popolosa di Amazonas e di tutta l'Amazzonia con oltre 2,1 milioni di abitanti.
Faremo un tour della città storica, visiteremo il Teatro dell'Opera, e non ci faremo mancare una visita al Mercato del pesce dove la materia prima non viene solo esposta sui banchi ma anche lavorata. Il pesce dell'Amazzonia cibandosi di frutti, erba e bacche ha un sapore delicato ed aromatico.

Fonti: 
https://it.wikipedia.org/


Per questo mese è tutto, spero di avervi interessato un pochino con un viaggio che non è proprio sulle normali rotte turistiche. Vi saluto lasciandovi gli appuntamenti di agosto, in cui si volerà in Africa!

 Calendario Giugno:

5 agosto Nadia sul blog Desperate Bookswife
15 agosto Viviana sul blog Cara carissima me
12 agosto Marina sul blog Un libro per amico
19 agosto Baba su Desperate Bookswife
26 agosto Io sul blog Un libro per amico


martedì 22 giugno 2021

Recensione #397 - La ragazza delle perle di Lucinda Riley

Buongiorno lettori, cercando di ottimizzare il tempo, anche oggi torno con una nuova recensione. Si tratta di quella de La ragazza delle perle di Lucinda Riley, edito da Giunti, pag. 672.


Trama:
 Da quando Star ha trovato la sua vera famiglia e un nuovo amore, CeCe si sente sola, vulnerabile e inadeguata. Ha ormai perso tutto: il rapporto speciale che aveva con la sorella, e anche l’ispirazione per i suoi quadri. In fuga da una vita in cui non si riconosce più, si ritrova in volo per l’Australia, sulle tracce che il padre le ha lasciato prima di morire: una foto in bianco e nero e il nome di una donna sconosciuta. Ma quello che doveva essere lo scalo di una notte a Bangkok si trasforma nella prima tappa di un viaggio eccitante e avventuroso. Sulle meravigliose spiagge di Krabi, CeCe incontra Ace, un giovane affascinante, solitario e alquanto misterioso. Tra un bagno nelle acque cristalline e una cena romantica, Ace l’aiuta a scoprire la storia della sua antenata Kitty McBride, donna forte e coraggiosa, emigrata in Australia agli inizi del Novecento: sulla scia fatale di una rarissima perla rosata, Kitty si ritrova divisa tra l’amore di due fratelli rivali, e al centro delle trame di una famiglia che possiede un vero e proprio impero... Quando infine CeCe arriva nel caldo feroce del deserto australiano, la sua creatività si risveglia all’improvviso: forse questo continente immenso e selvaggio è davvero casa.


La ragazza delle perle è il quarto libro della serie Le sette sorelle. Se i primi tre mi avevano fatto storcere non poco il naso, devo dire che questo è quello tra i quattro che finora ho trovato il più equilibrato sia come storia del presente e del passato, sia come completezza dei personaggi, sia come ambientazione.
Certo non posso dire che questa serie sia diventata improvvisamente la mia preferita, non posso dire che da oggi consiglierò a tutti di leggerla ma devo dire che sicuramente se tutti i libri che la compongono fossero come questo di certo sarebbe tutta un'altra cosa.
Ma partiamo dall'inizio.

lunedì 21 giugno 2021

Recensione #396 - Uccelli di rovo di Colleen McCullough

Buongiorno lettori, e buon inizio settimana. Oggi vi parlo di Uccelli di rovo di Colleen McCullough, edito da Bompiani, pag. 663.


Trama:
 La storia dei Cleary inizia ai primi del '900 e si conclude ai giorni nostri, nel grandioso scenario naturale dell'Australia. Gli anni consumano le vite in una vicenda di sentimenti e passioni, di fede e amore, sulla quale si stende grave e inesorabile il senso della giustizia divina. I personaggi soprattutto memorabili figure femminili, tenere e orgogliose - vanno incontro al destino come gli uccelli di rovo della leggenda australiana, che cercano le spine con cui si danno la morte.
Sara Rattaro torna con un nuovo lavoro e lo fa con la sua solita semplicità ma anche con la sua grande carica di sentimenti.






venerdì 18 giugno 2021

Letture con Marina #139 - Recensione de Storia Meravigliosa dei viaggi in treno di Per J. Anderson

Buongiorno lettori, è venerdì quindi torna il consueto appuntamento con Marina e una delle sue recensioni. Avrei avuto diverse recensioni da pubblicare ma tra lavoro e vita reale è stato un periodo particolarmente impegnativo. Per fortuna Marina mi salva e, come un orologio svizzero, ecco la sua recensione settimanale.


Sarà il colore finalmente tenue delle nostre Regioni, sarà l’estate che alfine si fa viva: fatto sta che le vacanze ed i viaggi sembrano alle porte ed anch’io mi sono fatta nuovamente affascinare dal mitico viaggio sull’Orient Express!





Ti
tolo: Storia Meravigliosa dei viaggi in treno
Autore: Per J. Anderson
Casa editrice: UTET, 2020
Pagine: 352

Trama: «Quando Watt e Stephenson costruirono la prima locomotiva, si può dire che così facendo inventarono il tempo.» Era il 1936 e Aldous Huxley rifletteva sulla portata rivoluzionaria del treno a vapore; già da un secolo la terra si stava coprendo di uno scintillante reticolo di binari, su cui correvano, puntuali come l'orologio di Greenwich, le icone della velocità e del progresso. Oggi, invece, ai lunghi viaggi su rotaia associamo un sentimento diverso. Un desiderio di fuga nel passato, la fantasia dell'attesa prima di raggiungere la meta, la volontà di perdersi e confondersi tra i passeggeri. Sembra quasi che il treno risvegli non più la speranza in un futuro migliore, ma la nostalgia per un mondo quasi scomparso. Queste due sensibilità, apparentemente così distanti, animano entrambe lo spirito girovago di Per J. Andersson e del suo libro, che è sia una storia delle ferrovie dalle origini ai giorni nostri, sia un invito a mettersi in viaggio alla riscoperta dello slow travel. Il reporter svedese guida il nostro sguardo fuori dal finestrino e racconta i segreti nascosti sotto la ruggine: dai sanguinosi delitti letterari tra gli scompartimenti dell'Orient Express alla vera e tragica fine del primo finanziatore dell'impresa ferroviaria, travolto sui binari dalla locomotiva Rocket all'arrivo inaugurale in stazione; dalle grandi rapine ai vagoni in corsa sulle praterie nel West più selvaggio al cuore della giungla indiana, dove un treno azzurro arrampicandosi sulle cime del Nilgiri all'incontrario va... E a ritroso sembriamo andare anche noi, trasportati magicamente da un paese all'altro oltre i confini di quella che crederemmo essere solo immaginazione e invece è la Storia che, secondo Andersson, possiamo continuare a scrivere: la Storia meravigliosa dei viaggi in treno.
 

RECENSIONE:   


Viaggi, rispetto per l’ambiente e al contempo comodità, storia e cultura a tutto tondo, nostalgia per il passato e visione d’insieme per il futuro. Può un libro racchiudere tutto questo?

Vi risparmio il titolo originale in svedese, anche se qualcuno potrebbe restarne affascinato. Incomprensibile. Simpaticamente. Così come allegro e scritto come fosse un romanzo è questo libro dall’accattivante copertina. E complimenti all’autore ed evidentemente anche alla traduttrice, perchè il libro si legge veramente con piacere e curiosità crescenti. Come qualche altro lettore ha tenuto a specificare, leggendo la trama non avevo capito che molte parti fossero appannaggio dell’estremo nord Europa, e con questo intendo i paesi scandinavi. Però non è affatto vero che riporta solo le esperienze, la storia e la “ferrovia” dell’estremo nord. Che poi, nonostante l’autore sia un esperto viaggiatore, sembra comunque naturale che si soffermi soprattutto sulla Svezia e sui paesi limitrofi, che chiaramente conosce come le sue tasche.

Suddiviso in una ventina di capitoli dai titoli evocativi, Andersson ci racconta la storia del treno, ma anche la sua infanzia come nipote di nonni che proprio grazie alla ferrovia hanno potuto abbandonare le fattorie dei luoghi natii per trasferirsi in una cittadina e snodo ferroviario, ottenere un impiego statale sicuro e così svincolarsi dal pesante e poco remunerativo destino di contadini. In breve, almeno per la sua famiglia svedese, benessere, fiducia, possibilità di una vita migliore rispetto anche solo alla generazione precedente, e possibilità di poter avere quattro figli e riuscire a mantenerli più che dignitosamente.

Abbandoniamo la storia della famiglia di questo giramondo stipendiato e facciamo nostre le argomentazioni sull’ambiente che sembrano essere diventate punto focale di discussione di tutti i Paesi. Sarebbe qui troppo lungo riuscire a riportare anche solo una parte delle considerazioni di cui Andersson ci fa partecipi. Però… Non avevo mai riflettuto sul diverso inquinamento che porta il mondo ferroviario, rispetto al mondo degli aerei. I numeri che riporta l’autore sono impressionanti. Se da un lato ad un certo punto il viaggio in aereo ha consentito viaggi molto più rapidi e con l’avvento delle compagnie aeree low-cost lo ha reso alla portata di tutti, è anche vero che l’inquinamento ha raggiunto valori assurdi. Il treno, che aveva anch’esso consentito alle persone “normali” di poter viaggiare e trasportare merci più velocemente ed agilmente, ad un certo punto, un po’ alla volta, è stato pressochè abbandonato a favore dell’aereo, più veloce e molto più inquinante. Il discorso del più veloce tra l’altro, per quanto riguarda le tratte coperte dall’alta velocità, non è nemmeno più veritiero.

Come puntualizza ogni tanto l’autore con tono speranzoso ed incitante, il treno negli ultimissimi anni sta tornando un po’ in auge, perché a differenza dell’aereo, ad esempio, consente anche la visione dei paesi e delle città che attraversa. Per non parlare dei panorami. Eppure… Eppure, come ci racconta rattristato Andersson, proprio nel 2009 quando c’era a Copenhagen il vertice sul clima delle Nazioni Unite, in Svezia, con il parere contrario di molti, è stato deliberato il via libera alla costruzione di un altro aeroporto nel Dalarna settentrionale. Per attirare turisti da Gran Bretagna, Germania e Russia, Cina e Giappone sui loro bassi rilievi, per una sciata su piste veramente insignificanti. Quando poco distante da queste modeste cime, ci sono massici montuosi molto più maestosi e con piste sciistiche molto più lunghe e belle. A che pro, quindi? “La progettazione dell’aeroporto è stata molto strana. Non tutte le parti hanno avuto voce in capitolo. Sospettiamo che ci siano stati degli imbrogli”… A chi dare ragione? Ai verdi, ai naturalisti? Alle persone apartitiche e lungimiranti, impegnate nella salvaguardia del nostro pianeta? Oppure agli imprenditori ? E’ un punto questo che va attentamente considerato, avendo ben presente tutti gli aspetti, non solo quello puramente economico.

Ma in questo libro c’è tanto altro, oltre ai molteplici viaggi ferroviari intrapresi sin dall’adolescenza da quest’uomo che ha fatto della sua passione un lavoro. Lo dice chiaramente Andersson che – anche – con questo libro sta cercando di sensibilizzare l’opinione pubblica sul problema ambiente, cercando di essere di esempio non solo a parole - e al contempo dando informazioni puntuali sulla rete ferroviaria europea, per invogliare i futuri viaggiatori a considerare per gli spostamenti mezzi alternativi, quando possibile.

Non dispiace poi per i lettori leggere e nello stesso tempo farsi incuriosire dai vari capitoli, leggendoli anche in ordine sparso… e perché no? Ad esempio imperdibile il capitolo “La nuova via della seta”, con digressioni su Cina, America, Africa e India… E altrettanto stupefacente, ricco di aneddoti e storia il capitolo successivo “Con la locomotiva a vapore sopra le nuvole”, dove si viaggia su logori e anciens treni, un po’ ovunque nel mondo per essere sinceri, non solo sul mitico Orient Express, del quale non Vi parlerò volutamente, per stimolarvi a cercare, curiosare, sognare… Ma anche in un titolo apparentemente meno nobile, come “Alte montagne e valli profonde”, tornando in Europa fra gli alti picchi, ci sono più che soddisfacenti pagine da “percorrere”, come dei provetti scalatori che affrontano le amate Alpi. Ci fermiamo un po’ a Poschiavo, all’Hotel Albrici à la Poste, che nel 1862 era addirittura la residenza del sindaco e dove qualche anno fa è venuto alla luce un dipinto di 350 anni fa, raffigurante il dio del mare, Nettuno. Ci si ferma anche per gustare una cucina che ha fatte sue le specialità di diverse culture, essendo una zona di confine e di transito.

Ve lo sareste aspettato Thomas Cook?, o se per questo anche The Grest Exhibition of the Works of Industry of all Nations di Londra del 1851? E allora perchè non ingolosirsi anche con alcuni intellettuali europei che non disdegnavano di viaggiare in treno o di soggiornare a Zurigo? Come ad esempio Kandinskij, Paul Klee, Max Ernst, James Joyce – o anche figuri più… come dire?, grigi – come Mussolini e Lenin! Oppure, sempre per persone a la page o comunque famose e/o danarose, scendere con il treno da Zurigo fino a Landquart, proseguire con il treno a scartamento ridotto fino a Davos Platz, dove una ripida funicolare ti conduceva alle case di cura che promettevano sollievo dai sintomi della tubercolosi. Ci andarono Robert Louis Stevenson e nel 1895 Arthur Conan Doyle – e ancora Thomas Mann che accompagnava la moglie Katia, e che qui si prese il tempo per scrivere “La Montagna Incantata”.

Beh Sig. Andersson: grazie per i reportage… Non hai fatto che acuire il bisogno di ritornare a viaggiare e soprattutto hai stimolato il pensiero che viaggiare non è solo uno svago fine a sé stesso, perché anche in questo ci deve essere il giusto rispetto per il nostro mondo. Ecco, se c’è un appunto che mi sento di muovere a questo libro, è che ti fa scalpitare per partire. E soprattutto mi ha messa nuovamente davanti al tipo di viaggio che mi organizzavo in solitaria quando avevo vent’anni. Viaggi lunghi, organizzati sì ma con la possibilità di perdere tanto tempo che in realtà non era una perdita, ma un guadagno per mente, occhi e cuore.

A presto




 

venerdì 11 giugno 2021

Letture con Marina #138 - Recensione di Calles. Tredici racconti dalla Bolivia

Buongiorno lettori, è venerdì quindi torna il consueto appuntamento con Marina e una delle sue recensioni.


Questa settimana leggevo con interesse le considerazioni in IG di Lucia Accoto (se volete curiosare: “accotol”), in merito alle recensioni che vengono postate. Tralascio volutamente il discorso sulle recensioni che sono un copia-incolla delle sinossi o i post di mera pubblicità di libri in uscita. L’argomento che mi aveva interessata maggiormente verteva sul fatto che in questa pagina ci si auspicava un maggior numero di recensioni dove le sensazioni personali - e quindi il costrutto della maggior parte della recensione - dovrebbe essere ciò di cui si scrive (sintetizzo per non dilungarmi). E vediamo un po’ questa tesi all’opera…?




Ti
tolo: Calles. Tredici racconti dalla Bolivia
A cura di: Maria Cristina Secci
Casa editrice: Gran Via, 2018
Pagine: 203

Trama: Fino a poco tempo fa quasi sconosciuta al lettore italiano, la narrativa boliviana sta vivendo un momento di improvvisa e forse inattesa fioritura grazie a un numero crescente di autori nati tra gli anni Settanta e gli anni Ottanta che, accanto ad argomenti storici e politici, sviluppano nei rispettivi testi temi più personali e intimi, con varietà e vivacità formale sorprendenti. "Una generazione giovane dinanzi alla tradizione e vigorosa nel proprio tempo", dunque, che si sta facendo pian piano ineludibile, divenendo punto di riferimento per chiunque voglia avvicinarsi alla letteratura ispanoamericana di inizio secolo. Dopo le antologie incentrate sul racconto messicano, cubano e cileno, questa nuova selezione dedicata al paese andino propone contributi di scrittori che con le loro opere si stanno facendo ambasciatori della letteratura boliviana nel mondo.
 

RECENSIONE:   


Ieri sui blog che partecipano ai viaggi virtuali di “Lettori intorno al mondo”, Vi ho accennato alla Bolivia, chiedendoVi poi di seguirci oggi qui, per non creare un post troppo lungo e quindi dividendo la parte del viaggio dal libro che mi ha fornito l’occasione di parlarvene.

Racconti. Che negli ultimi tempi vengono apprezzati un po’ di più. Nel mio caso, perché ultimamente mentre sto leggendo un libro, per quanto entusiasmante, ho la curiosità di iniziarne subito un altro. Una raccolta di scritti di autori mi consente a volte di incanalare il mio interesse in un unico libro.

Come dicevo ieri, un plauso a Gran Via Editore e ai traduttori di questi tredici autori, perché la letteratura boliviana, salvo qualche altro caso sporadico di raccolte e/o autore che emerge, resta sempre in una sorta di sottobosco.

In questa raccolta, tra l’altro, gli autori, con un’unica eccezione, sono tutti nati dopo il 1970. Una generazione che sembra scostarsi dalla precedente per i temi che porta avanti. Non più una sorta di obbligo morale nel sentirsi in dovere di parlare delle condizioni socio-economiche, politiche e culturali del proprio Paese, ma la possibilità di spaziare con argomenti che, anche se ci riportano a tali soggetti, lo fanno partendo da scelte tematiche diverse.

Così, se la famiglia è utilizzata dagli autori della generazione precedente per denunciare le condizioni sociali e familiari dell’epoca o della tradizione sud-americana in generale e boliviana in particolare, con specifico riferimento anche alle origini indigene, ora gli autori più giovani utilizzano la propria voce per narrare storie legate intimamente alle nuove generazioni, al cambiamento sociale, ma senza dover vincolare il racconto alla politica o a quel realismo sociale di denuncia che a molti lettori, se così francamente esplicitato, non piace o non interessa.

SEBASTIÁN ANTEZANA, MAXIMILIANO BARRIENTOS, MEGELA BAUDOIN, NATALIA CHÁVEZ GOMES DA SILVA, LILIANA COLANZI, GABRIEL ENTWISTLE, RODRIGO HASBÚN, SAÚL MONTAÑO, FABIOLA MORALES, EDMUNDO PAZ SOLDÁN, GIOVANNA RIVERO, ALEJANDRO SUÁREZ, WILMER URRELO ZÁRATE.

Ci troviamo quindi di fronte a 13 autori che ci intrattengono con altrettanti racconti, più o meno lunghi, alcuni già pubblicati, altri in fase di pubblicazione (quantomeno nel 2018), con argomenti gli uni diversi dagli altri, alcuni “escatologici” e quindi di ampio respiro, alcuni legati al mondo famiglia – e alcuni di una violenza così inaudita da lasciarci con il libro aperto, in attesa che il cervello registri le parole traducendole in significato tale da poter essere compreso, poi sedimentato, alfine riposizionato fuori da noi stessi per dargli un senso che per noi abbia un valore oggettivo.

E se quindi alcuni racconti mi sono subito penetrati nella pelle come se fossero situazioni che avrei potuto vivere, essendo ad esempio donna e madre… penso ad esempio al magnifico quanto innervato nel profondo abisso di insicurezza di tutte le madri di “Nel Bosco” di Giovanna Rivero, il cui argomento mi ha fatto venire in mente quanto detto da Tommaso Scotti nel suo “L’Ombrello dell’Imperatore”, a proposito della legge sulle adozioni di minori in Giappone… d’altro canto altri racconti mi hanno lasciata volutamente estranea, come estranea m’è la storia della Bolivia, che ho volutamente evitato di “ripassare” prima di leggere i racconti.

E a tal proposito, per associazione di idee, il violento “La Giapponese” di Saul Montano, che fotografa una gioventù inutilmente rabbiosa, dove la vita sembra scorrere tra notti di alcol, sesso e violenza gratuita senza soluzione di continuità, e dove l’inutilità di questa vita dà la stura ad una truculenza senza senso, ma legata al piccolo paese che non offre nulla di più di quello di cui i ragazzi si servono selvaggiamente.

O ancora “Deforme” di Fabiola Morales, con una danza di similitudini medico-letterario-artistiche tra la protagonista del racconto e l’arcinota artista Frida Kahlo e la fotografa del popolo Dorothea Lange, da cui farsi tentare in Internet per scoprire che una delle sue fotografie più famose ci farà esclamare: “Ah!, ma è sua”? (Migrant Mother)

Ci sono poi racconti incentrati sulla vecchiaia, per esempio il “Foto di famiglia” di Liliana Colanzi, colpevole fra l’altro di avermi fatto scoprire questa raccolta di scritti quantomeno ricchi di potente vita boliviana.

E che dire di “Dochera” di Edmundo Paz Soldan, che ci fa vivere la vita di un enigmista famoso, in attesa del successivo incontro con questa donna misteriosa, “Dochera” appunto, che nemmeno dopo il 57esimo cruciverba dedicatole decide di palesarsi al mondo e soprattutto al cruciverbista.

Ce ne sono parecchi tra quelli che ho letto, anche se magari violenti, che mi sono piaciuti. Ma chiudo parlandoVi di “Vecchi che guardano porno” di Sebastian Antezana, perché, titolo svela, ci parla di due uomini che alla fine del loro ciclo vitale si incontrano, si innamorano, decidono di condividere gli ultimi anni della loro vita in un tran-tran soddisfacente, dove il picco sentimental-corporeo viene raggiunto con la visione di film porno, unitamente alla ricerca di un possibile reale che si celi dietro alla finzione degli attori. Finchè all’orizzonte appare Lui, che spezza gli equilibri teoricamente oramai radicati. Ed allora, da anziani come da giovani, la passione e la paura ci fanno vivere sensazioni terrificanti che richiedono sacrifici…

E così, come potete vedere, le parole sgorgano ma si fanno poco confidenziali, perché il desiderio di far capire di cosa racconta un libro è forse più forte di parlare di sensazioni personali, che proprio per la loro natura potrebbero svilire o quantomeno mistificare il senso di quanto si dovrebbe invece raccontare. Se quindi nell’incipit Vi ho proposto nascostamente un dilemma, nella chiusa dichiaro di non essere riuscita a darmi una risposta definitiva. Resta infine qui però la potenza di una scrittura di un collettivo che ci parla della sua terra, che dista anni luce dalla mia provincia ed dalla mia educazione piccolo borghese.

Come per il dubbio che non posso sciogliere con certezza, così questi racconti alla fine una cosa in comune ce l’hanno, a parte raccontarci di una Bolivia grandemente inesplorata: il finale. Che rimane come in sospeso, quasi volesse dare a noi lettori la possibilità di decidere per i vari personaggi e regalare alle loro storie una probabilità ancora in divenire. Un po’ come la mia recensione.
A presto




 

giovedì 10 giugno 2021

Lettori intorno al mondo - SudAmerica - Marina vi porta in Bolivia

 Buongiorno lettori, torna la rubrica dei viaggi. Questo mese vi portiamo in Sud America. La scorsa settimana Nadia vi ha portato in Argentina - post cliccando qui - Viviana vi ha portato nella Foresta Amazzonica Ecuatoriana - post qui - e oggi Marina vi porta in Bolivia! Siete pronti? Prendete passaporto e bagagli perchè si parte.




Se per i primi viaggi virtuali di “LETTORI INTORNO AL MONDO” con Baba e Nadia del blog Desperate Bookswife, Daniela del blog Un libro per Amico e Viviana di CaraCarissimaMe mi sono “appoggiata” ad autori autoctoni o a romanzi ambientati proprio nel Paese di cui volevo raccontarVi, questa volta, visto il Paese scelto, ho sentito la necessità di vivere un più ampio spettro di esperienze, essendo il Sud America così distante geograficamente e culturalmente dal nostro mondo.

E non solo.

Ho trovato encomiabile da una parte e commovente dall’altra che i traduttori e le traduttrici dei 13 racconti scelti come lettura propedeutica per il Viaggio in Bolivia, abbiano frequentato la Laurea Magistrale in Traduzione Specialistica dei Testi presso la Facoltà di Studi Umanistici dell’Università di Cagliari, in collaborazione con “Aulas Abiertas. Seminario permanente di studi linguistici e letterari su America Latina e Caraibi”. Perché, se è vero che come diceva Susan Sontag “la funzione della traduzione è evangelica”, nel senso che amplia la cerchia di lettori di un libro, è anche vero che permette la lettura a fruitori culturalmente e linguisticamente distanti, in un gioco delle parti che è di comune interesse. E che anzi a mio parere andrebbe furiosamente fomentato per rendere accessibili esperienze e narrati completamente avulsi dalla propria realtà.
 


Titolo: Calles. Tredici racconti dalla Bolivia
A cura di: Maria Cristina Secci
Casa editrice: Gran via, 2018
Pagine: 203


Ci credereste? Anche per una persona come me, arroccata al piacere della visita di Paesi e/o capitali ben precise, che non lascia nulla al caso nell’organizzazione dei suoi viaggi, la Bolivia è nata quasi per caso. E proprio per questo non potevo che scegliere un romanzo corale che canta liricamente il suo Paese, per poterci approcciare alla Bolivia a braccia aperte e per poter decidere un futuro viaggio. Un mondo così distante, come cultura, storia e tradizioni, che un micro escursus è quantomeno indicato per poterlo apprezzare nel sentiero che disegneremo insieme.

BOLIVIA

La Bolivia si trova nella parte centrale del Sud America, con un territorio variegato che va dalla catena delle Ande al deserto di Atacama, fino alla foresta pluviale del bacino dell'Amazzonia. La capitale La Paz, sorge a più di 3500 m di altezza sull'altipiano andino, davanti al picco nevoso del monte Illimani. Lì vicino, il Titicaca, il lago più grande del continente, si estende con le sue acque tranquille oltre i confini del Perù. La Bolivia ha come capitale legislativa Sucre e come capitale governativa La Paz, mentre la città più grande e popolosa è Santa Cruz de la Sierra. Senza sbocchi al mare, nel 2010 ha stretto un accordo con il vicino Perù, grazie al quale ha ottenuto per 99 anni l'uso del porto di Ilo. Questa parte del continente americano è abitata da circa 15 000-20 000 anni. Nelle regioni andine dell'attuale Bolivia fiorirono numerose culture di cui la più importante è forse quella Tiahuanaco, che si sviluppò tra il II secolo a.C. e il XIII secolo nella parte meridionale del lago Titicaca. Molto più recente il dominio Inca, che data il XV secolo, il cui impero venne sottomesso dalla conquista spagnola di Francisco Pizarro anche grazie alle lotte intestine per il potere. Nella zona dei bassopiani tropicali, in epoche anteriori alla cultura Tiahuanaco, si svilupparono complesse organizzazioni umane che crearono e controllarono estese opere di ingegneria idraulica, nelle savane e foreste dell'attuale regione del Beni. La cultura delle Lomas di Moxos e Baures permise per quasi 3 000 anni l'esistenza di una densa popolazione che riuscì a convivere con le periodiche inondazioni di imponenti affluenti del Rio delle Amazzoni, come il Mamoré, Beni e Iténez. (fonti: Google e Wikipedia)



Parlavo di encomiabilità nella traduzione dei racconti di “Calles”, perché in Italia si fatica a leggere letteratura boliviana, soprattutto di autori nati negli anni a cavallo tra il 1970/1980 (un’unica eccezione, Edmundo Paz Soldan, classe 1967). Questi autori di nuova generazione tra l’altro, a differenza dei loro predecessori, si sono finalmente svincolati dalla mera letteratura legata a doppia mandata con la situazione politico-sociale, anche se echi di tale struttura si possono ancora ben ravvisare nei loro scritti. E non potrebbe essere che così, vista la Storia del loro Paese. E per tornare alla Sontag, è qui che, a mio avviso, la nascita di reti sociali e blog culturali, insieme all’editoria tradizionale, trova l’humus adatto per una finalmente utilità fondamentale : la diffusione di quella letteratura ancora poco conosciuta a livello mondiale, ma meritevole di essere cantata in giro per il mondo. Tutto questo è di capitale importanza anche per “stabilire una retroalimentazione con gli spazi narrati di altri Paesi e anche per processi interni al proprio Paese raccontato”. E una volta tanto: benedetta globalizzazione, chè qui vuol essere intesa non come standardizzazione, ma come opportunità di far viaggiare opere interessanti.

Una delle primissime cose che mi ha incuriosita, è il luogo di nascita comune ad alcuni di questi autori boliviani: Cochabamba, sede tra l’altro del parlamento dell'Unione delle Nazioni Sudamericane. Qui sono nati Rodrigo Hasbun, Fabiola Morales, Edmundo Paz Sodan, quest’ultimo unica eccezione della raccolta di racconti, in quanto come detto anno di nascita 1967, affermato scrittore di romanzi e racconti tradotti in molte lingue.

La città di Cochabamba si trova nel centro della Bolivia e conta circa 630.000 abitanti all’ altitudine di 2560 m.s.l.m.!, cosa non rara da queste parti, se pensiamo che La Paz, sede del governo, si trova ad un’altitudine di 3660 m.s.l.m. e vi ci abitano più di 850.000 persone. Si è guadagnata il soprannome di città dell’eterna primavera, con la sua temperatura media di 26 gradi tutto l’anno.

Inizierei da qui la nostra visita in Bolivia, preferendola ad altre città boliviane più blasonate, che vedremo più avanti.

Saliamo quindi al cerro del “Cristo de la Concordia"



Sul cucuzzolo di una collina a pochi minuti dal centro si trova una gigantesca statua alta 40, 44 metri raffigurante un Cristo, molto simile a quello più famoso di Rio de Janeiro, ma più grande dato che quello brasiliano raggiunge solamente i 38,10 metri. Una comoda funicolare ti porta fino alla cima in circa 5 minuti ma è anche possibile salire e scendere a piedi percorrendo 1399 gradini. Una volta arrivato in cima potrai godere di una vista a 360 gradi sulla “Llajta”, che in lingua indigena Quechua (ancora parlata da molti) significa “città”.

Oppure stanchi del viaggio per raggiungere la Bolivia, preferite rilassarvi in “Plaza 14 de Septiembre”?



Si

tratta della piazza principale della città, in stile coloniale ancora ben conservato, ospita la Cattedrale di San Sebastian risalente ai primi del 1700. Volendo potresti stare delle ore seduto a guardare il passaggio di famiglie, amici che si ritrovano a chiacchierare, venditori e venditrici di cibi e bevande da strada, predicatori, cantanti, ballerini di breakdance e soprattutto decine di persone che danno da mangiare alle centinaia di piccioni che contribuiscono a rendere la piazza ancor più animata. Un’altra piazza interessante è Plaza Colón da dove potrai inziare una passeggiata sul Prado, vialone alberato e pedonale in pieno centro dove potrai incontrare diversi ristoranti di cucina locale e non.

E ancora, potete visitare le bancarelle dei “mercados”, le decine di murales che colorano la città, il Museo archeologico dell’Università Mayor de San Simón, il Convento Museo di Santa Teresa…

(fonte ideevacanze.com)


E visto che abbiamo nominato la capitale La Paz, dove è nato un altro degli autori della ns raccolta, Wilmer Urrelo Zarate, perché non fare un salto a visitarla?

La Paz (in quechua e in aymara Chuqiyapu), il cui nome completo è Nuestra Señora de La Paz (letteralmente Nostra Signora della Pace), è sede del governo della Bolivia e dei poteri legislativo ed esecutivo, mentre la sede del potere giudiziario e capitale dello Stato boliviano è Sucre. Situata nella provincia di Pedro Domingo Murillo (dipartimento di La Paz), si può considerare la metropoli più alta del mondo. La città si trova in una valle circondata da alte montagne. Crescendo, La Paz si è espansa sulle colline, con conseguente variazione delle altezze cittadine da 3 200 a 4100 m s.l.m. Nel panorama cittadino svetta imponente la cima tripla perennemente innevata dell'Illimani (6462 m), che può essere visto da molte parti della città, così come dalla vicina città di El Alto sede dell'aeroporto internazionale più alto del mondo.] L'area metropolitana di La Paz, di cui fanno parte anche El Alto, dove è situato l'aeroporto internazionale e Viacha, è l'area urbana più popolosa della Bolivia, superando, con 2,3 milioni di abitanti, l'area metropolitana di Santa Cruz de la Sierra.





Capitale che ci riporta un po’ nel caos e che Vi farò visitare da soli, preferendole l’altra capitale, Sucre, che si è fatta rubare il primato, ma è pur sempre lei la capitale costituzionale della Bolivia!

Per i più pigri, un paio di suggerimenti per La Paz, da cui prendere spunti per un viaggio più personalizzato:

Plaza Mayor de San Francisco

Foto di Caleidoscopic


Plaza Mayor de San Francisco è la piazza più grande di La Paz, punto d'incontro degli abitanti della città. Qui, infatti, durante i weekend, principalmente nelle ore mattutine, potrete imbattervi in concerti di musica classica, che avvicinano sempre sia persone del luogo sia turisti. Inoltre, è anche il punto di raccolta e riferimento durante raduni politici e proteste. E' sempre stata molto importante dal punto di vista politico, a partire dalla rivoluzione del 1952, quando fu un punto strategico per la rivolta che portò poi all'Indipendenza.
Sulla piazza si affaccia l'omonima chiesa, la Basilica di San Francesco, la più antica della città. In stile barocco, i lavori di costruzione iniziarono nel 1549 e terminarono nel 1581, ma dopo dei gravi danni subiti e numerose ristrutturazioni, viene consacrata nel 1758.

Valle della Luna

Foto di EEJCC 


A soli 10 chilometri dal centro di La Paz si trova la Valle della Luna, nel canyon del Rio Choqueyapu. Nonostante il nome un po' fuorviante, questa non è una vera e propria valle, ma una specie di labirinto creato da canyon e pinnacoli che si sono creati naturalmente nel corso dei secoli attraverso l'erosione.


Ed ora lasciamo La Paz per una rapida visita a Sucre, capitale costituzionale della Bolivia e sede della Corte Suprema de Justicia, ed è il capoluogo della provincia di Oropeza con 306.751 abitanti. Una curiosità di Sucre è il fatto che per i suoi abitanti essa abbia ben cinque nomi, ciascuno a memoria di una fase della sua storia plurisecolare: Charcas è il nome indigeno che indica il luogo in cui gli spagnoli costruirono la prima città coloniale; La Plata è il nome dato alla città insignita dal re di Spagna di privilegi e di onori; il nome Chuquisaca venne concesso alla città durante la lotta per l’indipendenza; Sucre onora Don Antonio José de Sucre il maresciallo della battaglia di Ayacucho (9 dicembre 1824), e, infine “La Ciudad Blanca” – ovvero la città bianca – è il soprannome dovuto al colore delle sue abitazioni.

Anche qui solo un paio di suggerimenti, dato che in internet non mancano i consigli.

Plaza 25 de Mayo



Plaza 25 de Mayo, in pieno centro storico, è il cuore della città. Nella piazza, rimasta inalterata nel corso del tempo, potrete ammirare tutta la bellezza dell'architettura coloniale. Qui si affacciano alcuni tra i palazzi ed edifici storici più importanti della città e al centro è posizionata la statua di Antonio Jose Sucre, l'eroe nazionale della liberazione boliviana.

Cuore pulsante di Sucre, qui troverete venditori, carretti di cibo, studenti universitari, turisti. E' probabile che potrete anche imbattervi in qualche spettacolo musicale o teatrale. Inoltre, se non siete attratti dallo street food non vi preoccupate, lungo i lati della piazza è pieno di locali e ristoranti in cui fermarvi e assaggiare il cibo locale.

E tanto per visitare qualcosa di diverso ma altrettanto interessante, soprattutto se viaggiate insieme a bambini:

Parco Cretacico

Foto di Caleidoscopic


Come ultima attrazione vi proponiamo qualcosa di diverso dal solito, il Parco Cretacico, un parco dedicato ai dinosauri!, facilmente raggiungibile dal centro di Sucre. Questo parco sorge proprio su un sito in cui vennero ritrovati molti fossili e impronte di dinosauro e, ad oggi, è la zona con il maggior numero di tracce e con la più lunga serie di impronte al mondo.
In una parte del parco, chiamata Carl Orck'o, potrete vedere da vicino le orme lasciate dai dinosauri.


Troppe cose da visitare? Preferite gite naturalistiche, viaggiando a piacere per il Paese? E allora prima di lasciarci, lasciatevi affascinare anche dagli incredibili spettacoli naturalistici di questo Paese, perché oltre alla foresta pluviale, c’è molto altro!

Salar de Uyuni


Il Salar de Uyuni (anche noto in spagnolo come Salar de Tunupa e in inglese come Uyuni salt flats) è un esteso bacino endoreico tra i più grandi al mondo formatosi a seguito della progressiva evaporazione di un lago salato, nonché in assoluto la più grande distesa salata del pianeta.


Laguna Verde



Laguna Verde è un lago salato, situato a sud-ovest dell'altiplano della Bolivia, nel Dipartimento di Potosí, nella Provincia di Sud Lípez, nei pressi del confine con il Cile e ai piedi del vulcano Licancabur. È ubicata all'interno della Riserva nazionale di fauna andina Eduardo Avaroa. Deve la sua colorazione ai sedimenti che si depositano sul fondo, composti da minerali di rame. Si trova a circa 4.300 metri sul livello del mare. Il lago è noto per gli scenari spettacolari nei dintorni dell'area e per le sue acque termali.

La Laguna Colorata



La laguna Colorada è un lago salato caratterizzato da acque poco profonde, che si trova ad una altitudine di 4278 m nella parte sudoccidentale dell'altiplano della Bolivia all'interno della Riserva nazionale di fauna andina Eduardo Avaroa, in prossimità del confine con il Cile. Fa parte del gruppo di laghi salati conosciuti come Lagunas de colores. La laguna Colorada, con le sue acque ricche di minerali, è un importante sito di accoppiamento e riproduzione del fenicottero di James che qui è particolarmente abbondante, oltre che di altre specie meno diffuse quali il fenicottero delle Ande.

Ed eccoci qui anche questa volta alla fine di un viaggio particolare. E se volete sapere un po’ più precisamente di cosa ci parlano i 13 autori boliviani della raccolta “Calles”, non vi rimane che attendere domani e curiosare nel blog di Daniela, Un libro per amico.

Stanchi di sognare? E allora… buon viaggio e a presto!




Calendario:
Nadia sul blog Desperate Bookswife il 3 giugno 
Viviana sul blog Cara Carissima me il 7 giugno
Marina sul blog Un libro per amico il 10 giugno 
Baba sul blog Desperate Bookswife,  il 17 giugno 
Io ovviamente qui, chiuderò i giochi il 24 giugno
 
Se volete aggiungervi e viaggiare con noi, contattateci!