martedì 29 dicembre 2020

Letture con Marina #113 - Lettera al padre di Franz Kafka

Buongiorno lettori, passate le feste torna Marina, con una delle sue super recensioni.


E direi che con questa lettura, chiudiamo definitivamente l’anno 2020… oramai siamo agli sgoccioli di questo anno che ha del racconto di fantascienza – e per qualcuno della tragedia, purtroppo – e mi sembrava un appropriato tributo la lettura de:


Ti
tolo: Letters al padre
Autore: Franz Kafka
Casa editrice: Feltrinelli, 2013
Traduzione: 
Claudio Groff
Pagine: 62
 
Trama: Mai come nella Lettera al padre, scritta nel novembre del 1919, affidata alla madre senza tuttavia giungere al destinatario, Kafka ci ha dato un ritratto così lucido di sé. E molti dei motivi che vengono toccati in questa confessione anche spietata - primo fra tutti quello di "un immenso senso di colpa" - non possono che ricordare i suoi personaggi più famosi. Quello che qui viene messo in scena è un vero e proprio conflitto. Figura che incarna un'autorità assoluta, che "ha l'aspetto enigmatico dei tiranni, la cui legge si fonda sulla loro persona, non sul pensiero"; agli occhi di Kafka il padre appare come il tipico rappresentante di un mondo da cui egli invece si sente escluso: pratico, utilitaristico, ben lontano dalle sue aspirazioni. Così, in pagine di forte impatto emotivo, Kafka svela la sua natura di "figlio disederato" e proscritto, non compreso nella vocazione di scrittore, inquieto e in cerca di conferme quanto il suo avversario ostenta sicurezza. Nel saggio posto in appendice Georges Bataille indaga in modo provocatorio sui momenti di questa contesa. L'esperienza di Kafka diventa anche occasione per interrogarsi sul senso ultimo della letteratura. Forse nessun altro scrittore ha saputo mostrare come quel senso sia tutt'uno con la vita stessa.
 

 
RECENSIONE: 


Mi prefiguro che, data la premessa, Vi sareste aspettati la lettura de La metamorfosi, ma l’ho già abbandonato una volta – e solo ora dopo aver letto “Lettera al padre” ho capito la motivazione profonda, per un atto che mi accade raramente, cioè iniziare un libro e non avere la forza mentale e la volontà di portarlo a termine.

Ritorno un po’ indietro, nella sempre presente domanda che mi pongo prima di una lettura – per me – importante: è necessario conoscere la vita dell’autore, andare alla ricerca dei dettagli che hanno sicuramente avuto influenza sul suo scrivere, oppure è più sensato leggere scevri da qualsivoglia tentazione di spiegazione, di giustificazione della scrittura dell’autore? Ed ecco, questo è uno dei casi in cui a mio avviso è più che importante la lettura di questa specie di confessione, in forma di lettera segreta al padre, in cui si estrinsecano, oltre alle fragilità e ai problemi dello scrittore, anche il suo pieno genio artistico. In poche parole: le sue debolezze, la sua gloria.

Siamo nel 1919 quando Kafka scrive questa lettera. Ha trentasei anni e da poco ha scoperto di essere ammalato. Ha la tubercolosi, che di lì a 5 anni lo porterà alla morte.

Non voglio qui soffermarmi sulle presunte pruderie o sul suo frequentare bordelli ed avere varie relazioni, non si sa ancora bene se carnali o meno, vista la timidezza e il fatto che preferisse ascoltare, più che parlare. Ciò che insomma il suo migliore amico diceva di lui: “tormentato dal desiderio sessuale”. Ciò che mi interessa in questo momento è capire come un uomo di 36 anni, oramai adulto, non sia ancora riuscito ad affrancarsi dal padre. Le accuse che Franz lancia al padre, si possono sostanzialmente riassumere in un’educazione molto rigida ed autoritaria, anafettiva – da parte di un padre che gli era superiore in tutto. Nel fisico, nella mente, negli affari. E che disprezzava il figlio per la mancanza di forza interiore, atta a fargli prendere le responsabilità che al tempo doveva assumersi un uomo adulto. Eppure, anche quando Franz rinfaccia tutte queste cose al padre, rendendolo responsabile delle sue fragilità, del suo non essere in grado di affrontare le responsabilità economiche ed eventualmente familiari – e di non essere oltre a questo nemmeno in grado di fare il proprio dovere di uomo e di buon ebreo – ebbene, lo fa in modo sofferto ma al contempo semplice e lieve, senza ombra di affettazione e senza usare un tono patetico, pago quasi solo di poter sfogare il proprio rammarico, la propria indiscussa debolezza ed inferiorità nei confronti del padre.

Ed ecco che leggendo questa lunga lettera in cui emergono tutti i meccanismi disfunzionali dell’educazione del tempo, Franz verso la fine impersona anche la voce del padre che rimuove le accuse da sè stesso per rilanciarle al mittente di quel figlio che non è come lui, non è forte, potente, intelligente, attivo negli affari, in una parola non è intraprendente nei confronti della vita… Ed è proprio in questo frangente, leggendo questa appassionata lettera di un figlio al padre, che ritornano in mente gli echi dei suoi capolavori letterari, primo fra tutti per me “La metamorfosi”, dove ancora il dramma di un figlio non riconosciuto dal padre in un’angosciosa assenza di comunicazione tra i personaggi, porterà il protagonista Gregor Samsa a morire di inedia. E leggendo la Lettera, a fare paragoni tra il protagonista letterario e il suo stesso scrittore, stupendoci (in positivo o negativo dipenderà dal lettore stesso), per la pigra inattività di un Franz, che già adulto sembra ancora un fanciullo che cerca di ingannare i propri genitori, con sciocchi sotterfugi.

Resta forte per me l’impressione di un’educazione ricevuta da Franz ad inizi Novecento, che sembra rispecchiare quella che i miei genitori hanno subito dai loro genitori, figlia del tempo in cui hanno vissuto la loro fanciullezza, negli anni Sessanta del secolo scorso. Ne più ne meno. Con la sola differenza che la sofferenza in Franz sembra aver dato l’avvio a quei componimenti che ancor oggi si leggono come dei classici della letteratura.

Una lettura non facile, alle volte anche fastidiosa nel reiterarsi delle continue accuse lanciate da Franz al padre, ma che proprio per la passione e la veemenza con cui le accuse e le giustificazioni vengono pensate, dibattute e scritte fanno pensare ad un unico filo conduttore. Del resto, già l’incipit è dolorosamente commovente: “Mio caro papà…”


A presto, sperando in un anno migliore,




lunedì 14 dicembre 2020

Recensione #379 - Furore di John Steinbeck

Buonasera lettori, oggi vi parlo di un libro a cinque stelle, il libro per ora migliore del 2020. Si tratta di Furore di John Steinbeck edito da Bompiani, pag. 637.

Trama: Pietra miliare della letteratura americana, "Furore" è un romanzo pubblicato negli Stati Uniti
nel 1939 e coraggiosamente proposto in Italia da Valentino Bompiani l'anno seguente. Il libro fu perseguitato dalla censura fascista e solo ora, dopo più di 70 anni, vede la luce la prima edizione integrale, nella nuova traduzione di Sergio Claudio Perroni. Una versione basata sul testo inglese della Centennial Edition dell'opera di Steinbeck, che restituisce finalmente ai lettori la forza e la modernità della scrittura del Premio Nobel per la Letteratura 1962. Nell'odissea della famiglia Joad sfrattata dalla sua casa e dalla sua terra, in penosa marcia verso la California, lungo la Route 66 come migliaia e migliaia di americani, rivive la trasformazione di un'intera nazione. L'impatto amaro con la terra promessa dove la manodopera è sfruttata e mal pagata, dove ciascuno porta con sé la propria miseria "come un marchio d'infamia". Al tempo stesso romanzo di viaggio e ritratto epico della lotta dell'uomo contro l'ingiustizia, "Furore" è forse il più americano dei classici americani, da leggere oggi in tutta la sua bellezza.
 
 
Ho preso in mano Furore con una grandissima paura, a causa della consapevolezza di trovarmi davanti ad un mostro sacro della letteratura americana. Con i romanzi così non si sa mai cosa aspettarsi, perché a volte i colossi lo sono perché una delle loro caratteristiche è essere , per i più, incomprensibili.
Non è questo il caso.
 

venerdì 11 dicembre 2020

Letture con Marina #112 - Recensione de L'investigatore olistico Dirk Gently di Douglas Adams

Buongiorno lettori, un altro venerdì è giunto e insieme a lui, lo sapete ormai, arriva Marina con una nuova recensione.


Sono di parte, lo so, ma vi siete mai fermati a pensare al contributo che la letteratura inglese ha dato – e continua a dare – alla produzione letteraria mondiale? E quanta parte della cultura gialla / poliziesca deve i suoi natali a scrittori britannici? Nell’Olimpo, due nomi per tutti: Agatha Christie e Arthur Conan Doyle. Sicuramente nelle sue intenzioni, Douglas Noel Adams non avrebbe pensato di rientrare tra i grandi scrittori inglesi e chissà…

Ti
tolo: L'investigatore olistico Dirk Gently
Autore: Douglas Adams
Casa editrice: Feltrinelli, 1996
Traduzione:
Andrea Buzzi
Pagine: 294
 
Trama: Dirk Gently è un detective disastroso e disastrato, che fin dall'epoca del college dice alla gente di essere un ciarlatano. I suoi clienti sono rari e dunque cerca di far quadrare il bilancio con altre attività. Soprattutto sfruttando il dono della veggenza, avuto in eredità da genitori transilvanici. Quando ha a che fare con un caso difficile, fa uso di ogni mezzo, complicando sempre più la matassa. In questo caso, cosa possono avere in comune un gatto morto, un bimbetto mago di computer, un Monaco Elettrico che crede che il mondo sia rosa, la meccanica quantistica, Samuel Taylor Coleridge e una pizza? Molte cose, come dimostrerà il nostro investigatore.
 

 
RECENSIONE: 

Parecchi accadimenti inconsueti e particolari colpiscono il lettore, mentre è impegnato a non farsi gabbare da Adams, se è vero che ogni qualvolta si è in odore di giallo o poliziesco, si presume che l’autore non voglia farci scoprire il colpevole o quantomeno il movente, che è sempre il deus ex-machina di tutta la vicenda. Va detto innanzitutto che quest’Adams è il papà di “Guida Galattica”, per chi non avesse ancora collegato l’autore. Fortunatissima commedia radiofonica a puntate trasmessa dalla BBC Radio 4 nel 1978 e da lui sceneggiata, prima di essere poi trasposta sempre da Adams in una serie di romanzi, di cui il primo della serie è “Guida Galattica per gli Autostoppisti”, del 1979. Penso non serva aggiungere altro perché, anche se non letta, è universalmente conosciuta e le citazioni che provengono da quest’opera sono copiose. Come di consueto, essendo questo un capolavoro (diventato di culto per la generazione che ha contribuito alla nascita di Internet e del Web), trasforma le altre opere dell’autore in un qualcosa di diverso, facendole considerare secondarie rispetto all’opera prima e di subitaneo successo. Eppure in questo specifico caso non è così. Sicuramente le battute, le gag esilaranti e gli strampalati personaggi sono scoppiettanti nella Guida come nei purtroppo troppo pochi libri dedicati all’investigatore Dirk Gently. Ciò nonostante, proprio perché a questo professionista della disciplina olistica sono stati dedicati solo due romanzi (il terzo, appena abbozzato, è rimasto tristemente incompiuto a causa della prematura scomparsa di Adams all’età di soli 49 anni), forse un lettore preferisce dedicare la sua attenzione alla Guida Galattica, che consta di diversi volumi e che quindi non lascia a bocca asciutta, non appena ci si è appassionati ed affezionati ad un personaggio.

Ma venendo a Dirk Gently, o a Svlad Cjelli, sempre che uno dei due nomi sia quello giusto dato che a Dirk piace cambiare nome, possiamo dire che è alquanto strano che il protagonista compaia quasi a metà del romanzo? Tanto che inizialmente e poi proseguendo il romanzo, si tende a credere che il suo ex compagno di studi universitari, Richard McDuff, programmatore di una certa fama per aver creato un software che converte numeri gestionali e grafici in musica, sia il vero protagonista. E all’inizio, pensarlo non sarebbe proprio del tutto sbagliato, in quanto la vicenda ruota proprio intorno a lui, alla sua fidanzata, la violoncellista Susann, al rivale in amore Michael e a Gordon, che è il fratello della sua fidanzata e che per fatalità è anche il suo capo, il ricco fondatore e proprietario della WayForward Technologies. Se poi ci mettiamo in mezzo un divano ben incastrato sulle scale che portano all’appartamento di Richard, un cavallo che compare misteriosamente in bagno del suo ex tutor al college e un Monaco elettrico, per non parlare del poeta Samuel Taylor Coleridge, ecco che abbiamo ambientazione, personaggi, colpevole, movente. Storia. E l’autore è così intelligente, ironico e sdegnoso di creare un altro investigatore che vada ad ingrossare le fila della gloriosa tradizione anglosassone dei Grandi Investigatori, che non shakera semplicemente gli ingredienti per servirci un tiepido aperitivo, ma ci abbaglia con un fantasmagorico romanzo, creando un drink nuovo e di gran classe.

Ed è proprio a romanzo avanzato che Dirk Gently, come preferisce farsi chiamare al momento, investigatore impegnato a cercare gatti con il suo metodo induttivo/deduttivo olistico, mentre la oramai non più paziente segretaria minaccia e mette in atto il totale abbandono del proprio posto lavorativo, che l’investigatore – che al momento sta osservando con il binocolo i dintorni - scorge un losco quanto inesperto figuro scalare la facciata di un edificio per introdursi in un appartamento. Salvo poi scoprire quasi subito che il poco dignitoso ladro altri non è che Richard, suo ex compagno di studi universitari. Che si sta introducendo a casa della propria fidanzata dalla parte sbagliata, dato che ha le chiavi dell’appartamento di lei. Perché? Forse perché “il punto importante è la sostanziale interconnessione di tutte le cose” e quindi la scalata di Richard può essere interconnessa all’uscita dei quotidiani del giorno successivo e alla morte del suo capo? E quindi per Dirk può essere l’occasione per svincolarsi dal suo logoro lavoro di cerca gatti di anziane signore? O c’è dell’altro che collega i due uomini, forse la richiesta la sera precedente dell’ex tutor di college di Richard, di trovare Svlad Cjelli?

I 36 capitoli che si susseguono sono un puzzle divertente, sempre venato da ironia ed humor britannici, che a tratti si vena di sana follia e ci fa sorridere apertamente e che intercala il giallo alla fantascienza e alla ghost-story, non disdegnando l’amore per la musica e la poesia, passando per un naturalismo di denuncia e in cui tra l’altro gli appassionati sia della serie del dottor Who che dei Monty Phyton possono cogliere somiglianze, sia per le gags comiche che per la comicità acutamente intellettuale (pur se messa a disposizione in termini fruibili dalla massa), con uso innovativo di tematiche di genere classico (l’inversione del credo investigativo di Holmes) e con autoreferenze (la Guida) e numerosi riferimenti culturali. Un appunto poi che ho letto da qualche parte, paragona Dirk ai colleghi e protagonisti di hard-boiled… nel modo di fare, nell’essere sempre appassionati del proprio lavoro seppur squattrinati – nel modo magari anche di trattare le donne, o le proprie segretarie. E devo dire che avendo appena letto un’avventura del famoso Philip Marlowe, questo qualcosa di somiglianza l’ho colto.

Ciò che Richard non sospetta e che invece Dirk arguisce per grazia di interconnessioni e di una conversazione con un ragazzetto, è che, tra una pizza fredda, una lunga registrazione sulla segreteria telefonica e l’ira della violoncellista Susan, i due amici e Reg, il tutor universitario, saranno chiamati a salvare il mondo. Mentre un’irata Susan – appunto - dimenticata per l’ennesima volta dallo svagato Richard, ci metterà del suo, convincendo il rivale in amore a portarla fuori ed innescando così una bomba ad orologeria che il lettore che avrà la compiacenza di seguire l’autore nella declinazione di tutte le sfaccettature delle vicende interconnesse, avrà la possibilità di gustare, fino alla detonazione. Che diversamente da altri autori, Adams ha il coraggio di far esplodere sin dall’inizio. Buon divertimento!
 
A presto




venerdì 4 dicembre 2020

Letture con Marina #111 - Recensione combinata di Uomini e troll di Selma Lagerlöf e Fiabe lapponi a cura di B.Berni

Buon pomeriggio lettori, in questo primo venerdì di dicembre Marina ci lascia non una, ma ben due recensioni. Cosa aspettate? Correte a leggere!


Se penso al motivo per cui sono nate e proliferate le fiabe, le leggende, le storie in generale, mi viene anche da pensare con tristezza che il tipo di aggregazione e di meraviglia che c’erano un tempo sono scomparsi. Gruppi di lettura reali oppure on-line non possono competere con la motivazione di un tempo. O no?
 Ti
tolo: Uomini e troll 
Autore: Selma Lagerlöf
Casa editrice: Iperborea, 2018
Traduzione: 
E. Lodigiani,  A. Berardini
Pagine: 140
 
Trama: I reami della fantasia e le pieghe più sottili dell'animo umano: è tra questi due orizzonti che si muove l'affascinante universo narrativo di Selma Lagerlöf. Che racconti di creature fatate dei boschi o di avventure quotidiane che si colorano di leggenda, che si ispiri a personaggi storici, alle misteriose forze della natura o al ricco immaginario popolare del Nord, ogni storia di questa raccolta è un'indagine poetica sull'uomo, le sue paure, il suo destreggiarsi tra desideri e disillusioni. Il giovane calzolaio che ruba un pugno di terra dal cimitero per ritrovarsi accanto uno spirito servitore; il patto tra il folletto protettore di una fattoria e il padrone che si è giocato tutto il podere ai dadi; le antiche credenze sui troll che scambiano i bambini nella culla e occupano le malghe abbandonate nei mesi invernali; la parabola di Mathilda Wrede, baronessa che abbandona ogni agio e ogni ricchezza per votarsi all'assistenza e riabilitazione dei carcerati. Attingendo alla vivace tradizione orale della sua terra, la grande scrittrice svedese riprende storie imparate nell'infanzia e tramandate per generazioni e le trasforma in perle letterarie di dirompente modernità e grazia narrativa, che avvolgono in atmosfere epiche e fiabesche una fine riflessione sulla condizione umana. E rifiutando ogni ricetta morale e rassicurante lieto fine, si interroga sull'eterno confronto tra realtà e immaginazione, ricerca spirituale e superstizione, uomini e troll.
 

 Ti
tolo: Uomini e troll 
A cura di: B. Berni
Casa editrice: Iperborea, 2014
Traduzione: 
E. Lodigiani,  A. Berardini
Pagine: 192
 
Trama: L'incanto del "c'era una volta" nelle più remote terre del Nord. In questa antologia di fiabe e leggende rivive il patrimonio di tradizioni, miti e credenze di quella che per lungo tempo è rimasta una minoranza etnica isolata. Un mondo di magie e metamorfosi, di foreste stregate, cavalcate nella neve in sella alle renne e grandi laghi attraversati sugli sci, dove la fantasia si combina con la realtà quotidiana e le usanze ancestrali. Un mondo in cui cacciatori e pescatori sfidano gli spiriti della terra in cerca di fortuna, salvano principesse rapite da demoni, affrontano prove per conquistare regni al di là del mare, destreggiandosi tra gli agguati dei giganti e gli inganni di orchi goffi. Primo volume di una serie dedicata alle fiabe scandinave, "Fiabe lapponi" attinge direttamente alle prime raccolte scritte nell'Ottocento, quando l'Europa, sulla scia dei fratelli Grimm, riscopriva il valore letterario di questo racconto orale. Riscoperta che soprattutto per la Lapponia ha rappresentato anche una ricerca delle radici culturali e della propria indipendenza linguistica. Espressione di una saggezza popolare a volte amara, derivata dalle dure lezioni della natura e della storia, ogni fiaba riserva qualche sorpresa, un crudo colpo di scena, un lieto fine mancato ma lasciando il dovuto spazio ai sogni e al gusto del narrare, racconta l'errare umano attraverso una smaliziata ironia.
 
RECENSIONE: 

Perché voler parlare ed accostare insieme due libri simili, eppure così profondamente diversi?

Parto sempre dal presupposto che personalmente non riesco ad apprezzare i libri per l’infanzia e per ragazzi, pur tentando ripetutamente – ed in un certo qual modo il perduto senso di meraviglia mi sembra potrebbe essere recuperato, se non da questi, almeno da queste raccolte che parlano di tradizioni, leggende… fiabe del tempo “contadino” che fu. Un po’ perché ci raccontano di un mondo molto distante dal nostro, un po’ perché per la stessa ragione, è un mondo che non c’è più – salvo forse qualche sperduto villaggio non visitato ancora dal vivere che oggi per noi è una normalità. E se non altro per queste motivazioni, dovrebbe scaturire quel desiato senso di meraviglia che nei lettori giovanissimi è insito e che invece in lettori più adulti, ahimè, è necessario stimolare con arguzia e sotterfugi.

Anche il solo pensare a non più di cento anni fa, quando il mondo umano era in una più stretta relazione con il mondo animale e la vita era completamente diversa da questi nostri tempi così tecnologici, ci riporta ad alcuni dei racconti che Iperborea ha raccolto per noi in questi due libri. Se poi pensiamo, come suggerisce la stessa casa editrice, che le tradizioni orali non sono molto antiche come manufatto scritto, ecco che la meraviglia dovrebbe coglierci prima ancora di leggere anche solo uno dei racconti. E devo dire che personalmente, l’idea che delle persone nell’Ottocento – e ciò vale anche per il premio Nobel, la svedese Selma Lagerlöf - abbiano raccolto delle tradizioni orali o abbiano attinto alle stesse per produrre questi capolavori, più che meravigliarmi mi commuove. E più ancora che negli scritti della Lagerlöf, mi fa riflettere la lettura delle storie narrate in “Fiabe Lapponi”, perché se anche poco conosco questo popolo, mi viene fatto di pensare, aiutata in questo sempre dalla casa editrice, che per questa popolazione si è trattato anche, oltre alla bellezza dell’ascoltare la propria cultura e tradizione vestite a festa in storie da potersi leggere ed ascoltare senza dipendere da un oratore, di una “ricerca delle radici culturali e della propria indipendenza linguistica”.

Dopo questa intimistica e per forza di cose, breve premessa del perché in fondo mi sia appassionata a questi mondi nordici, freddi ed allo stesso tempo indomiti, mi ritrovo a dover riassumere ancor più brevemente questa doppia serie di racconti… Dalla doppia raccolta della maestra elementare, poi premio Nobel, la svedese Selma, possiamo dire che non solo ha raccontato storie attinte dal mondo dell’immaginario e delle creature fatate della tradizione svedese, ma che la scelta della casa editrice ha premiato anche brevi biografie di personaggi reali o eventi che mettono in luce atteggiamenti e debolezze della società dell’epoca. E ricordiamo che la Lagerlöf ha calcato la scena della vita dal 1858 al 1940! Fra le diverse narrazioni, leggiamo e ci spaventiamo per bimbi umani e troll scambiati, per folletti che tutelano i beni di famiglia, per uomini irrequieti, tipo Kalle Frykstedt che diventa pastore d’anime nonostante i vizi e le sbornie, animi che si scaldano al pensiero dei giovani che lasciano il paese, porgendoci la mano per un’attualità ancora tristemente di moda – ed ancora leggiamo il racconto del calzolaio Krus Erik Ersson che esprime il desiderio di possedere uno “spirrtus”, un servitore sui generis che si potrebbe avere solo rubando un po’ di terra di sepoltura… Oppure nel 1912, “un quadro al museo di Helsinki attira la sua attenzione. Ritrae Mathilda Wrede, nobildonna che ha votato la sua esistenza alla cura dei carcerati”.

E poi, e poi arriva la copertina di “Fiabe Lapponi”, con una volpe in primo piano – ed allora già so che la battaglia è persa. Non è da tanto che ho letto “La signora trasformata in volpe” (David Garnett) e a voler continuare potrei citare Lawrence… Seppur lo scorso anno ero assediata dagli scoiattoli – e chissà quindi il prossimo anno da quale animale fantastico mi farò avvincere. Ma tornando al tema… Qui ci sono quasi una trentina di racconti, alcuni tristi, alcuni che finiscono meravigliosamente, almeno per i giganti, altri paurosi a causa delle mangiatrici d’uomini, ma con un finale addirittura rosa e classico nella religiosità che aiuta l’uomo a vincere il maleficio, o ancora il classico della fanciulla che cercava i suoi fratelli… Non c’è che l’imbarazzo della scelta e quindi ci immergiamo in queste letture antiche, che nonostante la lontananza ci parlano ancora di temi tristi come l’espatrio, o amorevoli nelle vicissitudini familiari.

Sono sicuramente racconti, in entrambi i libri, che si leggono come bere una sorsata di acqua fresca… ma attenzione, dovrete fate come il giovane Gille Folkesson, che ha fatto voto di non bere mai l’acqua stregata di Kyrkviken. O no? A voi la sceta!
 
A presto




martedì 1 dicembre 2020

Super lettori all'arrembaggio - Book challenge 2021 - Iscrizioni

 

Carissimi, eccoci tornate con una nuova e spumeggiante sfida di lettura! Non contente di esserci complicate la vita lo scorso anno, quest'anno abbiamo deciso di osare di più...siete pronti?


Avete schierate davanti a voi una Desperate Bookswife, Ombretta, Daniela e Sonia cariche e armate con i pugnali in mezzo ai denti decise a battagliare per 12 mesi alla conquista della vittoria. 

COSA SUCCEDE QUEST'ANNO? 

Ci sono tre vascelli, ognuno capitanato da una corsara, seguita a sua volta da un nostromo.

LA PERLA NERA, capitanata da Ombretta 

LA JOLLY ROGER, capitanata da Daniela 

L'OLANDESE VOLANTE, capitanata da Baba 

Nell'iscrizione vi chiederemo di comunicarci i vostri due generi letterari preferiti, se avete un profilo instagram e indicativamente (esclusi imprevisti o blocchi) quanti libri in media leggete mensilmente, in modo da riuscire a smistarvi con equilibrio nelle varie navi. Se non l'avete capito sarà un sfida di gruppo dove anche noi capitane daremo il nostro apporto!

E se vi state chiedendo "Cosa fa Sonia?" Lei si occuperà di mostri...e sono tutti cavoli vostri, insomma il cattivo della situazione! 

Ma veniamo al dunque, che qui già ci perdiamo in ciance. 

 COME SI GIOCA?

Le tappe sono mensili, quindi dodici tappe in un anno. 

Dopo l'iscrizione ogni partecipante verrà arruolato come mozzo in una nave pirata (una delle tre sopra citate) e dovrà giurare pubblica fedeltà al proprio capitano, elogiandone l'estetica, la cultura letteraria e la simpatia dichiarando di non fare ammutinamento! AH AH AH AH STIAMO SCHERZANDO (più o meno). 

Ogni mese vi daremo 5 obiettivi e una mappa. Ogni libro che leggerete vi farà accumulare punti (10 punti ogni 100 pagine) e il vostro punteggio sarà sommato a quello di tutti i componenti del vascello. Al raggiungimento di alcuni step che vi comunicheremo a sfida iniziata la barchetta avanzerà sulla mappa. Troverete isolotti, mostri, imprevisti... Non c'è un limite di pagine da leggere, ognuno può leggere tutti i libri che vuole in un mese, legati a qualunque obiettivo di quelli assegnati. 

Passiamo alla mappa. I vostri singoli punteggi si sommeranno con quelli dei vostri compagni di vascello e a ognuna delle vostre navi sarà richiesta la contabilità dei punteggi da parte del Nostromo, capirete questo meccanismo una volta che avrete davanti agli occhi la mappa, è più difficile scriverlo che farlo una volta iniziato il gioco sarà tutto più chiaro e in ogni caso le vostre Capitane saranno sempre a disposizione per tutti i chiarimenti.

E cosa facciamo noi TRE? Noi avremo la possibilità di leggere un massimo di tre libri mensili che si accumuleranno alla fine del mese ai vostri punti totali! Bello eh! 

Ogni mese il vascello che raggiungerà il punteggio più alto vincerà una fiasca di Rum (gli altri acqua salata...) e il punteggio verrà azzerato a tutti per ripartire da zero il mese successivo. Vincerà la sfida finale il vascello più ubriaco (ovvero chi avrà accumulato più fiasche di Rum in dodici mesi). 

Cosa fanno i NOSTROMI? Questa figura l'abbiamo pensata per aiutarci nel lavoro di coordinazione, ci aiuterà a tenere i punti del proprio vascello, ad avvisarci al raggiungimento di un traguardo, insomma coordinerà  mozzi e marinai e farà da portavoce. Rappresentanti di classe venite a noi!! Può rimanere sempre lo stesso oppure potrete variare ogni mese, basta che entro un giorno dall'inizio del mese voi lo comunichiate al vostro Capitano. 


COME SI INSERISCONO I PUNTI? DOVE SI MANDANO LE RECENSIONI? 

Quest'anno abbiamo pensato di pugnalare il format Google e di provare a facilitarvi/ci la vita con il gruppo Facebook. Esiterà appunto un Gruppo dedicato alla challenge (cliccare QUI per richiedere l'accesso) all'interno del quale inserirete la recensione o il link nel caso la vogliate scrivere altrove e dovrete allegare il titolo, numero di pagine, obiettivo, la foto e tassativamente l'# che vi comunicheremo. Ci sarà un foglio Drive di riepilogo con il vostro nome e i punti ottenuti che gestiremo noi. 

COME FACCIO A PARTECIPARE?

- Vi chiediamo di commentare questo post e compilare il format che utilizziamo solo per l'iscrizione, in caso di malfunzionamento potrete contattarci e scrivere sotto al post le informazioni richieste (Nome, email, due generi letterari preferiti, quanti libri approssimativamente leggete al mese,se possedete un profilo Instagram). 




COSA SI VINCE? 

Niente...la gloria! Sceglieremo le lettrici che ci hanno colpito di più del Vascello che ha accumulato più casse di Rum, ma sarà qualcosa di artigianale e senza un valore commerciale. In realtà l'obiettivo è quello di trascorrere insieme un piacevole anno parlando di libri e speriamo che questo 2021 sia meno tragico del precedente!
Vi aspettiamo numerosi!!