Non so da dove cominciare a parlarvi di questo libro. Pimo approccio per me verso un'autrice di cui ho tanto sentito parlare, che mi incuriosiva ma che mai mi era capitato di leggere.
Devo dire che ho fatto un po' fatica a finirne la lettura ma mi sono obbligata (chi mi conosce sa che non lascio MAI un libro a metà!) ad andare avanti. Sarà che arrivavo dalla lettura del meraviglioso nuovo lavoro di Lorenzo Marone - recensione
qui - sarà che mi aspettavo una narrazione più veloce e brillante ma io, lo devo dire, con Risveglio a Parigi mi sono proprio annoiata.
Protagonista del libro è un viaggio, quello che tre ragazze avrebbero voluto fare insieme almeno un decennio prima, ripercorrendo le tappe di una gita scolastica a Parigi del liceo. Ma, si sa, ogni cosa ha il suo tempo e la stessa cosa in tempi diversi non ha lo stesso sapore.
La storia in se non è malvagia, quello che non ho sopportato sono i personaggi, praticamente tutti, incapaci di prendere di petto la propria grama vita - perchè lasciatemelo dire sono uno più sfigato dell'altro - ritrovandosi a vivere nei ricordi, o nei rimorsi, o nei rimpianti, a seconda dei punti di vista.
L'autrice lascia la narrazione a volte ai personaggi in prima persona, altre ad un ipotetico narratore esterno secondo me creando spesso confusione e non permettendo al lettore di affezionarsi particolarmente a nessuno di loro.
Personaggi che già di per se non è che si facciano amare.
Da una parte donne descritte come sfruttatrici del proprio corpo per ottenere favori, fedifraghe senza riserve, cattive madri, figlie asfissianti, amiche assenti... insomma lo svilimento totale della figura femminile.
Dall'altra uomini che scappano davanti alle responsabilità, padri assenti, mariti violenti.
Insomma, io capisco tutto, le brutture della vita sono tante e sono sicuramente molto più dure di quelle descritte in questo libro però cavoli - si può dire cavoli? - un po' di fantasia nella fase in cui si studiano i personaggi. Capisco non vedere tutto rosa - lungi da me - ma neanche calcare così tanto la mano sulla disgrazia ad ogni costo...
Niente, solo personaggi odiosi e sfigati; una tristezza e pochezza di valori che difficilmente mi è capitato di trovare in un romanzo, un messaggio in cui non solo non trovo positività ma in cui vedo solo tre trentenni disperate, insoddisfatte della propria vita, del proprio aspetto, della propria famiglia che, per trovare uno svago, non trovano di meglio che folleggiare a Parigi tra pasticche, canne, discoteche, lasciando addittura un bambino di 7 anni di notte, da solo, in un albergo? Mi spiace, sarò bacchettona ma non ho trovato nulla - se non di negativo - che potrà farmi pensare a questo libro in futuro. Neanche nella caratterizzazione i personaggi si salvano in quanto quella che ci mostra l'autrice è unicamente una caratterizzazione fisica, sottolineando spesso la bruttezza di una, la formosità dell'altra, senza mai darne una caratterizzazione emozionale.
Salvo solo un paio di personaggi - Armando e Giovanna - e i capitoli corti che fanno leggere più velocemente; per il resto nulla.
Vogliamo parlare dell'ambientazione parigina? Praticamente inesistente se non per brevissimi sprazzi con nomi di monumenti buttati lì dalle protagoniste ma senza che queste nel libro vivano veramente la città sotto i nostri occhi se non durante la breve parentesi a Disnayland.
E se a tutto questo aggiungiamo un paio di strafalcioni che ho trovato durante la lettura e che mi hanno fatto accapponare la pelle il risultato vien da se...