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venerdì 27 maggio 2022

5 blogger per un autore #9 - Rick Riordan - Recensione #429 - Il ladro di fulmini. Percy Jackson e gli dei dell'Olimpo



Buongiorno lettori, anche nell'ultimo periodo sono stata latitante... Come vi ho già detto ho pensato seriamente di mettere in pausa il blog perchè il poco tempo libero che ho non mi permette di dedicarmici come potrei. Però per or sono qui, anche se a intermittenza.
Oggi torno con 5 blogger per un autore, la rubrica in collaborazione con Ombre di carta, Desperate Bookswife, La lettrice sulle nuvole, e Librintavola ! In cosa consiste? Ogni due mesi leggiamo tutte un libro di uno stesso autore; un modo per ampliare i nostri orizzonti letterari e approcciarci tutte insieme ad autori che magari non avremmo considerato.

L'autrice per questo mese era Rick Riordan, ed io ho scelto Il ladro di fulmini. Percy Jackson e gli dei dell'Olimpo edito da Mondadori, pag. 350. Un autore nuovo per me, ora vi spiego come è andata...



Trama:
Le creature della mitologia e gli dei dell'Olimpo non sono scomparsi, ma si sono trasferiti a New York. Percy Jackson non poteva immaginare tutto questo prima di vedere la sua professoressa trasformarsi in una Furia e tentare di ucciderlo. Sarà proprio Percy a indagare sul misterioso furto della Folgore di Zeus e a provare l'innocenza di Poseidone, dio del mare e padre perduto, che l'ha generato con una donna mortale facendo di lui un semidio. Età di lettura: da 12 anni.










venerdì 21 maggio 2021

5 blogger per un autore #3: Rebecca Quasi - Recensione #394: La governante

 


Buongiorno lettori, sono già passati due mesi e siamo giunti alla terza puntata della rubrica 5 blogger per un autore in collaborazione con Ombre di carta, Desperate Bookswife, La lettrice sulle nuvole, e Librintavola. In cosa cosiste? Ogni due mesi leggeremo tutte un libro di uno stesso autore; un modo per ampliare i nostri orizzonti letterari e approcciarci tutte insieme ad autori che magari non avremmo considerato. Dopo gennaio dedicato a John Niven - recensione qui - marzo dedicato aa Antonio Lanzetta - recensione qui - questo mese abbiamo scelto un'autrice, a me totalmente sconosciuta. Si tratta di Rebecca Quasi ed il libro da me scelto è La governante autopubblicato, pag. 200. 



Trama:
 Londra 1875. Rimasto vedovo, Leonard Lennox, conte di Moncrieff, ha bisogno di una governante che si occupi di Penelope, sua figlia, o meglio della figlia della sua defunta moglie, visto che non è certo di essere il padre della bambina.
A tale scopo assume Sidonie Tate, vedova a sua volta, una donna ancora giovane, avvenente, dal carattere forte e con un passato non proprio cristallino.
Spedire figlia e governante in una tenuta di campagna lontano da Londra pare la soluzione a tutti i suoi problemi. Pare....


 
Primo approccio per me con questa autrice quindi non avevo assolutamente idea a che cosa andassi incontro. Ho avuto due fasi differenti con questo libro: una in cui ho continuamente storto il naso ed una in cui ho trovato la lettura più piacevole e la storia un po' più convincente. Non sarà facile dare un voto a questo romanzo, probabilmente mi scaturirà alla fine di questo post, dopo aver tirato insieme le idee.

lunedì 12 novembre 2018

Recensione #266 - Il cavaliere d'inverno di Paullina SImons

Ciao a tutti, come va? Dopo averne tanto parlato nel Gruppo di Lettura, spoilerando ogni cosa spoilerabile ora torno a fare la blogger seria con una recensione canonica SPOILER FREE che permetterà di conoscere il mio pensiero su questo libro anche a chi non lo ha mai letto. Siete pronti? Ecco cosa penso del libro Il cavaliere d'inverno di Paullina Simons, edito da BUR Rizzoli,  700 pagine.
Sinossi: Leningrado, 1941. In una tranquilla sera d'estate Tatiana e Dasha, sorelle ma soprattutto grandi amiche, si stanno confidando i segreti del cuore, quando alla radio il generale Molotov annuncia che la Germania ha invaso la Russia. Uscita per fare scorta di cibo, Tatiana incontra Alexander, un giovane ufficiale dell'Armata Rossa che parla russo con un lieve accento. Tra loro scatta suvbito un'attrazione reciproca e irresistibile. Ma è un amore impossibile, che potrebbe distruggerli entrambi. Mentre un implacabile inverno e l'assedio nazista stringono la città in una morsa, riducendola allo stremo, Tatiana e Alexander trarranno la forza per affrontare mille avversità e sacrifici proprio dal legame segreto che li unisce.


 
Siamo a Leningrado, nel 1941, quando la vita scorre ancora tranquilla per la famiglia Metanova: Irina e Georgij, i genitori; Dasha, Tatiana e Pasha, rispettivamente la figlia maggiore e i due successivi gemelli; Deda, il nonno, e Babushka, la nonna. La loro è una famiglia russa come tante, che vive - come accadeva normalmente durante il comunismo staliniano, in due stanze di un condominio, con il bagno e la cucina in comune con altri occupanti. 
Da subito la Simons porta il lettore per mano nel periodo storico che lo attende per tutte le 700 pagine, facendogli vivere insieme ai personaggi la dichiarazione di guerra alla Russia da parte della  Germania, mostrandogli le prime rinuncie, le prime difficoltà a trovare cibo, i primi uomini arruolati e le prime fughe perchè c'è chi una guerra l'ha già vissuta e non vuole ripetere l'esperienza.

lunedì 11 giugno 2018

Recensione #244 - Il quaderno rosso di Michel Bussi

Buongiorno lettori e buon lunedì. Come è andato il vostro weekend? Il mio è volato, come al solito, ma la scuola è finita quindi il mio animo è comunque un po' sollevato rispetto al solito. Tutto procederà come sempre: casa, lavoro, figlio ma almeno non avremo la spada di damocle dei compiti che potremo fare, con calma, secondo i nostri tempi.
Ma torniamo a noi. Oggi sono qui per parlarvi di un libro da cui mi aspettavo tantissimo e che invece, in realtà, mi ha purtroppo delusa. Si tratta de Il quaderno rosso di Michel Bussi, edito da e/o edizioni, che ringrazio per la copia, 448 pagine.

Sinossi: Leyli Maal è una donna maliana molto bella, madre di tre figli, che vive in un minuscolo appartamento della periferia di Marsiglia in compagnia di una collezione di civette e di una montagna di segreti. Quella che apparentemente è la vita tranquilla di un’immigrata ben inserita viene però scossa da due delitti sanguinari in cui sembra coinvolta la figlia maggiore Bamby, ventenne bellezza mozzafiato. I due omicidi si rivelano ben presto essere il coperchio del vaso di Pandora del racket dell’immigrazione clandestina, scoperchiato il quale vengono alla luce scheletri nell’armadio di personaggi insospettabili e agghiaccianti organizzazioni che lucrano sulla pelle dei più derelitti.
A cercare di dipanare la matassa è Petar Velika, un commissario fin troppo navigato, coadiuvato dal tenente Flores, giovane poliziotto tecnologico, ma senza esperienza sul campo, che si è innamorato degli occhi dell’assassina appena li ha visti sulle registrazioni delle telecamere di sorveglianza. In quattro giorni e tre notti è un susseguirsi pirotecnico di cacce all’uomo, omicidi sventati o eseguiti, dirottamenti di yacht, traversate del Sahara, naufragi. È il misterioso tesoro di Leyli quello che in realtà tutti stanno cercando? O il suo diario segreto, il famoso quaderno rosso che contiene troppi nomi di intoccabili perché ci si possa permettere che venga trovato? E cosa c’entra in quell’intrico di delitti e bugie il pallone Morocco 2015 di Tidy, il figlio più piccolo di Leyli? 

Ci sono autori dei quali si aspetta con impazienza ogni singola pubblicazione, autori che ci hanno sempre conquistato, libro dopo libro, pagina dopo pagina. Da quegli autori ci si aspetta sempre il meglio, ci si aspetta di essere catapultati in una storia mozzafiato e di far fatica ad uscirne.
È questo che ho provato ogni volta che ho avuto un libro di Bussi tra le mani: sono rimasta stupita dalla capacità di creare thriller veri, impeccabili, con trame articolate capaci di trascinare il lettore nella follia; storie con colpi di scena dietro ogni angolo, capaci di stupire grazie ad espedienti narrativi che non ci si aspetta. Questa volta, purtroppo, qualcosa è andato storto tra me e questo nuovo lavoro, e questa storia non ha saputo conquistarmi come le altre.
Purtroppo, sin da subito, ho avuto la sensazione che questo libro non decollasse, che ci fosse qualcosa che mi frenasse nella lettura, che non mi conquistasse come erano soliti fare i lavori di questo autore. Ho proseguito speranzosa, sicura che il mio autore di gialli/thriller francese preferito sarebbe riuscito, prima della fine, a tirare fuori qualcosa di assolutamente disarmante dal suo cilindro. E invece sono arrivata alla fine e la sensazione è stata di assoluto distacco.
Cosa è andato storto questa volta? Provo a spiegarvelo con le mie parole e, ovviamente, sottolienando che è unicamente il mio pensiero e che non è detto che non sia io inadatta per questa storia e non il contrario.

lunedì 13 novembre 2017

Recensione #214 - La fine della solitudine di Benedict Wells

Buongiorno carissimi e buon lunedì! Passato bene il weekend? Io mi sono riposata e rilassata, ne avevo proprio bisogno visto che sono ancora malaticcia!!!
Oggi torno con un'altra recensione arretrata, quella de La fine della solitudine di Benedicte Wells, edito da Salani, che ringrazio per la copia, 307 pagine.

Sinossi: Jules sa di essere un custode di ricordi, come dice Alva, ma questa non è solo la sua storia. È la storia di tre fratelli, Jules, Liz e Marty, che da piccoli perdono i loro genitori in un incidente e sono costretti a vivere separati e senza famiglia, estranei l'uno all'altro. Marty si butterà a capofitto negli studi, Jules sfuggirà alla vita diventando un introverso mentre Liz si brucerà alla sua fiamma, vivendo senza limiti. La loro infanzia difficile sarà come un nemico invisibile, da cui impareranno a difendersi. Più di ogni altra, questa è la storia di Jules e Alva. Due solitudini che si incrociano, si cercano e si mancano, inquiete, per anni. Jules e Alva sono incapaci di riconoscere quel che provano l'uno per l'altra, legati come sono dal bisogno di amicizia, con il loro perdersi, ritrovarsi e salvarsi. Ma questa è soprattutto la storia di chi, come Jules, serba i propri ricordi insieme a tutte le alternative che non ha scelto, pur sfiorandole e sperimentandole attraverso la letteratura e la musica. Dalla voce di un giovane e già osannato talento della narrativa tedesca, un grande romanzo sulla magia della scrittura che salva dal male.

Jules è il narratore di questa storia. È un uomo quando il lettore fa la sua conoscenza, un uomo appena uscito dal coma per un brutto incidente in moto. E, si sa, i grandi traumi sono sempre l'occasione per guardare indietro, alla propria vita, tirando le somme di un'intera esistenza. È in questo modo che, presi per mano da Jules che diventa il nostro cicerone, ci avventuriamo in un passato tutt'altro che felice e spensierato.
Passato che non è solo quello di Jules ma che comprende anche i suoi fratelli - Marty e Liz - attraverso un grande, immenso lutto: quando erano solo bambini la vita ha deciso di metterli davanti alla prova più terribile, portargli via entrambi i genitori lasciandoli soli.
Attraverso i ricordi di Jules scopriremo quindi gli anni del collegio, in cui ognuno dei tre fratelli reagisce alla disgrazia nel modo a lui più consono; ne conosceremo le emozioni, le inclinazioni e le reazioni alle prove che ogni giorno saranno tenuti ad affrontare.
Una storia che per il tema trattato dovrebbe distruggere e che, invece, mi ha lasciata stranamente distaccata emotivamente, come se quei tre personaggi narrati non riuscissero a conquistarsi un posto privilegiato all'interno del mio cuore da lettrice. Come se le storie - terribili - narrate apparissero ai miei occhi troppo costruite e poco emotive.
Ho trovato in questa storia forse più la necessità di narrare i fatti e poco quella di volersi far vivere al lettore.
La storia c'è, è forte, ha tutti i tasselli al posto giusto per poter essere una grande storia; ha un inizio e una fine ben delineati, un significato molto profondo, uno stile scorrevole e mai prolisso, descrittivo al punto giusto e capace di carpire l'attenzione del lettore ma, e c'è un ma, in tutto questo a me è mancata la pancia. Non ho mai sentito empatia con i personaggi - nonostante questi siano perfettamente delineati - o con le loro storie - nonostante siano talmente crude e forti da poter essere potenzialmente struggenti - e non ho mai sofferto per le tragedie - e non sono mica poche - che ci vengono raccontate. Insomma un buon lavoro in cui però, secondo me, manca la parte essenziale: l'emozione. E, per quanto mi riguarda, con temi come questo l'emozione è tutto!
Evidentemente deve essermi sfuggito qualcosa perchè questo libro ha anche vinto un prestigioso premio europeo o magari per me non era il momento giusto per leggerlo. Si sa, il tempo per una storia è tutto!!! Non lo saprò mai...
So però che probabilmente dimenticherò presto questa lettura. Purtroppo capita di incontrare dei libri che nonostante si leggano con interesse - ho finito queste 300 pagine in soli due giorni - poi finiscano in un angolo della mente per essere dimenticati. A voi succede? Fatemi sapere se lo avete letto e se, magari, avete avuto un'impressione totalmente diversa dalla mia! Mi piacerebbe confrontarmi.

VOTO: