lunedì 11 giugno 2018

Recensione #244 - Il quaderno rosso di Michel Bussi

Buongiorno lettori e buon lunedì. Come è andato il vostro weekend? Il mio è volato, come al solito, ma la scuola è finita quindi il mio animo è comunque un po' sollevato rispetto al solito. Tutto procederà come sempre: casa, lavoro, figlio ma almeno non avremo la spada di damocle dei compiti che potremo fare, con calma, secondo i nostri tempi.
Ma torniamo a noi. Oggi sono qui per parlarvi di un libro da cui mi aspettavo tantissimo e che invece, in realtà, mi ha purtroppo delusa. Si tratta de Il quaderno rosso di Michel Bussi, edito da e/o edizioni, che ringrazio per la copia, 448 pagine.

Sinossi: Leyli Maal è una donna maliana molto bella, madre di tre figli, che vive in un minuscolo appartamento della periferia di Marsiglia in compagnia di una collezione di civette e di una montagna di segreti. Quella che apparentemente è la vita tranquilla di un’immigrata ben inserita viene però scossa da due delitti sanguinari in cui sembra coinvolta la figlia maggiore Bamby, ventenne bellezza mozzafiato. I due omicidi si rivelano ben presto essere il coperchio del vaso di Pandora del racket dell’immigrazione clandestina, scoperchiato il quale vengono alla luce scheletri nell’armadio di personaggi insospettabili e agghiaccianti organizzazioni che lucrano sulla pelle dei più derelitti.
A cercare di dipanare la matassa è Petar Velika, un commissario fin troppo navigato, coadiuvato dal tenente Flores, giovane poliziotto tecnologico, ma senza esperienza sul campo, che si è innamorato degli occhi dell’assassina appena li ha visti sulle registrazioni delle telecamere di sorveglianza. In quattro giorni e tre notti è un susseguirsi pirotecnico di cacce all’uomo, omicidi sventati o eseguiti, dirottamenti di yacht, traversate del Sahara, naufragi. È il misterioso tesoro di Leyli quello che in realtà tutti stanno cercando? O il suo diario segreto, il famoso quaderno rosso che contiene troppi nomi di intoccabili perché ci si possa permettere che venga trovato? E cosa c’entra in quell’intrico di delitti e bugie il pallone Morocco 2015 di Tidy, il figlio più piccolo di Leyli? 

Ci sono autori dei quali si aspetta con impazienza ogni singola pubblicazione, autori che ci hanno sempre conquistato, libro dopo libro, pagina dopo pagina. Da quegli autori ci si aspetta sempre il meglio, ci si aspetta di essere catapultati in una storia mozzafiato e di far fatica ad uscirne.
È questo che ho provato ogni volta che ho avuto un libro di Bussi tra le mani: sono rimasta stupita dalla capacità di creare thriller veri, impeccabili, con trame articolate capaci di trascinare il lettore nella follia; storie con colpi di scena dietro ogni angolo, capaci di stupire grazie ad espedienti narrativi che non ci si aspetta. Questa volta, purtroppo, qualcosa è andato storto tra me e questo nuovo lavoro, e questa storia non ha saputo conquistarmi come le altre.
Purtroppo, sin da subito, ho avuto la sensazione che questo libro non decollasse, che ci fosse qualcosa che mi frenasse nella lettura, che non mi conquistasse come erano soliti fare i lavori di questo autore. Ho proseguito speranzosa, sicura che il mio autore di gialli/thriller francese preferito sarebbe riuscito, prima della fine, a tirare fuori qualcosa di assolutamente disarmante dal suo cilindro. E invece sono arrivata alla fine e la sensazione è stata di assoluto distacco.
Cosa è andato storto questa volta? Provo a spiegarvelo con le mie parole e, ovviamente, sottolienando che è unicamente il mio pensiero e che non è detto che non sia io inadatta per questa storia e non il contrario.
Ne Il quaderno rosso l'autore ci porta a conoscere la storia di Leyli Maal, una donna del Mali che abita a Port-de-Bouc, vicino a Marsiglia, e dei suoi tre figli: Bamby, Alpha e Tidiane. Tutto ruota attorno a degli omicidi in cui sembra essere coinvolta la figlia di Leyli, ma anche al passato della donna e alla sua storia di immigrata. Sin da subito si capisce che le due vicende sono strettamente legate infatti l'autore le porta avanti parallelamente facendoci scoprire pian piano avvenimenti del passato e del presente e permettendoci di capire come la donna sia giunta in Europa e come siano nati i suoi tre figli. 
Ben caratterizzati e articolati sono, come sempre, i personaggi. Mai un unico protagonista ma una trama intricata di relazioni, intrecci, vite che si attraversano senza lasciare mai niente al caso, permettendo ad ogni personaggio che appare di lasciare un segno importante ai fini del racconto.
Come dicevo, Leyli vive vicino a Marsiglia ma l'autore ci regala un viaggio che attraversa il mare e ci porta in Mali, in Marocco, in Bedin, a Lampedusa. Lo fa attraverso viaggi fisici degli immigrati clandestini ma lo fa anche attraverso le storie che gli stessi personaggi raccontano al lettore.
Come sempre, Michel Bussi è maestro e ci ammalia con le sue ambientazioni che, ogni volta, ci trascinano alla scoperta dei luoghi che ci vengono raccontati con una nitidezza tale da farci venire voglia di viverli davvero, di partire con il primo aereo per trovarcisi di persona, provando ad immaginare i personaggi che vi si muovono attraverso.
In tutto quello che vi ho raccontato fino ad ora l'autore non mi ha deluso e si è dimostrato quello di sempre quindi, starete pensando voi, cosa non mi ha convinto?
Quello che non mi ha convinto è proprio la storia, forse troppo concentrata ad essere una sorta di denuncia verso il mondo sommerso, ma neanche tanto, degli immigrati, delle ONG, delle tratte di essere umani; un argomento interessante, che l'autore ha anche trattato in modo particolare ma che, per quanto mi riguarda, ha messo in secondo piano il giallo che, per i miei gusti, è risultato troppo blando, meno intricato, fin troppo facile da intuire, senza grandi colpi di scena. E, sinceramente, da Bussi mi aspetto quello, mi aspetto di finire la lettura a bocca aperta perchè mi ha totalmente fregato, mi aspetto di dire che ad un epilogo così non ci sarei mai arrivata, mi aspetto che mi stupisca.
Una storia per cui, mi ripeto, probabilmente sono sbagliata io. Ma, che ci volete fare, apro i libri di questo autore ogni volta cercando il giallo del secolo e, purtroppo, questa volta non l'ho trovato. Però è comunque un autore che continuerò ad amare, a leggere e a consigliare!
Ora sono curiosa però di conoscere il vostro pensiero, perchè so che in molti hanno amato questo libro e quindi sarò felice di confrontarmi con voi! :)

VOTO:




8 commenti:

  1. Bussi devo proprio leggero, ma parlando di questo romanzo... Nessuna fretta!

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    1. Cosa stai aspettando? A te consiglierei di iniziare con Ninfee nere! ;)

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  2. Come sai leggerò a breve Il quaderno rosso e sarai la prima a sapere il mio pensiero... anche se dopo la tua recensione... tremo un po'!

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    1. Ma no dai... Cerca di non farti condizionare! Comunque ti aspetto per parlarne ;)

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  3. Ciao :) non ho mai letto nulla di Bussi ma devo dire che alcuni suoi romanzi mi ispirano, anche se per qualche ragione ancora non mi sono decisa... sicuramente non credo che inizierò da questo xD

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    1. Bussi va letto! Ecco no, forse da questo io non comincerei però chi lo sa... la lettura è talmente soggettiva che magari anche questo potrebbe conquistarti! ;)

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  4. Di Bussi ho letto solo Ninfee Nere, che mi era piaciuto per il colpo di scena finale, ma allo stesso tempo avevo trovato un po' lento in certi punti. Vorrei dare un'altra possibilità all'autore, ma credo che sceglierò un altro titolo visto che questo non ti ha convinta molto.

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    1. Ti consiglio Tempo assassino oopure Mai dimenticare, i miei preferiti!!!

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