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lunedì 8 luglio 2019

Recensione #311 - Prima che te lo dicano altri di Marino Magliani - #aspettandoilbancarella

Buongiorno carissimi, come state? Io benissimo,  a parte il tempo che vola e che ha già portato il mio piccolino alla soglia dei quattro mesi... arghhhhh la vita scappa via dalle mani e non c'è mai abbastanza tempo per godersi ogni attimo!!!
Ma scalciamo la malinconia e torniamo al blog con la rubrica #aspettandoilbancarella che vi sta portando alla scoperta dei sei libri finalisti del Premio Bancarella. Il giorno della proclamazione si avvicina ed oggi vi parlo del quarto libro - rigorosamente in ordine alfabetico - della sestina. Si tratta di Prima che te lo dicano altri di Marino Magliani edito da Chiarelettere, pag. 330.
Vi ricordo che per leggere tutte le recensioni dei libri finalisti vi basterà scegliere l'etichetta #aspettandoilbancarella sotto questo post e potrete visualizzare tutti gli altri post dedicati al premio!

Sinossi: Prima di essere un cacciatore e bracconiere, e agricoltore solitario con la passione dell’innesto, Leo Vialetti è stato un bambino della Val Prino nell’Italia del boom che qui non è mai arrivato, una Liguria di frontiera che vede il mare per sbaglio e in cui crescere senza padre significa diventare grandi troppo presto.
In un’estate decisiva come tutte quelle che fanno da preludio all’adolescenza, l’unico adulto che sembra volersi prendere cura di lui è uno straniero, un argentino, Raul Porti, che gli dà ripetizioni scolastiche e gli insegna ad amare e rendere fertile la terra, prima di sparire improvvisamente.
Quando Leo deciderà di comprare all’asta la vecchia villa di Raul Porti, ciò che scoprirà lo costringerà a perdere un mezzo amore appena sbocciato e partire alla cieca per l’Argentina, per capire dove e come sia finito l’uomo più importante della sua vita, proprio nei giorni più terribili del Novecento sudamericano, quelli dei desaparecidos.
Grazie a una lingua lirica, affilata e precisa, Magliani costruisce una storia durissima di formazione, che non fa sconti alla nostra storia recente e che ci racconta di un affetto che travalica sentenze e confini spaziotemporali per restituirci l’avventura epica per eccellenza, la ricerca delle proprie radici.



Quando conosciamo Leo Vialetti è il 1974 e lui è solo un bambino senza padre, in sovrappeso e che è stato rimandato in seconda elementare perché non sa parlare l'italiano ma si esprime praticamente solo in dialetto.
Il dialetto è quello ligure, di Sorba precisamente, un paese dell'entroterra della Val Prino.
Leo ormai si è abituato alle dicerie di paese, quel suo essere senza padre lo ha fatto crescere in fretta; ora è il suo essere in sovrappeso a pesargli di più, perché il paese non perdona con il suo sottolineare sempre il difetto.