Visualizzazione post con etichetta Fausto Brizzi. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Fausto Brizzi. Mostra tutti i post

venerdì 16 ottobre 2015

Ti consiglio un libro #8 - Un libro che non volevi leggere e si è rivelato bellissimo

Buongiorno amici e buon venerdì. Eccoci di nuovo qui, dopo due settimane, con la rubrica Ti consiglio un libro, nata dalla collaborazione tra  Laura de La Biblioteca di Eliza, Salvia di Desperate Bookswife e Laura de La Libridinosa. Oggi vi consigliamo Un libro che non volevi leggere e si è rivelato bellissimo



IL MIO CONSIGLIO


Autore: Fausto Brizzi
Casa editrice: Einaudi
Pagine: 260
Prezzo:  18.00 €

Quando è stato deciso questo argomento per il consiglio di oggi sono andata nel panico per un momento. Credevo sarebbe stato difficilissimo trovare un titolo che facesse al caso mio invece mi è bastato scorrere i titoli delle recensioni per essere folgorata all'istante. Perchè non lo volevo leggere? Perchè dal titolo pensavo fosse un libro sdolcinato, pieno di frasi fatte e di parole ad effetto per colpire il lettore. Che poi, povero Brizzi, mica lo conoscevo io, non mi aveva fatto nessun torto... però non vi capita mai che a pelle un libro vi respinga invece che attrarvi? E visto che avevo avuto questa sensazione sia per questo che per il precedente - che ancora non ho letto - ero convinta e decisa che mai avrei aperto quelle pagine.
Cosa è successo per farmi cambiare idea? Vi starete chiedendo o magari no ma ve lo dico lo stesso.
È colpa loro, - anzi merito - delle Lgs che hanno pensato bene, a maggioranza di renderlo il protagonista di una delle prime Letture Geograficamente Sparpagliate. L'ho preso in mano con tutti i pregiudizi possibili e invece l'ho letteralmente adorato! Ho adorato la trama e il tema affrontato, ho adorato lo stile dell'autore che ha saputo mischiare ironia a profondità, ho adorato anche quelle parti sdolcinate - poche - che tanto mi spaventavano! Capita!!! A voi è mai capitato? Con quale libro? Sapete che sono curiosa!!!! :)

Ok, vi saluto, ci vediamo tra due settimane con un altro consiglio. Ma prima correte a scoprire i consigli di Laura, Salvia e Laura

mercoledì 6 maggio 2015

Recensione #58 - Se mi vuoi bene di Fausto Brizzi

Buon pomeriggio amici, tutto ok?
Eccomi di nuovo qui con una recensione. Si tratta di un libro speciale che è stato il protagonista della prima Lettura Geograficamente Sparpagliata realizzata con le mie Tessssoreeee amiche LGS il cui resoconto di gruppo potete trovare qui. In quell'occasione avevo commentato il libro in poche righe, ora vi lascio la recensione completa!! :)
Il libro in questione è Se mi vuoi bene di Fausto Brizzi, edito da Einaudi, 260 pagine.

Trama: Nessuno è più letale di chi vuole fare del bene a tutti i costi. Dopo "Cento giorni di felicità" Fausto Brizzi torna con una commedia capace di commuoverci e di farci sorridere. E con un protagonista tenero e maldestro che tutti, in fondo, vorremmo per amico. Esiste una sottile ma fondamentale differenza tra "voler bene" e "fare del bene". Purtroppo Diego Anastasi se ne accorge soltanto quando ha quasi quarantasei anni, un matrimonio alle spalle e una depressione nuova di zecca in corso. Scopre infatti che tutte le persone che ama non hanno tempo per lui e per le sue paure. E capisce che nemmeno lui si è mai davvero occupato di loro. Nel tentativo di uscire dalla palude emotiva in cui è precipitato decide quindi di adoperarsi in modo attivo per i suoi cari. Il risultato è inevitabile: con la precisione di un cecchino distrugge l'esistenza di ognuno di loro. O forse no.

Fausto Brizzi, un nome che mi veniva consigliato allo sfinimento e da cui io mi tenevo alla larga come il diavolo con l'acqua santa. Non so perchè, ma già dal suo Cento giorni di felicità con quella ciambellona smangiucchiata in copertina mi sembrava non adatto a me; in più tutti questi sentimentalismi nei titoli tendono normalmente a farmi scappare a gambe levate perchè è facile cascare nella banalità. Ma quanto mi sbagliavo??????
Ho trovato in questo libro sia i sentimentalismi che mi aspettavo - che sono una minimissima parte e per niente fastidiosi anche per chi come me preferisce libri più noir - sia una profondità nell'affrontare determinati temi che mi ha decisamente sorpreso.
In questo libro la protagonista indiscussa è la depressione, quella malattia - perchè mettiamocelo bene in testa è una terribile e devastante malattia - capace di rendere anche la più forte delle persone sulla terra un agnellino smarrito, indifeso ed impaurito senza che questa abbia il minimo strumento per affrontare quel buco nero in cui gli sembra di cadere. Un tema difficile che necessita una sensibilità tale da non far cadere un libro nella superficialità e nella banalità. Sensibilità che Brizzi, senza ombra di dubbio, ha.
Il bello di questo libro è che in poche righe è capace di far ridere di gusto come di far piangere a dirotto, perchè sa toccare le corde giuste con una grande capacità narrativa.
La storia ci viene raccontata da Diego Anastasi, avvocato romano di successo, che nel primo capitolo del libro si rende conto di avere un problema.
A volte superi il malessere in modo spontaneo, a volte hai bisogno dell'aiuto di uno specialista o di farmaci appositi, altre volte ancora non ne esci più e resti imprigionato per sempre in un ascensore tenebroso e fermo a metà tra un piano e l'altro. E' una malattia subdola che si nasconde tra le pieghe dell'apparente normalità e si presenta senza una bollicina d'avvertimento o un'alterazione della temperatura. I poeti la chiamano "il male di vivere", i nostalgici "esaurimento nervoso", per i medici invece è solo "una patologia psichiatrica, caratterizzata da episodi costanti di afflizione, accompagnati perlopiù da bassa autostima e perdita di interesse o piacere nelle attività normalmente soddisfacenti". 
In una parola sola, molto più cupa e conosciuta: depressione. 
Avvocato civilista quarantacinquenne Diego si ritrova in un baratro da cui non riesce ad uscire. Il primo passo che fa, dopo aver ammesso di essere depresso, è quello di recarsi da uno psicologo che, come da copione, cerca di fargli rivivere la sua esistenza cercando di  scoprire quale sia la causa scatenante della sua malattia.
Ci troviamo così a ripercorrere con lui gli anni passati: la felicità di un'infanzia spensierata; la giovinezza e le corse con la Graziella sul lungomare insieme agli amici di un'estate; i giochi in scatola per ammazzare la noia delle giornate estive di pioggia; gli esami di terza media; le finali dei mondiali; Alessia - la prima fidanzatina - con cui scopre le gioie del primo bacio e la disperazione dell'essere mollato per la prima volta; i racconti sulla madre Olivia - che lavorava nel cinema e conosceva le celebrità - il padre Paolo - tennista di buon livello che faceva stragi di cuori femminili in giro per il mondo- la sorella Marta - segretaria nello studio di Diego, con una predisposizione a dire in faccia a chiunque quello che pensa, che non le permette di trovare un lavoro altrove. Una visione di insieme che Diego riteneva tutto sommato felice.
Quando il dottor Borromeo cominciò ad accennare - sarà stata la nostra quarta o quinta seduta - ai possibili traumi causati da una madre assente, da un padre edonista e da una sorella impresentabile, sono caduto dalle nuvola. Non avevo mai ragionato sulla mia giovinezza da un punto di vista così spietato. 
A questo servono gli psicanalisti, credo. A rovinare i ricordi più belli.
Da questo momento in poi Diego divide la sua vita in tempi, come una partita di calcio, racchiudendo nel primo tempo "tutto ciò che è accaduto prima di incontrare la sua futura moglie Giulia", nel secondo tempo "il matrimonio e i figli", nei supplementari "il divorzio ed il suo tornare single" e nei rigori "l'arrivo della depressione". I tempi calcistici saranno anche i titoli dei capitoli che ci racconterannpo il passato di Diego.
Conosceremo quindi i dettagli del suo incontro con Chiara, della nascita del loro amore e dei loro figli - Pico e Laura - del suo rapporto burrascoso con il padre, dell'adorazione verso i nonni con cui è cresciuto, della sua assenza come padre a causa di un lavoro così impegnativo, della fine del suo matrimonio.
Il ritrovarsi single dopo tanto tempo in una mansarda a Trastevere, le cene in solitudine con unico compagno Ulisse - il labrador di famiglia - gli appuntamenti con donne di ogni età e le uscite tutte le sere, in un primo momento sembrano inebriarlo ma non sono altro che un modo per nascondere quello che nella sua vita sta accadento.
Finchè Diego non si ritrova da solo, il giorno di Natale, ancora una volta con Ulisse che gli fa da compagno e tutti i suoi cari già organizzati in altro modo, e comincia il suo crollo, quello che nelle due settimane successive non gli permetterà di alzarsi dal divano e che gli farà fare zapping tra i canali TV.
Da questo punto viene analizzata in modo molto veritiero e con un punto di vista per niente scontato quel baratro che è la depressione, con tutte le sensazioni e gli atteggiamenti che la accompagnano.
Ora Diego si ritrova veramente solo. E capisce. E chiede aiuto. Peccato che tutti i suoi cari siano impegnati in altro o minimizzino il suo stato come un malessere passeggero.
Dicono che sia solo quando si è toccato il fondo che ci possa essere la risalita e il nostro protagonista il fondo lo tocca eccome! Ma il destino mette sulla sua strada due "angeli" - beh proprio angeli non sono, uno è un depresso cronico peggio di lui e l'altro è un poliziotto in pensione che regala chiacchiere ai passanti per sentirsi meno solo - che gli danno la scossa per reagire e per farlo riflettere. Diego si rende conto di non aver mai fatto veramente qualcosa per gli altri, qualcosa di vero dettato solo dai sentimenti; decide quindi di iniziare ad occuparsi seriamente degli altri. E' a questo punto che la storia decolla perchè il nostro protagonista ne combina veramente di tutti i colori aiutati dai suoi nuovi amici del "Negozio di chiacchiere". Alcune cose gli riusciranno - poche - altre saranno delle colossali e plateali sconfitte ma non è questo il punto; il punto è che insieme a lui rifletteremo su quello che siamo e che facciamo per gli altri.
Una scrittura scorrevole, fresca, capace di toccare le corde più profonde del cuore con una storia per niente banale e ricca di spunti di riflessione. Che dire? A questo punto mi sa che mi toccherà fare la conoscenza anche della ciambellona smangiucchiata leggendo il libro precedente di questo autore!
Un grazie di cuore alle mie LGS che mi hanno obbligato caldamente consigliato di intraprendere questa lettura!

VOTO:  


sabato 2 maggio 2015

Letture Geograficamente Sparpagliate #1 - Se mi vuoi bene di Fausto Brizzi

Buongiorno lettori adorati come state? Siete in giro approfittando del ponte del primo maggio oppure a casa in tolale relax? Beh, spero che in ogni caso possiate trovare il tempo per dara un'occhiata a questo post, il primo in assoluto della rubrica Letture Geograficamente Sparpagliate
 

Vi ricordate che qualche tempo fa io e le mie amiche blogger LGS abbiamo pubblicato un post per presentarvi questa nuova rubrica condivisa? Nel caso l'abbiate perso, oppure, per tante ragioni non rammentiate più di cosa si tratti, cliccate qui .
Oggi uscirà contemporaneamente sui nostri quattro blog il medesimo articolo: ovvero una raccolta di mini-recensioni della lettura comune di questo mese.

Vi ricordo i blog che aderiscono all'iniziativa:
Dunque stavamo parlando proprio del libro del mese, ovvero "Se mi vuoi bene" di Fausto Brizzi. Se proprio dobbiamo essere oneste, qualcuno ha obbligato consigliato caldamente di leggere questo libro come prima lettura per la rubrica. Non abbiamo avuto molta scelta, quindi, a orecchie basse abbiamo accettato questo consiglio. Adesso scoprirete se abbiamo "strangolato" le dittatrici oppure se le abbiamo ringraziate per averci fatto scoprire un romanzo interessante!
Titolo: Se mi vuoi bene
Autore: Fausto Brizzi
Casa Editrice: Einaudi
Pagine: 256
Prezzo: 18,00€
Pubblicazione: 6 marzo 2015


IL COMMENTO DI SALVIA (Desperate Bookswife) :  

Ammetto di non aver mai desiderato leggere "Cento giorni di felicità", sarò un po' razzista, ma le copertine bianche troppo minimal mi incutono timore. E' stato così per Bianchini e il suo peperoncino (che però poi ho amato) e la mia presa di posizione è continuata con Brizzi e la Ciambella. Ho dovuto ricredermi, per l'ennesima volta il mio sesto senso femminile ha fatto cilecca (che io, in fondo non sia donna?????). L'autore si è fatto amare dai primi capitoli, facendomi sorridere, nonostante il tema non fosse dei più allegri. E' riuscito a farmi immedesimare nel protagonista e nei suoi problemi, inconcepibili per la maggior parte del mondo. La depressione è al centro di tutta la storia, perchè è ancora oggi un argomento delicato, per tanti non è nemmeno considerata una malattia, e andare dallo psicologo è quasi imbarazzante: se sei ai primi stadi, sei solo giù di morale, se arrivi a tentare il suicidio o addirittura a toglierti la vita sei un esibizionista o proprio un pazzo. Come lo stesso Brizzi dice: "Se mi fossi rotto il femore avrei avuto tutti al mio capezzale, ma sono depresso e nessuno sembra avere del tempo da dedicarmi". Questa storia mi ha regalato speranza e buon umore, perchè Diego, come la Fenice, è rinato praticamente dalle sue ceneri. Una lode speciale all'autore che ha saputo trattare un argomento delicato con la giusta ironia in modo da renderlo appetibile a tutti senza cadere nel patetico e nello scontato. Amore a prima vista.


IL COMMENTO DI LAURA (La Libridinosa):

La recensione completa di Laura la trovate qui


Fausto Brizzi, che ho scoperto ed amato con il suo primo romanzo, Cento giorni di felicità, è riuscito, anche questa volta, a sorprendermi.
Con una grande delicatezza, con la sua solita ironia, Brizzi riesce a trattare un argomento delicato come la depressione, con la giusta prospettiva. 
Un uomo di mezza età che, improvvisamente, si rende conto di aver perso tutto: un divorzio, un rapporto blando con i due figli, gli amici che hanno le loro vite, i loro impegni e non si accorgono di quanto tu stia male. E così la depressione avanza, si vede tutto sempre più nero, non si ha voglia di alzarsi da letto, figuriamoci di uscire e vedere gente. Finché, al culmine, nonostante uno psicoterapeuta che dovrebbe essere d'aiuto, si tenta il suicidio.
Ecco, questo è ciò che mi ha colpito di questo libro. Perché la depressione, anche se pare che certa gente proprio non lo capisca, è una MALATTIA. E come tale Brizzi ce la presenta. E come da quasi tutte le malattie, è vero, si può guarire. Ma non si guarisce da soli e avere accanto gente che ti ripete "ma dai, sei solo giù di morale, tutto passa", non fa altro che spingerti sempre più in fondo al baratro.
Il punto di svolta di questa storia arriva nel momento in cui, toccato il fondo, il protagonista si trova, per sua fortuna, ad avere a che fare con due estranei che lo aiuteranno a fare del bene. Perché c'è una grande differenza tra voler bene e fare del bene!


IL COMMENTO DI DANIELA ( Un libro per amico):




Fausto Brizzi, un nome che mi veniva consigliato allo sfinimento e da cui io mi tenevo alla larga come il diavolo con l'acqua santa. Non so perchè, ma già dal suo Cento giorni di felicità con quella ciambellona smangiucchiata in copertina mi sembrava non adatto a me; in più tutti questi sentimentalismi nei titoli tendono normalmente a farmi scappare a gambe levate perchè è facile cascare nella banalità. Ma quanto mi sbagliavo??????
Ho trovato in questo libro sia i sentimentalismi che mi aspettavo - che sono una minimissima parte e per niente fastidiosi anche per chi come me preferisce libri più noir - sia una profondità nell'affrontare  determinati temi che mi ha decisamente sorpreso.
La protagonista indiscussa è la depressione, un tema difficile che necessita una sensibilità tale da non far cadere un libro nella superficialità e nella banalità. Sensibilità che Brizzi, senza ombra di dubbio, ha. Una scrittura scorrevole, fresca, capace di toccare le corde più profonde del cuore con una storia per niente banale e ricca di spunti di riflessione. Che dire? A questo punto mi sa che mi toccherà fare la conoscenza anche della ciambellona smangiucchiata leggendo il libro precedente di questo autore! Un grazie di cuore alle mie LGS che mi hanno obbligato caldamente consigliato di intraprendere questa lettura!


IL COMMENTO DI STEFANIA (La ragazza che annusava i libri):

La recensione completa di Stefy la trovate qui



Dopo aver letto, e amato, Cento giorni di felicità aspettavo con impazienza il secondo libro di Fausto Brizzi che, per quanto mi riguarda, si è rivelato una conferma.
Brizzi ha una capacità straordinaria: affrontare tematiche forti e dolorose suscitando lacrime ma soprattutto sorrisi. I dolori di cui Brizzi ci parla non sono melodrammi, sono  sofferenze che si trasformano in occasioni, discese che diventano salite, buio oltre il quale si intravede sempre una flebile luce.
E con grande sensibilità riesce anche stavolta a trattare un tema delicato senza edulcorarlo né banalizzarlo.
Il protagonista di Se mi vuoi bene, Diego Anastasi, ha quarantasei anni, due figli e un divorzio alle spalle, quando nella sua vita sopraggiunge un’inquilina inaspettata: la depressione.
Diego inizierà a precipitare in un abisso senza fine e si accorgerà di poter tornare in superficie solo uscendo da se stesso per dedicarsi agli altri. Gli altri, gli affetti, gli amici, i suoi figli, diventeranno la sua ciambella di salvataggio. Perché in fondo esiste solo una medicina in grado di curare tutti i mali. Senza di lei, niente di quello che facciamo ha senso per davvero. Si chiama amore.



IL COMMENTO DI CUORE (Il venerdì di Cuore)




Fausto Brizzi è un autore molto speciale, perché oltre ad avere la capacità di scrivere con uno stile scorrevole e piacevole, ha il dono di saper trattare argomenti importanti con quel pizzico d’ironia che non fa deprimere il lettore, ma lo fa commuovere con il sorriso sulle labbra.
Cento giorni di felicità è il suo primo lavoro, letto in un periodo particolare, mi sono sentita molto vicina al protagonista che tutt’ora ricordo con affetto e intensità, quindi entusiasta, mi sono gettata a capofitto nella lettura di “Se mi vuoi bene”, con altissime aspettative e convinta che Faustino non mi avrebbe deluso.
Questo romanzo non è all’altezza del primo senza dubbio, ma anche qui l’autore ha saputo trovare la chiave per aprire il mio cuore, nonostante abbia suscitato in me reazioni diverse: l’ho apprezzato nella prima parte, odiato nella seconda, e amato nell’epilogo.
Bellissimo l’incipit, dove il protagonista Diego, ci porta ironicamente al fulcro della storia, ricordando quanto era bello essere bambini e stare a casa da scuola coccolati dalla mamma, mangiando la mela grattugiata, dopo che il termometro, appoggiato delicatamente sulla lampadina calda della abat jour, segnava 38 di febbre.
Toccante è la parte che parla dei nonni, presenti a 360° nella vita di Diego, maestri di vita e dispensatori di amore incondizionato.
Poi ci si ritrova adulti e i problemi diventano la causa di una tristezza cronica, la depressione.
Questa parte del libro mi ha procurato una certa insofferenza: non sopporto le persone che si piangono addosso, che non reagiscono, che ogni scusa è buona per farsi compatire e per non lottare, che arrivano al suicidio.
Io faccio parte di quella cerchia di persone che non sopporta i depressi, che ignora le cause di questa malattia e che crede fermamente che stando con le mani in mano o sdraiati in un letto sia impossibile guarire.
Brizzi è stato bravissimo in questo, nel fare chiarezza su certi aspetti della malattia, confermando ciò che ho sempre saputo: dalla depressione si guarisce.
La terza parte l’ho amata, l’ho fatta mia ancor di più, ritrovando un Diego nuovo, aperto alla guarigione, la volontà di tornare a vivere lo spingono a mettere in atto un “piano” che comprende i suoi familiari ed amici; vuole far loro del bene e tenta di aiutarli nelle situazioni di difficoltà che incontrano nella loro quotidianità, chiedendo l’aiuto di Gianandrea e Massimiliano, gli amici del negozio di chiacchiere, un luogo dove chiunque può trovare conforto, comprensione e consigli.
Il finale è meraviglioso, e anche se in parte un po’ scontato, l’amicizia sincera e corrisposta hanno sempre un effetto positivo su di me, e ha colpito nel segno raccontando l’amore come la cura per ogni stato d’animo, pensiero affine al mio.
“Non è in pasticche, né in fiale, né in polvere, è diffusa nell’aria come l’ossigeno, a disposizione di chi la sa riconoscere. Senza di lei, niente di quello che facciamo ha senso per davvero. Si chiama amore.”
Ringrazio le mie amiche LGS per questa lettura comune, amo condividere i miei pensieri con voi e con i lettori, vi lascio con la certezza che ce ne saranno altre, perché la passione per i libri è il sigillo che racchiude la nostra amicizia.

Che cosa ne pensate di questa nuova Iniziativa? Siete soddisfatti dei nostri pareri? Direi  che siamo tutte felici di aver letto questo romanzo, che è stata una conferma per alcune, sulla capacità di scrittura dell'autore, e una piacevole scoperta per le altre, che molto probabilmente si butteranno a capofitto su "cento giorni di felicità".

Alla prossima,
LGS



venerdì 3 aprile 2015

Chi ben comincia #78 - Se mi vuoi bene di Fausto Brizzi

Buon pomeriggio a tutti e buon venerdì.Come va? Io pian piano mi sto riprendendo anche se ho ancora la voce di Umberto Bossi - come dice qualcuna - e una tosse insistente che non mi da pace. Approfitterò dei prossimi tre giorni per riposare, guarire e leggere!!!! 
Ma veniamo alla normale programmazione del blog con una nuova puntata di Chi ben comincia, la rubrica ideata da Alessia del blog Il profumo dei libri
___________________________________________________

Oggi ho deciso di condividere l'incipit del libro che ho cominciato questa mattina: Se mi vuoi bene di Fausto Brizzi edito da Einaudi. E' il primo libro che leggo di questo autore e mi aspetto molto a causa dei commenti entusiasti di chi me ne ha sempre parlato.
REGOLE:

- Prendete un libro qualsiasi contenuto nella vostra libreria
- Copiate le prime righe del libro (possono essere 10, 15, 20 righe)
- Scrivete titolo e autore per chi fosse interessato
- Aspettate i commenti


Quando hai otto anni la cosa più bella che ti possa capitare si chiama "piressia", termine scientifico con il quale si intende "quello stato patologico temporaneo che comporta un'alterazione del sistema di termoregolazione ipotalamica e una conseguente elevazione della temperatura corporea al di sopra del valore considerato normale". In una parola sola, molto più familiare e affettuosa, febbre.
Ai miei tempi, che non sono poi così preistorici, conquistare anche soltanto un misero 37.2 significava un giorno di vacanza da scuola, le attenzioni della mamma, forse un Almanacco Topolino nuovo e, di certo, una mela grattugiata con lo zucchero. Se eri fortunato e l'amico termometro segnava 38 o anche più, venivi dichiarato ufficialmente "malato" e questo significava che anche tuo padre si sarebbee affacciato in cameretta, che i giorni di vacanza sarebbero diventati almeno tre perchè "le ricadute sono pericolose", che i nonni avrebbero comprato delle lingue di gatto perchè "la creatura comunque deve nutrirsi" e che tua sorella sarebbe stata allontanata perchè "due malati in casa sono troppi". Per questo avevo chiesto di sostituire la luce al neon sul mio comodino, che mi dava fastidio agli occhi, con una Osram da 60 watt. La lampadina classica, cioè quella benefattrice che, se ci appoggi delicatamente la punta del termometro, il mercurio si riscalda e scivola fino a dove vuoi tu.
Quando hai otto anni, essere un po' malato non è forse il paradiso, ma ci assomiglia molto.
___________________________________________________

Quanti ricordi mi riporta alla mente questo incipit! Erano gli anni '80, ero bambina, e quando avevo la febbre rimanevo tutto il giorno nel lettone dei miei genitori a guardare la TV. Ho ricordi di una me affascinata davanti ai programmi che trasmettevano al mattino - erano i tempi de "La donna bionica", dei "Chips", di "Love Boat", di "Magnum P.I.", di "A-Team", di "Mia moglie è una strega" - telefilm che normalmente non potevo vedere e che nei giorni di malattia mi facevano sentire grande e privilegiata. Poi c'erano i premi della malata: mio papà, che faceva l'operaio e tornava a casa dal lavoro alle 17.00, tutte le volte che non stavo bene rientrava a casa con tantissimi pacchetti di figurine. E poi c'era mia mamma che con 37 di febbre non si poteva andare a scuola, e non ci si poteva andare neanche il giorno dopo perchè almeno bisognava fare una giornata intera senza neanche una lineetta. Non so come sarà questo libro ma l'incipit mi ha già conquistata!!!
E voi? Cosa ne pensate? Vi piace?