Sinossi: William Stoner ha una vita che sembra essere assai piatta e desolata.
Non si allontana mai per più di centocinquanta chilometri da Booneville,
il piccolo paese rurale in cui è nato, mantiene lo stesso lavoro per
tutta la vita, per quasi quarantanni è infelicemente sposato alla stessa
donna, ha sporadici contatti con l'amata figlia e per i suoi genitori è
un estraneo, per sua ammissione ha soltanto due amici, uno dei quali
morto in gioventù. Non sembra materia troppo promettente per un romanzo e
tuttavia, in qualche modo, quasi miracoloso, John Williams fa della
vita di William Stoner una storia appassionante, profonda e straziante.
Come riesce l'autore in questo miracolo letterario? A oggi ho letto
Stoner tre volte e non sono del tutto certo di averne colto il segreto,
ma alcuni aspetti del libro mi sono apparsi chiari. E la verità è che si
possono scrivere dei pessimi romanzi su delle vite emozionanti e che la
vita più silenziosa, se esaminata con affetto, compassione e grande
cura, può fruttare una straordinaria messe letteraria. È il caso che
abbiamo davanti. (Dalla postfazione di Peter Cameron)Ognuno di voi, avrà sicuramente sentito parlare, almeno una volta, di questo libro. Un libro con una storia controversa, pubblicato per la prima volta in America nel 1965, vendendo pochissimo ed andando presto fuori catalogo. Il libro fu ristampato negli Stati Uniti nel 2003 ma anche quella volta non ottenne un grande successo, successo che arrivò solo tra il 2012 e il 2013 quando fu pubblicato in molti paesi europei ottenendo ottime recensioni dagli scrittori più famosi. Con queste premesse non sapevo proprio cosa aspettarmi da questo romanzo.
