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mercoledì 25 luglio 2018

Coming soon #43 - Cambio di rotta di Elizabeth Jane Howard

Buon pomeriggio carissimi come va? Io latito un po'... tante cose da fare e tante novità per me che prima o poi vi racconterò. Per il momento vi parlo di novità libresche: torna Elizabeth Jane Howard ed io non vedo l'ora di leggerla!!!

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Titolo: Cambio di rotta
Autore: Elizabeth Jane Howard
Genere: Narrativa
Pubblicazione: 06 settembre 2018 - Fazi editore
Collana: Le strade
Pag.: 450
Costo: 18.50 € cartaceo

Descrizione: Emmanuel e Lillian Joyce sono una coppia di mezz’età appartenente all’alta borghesia londinese ebraica e cosmopolita. Lui è un drammaturgo di successo, lei è una donna fragile, più giovane del marito, raffinata e mondana.
A mediare tra i due, il manager tuttofare Jimmy Sullivan. I Joyce conducono una vita da girovaghi: Londra e New York per il lavoro di Emmanuel, ma anche frequenti vacanze in varie località sul Mediterraneo. Emmanuel tradisce Lillian con molta disinvoltura, con le giovani attrici e le segretarie che subiscono il suo carisma. Complice anche l’abile lavoro di Jimmy, Lillian ignora le infedeltà del marito e conduce una vita ovattata. Quando c’è bisogno di una nuova segretaria, entra in scena Alberta, una ragazza molto giovane e ingenua che proviene da una numerosa famiglia di campagna. Alberta si ritrova catapultata all’improvviso in un mondo a lei del tutto nuovo. Mentre i due uomini cominciano a subire il fascino semplice della ragazza e Lillian inizia a temere che Alberta diventi la prossima amante di suo marito, l’irrequieto quartetto si trasferisce su un’isola greca, dove le dinamiche fra i quattro personaggi prenderanno una piega inaspettata...

Curiosità: È attualmente in fase di lavorazione un film tratto da questo romanzo. Regista e protagonista sarà l’attrice inglese Kristin Scott Thomas (Quattro matrimoni e un funerale, Il paziente inglese), all’esordio alla regia.

All’uscita, nel 1959, il romanzo fu incluso fra i migliori libri dell’anno da «The Sunday Times» insieme a Lolita di Nabokov, che era appena stato pubblicato a Londra.
 

Dicono del libro: «Cambio di rotta è un quartetto d’archi, plasmati e interconnessi in maniera meravigliosa. Alberta ha il guizzo di un’eroina di Turgenev. Questo non è un libro da donne, è un libro per tutti noi. Beati noi». «The Observer»

L'autrice: Elizabeth Jane Howard (Londra, 1923 – Bungay, 2014) Figlia di un ricco mercante di legname e di una ballerina del balletto russo, ebbe un’infanzia infelice a causa della depressione della madre e delle molestie subite da parte del padre. Donna bellissima e inquieta, ha vissuto al centro della vita culturale londinese della seconda metà del Novecento e ha avuto una vita privata burrascosa, costellata di una schiera di amanti e mariti, fra i quali lo scrittore Kingsley Amis. Da sempre amata dal pubblico, solo di recente Howard ha ricevuto il plauso della critica. Scrittrice prolifica, è autrice di quindici romanzi. La saga dei Cazalet è la sua opera di maggior successo. Fazi Editore ha pubblicato, nell’ordine, il romanzo Il lungo sguardo, i cinque volumi della saga: Gli anni della leggerezza, Il tempo dell’attesa, Confusione, Allontanarsi e Tutto cambia e il romanzo All’ombra di Julius.
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Sapete quanto io abbia amato i Cazalet e quanto abbia apprezzato All'ombra di Julius; inutile quindi dirvi quanto io sia impaziente di leggere ancora questa autrice e di immergermi in una sua "nuova" storia. Fidatevi di me e segnatevi questa data!!!
A presto

venerdì 23 marzo 2018

Letture con Marina #33

Buon venerdì carissimi. Pronti per il weekend? Io sarò domani al Bookpride di Milano. Qualcuno di voi ci sarà? Fatemelo sapere che magari ci beviamo un caffè insieme! Poi domenica mi aspetta la Stramilano che ogni anno facciamo in gruppo con la scuola di mio figlio, stancante ma anche molto bello condividere con metà paese questo evento. Ma non voglio tediarvi oltre e vi lascio con Marina e la sua rubrica Letture con Marina.



Buona giornata e buon ingresso nel primo – favoloso – weekend di Primavera! Tra l’altro si cambia anche l’ora e quindi benvenuta luce, movimento, vita! Dopo La Principessa sul Pisello della Littizzetto che ci ha portati simpaticamente a spasso per il Paese delle Coppie e dopo il magnifico romanzo Il Gatto dagli Occhi d’Oro, in cui la De Mari ci fa conoscere Leila, un’adolescente un po’ fuori dagli schemi, ho pensato di farVi fare un giro nel mondo delle mamme…
Titolo: Quello che le mamme non dicono
Autore: Chiara Cecilia Santamaria

Casa editrice: BUR Biblioteca Univ. Rizzoli
Genere: Narrativa
Pagine: 261
Anno di pubblicazione: 2012

Sinossi: Lei ha 27 anni e crede nel mojito, nella carriera, nel suo uomo e nei viaggi improvvisati. La nana ha cinque settimane e abita la sua pancia. Scoprirlo è uno shock, "fare la mamma" sembra un'attività totalizzante, incompatibile con libertà, sogni, ambizioni. L'autrice decide di affrontare la situazione armandosi di buoni propositi, ma soprattutto di ironia. Qui si sostiene che è buono e giusto conservare la parte migliore di sé - quella divertente, folle, avventuriera - anche dopo un figlio. Che l'istinto materno a volte arriva e altre volte è in ritardo. Ma anche che esistono momenti neri che nessuno racconta, che dopo un mese di neonato ne servirebbero tre di psicoterapia, che ogni tanto è normale rimpiangere il "prima". Dimenticate la mammina che chiama il figlio "angioletto" anche se non dorme da quindici settimane, quella che considera il parco giochi una botta di vita e decanta le gioie delle vacanze coi nonni. Preparatevi a scoprire tutta la verità riguardo alla vita col pupo, e anche gli esilaranti retroscena di pappe, giochi e ninne nanne. Un libro dedicato alle donne che si sentono troppo giovani per fare figli, a quelle che ci pensano ma non sanno cosa le aspetta, a quelle che già ne hanno e certe volte, con tutto l'amore del mondo, vorrebbero fuggire alle Bahamas.

RECENSIONE:

“Dal Pampero ai Pampers, alla ricerca dell'istinto materno”

Non un manuale per la brave mamme. Non è questo che aveva in mente l’autrice, mentre ci conduce a spasso nel suo anno di gravidanza e nell’anno e mezzo di convivenza con la sua Polpetta, altrimenti detta Viola. In realtà il sottotitolo, che avrei preferito fosse “Dal Mojito ai Pampers”, racconta di un intento spiritoso per affrontare temi seri e profondi, perché diciamocelo: l’istinto così detto materno non è innato, lo si acquisisce nel convivere con il nostro “nano” / la nostra “nana”, piano piano…

L’autrice, che nel frattempo durante la gravidanza ha aperto un blog: “Ma che davvero?”, esclamazione sincera di una romana che a 27 anni scopre inaspettatamente di essere rimasta incinta è un romanzo-viaggio che dura l’arco di circa due anni e mezzo: da quando appunto scopre con sorpresa e disappunto di essere incinta, a quando la sua “nana”, la sua “Polpetta” Viola ha circa un anno e mezzo.
Suddiviso in simpaticissimi capitoli dai titoli originali e divertenti, questa signora romana un po’ caciarona, come dice lei stessa, offre il fianco a possibili critiche in più di un’occasione. Magari quando si ritrova incinta e deve decidere se tenere il feto oppure abortire…? Oppure quando cerca di scappare dalla piccola nanerottola, che le ruba il sonno, oltre al divertimento di una vita giovane e movimentata che d’improvviso ha uno stop naturale…? E il suo Lui, che dice della gravidanza e delle varie vicissitudini? Simpaticissimo diario sui generis, occasione per ripensare al proprio periodo della o delle gravidanze, agli attimi che precedono il parto – al parto stesso, che chissà perché non è mai come amiche, conoscenti od ex-colleghe si sono premurate di raccontarti. E sembra sempre che la sfiga si accanisca con te, sempre parlando naturalmente di vissuto normale, non colpito da malattie tragiche. E allora il ricordo mio personale dell’anno e mezzo in cui la seconda figlia si svegliava anche 5/6 volte per notte, rendendoti uno zombie al lavoro. E facendo la considerazione che comunque la mamma è sempre la mamma da centinaia di anni – e a nulla serve parlare di parità di diritti e doveri. Quando il pupo piange la notte, nell’esperienza mia personale come dell’autrice, è sempre mamma che si alza, anche se deve andare lei stessa al lavoro. E cosa dire della donna che era l’autrice – e come lei milioni di mamme – durante e dopo la gravidanza? Questo essere sempre e comunque disponibili per i propri figli, 24 ore su 24, 7 giorni su 7! Dico qualcosa di inesatto? Il sentirsi madri imperfette se si lavora e si cerca di far combaciare l’essere donna, madre e lavoratrice – oppure il sentirsi madre poco capita se si decide di restare a casa a fare la mamma. E la donna che eravamo, dove si è nascosta? E’ scappata a gambe levate, non essendo preparata, come nessuna lo è mai, a diventare madre?, ad assumersi delle responsabilità così enormi? Oppure semplicemente sbiadisce, tra mille incombenze di madre, di donna, di lavoratrice? Un equilibrio imperfetto, sempre. Ed allora non resta che affidarci a questo spiritoso, “romanesco” ed umanissimo percorso di vita di Chiara Cecilia Santamaria: costruire la propria vita di mamma inesperta e imperfetta con le proprie mani, ciascuna la propria vita di mamma con il proprio bebè, lasciando che il percorso di vita che farà crescere il proprio figlio sia occasione di crescita personale insieme alla creatura ed occasione di nuove scoperte, per re-inventare una propria sé che contenga una scintilla di quella ragazza che siamo state. Che nel frattempo è cresciuta ed ha intrapreso un percorso meraviglioso ma al contempo irto di difficoltà fisiche e psicologiche. Ed allora che dire?

Buon viaggio!, sia a te che hai già intrapreso questo percorso, sia a te che sei ancora sulla porta.

A presto,
                             

giovedì 15 marzo 2018

Coming soon #35 - All'ombra di Julius di Elizabeth Jane Howard

Buongiorno carissimi. Oggi sono qui per parlarvi di un libro che uscirà tra poco meno di un mese in tutte le librerie e che io sto avendo l'onore di leggere in super anteprima grazie alla mia collaborazione con Fazi Editore che me ne ha gentilmente fornito una copia. Il libro in questione è All'ombra di Julius di Elizabeth Jane Howard. Sì, proprio lei, la strepitosa autrice della Saga dei Cazalet che, come sapete, ho amato moltissimo.
Per la recensione dovrete aspettare la prima settimana di aprile ma posso dirvi che già dalle prime righe ho avuto la sensazione di trovarmi tra le calorose braccia di un'amica. Segnatevi quindi tutte le informazione per acquistarlo appena possibile.
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Titolo: All'ombra di Julius
Autore: Elizabeth Jane Howard
Genere: Narrativa

Traduzione: Manuela Francescon
Pagine: 450
Collana: Le strade
Costo: 18.50 €cartaceo- 9.99 e-book
Pubblicazione: 09 aprile 2018 - Fazi Editore

Descrizione:
Londra, anni Sessanta. Sono trascorsi vent’anni da quando Julius è venuto a mancare, ma il suo ultimo gesto eroico ha lasciato un segno indelebile nelle vite di chi gli era vicino. Emma, la figlia minore, ventisette anni, lavora nella casa editrice di famiglia e non mostra alcun interesse verso il matrimonio. Al contrario, Cressida, la maggiore, è troppo occupata a struggersi a causa dei suoi amanti, spesso uomini sposati, per concentrarsi sulla carriera di pianista. Nel frattempo Esme, la vedova di Julius, ancora attraente alla soglia dei sessant’anni, rifugge la solitudine perdendosi nella routine domestica della sua bellissima casa color rosa pesca. E poi c’è Felix, ex amante di Esme e suo unico vero amore, che l’ha lasciata quando il marito è scomparso e torna in scena dopo vent’anni di assenza. E infine Dan, un estraneo. Le tre donne e i due uomini, legati da un filo che solca presente e passato, si ritrovano a trascorrere un fine settimana tutti insieme in campagna: caratteri e personalità, segreti e lati nascosti, emergeranno attimo dopo attimo in queste giornate intense, disastrose e rivelatrici, sulle quali incombe, prepotente, l’ombra di Julius.
Dall’autrice della saga dei Cazalet, un nuovo romanzo ricco di sensualità e delicata ironia, in cui commedia e tragedia si fondono magistralmente e in cui ritroviamo l’eleganza, l’acume e il talento di Elizabeth Jane Howard.


L'autrice:  Elizabeth Jane Howard (Londra, 1923 – Bungay, 2014). Figlia di un ricco mercante di legname e di una ballerina del balletto russo, ebbe un’infanzia infelice a causa della depressione della madre e delle molestie subite da parte del padre. Donna bellissima e inquieta, ha vissuto al centro della vita culturale londinese della seconda metà del Novecento e ha avuto una vita privata burrascosa, costellata di una schiera di amanti e mariti, fra i quali lo scrittore Kingsley Amis. Da sempre amata dal pubblico, solo di recente Howard ha ricevuto il plauso della critica. Scrittrice prolifica, è autrice di quindici romanzi. La saga dei Cazalet è la sua opera di maggior successo. Fazi Editore ha pubblicato il romanzo Il lungo sguardo e i cinque volumi della saga: Gli anni della leggerezza, Il tempo dell’attesa, Confusione, Allontanarsi e Tutto cambia. È attualmente in fase di lavorazione una serie TV basata sui Cazalet dai produttori di Downton Abbey.


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Cosa ve ne pare? Non vi sembra intrigante? Se non riuscite a resistere potete pre-ordinarlo già da adesso su Unilibro.it cliccando qui.



venerdì 26 gennaio 2018

Letture con Marina #29

Buongiorno lettori, di nuovo venerdì quindi torna la rubrica Letture con Marina. Vi lascio a lei augurandovi buon fine settimana.


Titolo: Quando tutto era possibile (The Interestings)
Autore: Meg Wolitzer
Casa editrice: Garzanti
Traduzione: Elisabetta Valdrè
Genere: Narrativa
Pagine: 550
Anno di pubblicazione: 2014

Sinossi: Luglio 1974. È una serata piena di stelle. Il cuore di Jules batte all'impazzata mentre rivolge per la prima volta la parola ai suoi nuovi amici. Il suo sogno è quello di fare l'attrice, ma è timida e introversa. Eppure, ora tutto sta per cambiare. Cinque ragazzi che trascorrono con lei le vacanze estive in un prestigioso campeggio del Massachusetts l'hanno accolta tra loro, nel ristretto novero delle persone "più dannatamente interessanti che siano mai vissute". Tranne Jules, tutti loro sono rampolli dell'alta società di New York, e hanno creato una strana società segreta, poco più che un sogno di gioventù estemporaneo e altisonante. Ma questo non importa. Quello che conta ora sono le loro ambizioni e i loro desideri. Alcuni destinati a consumarsi velocemente, esaurendosi nello spazio di un'estate; altri a essere inseguiti con tenacia e coronati dal successo; altri ancora, semplicemente, a non realizzarsi mai. Ma mentre agli ideali giovanili, nati al ritmo delle ballate di Bob Dylan, si sostituiscono le sfide della vita adulta e la necessità di lottare a denti stretti per ciò che si ama, ciò che non conosce fine è la loro amicizia. Un legame indissolubile, che resiste alla sfida del tempo. Quando il futuro li mette alla prova, ciascuno di loro sa di poter contare sugli altri. Perché né Jules né nessuno dei suoi amici può dimenticare che c'è stato almeno un giorno, un'ora, un minuto in cui tutto era possibile.

RECENSIONE:
Romanzo che prende in esame una cinquantina d’anni, dagli inizi degli anni ’70 fino al primo decennio del duemila. E che viene vissuto a New York city e “periferia”, tranne quando i 6 ragazzi protagonisti trascorrono i due mesi estivi nel prestigioso campeggio di Spirit-in-the-Woods, Massachusetts, aperto nei primi anni ’50. Campeggio che dovrebbe servire a far emergere nei ragazzi il lato artistico, se le famiglie altolocate cui appartengono non ci avessero già pensato, facendo fare ai loro ragazzi attività tipo disegno, musica, teatro, etc… Romanzo di formazione, parte prendendo in esame le vite dei fratelli Ash e Goodman Wolf, Julie “Jules” Jacobson, Cathy Kiplinger, Ethan Figman e Jonah Bay dall’età di circa 15 anni fino ai 50 anni o poco più. Un romanzo in cui, dopo gli anni dell’adolescenza nei quali si ritrovano in estate al campeggio, prendono direzioni separate ed intraprendono vite completamente diverse, sempre rimanendo in contatto, chi più e chi meno, vivendo tra talento, successi, segreti inconfessati, atti violenti mai confessati, rinunce e rimpianti e prese di coscienza tardive: un po’ come accade nella vita reale, senza bisogno di dover tirare in ballo soap-operas.

Narrato in terza persona ma facendo assurgere Julie “Jules” Jacobson a vera protagonista, tra l’altro la meno abbiente del sestetto, l’autrice ci fa vivere gli anni presi in esame tra la New York ricca e bene, intellettuale - e la New York come città che ti svuota, che se non hai talento / successo ti divora e ti lascia indietro come un relitto, città insostenibile, invivibile, ma impossibile da lasciare. Da notare e tenere presente che qui in particolare si parla di “talento” come di quell’entità sfuggente che in quegli anni si confonde spesso con successo e denaro. Dei 6 ragazzi, qualcuno di loro brucerà come un fiammifero, con una fiammata così intensa da bruciare totalmente se stesso così come le persone che gli stanno intorno. Qualcuno che da ragazzo non era particolarmente valutato verrà baciato da un talento assoluto, che farà scordare agli altri tutti i possibili difetti. Qualcuno rifuggirà dal proprio talento, nel terrore di bruciare troppo intensamente e negandosi una vita diversa. Qualcuno scoprirà abbastanza preso di non avere alcun talento e ripiegherà nella vita in posizioni di second’ordine, rimpiangendo per sempre il passato e non riuscendo mai del tutto ad uscire da questa sorta di loop temporale legato alle estati del campeggio. E qualcuno, forse la sorte peggiore, verrà tradito dal gruppo stesso, venendo poi abbandonato ed immolato sull’altare del denaro…

L’autrice in questo cinquantennio non fa mancare proprio nulla ai suoi protagonisti, ripercorrendo in parallelo quegli anni sia a livello politico (Nixon, Ronald Reagan e Bush i più citati), che sociale: canne e droga, le prime dichiarazioni di omosessualità, lo stupro, l’Aids ed il cancro, l’autismo, le sette religiose, il femminismo, il problema dei senza-tetto, il riconoscimento dell’ingiusto sfruttamento del lavoro minorile, depressioni… In fondo si ripercorrono 50 anni di vita e l’autrice sembra aver voluto modellare una vita diversa per ciascuno dei protagonisti, anche se a tratti sembra che la Wolitzer abbia voluto inserire a forza tutto quanto è accaduto in quegli anni, rendendo talvolta un po’ sovrabbondante la narrazione, dato che alcune delle tematiche inserite non sembrano aver avuto alcun effetto sul filo della narrazione stessa.

Mentre si legge questo romanzo corale, se così vogliamo anche definirlo, non può non venire in mente Woody Allen con il suo talento geniale ed al contempo le sue nevrosi intellettuali e soprattutto la sua New York, che si vive così intensamente in questo romanzo di Meg Wolitzer, definito al tempo dal prestigioso New York Times uno dei 10 migliori romanzi, nell’anno della pubblicazione.

Tra i tanti sentimenti presi in esame, forse l’appartenenza ad un gruppo nel momento formativo dell’adolescenza e l’amicizia che di seguito ne è nata, ancorchè pervasa da gelosie ed invidie, è il sentimento che pervade tutta l’opera, insieme all’amarezza, difficile da interiorizzare e superare per chi ha scoperto di non avere un talento particolare – a differenza di tutti i propri amici – con l’enorme difficoltà di re-inventarsi una vita che permetta comunque la frequentazione di quell’enclave così elitario (giusto o sbagliato che sia), tanto da non aver tentato altre amicizie o altri stili di vita ed incolpando il destino di non aver mantenuto quanto in gioventù promesso.

Anche in questo romanzo ci viene presentato il dio denaro come il deus-ex-machina di molte vicende, alcune francamente difficili da credere, se non come escamotage per proseguire il romanzo: e reiterare il concetto che i soldi vincono sempre sui sentimenti più puri, quando il potere si accompagna alla mancanza del senso di responsabilità e di una crescita equilibrata e fatta di sacrifici, è onestamente un concetto che non ha dato alcun valore aggiunto al romanzo.

Bell’esempio dal punto di vista stilistico invece, la ricercata discontinuità cronologica che avviene ripetutamente nel corso del romanzo e che interrompe e riprende le vite dei protagonisti, rendendo questo sì ancora più vivide ed interessanti le loro vicende, considerata anche la mole del libro. Romanzo indiscutibilmente interessante che ci riporta ai tempi del folk e delle ballate dei cantautori americani degli anni settanta, un periodo molto controverso ed in cui i giovani dell’epoca iniziano a considerare la vita in modo diverso rispetto al passato, prendendo a volte le distanze e rinnegando quanto fatto e ritenuto valido dai genitori – ed entrando in un’epoca di benessere, di rivoluzioni tecnologiche e di pensiero che li accomuna più ai nostri tempi – anche se sono trascorsi oramai 50anni e cronologicamente siano più vicini temporalmente ai loro genitori.
A presto,




giovedì 25 gennaio 2018

Coming soon #33 - Uomini che restano di Sara Rattaro

Buongiorno lettori! Eccomi di nuovo qui per segnalarvi una nuova uscita, di quelle che non mi lascerò scappare. Mesi ricchi questi di nuove pubblicazioni che faranno traboccare ancora di più la mia libreria già al limite. Ancora un'italiana, ancora un'autrice di cui ho letto tutto e che amo particolarmente. Bando quindi alle chiacchiere vi lascio con il libro di cui voglio parlarvi.
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Titolo: Uomini che restano
Autore: Sara Rattaro
Genere: Narrativa

Pagine: 264
Costo: 16.90
Pubblicazione: 13 febbraio 2018 - Sperling & Kupfer

Descrizione:
All’inizio non si accorgono nemmeno l’una dell’altra, ognuna rapita dal panorama di Genova. Fosca e Valeria s’incontrano per caso, sul tetto di un palazzo dove entrambe si sono rifugiate nel tentativo di sfuggire al senso di abbandono che a volte la vita ti consegna a sorpresa, senza chiederti se ti senti pronta. Fosca è scappata da Milano e dalla confessione scioccante con cui suo marito ha messo fine in un istante alla loro storia, una verità che per anni ha taciuto a lei, a tutti, persino a se stesso. Valeria nasconde sotto un caschetto perfetto e un sorriso solare i segni di una malattia che sta affrontando senza il conforto dell’uomo che amava, perché lui non è disposto a condividere con lei anche la cattiva sorte. Quel vuoto le avvicina, ma a unirle più profondamente sarà ben presto un’amicizia vera, di quelle che fanno sentire a casa. Perché la stessa vita che, senza preavviso, ti strappa ciò a cui tieni, non esita a stupirti con tutto il buono che può nascondersi dietro una fine.

L'autrice: Sara Rattaro è nata a Genova. Laureata in Biologia e in Scienze della Comunicazione, ha lavorato come informatore farmaceutico prima di dedicarsi completamente alla sua grande passione, la scrittura. È autrice di romanzi accolti con grande successo da librai, lettori e critica, e tradotti in nove lingue: Sulla sedia sbagliata, Un uso qualunque di te, Non volare via (Premio Città di Rieti 2014), Niente è come te (Premio Bancarella 2015), Splendi più che puoi (Premio Rapallo Carige 2016), L’amore addosso e Il cacciatore di sogni, il suo primo libro per ragazzi. È docente di Scrittura creativa presso l’Università degli studi di Genova. www.sararattaro.it 

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Se mi seguite lo sapete, amo Sara e fino ad ora non mi ha mai delusa. Ogni volta le aspettative crescono! E voi? SIete amanti di questa autrice? Leggerete questo libro?



mercoledì 17 gennaio 2018

Coming soon #32 - La cercatrice di corallo di Vanessa Roggeri

Buongiorno carissimi, come va? Mercoledì, giro di boa della settimana... possiamo farcela!!!
Oggi torno con una nuova uscita che consiglio a tutti di segnare sulla fiducia. Un'autrice italiana, di quelle che adoro, è pronta per tornare in libreria con il suo terzo libro. Ecco di chi sto parlando.
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Titolo: La cercatrice di corallo
Autore: Vanessa Roggeri
Genere: Narrativa

Pagine: 322
Costo: 18.00
Pubblicazione: 23 gennaio 2018 - Rizzoli

Descrizione:
Achille e Regina si incontrano per la prima volta nell’estate del 1919, di fronte alle acque spumeggianti di una Sardegna magica. Regina dona ad Achille un rametto di corallo rosso come il fuoco, il più prezioso, con la promessa che gli porterà fortuna. Anni dopo, quella bambina è diventata una delle più abili cercatrici di corallo; quando si tuffa da Medusa, il peschereccio di suo padre, neanche l’onda più alta e minacciosa la spaventa. Lei è come una creatura dei mari ed è talmente libera da non avere mai conosciuto legami. Finché, un giorno, la sua strada si incrocia di nuovo con quella di Achille: nel viso di un uomo ritrova gli occhi del ragazzino di un tempo. A travolgerli non è solo un sentimento folle, ma anche un passato indelebile. Le loro famiglie, infatti, sono legate a doppio filo da rancori e vendette ed è in corso una guerra senza ritorno. Spesso non basta l’amore per cambiare un destino che sembra già scritto. Ma l’unico modo di scoprirlo è provarci, fino all’ultimo…Vanessa Roggeri ci racconta una terra densa di tradizioni con una scrittura traboccante della forza e della determinazione di chi in quell’isola ci è nato. Il ritorno di un’autrice che con le sue storie di passioni ha emozionato migliaia di lettrici.

L'autrice: Vanessa Roggeri è nata e cresciuta a Cagliari, dove si è laureata in Relazioni Internazionali. La sua passione per la scrittura è nata grazie alla nonna che le raccontava favole e leggende sarde. Ha pubblicato Il cuore selvatico del ginepro (2013) e Fiore di fulmine (2015).

Recensione  Il cuore selvatico del ginepro - qui
Recensione Fiore di fulmine - qui
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Dopo due pubblicazioni con Garzanti, Vanessa passa a Rizzoli inaugurando una nuova collana di narrativa italiana quindi mi sento di farle i miei migliori auguri per questa nuova avventura. Diciamo che le premesse ci sono tutte: una trama che intriga e, non da poco, una cover da mozzare il fiato che nelle librerie saprà attrarre i lettori.
Inutile dire che le mie aspettative sono altissime e che ne assaporerò ogni dettaglio!
Se non conoscete l'autrice vi consiglio, nell'attesa, di iniziare a leggere i libri precedenti e poi non potrete più fare a meno dei suoi romanzi.



venerdì 3 novembre 2017

Letture con Marina #24

Buongiorno lettori, settimana alleggerita grazie al mercoledì festivo! Non possiamo fare una petizione per istituire perennemente la festa a metà settimana??? Sarebbe splendido...
Vabbè, la smetto di sognare e vi lascio con Marina e con la sua rubrica Letture con Marina.

  

Buongiorno e benvenuti nel mese di Novembre. Quest’oggi vorrei portarVi a New York (tristemente alla ribalta in questi giorni per il terribile “incidente” in cui sono rimasti vittime alcuni innocenti ciclisti) e nella provincia americana con: Mi chiamo Lucy Barton, del premio Pulitzer Elizabeth Strout.
Titolo: Mi chiamo Lucy Barton / My name is Lucy Barton
Autore: Elizabeth Strout
Casa editrice: Einaudi
Traduzione: S. Basso
Pagine: 161
Genere: Narrativa
Anno di pubblicazione: 2016

Sinossi: In una stanza d’ospedale nel cuore di Manhattan, davanti allo scintillio del grattacielo Chrysler che si staglia oltre la finestra, per cinque giorni e cinque notti due donne parlano con intensità.

RECENSIONE:
Ho mai postato una sinossi così breve? Eppure molto altro da dire non c’è. Perché è tutto nel gioco che la scrittrice intesse tra vita reale e ricordi. Nel rapporto privilegiato tra madre e figlia. Un rapporto sicuramente di amore, ma di amore silenzioso, quasi dato per scontato, talvolta fastidioso e non sempre capibile da parte di una figlia.
Il tutto si svolge nell’arco di cinque giorni. Lucy, ricoverata in ospedale per lungo tempo – a causa di complicanze post-operatorie – con un marito che oltre che al lavoro deve anche badare alle figlie piccole – si perde nella solitudine e nell’isolamento della “reclusione” ospedaliera, che diventano insostenibili. Proprio in quel frangente, la madre va a trovarla. Per farlo, deve affrontare spese e soprattutto un lungo viaggio dalla lontana cittadina rurale di Amgash, oltre che cimentarsi nella sfida di cavarsela in una grande città.
Lei, una donna che arriva da una povera cittadina della provincia americana. Questo incontro durerà solo pochi giorni – deve durare così poco perché i problemi tra le due donne sono molti e incancreniti. Lucy, ancora giovane, grazie alla sua istruzione e caparbietà, se ne è andata dal paese natio, dalla povertà più estrema e da tutte le problematiche familiari. Ha creduto di lasciarsi tutto alle spalle per crearsi una nuova vita – di donna, madre e scrittrice – a New York. Ma come la vita –amaramente – insegna, i problemi non affrontati e soprattutto non risolti ci seguono sempre, come un’ombra fedele. Un magnifico flusso di parole e di ricordi ci irretisce – e consente anche a Lucy, per lo spazio di cinque giorni, dal privilegiato e sicuro posto di osservazione in cui è costretta – il suo letto d’ospedale – a riascoltare e riesaminare il suo passato dalla prospettiva di donna-bambina.
Non avranno la possibilità di un altro incontro, di un’altra chiarificazione. Le parole non dette resteranno tali. Il gelo non potrà sciogliersi al calore di un’altra primavera. Ma le persone sono come sono – e Lucy e la madre sono stereotipi che non avranno la forza di uscire dalla strada assegnata loro dalle circostanze della vita. Così come accade a noi, se ripensiamo al rapporto con la nostra mamma. Come disse la figlia di Lucy: “Mamma, se uno scrive un romanzo, lo può sempre riscrivere, ma se vivi per vent’anni con una persona, il romanzo è quello, non è che lo puoi riscrivere…” Ho pensato spesso a questa frase in sé così elementare, ma che non ci permette comunque di fare cambiamenti sostanziali. Perché anche noi, come le due donne del romanzo, seguiamo i binari del ns carattere, delle ns esperienze, della vita che ci è stata data in sorte… E questo, unito al ricordo di uno splendido romanzo tutto sommato intimista, mi fa pensare spesso al richiamo più innocente del mondo – quando la propria figlia chiama: mamma… E temo il momento in cui assumerà un suono diverso dall’universo di fiducia e amore incondizionato che ha all’inizio. Un suono di incomprensione per una generazione diversa e per le scelte fatte da questa figura genitoriale che si chiama madre. E per l’amore che si tramuta in fastidio, incomprensione, odio…
Donna adulta oramai e teoricamente sicura di sé, bambina a causa dell’appellativo “bestiolina” pronunciato dalla madre all’arrivo in ospedale e che la getta nuovamente e con ferocia nella sua infanzia. Un’infanzia brutale e solitaria, di una povertà dolorosa. La madre di Lucy ci porterà nel paese rurale di Amgash e ci parlerà delle persone che lì abitano, persone che Lucy conosce.
“Ciascuno ha soltanto una storia. Scriverete la vostra unica storia in molti modi diversi. Ma sempre una sola ne avete”
E’ stato molto interessante incontrare l’autrice Elizabeth Strout lo scorso Settembre al Festival Letterario PordenoneLegge. In quell’occasione presentava il suo ultimo lavoro: “Tutto è possibile”. Appena uscito in Italia, è il racconto della vita di tutte quelle figure del paese di Amgash di cui aveva accennato la madre di Lucy in ospedale. Alcune di loro effettivamente erano state accennate in modo così accattivante che meritavano una storia a se stante. L’autrice stessa racconta che, durante la stesura di Mi chiamo Lucy Barton, teneva due distinte postazioni alla scrivania per scrivere il romanzo di Lucy ed in contemporanea abbozzare meglio le storie dei compaesani della famiglia Barton. In questo nuovo romanzo uno dei capitoli è dedicato proprio alla famiglia Barton – nello specifico soprattutto a Lucy, alla sorella ed al fratello.

BREVI CENNI BIOGRAFICI:
Originaria del Maine. Laureata in letteratura inglese nel 1977 e in giurisprudenza alla Syracuse University, ha insegnato al Manhattan Community College e i suoi racconti sono apparsi su Redbook, Seventeen, Oprah Magazine e New Yorker. Nel 2000 è stata tra i finalisti dell'Orange Prize ed è stata nominata per il Premio PEN/Faulkner per la narrativa. Nel 2007 ha insegnato alla Colgate University come professoressa del National Endowment for the Humanities. Nel 2009 ha vinto il Premio Pulitzer per la narrativa con Olive Kitteridge (2008) romanzo che nel 2010 le ha permesso di aggiudicarsi anche il Premio Bancarella, con l'edizione tradotta e pubblicata dalla Fazi Editore nel 2009. Vive tra il Maine e New York, con il marito James Tierney, avvocato e politico, e la figlia.

A presto,
                             

venerdì 20 ottobre 2017

Letture con Marina #23

Buongiorno lettori! Finalmente è venerdì!!! Io non avrò un weekend particolarmente rilassante visto che sarò presidente di seggio al referendum per l'autonomia della Lombardia, ma visto che questa settimana è stata durissima sono felice che sia finita! Ma la smetto di tediarmi con i fatti miei e vi lascio con Marina e con la sua rubrica Letture con Marina.

 
“Dopo sei anni di silenzio, David Leavitt torna con un romanzo esplosivo e lirico: una storia sul potere della manipolazione, sui modi in cui le persone possono cambiare in circostanze eccezionali e non essere più le stesse. La fotografia di un continente alla vigilia del disastro”.
Titolo: I due Hotel Francfort
Autore: David Leavitt  
Casa editrice: Mondadori
Traduzione: D. Vezzoli
Pagine: 247
Genere: Narrativa
Anno di pubblicazione: 2015

Sinossi: Julia e Pete Winters sono americani molto per bene e a Parigi hanno cercato una fuga dalla loro ordinaria vita matrimoniale, Edward e Iris Freleng sono eleganti, ricchi con noncuranza, due bohémien che hanno girato la costa francese sperando fino all'ultimo di non doverla lasciare. Invece il giugno del 1940 li sorprende tutti e quattro bloccati nell'atmosfera precaria, al tempo stesso seducente e trasandata, del neutrale porto di Lisbona. Dai confini di molte nazioni ormai risuonano i colpi di mortaio, ma loro aspettano senza troppa ansia l'arrivo della nave SS Manhattan che li porterà in salvo a New York, non del tutto convinti di voler rimpatriare. Si conoscono al Café Suica ed è subito evidente una tensione tra loro: entrambe le coppie nascondono un segreto che senza essere esibito le lega insieme fin dal primo istante, entrambe le coppie sono tormentate dalle convenzioni sociali e sessuali dell'epoca. Come l'Europa fatica a tenere in vita gli ultimi equilibri e affonda inesorabilmente nella guerra, così anche la stabilità dei Winters e dei Freleng comincia a cedere...

RECENSIONE:

Curioso come siamo bombardati da coincidenze, che a volerle leggere in modo “new-age”… Le coincidenze sono il mancato incontro con l’autore di questo libro durante il Festival Letterario PordenoneLegge dello scorso mese, il nome dell’Uragano (avrei voluto chiamare mia figlia Ophelia) ed infine il Portogallo, nazione che da tanto vorrei visitare, protagonista in questi ultimi giorni per gli incendi furiosi e regina indiscussa dell’ultimo romanzo di David Leavitt. Lo dico con tutto il rispetto che merita questa ennesima tragedia che sta avvenendo in Portogallo: roghi mortali alimentati dai forti venti dell’Uragano Ophelia, aiutati in questo anche da temperature anomale per la stagione e dalla siccità.                                                          
Questa volta invertendo le regole peraltro non scritte per una recensione chiara e che faccia capire esattamente al lettore di cosa si sta parlando, preciso subito che il romanzo, il primo che leggo di David Leavitt, mi è piaciuto e non per uno solo, ma per una serie di motivi. Anche e forse soprattutto perché ho potuto sposare il punto di vista di Pete Winters e rimanere al contempo spettatrice non coinvolta. Anche e soprattutto perché sono lettrice, laddove lui è protagonista maschile.

Ho parlato di Portogallo regina del romanzo, anche se avrei dovuto precisare che in realtà è proprio Lisbona a farci vagabondare per le sue strade – e poche altre cittadine o località adiacenti. Si parla invero anche di Stati Uniti, Francia e Spagna. Ma gli Stati Uniti sembrano quasi il ritratto fattoci da Edith Wharton o Henry James di un’America schietta, sicura di sé ma intrappolata nelle puritane convenzioni sociali. Paese nel quale nessuno dei nostri quattro protagonisti vorrebbero ritornare. Mentre le città europee sopra citate sono quasi mete di passaggio: ebbene sì, anche Parigi dove i protagonisti hanno vissuto, sembra essere propedeutica per il viaggio intrapreso per raggiungere “la fine dell’Europa, il confine estremo dell’Occidente”, come ci ricorda Pete Winters, voce narrante del romanzo. Ma con ordine, prego.

Ascisse ed ordinate, questo viene in mente leggendo I due Hotel Francfort, dall’incrocio delle quali abbiamo le vite che si dipanano in questa Fine del Mondo. Siamo nel 1940, i cannoni iniziano a farsi sentire in Europa, forieri di un orrore ancora per molti inimmaginabile e tutto il Bel Mondo cerca scampo viaggiando rocambolescamente, più o meno, verso Lisbona, unico porto europeo che permette la fuga su navi inviate dagli Stati Uniti per far rimpatriare i propri cittadini. La scoperta della città di Lisbona rappresenta la nostra ascissa insieme ai diversi ascensori, elevatori, ponti, etc… Un percorso orizzontale, una città, mondo, bolla – isolata dal resto delle altre grandi capitali europee, forse proprio perché così ai confini del mondo. Un mondo interrotto, una sorta di sospensione temporale che permette a Pete Winters ed al suo nuovo e casuale amico Edward, così come a tante altre persone, di scoprire Lisbona. Mentre l’ordinata, permettetemi il gioco nel significato dei termini, è la visione di questo mondo attraverso gli occhiali di Pete, rotti casualmente da Edward. Una visione distorta della realtà storica e finanche sociale. Avremo infatti bisogno di una donna, una dottoressa, per riuscire ad indossare nuovamente degli occhiali con le lenti a fuoco, verso la fine del romanzo, che ci permetteranno di avere la giusta prospettiva del luogo e del tempo nel quale ci troviamo a viaggiare.
 
Insieme ai protagonisti, una serie di personaggi – altro divertissement, chiedo venia – proprio al di fuori del mondo: donne di mezza età che indossano tutti i propri gioielli ogni volta che escono, la vita che prosegue tra danze, cocktails e feste che ci fanno intravedere il bel mondo dorato, come se al di fuori di questo non esistesse ancora l’orrore della guerra, o della povertà, o della dittatura… Un mondo che si vede attraverso la lente di una persona miope, Pete, un mondo po’ sgranato e sicuramente sdoppiato, un po’ come i due Hotel Francfort (presenti entrambi a Lisbona), in cui alloggiano le nostre coppie protagoniste: Edward e Iris, Pete e Julia.

La cosa che mi ha ulteriormente intrigata a posteriori, è stato lo scoprire un’ulteriore chiave di lettura per questo romanzo che potremmo anche definire storico, di cui naturalmente non divulgherò altro per non rovinare la sorpresa finale ai lettori.

Che grandiose figure di donne, le compagne di Pete e Edward, non sempre positive, ma sicuramente potenti (non nel senso del denaro o di incarichi).

Quante cose di cui parlare e di cui questo romanzo ci offre lo spunto. Dal dittatore portoghese del tempo, Salazar – ai costumi dell’epoca: fenomenale la dissertazione dei due uomini sulla biancheria intima delle relativi consorti. Chissà perché mi immaginavo che tutte le signore del bel mondo indossassero seta, mentre invece scopro del grossolano cotone a ricoprire le terga di giunoniche signore del bon-ton, invero più madri angosciate che amanti… c’est la vie!

Troppo, veramente troppo da dire su questo romanzo per poter sperare di essere brevi ed allo stesso tempo esaustivi ma non rivelatori. Un romanzo che si apre a mille considerazioni, scenari e rapporti interpersonali e che, una volta letta l’ultima pagina, ti attira nuovamente a sé con dettagli e curiosità da ricercare, sia a livello storico che di costume. E per ripercorrere a ritroso il romanzo nel romanzo, come se uno fosse lo specchio dell’altro, come se le porte girevoli attraverso cui passano le due coppie, potessero essere un momento nel quale si cristallizza la vita, o la scelta di vita di ciascuno di noi, prima che il movimento stesso, ininterrotto, ci porti nuovamente fuori nella vita in corsa.

A presto,
                             

mercoledì 18 ottobre 2017

Coming soon #26 - L'abbandonatrice di Stefano Bonazzi

Buongiorno lettori! Scusate l'assenza ma sono alle prese con periodi difficili e poca voglia di fare. Oggi però non potevo non segnalarvi una prossima uscita che ho scoperto ieri bazzicando su facebook.
Ma devo fare una premessa...
Era il 2014 ed un giovane autore emergente pubblicava il suo primo lavoro con Newton Compton e me lo proponeva via mail. Il giovane autore è Stefano Bonazzi ed il suo libro era A bocca chiusa  - recensione qui. Avevo adorato quel libro e lo stile di Stefano che mi ricordava molto quello di Lorenza Ghinelli, altra autrice che amo moltissimo.
Nel frattempo Stefano ha scritto altre cose - qui tutte le pubblicazioni cui ha partecipato! - ed ha continuato il suo lavoro di Artista, un artista con la A maiuscola e se non ci credete guardate i suoi meravigliosi lavori qui.
Io ho continuato a seguirlo, deliziandomi con le sue opere artistiche ed aspettando un nuovo libro. Capite bene che ieri quando attraverso il suo profilo ho scoperto che a brevissimo ne sarà pubblicato uno ho esultato ed oggi non potevo non essere qui a condividere con voi la mia felicità.
Quindi smetto di dilungarmi e vi lascio tutte le notizie necessarie per segnarvi questa uscita!!!
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Titolo: L'abbandonatrice
Autore: Stefano Bonazzi
Genere:
Narrativa
Pagine: 208
Costo: 15.00
Pubblicazione: 09 novembre 2017 - Fernandel

Descrizione: Durante l’inaugurazione della sua prima mostra fotografica, Davide riceve una chiamata: Sofia, l’amica di cui aveva perso le tracce anni prima, si è tolta la vita.
Al funerale, Davide conoscerà Diamante, figlio di Sofia. Un sedicenne scontroso e instabile che insieme al dolore si porta appresso un fardello di domande: che relazione c’era tra Davide e Sofia? Perché sua madre è scappata dall’Italia troncando ogni rapporto con amici e famigliari? Perché il suicidio?
Tornato a Bologna insieme a Diamante, Davide si ritroverà a vivere una complicata convivenza a tre che coinvolge anche Oscar, il suo compagno, e grazie alla quale riemergerà la storia di Sofia, colei che lascia per paura di essere lasciata: una storia di abbandoni e di fughe, di silenzi e di madri dai comportamenti irrazionali e inspiegabili.

L’abbandonatrice è un romanzo che racconta gli attacchi di panico e la droga, l’adolescenza e il disagio. Un romanzo sulle responsabilità che ogni scelta comporta e sulla difficoltà ad accettarne le conseguenze, a qualunque età, qualunque ruolo la vita ci abbia riservato
.

Incipit:
Sull’altro lato della strada, fra la pista ciclabile e le macchine parcheggiate, c’è un piccione riverso. Dev’essere appena successo, è difficile che resti qualcosa sull’asfalto dopo i lavaggi del mattino.
Biciclette, piedi e ruote non l’hanno ancora travolto. Ha un aspetto integro. Non fosse per quel liquido che gli esce dall’occhio, si potrebbe pensare che stia semplicemente dormendo.
Il telefono vibra nella tasca. «Sono Davide Miriani», dico.
Dovrei esordire con il mio nome d’arte, almeno oggi...
«Ciao Davide, mi chiamo Ilaria».
«...Ilaria?»
«Non ci conosciamo. Sono un’amica di Sofia».
Sofia.
È come lo scoppio di un petardo vicino ai timpani. Ora sono sordo.
È come un flash sulla retina. Ora sono cieco.
«Sofia». Neanche me ne accorgo che sto ripetendo il tuo nome.
«Sì. Noi non ci conosciamo e... ecco, non c’è un modo per dirlo, cioè... è sempre un casino... non so nemmeno se sono la persona giusta, io. Il fatto è che... Sofia... Sofia è...»
Ilaria resta in silenzio, la sento inspirare piano, dev’essersi portata una mano alla bocca per trattenere qualcosa. All’improvviso mi rendo conto di non essere il primo a udire quei sospiri e capisco cosa sta cercando di dirmi. La parola. Quella parola.
«Morta».
«Sì. Si è suicidata. Ieri».
Suicidata.
Prima la notizia è come una sberla in pieno volto, che poi si fa strada verso il basso, verso lo stomaco. Si concentra lì, vicino alle cose sepolte. Dita che premono, si fanno strada tra i muscoli, lacerano la mucosa, scavano, allargano...
Fai un lungo respiro. Te l’ha insegnato lei.


Stefano Bonazzi è nato a Ferrara nel 1983. Di professione webmaster e grafico pubblicitario, realizza composizioni e fotografie ispirate al mondo dell’arte surrealista. Le sue opere sono state esposte, oltre che in Italia, a Londra, Miami, Seul, Monaco. Nel 2014 ha pubblicato per l'editore Newton Compton il suo primo romanzo, A bocca chiusa.
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Lo voglio e lo voglio leggere al più presto! Poche righe quelle che ho deciso di trascrivere - ma se andate qui potrete leggere qualcosina in più! - poche righe che, proprio come scrive Stefano si fanno strada verso lo stomaco o, almeno, questo è l'effetto che hanno su di me. Un tema che amo e un autore che sono sicura che lo saprà rendere al meglio! Se un pochino vi fidate di me segnatevi questa data e leggete questo libro ma anche A bocca chiusa, l'esordio di Stefano.