martedì 12 gennaio 2016

Recensione #101 - Cose che il buio mi dice di Carolyne Jess-Cooke

Buonasera carissimi, come state? Prima recensione post-natalizia e ne ho altre arretrate che spero di riuscire a pubblicare presto. Come sono iniziate le vostre letture del 2016? Io non mi posso lamentare, ho preso il via con un bel ritmo che spero di riuscire a mantenere! Mi sono anche iscritta a quatto challenge di lettura... avete capito bene, quattro, io che dicevo che più di una non sarei mai riuscita a portarne avanti; ho deciso di provarci, poi al limite ne abbandonerò qualcuna in corsa se proprio non riuscirò a starci dietro! ;)
Ma passiamo al post di oggi. Vi lascio la recensione del libro Cose che il buio mi dice di Jess-Cooke Carolyn edito da Tea, 404 pagine. Della stessa autrice I diari dell'angelo custode - recensione qui

Trama: Alex ha dieci anni e vive a Belfast in una casa fredda e spoglia con la sua giovane madre, una donna precipitata da tempo negli abissi di una grave depressione. Alex è un bambino solo ma ha un amico speciale, Ruen, che nessun altro può vedere e che si manifesta sotto forme diverse e quasi mai rassicuranti. Ruen spesso lo aiuta, ma a volte gli chiede anche di fare cose cattive. Anya è una psichiatra infantile. La sua è una professione molto dura, soprattutto per chi come lei ha perso una figlia in circostanze oscure. Anya è incaricata di occuparsi del caso di Alex. Perché Alex dice di parlare e interagire con misteriose presenze che si manifestano soltanto a lui. E perché dopo il tentato suicidio della madre il bambino è rimasto solo. Sulla psichiatra e sul suo giovane paziente incombe lo stesso destino. Ruen infatti ha chiesto ad Alex di fare qualcosa di sconvolgente. Qualcosa che Alex, stavolta, non vuole fare...

Da tempo volevo leggere questo libro, da quando lo scorso anno lessi il libro d'esordio di questa autrice. Se nel primo libro ci trovavamo di fronte ad una storia di angeli, in questo secondo lavoro ci troviamo di fronte ad una storia di demoni. Evidentemente il paranormale è, per questa autrice, qualcosa da cui attingere per i suoi lavori. 
Una trama interessante questa; Alex è un bambino di Belfast, segnato da una situazione familiare molto difficile. Una madre che tenta spesso il suicidio ed un padre assente, la cui storia si capirà unicamente andando avanti nella lettura. Alex è solo, abita in una casa fatiscente e con i suoi 10 anni si ritrova spesso a fare da padre a quella sua giovane e fragile mamma. Mangia unicamente cipolle a causa della mancanza di possibilità economiche, si veste con gli abiti che il vecchio proprietario dell'appartamento in cui abita ha lasciato negli armadi e soprattutto non ha amici. Nella sua solitudine si crea un mondo parallelo fatto di demoni tra i quali uno - Ruen - che diventa il suo amico speciale, quello che sa farlo ridere al momento giusto, quello che gli è vicino nel momento del bisogno, quello per il quale si farebbe qualsiasi cosa... forse!
La situazione tragica in cui Alex vive ed i suoi atteggiamenti portano il bambino ad essere seguito dagli assistenti sociali prima, e dagli specialisti dopo. Anya è la psichiatra infantile cui viene affidato il caso di Alex; proprio Anya, con alle spalle una grande perdita e la necessità di voltare pagina.
Lo stile dell'autrice è semplice e scorrevole. La scelta narrativa è stata quella di dare voce alle due figure principali della vicenda: Alex da una parte e Anya dall'altra.
Al bambino viene data voce attraverso un diario cui lui si rivolge e che ci permette di scoprire di più sulla sua vita, sulla sue emozioni e sul rapporto che ha con i demoni; Anya racconta invece la sua storia in prima persona, quasi rivolgendosi direttamente al lettore permettendogli di sentirsi da subito coinvolto - come lei - in quel caso tanto particolare fatto di visioni, déjà-vu, strane conversazioni tra umani e demoni.
Difficile per una psichiatra come Anya credere alla possibilità che il bambino sia mentalmente stabile, difficile riuscire a non paragonare quel caso a quello di sua figlia.
Un libro che mette in luce il rapporto madre figlio e che fa riflettere su quanto gli avvenimenti dell'infanzia incidano sulla stabilità di un bambino.
Spesso saremo portati a credere che Alex si stia inventando tutto e che le sue visioni siano solo frutto della visione distorta di un bambino malato; altre volte invece crederemo che ha ragione lui, che certi demoni possano esistere e che sia solo una nostra mancanza non essere in grado di vederli. In questo l'autrice è molto brava, come lo era stata nel libro precedente, e riesce a far porre al lettori molti interrogativi, facendo allo stesso tempo tentennare ogni certezza.
I personaggi, sia umani che demoni, sono caratterizzati in modo molto dettagliato sia a livello fisico che caratteriale e ad ognuno viene dato un ruolo preciso nella storia.
Una lettura che scorre come un treno grazie proprio alla composizione a due voci di cui parlavo prima e che perde solo un po' a causa di un finale un po' banale e prevedibile; forse l'autrice avrebbe potuto osare un po' di più creando qualche colpo di scena capace di spiazzare il lettore.
Un buonissimo lavoro che consiglio a chi ama questo genere di letture.

VOTO: 


lunedì 11 gennaio 2016

Ritratto di Signora #22 - Ragazzine che donne non lo sono diventate mai

Buongiorno e buon lunedì! Oggi ritorno al lavoro dopo quasi venti giorni... sarà un lunedì particolarmente duro! Con oggi si torna anche alla normalità per quanto riguarda gli appuntamenti del blog quindi eccoci con un nuovo Ritratto di signora; oggi tocca a Monica del blog Books Land che ci lascia un ritratto molto particolare dedicato ad un gruppo di ragazzine che, purtroppo, donne non lo sono mai diventate.

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Mi sembra strano ritrovarmi qui davanti ad un computer a scrivere questo articolo.
In realtà è molto diverso dai soliti post che prepariamo per la nostra rubrica, perché una volta tanto non vi parlerò di donne coraggiose o da prendere come esempio, questo mese il ritratto è dedicato ad un gruppo di ragazzine che donne non lo sono mai diventate. 
Era il 6 Dicembre 1990 ed era una giornata come tante.
Quel giorno avevo l’interrogazione in Storia dell’Arte, il che voleva dire che il pomeriggio precedente lo avevo passato sui libri per preparami, perché con quella materia era così: studiavi tutto il giorno prima senza sosta, ma alla fine il risultato era garantito. In fin dei conti non era una brutta materia, e se riuscivi ad incantare la professoressa con mille parole, alla fine il bel voto lo portavi a casa. 
E così fu. Un otto da raccontare alla mamma, un bel voto per passare un pomeriggio tranquillo tra compiti e libri.
Quello doveva succedere una volta tornata a casa, ed invece in pochi minuti tutto cambiò.
Al suonare della campanella cambiammo aula, e sulla porta intravidi la professoressa di Filosofia che si asciugava le lacrime. 
Bastarono poche e semplici parole per cambiare il corso di quella giornata: un aereo militare era caduto accidentalmente su una scuola di periferia.
In quella scuola, il Salvemini di Casalecchio di Reno (Bo), c’erano centinaia di ragazzi, insegnanti, bidelli, persone che come tutti i giorni si erano recati a scuola per compiere il proprio dovere.
In quella scuola, undici ragazze ed un ragazzo di quindici anni persero la vita.

Quel che successe dopo l’impatto ve lo lascio immaginare. Allora non avevamo internet, ma fin dal primo pomeriggio fummo bombardati dalle immagini televisive.
Il fumo, le urla, ragazzi in jeans che piangevano disperati, e quel buco nel muro della scuola così grande da non sembrare neanche reale.

Il 6 Dicembre 1990 furono spezzate dodici vite, dodici vite che non poterono tornare a casa da scuola e raccontare la loro giornata, spiegare di aver preso un bel voto, giocare con la fantasia e immaginare il loro futuro.

A distanza di venticinque anni spesso mi capita di pensare a loro, a quelle ragazze che donne non sono potute diventare.
Cosa avrebbero fatto oggi ormai quarantenni? Alcune di loro sarebbero state madri, altre mogli, donne in carriera o casalinghe in lotta con i conti che non tornano, i figli che ti fanno impazzire…

Ed invece guardo la loro foto, quella classica che in primavera veniva scattata nel giardino della scuola. I visi sorridenti e fiduciosi, le mani che si intrecciano a suggellare un’amicizia che forse durerà tutta una vita.

Quelle ragazze eravamo noi. Noi con i nostri sogni, le nostre prime delusioni d’amore, noi speranzose di fare qualcosa di grande e di lasciare il segno in questa vita.

Dei giorni successivi all’incidente ho un vago ricordo, perché le emozioni erano troppo grandi da gestire, perché una di quelle ragazze la conoscevo, perché come spesso accade in questo paese fin tanto che il cadavere è caldo bisogna sbatterlo in TV a tutti i costi, e la mia mente di sedicenne era davvero troppo piena di confusione, rabbia e dolore.

Il giorno dei funerali tutti insieme chiedemmo una cosa: che un incidente del genere non capitasse mai più. Stringevamo in mano i nostri fiori bianchi, con una targhetta applicata su cui c’era scritta proprio quella frase “Mai più”.
Mai più dolore, mai più incidenti assurdi (e ancora oggi senza un colpevole), mai più scuole senza scale antincendio, ma più morti inutili.


Venticinque anni sono passati e purtroppo le cose non sono cambiate molto, questo mio ritratto più che altro è per ricordare, perché qui in Italia si dimentica troppo in fretta.

Penso che quelle dodici anime sarebbero diventate delle belle persone da grandi, questo è quello che mi piace credere.
Penso che questi ragazzi non debbano essere ricordati solo una volta l’anno.
Penso che se c’è una giustizia, allora forse un giorno qualcuno pagherà per questi morti.
Ma soprattutto penso a voi: Deborah, Laura, Sara, Laura, Tiziana, Antonella, Alessandra, Dario, Elisabetta, Elena, Carmen e Alessandra.. ovunque voi siate vivrete per sempre nel mio ricordo. 


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Potrete trovare questo post sui blog:


Grazie mille a tutti per l'attenzione.

Daniela, Monica, Miki, Francesca, Federica e Jennifer

venerdì 1 gennaio 2016

Top Ten 2015

Buon anno lettori!!! Siete svegli??? State ancora cercando di risollevarvi dai bagordi della scorsa notte?
Oggi sono qui, come ogni primo dell'anno a tirare un po' le somme. Come è stato il vostro 2015? Non è andato poi così male o siete felici di esservelo finalmente lasciato alle spalle? Come anno in se lo saluto senza troppa malinconia, sperando che il 2016 possa portarmi qualcosa di meglio (ma lo dico ogni anno...)
Ormai è una consuetidine, da quando questo blog ha aperto i battenti ho pubblicato la mia Top Ten dell'anno appena trascorso, ed anche quest'anno non sarò da meno. Siete pronti a scoprire i libri che mi sono entrati dentro? Quelli che, sono sicura, ricorderò sempre con gli occhi a cuoricino!
Vi elencherò come sempre 10 libri in ordine di gradimento - opinione personalissima - ed inserirò nel titolo il collegamento alla recensione in modo da poterla leggere se ve la siete persa oppure rileggerla se lo vorrete.
Superandomi ampiamente in termini di letture rispetto lo scorso anno, sono anche stata fortunatissima perchè pochissime sono state le delusioni libresche e tantissimi i libri adorati tra quelli letti per un totale di più di 22000 pagine! Elenco completo qui. 
Bando alle chiacchiere, cominciamo! Siete pronti?

1° POSTO: 

QUALCOSA DI VERO di Barbara Fiorio
Questo libro e la sua autrice sono stati per me la vera scoperta di questo anno libresco! Un libro che ho consigliato a tutti fino allo sfinimento e che mai mi stancherò di consigliare.
Una lettura ironica, ma anche sensibile. Con una trama apparentemente semplice che racchiude invece un'attenzione profonda, la Fiorio è riuscita ad analizzare e far interagire il mondo degli adulti con quello dei bambini in modo perfetto, emozionante e divertente.
Un attenzione particolare ai personaggi e all'interazione che questi hanno tra di loro rende questo libro assolutamente perfetto!
Trama: A rincasare ubriachi nel cuore della notte si rischia di inciampare in qualsiasi cosa: un gradino, i lacci delle scarpe, uno stuoino fuori posto. Ma se ti chiami Giulia, sei una pubblicitaria di successo e per te l'infanzia è solo una nicchia di mercato, puoi anche inciampare in una camicia da notte con una bambina dentro: Rebecca, la figlia della nuova vicina. Allora, tra i fumi dell'alcol, puoi persino decidere di ospitarla per una notte sul tuo divano. Salvo poi rimanere invischiata in sessioni di fiabe da raccontarle ogni volta che la madre, misteriosamente, non c'è. Da Cenerentola a Pollicino, da Raperonzolo alla Sirenetta, purché siano sempre le versioni originali: quelle di Perrault, dei Grimm e di Andersen, dove i ranocchi si trasformano in principi soltanto se li lanci contro un muro, e non sono certo i baci a risvegliare le più belle del reame. Se invece ti chiami Rebecca e sei arrivata da poco in città, puoi provare a conquistare i compagni di classe con le "fiabe vere". Salvo poi imbatterti nelle temibili bimbe della Gilda del cerchietto, pronte a screditarti con le versioni edulcorate della Disney. E forse, nonostante i tuoi nove anni, cercherai di far capire a Giulia, la tua amica del pianerottolo, che, anche se i principi azzurri nella realtà non esistono, l'uomo giusto a volte è più vicino di quanto si pensi. Ciò che ancora non sai è che la verità costa cara. E non solo perché certe cose è meglio non raccontarle, specie quando ci sono di mezzo i segreti degli adulti.


2° POSTO:

FIORE DI FULMINE di Vanessa Roggeri.
Questo libro è stata una conferma dell'estrema capacità narrativa della sua scrittrice, al secondo romanzo con Garzanti dopo l'esordio con Il cuore selvatico del ginepro.
Un libro che parla di donne questo dove, come nel suo romanzo d'esordio, Vanessa mette a confronto figure femminili con personalità differenti, vittime e carnefici, e lo fa costruendo una storia convincente, avvolta in quell'alone di mistero che affascina e che porta il lettore a diventarne dipendente.
Un libro che ha saputo tenermi incollata a se fino alla fine grazie ad uno stile unico e assolutamente riconoscibile.
Trama: 1899. È quasi sera, quando all’improvviso il cielo si fa livido mentre enormi nuvole nere galoppano a colorare gli ultimi raggi di sole. Da sempre, la prima cosa da fare è rintanarsi in casa, coprire gli specchi e pregare che il temporale svanisca presto. Eppure la piccola Nora, undici anni e il coraggio più scellerato che la gente di Monte Narba abbia mai visto, non ha nessuna intenzione di mettersi al riparo. Nora vuole sfidare il vento che soffia sempre più forte e correre sulla cima della collina. È appena arrivata sotto una grande quercia quando un fulmine la colpisce sbalzandola lontano, esanime. Per tutto il piccolo villaggio sardo dove è cresciuta la bambina è morta. Ma non è quello il suo destino. Nora riapre i suoi enormi occhi verdi, torna alla vita. Il fulmine le ha lasciato il segno di un fiore rosso sulla pelle bianca e la capacità di vedere quello che gli altri non vedono. Nella sua famiglia nessuno la riconosce più. Non sua madre, con cui amava ricamare la sera alla luce fioca di una candela, né i suoi fratelli, adorati compagni di scorribande nei boschi. C’è un nome per quelle come lei, bidemortos, coloro che vedono i morti, e tutti ne hanno paura. È diventata una reietta, una maledetta. Nel piccolo paese non c’è più posto per lei. La sua nuova casa è Cagliari, in un convento, dove Nora chiude la sua anima in un guscio di dolore, mentre aspetta invano che qualcuno venga a prenderla. Finché un giorno, una donna vestita di nero, elegante e altera, si staglia sulla soglia dell’istituto. È Donna Trinez, una ricca viscontessa. Lei conosce la storia di Nora, sa cosa significa perdere una parte della propria anima e decide di aiutarla. Perché uno sguardo buono e una carezza possono far rifiorire anche un cuore ferito…

3° POSTO:

VOLI ACROBATICI E PATTINI A ROTELLE di Fannie Flagg.
Un colpo di scena dopo l'altro mi hanno fatto amare incondizionatamente questo libro! Ero sicura che la Flagg fosse una garanzia dopo aver letto Pomodori verdi fritti al caffè di Whistle Stop, ma con questo credo si sia proprio superata. Un libro con un'ambientazione storica inusuale che ha saputo far convivere delle parti divertentissime con altre tragiche senza mai sbagliare un colpo. Come non adorare le protagoniste femminili di questa storia? Un libro da leggere!
Trama: La signora Sookie di Point Clear, in Alabama, ha appena accompagnato all’altare l’ultima delle sue figlie e si prepara a godersi il meritato riposo. Un giorno però, Sookie riceve una lettera dalla figlia dell’ex governante di sua madre, morta di recente, che le rivela una verità inaspettata. Da quel momento inizia per lei un’avventura nel passato, precisamente nella California degli anni Quaranta, dove un’irrefrenabile donna di nome Fritzi ha rilevato assieme alle sorelle la stazione di servizio del padre. La Wink’s Phillips 66, una pompa di benzina gestita da sole ragazze e per di più in pattini a rotelle, diventa presto leggenda. Un viaggio tra i decenni e le generazioni, durante il quale la realtà, pagina dopo pagina, tra qualche lacrima e tanti sorrisi, si ridisegna nelle forme più inaspettate.

4° POSTO:

UN TERREMOTO A BORGO PROPIZIO di Loredana Limone.
L'ultimo capitolo della storia del Borgo mi ha letteralmente conquistata. Con uno stile in crescita rispetto ai libri precedenti l'autrice ha saputo portarmi per mano tra le macerie di un paese da poco rinato ed un'altra volta segnato da un destino crudele. Fantastici i personaggi che popolano le sue stradine ognuno con una caratterizzazione particolareggiata e unica.
Trama: A Borgo Propizio va in scena la vita che, si sa, è fatta di cose belle e di cose brutte. Cose belle, il borgo ne ha tante da sfoggiare da quando è risorto a nuova vita, con il Castelluccio restaurato e le imbellettate case del contado, ora affacciate sull’elegante pavé a coda di pavone della piazza del Municipio, e con l’elettrizzante fermento culturale che si respira già fuori della cinta muraria e che sicuramente fa rodere il fegato a fior di città d’arte. Ma un giorno qualcosa di molto brutto, un violento sisma, arriva inclemente a distruggere ampia parte del centro storico, gettando nella disperazione i propiziesi che tanto amano il loro paese. La villa del Comune sembra una scatola con il coperchio sfondato; il pavé è sprofondato quasi agli inferi; i lampioni, ora ciechi e senza luce, con le bocce frantumate, appaiono piegati alla catastrofe; le botteghe e le abitazioni sono squarciate, orribilmente. Felice Rondinella, appassionato sindaco, vive l’immane disastro come un fallimento personale, e Padre Tobia si sente troppo stanco per portare il peso della croce. Perché non si tratta solo del terremoto: al borgo i peccati sono diventati incontenibili e le confessioni scandalo allo stato puro. Non si capisce più nulla, tutto è sottosopra. L’unico fatto certo è che il professor Tranquillo Conforti, trovato a terra nella Viottola Scura, non ha avuto un infarto mentre scappava, spaventato dalle scosse, ma è stato ucciso. Un assassino a Borgo Propizio? La faccenda si complica….

5° POSTO:

AMEDEO, JE T'AIME di Francesca Diotallevi
L'anno scorso questa autrice si è posizionata al primo posto della mia top ten con il suo meraviglioso libro d'esordio - Le stanze buie - e quest'anno con estramo piacere la ritrovo qui, ancora tra i miei preferiti con una storia tratta dalla vita del famosissimo pittore Amedeo Modigliani. Romanzando l'amore del pittore con Jeanne Hébuterne Francesca ha saputo ancora una volta portarmi in un periodo storico e in un'ambientazione particolare e incredibilmente descritta.
Avevo altissime aspettative per questo nuovo libro perché ritengo Francesca un’autrice capace di prendere il lettore per mano e portarlo ovunque lei voglia.Le mie aspettative non sono state per niente deluse.
Trama: Parigi, 1917. Jeanne Hébuterne ha solo diciannove anni quando, a una festa di Carnevale, incontra il pittore Amedeo Modigliani. Soprannominato Maudit, maledetto, Modigliani è conosciuto nel quartiere di Montparnasse per lo stile di vita dissoluto e il carattere impetuoso, oltre che per i malinconici ritratti dagli occhi privi di pupille che nessuno vuole comprare. Lei, timida aspirante pittrice con le ali tarpate da una rigida famiglia cattolica, non può fare a meno di sentirsi finalmente attratta da quest'uomo bello e povero, che sembra vivere di sogni apparentemente irrealizzabili e affoga dolori e frustrazioni nell'alcol e nella droga. Per lui lascia ogni cosa, mettendo da parte le proprie aspirazioni, e si trasforma in una compagna fedele e devota, pronta a seguirlo ovunque, come un'ombra, anche oltre la soglia del nulla. Struggente e tormentata, la loro storia scardinerà ogni convenzione, indifferente a regole e tabù, lasciandosi guidare dall'unica legge a cui non ci si può sottrarre: quella del cuore. Amore e morte si mescolano, in questo romanzo, alla passione che anima il cuore di un artista, al desiderio di riuscire ad afferrare una scintilla di infinito. 
6° POSTO:

IL LADRO DI NEBBIA di Lavinia Petti.
Un esordio con i fiocchi quello di questa gionave autrice nostrana! Una capacità di creare un mondo fantastastico assolutamente credibile creando una storia convincente, mai monotona, le cui vicende si intrecciano in maniera complessa e mai confusionaria. Pur ricordando alcune atmosfere quelle di autori conosciuti, è un libro assolutamente unico nel suo genere, con una storia così particolare, così articolata e così capace di far viaggiare la fantasia anche di chi - come me - di solito preferisce letture con i piedi per terra, meno fantasy.
Trama: Antonio M. Fonte è uno scrittore di enorme successo, ma per lui fama e ricchezza non hanno alcun significato. Stralunato e sociopatico, vive in una vecchia casa dei Quartieri Spagnoli di Napoli con la gatta Calliope, e se non ci fosse il suo agente letterario a ricordargli scadenze e doveri sarebbe incapace di distinguere ciò che è reale da ciò che forse non lo è. Ma un giorno, in mezzo alle migliaia di lettere dei suoi ammiratori, Antonio ne riceve una che non può ignorare. Datata quindici anni prima, è indirizzata a una donna che Antonio non crede di avere mai conosciuto. Solo il nome del mittente gli è familiare, perché è il suo. Quella lettera l'ha scritta lui, senza alcun dubbio. Quelle parole accennano a un ricordo smarrito e a un uomo che è stato ucciso, forse da lui stesso. Ma Antonio di tutto questo non ricorda nulla. Il giorno del suo cinquantesimo compleanno, si perde nei vicoli di Napoli e in un palazzo mai visto prima incontra uno strano personaggio che ha la mania di raccogliere tutto ciò che gli uomini perdono: nel suo Ufficio Oggetti Smarriti non si trovano solo mazzi di chiavi, libri o calzini spaiati, ma anche ricordi di giochi infantili, amori giovanili, speranze e sogni dimenticati. Antonio intuisce che è da lì che deve partire per ritrovare il filo del suo passato e risolvere l'enigma della lettera. Ma quell'enigma nasconde arcani ancora più insondabili: il segreto di una città che cambia forma e aspetto, l'avventura di un viaggio imprevedibile...

7° POSTO:

L'INVENZIONE DELLE ALI di Sue Monk Kidd.
Un libro tratto da una storia vera ricco di sentimenti e di spunti di riflessione. Un libro che entra dentro grazie alle voci delle due protagoniste - Sarah e Hetty - così diverse ma così estremamente simili.
Solo alla fine l'autrice ci svelerà quali parti della storia sono realmente accadute e quali invece sono frutto della sua fantasia.
Un'opera assolutamente completa ed azzeccata proprio anche grazie alle parti frutto di fantasia ed al taglio romanzato che gli è stato dato.
Trama: Charleston, South Carolina, 1803. Quando per il suo undicesimo compleanno Sarah Grimké riceve in regalo dalla madre una schiava della sua stessa età di nome Hetty, cerca inutilmente di rifiutare quello che le regole vigenti impongono. Hetty anela alla libertà, soffoca tra le mura domestiche della ricca e privilegiata famiglia Grimké, vorrebbe fuggire lontano e Sarah promette di aiutarla. Come Hetty, anche lei è in qualche modo prigioniera di convenzioni e pregiudizi: in quanto donna non le viene permesso di realizzare il suo più grande desiderio, quello di diventare una giurista come il padre e i fratelli. Sarah sogna un mondo migliore, libero dalla schiavitù, che lei considera come un terribile abominio, e instaura con Hetty un rapporto speciale, insegnandole di nascosto a leggere e a scrivere nell'intento di aiutarla a emanciparsi. Seguiamo così il rapporto difficile ma speciale tra una ricca ragazza bianca e la sua schiava nera e le loro vicende umane nel corso di trentacinque anni, cui si aggiungono quelle della giovane sorella di Sarah, Nina, con la quale lei si batterà a favore dei diritti civili delle donne, dei più deboli e degli emarginati e contro la discriminazione razziale. In questo romanzo che celebra il potere dell'amicizia e della solidarietà al femminile, Sue Monk Kidd evoca il mondo di contrasti scioccanti del profondo Sud, ispirandosi alla storia vera di due pioniere del femminismo americano. 

8° POSTO:

LA TENTAZIONE DI ESSERE FELICI di Lorenzo Marone.
Cesare...come non amare quel burbero, dispotico, attaccabrighe vecchietto? Burbero, poco incline ai sentimentalismi, amante delle donne prosperose, litigioso con la figlia, indifferente con il figlio e poco adatto a fare il nonno. Ma Cesare è anche profondo, dolce, un uomo che la vita la prende a morsi per non rimanere con l'amaro in bocca, un uomo che tiene alla sua famiglia molto più di quanto apparentemente voglia far credere e che sa farsi in quattro per gli altri anche quando il buon senso gli direbbe di lasciar perdere. Cesare è un pezzettino di ognuno di noi e forse noi lo amiamo proprio per questo!
Trama: Cesare Annunziata potrebbe essere definito senza troppi giri di parole un vecchio e cinico rompiscatole. Settantasette anni, vedovo da cinque e con due figli, Cesare è un uomo che ha deciso di fregarsene degli altri e dei molti sogni cui ha chiuso la porta in faccia. Con la vita intrattiene pochi bilanci, perlopiù improntati a una feroce ironia, forse per il timore che non tornino. Una vita che potrebbe scorrere così per la sua china, fino al suo prevedibile e universale esito, tra un bicchiere di vino con Marino, il vecchietto nevrotico del secondo piano, le poche chiacchiere scambiate malvolentieri con Eleonora, la gattara del condominio, e i guizzi di passione carnale con Rossana, la matura infermiera che arrotonda le entrate con attenzioni a pagamento per i vedovi del quartiere. Ma un giorno, nel condominio, arriva la giovane ed enigmatica Emma, sposata a un losco individuo che così poco le somiglia. Cesare capisce subito che in quella coppia c'è qualcosa che non va, e non vorrebbe certo impicciarsi, se non fosse per la muta richiesta d'aiuto negli occhi tristi di Emma... I segreti che Cesare scoprirà sulla sua vicina di casa, ma soprattutto su se stesso, sono la scintillante materia di questo romanzo, capace di disegnare un personaggio in cui convivono, con felice paradosso, il più feroce cinismo e la più profonda umanità. 

9° POSTO:


ACQUANERA di Valentina D'urbano.
Uno dei primi libri letti nel 2015. Una lettura che ha saputo prendermi come una droga e non mi ha permesso di smettere di leggere finchè non ne ho letta l'ultima parola. Un'autrice che è diventata una delle mie preferite e di cui ho letto quasi tutto! Un romanzo particolare questo, dall'atmosfera buia e a tratti macabra. Un libro che colpisce come un pugno allo stomaco, che lascia attoniti in più di un'occasione. Anche questo libro, come molti letti quest'anno, parla di donne - non è stata una cosa voluta - e devo dire che questo particolare mi ha colpito. Resta il mio preferito tra quelli di Valentina.
Trama: È un mattino di pioggia gelida, che cade di traverso e taglia la faccia, quello in cui Fortuna torna a casa. Sono passati dieci anni dall'ultima volta, ma Roccachiara è rimasto uguale a un tempo: un paesino abbarbicato alle montagne e a precipizio su un lago, le cui acque sembrano inghiottire la luce del sole. Fortuna pensava di essere riuscita a scappare, di aver finalmente lasciato il passato alle spalle, spezzato i legami con ciò che resta della sua famiglia per rinascere a nuova vita, lontano. Ma nessun segreto può resistere all'erosione dell'acqua nera del lago. A richiamarla a Roccachiara è un ritrovamento, nel profondo del bosco, che potrebbe spiegare l'improvvisa scomparsa della sua migliore amica, Luce. O forse, a costringerla a quel ritorno è la forza invisibile che ha sempre unito la sua famiglia: tre generazioni di donne tenaci e coraggiose, ognuna a suo modo. E forse, questa volta, è giunta l'ora che Fortuna dipani i segreti nascosti nella storia della sua famiglia. Forse è ora che capisca qual è la natura di quella forza invisibile, per riuscire a darle un nome. Sperando che si chiami amore.

10° POSTO:

L'IMPREVEDIBILE PIANO DELLA SCRITTRICE SENZA NOME di Alice Basso.
Un esordio con i fiocchi quello di questa autrice nostrana.
Una protagonista - Vani, ghostwriter di mestiere - che sa far breccia nel cuore dei lettori per la sua schiettezza e per la sua caratterizzazione così umana e reale; caratterizazione che l'autrice sa gestire sapientemente anche per gli altri personaggi del romanzo.
Un libro divertente e irriverente ma che denota anche unagrandissima cultura letteraria e musicale che l'autrice dissemina in modo per niente casuale nei libri che Vani scrive e nei dialoghi tra i personaggi.

Trama: Dietro un ciuffo di capelli neri e vestiti altrettanto scuri, Vani nasconde un viso da ragazzina e una innata antipatia verso il resto del mondo. Eppure proprio la vita degli altri è il suo pane quotidiano. Perché Vani ha un dono speciale: coglie l'essenza di una persona da piccoli indizi e riesce a pensare e reagire come avrebbe fatto lei. Un'empatia profonda e un intuito raffinato sono le sue caratteristiche. E di queste caratteristiche ha fatto il suo mestiere: Vani è una ghostwriter per un'importante casa editrice. Scrive libri per altri. L'autore le consegna la sua idea, e lei riempie le pagine delle stesse parole che lui avrebbe utilizzato. Un lavoro svolto nell'ombra. E a Vani sta bene cosi. Anzi, preferisce non incontrare gli scrittori per cui lavora. Fino al giorno in cui il suo editore non la obbliga a fare due chiacchiere con Riccardo, autore di successo in preda a una crisi di ispirazione. I due si capiscono al volo e tra loro nasce una sintonia inaspettata fatta di citazioni tratte da Hemingway, Fitzgerald, Steinbeck. Una sintonia che Vani non credeva più possibile con nessuno. Per questo sa di doversi proteggere, perché, dopo aver creato insieme un libro che diventa un fenomeno editoriale senza paragoni, Riccardo sembra essersi dimenticato di lei. E quando il destino fa incrociare di nuovo le loro strade, Vani scopre che le relazioni, come i libri, spesso nascondono retroscena insospettabili.

Non è stato semplice quest'anno stilare questa lista, perchè ho letto tantissimo rispetto al solito e, fortunatamente, sono incappata in moltissimi libri belli! Molte letture erano a pari merito ed ovviamente ho dovuto fare una scelta, se potessi farei un elenco molto più lungo ma di Top Ten si tratta!! Solo ora che sono arrivata alla fine di questo resoconto mi rendo conto che c'è un solo autore maschile e guardando la totalità dei libri letti quest'anno mi accorgo solo ora di aver letto molti più libri di donne che di uomini. Inoltre, sempre parlando nella totalita, mi accorgo con orgoglio di aver letto molti più libri di autori/autrici italiani rispetto a quelli stranieri e tantissimi esordi. Quindi viva il made in Italy e vivi gli esordi letterari coi fiocchi.
Ed ora tocca a voi! Se ne avete una, lasciatemi la vostra top ten in modo che io possa sbirciare dei nuovi libri magari da mettere in lettura in questo 2016 appena cominciato; o almeno ditemi qual è stato il libro più bello in assoluto letto in questo anno che se ne è appena andato.

Buon 2016

mercoledì 23 dicembre 2015

Recensione #100 - 9 giorni di Gilly Macmillan

Buongiorno carissimi, come state? Ultimo giorno di lavoro prima delle tanto sognate vacanze natalizie. Voglio riposarmi, leggere, passare del tempo con la mia famiglia! Tutte cose normalissime che però nella quotidianità vengono sempre un po' assorbite dai mille impegni lavorativi quotidiani. Non so quanto sarò presente nelle porssime settimane, visto che farò il ponte fino alla befana ma sicuramente il blog non sarà abbandonato a se stesso anche perchè mica posso esimermi dal redigere la mia Top Ten annuale, quindi spero che avrete voglia, ogni tanto, di passare di qui.
Ho cercato fino ad ora di diminuire il più possibile le recensioni arretrate e devo dire che sono abbastana soddisfatta; la fine dell'anno è vicina e non vorrei portarmi nel nuovo anno un bagaglio troppo pesante di recensioni ancora da pubblicare!
Ma passiamo al post di oggi. Vi lascio la recensione di un thriller d'esordio: 9 giorni di Gilly Macmillan, pag. 416, edito da Newton Compton.

Trama: Rachel Jenner è sconvolta e in preda al panico: suo figlio Ben, di soli otto anni, è scomparso, e lei non sa come affrontare questa tragedia. Inoltre, a peggiorare la situazione, ci sono gli obiettivi della stampa e le telecamere delle TV che seguono lo sviluppo del caso e le stanno con il fiato sul collo. È vero, ha commesso una leggerezza: ha perso per un attimo di vista Ben e lui è sparito e ora tutto il Paese pensa che lei sia una madre sprovveduta e vada condannata. Ma cosa è successo veramente in quel tragico pomeriggio? Stretta fra il dramma di aver perso il figlio, le sempre più serrate indagini della polizia e la pubblica gogna dei media, Rachel deve affrontare un’altra agghiacciante realtà: tutto quello che sa di sé e dei suoi cari si rivela una gigantesca bugia. E non c’è più nessuno, nemmeno nella sua famiglia, di cui la donna possa fidarsi. Il tempo stringe e forse il piccolo Ben potrebbe essere ancora salvato, ma l’opinione pubblica ha già deciso. E tu, da che parte starai?

Ho letto questo libro subito dopo aver letto La ragazza nella nebbia, l'ultimissimo lavoro di Donato Carrisi, che avevo recensito qui.
Non so se leggere questi due libri in sequenza sia stata una saggia scelta; entrambi parlano di una scomparsa anche se trattata in maniera totalmente differente. Diciamo che finite le due letture ho cambiato completamente genere perchè avevo bisogno di staccare in modo netto!
Come dicevo questo libro tratta di una scomparsa, quella di un bambino di otto anni, Benedict Finch, e delle indagini svolte per riuscire a ritrovarlo.
9 giorni comincia dalla fine - ormai è un classico soprattutto nei thriller - un anno dopo la scomparsa di Ben - anche se non è dato sapere se il ragazzino è stato ritrovato e come - ed i protagonisti principali tirano le somme di quello che la vicenda ha lasciato loro addosso. C'è Rachel, una madre riflessiva e segnata dalla vicenda e c'è Jim - o detective Clemo - cui lo strascico della vicenda ha lasciato insonnia e necessità di uno psicologo. Sono loro che per tutto il libro ci racconteranno i punti salienti della vicenda: dal momento della sparizione di Ben all'epilogo della questione. Inframmezzati ai capitoli raccontati da Rachel e da Jim ci sono quelli sempre dedicati a Jim, ma raccontati dalla dottoressa Manelli ed impostati come un trascrizioni registrate delle sedute con il detective; questo espediente narrativo permette di variare più volte il punto di vista permettendo al lettore di farsi un quadro completo della storia.
Ben sparisce in una domenica qualunque, in un bosco di Bristol dove ogni settimana con la madre si reca a far scorazzare il proprio cane. È un attimo, il tempo di precedere la madre alle altalene del bosco e di lui si perdono le tracce. Da quel momento comincia la corsa contro il tempo: la polizia da una parte, la famiglia dall'altra. Difficile per i poliziotti non permettere al caso di assorbirli completamente sia dal punto di vista fisico che mentale; difficile per la famiglia non accusarsi a vicenda ricercando colpe di negligenza nel comportamento. E anche l'opinione pubblica fa la propria parte, incolpando una madre già provata dalla scomparsa del figlio con accuse di incapacità genitoriale.
L'autrice riesce per tutto il libro ad intrecciare le vicende in modo realistico ed attento, dando ad ogni personaggio un peso importante ed una caratterizzazione dettagliata soprattutto dal punto di vista caratteriale. Il rapporto tra polizia e famiglia assume un ruolo importantissimo nel dipanarsi della questione e permette al lettore di vivere la scomparsa di Ben da entrambi i punti di vista.
Da subito diverse ipotesi si fanno strada nella mente di chi legge e l'autrice è brava a farle rimanere credibili fino alla fine commettendo pochissimi errori che però verso i tre quarti del libro mi hanno permesso di arrivare alla soluzione non permettendomi di rimanere a bocca aperta alla conclusione del caso.
Quello che mi ha affascinato di questo libro, più che il mistero in se, è la grande attenzione mostrata verso il risvolto psicologico lasciato dalla scomparsa sia sulla famiglia - ma questo è abbastanza ovvio - che sugli agenti che si ritrovano a indagare su un caso legato ad un bambino, sulla sua possibile morte e sulla necessità di arrivare ad una soluzione il prima possibile in quanto ogni minuto può essere prezioso.
All'inizio di ogni parte - ognuna delle quali rappresenta un giorno - sono citate alcune frasi legate alla scomparsa di minori prese da fonti reali che si occupano quotidianamente di questi temi.
Un esordio che promuovo a pieni voti quello della Macmillan, dalla cui penna spero di poter trovare in futuro una nuova e piacevole lettura.
Per oggi è tutto, non credo che domani ci sentiremo qui, visto che a casa mia ci si siede a tavola alla vigilia e ci si rialza a Santo Setefano, ma avremo modo di farci gli auguri di Natale!

VOTO: