lunedì 19 febbraio 2018

Recensione #228 - Magari domani resto di Lorenzo Marone

Buongiorno lettori, come va? Scusate l'assenza della scorsa settimana ma purtroppo ho avuto mio figlio malato da mercoledì sera fino al weekend e questo non mi ha permesso di occuparmi del blog ma, ne sono certa, mi capirete!
Oggi torno con una nuova recensione, quella del libro Magari domani resto di Lorenzo Marone, edito da Feltrinelli, 315 pagine, che Baba del blog Desperate Bookswife mi ha regalato per Natale sapendo che altrimenti avrei fatto passare ancora troppo tempo prima di leggerlo.

Sinossi: Chiamarsi Luce non è affatto semplice, specie se di carattere non sei sempre solare. Peggio ancora se di cognome fai Di Notte, uno dei tanti scherzi di quello scombinato di tuo padre, scappato di casa senza un perché. Se poi abiti a Napoli nei Quartieri Spagnoli e ogni giorno andare al lavoro in Vespa è un terno al lotto, se sei un avvocato con laurea a pieni voti ma in ufficio ti affidano solo scartoffie e se hai un rottame di famiglia, ci sta che ogni tanto ti "arraggi" un po'. Capelli corti alla maschiaccio, jeans e anfibi, Luce è una giovane onesta e combattiva, rimasta bloccata in una realtà composta da una madre bigotta e infelice, da un fratello fuggito al Nord, da un amore per un bastardo Peter Pan e da un lavoro insoddisfacente. Come conforto, solo le passeggiate con Alleria, il suo Cane Superiore, unico vero confidente, e le chiacchiere con l'anziano vicino don Vittorio, un musicista filosofo in sedia a rotelle. Finché, un giorno, a Luce viene assegnata una causa per l'affidamento di un minore. All'improvviso, nella sua vita entrano un bambino saggio e molto speciale, un artista di strada giramondo e una rondine che non ha nessuna intenzione di migrare. La causa di affidamento nasconde molte ombre, ma è forse l'occasione per sciogliere nodi del passato e mettere ordine nella capatosta di Luce. Risolvendo un dubbio: andarsene, come hanno fatto il padre, il fratello e chiunque abbia seguito l'impulso di prendere il volo, o magari restare, trovando la felicità nel suo piccolo pezzettino di mondo?

Da dove cominciare per parlare di questo libro? Forse partendo dai libri precedenti, da quello che Marone ci ha regalato prima con un vecchio burbero rubacuori come Cesare ne La tentazione di essere felici - recensione qui - poi con un quarantenne insicuro come Erri e la sua grande famiglia allargata ne La tristezza ha il sonno leggero - recensione qui -; il primo un libro dove il protagonista è uno, molto ben delineato, e gli altri la fanno da contorno ed il secondo un libro in cui il protagonista lascia spazio a tutti gli altri creando una sorta di commedia all'italiana, in cui ogni gesto nasce e vive in funzione di un unicum inscindibile. Dopo questi due romanzi arriva il terzo, Magari domani resto, in cui per la prima volta l'autore veste i panni di una donna - e che donna! - Luce, nata e cresciuta ai Quartieri spagnoli, allevata da una mamma che dopo la fuga del padre ha dovuto rimboccarsi le maniche pur di far studiare quei figli e tenerli fuori da un futuro già segnato perchè, si sa, quella parte di città non fa sconti a nessuno. Luce è tosta, cazzuta, arrabbiata con il mondo - una sorta di Cesare Annunziata donna - che nella vita lavorativa è riuscita a diventare avvocato - anche se in realtà fa il passacarte - ma che nella vita privata è insicura, incapace di collocarsi, impaurita e sola. Eh già, perchè sembra che tutti intorno a lei abbiano la necessità di fuggire. È lei che ci narra la storia in prima persona, raccontandoci del suo presente ma anche, tantissimo, del suo passato.
Per tutta la prima metà del libro questo personaggio è apparentemente l'unico che conta, un sorta di romanzo finalizzato a Luce ed ai suoi pensieri ed è in questa prima parte di romanzo che io ho fatto più fatica ad entrare in empatia con lei, quasi come se in alcuni passaggi fosse eccessiva, esageratamente stereotipata, quasi troppo uomo nonostante tutto.
Poi, andando avanti, qualcosa cambia. Luce e quindi anche la storia sembra aprirsi al mondo. Un mondo variegato, fatto di colore, quel colore tipico della città di Napoli, fatto di suoni, rumori, odori e il monologo che fin lì ci aveva accompagnato diventa un dialogo tra tantissimi personaggi che arricchiscono con la loro presenza le pagine che seguono. C'è la donna in lotta con il marito camorrista per l'affidamento del figlio, c'è un figlio che sembra più adulto dei genitori, c'è un vicino di casa anziano che sopravvive grazie ai ricordi, c'è un avvocato bavoso e con le mani lunghe, c'è una madre che sembra dover espiare ancora troppe colpe, c'è un figlio che nonostante sia ormai padre verso quella madre nutre ancora un timore reverenziale che non gli permette di essere se stesso, c'è una trans sempre attenta a tutto che fa un po' da macchietta in mezzo a questo turbinio di voci. Ecco, questa seconda parte del romanzo mi ha ricordato un po' i film e i libri di Ozpetec, quelli in cui le famiglie non sono quelle in cui si nasce ma quelle che ci si sceglie tra le persone care, quelli in cui le tavolate improvvisate sono sempre le più riuscite ma anche quelle in cui i drammi di sottofondo sono sempre presenti a fare da sfondo a dei momenti apparentemente perfetti. E in questa parte ho ritrovato un po' anche Erri, nelle sfaccettature di più personaggi, e la sua strampalata "famiglia".
L'autore si riconferma un eccelso utilizzatore delle parole, spesso i pensieri dei personaggi sono frasi da sottolineare e da ricordare, capaci di far riflettere e immedesimarsi. Lo stile è scorrevole e senza pecche, capace di portare il lettore alla fine con facilità e velocità.
Sono due le cose che in questo ultimo romanzo mi hanno convinto meno.  La prima purtroppo è proprio il personaggio di Luce che non ha saputo emozionarmi, toccarmi nel profondo, neanche quando racconta i momenti più tristi della sua vita. Magari è una scelta, frutto della volontà dell'autore di mantenere questo personaggio distaccato e cazzuto fino alla fine ma io questa scelta, se di scelta si tratta, l'ho sofferta non poco, tanto che credo che tra tutti ricorderò di più Vittorio o Kevin con il passare del tempo. La seconda è il finale che sinceramente ho trovato un tantino banale e sognatore; ma anche in questo caso è una questione di gusti ed io, lo sapete, amo le storie che sappiano riflettere la realtà e credo che, sinceramente, alcuni avvenimenti in questo caso siano un po' tirati e poco probabili visto il contesto in cui i personaggi sono fatti muovere.
Ma, si sa, la lettura è soggettiva, le emozioni che regala lo sono altrettanto ed il bello è proprio questo! In ogni caso, nonostante tra i tre libri dell'autore questo sia quello che ho amato meno, lo ritengo comunque un buonissimo libro e rimane una lettura che consiglio.

VOTO:


8 commenti:

  1. E' vero la lettura è soggettiva io tra i tre quest'ultimo è quello che ho amato di più! Ho trovato la storia più "verace" e con una protagonista femminile stupenda.

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    1. Ecco, proprio il bello della lettura di cui parlavo! ;)
      Comunque aspetto con impazienza quello che sta per uscire

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  2. Adorabile, al solito, anche se gli ho preferito La tristezza ha il sonno leggero.
    Aspetto anch'io il nuovo. ;)

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    1. Uguale! Oltretutto il nuovo mi ispira da morire

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  3. Ciao sorella. Per me è stato un cinque pieno, ma io mi sono innamorata un po' di tutte, sopratutto di Luce, una donna che apprezzato fin dalla prima riga. Le tue motivazioni però sono esaustive e ho compreso subito, quanod hai iniziato a parlarmi del libro, dopo pochi capitoli, che ha avuto una presa meno forte su di te. Sono curiosissima di leggere il prossimo. Baci ne!!!!!

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    1. Quando leggo la pancia è tutto e qui mi è un po'mancata! ;)

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  4. Ciao, di Marone ho letto solo questo romanzo, ma mi è piaciuto davvero molto :-)

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    1. Allora gli altri non ti deluderanno! Buttati... ;)

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