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venerdì 29 aprile 2016

Ti consiglio un libro #20 - Un libro che parli di libertà

Buongiorno lettori, eccoci con un nuovo venerdì cui diamo il buongiorno con una nuova puntata della rubrica Ti consiglio un libro, pubblicata circa due volte al mese e nata dalla collaborazione con Laura de La Biblioteca di Eliza, Salvia di Desperate Bookswife e Laura de La Libridinosa. Oggi consigliamo Un libro che parli di libertà. Come sempre cliccando sul titolo sarete rimandati alla recensione.



IL MIO CONSIGLIO 



Autore: Sue Monk Kidd
Casa editrice: Mondadori
Pagine: 393
Prezzo:  Cartaceo 20.00 euro - ebook 9.99 euro


Dopo avervelo proposto come libro bonus della Challenge non potevo non cogliere l'occasione di questo tema nel consiglio per proporlo anche qui. Un libro tratto da una storia vera che l'autrice ha saputo romanzare molto bene ricreando il fascino dei luoghi e del tempo. Un romanzo in cui la libertà è il fulcro, ben rappresentata anche da una cover azzeccata e splendida! Un libro che credo possa essere adatto a qualsiasi lettore. Una narrazione a due voci che parlando in prima persona permette al lettore di entrare in totale sintonia con le due meravigliose protagoniste. Da leggere!!!
Siete curiosi di sapere cosa avranno scelto per questo consiglio Laura, Salvia e Laura ? Allora correte a scoprirlo!

venerdì 22 aprile 2016

Challenge 2016 - Le Lgs sfidano i lettori - Seconda tappa



Buongiorno lettori, siete caldi??? Oggi sono qui per il secondo post dedicato alla challenge.
È già passato un mese dall’inizio della mia tappa ed io sono super felice della grande partecipazione che ancora ci state mettendo. Avete preso benissimo il ritmo con i nuovi obiettivi e vedo che anche con i libri bonus ci state dando dentro.
Ovviamente come capita sempre in queste cose non mi aspettavo assolutamente che i libri bonus utilizzati piacessero a tutte voi; io cerco solo di utilizzare libri che ho molto apprezzato e che siano il più possibile vari per quanto riguarda il loro genere.
Prima di dirvi i nuovi titoli vi faccio un  riassunto veloce delle regole.
Ed ora passiamo ai libri bonus che potrete leggere e recensire entro e non oltre il 21 giugno 2016.

PRIMO LIBRO



Titolo: L'invenzione delle ali
Autore: Sue Monk Kidd
Editore: Mondadori
Pagine: 393

Sinossi:
Charleston, South Carolina, 1803. Quando per il suo undicesimo compleanno Sarah Grimké riceve in regalo dalla madre una schiava della sua stessa età di nome Hetty, cerca inutilmente di rifiutare quello che le regole vigenti impongono. Hetty anela alla libertà, soffoca tra le mura domestiche della ricca e privilegiata famiglia Grimké, vorrebbe fuggire lontano e Sarah promette di aiutarla. Come Hetty, anche lei è in qualche modo prigioniera di convenzioni e pregiudizi: in quanto donna non le viene permesso di realizzare il suo più grande desiderio, quello di diventare una giurista come il padre e i fratelli. Sarah sogna un mondo migliore, libero dalla schiavitù, che lei considera come un terribile abominio, e instaura con Hetty un rapporto speciale, insegnandole di nascosto a leggere e a scrivere nell'intento di aiutarla a emanciparsi. Seguiamo così il rapporto difficile ma speciale tra una ricca ragazza bianca e la sua schiava nera e le loro vicende umane nel corso di trentacinque anni, cui si aggiungono quelle della giovane sorella di Sarah, Nina, con la quale lei si batterà a favore dei diritti civili delle donne, dei più deboli e degli emarginati e contro la discriminazione razziale. In questo romanzo che celebra il potere dell'amicizia e della solidarietà al femminile, Sue Monk Kidd evoca il mondo di contrasti scioccanti del profondo Sud, ispirandosi alla storia vera di due pioniere del femminismo americano. 
 
SECONDO LIBRO
 
Titolo: Acquanera
Autore: Valentina D'Urbano
Editore: Longanesi - TEA
Pagine: 357

Sinossi:

È un mattino di pioggia gelida, che cade di traverso e taglia la faccia, quello in cui Fortuna torna a casa. Sono passati dieci anni dall'ultima volta, ma Roccachiara è rimasto uguale a un tempo: un paesino abbarbicato alle montagne e a precipizio su un lago, le cui acque sembrano inghiottire la luce del sole. Fortuna pensava di essere riuscita a scappare, di aver finalmente lasciato il passato alle spalle, spezzato i legami con ciò che resta della sua famiglia per rinascere a nuova vita, lontano. Ma nessun segreto può resistere all'erosione dell'acqua nera del lago. A richiamarla a Roccachiara è un ritrovamento, nel profondo del bosco, che potrebbe spiegare l'improvvisa scomparsa della sua migliore amica, Luce. O forse, a costringerla a quel ritorno è la forza invisibile che ha sempre unito la sua famiglia: tre generazioni di donne tenaci e coraggiose, ognuna a suo modo. E forse, questa volta, è giunta l'ora che Fortuna dipani i segreti nascosti nella storia della sua famiglia. Forse è ora che capisca qual è la natura di quella forza invisibile, per riuscire a darle un nome. Sperando che si chiami amore.

Come vedete due titoli diversissimi tra loro che spero possano soddisfarvi!
La mail di riferimento per i vostri dubbi resta sempre la stessa: lettricisparpagliate@gmail.com
Credo di avervi detto tutto quindi prontiiiiii... via!!!

lunedì 4 maggio 2015

Ritratto di signora #15 - Sarah e Angelina Grimkè

Buongiorno e buon lunedì! Il primo di questo mese di Maggio che, si spera, ci accompagnerà definitivamente verso l'estate! Come avete passato il ponte dei giorni scorsi? Io ho stracoccolato il mio piccolino che venerdì primo maggio ha compiuto cinque anni; è un ometto ormai!!! Ma basta chiacchiere e veniamo a noi.
Oggi è nuovamente il mio turno per Ritratto di signora quindi, vi lascio con il mio nuovo ritratto.

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Non è mai facile scegliere di chi parlare in un ritratto. Questa volta però sono stata esageratamente fortunata.
Avevo in mente un argomento e una donna in particolare ma, mi spiace per lei, per il momento dovrà aspettare la prossima occasione.
Eh già perchè il mese scorso, buttandomi su una lettura, ho fatto la conoscenza di due donne straordinarie che hanno rivoluzionato il loro modo di essere ed anche il mondo che le circondava.
Parlo di Sarah (1792-1873) e Angelina (1805-1895) Grimké, due donne che hanno saputo cambiare la storia.


Concedetemi... non erano degli splendori, ma fortunatamente il ritratto non si basa su questa loro caratteristica - anche se pare che Angelina, a sinistra, fosse particolarmente corteggiata ai suoi tempi - bensì sul loro lato attivista nei confronti degli schiavi e delle donne.
Ho conosciuto queste due donne meravigliose grazie al libro L'invenzione delle ali di Sue Monk Kidd edito da Mondadori di cui trovate la recensione qui - se non lo avete ancora letto vi consiglio di correre a farlo - e non ho potuto non pensare subito a loro per questo ritratto.
Immaginatevi questo scenario: Charleston, South Carolina, anni che vanno dal 1792 (anno della nascita di Sarah) al 1895 (anno della morte di Angelina), famiglia benestante proprietaria di piantagioni e dedita allo schiavismo, un padre - il Giudice John Grimkè - con un lavoro importante ed una vita necessariamente fatta di apparenza.
Sarah e Angelina, due donne bianche, sono state capaci di rigettare le loro ricchezze e la loro posizione
sociale per lottare contro la schiavitù.
Da sempre Sarah si rivelò molto attenta nei confronti della questione; sin da bambina sognava di diventare avvocato nonostante il suo essere nata donna non le desse la minima opportunità al riguardo. Pur essendo di un'intelligenza eccezionale le venne preclusa, in quanto donna, l'istruzione universitaria che invece fu conessa ai suoi fratelli maschi. Sin da bambina fece azioni considerate inacettabili dalla società del momento, come ad esempio cercare di insegnare a leggere agli schiavi e diventare amica di Hetty, la schiava a lei destinata.
Questo suo modo di essere e di pensare condizionò molto anche la sorella Angelina che si rivelò ancora più ribelle della sorella.
Nel 1818 Sarah fu allontanata da Charleston con lo scopo di assistere il padre malato in un viaggio, alla ricerca della guarigione e fu proprio a Philadelphia che venne a contatto con il movimento cristiano dei Quaccheri.
"In passato i quaccheri si distinguevano per alcune pratiche religiose che li differenziavano profondamente dalle altre sette cristiane, come il rifiuto di gerarchie ecclesiastiche e sacramenti, e civili come l'utilizzo del "tu" come un pronome ordinario, il rifiuto di partecipare a guerre o formulare giuramenti, vestire abiti identici, abolire la schiavitù e proibire il consumo di alcolici." Fonte Wikipedia
La donna ormai ventiseienne rimase immediatamente affascinata dalle idee liberali che i Quaccheri avevano verso la schiavitù.
Il padre non riuscì purtroppo a sopravvivere al viaggio e nel 1818 Sarah fece ritorno a Charleston senza però riuscire mai più a reinserirsi in una società così chiusa. Nel 1821 Sarah si trasferì definitivamente a Philadelphia e divenne una Quacchera. Anche Angelina la seguì qualche anno dopo, esattamente nel 1829.
Tagliarono i ponti con la loro famiglia, la loro religione, la loro patria e le loro tradizioni.
Immaginatevi quanto potesse essere rivoluzionaria già solo questa cosa in un periodo in cui una donna senza marito non era solita compiere un viaggio da sola.
Sarah e Angelina sapevano bene come funzionasse il mondo degli schiavi. Ognuna di loro ne aveva ricevuta in regalo una, per il proprio undicesimo compleanno.
A Charleston una schiavo non aveva diritti, ed era trattato alla stessa stregua di un mobilio o di un possedimento terriero. Ogni schiavo era catalogato e prezzato coma un qualsiasi altro bene posseduto da una famiglia. Le punizioni per chi trasgrediva agli ordini dei padroni erano esageratamente crudeli e tutto era regolamentato ed accettato anche dalla legge.
A Philadelphia le due sorelle divennero attiviste abolizioniste arrivando addirittura a passeggiare a bracciatto con uomini di colore.
Combattendo lo schiavismo si resero però conto che anche loro, in quanto donne, erano vittime di terribili ingiustizie e divennero quindi le portavoci del femminismo. Sarah fu la prima donna negli Stati Uniti a scrivere un manifesto femminista esaustivo, mentre Angelina fu la prima donna a parlare davanti a un organo legislativo.
Non tutti gli abolizionisti videro di buon grado questa nuova lotta e fu proprio a loro che Sarah disse:
"Non possiamo portare avanti l'Abolizionismo se non affrontiamo il grande ostacolo che abbiamo di fronte. Se rinunciamo al diritto di parlare in pubblico, l'anno dopo perderemo il diritto di presentare petizioni, e l'anno dopo il diritto di scrivere e così via. Allora cosa può fare la donna per lo schiavo, quando essa stessa si trova sotto la suola dell'uomo e vergognosamente condannata a tacere?"
Nel 1836, dopo aver cominciato a tenere comizi abolizionisti - arrivando fino a New York - cominciarono anche a scrivere e diedero alla luce lo scritto Appello alle donne del Sud chiedendo appunto a queste ultime di disobbedire ai mariti e di librare gli schiavi.
Nel 1838 Angelina divenne la prima donna che parlò davanti ad una commissione legislativa e nello stesso anno Sarah scrisse Lettere sulla parità dei sessi e la condizione della donna che divenne la base per le altre teoriche femministe nei decenni che seguirono.
Nel 1838 Angelina sposò il Reverendo Theodore Weld, abolizionista, e insieme a lui nel 1839 le due sorelle pubblicarono in forma anonima un volume, American Slavery As It It: Testimony of a Thousnad Witnesses, in cui raccolsero storie dai giornali con i dettagli degli orrori della schiavitù. Questo scritto fu di ispirazione per Harriet Beecher Stowe nella scrittura del suo famosissimo libro: La capanna dello zio Tom.
Sul finire degli anni Trenta dell'Ottocento erano probabilmente le donne più famose e famigerate d'America.
Nel 1870, qualche anno prima che Sarah morisse a Hyde Park, nel Massachusetta, lei e Angelina guidarono ai seggi un corteo di quarantadue donne durante un'elezione cittadina. Marciarono sotto una bufera di neve per poi inserire le loro schede elettorali illegali in un'urna simbolica come atto di provocazione, l'ultimo che riuscirono a compiere.Entrambe morirono molto anziane, Sarah a ottant'anni mentre Angelina a novanta.
Nella lotta contro la schiavitù, le sorelle Grimké scoprirono i pregiudizi che le donne dovevano affrontare; mostrarono più coraggio di ogni qualsiasi persona bianca del Sud di quel periodo, sacrificando la loro vita per la libertà degli Africani-Americani. Un secolo dopo, la stroria delle sorelle Grimkè fu ampiamente dimenticata. Le bibliografie, per esempio, segnalano le pubblicazioni di Weld senza menzionare che Sarah Grimké fosse co-autrice. La stessa autrice del libro "L'invenzione delle ali", che è nata e vissuta a Charleston, nella nota finale al libro sottolinea quanto queste due donne straordinarie siano tuttora sconosciute ai più anche nella loro stessa città. Questo dimostra come forse il pregiudizio non sia del tutto eliminato nonostante siano passati secoli.
Felice di aver conosciuto la storia di queste due coraggiose sorelle spero di aver lasciato in voi la stessa ammirazione che ho avuto io inbattendomi per caso nella loro storia.


Bibliografia:


 


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Potrete trovare questo post sui blog:


Grazie mille a tutti per l'attenzione.

Daniela, Monica, Miki, Francesca e Federica

mercoledì 8 aprile 2015

Recensione #55 - L'invenzione delle ali di Sue Monk Kidd

Buon pomeriggio carissimi lettori, come state? Come va la settimana? Tenendo conto che è già mercoledì non possiamo lamentarci no? 
Oggi sono qui con una nuova recensione. Ultimamente sto riuscendo a leggere molto rispetto ai miei normali ritmi e devo dire che sono anche parecchio fortunata nelle scelte.
Il libro di cui vi parlerò oggi l'ho ricevuto in omaggio dalla casa editrice che ringrazio soprattutto per avermelo proposto. Si tratta de L'invenzione delle ali di Sue Monk Kidd, edito da Mondadori, 393 pagine.

Trama: Charleston, South Carolina, 1803. Quando per il suo undicesimo compleanno Sarah Grimké riceve in regalo dalla madre una schiava della sua stessa età di nome Hetty, cerca inutilmente di rifiutare quello che le regole vigenti impongono. Hetty anela alla libertà, soffoca tra le mura domestiche della ricca e privilegiata famiglia Grimké, vorrebbe fuggire lontano e Sarah promette di aiutarla. Come Hetty, anche lei è in qualche modo prigioniera di convenzioni e pregiudizi: in quanto donna non le viene permesso di realizzare il suo più grande desiderio, quello di diventare una giurista come il padre e i fratelli. Sarah sogna un mondo migliore, libero dalla schiavitù, che lei considera come un terribile abominio, e instaura con Hetty un rapporto speciale, insegnandole di nascosto a leggere e a scrivere nell'intento di aiutarla a emanciparsi. Seguiamo così il rapporto difficile ma speciale tra una ricca ragazza bianca e la sua schiava nera e le loro vicende umane nel corso di trentacinque anni, cui si aggiungono quelle della giovane sorella di Sarah, Nina, con la quale lei si batterà a favore dei diritti civili delle donne, dei più deboli e degli emarginati e contro la discriminazione razziale. In questo romanzo che celebra il potere dell'amicizia e della solidarietà al femminile, Sue Monk Kidd evoca il mondo di contrasti scioccanti del profondo Sud, ispirandosi alla storia vera di due pioniere del femminismo americano.

Come dicevo, ho ricevuto questo libro dalla Mondadori. Quando me lo hanno proposto sono stata entusiasta di accettare anche se, devo ammetterlo, avevo una paura folle che potesse essere un libro sulla falsa riga di tanti altri. Invece no, niente di simile a qualcosa di già letto! Questo romanzo ha una freschezza unica e parla di una storia meravigliosa prendendo spunto da fatti e persone realmente esistite.
Se mi seguite sapete che avevo condiviso l'incipit qui e che lo avevo trovato splendido.
Devo dire che il resto del libro non ha nulla da invidiare all'incipit.
La narrazione è a due voci, quelle delle due protagoniste, che ci parlano in prima persona a capitoli alternati.
Sarah e Hetty, stessa età, due vite totalmente diverse, due ceti sociali opposti, una benestante e l'altra schiava, entrambe alla ricerca della stessa cosa: la libertà.
E' il giorno dell'undicesimo compleanno di Sarah e sua madre, come regalo, le fa trovare una schiava della sua stessa età, "impacchettata" con un fiocco viola e pronta per essere la sua cameriera personale.
Sarah è piccola ma sa già quello che vuole, o meglio, quello che non vuole. E lei quella schiava non la vuole, è l'unica della famiglia a considerarla una cosa contro natura e farà di tutto durante tutta la sua esistenza per ribellarsi a quelle regole e per essere libera di esercitare un suo diritto, quello di scegliere per se stessa.
Visto con gli occhi di oggi sembra una cosa semplicissima ma se si pensa al 1803, a Charleston, South Carolina patria delle piantagioni e dello schiavismo sembra una pazzia.
".... Madre, vi prego, permettetemi.... permettetevi di restituirvi Hetty."
"Restituirvi Hetty." Come se fosse mia, in fin dei conti. Come se possedere persone fosse naturale quanto respirare. Nonostante la mia resistenza alla schiavitù, respiravo anch'io quell'aria fetida.
Figlia di un giudice e abituata a leggere i volumi che trova nella biblioteca personale del padre, Sarah si illude di poter avere un futuro diverso rispetto alle altre donne della sua famiglia.
Da quasi un anno mio padre fingeva di non vedermi mentre scivolavo sotto il naso di Mr Washington per saccheggiare la sua biblioteca. John, Thomas e Frederick avevano libero accesso al suo tesoro sconfinato - libri di giurisprudenza, geografia, filosofia, teologia, storia, botanica, poesia e cultura ellenica -, mentre ufficialmente a Mary e a me era proibito leggere una sola di quelle parole. Mary non sembrava interessata ai libri ma io... me li sognavo di notte.
E' grazie ai libri del padre che scopre che esiste una legge per poter liberare Hetty e renderla libera: le basterà scrivere di suo pugno un documento per rifiutare  quel "regalo" non desiderato. Documento che ritrova stracciato fuori dalla sua porta.
Ma Sarah non si perde d'animo, è una ragazzina determinata, che non ha paura di andare contro quelle regole che non sopporta. E mentre il mondo intorno a lei ruota nella solita direzione, nella sua stanza cerca di cambiare le cose, avvicinandosi a Hetty, trattandola come una persona e cercando addirittura di insegnarle a leggere per renderla libera. Sarah non riesce proprio ad accettare il pensiero comune, quello che suo padre porta avanti con tanto ardore.
"Credi che non sia dannoso insegnare a uno schiavo a leggere? In questo mondo esistono alcune tristi verità, e una è che gli schiavi capaci di leggere costituiscono una minaccia. Verrebbero a conoscenza di notizie che li stimolerebbero a fare cose fuori dal nostro controllo. Sì, è una privazione ingiusta, ma c'è un bene superiore da proteggere."
E proprio come gli schiavi a volte Sarah si ritrova intrappolata nel suo mondo. Ed anche Hetty - o come la chiamano tutti Monella - se ne rende conto.
"...Ho ventisette anni, Monella, e ormai questa è la mia vita." Osservò la stanza, il lampadario, poi tornò a guardarmi. "...Questa è la mia vita. Qui, per il resto dei miei giorni." Le si spezzò la voce e si portò una mano alla bocca.
Era intrappolata proprio come me, ma lei era intrappolata dalla sua mente, dalla mente delle persone intorno a lei, non dalla legge.
Alla chiesa africana, Mr Vesey diceva sempre: "State attenti, potete diventare schiavi due volte, una nel corpo e un'altra nella mente."
Hetty dal canto suo si ribella come può al suo status di schiava con i pochi metodi che le sono concessi: la notte mentre la casa dorme lascia la sua coperta, nel corridoio, fuori dalla porta della stanza di Sarah - luogo in cui dovrebbe dormire - e passa le notti sveglia, incantata a guardare l'acqua che scorre fuori dalla finestra oppure torna dalla madre, Charlotte, nella zona destinata agli schiavi e si accoccola tra le sue braccia.
Charlotte brama la libertà da sempre, da quando sua nonna le raccontava di esseri umani come loro che una volta, in Africa, avevano le ali per volare. Ed è la stessa voglia di libertà che cerca di insegnare ad Hetty.
"Sono stanca."
Voleva sentirsi dire che era tutto a posto, che poteva prendere il suo spirito e andare, ma non ce la facevo. "Certo che sei stanca" le dissi. "Hai lavorato per tutta la vita. Non hai fatto altro che lavorare."
"Non ricordarmi per questo. Non ricordarmi come una schiava che sgobbava. Quando pensi a me, devi dirti che non sono mai appartenuta a quella gente. Che non sono mai appartenuta ad altri che a me stessa."
Chiuse gli occhi. "Ricordatelo."
"Me lo ricorderò, mamma."
Non è una schiava particolarmente ubbiedente Charlotte - numerose saranno le punizioni nei suoi confronti cui ci toccherà assistere nel corso della storia - ma se la cava sempre grazie alla sua furbizia ed anche al suo talento: è la sarta più brava che la famiglia Grimké potesse desiderare. Instancabile sognatrice si illude che presto anche per loro esisterà un mondo non più fatto di permessi per potersi muovere per la città o di ordini cui prostrarsi.
Durante le quasi quattrocento pagine assisteremo alla crescita di Sarah e Hetty, al loro farsi donne, al rafforzarsi del filo invisibile che le lega.
Anche la nascita della sorellina Angelina, cui Sarah dovrà fare da guida, non la allontana dai suoi pensieri per cambiare il mondo. Angelina - detta Nina - verrà contagiata dall'essere ribelle della sorella.
Era più coraggiosa di me, lo era sempre stata. A me importava troppo dell'opinione degli altri, a lei per niente. Io ero prudente, lei sfrontata. Io pensavo, lei agiva. Io appiccavo un incendio, lei lo propagava. E da quel momento in poi, mi resi conto di quanto fossero state scaltre le Parche. Nina era un ala, io ero l'altra. 
Anche quando Sarah partirà per Philadelphia alla ricerca di una maggiore libertà Angelina la seguirà dopo pochissimo tempo ed insieme diventeranno le prime donne attiviste per la libertà degli schiavi e, successivamente, per i diritti delle donne.
Un libro ricco di sentimenti, ricco di spunti di riflessione. Un libro che entra dentro grazie alle voci delle due protagoniste - Sarah e Hetty - così diverse ma così estremamente simili.
Solo alla fine l'autrice ci svelerà quali parti della storia sono realmente accadute e quali invece sono frutto della sua fantasia.
Un'opera assolutamente completa ed azzeccata proprio anche grazie alle parti frutto di fantasia ed al taglio romanzato che gli è stato dato.
Una lettura che consiglio senza riserve ad ogni tipo di lettore.
Qualcuno di voi lo ha già letto ed ha voglia di dirmi il suo parere?

VOTO:  


venerdì 27 marzo 2015

Chi ben comincia #77 - L'invenzione delle ali di Sue Monk Kidd

Buongiorno amici e buon venerdì. Come ve la passate? Io sono ancora malata, ve lo dicevo che non mi ero ripresa... Ieri ho fatto un mutuo in farmacia per comprare medicine per una cura ricostituente che mi ha prescritto la mia dottoressa. Mi sento una vecchietta, sempre malata tra febbre, mal di gola, virus intestinale.
Ma parliamo di cose serie e soprattutto piacevoli: una nuova puntata di Chi ben comincia, la rubrica ideata da Alessia del blog Il profumo dei libri
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Senza indugio, per la puntata di oggi ho deciso di condividere con voi l'incipit della mia attuale lettura. Il libro in questione è  L'invenzione delle ali di Sue Monk Kidd edito da Mondadori. E' un libro nuovissimo, appena uscito per cui ringrazio Anna dell'ufficio stampa Mondadori per avermelo proposto e inviato!
REGOLE:

- Prendete un libro qualsiasi contenuto nella vostra libreria
- Copiate le prime righe del libro (possono essere 10, 15, 20 righe)
- Scrivete titolo e autore per chi fosse interessato
- Aspettate i commenti



HETTY MONELLA GRIMKE

C'era un tempo in cui in Africa le persone volavano. Me lo raccontò mamma una notte, quando avevo 10 anni. "Monella" disse "tua nonna lo ha visto con i suoi occhi. Diceva che volavano sopra gli alberi e le nuvole. Diceva che volavano come merli. Venendo qui ci siamo persi quella magia."
Mamma era scaltra. Non aveva imparato a leggere e scrivere come me. Tutto quello che sapeva era frutto di una vita avara di misericordia. Guardò la mia faccia, che era piena di dubbio e dolore, e disse: "Non mi credi? Secondo te da dove arrivano queste scapole, ragazzina?".
Le due ossa esili mi sporgevano dalla schiena come monconi. Le accarezzò e disse: "E' tutto quello che resta delle tue ali. Adesso sono solo due ossa piatte, ma un giorno le riavrai indietro".
Ero scaltra anch'io, come mamma. Anche se avevo appena dieci anni, sapevo che la storia della gente che volava era solo una sciocchezza. Non eravamo un popolo speciale che aveva perso la magia. Eravamo un popolo di schiavi, e non saremmo andati da nessuna parte. Solo più tardi avrei capito cosa intendeva. Potevamo volare sul serio, ma non c'era sotto niente di magico.
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Un incipit che mi ha completamente rapito. Questa metafora delle ali credo renda perfettamente la libertà cui la mamma di Hetty si riferisce. Già da queste poche righe ci si rende conto immediatamente di come lo stile sia scorrevole e piacevole. Io infatti  non ho saputo fermarmi! :)
Lo conoscete? Vi piace questo incipit? Leggerete il libro?
Aspetto i vostri pareri! Non siate timidi!