lunedì 11 maggio 2015

Recensione #60 - Il miniaturista di Jessie Burton

Buongiorno amici! Come state? Dopo un week end super intenso eccomi qui in questo lunedì dal sapore estivo! Mi ritaglio un  po' di tempo da dedicare al blog tra una cosa e l'altra ma vi assicuro che non è facile! Per fortuna esiste la programmazione che spesso viene in mio aiuto per non lasciare questo mio angolino abbandonato!
Oggi invece sono qui , davanti al PC per parlarvi di un libro veramente particolare: sto parlando de Il miniaturista di Jessie Burton, edito da Bompiani, 439 pagine.

Trama: In un giorno d'autunno del 1686, la diciottenne Petronella Oortman Nella-fra-le-nuvole è il soprannome datole da sua mamma - bussa alla porta di una casa nel quartiere più benestante di Amsterdam. È arrivata dalla campagna con il suo pappagallo Peebo, per iniziare una nuova vita come moglie dell'illustre mercante Johannes Brandt. Ma l'accoglienza è tutt'altra da quella che Nella si attendeva: invece del consorte trova la sua indisponente sorella, Marin Brandt; nella camera di Marin, Nella scopre appassionati messaggi nascosti tra le pagine di libri esotici; e anche quando Johannes torna da uno dei suoi viaggi, evita accuratamente di dormire con Nella, e anche solo di sfiorarla. Anzi, quando Nella gli si avvicina, seduttiva, memore dell'insegnamento della mamma ("Il tuo corpo è la chiave, tesoro mio"), lui la respinge. L'unica attenzione che Johannes riserva a Nella è uno strano dono, la miniatura della loro casa e l'invito ad arredarla. Sembra una beffa. Eppure Nella, che si sente ospite in casa propria, non si perde d'animo e si rivolge all'unico miniaturista che trova ad Amsterdam. Nella rimane affascinata da questa enigmatica figura che sembra sfuggirle continuamente, anche se tra loro si mantiene un dialogo sempre più fitto, senza parole, ma attraverso piccoli, straordinari manufatti che raccontano i misteri di casa Brandt. Amore e tradimento, rancori e ossessioni, sesso e sete di ricchezza s'incontrano tra i canali di Amsterdam...

Vi è mai capitato di scegliere un libro unicamente dalla sua cover? A me capita. A volte va male, a volte va bene! E' quello che è successo con questa lettura; non appena ho visto questo libro ho deciso che lo avrei letto, senza neanche sapere di che cosa parlasse. Sono stata decisamente fortunata perchè è stata una lettura decisamente piacevole e particolare.
Un'ambientazione particolare questa: siamo ad Amsterdam, nel 1686. Petronella - che per tutto il libro sarà Nella - bussa alla porta della sua nuova casa, aspettandosi che suo marito la accolga come si fa con una vera padrona. Da sempre le aspettative di Nella rispetto al matrimonio sono altissime. Armata delle poche cose materiali che le sono rimaste dopo la morte di suo padre - che prima di morire ha sperperato tutto il patrimonio - ma anche armata della sua giovinezza e del suo corpo da diciottenne sogna un matrimonio perfetto fatto di amore e di grande complicità. Il suo sposo - Johannes Brandt, oltre vent'anni più di lei - è uno dei mercanti più ricchi e famosi di Amsterdam e di certo sapra essere il marito perfetto per la sua giovane sposa. Purtroppo spesso la realtà è quanto di più lontano possa esistere rispetto ai sogni e Nella impiegherà poco a scoprirlo. Alla porta, il giorno del suo arrivo, si presenta Marin, la sorella del suo sposo con cui la coppia dovrà convivere e a cui Nella sembrerà sempre di dover obbedire.
Sentirsi ospiti a casa propria non è quello che una giovane donna si aspetta dal matrimonio ma ancora meno si aspetta di sentirsi invisibile o di vedersi respinta dal marito.
Johannes è sempre in viaggio, e anche quando non è per mare trascorre moltissimo tempo fuori casa per affari e Nella si sente sempre più sola e sente sempre di più la mancanza della sua vecchia vita.
Nessuna attenzione da parte del marito, neanche un accenno alla loro nuova vita o a quello che li riserverà il futuro; solo un unico stranissimo dono che lui le rivolge: uno stipetto contenete la miniatura della loro casa. Per Nella è quasi un'offesa, come se il suo sposo la schernisse ritenendola troppo bambina, ancora in età da giocare con le bambole. Ma i giorni passano e il suo sentirsi un'estranea continua a crescere. Decide quindi di trasformare quella casa in miniatura nella casa che vorrebbe. Nella trova un unico miniaturista a cui rivolgersi e decide di fare il primo ordine.
Da questo momento la storia si riempie di mistero. Le miniature che le vengono recapitate sono spesso non richieste e rappresentano fin troppo minuziosamente gli arredi e gli abitanti della casa. Le miniature sembrano addirittura poter prevedere quello che accadrà e Nella ne rimane totalmente soggiogata.
La sua necessità di scoprire chi sia quell'artigiano che non si fa mai trovare ma che la osserva da lontano, la necessità di trovare un equilibrio nella famiglia nonostante la lontanaza fisica del marito nei suoi confronti, la voglia di capire cosa si nasconda nei rumori che sente la notte ci trascineranno in un labirinto da cui faticheremo ad uscire e in sui spesso ci sembrerà di perderci.
Lo stile dell'autrice è assolutamente splendido, descrittivo al punto giusto e capace di portare il lettore a vedere quello che racconta. Solo in alcuni punti avrei forse snellito un po' la storia visto che spesso alcuni avvenimenti si ripetono senza però aggiungere nulla al racconto.
Quello che è particolare e degno di nota in questo libro è l'estrema capacità di portarci nei luoghi e nei tempi che descrive: una credibilissima Amsterdam di fine Seicento che dà alla storia quella particolarità di cui è ricca.
Assolutamente affascinante il mondo delle miniature che - trattato in questa maniera misteriosa - riesce a rendere il tutto originale e diverso dai soliti libri che si trovano sugli scaffali.
Di sicuro un grandioso esordio quello di questa scrittrice che può di certo migliorare ma che si rivela essere veramente capace.
Una cosa che mi ha infastidito è la scelta di chiamare la protagonista Nella! Spessissimo all'inizio della frase il nome proprio può essere confuso con la preposizione articolata dando alla frase un tono totalmente sbagliato che spesso mi portava a dover rileggere...ma magari sono strana io eh!!!!
Un libro che consiglio a tutti perchè credo possa essere apprezzato da lettori di ogni tipo!

VOTO:  


venerdì 8 maggio 2015

Chi ben comincia #83 - Speciale Premio Bancarella - REX di Giulio Massobrio

Ciao carissimi! Come ve la passate? Pronti per un nuovo week end? Per me saranno due giorni molto impegnativi che mi lasceranno poco spazio per riposare; ma è bello anche così!
Ed ora torniamo a noi. Venerdì significa Chi ben comincia, la rubrica ideata da Alessia del blog Il profumo dei libri.
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Anche oggi, chi ben comincia speciale, dedicato alll'incipit di uno dei libri finalisti al Premio Bancarella 2015, se vi siete persi il post con i titoli eccoli qui.
Dopo aver condiviso con voi quello di Se chiudo gli occhi di Simona Sparaco, quello di Niente è come te di Sara Rattaro e quello del libro La vita prodigiosa di Isidoro Sifflotin di Enrico Ianniello oggi è il turno del libro REX di Giulio Massobrio edito da Bompiani. Premetto che non conosco questo libro nè il suo autore quindi scoprirò l'incipit in questo momento insieme a voi.
 
REGOLE:

- Prendete un libro qualsiasi contenuto nella vostra libreria
- Copiate le prime righe del libro (possono essere 10, 15, 20 righe)
- Scrivete titolo e autore per chi fosse interessato
- Aspettate i commenti


LA SIGNORA DELLA VILLA

La giovane donna deve ripetere la domanda. Si capisce che è straniera nonostante parli molto bene l'italiano, ma l'edicolante di piazza De Ferrari, nel centro di Genova, è distratto. Appoggia a faccia in giù il giallo che sta leggendo e le risponde in tono seccato, dicendole che lui non è lì per dare indicazioni stradali. Poi riprende la lettura dimenticandosi di lei. Non la guarda allontanarsi e, quindi, non vede le gambe ben fatte e il naturale ancheggiare dei fianchi, evidente anche se trattenuto. Nancy Colby è una donna che cela la propria bellezza dietro un aspetto volutamente dimesso: gli occhi verdi sono nascosti da un paio di lenti scure, il fisico snello e i corti capelli biondi sono occultati da un ampio impermeabile e da un fazzoletto sul capo. Hercule Poirot, l'investigatore prediletto dall'edicolante, si chiederebbe quale segreto nasconda la scelta di rendersi anonima. Il giornalaio, invece, non si accorge di nulla, tanto meno di essere entrato, per un attimo, in una trama vera.
Scontenta della risposta, Nancy cammina fino al centro della piazza, fermandosi davanti alla grande fontana i cui spruzzi, sollevati dal vento che sale dal mare, arrivano fino a lei. Contrariamente alle sue abitudini userà un taxi, un mezzo fin troppo facile da seguire, ma questa mattina non ha percepito niente di sospetto nel suo vagare apparentemente casuale per le vie della città. Per sicurezza ne lascia passare due, anche se liberi. Ferma il terzo e aspetta di essere a bordo prima di dare all'autista un indirizzo in collina. Mentre la macchina si stacca dal marciapiede, di gira a controllare ancora una volta.
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Devo dire che il mistero che lasciano intravedere queste poche righe mi intriga non poco e mi chiedo cosa possa nascondere quella donna. Diciamo che dalla cover e dalle frasi che vi si possono leggere sopra mi aspettavo un'ambientazione diversa - forse un po' meno nelle mie corde - invece questa modernità e questo richiamo al giallo mi ispira!
E voi cosa ne dite? Vi piace questo incipit?

giovedì 7 maggio 2015

Recensione #59 - Nessun ritorno di Tim Weaver

Ciao carissimi! Come state? Io sempre più di corsa visto che fino a fine mese avrò delle giornate pienissime scandite da iniziative scolastiche, feste di compleanno, una comunione e Salone del Libro di Torino, quindi devo centellinare il mio tempo per riuscire a fare tutto! Nel frattempo devo riuscire anche a leggere un po' per permettere a questo mio angolino di essere vivo e - spero - interessante. Sto notando un calo di commenti e visualizzazioni nell'ultimo periodo che spero siano dettati dalla bella stagione e dal vostro girovagare piuttosto che dalla diminuzione del vostro interesse. Se però fosse per questo vi chiedo, se vi va, di dirmi quello che non vi soddisfa in modo che io possa intervenire al meglio.
Oggi sono qui con un'altra recensione, quella del libro Nessun ritorno di Tim Weaver edito da TimeCRIME che ringrazio per avermelo spedito. Pag. 524.

Trama: Interno notte. Le luci accese, la cena pronta, una tazza di latte rovesciata, forse nel corso di una colluttazione. Questa la scena che si presenta agli occhi di Emily Kane quando entra nell’appartamento di sua sorella Carrie. Della donna, invece, non c’è traccia. E insieme a lei sono scomparsi anche il marito e le due figlie. Un’intera famiglia cancellata, come non fosse mai esistita. I mesi successivi a quella maledetta notte vedono le indagini arrivare a un binario morto. L’incapacità della polizia locale raffredda la pista, e a Emily non rimane che affidarsi all’abilità del detective David Raker, suo ex fidanzato, specializzato nei casi di persone scomparse.
Rinvigorito dalla prospettiva di un obiettivo, dopo un’indagine che lo ha condotto faccia a faccia con la morte, David è pronto a rimettersi in gioco. Dalle scogliere della Cornovaglia ai casinò di Las Vegas, seguirà il dipanarsi di un nuovo filo investigativo, imperfetto ma quanto mai teso verso una verità che qualcuno sta cercando in tutti i modi di insabbiare, perché, talvolta, chi scompare non vuol essere ritrovato...

Una famiglia misteriosamente scomparsa. Questo mi aspettavo aprendo il libro dopo averne letto la trama, e mi chiedevo come potesse tenere alta l'attenzione del lettore per più di cinquecento pagine senza diventare monotono. Poi ho cominciato a leggere e non ho più smesso. Perchè nonostante la scomparsa di un'intera famiglia sia effettivamente un evento importante nella storia, questo libro racchiude al suo interno molto, molto di più. E lo si scopre già dalle prime righe, quando ci rendiamo conto che la famiglia non è assolutamente menzionata. L'autore ci accompagna per mano - e lo fa con una grande maestria - tra i casinò di Las Vegas, per portarci poi a Londra e in un piccolo paesino nel Devon. Da subito verrà scontato chiedersi cosa possa legare questi tre posti e i personaggi che ci vengono presentati.
Il vero protagonista di questa stroria è David Raker, ex giornalista, ora investigatore privato specializzato nei casi di persone scomparse. Questo libro è il quarto della serie dedicata a David Raker. Un libro autoconclusivo come lo sono i precedenti che però, se letti in ordine, possono dare un quadro completo del personaggio e dei suoi trascorsi. Non avendo letto i precedenti mi mancano alcuni tasselli per sapere cosa sia successo nel passato ma questo non mi ha assolutamente rovinato la lettura.
David esce da un brutto momento che lo ha portato, cinque mesi prima, faccia a faccia con la morte.; è per riprendersi da quel brutto incidente che David si trasferisce nella vecchia casa dei suoi genitori, un villaggio tranquillo dove potrà riposare e tornare in forma. Ma proprio in quel villaggio succede qualcosa mai accaduto prima: un ragazzino, figlio di un pescatore, ritrova un cadavere immerso nell'acqua, incagliato in un'insenatura della roccia. La mobilitazione è immediata ed ovviamente richiama l'attenzione di tutti. A David qualcosa non quadra da subito ed i pensieri si accentuano quando incontra Emily, una sua ex fidanzata dei tempi del college; quando lei le racconta della sua famiglia, scomparsa in una sera qualunque con ancora la cena sul fuoco l'investigatore comincia a pensare che due fatti così particolari, a distanza di poco più di un anno, in un luogo del genere, non possano non essere collegati. E quendo Emily gli chiede di ritrovarli, seppur con un po' di recitenza per la morte scampata da poco, David non sa dirle di no.
Comincerà così ad investigare, scavando a fondo sulle abitudini di quella famiglia normale, cercando una motivazione valida alla scomparsa. A dargli una mano ci saranno i suoi informatori di sempre ed anche un grande fiuto.
Ma quando si scava a fondo, si sa, si può pestare i piedi a qualcuno e ci si può trovare catapultati in qualcosa di più grosso, tremendamente grosso. David non è solito tirarsi indietro davanti a nulla, neanche davanti ad una pistola puntata alla tempia; anzi, quello diventa per lui un incentivo a continuare, una certezza di essere sulla strada giusta.
Vedremo quindi il nostro protagonista districarsi tra personaggi più o meno amichevoli, trovare indizi che poi saranno smontati o messi da parte e poi ripresi e sviscerati come solo un grande detective sa fare.
Con uno stile ricco di colpi di scena Tim Weaver ha creato una storia importante, con dettagli credibili e ben incastrati tra di loro, una storia che ha saputo incollarmi alla lettura e che ha tutte le caratteristirische necessarie per essere un ottimo thriller.
Se siete amanti del genere, se vi piace investigare, scavare a fondo, questo è il libro che fa per voi! E alla fine, credetemi, quando tutti i nodi saranno venuti al pettine e quando tutti i segreti saranno svelati ci sarà ancora qualcosa che vi saprà lasciare a bocca aperta.
Di certo terrò d'occhio questo scrittore che non conoscevo ma che da oggi, per quanto mi riguarda, entra di diritto tra i miei preferiti!!!
E voi cosa ne pensate? Lo conoscete? Attendo come sempre le vostre opinioni.

VOTO:


mercoledì 6 maggio 2015

Recensione #58 - Se mi vuoi bene di Fausto Brizzi

Buon pomeriggio amici, tutto ok?
Eccomi di nuovo qui con una recensione. Si tratta di un libro speciale che è stato il protagonista della prima Lettura Geograficamente Sparpagliata realizzata con le mie Tessssoreeee amiche LGS il cui resoconto di gruppo potete trovare qui. In quell'occasione avevo commentato il libro in poche righe, ora vi lascio la recensione completa!! :)
Il libro in questione è Se mi vuoi bene di Fausto Brizzi, edito da Einaudi, 260 pagine.

Trama: Nessuno è più letale di chi vuole fare del bene a tutti i costi. Dopo "Cento giorni di felicità" Fausto Brizzi torna con una commedia capace di commuoverci e di farci sorridere. E con un protagonista tenero e maldestro che tutti, in fondo, vorremmo per amico. Esiste una sottile ma fondamentale differenza tra "voler bene" e "fare del bene". Purtroppo Diego Anastasi se ne accorge soltanto quando ha quasi quarantasei anni, un matrimonio alle spalle e una depressione nuova di zecca in corso. Scopre infatti che tutte le persone che ama non hanno tempo per lui e per le sue paure. E capisce che nemmeno lui si è mai davvero occupato di loro. Nel tentativo di uscire dalla palude emotiva in cui è precipitato decide quindi di adoperarsi in modo attivo per i suoi cari. Il risultato è inevitabile: con la precisione di un cecchino distrugge l'esistenza di ognuno di loro. O forse no.

Fausto Brizzi, un nome che mi veniva consigliato allo sfinimento e da cui io mi tenevo alla larga come il diavolo con l'acqua santa. Non so perchè, ma già dal suo Cento giorni di felicità con quella ciambellona smangiucchiata in copertina mi sembrava non adatto a me; in più tutti questi sentimentalismi nei titoli tendono normalmente a farmi scappare a gambe levate perchè è facile cascare nella banalità. Ma quanto mi sbagliavo??????
Ho trovato in questo libro sia i sentimentalismi che mi aspettavo - che sono una minimissima parte e per niente fastidiosi anche per chi come me preferisce libri più noir - sia una profondità nell'affrontare determinati temi che mi ha decisamente sorpreso.
In questo libro la protagonista indiscussa è la depressione, quella malattia - perchè mettiamocelo bene in testa è una terribile e devastante malattia - capace di rendere anche la più forte delle persone sulla terra un agnellino smarrito, indifeso ed impaurito senza che questa abbia il minimo strumento per affrontare quel buco nero in cui gli sembra di cadere. Un tema difficile che necessita una sensibilità tale da non far cadere un libro nella superficialità e nella banalità. Sensibilità che Brizzi, senza ombra di dubbio, ha.
Il bello di questo libro è che in poche righe è capace di far ridere di gusto come di far piangere a dirotto, perchè sa toccare le corde giuste con una grande capacità narrativa.
La storia ci viene raccontata da Diego Anastasi, avvocato romano di successo, che nel primo capitolo del libro si rende conto di avere un problema.
A volte superi il malessere in modo spontaneo, a volte hai bisogno dell'aiuto di uno specialista o di farmaci appositi, altre volte ancora non ne esci più e resti imprigionato per sempre in un ascensore tenebroso e fermo a metà tra un piano e l'altro. E' una malattia subdola che si nasconde tra le pieghe dell'apparente normalità e si presenta senza una bollicina d'avvertimento o un'alterazione della temperatura. I poeti la chiamano "il male di vivere", i nostalgici "esaurimento nervoso", per i medici invece è solo "una patologia psichiatrica, caratterizzata da episodi costanti di afflizione, accompagnati perlopiù da bassa autostima e perdita di interesse o piacere nelle attività normalmente soddisfacenti". 
In una parola sola, molto più cupa e conosciuta: depressione. 
Avvocato civilista quarantacinquenne Diego si ritrova in un baratro da cui non riesce ad uscire. Il primo passo che fa, dopo aver ammesso di essere depresso, è quello di recarsi da uno psicologo che, come da copione, cerca di fargli rivivere la sua esistenza cercando di  scoprire quale sia la causa scatenante della sua malattia.
Ci troviamo così a ripercorrere con lui gli anni passati: la felicità di un'infanzia spensierata; la giovinezza e le corse con la Graziella sul lungomare insieme agli amici di un'estate; i giochi in scatola per ammazzare la noia delle giornate estive di pioggia; gli esami di terza media; le finali dei mondiali; Alessia - la prima fidanzatina - con cui scopre le gioie del primo bacio e la disperazione dell'essere mollato per la prima volta; i racconti sulla madre Olivia - che lavorava nel cinema e conosceva le celebrità - il padre Paolo - tennista di buon livello che faceva stragi di cuori femminili in giro per il mondo- la sorella Marta - segretaria nello studio di Diego, con una predisposizione a dire in faccia a chiunque quello che pensa, che non le permette di trovare un lavoro altrove. Una visione di insieme che Diego riteneva tutto sommato felice.
Quando il dottor Borromeo cominciò ad accennare - sarà stata la nostra quarta o quinta seduta - ai possibili traumi causati da una madre assente, da un padre edonista e da una sorella impresentabile, sono caduto dalle nuvola. Non avevo mai ragionato sulla mia giovinezza da un punto di vista così spietato. 
A questo servono gli psicanalisti, credo. A rovinare i ricordi più belli.
Da questo momento in poi Diego divide la sua vita in tempi, come una partita di calcio, racchiudendo nel primo tempo "tutto ciò che è accaduto prima di incontrare la sua futura moglie Giulia", nel secondo tempo "il matrimonio e i figli", nei supplementari "il divorzio ed il suo tornare single" e nei rigori "l'arrivo della depressione". I tempi calcistici saranno anche i titoli dei capitoli che ci racconterannpo il passato di Diego.
Conosceremo quindi i dettagli del suo incontro con Chiara, della nascita del loro amore e dei loro figli - Pico e Laura - del suo rapporto burrascoso con il padre, dell'adorazione verso i nonni con cui è cresciuto, della sua assenza come padre a causa di un lavoro così impegnativo, della fine del suo matrimonio.
Il ritrovarsi single dopo tanto tempo in una mansarda a Trastevere, le cene in solitudine con unico compagno Ulisse - il labrador di famiglia - gli appuntamenti con donne di ogni età e le uscite tutte le sere, in un primo momento sembrano inebriarlo ma non sono altro che un modo per nascondere quello che nella sua vita sta accadento.
Finchè Diego non si ritrova da solo, il giorno di Natale, ancora una volta con Ulisse che gli fa da compagno e tutti i suoi cari già organizzati in altro modo, e comincia il suo crollo, quello che nelle due settimane successive non gli permetterà di alzarsi dal divano e che gli farà fare zapping tra i canali TV.
Da questo punto viene analizzata in modo molto veritiero e con un punto di vista per niente scontato quel baratro che è la depressione, con tutte le sensazioni e gli atteggiamenti che la accompagnano.
Ora Diego si ritrova veramente solo. E capisce. E chiede aiuto. Peccato che tutti i suoi cari siano impegnati in altro o minimizzino il suo stato come un malessere passeggero.
Dicono che sia solo quando si è toccato il fondo che ci possa essere la risalita e il nostro protagonista il fondo lo tocca eccome! Ma il destino mette sulla sua strada due "angeli" - beh proprio angeli non sono, uno è un depresso cronico peggio di lui e l'altro è un poliziotto in pensione che regala chiacchiere ai passanti per sentirsi meno solo - che gli danno la scossa per reagire e per farlo riflettere. Diego si rende conto di non aver mai fatto veramente qualcosa per gli altri, qualcosa di vero dettato solo dai sentimenti; decide quindi di iniziare ad occuparsi seriamente degli altri. E' a questo punto che la storia decolla perchè il nostro protagonista ne combina veramente di tutti i colori aiutati dai suoi nuovi amici del "Negozio di chiacchiere". Alcune cose gli riusciranno - poche - altre saranno delle colossali e plateali sconfitte ma non è questo il punto; il punto è che insieme a lui rifletteremo su quello che siamo e che facciamo per gli altri.
Una scrittura scorrevole, fresca, capace di toccare le corde più profonde del cuore con una storia per niente banale e ricca di spunti di riflessione. Che dire? A questo punto mi sa che mi toccherà fare la conoscenza anche della ciambellona smangiucchiata leggendo il libro precedente di questo autore!
Un grazie di cuore alle mie LGS che mi hanno obbligato caldamente consigliato di intraprendere questa lettura!

VOTO:  


martedì 5 maggio 2015

Coming soon #11 - Dimmi che credi al destino di Luca Bianchini

Ciao amici miei, come state? Io splendidamente se penso a quello di cui sto per parlarvi!
Prestissimo - solo un paio di settimane ancora - uscirà nelle librerie un libro che attendevo con trepidazione: sto parlando di Dimmi che credi al destino nuovissimo lavoro di Luca Bianchini che pubblicherà nuovamente con Mondadori. Se mi seguite sapete che amo Luca ed i suoi libri incondizionatamente; cliccando qui troverete tutti i post in cui nel blog ho parlato di lui. Ora è arrivato finalmente il momento di questa nuova avventura!!!
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Titolo: Dimmi che credi al destino
Autore: Luca Bianchini

Genere: Narrativa moderna e contemporanea
Pagine: 264
Costo: 17.00 €
Pubblicazione: 12 Maggio 2015 - Mondadori

Trama: Ornella ama i cieli di Londra, il caffè con la moka e la panchina di un parco meraviglioso dove ogni giorno incontra Mr George, un anziano signore che ascolta le sue disavventure, legate soprattutto a un uomo che lei non vede da troppo tempo, e che non riesce a dimenticare.
A cinquantacinque anni, Ornella si considera una campionessa mondiale di cadute, anche se si è sempre saputa rialzare da sola. Per fortuna può contare su Bernard, il suo vicino di casa, che la osserva da lontano e la conosce meglio di quanto lei conosca se stessa.
L'ultima batosta, però, è difficile da accettare. La piccola libreria italiana che dirige nel cuore di Hampstead – dove le vere star sono due pesci rossi di nome Russell & Crowe – rischia di chiudere: il proprietario si è preso due mesi per decidere.
Lei, che sa lottare, ha imparato anche a lasciarsi aiutare, e così chiama in soccorso la Patti, la sua storica amica milanese – inimitabile compagna di scorribande – che arriva in città con poche idee e tante scarpe, ma sufficiente entusiasmo per trovare qualche soluzione utile a salvare l'Italian Bookshop.
La prima è quella di assumere Diego, un ragioniere napoletano bello e simpatico, che fa il barbiere part-time, ha il cuore infranto e le chiama guagliuncelle.
Ma proprio quando la libreria ha più bisogno di lei, il destino riporterà Ornella in Italia, a bordo di una Seicento malconcia guidata in modo improbabile dalla Patti.
Tra humour inglese e una malinconia tutta italiana, Dimmi che credi al destino è una storia commovente di rinascita e speranza.
Ambientato in una Londra dove il cielo cambia sempre colore e l'amore brucia a fuoco lento, Luca Bianchini racconta con il suo stile inconfondibile una storia che non avresti mai pensato di ascoltare, e che assomiglia terribilmente alla vita.
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Non vedo l'ora di tuffarmi in questa storia di cui, già dalla trama, assaporo il dolce-amaro cui Luca è stato solito abituarci. La Patti mi sta già simpatica, posso dirlo? ahahahahahahah
E voi cosa ne pensate? Amate Bianchini o non lo conoscete? Se non lo conoscete dovete rimediare!!!!

lunedì 4 maggio 2015

Ritratto di signora #15 - Sarah e Angelina Grimkè

Buongiorno e buon lunedì! Il primo di questo mese di Maggio che, si spera, ci accompagnerà definitivamente verso l'estate! Come avete passato il ponte dei giorni scorsi? Io ho stracoccolato il mio piccolino che venerdì primo maggio ha compiuto cinque anni; è un ometto ormai!!! Ma basta chiacchiere e veniamo a noi.
Oggi è nuovamente il mio turno per Ritratto di signora quindi, vi lascio con il mio nuovo ritratto.

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Non è mai facile scegliere di chi parlare in un ritratto. Questa volta però sono stata esageratamente fortunata.
Avevo in mente un argomento e una donna in particolare ma, mi spiace per lei, per il momento dovrà aspettare la prossima occasione.
Eh già perchè il mese scorso, buttandomi su una lettura, ho fatto la conoscenza di due donne straordinarie che hanno rivoluzionato il loro modo di essere ed anche il mondo che le circondava.
Parlo di Sarah (1792-1873) e Angelina (1805-1895) Grimké, due donne che hanno saputo cambiare la storia.


Concedetemi... non erano degli splendori, ma fortunatamente il ritratto non si basa su questa loro caratteristica - anche se pare che Angelina, a sinistra, fosse particolarmente corteggiata ai suoi tempi - bensì sul loro lato attivista nei confronti degli schiavi e delle donne.
Ho conosciuto queste due donne meravigliose grazie al libro L'invenzione delle ali di Sue Monk Kidd edito da Mondadori di cui trovate la recensione qui - se non lo avete ancora letto vi consiglio di correre a farlo - e non ho potuto non pensare subito a loro per questo ritratto.
Immaginatevi questo scenario: Charleston, South Carolina, anni che vanno dal 1792 (anno della nascita di Sarah) al 1895 (anno della morte di Angelina), famiglia benestante proprietaria di piantagioni e dedita allo schiavismo, un padre - il Giudice John Grimkè - con un lavoro importante ed una vita necessariamente fatta di apparenza.
Sarah e Angelina, due donne bianche, sono state capaci di rigettare le loro ricchezze e la loro posizione
sociale per lottare contro la schiavitù.
Da sempre Sarah si rivelò molto attenta nei confronti della questione; sin da bambina sognava di diventare avvocato nonostante il suo essere nata donna non le desse la minima opportunità al riguardo. Pur essendo di un'intelligenza eccezionale le venne preclusa, in quanto donna, l'istruzione universitaria che invece fu conessa ai suoi fratelli maschi. Sin da bambina fece azioni considerate inacettabili dalla società del momento, come ad esempio cercare di insegnare a leggere agli schiavi e diventare amica di Hetty, la schiava a lei destinata.
Questo suo modo di essere e di pensare condizionò molto anche la sorella Angelina che si rivelò ancora più ribelle della sorella.
Nel 1818 Sarah fu allontanata da Charleston con lo scopo di assistere il padre malato in un viaggio, alla ricerca della guarigione e fu proprio a Philadelphia che venne a contatto con il movimento cristiano dei Quaccheri.
"In passato i quaccheri si distinguevano per alcune pratiche religiose che li differenziavano profondamente dalle altre sette cristiane, come il rifiuto di gerarchie ecclesiastiche e sacramenti, e civili come l'utilizzo del "tu" come un pronome ordinario, il rifiuto di partecipare a guerre o formulare giuramenti, vestire abiti identici, abolire la schiavitù e proibire il consumo di alcolici." Fonte Wikipedia
La donna ormai ventiseienne rimase immediatamente affascinata dalle idee liberali che i Quaccheri avevano verso la schiavitù.
Il padre non riuscì purtroppo a sopravvivere al viaggio e nel 1818 Sarah fece ritorno a Charleston senza però riuscire mai più a reinserirsi in una società così chiusa. Nel 1821 Sarah si trasferì definitivamente a Philadelphia e divenne una Quacchera. Anche Angelina la seguì qualche anno dopo, esattamente nel 1829.
Tagliarono i ponti con la loro famiglia, la loro religione, la loro patria e le loro tradizioni.
Immaginatevi quanto potesse essere rivoluzionaria già solo questa cosa in un periodo in cui una donna senza marito non era solita compiere un viaggio da sola.
Sarah e Angelina sapevano bene come funzionasse il mondo degli schiavi. Ognuna di loro ne aveva ricevuta in regalo una, per il proprio undicesimo compleanno.
A Charleston una schiavo non aveva diritti, ed era trattato alla stessa stregua di un mobilio o di un possedimento terriero. Ogni schiavo era catalogato e prezzato coma un qualsiasi altro bene posseduto da una famiglia. Le punizioni per chi trasgrediva agli ordini dei padroni erano esageratamente crudeli e tutto era regolamentato ed accettato anche dalla legge.
A Philadelphia le due sorelle divennero attiviste abolizioniste arrivando addirittura a passeggiare a bracciatto con uomini di colore.
Combattendo lo schiavismo si resero però conto che anche loro, in quanto donne, erano vittime di terribili ingiustizie e divennero quindi le portavoci del femminismo. Sarah fu la prima donna negli Stati Uniti a scrivere un manifesto femminista esaustivo, mentre Angelina fu la prima donna a parlare davanti a un organo legislativo.
Non tutti gli abolizionisti videro di buon grado questa nuova lotta e fu proprio a loro che Sarah disse:
"Non possiamo portare avanti l'Abolizionismo se non affrontiamo il grande ostacolo che abbiamo di fronte. Se rinunciamo al diritto di parlare in pubblico, l'anno dopo perderemo il diritto di presentare petizioni, e l'anno dopo il diritto di scrivere e così via. Allora cosa può fare la donna per lo schiavo, quando essa stessa si trova sotto la suola dell'uomo e vergognosamente condannata a tacere?"
Nel 1836, dopo aver cominciato a tenere comizi abolizionisti - arrivando fino a New York - cominciarono anche a scrivere e diedero alla luce lo scritto Appello alle donne del Sud chiedendo appunto a queste ultime di disobbedire ai mariti e di librare gli schiavi.
Nel 1838 Angelina divenne la prima donna che parlò davanti ad una commissione legislativa e nello stesso anno Sarah scrisse Lettere sulla parità dei sessi e la condizione della donna che divenne la base per le altre teoriche femministe nei decenni che seguirono.
Nel 1838 Angelina sposò il Reverendo Theodore Weld, abolizionista, e insieme a lui nel 1839 le due sorelle pubblicarono in forma anonima un volume, American Slavery As It It: Testimony of a Thousnad Witnesses, in cui raccolsero storie dai giornali con i dettagli degli orrori della schiavitù. Questo scritto fu di ispirazione per Harriet Beecher Stowe nella scrittura del suo famosissimo libro: La capanna dello zio Tom.
Sul finire degli anni Trenta dell'Ottocento erano probabilmente le donne più famose e famigerate d'America.
Nel 1870, qualche anno prima che Sarah morisse a Hyde Park, nel Massachusetta, lei e Angelina guidarono ai seggi un corteo di quarantadue donne durante un'elezione cittadina. Marciarono sotto una bufera di neve per poi inserire le loro schede elettorali illegali in un'urna simbolica come atto di provocazione, l'ultimo che riuscirono a compiere.Entrambe morirono molto anziane, Sarah a ottant'anni mentre Angelina a novanta.
Nella lotta contro la schiavitù, le sorelle Grimké scoprirono i pregiudizi che le donne dovevano affrontare; mostrarono più coraggio di ogni qualsiasi persona bianca del Sud di quel periodo, sacrificando la loro vita per la libertà degli Africani-Americani. Un secolo dopo, la stroria delle sorelle Grimkè fu ampiamente dimenticata. Le bibliografie, per esempio, segnalano le pubblicazioni di Weld senza menzionare che Sarah Grimké fosse co-autrice. La stessa autrice del libro "L'invenzione delle ali", che è nata e vissuta a Charleston, nella nota finale al libro sottolinea quanto queste due donne straordinarie siano tuttora sconosciute ai più anche nella loro stessa città. Questo dimostra come forse il pregiudizio non sia del tutto eliminato nonostante siano passati secoli.
Felice di aver conosciuto la storia di queste due coraggiose sorelle spero di aver lasciato in voi la stessa ammirazione che ho avuto io inbattendomi per caso nella loro storia.


Bibliografia:


 


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Potrete trovare questo post sui blog:


Grazie mille a tutti per l'attenzione.

Daniela, Monica, Miki, Francesca e Federica

sabato 2 maggio 2015

Letture Geograficamente Sparpagliate #1 - Se mi vuoi bene di Fausto Brizzi

Buongiorno lettori adorati come state? Siete in giro approfittando del ponte del primo maggio oppure a casa in tolale relax? Beh, spero che in ogni caso possiate trovare il tempo per dara un'occhiata a questo post, il primo in assoluto della rubrica Letture Geograficamente Sparpagliate
 

Vi ricordate che qualche tempo fa io e le mie amiche blogger LGS abbiamo pubblicato un post per presentarvi questa nuova rubrica condivisa? Nel caso l'abbiate perso, oppure, per tante ragioni non rammentiate più di cosa si tratti, cliccate qui .
Oggi uscirà contemporaneamente sui nostri quattro blog il medesimo articolo: ovvero una raccolta di mini-recensioni della lettura comune di questo mese.

Vi ricordo i blog che aderiscono all'iniziativa:
Dunque stavamo parlando proprio del libro del mese, ovvero "Se mi vuoi bene" di Fausto Brizzi. Se proprio dobbiamo essere oneste, qualcuno ha obbligato consigliato caldamente di leggere questo libro come prima lettura per la rubrica. Non abbiamo avuto molta scelta, quindi, a orecchie basse abbiamo accettato questo consiglio. Adesso scoprirete se abbiamo "strangolato" le dittatrici oppure se le abbiamo ringraziate per averci fatto scoprire un romanzo interessante!
Titolo: Se mi vuoi bene
Autore: Fausto Brizzi
Casa Editrice: Einaudi
Pagine: 256
Prezzo: 18,00€
Pubblicazione: 6 marzo 2015


IL COMMENTO DI SALVIA (Desperate Bookswife) :  

Ammetto di non aver mai desiderato leggere "Cento giorni di felicità", sarò un po' razzista, ma le copertine bianche troppo minimal mi incutono timore. E' stato così per Bianchini e il suo peperoncino (che però poi ho amato) e la mia presa di posizione è continuata con Brizzi e la Ciambella. Ho dovuto ricredermi, per l'ennesima volta il mio sesto senso femminile ha fatto cilecca (che io, in fondo non sia donna?????). L'autore si è fatto amare dai primi capitoli, facendomi sorridere, nonostante il tema non fosse dei più allegri. E' riuscito a farmi immedesimare nel protagonista e nei suoi problemi, inconcepibili per la maggior parte del mondo. La depressione è al centro di tutta la storia, perchè è ancora oggi un argomento delicato, per tanti non è nemmeno considerata una malattia, e andare dallo psicologo è quasi imbarazzante: se sei ai primi stadi, sei solo giù di morale, se arrivi a tentare il suicidio o addirittura a toglierti la vita sei un esibizionista o proprio un pazzo. Come lo stesso Brizzi dice: "Se mi fossi rotto il femore avrei avuto tutti al mio capezzale, ma sono depresso e nessuno sembra avere del tempo da dedicarmi". Questa storia mi ha regalato speranza e buon umore, perchè Diego, come la Fenice, è rinato praticamente dalle sue ceneri. Una lode speciale all'autore che ha saputo trattare un argomento delicato con la giusta ironia in modo da renderlo appetibile a tutti senza cadere nel patetico e nello scontato. Amore a prima vista.


IL COMMENTO DI LAURA (La Libridinosa):

La recensione completa di Laura la trovate qui


Fausto Brizzi, che ho scoperto ed amato con il suo primo romanzo, Cento giorni di felicità, è riuscito, anche questa volta, a sorprendermi.
Con una grande delicatezza, con la sua solita ironia, Brizzi riesce a trattare un argomento delicato come la depressione, con la giusta prospettiva. 
Un uomo di mezza età che, improvvisamente, si rende conto di aver perso tutto: un divorzio, un rapporto blando con i due figli, gli amici che hanno le loro vite, i loro impegni e non si accorgono di quanto tu stia male. E così la depressione avanza, si vede tutto sempre più nero, non si ha voglia di alzarsi da letto, figuriamoci di uscire e vedere gente. Finché, al culmine, nonostante uno psicoterapeuta che dovrebbe essere d'aiuto, si tenta il suicidio.
Ecco, questo è ciò che mi ha colpito di questo libro. Perché la depressione, anche se pare che certa gente proprio non lo capisca, è una MALATTIA. E come tale Brizzi ce la presenta. E come da quasi tutte le malattie, è vero, si può guarire. Ma non si guarisce da soli e avere accanto gente che ti ripete "ma dai, sei solo giù di morale, tutto passa", non fa altro che spingerti sempre più in fondo al baratro.
Il punto di svolta di questa storia arriva nel momento in cui, toccato il fondo, il protagonista si trova, per sua fortuna, ad avere a che fare con due estranei che lo aiuteranno a fare del bene. Perché c'è una grande differenza tra voler bene e fare del bene!


IL COMMENTO DI DANIELA ( Un libro per amico):




Fausto Brizzi, un nome che mi veniva consigliato allo sfinimento e da cui io mi tenevo alla larga come il diavolo con l'acqua santa. Non so perchè, ma già dal suo Cento giorni di felicità con quella ciambellona smangiucchiata in copertina mi sembrava non adatto a me; in più tutti questi sentimentalismi nei titoli tendono normalmente a farmi scappare a gambe levate perchè è facile cascare nella banalità. Ma quanto mi sbagliavo??????
Ho trovato in questo libro sia i sentimentalismi che mi aspettavo - che sono una minimissima parte e per niente fastidiosi anche per chi come me preferisce libri più noir - sia una profondità nell'affrontare  determinati temi che mi ha decisamente sorpreso.
La protagonista indiscussa è la depressione, un tema difficile che necessita una sensibilità tale da non far cadere un libro nella superficialità e nella banalità. Sensibilità che Brizzi, senza ombra di dubbio, ha. Una scrittura scorrevole, fresca, capace di toccare le corde più profonde del cuore con una storia per niente banale e ricca di spunti di riflessione. Che dire? A questo punto mi sa che mi toccherà fare la conoscenza anche della ciambellona smangiucchiata leggendo il libro precedente di questo autore! Un grazie di cuore alle mie LGS che mi hanno obbligato caldamente consigliato di intraprendere questa lettura!


IL COMMENTO DI STEFANIA (La ragazza che annusava i libri):

La recensione completa di Stefy la trovate qui



Dopo aver letto, e amato, Cento giorni di felicità aspettavo con impazienza il secondo libro di Fausto Brizzi che, per quanto mi riguarda, si è rivelato una conferma.
Brizzi ha una capacità straordinaria: affrontare tematiche forti e dolorose suscitando lacrime ma soprattutto sorrisi. I dolori di cui Brizzi ci parla non sono melodrammi, sono  sofferenze che si trasformano in occasioni, discese che diventano salite, buio oltre il quale si intravede sempre una flebile luce.
E con grande sensibilità riesce anche stavolta a trattare un tema delicato senza edulcorarlo né banalizzarlo.
Il protagonista di Se mi vuoi bene, Diego Anastasi, ha quarantasei anni, due figli e un divorzio alle spalle, quando nella sua vita sopraggiunge un’inquilina inaspettata: la depressione.
Diego inizierà a precipitare in un abisso senza fine e si accorgerà di poter tornare in superficie solo uscendo da se stesso per dedicarsi agli altri. Gli altri, gli affetti, gli amici, i suoi figli, diventeranno la sua ciambella di salvataggio. Perché in fondo esiste solo una medicina in grado di curare tutti i mali. Senza di lei, niente di quello che facciamo ha senso per davvero. Si chiama amore.



IL COMMENTO DI CUORE (Il venerdì di Cuore)




Fausto Brizzi è un autore molto speciale, perché oltre ad avere la capacità di scrivere con uno stile scorrevole e piacevole, ha il dono di saper trattare argomenti importanti con quel pizzico d’ironia che non fa deprimere il lettore, ma lo fa commuovere con il sorriso sulle labbra.
Cento giorni di felicità è il suo primo lavoro, letto in un periodo particolare, mi sono sentita molto vicina al protagonista che tutt’ora ricordo con affetto e intensità, quindi entusiasta, mi sono gettata a capofitto nella lettura di “Se mi vuoi bene”, con altissime aspettative e convinta che Faustino non mi avrebbe deluso.
Questo romanzo non è all’altezza del primo senza dubbio, ma anche qui l’autore ha saputo trovare la chiave per aprire il mio cuore, nonostante abbia suscitato in me reazioni diverse: l’ho apprezzato nella prima parte, odiato nella seconda, e amato nell’epilogo.
Bellissimo l’incipit, dove il protagonista Diego, ci porta ironicamente al fulcro della storia, ricordando quanto era bello essere bambini e stare a casa da scuola coccolati dalla mamma, mangiando la mela grattugiata, dopo che il termometro, appoggiato delicatamente sulla lampadina calda della abat jour, segnava 38 di febbre.
Toccante è la parte che parla dei nonni, presenti a 360° nella vita di Diego, maestri di vita e dispensatori di amore incondizionato.
Poi ci si ritrova adulti e i problemi diventano la causa di una tristezza cronica, la depressione.
Questa parte del libro mi ha procurato una certa insofferenza: non sopporto le persone che si piangono addosso, che non reagiscono, che ogni scusa è buona per farsi compatire e per non lottare, che arrivano al suicidio.
Io faccio parte di quella cerchia di persone che non sopporta i depressi, che ignora le cause di questa malattia e che crede fermamente che stando con le mani in mano o sdraiati in un letto sia impossibile guarire.
Brizzi è stato bravissimo in questo, nel fare chiarezza su certi aspetti della malattia, confermando ciò che ho sempre saputo: dalla depressione si guarisce.
La terza parte l’ho amata, l’ho fatta mia ancor di più, ritrovando un Diego nuovo, aperto alla guarigione, la volontà di tornare a vivere lo spingono a mettere in atto un “piano” che comprende i suoi familiari ed amici; vuole far loro del bene e tenta di aiutarli nelle situazioni di difficoltà che incontrano nella loro quotidianità, chiedendo l’aiuto di Gianandrea e Massimiliano, gli amici del negozio di chiacchiere, un luogo dove chiunque può trovare conforto, comprensione e consigli.
Il finale è meraviglioso, e anche se in parte un po’ scontato, l’amicizia sincera e corrisposta hanno sempre un effetto positivo su di me, e ha colpito nel segno raccontando l’amore come la cura per ogni stato d’animo, pensiero affine al mio.
“Non è in pasticche, né in fiale, né in polvere, è diffusa nell’aria come l’ossigeno, a disposizione di chi la sa riconoscere. Senza di lei, niente di quello che facciamo ha senso per davvero. Si chiama amore.”
Ringrazio le mie amiche LGS per questa lettura comune, amo condividere i miei pensieri con voi e con i lettori, vi lascio con la certezza che ce ne saranno altre, perché la passione per i libri è il sigillo che racchiude la nostra amicizia.

Che cosa ne pensate di questa nuova Iniziativa? Siete soddisfatti dei nostri pareri? Direi  che siamo tutte felici di aver letto questo romanzo, che è stata una conferma per alcune, sulla capacità di scrittura dell'autore, e una piacevole scoperta per le altre, che molto probabilmente si butteranno a capofitto su "cento giorni di felicità".

Alla prossima,
LGS