domenica 30 luglio 2017

Blogtour "Nonostante il destino" di Angela Iezzi

Buongiorno lettori, e buona domenica. Difficilmente pubblico post durante il fine settimana ma oggi sono qui per un motivo importante. Come vi avevo già annunciato in una delle ultime puntate di Coming soon - qui - l'otto agosto uscirà negli store online Nonostante il destino, il nuovo romanzo di Angela Iezzi edito da Newton Compton. Oggi ho l'onore di ospitare la seconda tappa del blogtour partito ieri e che ci accompagnerà fino al giorno dell'uscita. Ieri su Toglietemi tutto ma non i miei libri avete trovato cover e trama, oggi qui vi svelerò l'incipit e un estratto che vi permetterà di scoprire qualcosa del libro.

Bando alle chiacchiere, ecco l'incipit:


La pioggia torrenziale batte insistente contro il tessuto impermeabile del mio ombrello. Avrei dovuto prendere quello grande di nonna Natalie quando ha insistito questa mattina, ma speravo ardentemente che il tempo non peggiorasse. Solito inguaribile ottimismo.
Mi affianco al lato del marciapiede, a ridosso del muro, nella speranza che qualche pensilina sopra la mia testa possa proteggermi un po’. Non ho ancora voglia di tornare a casa. Ero partita con un intento e non sono ancora riuscita a portarlo a termine. Odio dovermi arrendere. Tra due giorni la mia finta vacanza sarà finita e non ho trovato il modo per aprire il mio piccolo negozio di cappelli artigianali. La complicità di nonna avrebbe dovuto aiutarmi a prolungare di più questo soggiorno da lei e invece mio padre non ne ha voluto sapere. Mai che a Wendell Chetwode-Talbot sfugga una virgola. Credo abbia subodorato qualcosa quando ieri sera nonna Natalie gli ha chiesto qualche giorno in più con sua nipote. Non che sia strano di per sé, lo diventa soltanto nel momento in cui si avvicina il compleanno di mamma. Almeno il regalo per lei l’ho già trovato: uno splendido maglioncino di lana del suo colore preferito, azzurro cielo. Sono sicura che le piacerà.
Ignoro il viavai di persone che sfrecciano sotto i loro ombrelli molto più grandi del mio e mi guardo attorno. Non sono mai venuta in questa parte di South Main Street, per lo meno non negli ultimi anni. Nonna Natalie abita un po’ fuori Fall River, quindi di rado ci è toccato un giro in città quando siamo venuti a trovarla, siamo tutti più tipi da campagna, aria aperta ed erbetta sotto i piedi, ma ora sono da sola, ho uno scopo da raggiungere e solo altri due giorni, quindi perché non scoprire cosa questa zona della città ha da offrire? Senza pensarci, svolto su Spring Street e ne percorro qualche metro, stando attenta a non farmi inondare dagli schizzi delle auto che percorrono la strada in senso opposto al mio, quando vengo folgorata da una vetrina. Una macchina da cucire Improved Dolly Varden tirata a lucido attira tutta la mia attenzione. Ha la base di legno lucido, foderato da un rinforzo di metallo grigio, per il resto è quasi completamente nera, con eleganti decorazioni in oro che la rendono ancora più bella. C’è persino il rocchetto del filo infilato, è magnifica. Per un istante vedo il sogno di una vita divenire realtà: uno splendido negozietto con almeno un paio di belle vetrine che danno su una strada affollata. File e file di cappelli eleganti, colorati e assortiti, per tutte le età, di ogni grandezza, per uomini ma soprattutto per donne, lo sfavillio di qualche applicazione di metallo o pietre preziose, la leggerezza di piume colorate o raso, la consistenza di pelle o cuoio. Tutto creato in pezzi unici da me, la proprietaria, con la sua Improved Dolly Varden, fedele compagna di lavoro e fonte di mille soddisfazioni!
Sollevo lo sguardo verso l’insegna sulla quale campeggia più una promessa che un nome: “Same As It Never Was Antiques”. Bene, perché non ho molti soldi da parte. Non potrei chiedere di meglio. Chiudo in fretta l’ombrellino ed entro decisa, godendomi il lieve tepore che si avverte all’interno.

Estratto:


Ho dovuto subire ben tre interruzioni, tutte uguali, prima di toccare il fondo. Sono una persona paziente e ne avrei tollerate anche di più se non fosse che l’ultima mi è costata il bidone aspiratutto. L’inquilino del piano di sopra ha pensato bene di assestare un calcio degno di un judoka al mio povero alleato, durante la sua fugace improvvisata. Non che io me ne intenda molto, ma pare che il colpo l’abbia tramortito e ora non si accende più. Com’è possibile che la signora Jane non l’abbia visto mettere il naso fuori di casa per quattro mesi e io me lo ritrovi davanti tre volte in poco più di due ore? Meno male che era una persona tranquilla, di solito non reagiscono così le persone tranquille!
Giro intorno per l’ennesima volta al bidone silenzioso, nel vano tentativo di trovare una soluzione. Se fossi un’elettricista o un tecnico di qualche tipo, forse, potrei aggiustarlo, ma non ne capisco niente di questo genere di cose e non avrei né il tempo né i soldi per andare a comprarne un altro. Al solo pensiero che, dopo il bidone aspiratutto, potrebbe essere il turno del trapano, non riesco a trattenermi. Mollo tutto ed esco dal locale. Salgo le scale due a due fino alla porta dell’appartamento al primo piano. Questa questione va chiarita una volta per tutte, prima che diventi più spiacevole di quanto già non sia. Pigio decisa il campanello e lo sento risuonare meccanico all’interno, ma a parte questo nessun rumore mi lascia intendere che ci sia qualcuno in casa. Attendo qualche secondo e poi risuono: sono assolutamente certa che quel tizio sia tornato nel suo appartamento – dove altro poteva andare vestito in quel modo – quindi è del tutto inutile che cerchi di farmi credere il contrario. Ancora nulla. Peccato che io sia una persona molto testarda, per cui insisto ancora e ancora, finché, forse al decimo scampanellio, la porta si apre.
«Che diavolo vuoi?», mi aggredisce l’inquilino per bene, squadrandomi dall’alto in basso con un’espressione severa. Wow, iniziamo bene!
«Non so quale sia il tuo problema, ma mi devi un bidone aspiratutto», gli faccio presente per nulla intimorita dal suo tono. Lui spalanca gli occhi di un verde solo lievemente più scuro del mio, sbalordito, e il secondo dopo sembra che fatichi a trattenersi dal ridere. Cosa avrò detto di così esilarante?
«Cosa ti dovrei?»
«Un bidone aspiratutto. Gli hai appena dato un calcio, ricordi?»
«Oh, sì che me lo ricordo, come ricordo il frastuono impossibile che mi ha ossessionato di prima mattina. Te lo scordi un altro arnese come quello», ribatte canzonatorio.
«Ho chiesto alla signora Jane se c’erano orari di silenzio obbligatori e lei mi ha assicurato che non avrei infastidito nessuno, quindi non capisco proprio di cosa tu ti stia lamentando. E poi sono quasi le dieci, non direi che è prima mattina. La gente lavora il lunedì mattina, non rimane fino a tardi a poltrire in pigiama», supponendo che questa specie di mise strappata e logora possa in una qualche dimensione lontana considerarsi un pigiama.
«La signora Jane è una donna molto accomodante e sarà anche vero che non ci sono orari di silenzio obbligatori, ma hai infastidito me e io non sono nessuno. Non mi importa cosa fa la gente il lunedì mattina, io stavo cercando di dormire», ribatte battagliero.
Ok, è evidente che così non andremo da nessuna parte, occorre più diplomazia, devo tentare un approccio diverso.
«Va bene, allora vediamo di venirci incontro: io devo ultimare la ristrutturazione in tempi brevi e, bidone aspiratutto a parte, ci saranno altri attrezzi rumorosi che non potrò evitare di usare, quindi perché non mi dici quali sono le fasce orarie in cui non vuoi che faccia rumore?», propongo con un sorriso incoraggiante. Lui sembra pensarci per un attimo e la cosa mi fa ben sperare.
«Direi che… sempre è la parola che esprime meglio il concetto che ho in mente in questo momento», mi liquida seccato prima di sbattermi la porta in faccia. Rimango imbambolata a fissarla per un paio di minuti. Possibile che sia davvero così antipatico? E se anche fosse possibile, come faccio ora? Non posso certo rimanere ferma solo perché a lui dà fastidio il rumore! E va bene, se la diplomazia non porta da nessuna parte, dovrò cambiare strategia. Ho un mese, non un giorno di più, mi devo mettere a lavoro.

Dall'incipit scopriamo il sogno della nostra protagonista: aprire un negozio di cappelli. Dall'estratto invece intuiamo che un negozio deve averlo trovato e che stia, appunto, ristrutturandolo.
Mi ha divertito molto il dialogo tra lei e il suo vicino di casa; vicino che, concedetemelo, io già adoro. So che dovrebbe starmi antipatico a pelle ma dai, è un tipo!!! Ora sono proprio curiosa di capire quale metodo utilizzerà lei visto che nelle ultime righe decide di abbandonare la diplomazia. Credo propio che ne vedremo delle belle...
Che dire di queste poche righe? Io ho ritrovato subito lo stile di Angela che mi aveva conquistato nel suo primo libro e non vedo l'ora di saperne di più sul negozio e su quelli che credo saranno i protagonisti del libro.
Ed ora a voi la parola... Cosa ve ne pare?

7 commenti:

  1. Interessante questo blog tour. Sono felicissima che lo abbiate fatto. L'incipit è accattivante e l'estratto stuzzica parecchio la curiosità. Non credo però che questo nuovo libro sia da accostarsi al primo, al contrario penso che si rivelerà molto più maturo e strutturato. Aspetto l'8 di agosto per scoprirlo!!!

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    1. Sicuramente la scrittura sarà maturata ed anche per questo motivo mi aspetto molto da questo libro!

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  2. partecipo con molto piacere, bellissimi sia l'incipit che l'estratto complimenti all'autrice. Ogni volta che leggo mi si riempie il cuore di felicità sorrido ed immagine una o più scene.
    seguo il blog con: Elisabetta Zerbo,
    fb: Elisabetta Zerbo,
    email: metal.1985rockpuro@email.it

    Grazie per questa splendida opportunità :)

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    1. Grazie a te per averci reso partecipi del tuo pensiero!

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  3. Grazie Ilaria e grazie Elisabetta, spero davvero che la storia di Gil e Jared sappia farvi sorridere e innamorare. Continuate a seguire le tappe del blog tour, abbiamo in serbo ancora tante sorprese ;)

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  4. Aaahhhh che inizio!!!! Come mai proprio la passione per i cappelli?!!
    Vi seguo a nome: Stefania Stefania ( steannalisa@gmail.com ) e su fb Stefania Bilotti

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    1. L'inizio è tosto, è la parte che riscrivo più spesso e, anche quando sono andata piuttosto avanti nella storia, ci torno su e la modifico... è il mio tallone, ma spero di essere riuscita a lavorarci discretamente ;) Grazie per la partecipazione Stefania :*

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