mercoledì 13 settembre 2017

Recensione #207 - Still Alice di Lisa Genova

Buongiorno carissimi. Come state? Io arranco...
Sono ritornata dalle ferie particolarmente svogliata e "imbruttita" non solo nei riguardi del blog e della lettura - ahimè è tre giorni che non apro un libro - ma anche del lavoro e della situazione in generale. Settembre è sempre un periodo in cui si fa un po' il punto della situazione ed il mio punto della situazione in generale non è che mi piaccia molto, ma passerà. Scusatemi solo se magari sparisco per giorni.
Oggi sono qui per lasciarvi la recensione di uno dei libri che ho letto al mare e che attendeva ormai da troppo tempo sulle mensole del soggiorno. Si tratta di Steel Alice, di Lisa Genova, edito da Piemme, 304 pagine.

Sinossi: C’è una cosa su cui Alice Howland ha sempre contato: la propria mente. E infatti oggi, a quasi cinquant’anni, è una scienziata di successo, invitata a convegni in tutto il mondo, che ha studiato per anni il cervello umano in tutto il suo mistero.
Per questo, quando a una importantissima conferenza, mentre parla davanti a un pubblico internazionale di studiosi come lei, Alice perde una parola – una parola semplice, di cui conosce benissimo il significato – e non riesce più a ritrovarla nel magazzino apparentemente infinito della sua memoria, sa che qualcosa non va. E che nella sua testa sta succedendo qualcosa che nemmeno lei può capire. O fermare. La diagnosi, inimmaginabile fino a un momento prima, è di Alzheimer precoce.
Da allora, Alice, perderà molte altre parole. Perderà pian piano i nomi – per primi, quelli delle persone che ama, suo marito, i tre figli ormai adulti. Perderà i ricordi, ciò che ha studiato, ciò che ha fatto di lei la persona che è. In questo viaggio terribile la accompagnerà la sua famiglia: il cui compito straziante sarà di starle vicino, di gioire con lei dei rari momenti, luminosi e fugaci, in cui Alice torna a essere Alice. E, soprattutto, di imparare ad amarla in un altro modo.

Quarantanove anni ed una diagnosi che condanna: morbo di Alzheimer in forma precoce. 
È questo che Alice si ritrova, da un giorno all'altro, a dover combattere; non un tumore contro cui cercade di sfoderare tutta la sua forza e contro cui provare a lottare ma un morbo per cui non esiste assolutamente una cura e che, in pochissimo tempo, la porterà ad essere una persona incapace di curare se stessa, di riconoscere i propri cari e di vivere secondo la sua età.
Alice è una ricercatrice e professoressa universitaria ad Harvard; studia il cervello umano da sempre e crede di conoscerne tutte le più profonde sfaccettature ma dovrà fare i conti con qualcosa contro cui il suo cervello non può far altro che arrendersi.
Alice è una donna impegnata, realizzata nel lavoro e nella famiglia e crede di avere tutta una vita davanti quando improvvisamente inizia a "perdere" le parole, anche le più semplici; inizia a non ricordare una scaletta di lavoro su cui ha lavorato per ore fino a pochi minuti prima; inizia a ritrovarsi per strada, lungo il tragitto che per anni percorre correndo, senza sapere assolutamente dove si trovi.
Quando pensiamo all'Alzheimer siamo tutti tendenzialmente portati ad immaginare persone anziane che, a causa anche dell'età, si perdono in un mondo tutto loro, ricordando aneddoti di decenni prima ma non riuscendo a riconoscere i propri figli. Questo libro ci fa aprire gli occhi su una condizione precoce che può invece presentarsi a persone molto più giovani cui quindi è riservata una lunga vita di abbandono e disagio.
Alice si ritrova a dover passare dalle lezioni universitarie e dalle conferenze in giro per il mondo, all'abbandono del suo lavoro con la consapevolezza che la sua malattia non ha cure ma solo possibili e sperimentali terapie di rallentamento.
Assistiamo impotenti alla sua profonda consapevolezza di non voler diventare un peso per gli altri, alla sua paura di aver passato i suoi geni malati a qualcuno dei suoi tre figli, alla sua impotenza di fronte ad un corpo che spesso sembra non appartenerle più.
L'autrice è brava a mostrare al lettore l'evoluzione della malattia attraverso l'ansia dei vuoti di memoria che accompagnano la donna, attraverso la necessità di doversi appuntare anche il più piccolo impegno sperando poi che l'appunto sia abbastanza chiaro da farle venire in mente quale fosse l'azione cui quell'impegno è collegato.
Da subito l'attenzione cade sulla gestione della malattia da parte della famiglia. Il marito di Alice sembra quasi non voler accettare la situazione, nonostante anche lui sia uno studioso e sappia che non esiste cura per quello che ha deciso di piombare sulle loro vite; sei tre figli forse la meno attaccata alla madre riesce almeno a cercare di non colpevolizzarla mentre gli altri la trattano spesso come se lei non si impegnasse abbastranza per ricordare le cose.
Di certo non è facile gestire una situazione simile e l'autrice è bravissima a darne un quadro preciso e relista, portando il lettore a riflettere.
Quello che un po' mi è mancato è il coinvolgimento emotivo. Il libro mi ha toccato, sì, ma mi aspettavo di essere devastata dalle emozioni, cosa che purtroppo non è avvenuta. Sicuramente ho percepito la disperazione di Alice in parecchi momenti ma ho sempre assistito alla cosa come uno spettatore e quella disperazione non è mai diventata la mia, come invece spesso mi accade quando leggo libri di questo tipo.
Nonostante questo però l'ho trovata una bella lettura, che consiglio e che mi ha fatto riflettere moltissmo su una situazione cui non avevo mai pensato più di tanto.

VOTO: 

6 commenti:

  1. Dai Dany, resisti, vedrai che pian piano ritroverai il giusto passo e ingranerai di nuovo! Sei stata in vacanza in un posto meraviglioso, per forza è difficile tornare alla dura realtà! Per quanto riguarda questo libro, devo dire che tratta uno degli argomenti che più mi fanno paura in assoluto, e sinceramente non so se troverei la forza di leggerlo.

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    1. Ci provo! :***
      Per quanto riguarda il libro è sicuramente un argomento non facile... Bisogna essere pronti!

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  2. Ciao Sorella! Dunque vedi di riprenderti perché ho bisogno di te ���� ho bisogno della mia sister un po' cazzara è un po' cazziatrice che mi accompagna quasi quotidianamente. Hai tempo fino al 19, organizzati ah ah ah per quanto riguarda il libro invece, mi ispira. L'ho preso in mano tante volte senza comprarli, ma mi è sempre rimasta la voglia nascosta di leggerlo prima o poi. Sicuramente il fatto che non ti abbia coinvolto emotivamente al 100% un po' mi preoccupa, ma vedremo!

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    1. Miiiiiiiiiiiii sister... che colpa ne ho se il periodo sembra volermi remare contro? Comunque sto provando a rimettermi in sesto, anche se non è semplice!
      Per quanto riguarda il libro chissà, magari tu sarai più fortunata ;)

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  3. Ciao Dani! Vediamo se riesco a pubblicare il commento questa volta. Come ti ho detto, il film Still Alice è uno dei miei film preferiti ma non ho ancora letto il libro. Quello che mi ha più colpita è il fatto che Alice si rende conto, almeno all'inizio della malattia, del fatto che tutto ciò che lei ha conquistato nella sua vita -emozioni, ricordi, conoscenze, quello che riguarda il suo lavoro- si va via via perdendo lasciando un enorme buco nero nella sua mente. È un aspetto che mi ha molto toccata.

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    1. È di sicuro l'aspetto che ha colpito di più anche me. C'è un punto poi, in cui lei va a visitare la possibile clinica in cui rinchiudersi quando non sarà più in grado di vivere a casa e si rende conto che sono tutti vecchissimi mentre lei è appena cinquantenne... Un punto veramente toccante!

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