
Bianchini ci riporta indietro nel tempo, ad un 1987 volato via insieme ai paninari, ai telefilm anni '80, agli Europe, ai Duran Duran, alle gite scolastiche in treno, ai walkman e alle musicassette con i nastri che si incastravano nei meccanismi e con le matite o le bic utilizzate per riportare tutto alla normalità.
Eh sì, Bianchini ha scritto un romanzo forse più adatto a quelli della mia età - quarantenni e più - che leggendo questa storia possono rituffarsi nei ricordi della propria adolescenza con un po' di malinconia.
Frequentano la stessa classe del liceo Majorana di Moncalieri.
Cate e Vince sono migliori amici. Lei di Trofarello, lui di Nichelino. Vivono in simbiosi, tanto da sembrare fidanzati. Vince è innamorato di Cate da sempre e lei sembra approfittare un po' della situazione. Lui deve assistere impotente a tutte le sue storie d'amore, struggendosi per lei senza poter far capire alla ragazza quali siano i suoi veri sentimenti. Lei "usa" lui come porto sicuro, quello da chiamare nelle difficoltà, quello che - lo sa - per lei ci sarà sempre.
Poi c'è Spagna, una dark con la cresta - e chi in quegli anni non ha avuto una dark a scuola? - con la mamma parrucchiera eun fidanzato cannaiolo che però pare amarla anche se lei, spesso, ricade nello struggimento per quel ragazzo avuto a Rimini in quell'estate speciale.
E infina c'è Romeo, l'ultimo arrivato, ripetente, figlio di genitori ricchi e convinto che nella vita tutto possa essere comprato o ottenuto anche solo facendo il nome di suo padre.
I quattro diventeranno inseparabili e le loro vicende si intrecceranno e ci faranno riflettere, divertire, sognare, tanto da avere l'impressione di essere anche noi in quella stessa aula, magari seduti all'ultimo banco, ad osservare le loro mosse.
Ma in questo libro non ci sono solo i ragazzi, ci sono anche gli adulti, e che adulti! Insegnanti e genitori che non hanno un ruolo marginale ma che, anzi, rivestono un ruolo importante per lo svolgimento della storia.
Niente quindi è lasciato al caso, ognuno ha il suo ruolo ben stabilito e Bianchini muove tutti grazie a fili invisibili che, questo si vede in tutti i suoi romanzi, lui sa bene come muovere per creare una storia azzeccata.
La narrazione è divertente, ricca di quella freschezza che lui sa utilizzare nei suoi lavori più riusciti, quella che prende il lettore non permettendogli di pensare ad altro fino a che tutte le pagine non siano scorse sotto i suoi occhi. Un libro che ha saputo conquistarmi e si è fatto leggere in due giorni.
Sono andata a Vienna con quella classe sconclusionata, ho partecipato alle feste più importanti, ho assistito a interrogazioni, nascita di amori - anche i meno oppurtuni, anche i più strani -, di amicizie, ho trascorso ore in pullman nella periferia piemontese ed ho sorriso pensando alle mie gite, ai miei anni di liceo, ai miei viaggi lunghissimi per attraversale la città, a quel panino con la cotoletta un po' freddo, comprato al bar della scuola, mangiato durante l'intervallo e che a noi sembrava il cibo migliore del mondo. Ho pensato a quanto la nostra generazione abbia vissuto delle stesse sensazioni, degli stessi ideali, degli stessi modi di fare.
Insomma, Bianchini oltre a regalarmi una piacevolissima lettura mi ha anche riportato a quegli anni, così lontani ma anche così impressi nella mia mente! Un libro da leggere con la giusta dose di malinconia!!!
E infina c'è Romeo, l'ultimo arrivato, ripetente, figlio di genitori ricchi e convinto che nella vita tutto possa essere comprato o ottenuto anche solo facendo il nome di suo padre.
I quattro diventeranno inseparabili e le loro vicende si intrecceranno e ci faranno riflettere, divertire, sognare, tanto da avere l'impressione di essere anche noi in quella stessa aula, magari seduti all'ultimo banco, ad osservare le loro mosse.
Ma in questo libro non ci sono solo i ragazzi, ci sono anche gli adulti, e che adulti! Insegnanti e genitori che non hanno un ruolo marginale ma che, anzi, rivestono un ruolo importante per lo svolgimento della storia.
Niente quindi è lasciato al caso, ognuno ha il suo ruolo ben stabilito e Bianchini muove tutti grazie a fili invisibili che, questo si vede in tutti i suoi romanzi, lui sa bene come muovere per creare una storia azzeccata.
La narrazione è divertente, ricca di quella freschezza che lui sa utilizzare nei suoi lavori più riusciti, quella che prende il lettore non permettendogli di pensare ad altro fino a che tutte le pagine non siano scorse sotto i suoi occhi. Un libro che ha saputo conquistarmi e si è fatto leggere in due giorni.
Sono andata a Vienna con quella classe sconclusionata, ho partecipato alle feste più importanti, ho assistito a interrogazioni, nascita di amori - anche i meno oppurtuni, anche i più strani -, di amicizie, ho trascorso ore in pullman nella periferia piemontese ed ho sorriso pensando alle mie gite, ai miei anni di liceo, ai miei viaggi lunghissimi per attraversale la città, a quel panino con la cotoletta un po' freddo, comprato al bar della scuola, mangiato durante l'intervallo e che a noi sembrava il cibo migliore del mondo. Ho pensato a quanto la nostra generazione abbia vissuto delle stesse sensazioni, degli stessi ideali, degli stessi modi di fare.
Insomma, Bianchini oltre a regalarmi una piacevolissima lettura mi ha anche riportato a quegli anni, così lontani ma anche così impressi nella mia mente! Un libro da leggere con la giusta dose di malinconia!!!
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