venerdì 5 febbraio 2021

Letture con Marina #118 - La mia Londra di Simonetta Agnello Hornby

Buongiorno lettori, è venerdì e, come di consueto, lascio la parola a Marina e alla sua recensione.



Non ci posso davvero fare nulla… è solo un certo tipo di romanzo che mi segue finchè non cedo e lo leggo. Qui di nuovo, oltre alla megalopoli di Londra e ad una scrittrice italo-inglese, spulciando trovo autori da aggiungere alla mia lista dei desideri… Ma non sarà invece che io li guardo allusiva ed i libri si fanno trovare?


Ti
tolo: La mia Londra
Autore: Simonetta Agnello Hornby
Casa editrice: Giunti, 2014
Pagine: 272
 
Trama: Simonetta Agnello giunge a Londra nel settembre 1963. A sole tre ore da Palermo, è catapultata in un altro mondo. La città le appare subito come un luogo di riti e di magie. La paura di non capire e di non essere accettata rende impietoso il passaggio dall'adolescenza alla maturità. Si sposa, diventa Mrs. Hornby, ha due figli. Ora può riannodare i fili della memoria e accompagnare il lettore nei piccoli musei poco noti, a passeggio nei parchi, nella amata casa di Dulwich, nel fascinoso appartamento di Westminster, nella City e a Brixton, dove ha esercitato la professione di avvocato; al contempo, cattura l'anima della sua Londra, profondamente tollerante e democratica, che offre a gente di ogni etnia la possibilità di lavorare. Racconto di racconti e personalissima guida alla città, questo libro è un inno a una Londra che continua a crescere e cambiare. Gioca in tal senso un ruolo formidabile la scoperta di Samuel Johnson, un intellettuale che vi arrivò a piedi, ventisettenne, alla ricerca di lavoro; compilò il primo dizionario inglese ed è considerato il padre dell'illuminismo inglese. Johnson appare negli studi che Tomasi di Lampedusa dedicò alla letteratura inglese, con un suo celebre adagio che qui suona motto esistenziale, filtro di nuova esperienza: "Quando un uomo è stanco di Londra, è stanco anche di vivere".

 
RECENSIONE: 

Di Simonetta Agnello Hornby avevo visto qualche anno fa questo libro ed invece di leggerlo, mi ero persa nel suo bel “Rosie e gli scoiattoli di St. James”. Un po’ per gli scoiattoli, un po’ per la copertina, un po’ per la storia in sè. La sua Londra era nuovamente capitato fra le mie mani giusto un anno fa, perché con le amiche sarei dovuta ritornare a Londra. E poi, ciascuna confinata nella propria città, non se n’era più fatto nulla. All’inizio della settimana, scorrendo i libri nel mio e-book, l’ho ritrovato e ho iniziato a dargli un’occhiata. Occhiata che si è protratta, fino a leggere le ultime righe di questo piccolo memoir. Uno splendore. Un amore che io e l’autrice – e quanti di voi? – condividiamo. Lei da “londoner” acquisita, io da viaggiatrice costante. Ma questa è un’altra storia.

Il libro di Simonetta Agnello Hornby è in primis una lode ed una dedica affettuosa a Samuel Johnson, noto ai più solo per aver creato nel 1755, dopo nove anni di lavoro, il “Dictionary of the English Language”, considerato per almeno 150 anni il dizionario britannico per eccellenza e uno dei più grandi successi dell’erudizione. L’autrice apre ciascun capitolo con una frase famosa di questo letterato e prosegue con aneddoti in cui la Signora Simonetta racconta la sua vita di siciliana che emigra. Boston, che la introduce nel mondo della cultura internazionale; Lusaka, capitale dello Zambia, che le ha dato energia e speranze. Ed infine Oxford la bella, che le ha insegnato le dissonanze tra università e municipalità. Per trasformarsi poi in una moglie, mamma e lavoratrice. E alfine per diventare nel 1979 avvocato dei minori, Child Care Solicitor presso il comune di Lambeth, a Brixon, nel Sud di Londra. E successivamente aprire un suo proprio studio con una socia. E diventare scrittrice, of course!

Per riandare indietro nel tempo, commovente il racconto della sua partenza per il viaggio premio a Londra nel 1963 per la licenza liceale, a lei che avrebbe tanto voluto andare a Parigi. In anni diversi e più recenti, anche se antichi essi stessi, mi ha ricordato una me stessa un po’ più grande che, con il primo anno di stipendio dell’agognato posto fisso, mi regalai una vacanza agostana e partii da sola per un intero mese, per la prima volta nella mia vita, per la mitica Isola.

Nel volume ci sono tante piccole chicche su Londra in particolare e sugli inglesi e la Gran Bretagna in generale. Ad esempio l’autrice, con riferimento all’episodio della ricerca della casa con le agenzie immobiliari e una prassi ben radicata nella loro consuetudine, fa suo il detto inglese “if it works, why change? – Se funziona, perché cambiarlo?”, che dà il senso del flemmatico buon senso degli inglesi, anche se di fondo a noi italiani per esempio, resta un fastidioso senso di noiosa scocciatura. E poi le passeggiate ed i giri con i suoi bambini in una Londra che anch’io nei miei vari giri in questa città ho intravisto. E ancora le visite più calme, approfondite e ragionate a piedi, una volta che ha raggiunto i sessant’anni e ha fra le mani la Freedom Pass - per conoscere veramente questa città, anch’essa divisa in zona nord e sud, molte volte sconosciuta l’una all’altra. E la conoscenza del Sig. Robert Hook, nato nella pittoresca Isola di Wight nel 1635 e londinese di adozione, che ha ridisegnato la Londra che ammiriamo ed amiamo ancora oggi.

E che dire del divertente siparietto che l’autrice allestisce ad un certo punto, quando dice che lavorando nella City, ha dovuto adeguare il suo linguaggio al modo di parlare di chi lavorava nella City stessa. A parte l’abbondanza di “thank you so much, sorry, May I…, Would you mind…?”, l’inglese parla poco e solo molto di rado parla dei fatti suoi. Alla domanda “How are you?”, risponderà immancabilmente “Very well, thank you”, senza aggiungere altro, mentre magari sta malissimo. O al più, se proprio è messo ancora peggio, risponderà con un laconico “Not so well”. Se ci riflettete, non potete non ammettere che questo rispecchia completamente l’idea che abbiamo di un inglese!, e la cosa personalmente mi ha fatto sorridere in modo affettuoso nei confronti di questa macchietta, immaginando poi insieme il tono e la pronuncia un po’ blesa.

Ci sono molte situazioni con cui l’autrice entra in contatto, mai in collisione, nel corso della sua vita londinese, così come molti i temi che affronta nel suo libro, mentre passeggia per Londra e ci dà conto del passare della sua vita e delle sue esperienza lavorative: molto bello il penultimo capitolo, quando parla dell’emigrazione italiana verso la Gran Bretagna e Londra in particolare, a partire addirittura dal 1290! E riandando indietro, quando parla dell’usuale ospitalità inglese e dell’accettazione dello straniero e del diverso, salvo alcuni episodi tragici, per esempio quelli avvenuti a Brixon, o ad altre considerazioni cui si lascia andare, su periodi in cui anche in Gran Bretagna la xenofobia è subentrata alla consueta e civile integrazione. E qui sarebbe troppo facile andarsi ad incagliare sul discorso Brexit… ma per un attimo ancora lasciatemi sognare quest’Isola, che ancora al giorno d’oggi è capitanato, diciamo così, da una vera Regina.

Non posso terminare senza aver ricordato almeno un altro degli scrittori cui Simonetta Agnello Hornby fa cenno nel suo libro di memorie, se vogliamo definirlo così. Abbiamo appena finito di parlare di regine – e quindi controbilanciamo questa regalità inglese con l’italianissimo principe palermitano, Tomasi di Lampedusa, che l’autrice ci fa conoscere qui per le sue “Lezioni di Letteratura inglese”. Che naturalmente non potrò esimermi dal cercare.

E così siamo giunti alla chiusa, e mai come in questo momento mi sento in linea con la Simonetta e con il vecchio e caro Sam: “Change is not made without inconvenience, even from worse to better - Il cambiamento comporta sempre qualche disagio, anche quando si cambia per il meglio”. E’ cambiato il vento, Febbraio si è fatto avanti portando la sera tanta luce in più… e forse ora è arrivato davvero il momento di esplorare altri argomenti letterari. Volete scommetterci?
 
A presto




 

2 commenti:

  1. Ciao Marina! Sai che questo è uno dei pochi libri che ho cominciato e abbandonato? Proprio non riuscivo ad apoasssionarmi. E sì che l'Agnello Hornby romanziera mi piace... Vai a capire. Buon weekend!

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  2. Ciao Nadia!
    Uuuhhh nooooo, mi spiace...
    Tra che sono curiosa della vita delle persone, tra che sono innamorata del Regno Unito in generale e di Londra in particolare... potrei leggere anche la carta igienica, se scritta da e in inglese!! 😁
    Ciao e a presto

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