venerdì 18 novembre 2016

Letture con Marina #2

Buongiorno lettori, sono già passate due settimane! Torna oggi Marina, con la sua rubrica Letture con Marina dove vi lascia una nuova recensione.


Autore: Jostein Gaarder
Titolo: Il Consolatore (Dukkeforeren)
Pubblicazione: 13 Ottobre 2016 – Longanesi
Pagine: 288
Trad.: Ingrid Basso

Sinossi: Sessantenne erudito e solitario, Jakop è un ex ricercatore dell'università di Oslo, studioso di linguistica. Non ha figli né parenti e ha una moglie che lo ha lasciato ma con la quale ha continuato a vedersi a lungo per il semplice fatto che condividevano una Toyota Corolla. Ha un solo amico, Pelle, che forse non è del tutto estraneo ai fatti che hanno segnato la fine del suo matrimonio. Jakop è un uomo solitario ma non si sente mai solo, perché si tiene occupato con un'attività che gli riempie le giornate e la vita: ama partecipare ai funerali, mischiarsi tra la folla degli amici e dei parenti e raccontare aneddoti e ricordi sulla vita del defunto che commuovono le persone presenti. Finché un giorno, a uno dei tanti funerali cui prende parte, Jakop conosce Agnes...

RECENSIONE:
 
Un fil rouge lega Jakop ad Agnes. Inestricabilmente. Un filo che si dipana nell’arco di 12 anni, anche se a ben vederepotremmo farlo srotolare già dagli anni Settanta. Nel mezzo una vita – e che vita! Piena di incontri, di persone, di località del Nord Europa in cui Jakop ci trascina, curiosi di sentire le sue storie. E che storie! Il mondo norreno, l’incrociarsi delle lingue più antiche. Per chi non ha familiarità con questo mondo, basterebbe pensare anche solo a Tolkien ed alla sua Cosmogonia!

“Le lingue sono connesse tra loro. Sono come una grande famiglia, o una famiglia allargata. Posso sentirmi onorato di appartenere a questa imponente famiglia”.
Ecco l’elemento scatenante: la famiglia. E non è forse all’apice delle priorità per tutti noi? Il sentirsi parte di una unità, accettati e compresi. Il voler incontrare un essere a noi affine per costruire insieme una famiglia, che sia la continuazione di quella originaria da cui siamo venuti. Una partenza, uno scopo di continuità ed infine un punto fermo che è anche un arrivo. E per taluni una nuova partenza. Non è in questo che consiste e risiede il tutto dell’essere umano? 
E se questa famiglia latita? Sia in origine, che nel prosieguo del nostro passaggio sulla Terra? 
Ognuno si arrangia come può in questa vita, ma lo scrittore Jostein Gaarder fornisce a Jakop uno strumento che gli cambierà la vita: un amico, Pelle – e l’amore per il complesso mondo della linguistica e della glottologia, di cui infarcirà buona parte delle sue riflessioni e conversazioni. 
Quasi uno scudo di difesa dal mondo esterno. 
La vicenda è in sé breve nel percorso presente: inizia a Gotland a Maggio 2013 e si conclude nelle Lofoten a Luglio 2013. Una manciata di mesi. 
Ma nel mezzo una valanga di ricordi, che come detto abbracciano sostanzialmente 12 anni – e che il protagonista mette in ordine in una lettera che vuole spedire a Agnes. 
Ma che forse è più una scusa che Jakop usa per riordinare i propri ricordi, le proprie storie, la propria vita … fino a dar loro il giusto senso. 
 Accanto a lui sfilano in questi 12 anni tanti personaggi, la maggior parte appartenenti alla famiglia Lundin, il cui capostipite Erik, insegnante di Jakop, si spegne nel 2001 a Oslo. Ed ecco l’occasione di Jakop: partecipare al funerale e così incontrare la famiglia del Professore. 
Un curioso rituale che Jakop aveva già iniziato e che continuerà per molti anni. 
Cerimonie funebri e veglie commemorative dove anche noi entreremo insieme al protagonista, che si narra in prima persona, fino a capire la complessità di questa figura solitaria, con le tristi seppur amorevoli cortesie che Jakop dedica ai parenti dei defunti. 
E alfine conosceremo anche Pelle, il misterioso amico d’infanzia di Jakop – e l’uomo moro e vestito di scuro, che tante volte Jakop incontrerà ai diversi funerali. E Agnes, per la quale Jakop sente un’istintiva e subitanea attrazione e per la quale intraprende il viaggio nella memoria, che ci permetterà di conoscere quest’uomo che, con le sue idiosincrasie, ci accompagnerà per mano a scoprire i misteri più profondi dell’essere umano, per cercare di rispondere agli interrogativi sul significato dell’esistenza. 
Come il protagonista di questo erudito romanzo, narrato interamente in prima persona, anch’io non ho voluto seguire una linea precisa e retta nel presentarvi questo libro. 
 Perché proprio Jostein Gaarder ci invita a scoprire poco per volta ed in modo non sequenziale la realtà della solitudine, del lutto e della meraviglia delle parole antiche da cui tutto il linguaggio odierno deriva. Un fascino che non può lasciare indifferenti, in un senso o nell’altro, le persone che vengono a contatto con Jakop ed il suo amico Pelle e può lasciare sconcertati e spaventati i lettori che si immergono in quest’opera.

AUTORE
Jostein Gaarder (Oslo, 8 agosto 1952) è uno scrittore norvegese, che ha raggiunto la fama internazionale con il romanzo filosofico Il mondo di Sofia.
Gaarder ha studiato filosofia, teologia e letteratura. È stato professore di filosofia per dieci anni prima di dedicarsi alla professione di scrittore. Vive a Oslo con la moglie e i due figli. Il suo primo libro è stato pubblicato nel 1986, divenendo ben presto uno dei più noti autori del suo paese, ma il successo internazionale è arrivato agli inizi degli anni novanta con il romanzo Il mondo di Sofia. L'opera, pubblicata in Norvegia nel 1991, è stata tradotta in una quarantina di lingue; in Italia è stata pubblicata nel 1994, ed ha vinto il Premio Bancarella nel 1995.

ECCOCI AD UN NUOVO APPUNTAMENTO: questa volta, pur restando nel tema della sofferenza, complice il libro letto, vorrei scandagliare con Voi il mondo della solitudine – che detta così sembra quasi un controsenso… Siamo entrati in un’era tecnologica che ci permette di restare sempre in contatto con amici, parenti e conoscenti. Ciò non di meno, in quest’era digitale, siamo raffigurati come dei lupi solitari in eterna digitazione e senza incontri fisici. In tutto c’è una via di mezzo percorribile, ma non sempre è facile trovarla. Mi chiedevo come gira per Voi, anche se intuisco che il mondo della solitudine è un tema difficile da affrontare e di cui parlare, perché normalmente chi non ha amici viene subito etichettato come uno sfigato…

mercoledì 16 novembre 2016

Recensione #157 - Apple e Rain di Sarah Crossan

Buon mercoledì amici, finalmente il blog sta pian piano tornando alla normalità. Spero di riuscire a mantenere questo ritrmo nonostante i mille impegni; ci proverò anche se non sarà facile!
Oggi torno con una recensione, un libro molto carino che mi ha colpito soprattutto per la sua cover splendida! Si tratta di Apple e Rain, di Sarah Crossan edito da Feltrinelli, pag. 272.
 
Sinossi: Apple ha tredici anni e vive in Inghilterra con la nonna da quando ne aveva due, perché la madre, giovanissima, se n'è andata in America a cercare fortuna come attrice. Apple vuole bene alla nonna, ma soffre la rigidità delle sue regole e il peso delle sue ansie. L'unica amica che ha la trascura e il ragazzo di cui è innamorata non la degna di uno sguardo. Il solo momento positivo nelle sue giornate sono le ore di inglese, in cui il professor Gaydon parla di poesia e invita i ragazzi a esplorare con le parole i loro sentimenti: la paura, l'amore, la gioia. Quando la madre torna a casa dopo undici anni, Apple sente colmarsi il vuoto che ha dentro ed è come se fosse di nuovo intera. Ma il ritorno della madre è dolceamaro, come lo era stata la sua fuga quella tempestosa notte d'inverno... Apple prova a dare un senso alle proprie emozioni. Ma solo quando conoscerà Rain e scoprirà di avere un talento, smetterà di temerle e capirà che cosa significa veramente amare.


Apple ha tredici anni. Da quando sua mamma, nella notte di Natale di tantissimi anni prima, la lascia alla nonna per andare a cercare fortuna come attrice in america, Apple vive con un vuoto dentro che non la abbandona mai. È proprio Nana, sua nonna, a prendersi cura di lei, con una rigità che ad Apple pesa e che la fa spesso vergognare con i suoi compagni di classe.
Anche il padre non è particolarmente presente nella vita della ragazzina, soprattutto da quando si è sposato con Trish.
Apple ha una sola amica, Pilar, con cui condivide tutti i segreti ed i pranzi alla mensa scolastica.
Il ricordo della mamma non la abbandona mai, così come la speranza che lei prima o poi ritorni. Sicuramente con la mamma la sua vita sarebbe migliore, sicuramente lei non sarebbe rigida come suan nonna e finalmente Apple potrebbe sentirsi meno diversa... o almeno questo è quello che lei pensa. Spesso però il ricordo delle cose o delle persone che abbiamo perduto è migliore rispetto alla realtà, spesso tendiamo ad idealizzarli ed il risveglio dal sogno può essere molto, molto più duro di quello che ci si può anche solo lontanamente immaginare.
Questo è un libro che parla di mancanze, di solitudine, di rapporti complicati - con i genitori, con gli amici, con i sentimenti - di adulti che si comportano da bambini e di bambini che, a volte, per forza di cose si ritrovano a dover fare gli adulti.
È Apple a raccontarci la sua storia, è lei che con una semplicità disarmante ci racconta quello che prova e ci parla di quella mamma che l'ha abbandonata, che lei a malapena ricorda, ma che ama ancora profondamente. Mai una volta emerge rabbia dalle parole della bambina, emerge invece la forza della sua età, sopra ogni difficoltà! Apple ci parla anche di Ewan, quel ragazzo che suona il flauto e che ad ogni lezione di musica le fa battere il cuore; e di Nana, di quanto ancora la tratti troppo come una bambina, di quanto l'attaccamento nei suoi confronti sia soffocante e la faccia spesso sentire a disagio. E infine ci parla della scuola, di come l'arrivo del nuovo professore di inglese la faccia entrare in un mondo nuovo - quello della poesia - che sembra aiutarla a dare sfogo alle sue sofferenze.
I personaggi di questo libro sono caratterizzati in modo perfetto; ognuno ha una particolarità che lo rende interessante - sia nel bene che nel male - e ad ognuno è facile affezionarsi. Uno in particolare non potrà lasciarvi indifferenti oltre ad Apple, si tratta di Rain che, non per niente, occupa un posto rilevante anche nel titolo. Chi è Rain? Beh questo non ho proprio intenzione di dirvelo; vi basti sapere che è una bambina di dieci anni con cui Apple si troverà a fare i conti.
Lo stile che l'autrice utilizza è quello adatto ai libri per ragazzi ma non risulta mai banale o troppo semplice anzi, aiuta a leggere senza sosta e a far scorrere le pagine sotto ai nostri occhi ad una grandissima velocità.
Un libro adatto sia ai ragazzi che agli adulti in quanto possibile spunto per molte importanti riflessioni.

 VOTO: 

martedì 15 novembre 2016

If I say #1 - Nebbia


Questa è una rubrica ideata da me e Baba Desperate Bookswife (No, non è proprio così, perché Leda e Alessia, più di due anni fa ne avevano una con lo stesso titolo, quindi le citiamo, come è giusto che sia). Ogni due settimane sceglieremo una parola che ci riporterà ad uno o più libri. Non per forza è un libro che abbiamo letto o amato, è più un'associazione di idee ed avremmo bisogno del vostro aiuto, perchè di volta in volta l'argomento lo sceglierete voi attraverso un sondaggio.

LA PAROLA DEL GIORNO: NEBBIA

Più che un libro questa parola mi fa venire in mente un autore: Carlos Ruiz Zafon. Lo so, sarà banale ma oltre ad amare tantissimo i suoi libri in questi giorni si sta parlando tantissimo di lui per l'imminente uscita del tanto atteso ultimo capitolo della serie Il cimitero dei libri perduti.
Ecco, oltre a quella serie tanto amata, questo straordinario autore ha anche scritto la Trilogia della nebbia di cui io ho letto e recensito solo il primo capitolo.
La parola NEBBIA non solo è espressamente richiamata nel titolo della trilogia, ma è impossibile non associarla a questi libri grazie alle cover e alle atmosfere meravigliose che si vivono nella storia. Ora che ci penso dovrei anche decidermi a leggere i due capitoli che mi mancano quindi, quasi quasi, me lo tengo come fioretto per il 2017!!! Voi l'avete letta?
Questa trilogia è composta da: 

Il principe della nebbia recensione qui

Il palazzo della mezzanotte

Le luci di settembre  


Per quanto riguarda i prossimi appuntamenti abbiamo pensato di lasciarvi scegliere: noi vi scriviamo due parole e voi dovrete votarne una delle due, inserendola nei commenti. Avete una settimana di tempo, ovvero fino a martedì 22 novembre.
Quindi, per il prossimo "If I say..." le parole sono:


CAPPELLO
oppure
NEVE

La più nominata sarà la prossima protagonista.
Ora che ne dite di vedere cose è venuto in mente a Baba associato a questa parola? Cliccate qui!
Ovviamente se vi va di dirci il libro o i libri cui associate la parola nebbia saremo felicissime di leggervi!
A presto


lunedì 14 novembre 2016

Gruppo di Lettura: Ritorno a Riverton Manor di Kate Morton - Tappa 3


Buongiorno lettori! Siamo già giunti alla terza tappa di questo gruppo di lettura organizzato in collaborazione con Baba del blog Desperate Bookswife dedicato al libro Ritorno a Riverton Manor di Kate Morton. Abbiamo notato che nelle scorse settimane vi siete molto appassionati al libro e ne siamo contantissime.
Oggi commenteremo insieme la terza parte del libro.

Prima di entrare nel vivo del libro facciamo un piccolo riepilogo del calendario:

SPIEGAZIONI E TAPPE

  • Dal 17 ottobre al 31 ottobre: Lettura Parte 1 - 12 capitoli per un totale di  154 pagine
  • Dal 31 ottobre al  7 novembre: Lettura Parte 2 - 10 capitoli per un totale di 146 pagine
  •  Dal 7 novembre al 14 novembre: Lettura Parte 3 - 6 capitoli per un totale di 94 pagine
  • Dal 14 novembre al 21 novembre: Lettura Parte 4 - 8 capitoli per un totale di 112 pagine


   LE MIE IMPRESSIONI

Anche in questa parte, come nelle precedenti, l’ambientazione la fa da padrona; l’autrice ha un dono meraviglioso, che è quello di portarci in epoche ed in luoghi talmente lontani senza la minima difficoltà, facendoci immergere completamente nell’atmosfera che intende ricreare.
Avevamo lasciato Hannah appena sposata con Teddy Luxton, in procinto di lasciare Riverton Manor e di trasferirsi a Londra, con Grace al suo seguito in veste di cameriera personale. La ritroviamo in luna di miele, a Parigi, ad assaporare quella libertà che lei crede di aver ottenuto con il matrimonio; scopriremo presto infatti, che la donna si sposa con Teddy solo per la necessità di libertà che il matrimonio sembra prometterle. In realtà i tanto sognati viaggi si rivelano presto una bufala. Il marito perde le elezioni e lei si ritrova a dover rinunciare ai viaggi promessi per passare il tuo tempo a tenersi buone le mogli degli uomini d’affari con cui Teddy si intrattiene. Nel frattempo cerca sempre di conversare con il marito di politica, discorsi che lui tende a spegnere immediatamente.
Per Grace l’arrivo nella nuova residenza con la padrona non è proprio come se l’aspettava. I domestici non sono particolarmente cordiali con lei e spesso si ritrova anche a dover svolgere mansioni che non le competono a causa della mancanza di personale. Ma il rapporto di confidenza tra lei e Hannah continua a crescere e questo le basta; compagna fedele della donna, anche nelle situazioni più pericolose, tiene fede alla sua promessa di non lasciarla mai. Anche la corrispondenza con Alfred diventa sempre più frequente ed intima, ritornando ai livelli del primo periodo della guerra. Il ragazzo sembra aprirsi sempre di più anche se comunque il suo atteggiamento verso la vita dopo il conflitto è cambiato radicalmente.
A Riverton le cose vanno sempre peggio: Emmeline subisce la mancanza della sorella e reagisce facendo scelte azzardate in fatto di uomini, mentre Frederick sembra non riprendersi dalla decisione di Hannah di sposarsi e dalla perdita della fabbrica di automobili.
Il segreto che Grace serba da decenni continua ad aleggiare in tutte le pagine ma in questa parte del libro ancora non si assiste al ritorno di Robby, quindi da quel punto di vista non facciamo nessun passo avanti. Un enorme passo viene invece fatto nella storia personale della cameriera che finalmente avrà modo di capire che Frederick potrebbe essere il suo vero padre. In poche righe la
Morton sgancia quella che dovrebbe essere la bomba ma che tutte noi immaginavamo dopo poche righe… ora mi chiedo se la questione finirà lì o se avrà un seguito particolare. Grace deciderà di parlarne con Hannah? Il loro rapporto cambierà? E cosa farà per avere la sicurezza della sua intuizione?
Nello stesso punto del romanzo un altro fatto importante viene narrato: Alfred chiede a Grace di sposarlo e lo fa il giorno del funerale della madre della donna. Assistiamo ad un primo bacio molto dolce e subito dopo alla risposta affermativa di Grace che però cambia idea immediatamente quando l’uomo le comunica che non sarà più necessario che lei lavori per Hannah. Finisce così questa parte molto importante del libro, con Grace che sceglie Hannah e torna dalla sua padrona con la consapevolezza che questa in realtà potrebbe essere sua sorella e con un marito mancato lasciato a Riverton.

Nelle pagine che abbiamo letto questa settimana ci vengono svelate parecchie cose ed i personaggi prendono sempre più forma nella nostra mente. È proprio sui personaggi che vorrei soffermarmi in questo post. 

GRACE continua a raccontarci la sua vita attraverso i ricordi ma in questa parte la troviamo più stanca, desiderosa di concludere il suo racconto prima che il tempo per lei scada. Mentre la Grace del passato compie il suo viaggio abbandonando Riverton, la Grace del presente chiede ad Ursula di accompagnarla proprio là, in quel luogo che tanto la assilla. Un personaggio che amo ogni giorno di più e lo amo in entrambe le versioni: sia in versione cameriera fedele di quella padrona verso cui da sempre sente un affetto particolare, sia in versione anziana che fa i conti con i suoi rimpianti e con una vita che sembra volerle chiedere il conto prima di lasciarla.
Compresi che non avrei potuto averli tutti e due. Hannah e Alfred. Dovevo scegliere.
Il gelo mi penetrò sotto la pelle, spargendosi come un liquido. Mi sciolsi dall'abbraccio. Gli chiesi perdono. Avevo commesso un errore, dissi. Un terribile errore.
Istanti. Quante volte li ho revocati in tutti questi anni. Talvolta, nella mia mente, io e Alfred entriamo in casa, brindiamo alla nostra salute. Poco dopo ci sposiamo e viviamo felici per il resto dei nostri giorni, invecchiando insieme.
Ma non è così che andò, e tu lo sai bene.
ALFRED è un personaggio di minore importanza ma che si ritaglia prepotentemente un posticino nel cuore dei lettori. Desideroso di una vita migliore, grande lavoratore e servitore della patria, aspetta a chiedere a Grace di sposarlo perché desidera darle una vita decorosa. Burbero in superficie ma capace di gesti molto importanti come andare a trovare la mamma di Grace per non lasciarla sola.
"Me ne vado Grace. Ne ho abbastanza dei signorsì!" [...] "Se ho aspettato così tanto, è solo perchè volevo avere qualcosa da offrirti. Qualcosa di più di quello che sono oggi..."
HANNAH è forse il personaggio che continuo a capire meno. Non mi ha sconvolto tanto il suo matrimonio di non amore – in quegli anni ci poteva anche stare – ma il suo voler apparire quello che in realtà non è. Questo anticonformismo che alla fine non porta per ora a nulla mi sembra tutto fumo e niente arrosto ma magari mi sbaglio… Resta il fatto che non sia un personaggio cui io mi sia particolarmente affezionata. Mi aspetto di vedere la vera Hannah nel suo rapporto con Robby.
Non ne era innamorata, ma che importanza aveva? Hannah non sentiva la mancanza dell'amore, non ancora. Che bisogno poteva avere dell'amore, con tante altre cose da cui attingere a piene mani?
EMMELINE ha la freschezza e la spregiudicatezza della sua età. È invidiosa della sorella, è arrabbiata con il padre e compie veri e propri colpi di testa come quello di fare l’attricetta seminuda per un uomo che la illude di amarla. Mi fa tenerezza anche perché, dopo che la sorella va via da Riverton, lei resta irrimediabilmente sola ma a nessuno sembra importare.
Emmeline è sparita e la lettera dovrebbe rivelarci dove si trova. La cosa minaccia di trasformarsi in uno scandalo. Io sono fra i pochi a esserne al corrente. [...] È un regista, un francese, e ha il doppio dei suoi anni. Peggio ancora: è sposato.

TEDDY, che dire di lui? In realtà lo incontriamo così poco che non riesco a giudicarlo più di tanto. Tipico uomo aristocratico di quegli anni, forse un po’ troppo succube della sorella. Come molti sposa una donna conoscendo la sua evidente reticenza verso la vita matrimoniale; è attratto proprio dal fatto che Hannah non sia una donna come le altre ma purtroppo poi pretende che lei nel matrimonio si comporti proprio come tutte le altre, spegnando sul nascere ogni qualsiasi interesse della donna. Attendo che il suo personaggio emerga con l’avvicinarsi del termine del romanzo, più che altro lo spero! 
Hannah era per Teddy una sorta di specchio, al suo cospetto non si sentiva più un giovanotto posato e un po' noioso, succube del padre, bensì un uomo fiero di quella moglie seducente e imprevedibile.
MAMMA di Grace appare pochissimo nel romanzo ma ha un ruolo fondamentale nell’evolversi della storia. Le sue frasi dette e non dette, il suo attaccamento a Riverton, la sua rabbia evidente anche se mai espressa fino in fondo ci danno un quadro completo del suo personaggio. Si porta nella tomba un segreto inconfessabile che avrebbe potuto cambiare le sorti della vita di sua figlia se rivelato.
Mi sembra passato un secolo dal giorno che la seppellimmo. Una mattinata d'inverno del 1922, con la terra indurita dal gelo e la gonna che mi sbatteva ghiacciata contro le gambe, e una figura, un uomo a malapena riconoscibile, in cima alla collina. La mamma aveva portato i suoi segreti con sé, nella terra fredda, io però finii per scoprirli ugualmente.
FREDERICK è veramente il padre di Grace? Amava veramente sua madre? Perché non vivere apertamente un amore apparentemente così profondo (visto che si presenta anche al funerale e visto che comunque tutti sembrano sapere)? Per un uomo non sarebbe stato poi così difficile, soprattutto in età adulta. In Frederick vedo molto una personalità tipo quella di Hannah: figlio ribelle in gioventù ma piegato davanti ad un’etichetta da seguire. Mi chiedo se ci sia dell’altro dietro quella paternità, dalla Morton non mi stupirebbe!!
"Il signore Frederick?" Avevo appreso dall'ultima lettera di Nancy che il padrone non stava affatto bene.
Alfred scosse il capo. "Ha sempre il muso lungo da quando te ne sei andata. Doveva avere un debole per te!" scherzò dandomi una gomitata. Non potei fare a meno di sorridere.
Queste sono le mie impressioni sulla terza parte del romanzo e sui personaggi; direi che anche per oggi mi sono dilungata fin troppo quindi vi lascio ed aspetto il vostro pensiero!
Vi diamo appuntamento a lunedì prossimo con la quarta ed ultima tappa sul blog Desperate Bookswife.




venerdì 11 novembre 2016

Un libro per amico e Rossella Boriosi al Bookcity


Buon pomeriggio lettori, e buon venerdì. È da giorni che voglio preparare questo post ed ora, a solo una settimana di distanza dall’evento, credo sia proprio arrivato il momento.
Ebbene sì, venerdì 18 novembre alle ore 17.00 in occasione del Bookcity avrò l’onore di presentare Rossella Boriosi ed il suo divertentissimo libro Nega ridi ama. Diario tragicomico di una menopausa edito da Giunti; se vi siete persi la mia recensione la trovate qui.
L’evento si svolgerà in un luogo molto particolare: L’Osteria dell’Utopia, Libreria Zivago in via Vallazze, 34 a Milano.
Per prima cosa ci tengo a ringraziare per tutto questo la carissima Loredana Limonescrittrice ed amica che mi ha proposto di prendere parte a questa iniziativa e l’associazione Clio - Cultura, libri, idee, opportunità che ha accolto la sua proposta. GRAZIE GRAZIE GRAZIE!!!
Per me è la prima volta e, devo dirvi la verità, sono molto emozionata perché un conto è rifugiarmi qui, nel mio blog, dietro questo schermo, nell’anonimato di una pagina bianca ed un conto è parlare davanti ad un pubblico – tanto o poco che sia - e in una diretta facebook (perché sì, tecnologia permettendo ho intenzione di farla, quindi non avete scuse per non esserci dal vivo o virtualmente!!!). Io vi prometto sin da ora che ce la metterò tutta per essere professionale, ma vi chiedo scusa in anticipo se dovessi risultare impacciata… sono umana e soprattutto NON SONO VIP. Capisco che il venerdì non sia un giorno comodissimo, soprattutto per chi non è di Milano – ed è proprio per questo che ci terrei a riuscire a fare una diretta facebook sulla pagina facebook del blog - ma spero che qualcuno di voi potrà esserci perché mi piacerebbe un sacco incontrarvi e fare finalmente quattro chiacchiere dal vivo.


Perché venire ad ascoltare noi che parliamo di menopausa? Primo perché lo faremo in modo ironico e divertente; secondo perché prima o poi la menopausa arriva – un po’ come il Natale! -; terzo perché anche chi non è donna avrà prima o poi a che fare con una donna in menopausa. Quindi vi tocca, nessuno escluso! ;)


mercoledì 9 novembre 2016

Recensione #156 - L'armonia segreta di Geraldine Brooks


Buongiorno lettori, oggi vi lascio la recensione di un libro di cui – se mi seguite assiduamente – avrete sicuramente sentito parlare; si tratta di L’armonia segreta di Geraldine Brooks, edito da Neri Pozza, pag. 304 che è stato protagonista di un blogtour proprio qui sul blog qualche settimana fa.
 
Sinossi: È l’alba di una calda estate del X secolo a.C. quando il piccolo Natan è destato dal sonno da grida atroci, provenienti da ogni parte del villaggio lungo le rive del Mar Rosso, dove da tempo immemorabile la sua famiglia esercita il mestiere di vignaioli. Si precipita fuori casa, e la scena che si apre davanti ai suoi occhi è raccapricciante. Suo padre e suo zio giacciono in un lago di sangue, e davanti ai suoi occhi, la daga ancora stretta nella mano, si erge l’assassino: David, il figlio di Yshay di Bet Lehem.
Accampato nei pressi del villaggio, chiedeva da qualche giorno una decina di otri di vino e qualche sacco di datteri per sé e i suoi uomini e, dinanzi al rifiuto del padre di Natan, è penetrato furtivamente di notte tra le case per vendicarsi.
Col volto rigato di lacrime, Natan fissa negli occhi quel giovane uomo noto nell’intero Israel per il suo coraggio, la sua audacia e il suo talento nel trarre le armonie più segrete dall’arpa che tiene sempre con sé. Da ragazzo, a Emeq Elah, ha messo in fuga i Filistei, uccidendo con un colpo di fionda ben assestato il gigante Golyat. Valente guerriero, è stato a capo di tutte le armate di re Shaul, finché un giorno il re, accecato dalla gelosia, gli ha scagliato contro una lancia, e lo ha costretto alla fuga e a una vita da brigante e predatore di villaggi indifesi.
Natan dovrebbe esplodere d’ira e di rabbia, ma, mentre una strana calma si impadronisce di lui, comincia a proferire delle parole che non riesce a sentire, ma che turbano profondamente David e i suoi compagni. Parole dettate da una Voce che parla attraverso la sua bocca. Parole che annunciano una grande profezia: il figlio di Yshay di Bet Lehem, il guerriero divenuto brigante per volontà di Shaul, sarà incoronato re di Yehudah, farà un solo popolo delle tribù del Nome, fonderà il regno imperituro di Israel. E lui, Natan, piccolo pastore e vignaiolo del Mar Rosso, sarà il suo profeta.


Da eroe a brigante, da re amato a despota, tutti i volti di re David emergono in questo libro, in cui l’autrice di Annus mirabilis ripercorre l’appassionante storia di un uomo che oscilla tra verità e leggenda, creando un magnifico romanzo d’avventura e, insieme, una magistrale epopea sulla fede, il desiderio, l’ambizione, l’amore e il tradimento.


Un libro che ho letto con slancio perché la trama mi intrigava come mi affascinava il pensiero di conoscere attraverso un romanzo la storia di un grande Re.
In questo caso il protagonista assoluto è Re David d’Israele ma questo libro non sarebbe nulla senza gli importantissimi e necessari personaggi che popolarono la sua vita a cui l’autrice ha saputo dare voce in maniera magistrale.
Il narratore della storia è Natan, profeta del Re, che chiede il permesso al sovrano di raccontare la sua storia; lui acconsente sottraendosi però alle domande di Natan e comandandogli di andare a parlare direttamente con i protagonisti. È così che Natan parte per un viaggio fisico e mentale, incontrando anche persone che mai aveva avuto modo di conoscere – come la madre ed il fratello di David – e ci racconta questa storia, da quando un giovane sovrano si recò a saccheggiare il suo villaggio privandolo del padre e sancendo un legame che durò una vita intera, fino alla vecchiaia di quel re tanto chiacchierato.
Quello che spicca maggiormente – oltre ovviamente ad una caratterizzazione storica perfetta – sono i personaggi, resi in modo perfetto sia a livello fisico che emotivo. Un intreccio di vite che costituiscono l’elemento principale di questo libro. La Brooks sceglie infatti di raccontare la parte più intima di David, quella meno istituzionale e più privata, facendo emergere il rapporto con le sue mogli, con i suoi figli, con il suo popolo, con il suo profeta pur non mancando di raccontare i punti salienti di un regno in costituzione.
Ma non pensiate che emergano unicamente i pregi del Re anzi, a fianco del David bellissimo, attaccato ai propri figli, grande condottiero, amante della musica emerge il lato lussurioso del sovrano, quello vendicativo, quello capace di prendere una donna con la forza, metterla incinta ed ucciderne il marito per evitare che il misfatto si scopra; insomma un racconto a trecentosessanta gradi che porta il lettore nei meandri più profondi di un regno, da quelli più felici a quelli più sanguinosi.
Non conoscevo l’autrice, se non di fama; devo ammettere che avevo un po’ di paura ad approcciarmi ad un premio Pulitzer perché ho sempre il terrore di ritrovarmi incastrata in stili troppo ricercati, invece in questo libro ho trovato uno stile chiaro, diretto, capace di non appesantire la storia dandone una visione troppo storica, pur lasciando che questo tratto emerga ed anche in modo molto approfondito. Insomma un mix tra nozioni storiche necessarie ad inquadrare il periodo, le condizioni di vita, le abitudini dei protagonisti ed una parte narrativa più leggera ed intrigante, capace di far appassionare il lettore. Ho studiato al Liceo Artistico e di David, che ho visto rappresentato mille volte ed in tutte le salse, fino ad oggi non conoscevo praticamente nulla; ora mi chiedo perché non si approfitti nelle scuole di opere come queste – ce ne sono a bizzeffe – per appassionare maggiormente gli studenti, per farli entrare nel personaggio senza limitarsi a mostrare e descrivere dipinti e statue come una lista della spesa. Se mi avessero raccontato il suo amore per la musica, per il canto e per l’arpa, forse avrei avuto meno difficoltà a ricordarlo rappresentato con questo strumento tra le mani… Insomma, tanto tempo sprecato ad imparare praticamente a memoria colori, pose, influenze artistiche senza mai arrivare a capire fino in fondo il soggetto rappresentato. Consiglio questo libro agli amanti dei romanzi storici senza riserve!!!

 VOTO: 



venerdì 4 novembre 2016

Letture con Marina #1

Buongiorno lettori, finalmente è venerdì!!! Sono molto emozionata oggi, perchè sono qui per presentarvi una nuova rubrica. In queste ultime settimane sono stata un po' uccel di bosco, ma non crediate che vi libererete di me, stavo solo cercando di organizzare un po' di cose che ho in mente, primo tra tutte questo nuovo appuntamento.
È da un po' che ci penso e finalmente mi sono decisa: ho chiesto a Marina, una carissima ragazza conosciuta proprio grazie al blog, lettrice appassionata e con una grande capacità di scrivere di quello che legge se le avrebbe fatto piacere collaborare con me, con un suo angolino qui nel mio blog. Lei ha accettato con un calore che non mi aspettavo quindi eccoci qui. Ogni due venerdì lascerò a lei la parola e sarà libera di scrivere di ciò che vorrà in ambito libresco; spero che voi la accogliate con il calore che sempre riservate a me! Quindi bando alle ciance, vi lascio a lei e alla sua recensione.


Autore: Sharon M. Draper
Titolo: Melody (Out of my mind)
Pubblicazione: 2016 – Feltrinelli (Kids)
Pagine: 248 pagg.
Trad.: Alessandro Peroni

Sinossi: Melody ha una memoria fotografica eccezionale. La sua mente è come una videocamera costantemente in modalità “registrazione”. E non c’è il tasto “Cancella”. È l’alunna più intelligente della scuola, ma nessuno lo sa. Quasi tutti – compresi i suoi insegnanti e i medici – ritengono che lei non abbia alcuna capacità di apprendimento, e fino a oggi le sue giornate a scuola sono state scandite da noiosissime ripetizioni dell’alfabeto. Cose da prima elementare. Se solo lei potesse parlare, se solo potesse dire che cosa pensa e che cosa sa... Ma non può. Perché Melody non può parlare. Non può camminare. Non può scrivere. Melody sente scoppiare la propria voce dentro la sua testa: questo bisogno di comunicare la farà impazzire, ne è certa. Finché un giorno non scopre qualcosa che le permetterà di esprimersi. Dopo undici anni, finalmente Melody avrà una voce. Però non tutti intorno a lei sono pronti per quello che dirà.
Una storia piena di dolore e speranza, narrata da una voce che non si riuscirà più a dimenticare. Una voce limpida e onesta, che evitando ogni retorica e sentimentalismo racconta, con ironia e coraggio, di un lungo isolamento e della via verso la libertà.

RECENSIONE:
“Non posso parlare. Non posso camminare. Non posso mangiare nè andare in bagno da sola. E’ una bella sfiga”.
Chi ci parla è Melody, una ragazzina disabile di quasi 11 anni. Ci parlerà privatamente lungo tutto il romanzo, senza che gli altri protagonisti di questa storia se ne accorgano.
Un racconto intriso di vite così reali, dolorosamente complicate ma non retoriche e sempre sotto il segno della positività e del lottare per ciò che amiamo, che alla fine lasciar andare la piccola Melody è un dispiacere.
Nessuno si accorge che Melody in realtà, a parte le difficoltà fisiche evidenti, ha un cervello perfettamente funzionante. Anche la mamma ed il papà, nonostante tutto l’amore che provano per Melody, talvolta sono stravolti e scorati da questa situazione, dall’impossibilità di sentire la sua voce, le sue necessità, le sue richieste, le sue parole…
Finchè un giorno, complice un computer vocale, (ah, la tanto demonizzata tecnologia che però è un aiuto fondamentale nello sviluppo dell’umanità – e qui Stephen Hawking docet), rende possibile il miracolo.
Con l’aiuto della sua formidabile vicina di casa nonché baby-sitter, Mrs. Violet Valencia, inseriscono una gran quantità di parole e frasi fatte nel computer e, meraviglia!, Melody riesce finalmente a digitare le parole che a lungo aveva nel cuore e sulla punta della lingua e le sente pronunciare dal computer, ma è quasi come se fosse finalmente lei a dire al suo papà ed alla sua mamma:
“Ciao papà. Ciao mamma. Sono così felice. Vi voglio bene”.
Inizia così una grande e nuova avventura per questa ragazzina, tra incomprensioni, cattiverie ed esclusioni dovute alla sua disabilità, ma che comunque la rendono meno isolata nel suo mondo.
Il tutto prosegue però come nella realtà, tra continue difficoltà e delusioni, perché riuscire a parlare attraverso un computer non le ha permesso di migliorare le sue disabilità fisiche, che rimangono pressochè invariate.
In fondo questa non è una favola della bella principessa: verso la fine tutto si risolve e vivono tutti felici e contenti. No, questa è una storia come potrebbe capitarci di incontrare nella nostra vita: e mi chiedo… saremmo capaci di vedere al di là di ciò che ci appare in prima battuta? Intendo dire le problematiche fisiche che non consentono a questa ragazzina di muoversi, di gestire sempre la muscolatura del viso e della gola, facendo sì che produca rumori “molesti” e smorfie “inconsulte”, oltre ad urli e fuoriuscite di cibo dalla bocca ed incapacità di gestire i propri bisogni.
E sarei capace io di rapportarmi con un essere mio simile con queste difficoltà? Con la naturalezza con la quale gestirei l’incontro con una qualsiasi altra persona?
E non essere in grado di sentir parlare questa persona, non mi darebbe forse l’idea che sia incapace di intendere e di essere quello che un tempo veniva etichettato come un mongoloide?
E’ quello che si chiede l’autrice, anche attraverso la mamma di Melody, che ha scritto questo libro intenso che ha vinto diversi premi, tra cui anche il Sakura Award assegnato proprio dai ragazzi (in Giappone).
Il consiglio che vorrei darVi è di leggere questo prezioso romanzo, nonostante sia edito dalla Feltrinelli “Kids”, per cogliere l’opportunità di pensare un po’ di più a questi mondi paralleli ed a volte molto isolati e considerare maggiormente le persone che ci circondano, siano esse “normali” o “speciali”.
Un consiglio che rivolgo a me stessa è invece di essere più forte e fiduciosa: arriva il momento in cui ci sentiamo pronti per parlare e per saper gestire delle situazioni fuori dall’ordinario e se talvolta gli occhi diventano lucidi, anche le lacrime sono un messaggio d’amore importante. Non vergognamocene.

Copertine, simbolismo e confronti


Coloratissime e belle entrambe le copertine, sia quella scelta da Feltrinelli Kids, con una ragazzina ad occhi chiusi, persa nel suo mondo personale, la cui testa è imprigionata all’interno di una boccia per pesci. Un mondo multicolore di pesciolini ruota intorno alla sua testa ed alle alghe dei suoi capelli, senza che nulla possa mai uscirne fuori. Nulla.
Mentre nella versione originale di Ken Wong, sempre con uno scintillante seppur più tenue fondo azzurro, c’è una piccola boccia x pesci piena d’acqua, da cui un unico e ramingo pesciolino salta fuori, in volo verso la Luce e verso l’ignoto. Forse questa mi piace di più per il significato visivo che vi attribuisco.
Un salto verso l’ignoto, ma via dalla staticità che regna nell’altra copertina. Più in sintonia con il contenuto ed il messaggio che la scrittrice ha voluto per i suoi lettori.
Siamo oramai bombardati, da libri e pellicole cinematografiche, sul diritto della persona a decidere della propria vita, finanche arrivando al punto di volerla far terminare quando lo si vuole.
Non è questo propriamente il contesto esatto, data la situazione un po’ diversa, la giovanissima età della protagonista e l’intento completamente diverso della scrittrice, ma ritengo che le due cose siano collegate.
Mi chiedo sempre più spesso, seppur con la morte nel cuore ed in linea fortunatamente solo accademica, se il genere umano è arrivato ad una comprensione divina o cosmica dell’umanità stessa, oppure se si tratta di puro egoismo per una vita sempre più edonistica, dove le diversità che comportano sofferenze estreme e disabilità devono essere bandite per evitare turbamenti morali.
Cospicua la produzione cinematografica che si accosta a questi temi.
Solo per citare le ultime uscite : Io prima di te, tratto dal romanzo di Jojo Moyes – sul tema delle persone tetraplegiche e dell’eutanasia.
Ma in questo frangente mi piace di più ricordare il film Gattaca: La Porta dell’Universo, perché racchiude in sé molti dei temi ai quali stavo pensando, non ultima la forza di lottare contro un corpo ed un mondo che non facilitano la vita. E’ un film che infatti parla di una Società dove è possibile far nascere esseri umani con un corredo genetico quasi perfetto, selezionato dai genitori. Per poter evitare la nascita di persone meno che perfette. Una Società quindi divisa in persone “valide” e “non valide”, con tutte le aberrazioni di cui solo il genere umano è capace. Fino ad un epilogo tristissimo di riscatto da una parte, seppur pesantissimo.
E di scelta al diritto di porre fine alle proprie sofferenze, quando queste non ci consentono più di vivere una vita degna di tale nome.

ECCOCI QUI, ALLA PARTENZA DI UN PERCORSO CHE IO E DANIELA INIZIAMO A CONDIVIDERE.

(traduzione: lei lavora, io mi vanto e colgo i benefici!, ma qualcuno deve pur farlo ed io sono pronta a sacrificarmi)

A RIMARCARE CHE LA VITA E’ SEMPRE FECONDA DI NUOVE CONOSCENZE CHE ALLE VOLTE SFOCIANO IN AMICIZIE E COLLABORAZIONI.

Vi invito a scriverci sul blog per parlare del libro, se lo conoscete, oppure anche di libri e/o film che trattano di questi argomenti, che Vi hanno appassionato e che potreste consigliarmi di leggere o di vedere.
Perché la condivisione rimane la più alta forma di intelligenza ed amore per le cose e le persone a cui teniamo di più.

A presto