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venerdì 19 febbraio 2021

Letture con Marina #120 - Recensione di Notizie dal mondo di Paulette Jiles

Buongiorno lettori, è venerdì e, come di consueto, lascio la parola a Marina e alla sua recensione.


Libro o film? Film o libro? Questa volta partiamo da un punto di vista diverso ma non temete, non sarà una “sfida all’O.K. Corral”…


Ti
tolo: Notizie dal mondo
Autore: Paulette Jiles
Casa editrice: Neri Pozza, 2021
Pagine: 208 
Traduzione: Laura Prandino
 
Trama: Texas, 1870. All'indomani della Guerra civile, l'anziano capitano Jefferson Kidd, veterano di guerra e stampatore in pensione, si guadagna da vivere spostandosi da una città all'altra e leggendo ad alta voce i giornali per un pubblico pagante e affamato di notizie dal mondo. Un giorno, a Wichita Falls, Kidd viene avvicinato da Britt Johnson, un nero libero che fa il trasportatore. Sul suo carro c'è una bambina di una decina d'anni, vestita alla maniera Comanche con una tunica di pelle di daino con quattro file di denti d'alce cuciti sul petto. I capelli sono del colore dello zucchero d'acero, con una penna d'aquila e due piumini legati a una ciocca, e gli occhi, azzurrissimi, di una bambola di porcellana. A quanto ne sa l'agente che l'ha riscattata, si tratta di Johanna Leonberger, catturata dagli indiani quattro anni prima, quando ne aveva sei. I genitori e la sorellina più piccola sono morti nell'assalto, ma ci sono dei parenti, uno zio e una zia, a San Antonio. Per cinquanta dollari, Kidd potrebbe affrontare un viaggio di tre settimane e riportarla alla sua famiglia? Uomo d'onore, il capitano accetta, sapendo che altrimenti nessun altro aiuterà la bambina. L'incarico, tuttavia, si rivela ben più arduo del previsto. Nei quattro anni trascorsi con i Comanche, Johanna ha dimenticato la lingua materna e le buone maniere, non intende salire sul carro né mettersi le scarpe, e tenta di scappare appena se ne presenta l'occasione. Una volta avventuratisi nel deserto, in una terra ostile e crudele, popolata da ambigui e pericolosi personaggi, al capitano e alla bambina non resta che imparare a conoscersi e fidarsi l'uno dell'altra per sopravvivere. Da questo libro l'omonimo film diretto da Paul Greengrass con Tom Hanks e Helena Zengel.
 
RECENSIONE: 

Ora che ho letto il romanzo, visto che dal 10 febbraio è disponibile su Netflix, penso che mi godrò il film – anche se temo che le immagini che si sono create in me durante la lettura, come di consueto accade, subiranno una rivoluzione. E non è detto mi piacerà questo stravolgimento, nonostante il fatto che Tom Hanks mi piaccia come attore… pur se qui mi pare fisicamente troppo giovane, considerato che impersona il capitano Kidd, che ha quasi 10 anni più di lui. Ciò nonostante… vedremo. Non mi dilungherò sulle tante cose che si possono leggere sui siti specializzati nelle recensioni ai film e mi riferisco agli accostamenti del periodo post-guerra di secessione con il periodo oramai definito “trumpiano”, quanto piuttosto all’intolleranza razziale, che ricorre spesso nella storia degli uomini. Nemmeno il fatto che Tom Hanks impersoni normalmente uomini “moderni” e che qui abbia dato grande prova della sua bravura, interpretando un uomo a cavallo di due epoche nel suo primo western. Condivido invece appieno la frase “un western monumentale che aggiorna alla contemporaneità un genere oramai fuori dal tempo”…

“Il capitano Kidd era nato nel 1798, la terza guerra della sua vita era finita da cinque anni e sperava di non vederne altre”. Inizia così il romanzo di Paulette Jiles, a Wichita Falls, Texas, nell’inverno del 1870. L’idea di un uomo che attraversa le cittadine del Texas del Nord leggendo ad alta voce, durante affollate assemblee (composte per la maggioranza da uomini e quasi tutti bianchi), le “notizie dal mondo” pubblicate sui giornali americani, è nata grazie ad un amico dell’autrice, il cui trisavolo effettivamente nel 1870 leggeva per altri gli articoli di giornali pubblicati in luoghi lontani. L’autrice impiega in un primo momento questo personaggio nel suo precedente “Color of Lightning”, salvo poi ripensarci e dedicargli un romanzo a parte, “notizie dal mondo”, appunto. Mentre invece ha dovuto svolgere ricerche in internet per trovare notizie reali risalenti a quel periodo, tipo l’invenzione della macchina da scrivere, la guerra franco-prussiana e altre informazioni più curiose da far leggere al suo capitano, per la modica cifra di 10 centesimi a persona.

Diversamente dal film, nel romanzo la bimba di dieci anni Johanna/Cicala, rapita a sei anni alla sua famiglia di origine tedesca trucidata nella stessa azione dalla tribù Kiowa, viene consegnata al capitano da un suo conoscente, che di mestiere fa il trasportatore. Britt Johnson e i suoi uomini l’hanno fatta uscire dal territorio indiano, ma non possono portarla fino a Castroville, vicino a San Antonio. Ci sono cinquanta dollari d’oro che gli zii hanno consegnato, per farsi riportare la bimba. E così Cicala viene affidata al vecchio capitano, che pur essendo in dubbio se accettare, capisce che nessun altro si incaricherebbe di fare alcunchè per questa piccola selvaggia.

Da qui si dipana l’avventura di questa improbabile coppia: un vecchio di 72 anni con una bimba oramai indiana di 10 anni, che insieme dovranno attraversare il Texas per tornare ad una casa che per la bimba non significa nulla. Nel mezzo, l’America post guerra di secessione, in una situazione politica e sociale che è una polveriera sempre pronta ad esplodere. Nel mezzo, ancora, persone che li aiuteranno, ma anche uomini perversi che vogliono la bimba per traffici loschi, indiani che oramai non possono far altro se non uccidere per non morire a propria volta, banditi e una generazione di uomini e donne bigotti e che considera una bimba alla stregua di un oggetto più che di una persona, di volta in volta a seconda della convenienza.

Il capitano Kidd è un vedovo, separato dalle figlie oramai con famiglia propria e che non riescono a tornare a casa da lui. In quella casa di famiglia che il governo gli ha espropriato. E’ un uomo intelligente e profondamente onesto e rispettoso delle regole, che ha saputo reinventarsi molte volte anche se in quest’ultima guerra è dalla parte dei vinti e che sente di essere arrivato alla fine di un’epoca, di cui lui è un vetusto cimelio, seppur ancora in forma nonostante l’età avanzata. E’ oramai un uomo la cui vita, negli ultimi anni, gli appare agra e inconsistente, un po’ vana. Cicala è una bellissima bimba bionda, strappata in modo atroce ai propri cari dagli indiani, ma che ora conosce solo la vita dei Kiowa e con loro sembra aver ritrovato la serenità, tra natura, credenze e riti appartenenti ad un popolo che originariamente non era il suo. Ora viene sradicata – brutalmente – dall’unica vita che conosce. Per la seconda volta. Sembra non parlare più la lingua tedesca ed inglese, ma solo la lingua dei Kiowa. E come loro ora interpreta la vita e la natura, in profonda armonia con entrambe, ma in aperto contrasto con le abitudini, le credenze e le tradizioni dei bianchi invasori. Per poter proseguire insieme, il vecchio capitano e la piccola dovranno imparare a conoscersi e fidarsi a vicenda, perché ciò che li aspetta è un lungo viaggio, irto di difficoltà e pericoli mortali.

Romanzo molto coinvolgente, è stato altresì impossibile per me non pensare, mentre leggevo della pericolosa traversata da Wichita Falls a San Antonio, al film “Sentieri selvaggi” di John Ford, dove un John Wayne vaga per anni alla ricerca di sua nipote, rapita anche lei dai pellerossa. Un film duro, che anche nel finale non concede non dico l’happy ending, ma quanto meno un sentimento di serena soddisfazione. Così come in questo romanzo, soprattutto ripensando alla situazione delle persone “rapite” da una parte e dall’altra e costrette a vivere una vita alternativa, in una società che non è la propria e che porta con sé violenze e stravolgimenti inimmaginabili.

Stupendi i panorami ed i territori che vengono descritti con amore e perizia dall’autrice, al pari delle varie razze di cavalli, che evidentemente conosce bene di prima mano. Interessante anche a livello storico la descrizione di questa parte di America anche se ora, a ben pensarci, gli indiani sono sempre presenti nel romanzo, ma in realtà gli incontri con loro sono rarissimi, se non raccontati come vicende passate.

Non so come sarà il film che devo ancora vedere, ma il romanzo è anche e soprattutto, oltre alla speranza di future riconciliazioni tra popoli di culture molto diverse, anche la storia di una commovente amicizia dove l’onore e la fiducia, al di là delle differenze di base, possono fare la differenza per una società equa ed empatica. Una storia che ci narra di un’epopea che non ritornerà ma che splendidi romanzi come questo potranno farci intuire, riscoprendo al contempo la gioia della libertà, di solidali e disinteressati rapporti umani e di una natura incontaminata. Incontaminata anche e soprattutto a dispetto della mano dell’uomo.
 
A presto




 

venerdì 13 novembre 2020

Letture con Marina #109 - Recensione di Morte di una sirena di Rydahl & Kazinski

Buon pomeriggio lettori, un altro venerdì è giunto e insieme a lui, lo sapete ormai, arriva Marina con una nuova recensione.



Mi chiedevo: cosa attira di più i lettori in questi ultimi anni? Mistero, crime, polizieschi, personaggi in odor di letteratura... E qui troviamo tutto quello che può creare curiosità ed istigare alla lettura. E noi chi siamo? Lettori! E ci tireremo indietro? Giammai!!!

 
Titolo: Morte di una sirena
Autore: Rydahl & Kazinski
Casa editrice: Neri Pozza, 2020
Traduzione: 
Eva Kampmann
Pagine: 448
 
Trama: Copenaghen, 1834. Anna lavora in una zona della città dove le botti d’acquavite prendono fuoco per strada, i panettieri vendono pretzel infilati sui bastoni, i marinai ballano tra di loro e i mendicanti e i ladri si aggirano senza sosta. Per provvedere alla Piccola Marie, la figlia di sei anni, riceve fino a tarda ora uomini ubriachi ed eccitati che non le chiedono nemmeno il nome, le strappano i vestiti di dosso e la prendono.
Una sera viene condotta a forza in una casa elegante e, davanti a una grande porta spalancata sul mare, qualcuno pone fine alla sua giovane vita. Il suo corpo viene ritrovato nell’immondezzaio della città, il canale dove si raccolgono tutti i rifiuti di Copenaghen. Un corpo bellissimo con gli occhi chiusi, ma con i capelli che, come quelli di una sirena, scintillano di conchiglie.
«L’uomo dei ritagli»… l’assassino non può essere che lui. Molly, la sorella minore di Anna, ne è sicura: soltanto un dissoluto può recarsi nell’appartamento di una prostituta e starsene tutto il tempo su una panca a contemplarla e a realizzare ritagli di carta che le somigliano. Ne è convinto anche il questore: il responsabile dell’infelice decesso non può essere che lo scrittorucolo con la passione per carta e forbici, l’uomo che è stato visto uscire per ultimo dall’appartamento della vittima.
«L’uomo dei ritagli»… si chiama Hans Christian Andersen ed è o, meglio, vorrebbe essere uno scrittore; tutti i tentativi per diventarlo sono però miseramente falliti, stroncati senza esitazione dai critici. Non fosse per la protezione dell’influente signor Collin, che lo ha spedito in collegio, ha pagato la retta e lo ha introdotto nel bel mondo, sarebbe immediatamente incriminato di omicidio e condotto nelle patrie galere per essere poi punito con vedrebbe volentieri decapitato e sulla ruota, ma, dato il peso dei Collin in città e persino sulla corona, deve scacciare per il momento la visione e offrire ad Andersen un’ultima chance: tre giorni, soltanto tre giorni per trovare altri colpevoli. Se non salteranno fuori, Hans Christian Andersen si trasformerà da scrittore povero in canna in assassino.
 

 
RECENSIONE: 


Intrigante l’idea dei due scrittori di creare un crime, miscelando fiaba, mistero, l’Ottocento più nero nel biancore di una Copenhagen divisa fra ricchezza sfrenata e povertà assoluta- e tirando in ballo un Hans Christian Handersen, quando ancora doveva diventare il cantore dei bambini.

Siamo a Copenhagen, Danimarca, Anno del Signore 1834. Anna e Molly, due mondane, o più comunemente definite prostitute. Piccola Marie, figlia di Anna e futura eroina tragica. Hans Christian Handersen, un uomo dalla statura e dal naso che spiccano nella sua figura allampanata e poco affascinante. Un uomo che è arrivato ragazzino nella capitale sperando in fama e fortuna, ma che sopravvive modestamente grazie alla “carità” mascherata di alcuni gentiluomini in vista nella capitale danese. Lussuria, degenerazione, povertà al limite della privazione totale, mancanza di igiene personale e fogne a cielo aperto, pandemie micidiali come la peste, incendi devastanti: questo è il periodo in cui i due autori ci chiedono di seguirli, per dare la caccia ad un assassino spietato che miete le sue vittime fra povere donne, prostitute e lavandaie, nascondendosi così bene che un innocente rischia di essere condannato a morte per omicidi che non ha commesso. Ed è proprio Hans Christian, futuro scrittore famoso, ma al momento poco considerato dal suo scarso pubblico, che viene indicato da Molly come il depravato assassino dell’amata sorella Anna.

Da qui inizia una caccia che metterà Hans Christian e Molly, prima nemici giurati e poi compagni per necessità, sulle tracce dell’assassino e sulla strada di principi e principesse. Solo dopo aver socchiuso la porta di quel mondo, osceno tanto quanto quello povero da cui provengono, si rendono conto, filosoficamente Hans Christian e realmente Molly, che alle cariche importanti della città e al re non interessa nulla del popolo, non è l’affrancamento dalla povertà, la libertà ed una vita migliore che i regnanti vogliono per i propri sudditi, ma una selva schiumante di servitori ottusi che non pensa, non chiede, non desidera – ma che serve e rimane schiava per l’eternità, solo per il piacere dissoluto di pochi eletti.

Per arrivare a questo risultato, che è già la fine del romanzo, dovremo vedere, pensare e vivere momenti poco piacevoli ed edificanti insieme a Molly e Hans Christian. Una sequenza di avventure che dapprima non fanno pregustare la speranza, ma che verso metà del romanzo si fanno più movimentate ed ariose, salvo farci precipitare nella nera disperazione verso la fine del romanzo. La prima metà del romanzo è lenta e troppo descrittiva e forse ancor più per il tono distaccato usato dagli scrittori, viene vissuta dal lettore come noiosa. Anche se serve per presentare ed accompagnare lungo tutto il romanzo la personalità del futuro scrittore. Dopo la prima metà del romanzo, come detto, l’azione si fa più movimentata e sembra prendere quella vita che nella prima parte è latitante, vuoi anche per le ingiuste ed orribili morti e forse per la descrizione – seppur necessaria ed interessante - in cui versa la città di Copenhagen. La parte finale è necessariamente – e sottolineo il necessariamente – trita nella sua banale ovvietà e forse proprio per questo perde gran parte di quel pathos che gli autori intendevano sicuramente dare alle ultimissime pagine del romanzo. Ma ciò che mi è spiaciuto maggiormente è stata la motivazione – assai deludente – attribuita all’assassino per ciò che ha fatto. Bada bene, lettore che ha già letto il romanzo: non intendo deludente per ciò che bramava l’assassino, ma la motivazione principe per cui ha scelto di fare ciò che ha fatto. Simpatici (ma nulla di più), avendo per protagonista l’affabulatore principe dei bambini, i diversi riferimenti e rimandi alle varie favole da lui scritte e che si sposano a meraviglia con alcuni personaggi e situazioni.

Tendo raramente ad intromettermi in un’altra delle domande più retoriche a cui è dato pensare: consiglieresti la lettura di questo romanzo? Ma questa volta voglio espormi e quindi la mia risposta onesta è un “NI”. Ritengo che valga sempre la pena leggere romanzi che ci diano l’occasione di rinverdire o approfondire conoscenze di autori che si conoscono realmente poco, nonostante la notorietà mondiale. O di conoscere meglio città, anche se di un secolo diverso dal nostro. Il crime in quanto tale, pur se con soprese via via che scorrono le pagine, è già metà svelato, per la scelta fatta dagli autori di far parlare da subito l’assassino ed accompagnarlo, come lettori, nelle sue barbare ed orripilanti scorribande. D’altra parte, l’epilogo avrebbe potuto essere tragicamente epico ed elevare così l’intero romanzo. Ed invece, inevitabilmente a mio parere, le ultime pagine precipitano in un pietismo da piagnisteo, più che da eroe che si innalza sopra la fogna dell’umanità e che sente l’inchiostro scorrere nelle vene, dalla tensione rabbiosa dell’ingiustizia. E quindi l’afflato della promessa: “verrà raccontata, gli abitanti della terra lo devono sapere” risulta floscio e privo di qualsiasi forza eroica. Peccato, a mio avviso le premesse c’erano tutte, perché l’idea principale era decisamente intrigante.
 
A presto




martedì 24 marzo 2020

Recensione #346 - Le quattro casalinghe di Tokyo di Natsuo Kirino

Buongiorno lettori, come state? Qui tutto bene e spero sia così anche per voi. Solo la mia svogliatezza la fa da pradrona ma, avete visto? Oggi, con poca voglia ma con tanta determinazione, eccomi qui a scrivere il mio pensiero sul libro cho ho finito ormai da più di una settimana. Si tratta di Le quattro casalinghe di Tokyo,  di Natsuo Kirino edito da Neri Pozza, pag. 652.

Trama: La pazienza di Yaoyoi, della dolce e graziosa Yaoyoi, si è rotta oggi improvvisamente come un filo. Nell'ingresso di casa, davanti alla faccia insopportabilmente insolente di Kenji, il marito che ha dilapidato tutti i suoi risparmi, Yaoyoi si è tolta la cinghia dei pantaloni e l'ha stretta intorno al collo del disgraziato. Kenji ha tentato di afferrare la cintura, ma non ne ha avuto il tempo. La cinghia gli è penetrata subito nella carne.
È stato buffo vedere come il collo di Kenji si sia piegato all’indietro e le mani abbiano cominciato ad annaspare disperatamente nell’aria. Sì, buffo, veramente buffo, poiché un uomo così, un infelice che beve e gioca, non si cura dei figli, è attratto da donne impossibili e picchia la moglie, non meritava certo di vivere!
Le gambe abbandonate storte sul pavimento di cemento dell’ingresso, accasciato sulla soglia, la testa tutta girata, Kenji, a un certo punto, non si è mosso più. Yaoyoi gli ha messo allora una mano sul collo per sentire le pulsazioni. Niente. Sul davanti dei pantaloni ha visto una macchia bagnata. E ha riso, stupefatta della forza furiosa, della crudeltà di cui era stata capace. Ha riso anche quando Masako e Yoshie, le fedeli amiche, l’hanno aiutata trasportando il cadavere a casa di Masako, tagliandolo a pezzetti e gettando poi i resti in vari bidoni d’immondizia.


Avevo questo libro sul Kindle da una vita ma ne avevo sempre rimandato la lettura. Questo mese invece, complice una challenge cui partecipo che mi richiedeva di leggere un libro giapponese, ho deciso che fosse finalmente venuto il suo momento quindi eccomi qui, con il mio pensiero.

giovedì 30 gennaio 2020

Recensione #339 - Le sette morti di Evelyn Hardcastle di Stuart Turton

Buongiorno lettori, come state? Finalmente gennaio sta volgendo al termine! Non vedevo l'ora visto che da sempre è proprio un mese che mi pesa come un macigno.
Ma torniamo a noi. Oggi torno con una nuova recensione, quella di un libro chiacchieratissimo nel 2019 e che mi sono decisa a leggere ora che il polverone si è dissolto. Non so voi, ma io faccio molta fatica a leggere libri di cui si parla troppo, nel bene o nel male.
Si tratta de Le sette morti di Evelyn Hardcastle, libro d'esordio di Stuart Turton edito da Neri Pozza, pag. 526.

Sinossi: Blackheath House è una maestosa residenza di campagna cinta da migliaia di acri di foresta, una tenuta enorme che, nelle sue sale dagli stucchi sbrecciati dal tempo, è pronta ad accogliere gli invitati al ballo in maschera indetto da Lord Peter e Lady Helena Hardcastle. Gli ospiti sono membri dell'alta società, ufficiali, banchieri, medici ai quali è ben nota la tenuta degli Hardcastle. Diciannove anni prima erano tutti presenti al ricevimento in cui un tragico evento - la morte del giovane Thomas Hardcastle - ha segnato la storia della famiglia e della loro residenza, condannando entrambe a un inesorabile declino. Ora sono accorsi attratti dalla singolare circostanza di ritrovarsi di nuovo insieme, dalle sorprese promesse da Lord Peter per la serata, dai costumi bizzarri da indossare, dai fuochi d'artificio. Alle undici della sera, tuttavia, la morte torna a gettare i suoi dadi a Blackheath House. Nell'attimo in cui esplodono nell'aria i preannunciati fuochi d'artificio, Evelyn, la giovane e bella figlia di Lord Peter e Lady Helena, scivola lentamente nell'acqua del laghetto che orna il giardino antistante la casa. Morta, per un colpo di pistola al ventre. Un tragico decesso che non pone fine alle crudeli sorprese della festa. L'invito al ballo si rivela un gioco spietato, una trappola inaspettata per i convenuti a Blackheath House e per uno di loro in particolare: Aiden Bishop. Evelyn Hardcastle non morirà, infatti, una volta sola. Finché Aiden non risolverà il mistero della sua morte, la scena della caduta nell'acqua si ripeterà, incessantemente, giorno dopo giorno. E ogni volta si concluderà con il fatidico colpo di pistola. La sola via per porre fine a questo tragico gioco è identificare l'assassino. Ma, al sorgere di ogni nuovo giorno, Aiden si sveglia nel corpo di un ospite differente. E qualcuno è determinato a impedirgli di fuggire da Blackheath House...

Prima di cominciare a leggere questo libro mi chiedevo come mai se ne parlasse tanto, se fosse solo una tecnica di marketing ben riuscita da parte della casa editrice oppure se questo libro fosse davvero la genialata che moltissimi lettori descrivevano. Per rispondere ad una domanda simile c'era solo una cosa da fare: provare a leggerlo! L'ho fatto e nelle prossime righe provo a spiegarmi cosa di questo libro mi ha convinto e cosa lo ha fatto un po' meno.

martedì 13 novembre 2018

Recensione #267 - Dai tuoi occhi solamente di Francesca Diotallevi

Buongiorno lettori, eccomi nuovamente con una recensione! Oggi vi parlo del libro Dai tuoi occhi solamente di Francesca Diotallevi, edito da Neri Pozza, 207  pagine. Data pubblicazione: 04 ottobre 2018. Ringrazio Francesca che, oltre ad essere una delle mie autrici italiane preferite, negli anni è diventata anche un'amica e che oltre al libro mi ha fatto una dedica speciale! 

Sinossi: New York, 1954. Capelli corti, abito dal colletto tondo, prime rughe attorno agli occhi, ventotto anni, Vivian ha risposto a un'inserzione sul New York Herald Tribune. Cercavano una tata. Un lavoro giusto per lei. Le famiglie l'hanno sempre incuriosita. La affascina entrare nel loro mondo, diventare spettatrice dei loro piccoli drammi senza esserne partecipe, e osservare la recita, la pantomima della vita da cui soltanto i bambini le sembrano immuni. La giovane madre che l'accoglie ha labbra perfettamente disegnate con il rossetto, capelli acconciati in onde rigide, golfini impeccabili. Dietro il suo perfetto abbigliamento, però, Vivian sa scorgere la crepa, il muto appello di una donna che sembra chiedere aiuto in silenzio. Del resto, questo è il suo lavoro: prendersi cura della vita degli altri. L'accordo arriva in fretta. A lei basta poco: una stanza dove raccogliere le sue cose; una città, come New York, dove potere osservare le vite incrociarsi sulle strade, scrutare mani che si stringono, la rabbia di un gesto, la tenerezza in uno sguardo, l'insopportabile caducità di ogni istante. Ed essere, nello stesso tempo, invisibile, sola nel mare aperto della grande città, a spingere una carrozzina o a chinarsi per raddrizzare l'orlo della calza di un bambino. Scrutare i gesti altrui e guardarsi bene dall'esserne toccata: questa è, d'altronde, la sua esistenza da tempo. Troppe, infatti, sono le ferite che le sono state inferte nell'infanzia, quando la rabbia di un gesto - di sua madre, Marie, o di suo fratello Karl, animati dalla medesima ira nei confronti del mondo - si è rivolta contro di lei. Sola nella camera che le è stata assegnata, Vivian scosta le tende dalla finestra, lancia un'occhiata al cortiletto ombroso e spoglio nel sole morente di fine giornata, estrae dalla borsa la sua Rolleiflex e cerca la giusta inquadratura per catturare il proprio riflesso che appare contro l'oscurità del vetro. È il solo gesto con cui Vivian Maier trova il suo vero posto nel mondo: stringere al ventre la sua macchina fotografica e rubare gli istanti, i luoghi e le storie che le persone non sanno di vivere.

Nei tempi di Instagram, in cui tutti credono di essere diventati fotografi o di poterlo diventare unicamente comprandosi una macchina fotografica professionale, Francesca Diotallevi ci parla, nel suo romanzo ispirato alla vita di Vivian Maier, di una donna che fotografa lo era per davvero, che per la fotografia aveva un talento naturale e che, per scelta di vita e a causa del suo essere schiva e riservata ha tenuto questo suo talento nascosto, tanto che il mondo ne è venuto a conoscenza solo dopo la sua morte.
La fotografia per Vivian non era un mezzo per mettersi in mostra ma per cogliere un attimo e conservarne il ricordo.
Ecco, credo che proprio questo sia il fulcro di questo libro, l'innato talento per cogliere le sfumature, per catturare un istante guardandolo con occhi diversi rispetto ad un qualsiasi spettatore.

giovedì 11 ottobre 2018

BibliOmaggi #30

Buongiorno carissimi! In questa triste giornata piovigginante ho pensato di chiacchierare con voi riguardo ai libri ricevuti dopo il rientro dalle ferie dalle case editrici o dagli uffici stampa, di cui moltissimi ricevuti in super anteprima. Mesi ricchi di pubblicazioni importanti Settembre e Ottobre, quindi mettetevi comodi!!!

  • Figlie di una nuova era di Carmen Korr, edito da Fazi, che ringrazio per la copia, 500 pagine. Data pubblicazione: 18 ottobre 2018.
    Il primo capitolo di una nuova trilogia tutta al femminile che in Germania sta spopolando:
    all’uscita del terzo volume, la serie, più di 60 settimane in classifica, ha raggiunto le 600.000
    copie vendute.. Come non accettare di leggerlo?
Sinossi: Uno strano destino, quello delle donne nate nel 1900: avrebbero attraversato due guerre mondiali, per due volte avrebbero visto il mondo crollare e rimettersi in piedi, stravolgersi per sempre sotto i loro occhi. Sono proprio loro le protagoniste di questa storia, quattro donne che incontriamo per la prima volta da ragazze, ad Amburgo, alle soglie degli anni Venti. Hanno personalità e provenienze molto diverse: Henny, di buona educazione borghese, vive all’ombra della madre e ama il suo lavoro di ostetrica più di ogni cosa; l’amica di sempre Käthe, di estrazione più modesta, emancipata e comunista convinta, è un’appassionata militante; Ida, rampolla di buona famiglia, ricca e viziata, nasconde un animo ribelle sotto strati di convenzioni; e Lina, indipendente e anticonformista, deve tutto ai suoi genitori, che sono letteralmente morti di fame per garantirle la sopravvivenza. Insieme crescono e vedono il mondo trasformarsi, mentre le loro vicende personali s’intrecciano in una rete intricata di relazioni clandestine, matrimoni d’interesse, battaglie politiche e sfide lavorative, lutti e perdite, eventi grandi e piccoli tenuti insieme dal filo dell’amicizia. Pagine che ci fanno respirare il fascino d’epoca di un mondo che non c’è più: i cocktail al vermut, i cappelli a bustina, gli orologi da tasca e gli sfarzosi locali da ballo, ma anche le case d’appuntamenti, i ristoranti cinesi e le fumerie d’oppio del quartiere di St Pauli. E poi la lenta, inesorabile disgregazione di tutto, la fine di ogni libertà, il controllo sempre più pressante delle SS, la minaccia nazista…
Quattro donne, un secolo di storia: Figlie di una nuova era è il primo capitolo di una nuova, avvincente trilogia tutta al femminile.



venerdì 10 agosto 2018

Letture con Marina #43

Buongiorno lettori! Come state? Io sono finalmente in ferieeeeee!!! Ancora un paio di giorni per preparare tutto e poi si parte, ma il blog non va in vacanza anzi, sarà un agosto ricchissimo! Per il momento vi lascio ad una nuova puntata della rubrica Letture con Marina.


Buona giornata in questo venerdì 10 Agosto, preludio della settimana di Ferragosto. Oggi San Lorenzo e quindi tutti con il naso in su per vedere la pioggia di stelle comete ed esprimere il proprio desiderio. Quanto a me, se tutto è andato come DEVE andare, sarò di ritorno dalla mia settimana londinese. E quindi il mio desiderio si sarà avverato, perché ritorno per la terza volta sul suolo di Albione.

Proprio per questo periodo e soprattutto per il mio viaggio, di cui accennerò più sotto, per una visita in particolare che farò, Vi lascio in compagnia di questo romanzo, che pare fatto apposta per invitare a fare viaggi letterari…
La scrittrice abita qui

Autori: Sandra Petrignani
Casa editrice: Neri Pozza, 2003
Pagine: 224

Descrizione: Un po' pellegrinaggio e un po' seduta spiritica, questo libro porta dalla Sardegna di Grazia Deledda all'America di Marguerite Yourcenar, dalla Francia di Colette all'Oriente di Alexandra David-Néel, dall'Africa alla Danimarca di Karen Blixen, all'Inghilterra di Virginia Woolf. Un lunghissimo viaggio in case-museo che, attraverso mobili e suppellettili, stanze e giardini raccontano la storia sentimentale delle più significative scrittrici del Novecento. Da Parigi alla Provenza, dal Kenya al Maine, da Copenhagen al Tibet, Sandra Petrignani le cerca nei loro oggetti, interroga i loro diari, la poltrona in cui si sedevano, il portafortuna da cui non si separavano, ma anche (in alcuni casi) le persone che ancora conservano un ricordo vivo di loro. Così il viaggio, concretissimo, diventa favoloso, un giro del mondo dove a ogni tappa è come se le protagoniste in persona aprissero la porta e svelassero sottovoce i segreti della vita coniugale e di passioni travolgenti, i nodi edipici e le fragilità che le hanno rese grandi scrittrici, ma anche donne tremendamente vulnerabili. E alle loro vicende s'intrecciano quelle dei loro uomini e delle loro amiche, in un caleidoscopio di presenze, da Vanessa Bell a Katherine Mansfield a Natalie Clifford Barney (l'"Amazzone") a Vita Sackville-West, che hanno contribuito a fare del Novecento un secolo leggendario.
Le mele nel tinello della Yourcenar e il suo cane ancora vivo, il tempio tibetano ricreato a Digne dalla David-Néel o la stanza chiusa che fu sua nel monastero del Sikkim dove si ritirò in meditazione, la Barbagia della Deledda con le fate e i folletti che influenzarono la sua fantasia, il grammofono della Blixen portato con sé dalla sua Africa in ricordo dell'uomo che aveva amato e perduto per sempre…Sandra Petrignani ascolta "la voce delle cose" e la traduce nelle affascinanti storie di questo libro.

RECENSIONE:

venerdì 13 luglio 2018

Letture con Marina #41

Buongiorno lettori! È venerdì, siamo già a metà luglio, e torna Marina con la sua rubrica Letture con Marina.


Ho letto “Il romanzo degli istanti perfetti”. E credetemi sulla parola, non c’è definizione migliore: in realtà questo è il titolo del romanzo di Thomas Montasser del 2017, mentre io ho letto e mi riferisco al suo romanzo precedente, “La libreria di zia Charlotte”, edito da Neri Pozza nel 2015.
E’ uno di quei libri irresistibili, dove nel titolo è contenuta la parola libro e/o derivazioni. La maggior parte delle volte ne esco delusa, ma questa volta mi sono imbattuta in una delicata e magica favola. E trovo ancora incredibile pensare che un romanzo simile mi abbia avvinta completamente: non ci sono colpi di scena, non ci sono scene di sesso esplicito… C’è solo la delicatezza di una vita immersa nel mondo dei libri, che una vecchina desidera condividere con la nipote che forse, nel corso degli anni, si è persa per strada.

La libreria di zia Charlotte
Titolo originale: Ein ganz besonderes Jahr

Autore: Thomas Montasser
Casa editrice: Neri Pozza, 2015
Traduzione: Alessandra Petrelli
Pagine: 159

Descrizione: Mai e poi mai una neolaureata in economia aziendale come Valerie si sarebbe immaginata di ritrovarsi a gestire una vecchia, antiquata libreria dal nome impronunciabile come la "Ringelnatz & Co.". Bella sorpresa le ha fatto sua zia Charlotte! Scomparire dal giorno alla notte, senza dire niente a nessuno, dopo aver lasciato dieci euro in cassa e un bigliettino sul tavolo della cucina... "Sarà mia nipote Valerie a occuparsi di tutto". Occuparsi di tutto?! Del parquet logoro o delle pile di volumi polverosi che si innalzano come giganti davanti alle finestre, impedendo alla luce di filtrare? Oppure dei tavolini traballanti, dei tendaggi di velluto liso e del registratore di cassa che sembra uscito da un film degli anni Trenta? Occuparsi, insomma, di quel "posto antidiluviano"? Lei? Forse poteva essere l'aspirazione di una vecchietta mite e solitaria come Charlotte, che si era cucita addosso quella libreria come un vecchio, elegante vestito sdrucito. Valerie, però, è giovane, pragmatica e sogna un arrembante futuro come consulente di una multinazionale scandinava. Per questo ha deciso di mettere in vendita la "Ringelnatz & Co.". Peccato che Valerie ignori il potere di un bel libro e il piacere di ritagliarsi del tempo per se stessa.

RECENSIONE:

venerdì 29 giugno 2018

Letture con Marina #40

Buongiorno lettori! È venerdì e torna Marina con la sua rubrica Letture con Marina.

Dopo aver curiosato nella vita di quattro autrici “new women” post periodo vittoriano, non me la sono sentita di riprendere subito una lettura con un protagonista unico. E quindi...

Le storie d’amore che hanno cambiato il mondo

Autore: Gilbert Sinouè
Casa editrice: Neri Pozza, 2017
Traduzione: R. Boi e G. Corà
Pagine: 350

Descrizione: È noto che il "dramma sublime" che si svolge sull'"eterno teatro della storia" (Walt Whitman) non è animato soltanto da nobili ideali e gesta eroiche; spesso è fatto di azioni mediocri, persino ignominiose, così come di menzogne e raggiri, infamie e follie. Non altrettanto noto è il ruolo che giocano nel "dramma della storia" le passioni amorose. L'amore, infatti, non muove soltanto il sole e l'altre stelle, ma anche la storia degli uomini, trascinandola spesso lungo le vie tortuose e cieche della passione o su quelle dritte e linde del sentimento. In questo libro Gilbert Sinoué narra di alcuni grandi amori che hanno letteralmente determinato il corso della storia in un verso piuttosto che in un altro. Dalla passione di Dom Pedro per Inés de Castro, che si concluse con l'assassinio di quest'ultima e una guerra che fu sul punto di devastare il Regno del Portogallo, alla storia d'amore tra Nehru e Lady Mountbatten, che rese possibile la conquista dell'indipendenza dell'India in una maniera molto meno conflittuale del previsto; dall'amore di Lady Hamilton per Nelson, che la spinse a intercedere presso Maria Carolina e a fare in modo che l'ammiraglio non soccombesse con la sua flotta nella baia di Abukir, ai tormenti del cuore di Edith Piaf, che impedirono a Cerdan di affrontare Jake La Motta, Sinoué mostra come tutti i frammenti che compongono l'universo siano uniti tra loro e sia sufficiente "modificarne uno perché tutti quelli a esso collegati risentano di tale cambiamento".

RECENSIONE:

martedì 23 gennaio 2018

Recensione #223 - La dama e l'unicorno di Tracy Chevalier

Buongiorno carissimi e buon martedì. Come state? Io già bramosa che la settimana finisca anche se, lo so, è presto, troppo presto e la settimana è ancora lunga, troppo lunga!
Ma parliamo di libri che così ci risolleviamo il morale. Oggi vi lascio la recensione del libro La dama e l'unicorno, di Tracy Chevalier edito da Neri Pozza, 288 pagine.

Descrizione: È un giorno della Quaresima del 1490 a Parigi, un giorno davvero particolare per Nicolas des Innocents, pittore di insegne e miniaturista conosciuto a corte per la sua mano ferma nel dipingere volti grandi come un'unghia, e al Coq d'Or e nelle altre taverne al di qua della Senna per la sua mano lesta con le servette di bell'aspetto. Jean Le Viste, il signore dagli occhi come lame di coltello, il gentiluomo le cui insegne sono ovunque tra i campi e gli acquitrini di Saint-Germain-des-Prés, proprio come lo sterco dei cavalli, l'ha invitato nella Grande Salle della sua casa al di là della Senna e in quella sala disadorna, nonostante il soffitto a cassettoni finemente intagliato, gli ha commissionato non stemmi imponenti o vetrate colorate o miniature delicate ma arazzi per coprire tutte le pareti. Arazzi immensi che raffigurino la battaglia di Nancy, con cavalli intrecciati a braccia e gambe umane, picche, spade, scudi e sangue a profusione. Una commissione da parte di Jean Le Viste significa cibo sulla tavola per settimane e notti di bagordi al Coq d'Or, e Nicolas, che può resistere a tutto fuorché alle delizie della vita, non ha esitato un istante ad accettare. Non ha esitato, però, nemmeno ad annuire davanti alla proposta di Geneviève de Nanterre, moglie di Jean Le Viste e signora di quella casa.

Tracy Chevalier, un nome che per me è una garanzia. Un'autrice che non mi delude mai e non lo fa neanche questa volta. 
Questa volta ci regala un romanzo che parte da un ciclo di arazzi, non privo di mistero, attorno al quale l'autrice tesse la sua storia, immaginando un mondo attorno ad un'opera di cui, nella realtà, non si conosce neanche il nome dell'autore. 
Gli arazzi esistono, la loro commissione da parte della famiglia Le Viste anche, ma tutto il resto è opera della fantasia dell'autrice e, credetemi, se lei non lo specificasse alla fine del romanzo non lo immaginereste mai, talmente è credibile la ricostruzione che ha provato a farne.
La cosa che più mi ha colpito di questo libro è la sua struttura narrativa. Le storia è infatti narrata in prima persona da tutti i personaggi coinvolti nella vicenda e ad ognuno di questi personaggi è dedicato un capitolo. Spesso però nei romanzi corali, i punti di vista dei personaggi vengono utilizzati per parlare delle stesse vicende, in questo caso invece la storia va avanti, si evolve e noi lo scopriamo attraverso voci diverse. In questo modo nessun personaggio diventa di secondo piano, al contrario ognuno ha modo di farsi conoscere dal lettore in modo diretto e diventandone protagonista.
La storia parte con l'affidamento dei disegni per gli arazzi al donnaiolo pittore parigino Nicolas Des Innocentes (personaggio di fantasia) da parte di Jean Le Viste, che vorrebbe per il suo salone un ciclo di arazzi dedicato alla battaglia di Nancy ma che poi si fa convincere ad accettare la proposta del pittore (pilotata dalla moglie del committente) a raffigurare la storia di una donna che seduce l'unicorno. Di certo un uomo pieno di fascino questo Nicolas, ma anche pieno di se e consapevole della sua bravura sia con i pennelli ma soprattutto con le donne. La sua presenza a casa dei Le Viste genera da subito non poco scompiglio ed in generale, ovunque lui si recherà per tutta la durata del romanzo, non si esimerà dal fare danni.
Le quasi trecento pagine che il lettore si ritrova a leggere abbracciano gli anni che vanno dal 1490 al 1492, anni necessari per portare a termine gli arazzi, partendo dall'idea del pittore fino alla loro tessitura a Bruxelles cui assisteremo estasiati nonostante per noi lettori quello sia un mondo lontanissimo e sconosciuto. Ma quanto è affascinante immaginare quelle mani che tirano la lana, quegli instancabili lavoratori che partendo dal nulla creano arte?
L'autrice sa dare la giusta importanza all'opera artistica, non lesinando di descriverci l'approccio al lavoro prima di Nicolas e poi di tutti i tessitori e cartonisti che lavoreranno all'arazzo, ma sa dare la giusta importanza anche ai sentimenti e alle vicende che travolgeranno le vite delle famiglie, che per forza di cose si ritrovano coinvolte in questo lungo e faticoso meccanismo di lavorazione.
Una storia fatta di amore, di passione ma anche di delusioni, di rimpianti, di tristezza. Quando avremo letto l'ultima parola del romanzo conosceremo ogni segreto dei personaggi coinvolti, ogni desiderio, ogni sfaccettatura del loro essere oltre a vedere con i nostri occhi il loro lavoro, la loro mastodontica opera.
Anche l'ambientazione è curata nel dettaglio, e ci permette di respirare l'atmosfera del tempo, facendocene apprendere le regole e le caratteristiche.
Pochi autori sanno unire in modo così magistrale personaggi esistiti o avvenimenti storici realmente accaduti a parti totalmente inventate e romanzate non lasciando mai trasparire una differenza tra le due, non facendo mai dubitare il lettore della veridicità di quello che sta leggendo. Questa credo sia una caratteristica assolutamente rara ed è una cosa che sempre mi colpisce di questa bravissima scrittrice!
Se in più ci aggiungiamo la capacità narrativa della Chevalier che permette di immergersi totalmente nelle sue storie, che non annoia mai perchè descrive ma non eccede, perchè racconta ma non rallenta, allora credo che il successo sia assicurato.
Per saperne di più su cosa ha ispirato l'autrice cliccate qui e non potrete non rimanere affascinati quanto me!
Per fortuna ho ancora tantissimi titoli di questa autrice cui dedicarmi quindi non dispero ma anzi, mi butterò presto su qualche altro suo lavoro.
Avete letto questo libro? Amate questa autrice?

VOTO: 

lunedì 27 novembre 2017

Recensione #216 - L'assassinio di Florence Nightingale Shore di Jessica Fellowes

Ci risiamo, è di nuovo lunedì... non mi spiego come sia possibile! Il week end passa sempre troppo in fretta! Cosa avete fatto di bello? Io sono andata a fare un giretto a Bergamo ed ho cominciato a respirare l'atmosfera natalizia!!! Manca pochissimo ed io non sono ancora pronta!
Ma torniamo al blog e ai libri. Oggi torno con una nuova recensione, quella di un libro che mi ha stregato prima per la sua cover e poi per la sua trama intrigante. Avevo paura che, come spesso mi accade, poi il contenuto potesse non essere all'altezza del contorno e invece sono felicissima di dirvi che anche il contenuto è veramente valido. Si tratta di L'assassinio di Florence Nightingale Shore di Jessica Fellowes, edito da Neri Pozza  - che ringrazio per la copia - 432 pagine.

Sinossi: Il 12 gennaio 1920 l’infermiera Florence Nightingale Shore arriva a Victoria Station nel primo pomeriggio, in taxi, un lusso che ritiene di meritare a un passo dalla pensione e dopo una vita di sacrifici. Il mezzo di trasporto si intona, infatti, alla sua pelliccia nuova, regalo che si è concessa per il compleanno e che ha indossato per la prima volta solo il giorno precedente. Dopo aver acquistato un biglietto di terza classe per Warrior Square, Florence Nightingale Shore si accomoda nell’ultimo vagone, dove attende che il treno si metta in movimento. Poco prima della partenza nel suo scompartimento entra un uomo con un completo di tweed marrone chiaro e un cappello. È l’ultima volta che qualcuno la vedrà viva.
Il giorno stesso, sulla medesima tratta, la diciottenne Louisa Cannon salta giù da un treno in corsa per sfuggire all’opprimente e pericoloso zio, che vorrebbe sanare i propri debiti «offrendo» la nipote a uomini di dubbia reputazione. A soccorrerla è un agente della polizia ferroviaria, Guy Sullivan, un ragazzo alto e allampanato, gli incisivi distanti e gli occhiali spessi e tondi che gli scivolavano sempre sul naso. Affascinato dalla determinazione della giovane, Guy si offre di aiutarla a raggiungere Asthall Manor, nella campagna dell’Oxfordshire, dove la ragazza deve sostenere un colloquio di lavoro come cameriera addetta alla nursery presso la prestigiosa famiglia Mitford.
Louisa riesce a farsi assumere, divenendo istitutrice, chaperon e confidente delle sei sorelle Mitford, specialmente della sedicenne Nancy, una giovane donna intelligente e curiosa con un talento particolare per le storie, talento che le permetterà poi di essere una delle più sofisticate e brillanti scrittrici britanniche del Novecento.
Sarà proprio la curiosità di Nancy a spingerla a indagare, con l’aiuto di Guy, sul caso che sta facendo discutere tutta Londra: quello dell’infermiera assalita brutalmente sulla linea ferroviaria di Brighton.
Basato sul vero omicidio, rimasto irrisolto, di Florence Nightingale Shore, questo è il primo romanzo di una serie di avvincenti gialli ambientati nell’Inghilterra degli anni Venti e Trenta, con protagoniste le sei «leggendarie» sorelle Mitford.


Quest'anno i miei viaggi letterari mi hanno spesso portato a Londra, in un periodo che spazia dalla fine dell'Ottocento fino alla seconda Guerra Mondiale. Adoro le atmosfere che quella città, soprattutto in quel periodo storico, sa regalare. Avevo un po' paura approcciandomi a questo libro perché, come sapete, sto leggendo la saga dei Cazalet, dove il periodo storico è ricostruito in modo dettagliato e la storia è talmente intrecciata e particolare che avevo il timore di trovare un abisso tra quei libri e questo che, comunque, si presentava come un giallo. Invece questo libro mi ha stupito perché oltre ad essere arricchito dalla presenza del giallo, che si rivela ben congegnato, presenta un'ambientazione molto dettagliata e precisa sia a livello storico che a livello fisico.
Il giallo è il fulcro del romanzo e, come specificato dall'autrice, prende spunto da un caso reale irrisolto cui lei ha cercato di dare una soluzione attraverso la sua penna in modo assolutamente romanzato. Una donna - Florence Nightingale Shore - viene assassinata in un vagone di terza classe su un treno che da Londra dovrà portarla a trovare un'amica sulla costa; sullo stesso treno si trova Louisa, che riesce a scappare dopo essere stata sequestrata dallo zio, che intende venderne il corpo per saldare dei debiti. Le vicende delle due donne sembrano essere parallele e distanti ma presto il destino vorrà invece che si intreccino e che, anzi, Louisa prenda parte alle indagini - ovviamente non in modo ufficiale - insieme a Nancy Mitford e all'agente ferroviario Guy Sullivan.
Nancy Mitford è la primogenita della famiglia Mitford, una famiglia numerosa - ben 6 figlie femmine e un figlio maschio - in cui Louisa riesce a farsi assumere riuscendo così ad allontanarsi da casa e soprattutto da quello zio che la terrorizza. Da subito tutte le ragazze si affezionano a Louisa, che sembra inserirsi bene in quella casa, nonostante non abbia mai fatto un lavoro simile.
La casa della famiglia Mitford farà da sfondo a molti degli avvenimenti del libro e diventerà per il lettore un luogo particolarmente caro e conosciuto. Così come tutti i suoi abitanti, dai padroni di casa alla servitù cui l'autrice riserva un ruolo di primo piano e non solo di contorno.
La prima guerra mondiale è appena finita e in città si respira ancora quella sensazione di privazione cui ci si era abituati ma qualcosa sta cambiando, si ricomincia ad organizzare i balli e le feste per permettere alle moltissime ragazze in età da marito di poter conoscere qualche buon partito. In realtà moltissimi uomini sono morti in guerra e la richiesta è molto più alta dell'offerta.
L'autrice ha saputo ricostruire i luoghi e l'atmosfera di quei momenti, rendendo Nancy, con i suoi sedici anni, protagonista di balli rubati e dei primi batticuori, sempre accompagnata dalla fidata Louisa con cui ha più un rapporto di amicizia che di subordinazione.
Nancy ama scrivere e si appassiona subito al caso della povera Florence Nightingale Shore, tanto da travolgere Louisa con i suoi sospetti, i suoi dubbi e la sua voglia di investigare. Assisteremo quindi a rocambolesche indagini che sapranno travolgerci e farci appassionare nella ricerca di un colpevole e nella raccolta di indizi. Il giallo è una parte importante del romanzo ma non toglie però assolutamente luce a quelli che sono i personaggi e le loro vite; questo è quello che più mi ha conquistato di questo libro. Spesso nei libri gialli tutto viene totalmente assorbito dalle indagini e i personaggi sono solo pedine necessarie per far quadrare i conti. In questo caso invece i personaggi hanno storie meravigliose che è bello che ci vengano raccontate perché sono frutto di equilibri familiari che spesso vacillano, di rapporti tra padroni e servitù, di rapporti tra genitori e figli, di amicizie o amori che nascono o si incrinano, non perdendo mai di vista il periodo storico, delicatissimo, in cui tutta la vicenda si dipana.
Un libro che consiglio a chi ama le atmosfere londinesi degli inizi del secolo scorso e a chi piace trovare un colpevole accumulando indizi che, in questo caso, ci sono, sono ben costruiti e si incastrano alla perfezione. Il mezzo punto che non mi permette di dare il cinque pieno è dato dal fatto che in più occasioni ho dubitato della veridicità delle parole e dei comportamenti di quello che si è poi rivelato l'assassino, scoprendone l'identità prima che me lo rivelasse l'autrice.
Spero che verranno presto pubblicati gli altri libri legati alla famiglia Mitford, non tanto per i delitti in sè ma perché ho proprio voglia di sapere come si evolveranno le vite dei protagonisti di questa storia! Lo avete letto? Vi è piaciuto?

VOTO: 


mercoledì 15 novembre 2017

Coming soon #28 - L'assassinio di Florence Nightingale Shore: Primo romanzo della serie I delitti di Mitford (I delitti Mitford) di Jessica Fellowes

Ciao a tutti, come state? Qui è arrivato il gelo! Prima mattina ghiacciata e prima mattina in cui la mia macchina ha toccato un grado e mezzo... brrrrrrr devo tirare fuori il cappello!!!
Ma torniamo ai libri. Oggi vi voglio parlare di un'uscita che mi intriga moltissimo, ecco di cosa si tratta.
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Titolo: L'assassinio di Florence Nightingale Shore: Primo romanzo della serie I delitti di Mitford (I delitti Mitford) 
Autore: Jessica Fellowes
Genere: Giallo

Pagine: 432
Costo: 18.00 € cartaceo - 9.99 € e-book
Pubblicazione: 16 novembre 2017 - Neri Pozza

Descrizione:
Il 12 gennaio 1920 l’infermiera Florence Nightingale Shore arriva a Victoria Station nel primo pomeriggio, in taxi, un lusso che ritiene di meritare a un passo dalla pensione e dopo una vita di sacrifici. Il mezzo di trasporto si intona, infatti, alla sua pelliccia nuova, regalo che si è concessa per il compleanno e che ha indossato per la prima volta solo il giorno precedente. Dopo aver acquistato un biglietto di terza classe per Warrior Square, Florence Nightingale Shore si accomoda nell’ultimo vagone, dove attende che il treno si metta in movimento. Poco prima della partenza nel suo scompartimento entra un uomo con un completo di tweed marrone chiaro e un cappello. È l’ultima volta che qualcuno la vedrà viva.
Il giorno stesso, sulla medesima tratta, la diciottenne Louisa Cannon salta giù da un treno in corsa per sfuggire all’opprimente e pericoloso zio, che vorrebbe sanare i propri debiti «offrendo» la nipote a uomini di dubbia reputazione. A soccorrerla è un agente della polizia ferroviaria, Guy Sullivan, un ragazzo alto e allampanato, gli incisivi distanti e gli occhiali spessi e tondi che gli scivolavano sempre sul naso. Affascinato dalla determinazione della giovane, Guy si offre di aiutarla a raggiungere Asthall Manor, nella campagna dell’Oxfordshire, dove la ragazza deve sostenere un colloquio di lavoro come cameriera addetta alla nursery presso la prestigiosa famiglia Mitford.
Louisa riesce a farsi assumere, divenendo istitutrice, chaperon e confidente delle sei sorelle Mitford, specialmente della sedicenne Nancy, una giovane donna intelligente e curiosa con un talento particolare per le storie, talento che le permetterà poi di essere una delle più sofisticate e brillanti scrittrici britanniche del Novecento.
Sarà proprio la curiosità di Nancy a spingerla a indagare, con l’aiuto di Guy, sul caso che sta facendo discutere tutta Londra: quello dell’infermiera assalita brutalmente sulla linea ferroviaria di Brighton.
Basato sul vero omicidio, rimasto irrisolto, di Florence Nightingale Shore, questo è il primo romanzo di una serie di avvincenti gialli ambientati nell’Inghilterra degli anni Venti e Trenta, con protagoniste le sei «leggendarie» sorelle Mitford. 


Jessica Fellowes, nipote dell’acclamato autore britannico Julian Fellowes, è scrittrice e giornalista,  
conosciuta per essere l’autrice di cinque libri sui retroscena della celebre serie TV Downton Abbey, molti dei quali sono apparsi nella lista dei bestseller del New York Times e Sunday Times. Ex vice direttrice di Country Life e giornalista del Sunday Mail, ha scritto per diverse testate tra cui il Daily Telegraph, il Guardian, il Sunday Times e The Lady. L’assassinio di Florence Nightingale Shore. I delitti Mitford è il primo di una serie di gialli ambientati negli anni Venti.
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Partiamo dalla prima cosa che ovviamente salta all'occhio: la cover! Ma quanto bella è???? È meravigliosa, assolutamente accattivante ed elegante! Prenderei questo libro anche solo per la sua bellezza estetica (tanto per cambiare direte voi!).
Poi leggo la trama e... sbammmmmm è amore!!!
Anni venti, ambientazione londinese, un omicidio irrisolto basato su una storia vera, sei sorelle leggendarie; insomma, ha tutte le caratteristiche per farmi avere aspettative altissime su questo libro e sulla sua lettura. Non vedo l'ora di averlo tra le mani.
Che ne dite? Vi piace? Lo leggerete?

venerdì 27 ottobre 2017

If I say... #13 - Bosco

Buooooongiorno readers, come va? Io non so più come vestirmi... la mattina esco di casa con sette gradi ed il pomeriggio esco dall'ufficio con venticinque. Anche il vestirsi a cipolla non è più una soluzione visto che comunque siamo in quel periodo in cui, all'interno fa freddissimo anche se fuori sembra estate. Arghhhhhhhhhhhhh!!!
Ma torniamo ai libri, che con loro si va sempre sul sicuro. Oggi torna If I say in collaborazione con Baba  Desperate Bookswife . Come funziona? È semplicemente un'associazione di idee; partendo da una parola che scegliete voi attraverso un sondaggio, io e Baba vi diciamo i libri che ci vengono in mente. Per la puntata di oggi la parola scelta è: BOSCO.

Ecco, lo so, con bosco sarebbe naturale pensare a foglie, alberi, autunno... e invece io sono talmente tanto rimasta folgorata da un libro letto recentemente che appena ho pensato a questa parola ho pensato all'autrice quindi dico: Ci vediamo un giorno di questi di Federica Bosco edito da Garanti. Un libro che se non avete letto dovete rimediare subito! Un libro meraviglioso che fa emozionare nel profondo, adatto a qualsiasi tipo di lettore!!! Recensione qui.



Voglio però anche rimanere sul classico e pensare alle foglie e ai boschi quindi come secondo libro dico Dentro soffia il vento di Francesca Diotallevi edito da Neri Pozza, in cui la protagonista, Fiamma, abita appunto in un capanno nel bosco. Altro libro super consigliato. Recensione qui.
 

E anche per oggi è tutto! Ricordatevi di scegliere la prossima parola qui sotto prima di correre a vedere le associazioni di  Baba . Ovviamente siamo anche curiosissime di sapere le vostre associazioni quindi, se vi va, ditecele nei commenti!


lunedì 17 luglio 2017

Recensione #198 - La ragazza dell'altra riva di Mitsuyo Kakuta

Buongiorno lettori, oggi vi parlo di un libro che ho richiesto e scoperto grazie a Marina. Un libro che mi fa fare pace con gli scrittori giapponesi e che mi fa venire voglia di scoprire molto di più su una cultura di cui conosco poco o nulla!
Si tratta di La ragazza dell'altra riva di Mitsuyo Kakuta, edito da Neri Pozza, pag. 331.

Sinossi: Sayoko ha trentacinque anni, un marito ligio alla tradizione materna che vuole la donna chiusa tra le pareti di casa, a occuparsi con saggezza delle faccende domestiche, una figlia di tre anni, Akari, che nel parco, dove Sayoko di tanto in tanto la conduce, se ne sta a giocare da sola in un angolo, discosta dagli altri bambini. Anche Sayoko è sola, ma soffre terribilmente della sua solitudine. La routine quotidiana è per lei un peso che, giorno dopo giorno, si accresce a dismisura e minaccia di soffocarla. La donna decide così di rispondere a svariati annunci di offerte di lavoro. Dopo aver collezionato una marea di rifiuti, riceve la chiamata di Aoi, titolare di una società, la Platinum Planet, che offre un servizio di sorveglianza e un aiuto domestico alle persone che si avventurano in viaggi di lunga durata. Il lavoro è semplice, si tratta di annaffiare le piante, strappare le erbacce in giardino, ritirare la posta e fare le pulizie. Sayoko accetta con entusiasmo. Si ritrova così a dividere il tempo con una donna che ha la sua stessa età, ha frequentato la sua stessa università, e ostenta una personalità e uno stile di vita completamente diversi dai suoi, se non addirittura agli antipodi. Lei vive in funzione dell'opprimente marito e della figlia. L'altra dirige una piccola azienda e si gode la propria libertà pur celando, dietro un'apparente sicurezza di sé, un passato difficile con cui fare i conti. Durante i turni le due donne si studiano, si confidano e si domandano segretamente come sarebbe potuta essere la loro vita, se avessero fatto l'una le scelte dell'altra. Mentre Sayoko inizia a rinascere, riscoprendo la voglia di uscire e di avventurarsi nel mondo, Aoi percepisce dentro di sé un sottile cambiamento, come se quella donna conosciuta, per caso fosse una "ragazza dell'altra riva", venuta direttamente dal suo passato per dirle che non è troppo tardi per ricominciare a vivere.

Sayoko ha trentacinque anni e vive la vita della casalinga da quando, tre anni prima, ha messo al mondo la piccola Akari. Passa le sue giornate vagando da un parco all'altro cercando di integrarsi nei capannelli di mamme che popolano i parchi cittadini nella speranza che la propria figlia faccia amicizia e smetta di starsene sola in un angolo.
Aoi ha la stessa età di Sayoko ma è il suo perfetto opposto: vive la sua vita in libertà, senza legami, e dirige una piccola attività di servizi.
Entrambe hanno frequentato l'università - la stessa - a Tokyo, ma il destino ha voluto che si incontrassero solo da adulte quando Sayoko, stanca di sentirsi insoddisfatta, si mette alla ricerca di un lavoro che possa portarla fuori di casa per qualche ora al giorno, contrariando non poco il marito e la suocera.
Stando a contatto Aoi e Sayoko legano subito e se apparentemente le due donne sembrano essere come il giorno e la notte, con lo scorrere delle pagine ci si rende conto che tanto diverse non sono, che ognuna reagisce ai problemi in modo diverso ma che anche Aoi non ha la vita perfetta che vuole far credere infatti un passato non proprio roseo incide sul suo modo di essere.
Scopriamo le zone buie della vita di Aoi grazie alla scelta dell'autrice di dipanare il romanzo attraverso due spazi temporali: il primo dove le due donne sono adulte e coltivano il loro rapporto di lavoro e di amicizia ed il secondo dove Aoi è solo una ragazzina con grandi problemi di bullismo a scuola e con la diffidenza verso tutto e tutti.
Una storia di vita, quindi, che porta alla luce il ruolo della donna all'interno della famiglia, che fa emergere un contesto sociale, scolastico e lavorativo molto differente rispetto a quello in cui siamo abituati a vivere e che ci dipinge un quadro completo di vita in cui i rapporti sociali muovono le fila della vita dei personaggi.
Le pagine scorrono veloci, l'alternanza dei capitoli dedicati al presente e di quelli dedicati al passato permettono di tenere alta l'attenzione del lettore e di dare una visione a trecentosessanta gradi di un personaggio particolare come Aoi, spiegandone l'evoluzione e mostrandone le sfaccettature caratteriali che l'hanno portata ad essere la donna che Sayoko incontra. Quella stessa donna che Sayoko ammira tanto da provare ad imitarla, tanto da sentirsi capace di fare qualsiasi cosa solo vicino a lei, tanto da mettersi anche contro il marito pur di continuare a lavorare.
E se spesso Aoi appare egoista e superficiale, allo stesso modo Sayoko appare ingenua e facilmente condizionabile. Due figure imperfette a causa della vita, che spesso presenta il conto in modo un po' troppo brusco e senza che nulla si possa fare per evitarlo.
Interessante che insieme ad un quadro sulla donna giapponese l'autrice si soffermi anche a parlare della scuola, dei rapporti tra i ragazzi, dell'omosessualità, dei rapporti famigliari e lavorativi senza mai sembrare fuori strada ma, anzi, dando l'impressione al lettore che il tutto sia necessario per apprendere a pieno i meccanismi della storia e delle protagoniste che ha deciso di creare.
Chicca del libro è il glossario con i termini giapponesi - non troppi - che si possono trovare durante la lettura e che spesso sono riferiti a piatti tipici che fanno venire l'acquolina in bocca.
Insomma, una lettura che mi sento di promuovere e di suggerire a chi ama le storie familiari frutto di un'autrice che di certo rileggerò con piacere.
Che rapporto avete con la letteratura giapponese? Vi ispira questo romanzo? Fatemi sapere e, anzi, se siete degli estimatori e vi fa piacere suggeritemi qualche lettura del genere da non perdermi!!!

VOTO: