venerdì 2 novembre 2018

Letture con Marina #50 - Resoconto dell'incontro con Fabio Stassi a PordenoneLegge

Buongiorno lettori, siamo di nuovo a venerdì. Un venerdì speciale per chi, come me, si godrà il lungo ponte della festa dei Santi! Oggi, come ogni due settimane, vi lascio con la rubrica Letture con Marina che ci lascia con un nuovo resoconto della sua esperienza a PordenoneLegge, quello dell'incontro con Fabio Stassi.


AUDITORIUM ISTITUTO VENDRAMINI
20.09.2018 ore 18.00 - SEGRETI E COINCIDENZE




Avevo da poco - e come di consueto accade, per pura coincidenza – incrociato la mia vita da lettore con il romanzo La Lettrice Scomparsa di Fabio Stassi - recensione qui - che subito il sincronismo ha bussato alla mia porta ed io, fautrice del “carpe diem”, sono uscita di corsa dal lavoro per volare a Pordenone Legge, che mi aveva portato sull’uscio di casa questo autore. Per evitare di trascrivere un papiro ed annoiarVi a causa della lunghezza, pur essendo molto interessante, ho tolto la parte dell’incontro in cui interviene direttamente anche Davide Longo, non essendo in questo momento lo scrittore nelle mie letture. Ma come molte volte accade, dopo avere ascoltato quest’autore di cui ignoravo l’esistenza, voilà!, anche lui finisce nella lunghissima lista dei libri in attesa. In attesa della mia pensione, seeh!!

Incontro con Fabio Stassi (e Davide Longo) – presenta Francesco Musolino (Siciliano, classe ’81. Scrive di libri e cultura - e non solo - su diverse testate nazionali).


Francesco Musolino: Da dove trae ispirazione Fabio Stassi?
Fabio Stassi: è la vita che conduco, più che l’immaginazione dello scrittore, forse… O meglio, per quanto mi riguarda sono più le cose che mi capitano, che poi determinano anche le storie che incontro e che scrivo. In questo caso sono accadute nella mia vita delle cose abbastanza sorprendenti di cui io sono il primo a sorprendermi. Tra cui questa che ora Vi racconto. Qualche anno fa, Antonio Sellerio mi chiese di curare il libro “Curarsi con i libri” di Berthoud & Elderkin. Io non sapevo nulla di biblio-terapia, non sapevo nemmeno che esistesse e che costasse 35€ a seduta. E che ci fossero anche sedute di gruppo… Insomma, non ne sapevo proprio nulla! Quando Antonio Sellerio me lo chiese, mi inorgoglii pure. Intanto non potevo certo dirgli di no, dato che era la prima cosa che mi chiedeva. Pensavo al contempo perché lo avesse chiesto proprio a me: avevo fatto un libro su personaggi letterari, però… In quel momento il Sig. Sellerio me la vendette proprio bene, dicendomi che io, con la mia conoscenza della letteratura italiana e… Ma non era per questo – e Antonio lo sapeva. Io provengo da una famiglia siciliana dove sin da bambino l’unico discorso principale che si fa è sulla malattia. Chi è meridionale lo sa. Si parla soprattutto di malattie e di morte, naturalmente. La tragedia greca, non a caso… A casa mia parlavano di questo chiaramente. Facevano a gara e mio padre era una specie di super-eroe, perché aveva già avuto 62 ricoveri, l’operazione a cuore aperto, etc… Io ero un bambino sano e non andava bene, finchè a 8 anni ho avuto una piccola malattia e finalmente i miei familiari furono tutti contenti (risata generale). E Antonio tutto questo lo sapeva. Poi ho iniziato a seguire la cosa, a studiare ed ho incontrato biblio-terapeuti, ho chiesto cosa e come lo facevano, è interessantissimo, affascinante, junghiani, freudiani… La gente afferma di sognare poco adesso. E allora hanno sostituito l’analisi del sogno con l’analisi del racconto di un libro letto. E quindi con gli stessi strumenti, come racconti di un libro che hai letto, loro ti analizzano. Insomma, in qualche modo ho dovuto prendere informazioni e devo dire che è iniziato un po’ per gioco. Nel senso che una volta ero a cena con tutta la scuderia Sellerio dei giallisti, mancava solo Camilleri, gli altri c’erano tutti e ho detto loro – e lo dico anche a te Davide ora: ma con tutti questi commissari, perché non provate a scrivere un romanzo con un biblio-terapeuta, ad esempio- E lì Antonio Sellerio ha detto: ah, idea interessante. Fallo tu! L’indomani ho quindi iniziato a studiare come si scrive un giallo e tutto il resto. Poi questo personaggio – il biblio-terapeuta Vince Corso - invece sorprendentemente ha preso una sua dimensione, tanto che non sono riuscito ad esaurirlo in un solo libro. E credo che anche questo ci accomuni Davide, perché la nostra è una strana serialità, abbastanza storta, sghemba. Ho parlato ultimamente di libro terapia con uno scrittore, Paco Ignacio Taibo – e quando gli ho accennato alla letteratura che cura, ai libri e alle parole che curano – lui mi ha detto NO!, la letteratura “es la enfermedad”. E infatti pure lui! Ma fate conto che messicani e siciliani… solo di malattie si parla! (altra risata generale). Riprendo il discorso dicendo che la biblio-patologia è una patologia vera e propria: ed il primo ad esserne ammalato è proprio Vince Corso, il protagonista del primo romanzo (La lettrice scomparsa – 2016) di questa mini-serie, definiamola così, visto che è appena uscito il secondo romanzo Ogni coincidenza ha un’anima – 2018.
Francesco Musolino: Senti, il caso che gli si presenta lo mette a confronto necessariamente intanto con la sua stessa libreria, gli indici, i sommari, i personaggi, etc…, perché si discute della memoria, si discute di cosa succede nella nostra testa, del fatto che tutti facciamo dei progetti ma poi dobbiamo comunque essere ligi alle regole imposte dal corpo e ai suoi dettami. Volevo chiederti questo: il tuo protagonista ad un certo punto si domanda “se avessi perso tutto e dovessi salvare solo un ricordo, quale sceglierei”? Anche da lettore è un grande quesito, no?
Fabio Stassi: ogni storia è una domanda. Almeno io parto sempre da una domanda, a cui poi non segue sempre una risposta. In questo caso la domanda era proprio questa: se dovessi perdere tutti i ricordi tranne uno, quale salverei? Tra l’altro ne ho parlato proprio con un bibliotecario a Trapani (sorriso divertito) – siciliano appunto!- il quale ha esclamato: “non mi chiedere una cosa del genere!, perché il mio matrimonio è saltato per una domanda analoga. Eravamo a cena con amici e come succede spesso, tra le varie cose è saltata fuori la domanda: quale persona vorresti vicina nel momento in cui – e di che poteva parlare un siciliano! – insomma nel tuo ultimo momento… E io ho dato una risposta sbagliata, cioè non ho detto mia moglie”. E la moglie l’ha lasciato. Quindi attenzione anche ai ricordi e a come si risponde… - risata generale.

Francesco Musolino: in poche pagine, ad un certo punto, si condensa la rabbia del momento, del pregiudizio, quest’idea che gli stranieri vengono in Italia e si aspettano un paese “blu”. E che cos’è questo Paese Blu?
Fabio Stassi: questa è un’espressione di Ornella Porzi, che è una scrittrice albanese, che scelse l’italiano per raccontare la sua storia. Le serviva, diceva con un’espressione bellissima, una lingua svestita d’infanzia. Perché il rapporto che abbiamo con la lingua, per raccontare una cosa dolorosa, è magari più facile in un’altra lingua. Lei diceva: “io sono arrivata in Italia pensando che il vostro Paese fosse blu. E invece blu non era”. Il nostro protagonista Vince Corso abita in un quartiere romano che si chiama Esquilino. L’Esquilino è un quartiere molto curioso e multi-etnico, una China Town fino a poco tempo fa, perché ora anche i cinesi se ne stanno andando. Però ci sono lingue, alfabeti, persone di ogni terra. C’è il mercato – e poco distante, c’è anche la sede di Casa Pound. Quindi sicuramente convivono visioni del mondo molto diverse fra loro. E succede che nella soffitta in affitto dove abita ed ha il suo laboratorio di biblio-terapia il nostro Vince Corso, ci va finalmente anche un uomo, Mirko (perché di solito da Vince Corso ci vanno solo donne). E ci va un po’ con l’inganno, perché gli dice “eh so che hai messo su un’attività in questo quartiere… ti serve una protezione ‘civile’, una mano per essere protetto perché sai, questo è un quartiere pericoloso perché ci vivono gli stranieri”. Quando Vince capisce chi ha di fronte e come la pensa, lo invita ad andarsene. Mirko da prepotente non si fa mettere alla porta ed allora che libro consigliare ad un personaggio così? E Vince allora gli consiglia un libro per bambini dal titolo Piccolo Blu, Piccolo Giallo. Io non so se lo avete presente, ma è un libro meraviglioso degli anni Sessanta del secolo scorso, di un autore incredibile. E’ la storia di una macchia blu e di una macchia gialla… che vanno a scuola anche con la macchia rossa, etc… Poi loro tornano a casa, fanno un girotondo e si abbracciano e diventano verdi. E a casa li scacciano perché non li riconoscono più. Ma è un libro incentrato solo su queste macchie di colori, fantastico… Dovete leggerlo! Per tornare a noi, Mirko dice a Vice di non prenderlo in giro, consigliandogli un libro per bambini. Tra l’altro è uno dei libri per bambini messi al bando adesso, non tanti anni fa… avviene anche questo in Italia, al bando libri per bambini!!!


L’incontro si è snodato tra domande ed interventi tra i due autori. E Fabio Stassi sembra proprio ricalcare le orme di Vice Corso. Non in merito alla biblio-terapia, ma per come parla, gesticola, inframmezza frasi per poi passare ad altro e fare retromarcia ripescando il discorso lasciato in sospeso. Con questa voce che ti prende, con il sorriso ed il divertimento nel raccontare sempre pronti, con una gestualità che sarebbe un peccato mortale se non ci fosse. Il libro che avevo recensito – qui – mi era piaciuto, anche se non è una girandola che scoppietta. Forse dà più l’idea di una gita in barca, tipo Oxford con i ragazzi che conducono i barchini lungo fiumiciattoli e piccoli laghetti, trasportando deliziose creature che si lasciano trasportare dai compagni e dalle pigre giornate soleggiate, socchiudendo gli occhi ed assaporando ogni singolo momento… Ecco la sensazione che mi ha lasciato la lettura del primo romanzo di Fabio Stassi, La Lettrice Scomparsa. Non resta che trovare il tempo per leggere il secondo capitolo di questa saga e farsi nuovamente irretire dal personaggio di Vince Corso. E magari riuscire a dare una sbirciatina a “Curarsi con i Libri” di Berthoud & Elderkin, di cui Stassi appunto aveva curato l’edizione italiana. Chissà che non trovi anche il consiglio adatto per curare la mia momentanea afasia leteraria…

Con tale speranza, Vi saluto.
A presto




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