venerdì 10 aprile 2015

Chi ben comincia #79 - Il chirurgo di Tess Gerritsen

Buon venerdì carissimi lettori. Come va? Io ho avuto una settimana difficile, piena di pensieri non propriamente positivi e spero che questo week end in arrivo possa farmi staccare un po'.
Ma non voglio annoiarvi quindi torniamo al blog e ad una nuova puntata di Chi ben comincia, la rubrica ideata da Alessia del blog Il profumo dei libri. 
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Per l'incipit di oggi ho scelto il libro che sto leggendo e che sto adorando: Il chirurgo di Tess Gerritsen edito da Tea dal catalogo Longanesi, primo capitolo della serie Jane Rizzoli e Maura Isles. Se vi piace il sangue questa scrittrice è quello che fa per voi!!!
REGOLE:

- Prendete un libro qualsiasi contenuto nella vostra libreria
- Copiate le prime righe del libro (possono essere 10, 15, 20 righe)
- Scrivete titolo e autore per chi fosse interessato
- Aspettate i commenti


PROLOGO

Oggi troveranno il corpo.
So come accadrà. Riesco a immaginare, molto vividamente, la sequenza degli eventi che porteranno al ritrovamento.
Alle nove in punto le altezzose ragazze dell'agenzia di viaggi Kendall & Lord si siederanno alle scrivanie e, con le dita ben curate, digiteranno le prenotazioni sulla tastiera dei computer: una crociera nel Mediterraneo per la signora Smith, una settimana bianca a Klosters per il signor Jones, e per i signori Brown, quest'anno qualcosa di diverso, di esotico, magari Chiang Mai o il Madagascar, ma nulla di troppo movimentato; oh, no, l'avventura deve essere soprattutto piacevole. Questo è il motto della Kendall & Lord: AVVENTURE PIACEVOLI. E' un'agenzia  che ha tanti clienti, il telefono squilla in continuazione.
Non passerà molto tempo prima che le ragazze notino la scrivania vuota di Diana.
Una di loro la chiamerà a casa, a Back Bay, ma nessuno risponderà. Forse Diana è sotto la doccia e non sente. Oppure è già uscita per venire al lavoro, ma ha avuto un contrattempo. Una decina di banali possibilità affolleranno nella mente di chi chiama, ma, col passare del tempo e dopo numerose telefonate senza risposta, se ne affacceranno altre, più allarmanti.
Mi aspetto che sia il portiere a condurre la collefa di Diana al suo appartamento. Lo vedo mentre maneggia nervosamente le chiavi e chiede: "Lei è un'amica, giusto? E' sicura che non si arrabbierà? Perchè io le dirò che l'ho fatta entrare".
Entreranno nell'appartamento e la collega chiamerà: "Diana? Ci sei?" Percorreranno il corridoio, tra i poster di paesaggi elegantemente incorniciati, il portiere alle spalle della donna, per verificare che non rubi nulla.
Poi l'uomo guarderà in camera da letto. Vedrà Diana Sterling, e non si proccuperà più di qualcosa di così irrilevante come un furto. Vorrà solo uscire dall'appartamento prima di vomitare.
Vorrei essere là quando arriverà la polizia, ma non sono stupido. So bene che esamineranno ogni auto nelle vicinanze, ogni faccia tra quelle dei curiosi in strada. Sanno che il mio impulso di tornare è forte; persino ora, mentre sono seduto da Starbucks, a guardare l'alba attraverso la finestra, sento il richiamo di quella stanza. Ma io sono come Ulisse: legato saldamente all'albero della mia nave, agogno il canto delle sirene. Non mi getterò contro gli scogli, non farò quell'errore.
Al contrario, me ne starò qui seduto a bermi un caffè mentre, fuori, la città di Boston si risveglia. Metto tre cucchiaini di zucchero nella tazza: il caffè mi piace dolce. E mi piace che sia tutto così. Perfetto. 
L'urlo di una sirena in lontananza: mi stanno chiamando. Mi sento come Ulisse che lotta contro le corde, ma queste sono molto robuste.
Oggi troveranno il corpo.
Oggi sapranno che siamo tornati.
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Dovete scusarmi perchè ho trascritto tutto il prologo, ma non sapevo proprio a che punto fermarmi. Perchè tutto di questo prologo è necessario per capire chi abbiamo di fronte. Un killer spietato che introduce quello che sarà il primo avvenimento di questo libro.
Già da questa piccola parte si può capire lo stile di questa autrice, capace di incollare il lettore alle pagine con il suo modo diretto di raccontare gli avvenimenti, anche i più crudi. E sarà così anche nel resto del libro - io sono oltre la metà-. Un thriller tosto, di quelli che ormai se ne trovano pochi!
Cosa ne pensate? Avete come me bisogno di sangue ogni tanto - fa un po' vampiro questa affermazione ahahahah - oppure questo è un genere da cui vi tenete alla larga?

giovedì 9 aprile 2015

Chi bussa #22

Buongiorno lettori! Finirà questa settimana??? Avrebbe dovuto passare velocissima grazie al lunedì di festa ma a me sta pesando da matti. Per fortuna è già giovedì!
Oggi torno con una nuova segnalazione. E' il momento di Chi bussa?, la rubrica dedicata alle segnalazioni di autori emergenti e dei loro lavori. Mettetevi comodi e vediamo Chi bussa?
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Titolo: Il sorriso triste di Bertrand
Autore: Francesco Cassanelli Stami

Genere: Narrativa
Pagine: 180 pagine
Costo:  cartaceo 10.00 € in tutti gli store
Pubblicazione: Watson Edizioni

Trama: Antonio sta per sposarsi e, quando gli amici lo invitano al bar per la colazione, non sospetta neppure che quell'incontro possa avere un secondo fine. Così, quasi senza rendersene conto, con la testa occupata da mille pensieri dovuti al matrimonio, si ritrova a partire per un viaggio che gli amici hanno organizzato per lui. Un viaggio che solo apparentemente servirà per andare a ritirare le fedi in una gioielleria, e che non affronterà da solo, perché con lui partirà Alice, una ragazza con cui Antonio ha avuto una relazione svariati anni prima. E quello che Antonio si troverà ad affrontare è un viaggio nel suo passato, nei suoi ricordi, nelle sue scelte, in vista di un futuro che incombe con imponenza.

Autore: Sono nato a in provincia di Bologna e vivo adesso a Maranello, il paese delle Ferrari per intenderci.
Ho 42 anni, sono sposato e ho un figlio di 5 anni. esercito la professione di avvocato.
Ho pubblicato ad oggi due libri: "...e adesso?", pubblicato nel 1992 con la casa editrice Arane di Roma
e nel 2015 "il sorriso triste di Bertrand" con la Watson edizioni.
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Un libro dalla trama interessante, ancora di più se pensato scritto da un uomo!
Cosa ve ne pare? Vi incuriosisce?

mercoledì 8 aprile 2015

Recensione #55 - L'invenzione delle ali di Sue Monk Kidd

Buon pomeriggio carissimi lettori, come state? Come va la settimana? Tenendo conto che è già mercoledì non possiamo lamentarci no? 
Oggi sono qui con una nuova recensione. Ultimamente sto riuscendo a leggere molto rispetto ai miei normali ritmi e devo dire che sono anche parecchio fortunata nelle scelte.
Il libro di cui vi parlerò oggi l'ho ricevuto in omaggio dalla casa editrice che ringrazio soprattutto per avermelo proposto. Si tratta de L'invenzione delle ali di Sue Monk Kidd, edito da Mondadori, 393 pagine.

Trama: Charleston, South Carolina, 1803. Quando per il suo undicesimo compleanno Sarah Grimké riceve in regalo dalla madre una schiava della sua stessa età di nome Hetty, cerca inutilmente di rifiutare quello che le regole vigenti impongono. Hetty anela alla libertà, soffoca tra le mura domestiche della ricca e privilegiata famiglia Grimké, vorrebbe fuggire lontano e Sarah promette di aiutarla. Come Hetty, anche lei è in qualche modo prigioniera di convenzioni e pregiudizi: in quanto donna non le viene permesso di realizzare il suo più grande desiderio, quello di diventare una giurista come il padre e i fratelli. Sarah sogna un mondo migliore, libero dalla schiavitù, che lei considera come un terribile abominio, e instaura con Hetty un rapporto speciale, insegnandole di nascosto a leggere e a scrivere nell'intento di aiutarla a emanciparsi. Seguiamo così il rapporto difficile ma speciale tra una ricca ragazza bianca e la sua schiava nera e le loro vicende umane nel corso di trentacinque anni, cui si aggiungono quelle della giovane sorella di Sarah, Nina, con la quale lei si batterà a favore dei diritti civili delle donne, dei più deboli e degli emarginati e contro la discriminazione razziale. In questo romanzo che celebra il potere dell'amicizia e della solidarietà al femminile, Sue Monk Kidd evoca il mondo di contrasti scioccanti del profondo Sud, ispirandosi alla storia vera di due pioniere del femminismo americano.

Come dicevo, ho ricevuto questo libro dalla Mondadori. Quando me lo hanno proposto sono stata entusiasta di accettare anche se, devo ammetterlo, avevo una paura folle che potesse essere un libro sulla falsa riga di tanti altri. Invece no, niente di simile a qualcosa di già letto! Questo romanzo ha una freschezza unica e parla di una storia meravigliosa prendendo spunto da fatti e persone realmente esistite.
Se mi seguite sapete che avevo condiviso l'incipit qui e che lo avevo trovato splendido.
Devo dire che il resto del libro non ha nulla da invidiare all'incipit.
La narrazione è a due voci, quelle delle due protagoniste, che ci parlano in prima persona a capitoli alternati.
Sarah e Hetty, stessa età, due vite totalmente diverse, due ceti sociali opposti, una benestante e l'altra schiava, entrambe alla ricerca della stessa cosa: la libertà.
E' il giorno dell'undicesimo compleanno di Sarah e sua madre, come regalo, le fa trovare una schiava della sua stessa età, "impacchettata" con un fiocco viola e pronta per essere la sua cameriera personale.
Sarah è piccola ma sa già quello che vuole, o meglio, quello che non vuole. E lei quella schiava non la vuole, è l'unica della famiglia a considerarla una cosa contro natura e farà di tutto durante tutta la sua esistenza per ribellarsi a quelle regole e per essere libera di esercitare un suo diritto, quello di scegliere per se stessa.
Visto con gli occhi di oggi sembra una cosa semplicissima ma se si pensa al 1803, a Charleston, South Carolina patria delle piantagioni e dello schiavismo sembra una pazzia.
".... Madre, vi prego, permettetemi.... permettetevi di restituirvi Hetty."
"Restituirvi Hetty." Come se fosse mia, in fin dei conti. Come se possedere persone fosse naturale quanto respirare. Nonostante la mia resistenza alla schiavitù, respiravo anch'io quell'aria fetida.
Figlia di un giudice e abituata a leggere i volumi che trova nella biblioteca personale del padre, Sarah si illude di poter avere un futuro diverso rispetto alle altre donne della sua famiglia.
Da quasi un anno mio padre fingeva di non vedermi mentre scivolavo sotto il naso di Mr Washington per saccheggiare la sua biblioteca. John, Thomas e Frederick avevano libero accesso al suo tesoro sconfinato - libri di giurisprudenza, geografia, filosofia, teologia, storia, botanica, poesia e cultura ellenica -, mentre ufficialmente a Mary e a me era proibito leggere una sola di quelle parole. Mary non sembrava interessata ai libri ma io... me li sognavo di notte.
E' grazie ai libri del padre che scopre che esiste una legge per poter liberare Hetty e renderla libera: le basterà scrivere di suo pugno un documento per rifiutare  quel "regalo" non desiderato. Documento che ritrova stracciato fuori dalla sua porta.
Ma Sarah non si perde d'animo, è una ragazzina determinata, che non ha paura di andare contro quelle regole che non sopporta. E mentre il mondo intorno a lei ruota nella solita direzione, nella sua stanza cerca di cambiare le cose, avvicinandosi a Hetty, trattandola come una persona e cercando addirittura di insegnarle a leggere per renderla libera. Sarah non riesce proprio ad accettare il pensiero comune, quello che suo padre porta avanti con tanto ardore.
"Credi che non sia dannoso insegnare a uno schiavo a leggere? In questo mondo esistono alcune tristi verità, e una è che gli schiavi capaci di leggere costituiscono una minaccia. Verrebbero a conoscenza di notizie che li stimolerebbero a fare cose fuori dal nostro controllo. Sì, è una privazione ingiusta, ma c'è un bene superiore da proteggere."
E proprio come gli schiavi a volte Sarah si ritrova intrappolata nel suo mondo. Ed anche Hetty - o come la chiamano tutti Monella - se ne rende conto.
"...Ho ventisette anni, Monella, e ormai questa è la mia vita." Osservò la stanza, il lampadario, poi tornò a guardarmi. "...Questa è la mia vita. Qui, per il resto dei miei giorni." Le si spezzò la voce e si portò una mano alla bocca.
Era intrappolata proprio come me, ma lei era intrappolata dalla sua mente, dalla mente delle persone intorno a lei, non dalla legge.
Alla chiesa africana, Mr Vesey diceva sempre: "State attenti, potete diventare schiavi due volte, una nel corpo e un'altra nella mente."
Hetty dal canto suo si ribella come può al suo status di schiava con i pochi metodi che le sono concessi: la notte mentre la casa dorme lascia la sua coperta, nel corridoio, fuori dalla porta della stanza di Sarah - luogo in cui dovrebbe dormire - e passa le notti sveglia, incantata a guardare l'acqua che scorre fuori dalla finestra oppure torna dalla madre, Charlotte, nella zona destinata agli schiavi e si accoccola tra le sue braccia.
Charlotte brama la libertà da sempre, da quando sua nonna le raccontava di esseri umani come loro che una volta, in Africa, avevano le ali per volare. Ed è la stessa voglia di libertà che cerca di insegnare ad Hetty.
"Sono stanca."
Voleva sentirsi dire che era tutto a posto, che poteva prendere il suo spirito e andare, ma non ce la facevo. "Certo che sei stanca" le dissi. "Hai lavorato per tutta la vita. Non hai fatto altro che lavorare."
"Non ricordarmi per questo. Non ricordarmi come una schiava che sgobbava. Quando pensi a me, devi dirti che non sono mai appartenuta a quella gente. Che non sono mai appartenuta ad altri che a me stessa."
Chiuse gli occhi. "Ricordatelo."
"Me lo ricorderò, mamma."
Non è una schiava particolarmente ubbiedente Charlotte - numerose saranno le punizioni nei suoi confronti cui ci toccherà assistere nel corso della storia - ma se la cava sempre grazie alla sua furbizia ed anche al suo talento: è la sarta più brava che la famiglia Grimké potesse desiderare. Instancabile sognatrice si illude che presto anche per loro esisterà un mondo non più fatto di permessi per potersi muovere per la città o di ordini cui prostrarsi.
Durante le quasi quattrocento pagine assisteremo alla crescita di Sarah e Hetty, al loro farsi donne, al rafforzarsi del filo invisibile che le lega.
Anche la nascita della sorellina Angelina, cui Sarah dovrà fare da guida, non la allontana dai suoi pensieri per cambiare il mondo. Angelina - detta Nina - verrà contagiata dall'essere ribelle della sorella.
Era più coraggiosa di me, lo era sempre stata. A me importava troppo dell'opinione degli altri, a lei per niente. Io ero prudente, lei sfrontata. Io pensavo, lei agiva. Io appiccavo un incendio, lei lo propagava. E da quel momento in poi, mi resi conto di quanto fossero state scaltre le Parche. Nina era un ala, io ero l'altra. 
Anche quando Sarah partirà per Philadelphia alla ricerca di una maggiore libertà Angelina la seguirà dopo pochissimo tempo ed insieme diventeranno le prime donne attiviste per la libertà degli schiavi e, successivamente, per i diritti delle donne.
Un libro ricco di sentimenti, ricco di spunti di riflessione. Un libro che entra dentro grazie alle voci delle due protagoniste - Sarah e Hetty - così diverse ma così estremamente simili.
Solo alla fine l'autrice ci svelerà quali parti della storia sono realmente accadute e quali invece sono frutto della sua fantasia.
Un'opera assolutamente completa ed azzeccata proprio anche grazie alle parti frutto di fantasia ed al taglio romanzato che gli è stato dato.
Una lettura che consiglio senza riserve ad ogni tipo di lettore.
Qualcuno di voi lo ha già letto ed ha voglia di dirmi il suo parere?

VOTO:  


martedì 7 aprile 2015

Ritratto di signora #14

Buongiorno e buon martedì. Passata bene la Pasqua? Mangiato a volontà? Io passata in famiglia in completo relax.
Ma veniamo a noi e ad un nuovo Ritratto di signora. Puntata strana questa, postata di martedì a causa della festività di ieri!
Oggi è il turno di Federica del blog Stasera cucino io  quindi vi lascio con il suo ritratto.

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L'idea per questo ritratto mi è venuta addosso d'un colpo.
Leggevo un articolo sui testimoni di giustizia e mi sono ricordata di un servizio al TG di tempo fa dove si parlava di una ragazza, che per amore si trasferì in Sicilia, per poi scoprire che in realtà il fidanzato faceva parte di una famiglia mafiosa.
Inutile dirlo, ma la storia non finì bene.
Non ricordo i particolari, non ricordo nemmeno il nome della ragazza, mi spiace, ricordo particolari meno importanti, ma il suo nome proprio non mi torna in mente, spesso sono distratta da futilità e perdo poi quello che è il cuore delle storie.
Ma alla fine devo aver interiorizzato quella storia più di quando non credessi, se quando  mi sono chiesta di chi parlare per il mio post, il pensiero è andato lì.
Ma non era l'unica, la nostra storia più recente purtroppo è piena di episodi simili.
 
Lea Garofalo, dopo aver testimoniato contro l'ex compagno e la sua famiglia, viene inserita nel programma di protezione testimoni nel 2002, ma in seguito ne viene estromessa perchè il suo il suo apporto fu giudicato "non significativo". Nel dicembre del 2007 - dopo una pronuncia del Consiglio di Stato - venne riammessa al programma, ma nell'aprile del 2009, pochi mesi prima della sua scomparsa, decise all'improvviso di rinunciare volontariamente a ogni tutela e di tornare a Petilia Policastro, per poi trasferirsi a Campobasso in una casa che le è stata trovata proprio dall'ex compagno Carlo Cosco.  In seguito con un sotterfugio l'ex marito cerca di farla rapire da un suo complice. La donna riesce a sfuggire all'agguato grazie al tempestivo intervento della figlia Denise e informa i carabinieri dell'accaduto ipotizzando il coinvolgimento dell'ex compagno. Lea Garofalo conosceva, infatti, molti segreti della faida fra le famiglie Garofalo e Mirabelli di Petilia Policastro.
Alla fine nel novembre dello tesso anno Lea venne rapita torturata e infine uccisa e il suo corpo nascosto in un terreno nella frazione di San Fruttuoso (Monza).
Lo scorso Dicembre la cassazione ha confermato 4 ergastoli e una pena di 25 anni ai cinque uomini colpevoli della sua morte.

Maria Concetta Cacciola proviene da una famiglia imparentata con la cosca dei Bellocco, a sedici anni si sposa e ancora giovanissima ha tre figli.
Quando però il peso di quella vita, nella quale si riconosce diventa troppo da sopportare, comincia a fare rivelazioni che la portano presto ad allontanarsi dalla sua famiglia per entrare in un programma di protezione.
E da quel mometo è come se rinacesse, allontandosi dalla mentalità ristretta dove era sempre vissuta comincia a fare cose che per noi sono normali, esce, conosce persone e abitudini differenti, si innamora persino, ma la famiglia fa pressioni perchè torni indietro cercando di minare la sua fiducia nella magistratura e facendo leva sulla nostalgia di casa.
Alla fine Maria Concetta capice di essere in trappola e nell’agosto 2011, dopo essere stata dal parrucchiere, scende in cantina e si uccide, bevendo acido muriatico. Ma in pochi, tranne la madre, il padre e il fratello che fanno ricadere la colpa sulla magistratura pressante, credono senza riserve a una sequenza in cui una donna prima si fa bella per poi porre fine alla propria vita.
Dopo lunghe indagini il quadro che emerge è ben diverso dal suicidio.
Per impedire la collaborazione con la giustizia di Maria Concetta Cacciola si era mossa una squadra criminale. Uomini al servizio dei clan della 'ndrangheta che avevano l'obiettivo di impedire che la donna continuasse a parlare ai magistrati svelando i segreti dei boss.
La paura principale dei capimafia era soprattutto la possibilità che altre donne, segregate e costrette a vivere in famiglie mafiose, avrebbero potuto seguire la strada tracciata da Maria Concetta Cacciola.
Così i carabinieri hanno arrestato cinque persone, il padre, la madre e il fratello della vittima, e poi due avvocati penalisti molto noti nella piana di Gioia Tauro.
Per i familiari l'accusa è di concorso in violenza privata, concorso in violenza o minaccia per costringere a commettere un reato, concorso in favoreggiamento personale, tutti aggravati dall’aver favorito la 'ndrangheta. Per gli avvocati le accuse sono pesanti: avrebbero indotto la donna a ritrattare le dichiarazioni che aveva fatto ai magistrati.

Giuseppina Pesce nel 2011 aveva deciso di ribellarsi alle regole mafiose della famiglia e comincia a
collaborare con la magistratura.
Una donna di ‘ndrangheta che si pente è una macchia che soltanto un familiare può “lavare”, con il sangue naturalmente. La protezione dello Stato le ha salvato la vita per due volte e le ha aperto le porte di una normale quotidianità.
Nell'Aprile del 2011 interrompe però la collaborazione e sembra rientrare nelle grazie della famiglia. Ma solo apparentemente, in realtà questo cambio di rotta fu causato da pressioni, ricatti, offerte di danaro e soprattutto dalle violenze sui tre figli minori.
Poi il colpo di scena e le verità sul dietrofront: una prigionia per i piccoli. Niente colloqui con la mamma nella località segreta, niente vestiario, cibo al contagocce. Pressioni psicologiche per inculcare nella testa dei piccoli che quella condizione di sofferenza era causata da una mamma indegna e cattiva. Per la privazione di cibo la piccola di 5 anni aveva persino subito un progressivo deperimento fisico e un calo del ferro nel sangue tale da provocarle forti crampi alle gambe e insonnia. Squallidi i metodi utilizzati anche nei confronti del maschietto di 9 anni. Oltre a subire percosse dal nonno, Gaetano Palaia, anche con l’uso di una cintura, un giorno il bambino era stato accompagnato dallo zio Gianluca Palaia, all’interno di una sala giochi di Rosarno, e davanti a costui, senza che lui intervenisse, era stato sottoposto a percosse da 3-4 ragazzi più grandi. La ragazza più grande, infine, era stata costretta a scrivere sotto dettatura una missiva alla madre, mentre si trovava in una località protetta della provincia di Roma, per stigmatizzare il suo comportamento e la ripresa della collaborazione con la giustizia.
Giuseppina ritorna a pentirsi nell’agosto dello stesso anno. E scatena un terremoto giudiziario.
Lo scorso Ottobre si sono conclusi i processi: il marito Rocco Palaia, il suocero Gaetano Palaia, la cognata Angela Palaia e il marito di quest’ultima Angelo Ietto, i cognati Gianluca e Giovanni Palaia, la madre Angela Ferraro e la sorella Marina Pesce.
Tutti sono finiti in carcere il 4 ottobre del 2011 per associazione mafiosa, anche grazie alle rivelazioni di Giuseppina. Adesso il suo calvario verso una nuova vita ha segnato un primo punto fermo.
Leggere loro storie mi fa pensare ad un'Italia lontana, ad modo di vivere vecchio che sembrerebbe superato, ma qui si parla di avvenimenti recenti e che continuano a ripetersi.
Moltissime altre sono  le storie di donne coraggiose che hanno dovuto affrontare prove difficili come queste.
Moltissime quelle che sono morte per poter cambiare le loro vite e quelle dei loro figli.
Fa riflettere la quantità di coraggio necessaria per fare scelte del genere quando a volte sembra impossibile fare anche solo un piccolo cambiamento nella nostra vita.
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Storie di donne che mettono i brividi e che, sinceramente, non dovrebbero accadere in un paese civile nel 2015. Forse non siamo poi così tanto un paese civile come crediamo!

Potrete trovare questo post sui blog:


Grazie mille a tutti per l'attenzione.

Daniela, Monica, Miki, Francesca e Federica

venerdì 3 aprile 2015

Chi ben comincia #78 - Se mi vuoi bene di Fausto Brizzi

Buon pomeriggio a tutti e buon venerdì.Come va? Io pian piano mi sto riprendendo anche se ho ancora la voce di Umberto Bossi - come dice qualcuna - e una tosse insistente che non mi da pace. Approfitterò dei prossimi tre giorni per riposare, guarire e leggere!!!! 
Ma veniamo alla normale programmazione del blog con una nuova puntata di Chi ben comincia, la rubrica ideata da Alessia del blog Il profumo dei libri. 
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Oggi ho deciso di condividere l'incipit del libro che ho cominciato questa mattina: Se mi vuoi bene di Fausto Brizzi edito da Einaudi. E' il primo libro che leggo di questo autore e mi aspetto molto a causa dei commenti entusiasti di chi me ne ha sempre parlato.
REGOLE:

- Prendete un libro qualsiasi contenuto nella vostra libreria
- Copiate le prime righe del libro (possono essere 10, 15, 20 righe)
- Scrivete titolo e autore per chi fosse interessato
- Aspettate i commenti


Quando hai otto anni la cosa più bella che ti possa capitare si chiama "piressia", termine scientifico con il quale si intende "quello stato patologico temporaneo che comporta un'alterazione del sistema di termoregolazione ipotalamica e una conseguente elevazione della temperatura corporea al di sopra del valore considerato normale". In una parola sola, molto più familiare e affettuosa, febbre.
Ai miei tempi, che non sono poi così preistorici, conquistare anche soltanto un misero 37.2 significava un giorno di vacanza da scuola, le attenzioni della mamma, forse un Almanacco Topolino nuovo e, di certo, una mela grattugiata con lo zucchero. Se eri fortunato e l'amico termometro segnava 38 o anche più, venivi dichiarato ufficialmente "malato" e questo significava che anche tuo padre si sarebbee affacciato in cameretta, che i giorni di vacanza sarebbero diventati almeno tre perchè "le ricadute sono pericolose", che i nonni avrebbero comprato delle lingue di gatto perchè "la creatura comunque deve nutrirsi" e che tua sorella sarebbe stata allontanata perchè "due malati in casa sono troppi". Per questo avevo chiesto di sostituire la luce al neon sul mio comodino, che mi dava fastidio agli occhi, con una Osram da 60 watt. La lampadina classica, cioè quella benefattrice che, se ci appoggi delicatamente la punta del termometro, il mercurio si riscalda e scivola fino a dove vuoi tu.
Quando hai otto anni, essere un po' malato non è forse il paradiso, ma ci assomiglia molto.
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Quanti ricordi mi riporta alla mente questo incipit! Erano gli anni '80, ero bambina, e quando avevo la febbre rimanevo tutto il giorno nel lettone dei miei genitori a guardare la TV. Ho ricordi di una me affascinata davanti ai programmi che trasmettevano al mattino - erano i tempi de "La donna bionica", dei "Chips", di "Love Boat", di "Magnum P.I.", di "A-Team", di "Mia moglie è una strega" - telefilm che normalmente non potevo vedere e che nei giorni di malattia mi facevano sentire grande e privilegiata. Poi c'erano i premi della malata: mio papà, che faceva l'operaio e tornava a casa dal lavoro alle 17.00, tutte le volte che non stavo bene rientrava a casa con tantissimi pacchetti di figurine. E poi c'era mia mamma che con 37 di febbre non si poteva andare a scuola, e non ci si poteva andare neanche il giorno dopo perchè almeno bisognava fare una giornata intera senza neanche una lineetta. Non so come sarà questo libro ma l'incipit mi ha già conquistata!!!
E voi? Cosa ne pensate? Vi piace?

mercoledì 1 aprile 2015

Nuova rubrica: Letture Geograficamente Sparpagliate

Buongiorno amici lettori, è con grande piacere che oggi, 1 aprile (giuro, questo post non è una bufala), vi presento un progetto ideato insieme alle mie care amiche LGS. Se per qualche motivo non  ricordate quali siano i membri di questa pazza "famiglia"...ecco che ve li presento:

Salvia del blog Desperate Bookswife
Laura del blog La Libridinosa
Daniela del blog Un libro per amico
Stefania del blog La ragazza che annusava i libri
Cuore, responsabile della rubrica "Il Venerdì di Cuore" ospitato dalla Libridinosa


Che cosa sono le Letture Geograficamente Sparpagliate? Noi simpatiche amiche ci siamo rese conto che di tanto in tanto ci obblighiamo consigliamo a vicenda le letture. Capita spesso che nell'arco di pochi giorni, tutte e cinque leggiamo lo stesso romanzo (è successo proprio così con "La tentazione di essere felici" oppure con "Ciò che inferno non è"). 
E' divertentissimo, bisogna ammetterlo, perchè continuamente all'interno della nostra chat, scriviamo battute e aneddoti durante la lettura, ma sopratutto trattiamo gli autori come se fossero i nostri migliori amici (non vi nego che nei casi più eclatanti, siano stati addirittura inseriti all'interno del nostro albero genealogico. Zio Luca, Nonno Vitali ecc.)
Ecco che nasce questa idea, leggere una storia e successivamente, in unico post, scrivere i nostri cinque pareri, in maniera un po' stringata si intende, perchè altrimenti, proprio grazie ad alcune di noi (non faccio nomi!!!!!) che la parola "sintesi" non ce l'hanno proprio sul vocabolario, si rischierebbe di pubblicare un libro.

Questa rubrica ha una cadenza mensile, la prima settimana di ogni mese, a partire da maggio, troverete su tutti e quattro i blog le nostre recensioni: cinque ragazze al prezzo di una, mica male come offerta!!
Per correttezza però ci tengo a precisare che probabilmente non sempre riusciremo tutte a leggere il medesimo libro, capirete bene che comunque i gusti sono simili ma non identici e non sarebbe corretto affrontare una lettura forzatamente, per due motivi: leggere non è un lavoro ma un piacere e secondo, una recensione obbligata difficilmente sarebbe positiva.

Quindi siete pronti a leggere per un solo libro tanti punti di vista? Se al momento della pubblicazione lo avrete già letto, potrete capire chi ha gusti più simili ai vostri, mentre, se ancora quel libro non lo avete preso in considerazione...potrete decidere se depennarlo per sempre oppure concedergli una possibilità. Noi siamo cariche e voi?

Alla prossima, Daniela