venerdì 23 settembre 2016

Ti consiglio un libro #27 - Un libro che ti ha fatto venire i brividi

Buongiorno lettori,finalmente torniamo con l'appuntamento della rubrica Ti consiglio un libro, in collaborazione con Laura de La Biblioteca di Eliza, Baba di Desperate Bookswife e Laura de La Libridinosa. C'è stata una lunga pausa estiva ma ora siamo di nuovo qui. Oggi vi consiglieremo Un libro che ci ha fatto venire i brividi. Come sempre cliccando sul titolo sarete rimandati alla recensione.



IL MIO CONSIGLIO 

http://libroperamico.blogspot.it/2015/10/recensione-89-shining-di-stephen-king.html

Titolo: Shining
Autore: Stephen King
Casa editrice: Bompiani
Pagine: 576
Prezzo:  Cartaceo 13.00 euro - ebook 3.99 euro in inglese


Un argomento bellissimo quello di oggi… brividi. Non è stato semplice scegliere e non è stato così scontato.
Alla fine però ho optato per questo perché racchiude in se tantissimi tipi di brividi.
Ho provato brividi di freddo pensando ai protagonisti bloccati in un hotel disabitato in mezzo alla neve che lo ricopre, ho provato brividi di paura immedesimandomi nei protagonisti – che se ti impazzisce il padre/marito e tu sei solo con lui in luogo sperduto senza poter comunicare con il mondo esterno non è bello eh! – ho provato brividi di disgusto assistendo alle visioni cui spesso Danny è costretto ad assistere. Insomma un libro che per, quanto mi riguarda, è tutto un brivido e che non potete non aver letto!!! Se in più penasate che io tutto questo l'ho provato conoscendo a menadito il film, non si può che essere d'accordo con la fama di King come re del brivido.
Il film è molto ben fatto ma… che ve lo dico a fare? È molto meglio il libro.

E adesso a vedere quali letture hanno fatto venire i brividi alle nostre Laura , Baba e  Laura. 

giovedì 22 settembre 2016

Recensione #149 - La stranezza che ho nella testa di Orhan Pamuk

Buongiorno lettori, eccomi di nuovo qui con una recensione. Sono stata molto fortunata nell'ultimo periodo perchè a parte un paio di ni, ho trovato sempre libri molto belli! Speriamo di continuare così peril resto dell'anno. Oggi vi parlo del libro La stranezza che ho nella testa di Orhan Pamuk edito da Einaudi, pag. 584

Sinossi: Un ragazzo ama una ragazza. Tutte le storie, anche quelle piú complicate, nascono da questa semplice, universale premessa. Mevlut l'ha incontrata una sola volta: i loro sguardi si sono incrociati di sfuggita al matrimonio di un parente a Istanbul. Eppure è bastato quell'attimo di perfezione e felicità a farlo innamorare. Süleyman, il cugino, gli ha detto che delle tre figlie di Abdurrahman, quella che ha visto Mevlut, quella di cui si è innamorato, è senz'altro Rayiha. Da allora non l'ha piú rivista ma, per tre anni, Mevlut le scrive le lettere piú appassionate che il suo cuore riesce a creare. Finché un giorno capisce che l'unico modo di coronare il suo sogno è scappare con Rayiha, di fatto rapendola dalla casa paterna in cui è rinchiusa. Cosí, una notte di tempesta, mentre Süleyman aspetta con un furgone in una strada poco lontana, Mevlut e la sua amata si riuniscono. Nulla potrà andare storto ora, nulla potrà piú dividerli, pensa lui. Poi un lampo illumina la scena e rivela il volto di Rayiha: quella non è la ragazza a cui Mevlut ha creduto di scrivere per tutto quel tempo, non è la ragazza di cui si è innamorato a prima vista tre anni prima! Chi ha ingannato Mevlut? E come si comporterà ora il nostro eroe? Questa è la sua storia, caro lettore: la storia di Mevlut Karataþ, venditore di boza (la bevanda, leggermente alcolica, tipica della Turchia), lavoratore indefesso, inguaribile ottimista (qualcuno direbbe ingenuo), sognatore, profondo conoscitore delle strade e dei vicoli di Istanbul. Perché questa è anche la storia di una città e del tempo che l'attraversa, una saga grandiosa e potente degli individui e delle famiglie che lottano, si alleano, si amano e si dividono per trovare il proprio posto nel mondo. Il premio Nobel Orhan Pamuk ha fatto della sua città, Istanbul, il personalissimo teatro in cui mettere in scena l'universale dei destini umani. Con La stranezza che ho nella testa ha saputo scrivere un romanzo rutilante in cui le storie piccole di uomini e donne comuni hanno la forza irresistibile della Storia di tutti.

Ho conosciuto Orhan Pamuk grazie al libro Il mio nome è rosso – recensione qui – che avevo acquistato per sbaglio ed avevo amato. Mi ero ripromessa di leggere qualche altro suo libro e neanche a farlo apposta un’amica mi ha regalato a Natale il suo La stranezza che ho nella testa edito da Einaudi.
Pamuk – premio nobel per la letteratura nel 2006 – non è di certo un autore semplice ma si fa apprezzare per gli spaccati della vita Turca che sa regalare attraverso le sue opere.
Anche in questo caso l’ambientazione è quella di Istanbul e dei villaggi vicini.
Protagonista della storia e Mevlut che, al matrimonio del cugino, incrocia lo sguardo di una bellissima ragazza e se ne innamora perdutamente. Non sa nulla di lei, se non che è una delle sorelle della sposa. Grazie al cugino scopre il suo nome ed inizia a scriverle meravigliose lettere d’amore.
Sono gli anni Ottanta del secolo scorso, Mevlut e suo padre vivono ad Istanbul, da soli, per cercare fortuna. Le sue giornate sono scandite dai passi che compie per le strade della città, con il suo carretto, a vendere Boza. I sogni di Mevlut sono tanti, ma spesso i sogni restano sogni ed il ragazzo dovrà presto abituarsi alla povertà. Nelle sue condizioni, il padre della sua amata non gli concederà mai la figlia in sposa quindi, in accordo con la ragazza – come spesso succede – la rapisce per avere così la possibilità di sposarla.
Tutto è deciso, Süleyman – il cugino di Mevlut – gli farà da spalla e tutto andrà per il meglio… più o meno. Immaginate lo sgomento dell’uomo quando, la notte del rapimento, incrociando lo sguardo che sogna da anni, si rende conto che la ragazza cui lui ha scritto non è quella di cui è innamorato. Chiunque avrebbe dato di matto ma non Mevlut che si rende conto di essere stato imbrogliato dal cugino ma non ormai non può più tirarsi indietro.
Comincia così questa storia particolare. Con un rapimento e l’inizio di un matrimonio. Certo, direte voi, il matrimonio tra una donna ed un uomo che non la vuole. L’ho pensato anche io all’inizio ma solo perché non è nella nostra ottica di occidentali pensare ad un matrimonio iniziato senza amore; in questa storia invece Pamuk ci mette di fronte alla “normalità” di combinare i matrimoni, unioni che prendono forma ed acquistano amore con il passare del tempo, proprio come succederà presto al matrimonio tra Rayiha e Mevlut.
Dalla sinossi ero convinta che questo fosse il fulcro di tutto; certamente lo è, se lo intendiamo come punto di partenza per la narrazione, ma l’autore lo utilizza principalmente per raccontarci uno spaccato di più di 40 anni di vita di una famiglia in una Istanbul nel pieno del cambiamento. Questo cambiamento lo vivono sulla loro pelle i protagonisti della storia ed il lettore ne assisterà ogni minimo dettaglio. Ci verrà raccontato il prima, il durante ed il dopo, senza tralasciare nulla della vita dei molteplici personaggi, di cui l’autore ci regala un albero genealogico ad inizio libro.
Una narrazione particolare quella che sceglie Pamuk, in cui spesso – così come già succedeva in Il mio nome è rosso – si rivolge direttamente al lettore, e in cui le voci sono molteplici, realizzando una narrazione corale, lasciata spesso ai diversi protagonisti della storia. Ad ognuno dei personaggi è infatti spesso lasciata la parola in prima persona, alternata a parti generali in terza persona in cui l’autore introduce o analizza le situazioni. Di certo questo tipo di scelta permette all’autore di alleggerire dei punti in cui altrimenti il libro sarebbe forse risultato un po’ pesante.
Non è una storia semplice da leggere, non è uno di quei romanzi che possono essere presi in mano nei ritagli di tempo ma è un volume che, anche per la sua mole, richiede impegno e attenzione.
Io purtroppo l’ho preso in mano in un periodo in cui avrei avuto bisogno di qualcosa di più breve e meno impegnativo - avendo pochissimo tempo a disposizione causa ripresa al lavoro, nuove attività sportive di mio figlio e soprattutto inizio della prima elementare - quindi in alcuni momenti ho faticato, soprattutto nelle parti un po’ troppo dettagliate sulla religione o storiche; ovviamente un libro del genere non poteva esimersi di scendere nel dettaglio su alcuni particolari ma, forse, alcune parti potevano essere alleggerite.
Detto questo ho trovato la storia veramente coinvolgente, seppur lontana anni luce dalla nostra concezione di vita, ma proprio per questo sono stata rapita dalla vita dei personaggi e dai loro modi di reagire e di porsi nelle diverse situazioni. Un amore sconfinato quello di Mevlut verso la moglie, le figlie, il lavoro, le tradizioni.
Un libro che fa sicuramente riflettere e che permette di assaporare le atmosfere di una cittadina come Istanbul e le sue tradizioni.

 VOTO: 



mercoledì 21 settembre 2016

Chiacchiere, chiacchiere, bla bla bla...#18 - Book Tag

Buongiorno lettori, oggi torno con un book tag! Ringrazio Claudia del blog Toglietemi tutto ma non i miei libri per avermi nominata. Sono un po’ in ritardo ma, come promesso, eccomi qui a rispondere alle domande! Meglio tardi che mai…

1. Cosa ami nel comprare nuovi libri?

Bella domanda per una compratrice compulsiva come me… Nel comprare nuovi libri amo la sensazione di possesso, la gioia nel poterli esporre nella mia libreria come gioielli inestimabili! Non mi basta leggere i libri – magari prestati – e poi restituirli io DEVO averli. C’è chi compra scarpe, io compro libri, più di quelli che potrò mai leggere in una vita probabilmente ma non scadono no? E in caso sono comunque ereditabili!!! Mio figlio alla mia dipartita sarà sommerso di libri!!! ahahahahah

2. Quanto spesso compri libri?

Purtroppo molto meno di quanto vorrei! Possono passare mesi, come solo giorni; purtroppo non sono ricca quindi devo limitarmi. Se poneste la stessa domanda a mio marito probabilmente vi risponderebbe esattamente il contrario, ossia che compro libri in ogni momento, ma sapete come sono i non lettori… esagerano sempre!!!

3. Libreria o negozio online? Quale dei due preferisci?

Se avessi fondi infiniti libreria tutta la vita! La magia del passare ore tra gli scaffali a sfogliare libri, leggere trame, adorare cover non credo possa essere ripagata con gli acquisti online. Spesso però mi affido all’online per il risparmio! Il massimo della soddisfazione è quando riesco ad andare nella libreria Libraccio lontana da casa ma non troppo!!!

4. Hai una libreria (bookstore) preferita?

Come dicevo prima libraccio ma me ne tengo ben lontana in periodi scolastici caldi (vacanze di natale, giugno e settembre) perché c’è il delirio e lo spazio destinato ai libri non scolastici si riduce notevolmente!

5. Preordini libri?

Non l’ho mai fatto ma chissà, magari prima o poi…

6. Hai un limite di libri acquistabile in un mese?

Purtroppo non sono così brava da impormi delle limitazioni. C’è da dire a mia discolpa che spesso sto mesi senza acquistare un libro ma capita anche che ne acquisti 10 tutti insieme! ;)

7. I divieti di acquisti libri fanno per te?

Assolutamente no! Per carità, tanta stima per chi fa dei “fioretti” in tal senso e riesce a mantenerli ma io non riesco proprio. Compro più libri di quanti ne riesca fisicamente a leggere ma che male c’è? ;)

8. Quanto è lunga la tua wishlist?

Chi mi conosce sa che io e la parola lista non andiamo d’accordo. Non ce la faccio, è più forte di me, quindi sì, ho una wishlist ma non è scritta su un foglio o su un documento word. O meglio, una parte è scritta così, una parte sui siti online tipo Anobii ma è corta perché non è completa! Sono una pasticciona! Ma se volete regalarmi libri ditemelo che la stilo subitissimo!!! ahahahahah

9. Nomina tre libri che vorresti possedere ora! (tra quelli della wishlist)

Maschio bianco etero di John Niven
L’imprevedibile piano della scrittrice senza nome (perché ho l’e-book e vorrei il cartaceo!)
Olga di carta (è uscita una meravigliosa edizione economica limitata!!)

10. Chi nomini?

Siete tutti nominati se vi va!!! ;)

Ed ora passiamo alle altre domande…

1. Chiedervi il titolo del libro/libri sarebbe un controsenso! Quindi: voi avete libri “segreti”? Libri che avete letto e che tenete gelosamente nascosti? Di cui non parlate mai? Cosa rende loro così speciali?

No, amo la lettura in quanto condivisione. Non poter parlare dei libri letti con qualcuno sarebbe una cosa triste infatti ho aperto un blog proprio con lo scopo di avere più persone possibili con cui confrontarmi. I libri mi piace esporli, guardarli, farli guardare!!!

2. Qual è la citazione di un libro che amate particolarmente? Una citazione che vi è entrata nel cuore, che vi ha travolto, che vi ha fatto dire: “Sono io, sono proprio io!” con euforia? Riportatela e spiegate il motivo per cui la ritenete davvero importante.

Non ce n’è una in particolare, variano in base all’umore e al momento! ;)


3. Qual è il libro che vi ha fatto innamorare della scrittura? Raccontatemi della vostra prima lettura, del perché leggete! Son curiosissima di sapere ogni cosa.
Probabilmente tutto è scattato leggendo il Diario di Anna Frank. Alle elementari avevo una maestra – la maestra Mina che purtroppo non c’è più da tantissimo tempo – che aveva stabilito che un quadernone – quello con la copertina di plastica blu per la precisione – sarebbe stato dedicato ai lavori realizzati a seguito della lettura del Diario di Anna Frank. Quel quaderno racchiude pensieri, disegni, piccoli temi, tutti riferiti a quel libro. Ho un ricordo nitido di me, la sera, nel mio letto, a leggere le parole di Anna, rimanendone spesso turbata. Se ci penso mi rivedo proprio quindi credo sia stata quella la molla iniziale, poi è venuto tutto il resto!

4. Ultima ma non meno importante: cos’è, per voi, un libro? Cosa vuol dire leggere? Quali emozioni vi suscita?

Un libro per me è come un amico – da cui anche il nome del mio blog – che sa accompagnarmi nelle mie giornate, facendomi a volte emozionare, a volte arrabbiare, a volte gioire, a volte piangere. Solo un amico può fare tutte queste cose.
Leggere vuol dire viaggiare in migliaia di luoghi diversi, vivere migliaia di vite, sognare. Leggere è il mio svago, la mia aria, la mia grande e sconfinata passione!
Con questo è tutto! Se vi va rispondete anche voi a queste domande e lasciatemi il link!!! :)

lunedì 19 settembre 2016

Recensione #148 - In un milione di piccoli pezzi di James Frey

Buongiorno carissimi, è di nuovo lunedì...
Per prima cosa mi scuso per la mia assenza della scorsa settimana, sono praticamente sparita ma ancora devo abituarmi ai nuovi ritmi sportivi e scolastici di mio figlio che mi portano via ben due sui tre pomeriggi liberi che avevo quindi capirete che non è semplice trovare l'equilibrio. Ci proverò, e spero pian piano di tornare attiva qui sul blog come prima, fino a quel momento spero che voi avrete voglia di portare pazienza. Detto questo torno con una recensione arretrata. Un libro forte:  In un milione di piccoli pezzi di James Frey edito da Tea, pag. 459

Sinossi: Un uomo di 23 anni si risveglia a bordo di un aereo in uno stato al confine tra la vita e la morte, in seguito a una sequenza di abusi di alcol e droghe. La famiglia, sbalordita e disperata, lo accoglie all'aeroporto di Chicago per trasferirlo in una clinica di riabilitazione del Minnesota. Qui, dopo una prima visita, un medico gli garantisce che morirà nel giro di pochi giorni se ricomincia a bere. Qui, Frey passerà due mesi spaventosi per disintossicarsi e confrontarsi con la furia interiore che da anni lo spinge a distruggersi. E soprattutto si troverà a dover fare una scelta: accettare di non vedere mai i suoi 24 anni oppure raccogliere i rottami della propria vita e agire. Il libro riporta la testimonianza di dura e sconvolgente di James Frey.

Libro molto discusso questo. Ipotetica autobiografia dell'autore, dico ipotetica perchè proprio su questo punto pare ci siano molti dubbi ma, mi chiedo, conta così tanto?
Non conoscevo questo libro e non conoscevo James Frey finchè Francesco Zingoni, amico nonchè autore del meraviglioso romanzo Forte come l'onda è il mio amore - recensione qui - mi ha caldamente consigliato di leggerlo avvisandomi che sarebbe stato tosto.
Tosto lo è sul serio questo libro, un pugno allo stomaco. Tema principale è la disintossicazione dall'alcool e dal crack del protagonista. James è un tossicodipendente e lo è dall'età di dieci anni. La storia è narrata quando di anni ne ha ventitrè e, dopo essersi svegliato senza ricordi, senza denti, con un buco nella faccia, gli occhi lividi e pieno di segni si ritrova su un aereo, destinazione una clinica di disintossicazione.
Da un certo punto di vista questo romanzo può essere considerato un viaggio, quello nei punti punti più profondi e torbidi di una mente malata; un viaggio nella vita di un uomo che nei primi ventitrè anni ha conosciuto solo angoli bui in cui spartirsi un po' di crack con gli elementi meno raccomandabili possibili; un viaggio nell'oblio della disperazione e della trasgressione più totale. Ma, al contrario, è anche un viaggio attraverso la rinascita, la consapevolezza, la necessità di fare per una volta la cosa giusta (sempre e comunque nel modo meno consono ma in ogni caso provandoci, e provandoci sul serio).
Non posso sapere se l'autore abbia veramente vissuto quello che racconta ma, in un caso o nell'altro, non posso che ritenerlo un grandissimo narratore, capace di trasmettere ogni singola emozione che descrive, capace di far provare al lettore sulla propria pelle quella mancanza, necessità, dipendenza, che per tutte le quasi cinquecento pagine accompagnano la narrazione.
Una narrazione in prima persona, ricca di descrizioni e di particolari, una narrazione che in più punti ha saputo farmi venire i brividi, facendomi immaginare in modo vivido alcune scene tostissime come se le avessi vissute insieme al protagonista.
Un libro forte, brutale, crudo, che entra nei dettagli della vita degli alcolisti, dei dipendenti da droghe, degli spacciatori, senza lasciare niente all'immaginazione, ma descrivendone ogni atteggiamento ed ogni abitudine; e lo stesso fa con l'astinenza, descrivendo la reazione del fisico alla mancanza, facendocela vivere sulla pelle, raccontandone i gesti più brutali che una crisi è capace di fare compiere. 
I moltissimi personaggi sono tutti descritti dettagliatamente e di ognuno ci viene raccontato il pre e il post clinica. Non avevo mai provato ad immaginare una situazione del genere attraverso gli occhi di chi l'ha vissuta - o dice di averla vissuta - e questo libro mi ha dato la possibilità di giudicare meno cercando di capire maggiormente le ragioni ed i sentimenti. L'autore non ce lo racconta mai con vittimismo, non cerca di addossare agli altri le colpe della sua vita marcia anzi, analizza il tutto con molta sincerità e questo credo sia un valore aggiunto. È grazie a questo atteggiamento che il lettore può andare oltre al giudizio e può concentrarsi sulla rinascita di un uomo che impara di nuovo - o forse per la prima volta - ad abbracciare, ad amare, a farsi amare; un uomo che cerca di reimpostare la sua vita attraverso un nuovo rapporto con i genitori; un uomo che sinceramente e con impegno si giudica e cerca di resistere alle tentazioni:  quella di scappare da un luogo in cui non crede, quella di lasciarsi andare a quella furia che da sempre condiziona la sua esistenza.
Di certo un libro non facile emotivamente, non un libro per tutti, ma un libro splendido per chi è capace di non farsi impressionare.

 VOTO: 



lunedì 12 settembre 2016

Recensione #147 - La 19a moglie di David Ebershoff

Buongiorno a tutti e buon lunedì! Giornata importante, oggi, per me: il mio piccolino comincia la prima elementare ed io sono estremamente emozionata ma anche terrorizzata (si cominciano a fare i compiti!). Prima di andare a piangere guardandolo seduto al banco vi lascio la recensione di un libro che ho letteralmente divorato - nonostante le corposità - durante le vacanze: La 19a moglie di David Ebershoff edito da Giunti, pag. 736

Sinossi: Jordan ha vent'anni e vive liberamente la propria omosessualità dopo essere stato cacciato dalla comunità religiosa di Mesadale. Qui vivono i First, una setta che deriva dai Mormoni e che pratica ancora la poligamia. Un giorno Jordan scopre dai giornali che il padre è stato ucciso e che la madre è accusata di omicidio. Convinto della sua innocenza, il ragazzo torna a Mesadale per indagare: le numerose mogli del padre, esacerbate da invidie e gelosie, sembrano avere molto da nascondere; per non parlare del "Profeta", il capo della setta, che desidera tenere gli occhi indiscreti lontano dalla comunità su cui regna sovrano. Parallelamente alla storia di Jordan, si sviluppa l'autobiografia di Ann Eliza Young, diciannovesima moglie del Profeta Brigham Young, che alla fine dell'Ottocento si ribellò al marito, lasciò la comunità e iniziò una campagna di sensibilizzazione contro la poligamia. È proprio in nome di Ann Eliza che un gruppo di volontari fonderà un'associazione e aiuterà Jordan a indagare sui misteri di Mesadale e a scoprire il vero assassino.

Avete presente The Danish Girl? Lo avevo recensito qui.
Ecco, l'autore di quel libro è anche l'autore del libro di cui vi sto per parlare. 
Ho comprato questo libro spinta dall'istinto e grazie anche alla bella impressione che avevo avuto dell'autore al nostro primo incontro.
La 19a moglie è un romanzo veramente particolare, che sviscera un pensiero religioso in modo molto approfondito, inserendolo magnificamente nel contesto storico e dandone al lettore una visione a 360°.
Analizzando il pensiero del credo religioso dei Mormoni, i loro diversi esodi, il loro scisma interno, Ebershoff ha saputo mettere insieme diverse testimonianze storiche - tra cui un'autobiografia della fine del 1800 intitolata appunto la 19a moglie - romanzandole ed intrecciandole perfettamente con parti di propria invenzione. Nonostante le due parti occupino capitoli totalmente scollegati, risultando così facilmente distinguibili, gli avvenimenti riescono in più punti a sovrapporsi, dialogando in modo così perfetto da diventare una cosa sola.
L'autore mostra con questa opera una padronanza incredibile nella ricostruzione storica degli avvenimenti e nella capacità di adattare il suo stile alla storia che sceglie di raccontare risultando versatile, credibile ed estremamente capace di caratterizzare i personaggi che sceglie come protagonisti delle sue storie.
Se non lo avessi saputo non avrei mai creduto che questo libro e The Danish Girl fossero nati dalla stessa mano, tanto risulta diverso lo stile dell'autore!
Protagoniste indiscusso di questo romanzo sono due donne, entrambe diciannovesime mogli di qualcuno: una che alla fine del 1800, con la sua ribellione alla fede mormone ed alla sua incontrastata poligamia riuscì a far arrivare la sua denuncia al presidente americano Grant, portando all'abbandono della poligamia all'interno di quel credo religioso; l'altra, facente parte dei Primi - credo nato successivamente alla scissione dei Mormoni dopo l'abbandono della poligamia - accusata di aver ucciso suo marito ed arrestata per omicidio.
La parte dedicata ad Ann Eliza Young, moglie del profeta mormone Brigham Young è raccontata, per la maggior parte, attraverso documenti degli archivi ed attraverso le stesse parole che Ann Eliza utilizzò nella sua autobiografia. La parte dell'omicidio è invece quella romanzata ed il suo racconto viene lasciato a Jordan, figlio della donna accusata, cacciato dalla setta quando era ancora un bambino. Quello che l'autore riesce magistralmente a fare è raccontare la poligamia attraverso più punti di vista dandone un quadro preciso sia a livello prettamente storico che emozionale.
Riflettere su una pratica così diffusa, sulle sue abitudini, sul suo ruolo, sulle emozioni che lascia a chi la pratica - sia uomo che donna - diventa, andando avanti con la lettura, naturale. È molto semplice, man mano che le pagine scorrono, cominciare a mettersi nei panni dei protagonisti, cominciare a pensare come loro, immedesimarsi in quelle mogli catalogate con dei numeri, costrette a dividere la propria casa con altre - anche più di 50 a volte - donne e con centinaia di bambini non proprio; ma viene facile anche provare a capire - io però non ci sono riuscita ahahahha - il punto di vista dei mariti, venire a conoscenza di cosa li porti a prendere una moglie dopo l'altra - diciamo che il motivo è proprio banale... sì, quello che pensate voi! - ed anche il punto di vista di chi, da uomo, viene obbligato dal Profeta ad essere poligamo nonostante non vorrebbe. Non avevo mai letto nulla incentrato su un tema così importante e non conoscevo la religione mormone ed i suoi sviluppi; certo, mi è capitato di vedere film o trasmissioni televisive incentrati su quel genere di vita ma non mi ero mai soffermata a cercare realmente di capire cosa provassero quelle persone, perchè vivessero così, per quale motivo si isolassero dal mondo vivendo in ghetti. 
Un libro che consiglio a chi da un romanzo cerca anche di conoscere il passato e le sue realtà storiche. Un libro che non annoia ma che, anzi, affascina per la sua completezza.

 VOTO: 



venerdì 9 settembre 2016

Chi ben comincia #112 - La stranezza che ho nella testa di Orhan Pamuk

Buongiorno lettori, finalmente è venerdì, ultimissimo giorno di questa settimana devastante. Riprendendo pian piano la normale organizzazione del blog - nonostante il pochissimo tempo disponibile - torno oggi con una nuova puntata della rubrica Chi ben comincia, ideata da Alessia del blog Il profumo dei libri e dedicata agli incipit dei libri.
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Per la puntata di oggi ho deciso di attingere dal libro in lettura che è un libro molto particolare che mi sta piacendo molto, nonostante la lettura stia andando a rilento per il pochissimo tempo e la troppa stanchezza. Si tratta di La stranezza che ho nella testa di Orhan Pamuk edito da Einaudi.

REGOLE:

- Prendete un libro qualsiasi contenuto nella vostra libreria
- Copiate le prime righe del libro (possono essere 10, 15, 20 righe)
- Scrivete titolo e autore per chi fosse interessato
- Aspettate i commenti


Questa è la storia della vita e dei sogni del bozaci Mevlut Karatas, venditore di boza e yogurt. Mevlut nacque nel 1957 in un villaggio molto povero dell'Anatolia Centrale, nei pressi di un lago nebbioso, nel paese più occidentale dell'Asia.
All'età di dodici anni si trasferì a Istanbul e da allora visse sempre qui, nella capitale del mondo. A venticinque rapì una ragazza del suo paese. Questo gesto condizionò tutta la sua vita. Tornò a Istanbul, si sposò ed ebbe due figlie. Lavorò senza sosta, facendo i lavori più diversi: dal venditore di yogurt, gelato, riso ai ceci, al cameriere, ma non smise mai di vendere boza, sera dopo sera, per le strade di Istanbul. E non smise mai di abbandonarsi a bizzarre fantasie.
Il nostro eroe era alto, di corporatura robusta ma elegante. Era un giovane di bell'aspetto: aveva una faccia pulita, innocente, che le donne trovavano attraente, i capelli castani, lo sguardo attento e pieno di intelligenza. E non solo in gioventù: anche dopo i quarant'anni conservò questo viso da bambino che piaceva alle donne. Di tanto in tanto ricorderò ai miei lettori tale elemento, fondamentale per la comprensione della nostra storia.
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In poche righe l'autore ci fa un riassunto di quello che succederà e ci presenta Mevlut fisicamente. Spesso, come avviene in questo incipit, Pamuk si rivolge direttamente al lettore dando la sensazione a chi legge di essere maggiormente coinvolto negli avvenimenti. 
Avete mai letto questo famosissimo autore turco? Io ne ho fatto la conoscenza con Il mio nome è rosso - recensione qui - in cui entrava nello specifico sulla vita dei miniaturisti turchi. Questo libro mi sta sembrando molto diverso: molto meno storico - nonostante faccia comunque moltissimo riferimento alla cultura araba - e più coinvolgente dal punto di vista della trama. Spero possa continuare così.
Lo avete letto? Vi piace l'incipit?

mercoledì 7 settembre 2016

Recensione #146 - Torta al caramello in paradiso di Fannie Flagg

Buongiorno lettori e buon mercoledì. Torno di nuovo oggi con una recensione di quelle da smaltire e credo che per un po' sarà così. Vi parlo di Torta al caramello in paradiso di Fannie Flagg edito da BUR, pag. 327

Sinossi: La vita è proprio strana... Lo può ben dire l'ultraottantenne Elner Shimfissle, che un momento prima si inerpica sulla scala per raccogliere i fichi dall'albero e un momento dopo si ritrova a terra, priva di sensi dopo essere stata punta da uno sciame di vespe. I vicini la soccorrono subito e la portano in ospedale dove purtroppo i medici non possono far altro che constatarne il decesso. Alla notizia, parenti, amici e l'intera comunità della cittadina di Elmwood Springs sono colti da un'infinita tristezza e da un rimpianto inconsolabile: con i suoi saggi consigli e la sua purezza di cuore quella generosa e intrepida vecchietta era stata un punto di riferimento prezioso per tutti. Iniziano i preparativi per il funerale e da tutto il paese arrivano fiori e condoglianze. Ma nessuno ha fatto i conti con la defunta... Elner, stesa su una barella in camera mortuaria, apre gli occhi con l'impressione di sentirsi molto meglio e, benché stupita che nessuno si accorga più di lei, si alza, esce dalla porta, percorre il corridoio fino a un ascensore, vi sale e, dopo un viaggio che ha dell'incredibile, si ritrova in Paradiso a vivere un'avventura che non si sarebbe mai aspettata, incontrando persone che non avrebbe mai creduto di poter vedere, esaudendo il suo grande sogno: domandare tutto ciò che ha sempre voluto sapere riguardo alla Vita. Ma forse la sua ora non è ancora giunta, ed Elner potrebbe tornare indietro, nel mondo dei vivi, a rivelare qual è il segreto della felicità.

La Flagg è una garanzia. Ormai, dopo tre libri letti, uno più bello dell'altro, lo posso affermare con certezza! Senza ombra di dubbio prendendo in mano un suo libro avrò la sicurezza di trovarmi immersi nella vita di paese, circondata da una miriade di personaggi uno più spassoso dell'altro.
In questo caso la protagonista assoluta è Elner, una vecchina meravigliosa con un amore spropositato verso la vita, verso il prossimo e verso gli animali. Nessunoa Elmwood Springs è rimasto immune dalla sua disponibilità, dalla sua allegria contagiosa ed anche dalla sua avanzanta - ma dolcissima - follia.
È proprio ad Elner che, in questo libro, capita una cosa bizzarra: muore, cadendo da una pianta, punta da uno sciame di vespe e si ritrova - con sua immensa sorpresa - in paradiso, al cospetto di una sorella che aveva perso anni prima mma - soprattutto - al cospetto del creatore.
La Flagg immagina un'aldilà come tutti vorremmo, in cui i sogni più nascosti e le aspettative di ognuno vengono realizzati ed in cui ognuno può incontrare e circondarsi delle persone care mancate tempo prima.
Oltre a questo però l'autrice fa molto di più, le dà la possibilità di tornare dal paradiso e svelare al mondo il segreto della felicità.
Immaginatevi i parenti, gli amici, tutti indaffarati a preparare il funerale e scrivere necrologi quando si ritrovano Elner, viva e vegeta, che esce dall'ospedale con le sue gambe pronta a cambiare le sorti di chi le sta accanto.
Anche in questo libro salta subito all'occhio del lettore la capacità dell'autrice di caratterizzare i personaggi ricamandogli oltretutto addosso degli aneddoti e delle vite proprie che aumentano - e non di poco - la piacevolezza e sopratutto la completezza della lettura. Difficile che qualcuno di loro passi inosservato.
I personaggi di contorno sono infatti interessanti e completi dal punto di vista narrativo tanto quanto la protagonista. Di sicuro un ruolo particolarmente rilevante è lasciato a Norma, la nipote ansiosa che rallegra non poco la storia con le sue paranoie e a Macky, marito di Norma, e allenato di Elner nelle continue discussioni tra zia e nipote, ma anche tutti gli abitanti di Elmwood Springs ed i parenti di Elner sono spassosissimi.
Un altro elemento estremamente caratterizzante di questo libro - ma in generale di tutte le opere della Flagg - è la descrizione particolareggiata delle ambientazioni che permettono al lettore di immaginare ogni singola scena raccontata rendendola viva.
Impossibile non avere la sensazione di percorrere con Elner le scale che la porteranno in paradiso, impossibile non vedere davanti ai propri occhi la vestaglia sgualcita tanto odiata dalla nipote Norma.
Un libro ironico, divertente, fresco ma anche capace di far riflettere.
L'unico appunto che mi sento di fare è che questo libro mi è sembrato leggermente sottotono rispetto ai due libri dell'autrice che ho letto precedentemente - Pomodori verdi fritti al caffè di Whistle Stop e Voli acrobatici e pattini a rotelle - in cui l'ambientazione storica era particolarmente ricercata e rendeva i due romanzi completi sotto ogni punto di vista.
Sono curiosa di sapere se avete letto questo libro, quindi se vi va ditemelo nei commenti. Io continuerò sicuramente a leggere pian piano tutti i libri di questa autrice che è diventata una tra le mie preferite!

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