mercoledì 15 luglio 2020

Recensione #364 - Il morso della vipera di Alice Basso

Buongiorno carissimi e buon mercoledì. Niente, nonostante abbia diverse recensioni da scrivere non riesco a stare al passo. Ho un figlio piccolo cozza, che probabilmente me la sta facendo pagare per non aver tribolato con il grande a suo tempo, e appena mi metto al PC diventa una furia quindi, capirete, che quando è in vena, prima di pensare al blog, cerco di portare avanti il più possibile il lavoro. Ma la smetto di divagare e finalmente oggi torno con una recensione, quella di un libro di cui vi ho già parlato in un blogtour - qui - e di cui oggi voglio farvi sapere il mio pensiero completo. Si tratta de Il morso della vipera di Alice Basso edito da Grazanti, che ringrazio per la copia, pag. 302.

Trama: Il suono metallico dei tasti risuona nella stanza. Seduta alla sua scrivania, Anita batte a macchina le storie della popolare rivista Saturnalia : racconti gialli americani, in cui detective dai lunghi cappotti, tra una sparatoria e l'altra, hanno sempre un bicchiere di whisky tra le mani. Nulla di più lontano dal suo mondo. Eppure le pagine di Hammett e Chandler, tradotte dall'affascinante scrittore Sebastiano Satta Ascona, le stanno facendo scoprire il potere delle parole. Anita ha sempre diffidato dei giornali e anche dei libri, che da anni ormai non fanno che compiacere il regime. Ma queste sono storie nuove, diverse, piene di verità. Se Anita si trova ora a fare la dattilografa la colpa è solo la sua. Perché poteva accettare la proposta del suo amato fidanzato Corrado, come avrebbe fatto qualsiasi altra giovane donna del 1935, invece di pronunciare quelle parole totalmente inaspettate: ti sposo ma voglio prima lavorare. E ora si trova con quella macchina da scrivere davanti in compagnia di racconti che però così male non sono, anzi, sembra quasi che le stiano insegnando qualcosa. Forse per questo, quando un'anziana donna viene arrestata perché afferma che un eroe di guerra è in realtà un assassino, Anita è l'unica a crederle. Ma come rendere giustizia a qualcuno in tempi in cui di giusto non c'è niente? Quelli non sono anni in cui dare spazio ad una visione obiettiva della realtà. Il fascismo è in piena espansione. Il cattivo non viene quasi mai sconfitto. Anita deve trovare tutto il coraggio che ha e l'intuizione che le hanno insegnato i suoi amici detective per indagare e scoprire quanto la letteratura possa fare per renderci liberi. Dopo aver creato Vani Sarca, l'autrice torna con una nuova protagonista: combattiva, tenace, acuta, sognatrice. Sullo sfondo di una Torino in cui si sentono i primi afflati del fascismo, una storia in cui i gialli non sono solo libri ma maestri di vita.

Nuova avventura per Alice Basso che, conclusa la serie dedicata a Vani Sarca, ha creato una nuova protagonista per una nuovissima serie. Lei è Anita Bo,  dattilografa più per casualità che per vocazione. Nuova protagonista vuol dire anche nuova amibientazione: Torino 1935, in pieno regime fascista. Credo che sia questa la più grande sfida. Ma Alice l'ha superata egregiamente direi ed ora vi spiego il perchè.

"«Sei mesi. Sei mesi soltanto, per provare com'è e far tesoro dell'esperienza. Poi lascerò il lavoro e diventerò per sempre la signora Leone. Cosa ne dici?­» Corrado trattiene un momento il fiato, poi sospira."
Anita Bo, bellissima, impertinente e più devota al dolce far niente che alla fatica.
Siamo nel 1935 e lei è una giovane donna che ha come unico pensiero quello di riuscire a farsi sposare da Corrado Leone, bellissimo tanto quanto lei. Un difetto però Corrado ce l'ha: è fascista fino al midollo ed ha anche già deciso i nomi dei sui futuri sei (sì, avete capito bene sei!) figli (di cui uno di cinque kg alla nascita!). Dopo aver tanto bramato il momento della proposta, Anita viene spaventata proprio da quel numero - SEI - e, senza pensarci troppo trova un modo per rimandare di qualche tempo il giorno del matrimonio. Se ne esce con un «Voglio lavorare» che lascia ammutolito lui quanto sè stessa. Eh già, perchè l'aspirazione di Anita non è mai stata il lavoro anzi, anche solo aiutare i genitori nella tabaccheria di famiglia le pesa tantissimo ma in quel momento non le è proprio venuta in mente nessun'altra scusa plausibile. È deciso, Corrado acconsente e lei si ritrova a doversi cercare un lavoro vero, rispolverando quel diploma in dattilografia preso in passato scaldando il banco, più che applicandosi nello studio e nella pratica.
Manifestando sin dal colloquio di lavoro doti di abbindolatrice, riesce a spodestare le sue concorrenti e viene assunta come dattilografa a Saturnalia, una rivista che traduce storie dall'americano. Il suo compito è quello di dattilografare le storie che il suo capo, Sebastiano Satta Ascona, traduce. Lei, che non è mai stata attratta dallo studio e neanche dalla lettura, in quel luogo fiorisce e inizia ad essere un'Anita diversa, non solo una bella ragazza ma anche una ragazza intelligente, dotata di un grande intuito. Probabilmente proprio grazie all'affronto di non essere rimirata dal suo capo per la sua bellezza e per il suo fisico curvilineo, Anita inizia a tirare fuori le sue vere doti.
E l'intuito le servirà, visto che si ritroverà presto ad occuparsi di una morte misteriosa, di una non meglio identificata vipera e di altri misteri legati ad essa.
Da subito Alice Basso riesce a catapultarci in quella Torino tanto lontana nel tempo, attraverso descrizioni vivide e precise sia della città in sè, sia dell'atmosfera di reverenza/terrore che la presenza dei fascisti fa vivere ai cittadini.
Un romanzo che cerca di mostrare un lato spesso ignorato di quel periodo storico mettendo in luce le contraddizioni che sicuramente emergono grazie ad un'analisi più approfondita.
I personaggi arrivano al lettore senza mezzi termini, la penna di Alice Basso, si sa, è molto brava in questo, capace di creare dei veri e propri personaggi a tutto tondo che mostrano sapientemente i propri pregi, le proprie attitudini ed i propri difetti. Non lascia il privilegio solo ai suoi protagonisti ma regala una connotazione molto importante anche ai personaggi meno importanti delle sue storie.
La narrazione è scorrevole e capace di tenere incollato il lettore alle pagine; una narrazione in terza persona che consente all'autrice di creare un contrasto tra il periodo storico e lo stile utilizzato e che sembra quasi voler assumere una voce moderna arricchita da battute estemporanee per alleggerire l'intero romanzo. Peccato, sono un po' dispiaciuta che l'autrice non abbia invece provato ad utilizzare una narrazione più in linea con il 1935, mi sarebbe piaciuto molto vedere il risultato, perchè sono convinta che Alice se la sarebbe cavata alla grandissima e credo che avrebbe potuto aggiungere un tocco in più al romanzo.
Un finale che lascia spazio all'immaginazione permetterà al lettore di bramare il volume successivo di questa serie e, che dire? Io la attenderò con impazienza, sicura che come al solito l'autrice non ci deluderà!
Ed ora veniamo alle note dolenti. Ho cercato di non fare paragoni con la mia tanto amata Vani Sarca durante la lettura ma per quanto io mi sia sforzata, ora che mi trovo a scrivere il mio pensiero, per forza di cose mi viene anche da chiedermi se Anita mi abbia conquistata come aveva fatto da subito Vani e non posso non ammettere come per il momento Vani continui ad avere un  posto speciale nel mio cuore. Ma confido in Anita, nella sua evoluzione che già in questo primo volume ha iniziato ad emergere e sono sicura che saprà conquistarmi con il tempo!
Lo avete letto? Vi è piaciuto? Fatemi sapere!


 


VOTO:



2 commenti:

  1. Ciao, non ho ancora letto questo romanzo, ma da amante dei romanzi di Alice Basso sicuramente non me lo lascerò sfuggire! :-)

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