Buongiorno lettori, eccoci con un nuovo venerdì cui diamo il buongiorno con una nuova puntata della rubrica Ti consiglio un libro, pubblicata circa due volte al mese e nata dalla collaborazione con Laura
de La Biblioteca di Eliza, Salvia di Desperate Bookswife e Laura de La
Libridinosa. Oggi consigliamoUn libro che leggeremmo solo in inverno.
In realtà questo consiglio è
stato difficilissimo per me. Non ci sono libri che leggerei a prescindere solo
in inverno o in estate. Diciamo che ho cercato più che altro di pensare ad un
libro che mi fa venire in mente l’inverno. Ho scelto quindi Il principe della nebbiain cui si ritrova
quell’atmosfera unica dei libri di Zafon, che mi rimanda sempre e comunque come
idea ai mesi freddi, a quella nebbiolina che qui al nord imperversa quasi
sempre da ottobre a febbraio. In realtà avrei potuto scegliere uno qualunque
dei suoi libri ma ho pensato a questo in particolare, perché sicuramente meno
conosciuto del famosissimo L’ombra del vento. Il principe della nebbia è il
primo libro scritto da Zafon in ordine di tempo una volta abbandonato il filone
dei libri per ragazzi, un libricino breve, quasi un racconto, che però ha
saputo conquistarmi con i suoi intramezzi inverosimili ed i suoi personaggi
strampalati. Un libro scorrevole e leggero, adatto per staccare tra un libro
impegnativo e l’altro.
Buongiorno carissimi! Come state? Qui a Milano oggi splende un sole splendido, anche se c'è parecchio vento, e questo mi fa sentire di buon umore. Ieri ha piovuto ininterrottamente per tutta la giornata, praticamente ho guadato le strade per tornare a casa sana e salva ieri sera! Nella mia giornata relax di lunedì sono riuscita a finire il libro che avevo in lettura, quindi eccomi qui per lasciarvi la mia recensione.
Si tratta di È così che si uccidediMirko Zilahyedito da Longanesi, che ringrazio per l'ebook, 410 pagine.
Trama:La pioggia di fine estate è implacabile e lava
via ogni traccia: ecco perché stavolta la scena
del crimine è un enigma indecifrabile. Una sola
cosa è chiara: chiunque abbia ucciso la donna,
ancora non identificata, l’ha fatto con la
cura meticolosa di un chirurgo, usando i propri
affilati strumenti per mettere in scena una
morte.
Perché la morte è uno spettacolo.
Lo sa bene, Enrico Mancini. Lui non è un
commissario come gli altri. Lui sa nascondere
perfettamente i suoi dolori, le sue fragilità. Si
è specializzato a Quantico, lui, in crimini seriali.
È un duro. Se non fosse per quella inconfessabile
debolezza nel posare gli occhi
sui poveri corpi vittime della cieca violenza
altrui. È uno spettacolo a cui non riesce a riabituarsi. E quell’odore. L’odore dell’inferno,
pensa ogni volta.
Così, Mancini rifiuta il caso.
Rifiuta l’idea stessa che a colpire sia un killer
seriale. Anche se il suo istinto, dopo un solo
omicidio, ne è certo. E l’istinto di Mancini non
sbaglia: è con il secondo omicidio che la città
piomba nell’incubo. Messo alle strette, il commissario
è costretto ad accettare l’indagine…
E accettare anche l’idea che forse non riuscirà
a fermare l’omicida prima che il suo disegno si
compia. Prima che il killer mostri a tutti – soprattutto
a lui – che è così che si uccide.
Ho cominciato questo libro
ammaliata da un incipit mozzafiato – lo trovate qui – aspettandomi adrenalina
allo stato puro per tutto l’avanzamento della lettura. Mi sono sentita un po’
sperduta quando con lo scorrere delle pagine mi sono ritrovata immersa in un
giallo – perché questo è un giallo, un gran bel giallo, e non un thriller –
molto lento, misurato, studiato nei minimi dettagli e descritto con minuzia e
raziocinio. Ci ho messo un po’ ad entrare nell’ottica e a sentirmi a mio agio
ma l’autore con la sua maestria ha saputo prendermi per mano e non farmi
perdere, perché con lo scorrere delle pagine il ritmo sale, man mano che gli
indizi crescono, che il tempo scorre, che il killer è braccato, che i
personaggi evolvono, tutto cambia e ci si sente parte integrante di un piano
prestabilito in modo perfetto.
Un piano studiato nei minimi
dettagli da chi – questo emerge proprio – con la costruzione di un libro ci sa
fare; il fatto che questo sia l’esordio di Zilahy come autore dopo una carriera
di traduttore ed editor non è di certo un dettaglio da poco.
In questo libro ritroviamo la
struttura classica di un giallo: un crimine, delle vittime, un killer, un’indagine
che porta alla raccolta di indizi, di un movente, la risoluzione del caso.
Quello che c’è invece di
particolare tra le pagine di questo libro è la caratterizzazione dei
personaggi; primo fra tutti Enrico Mancini, profiler, formatosi a Quantico ed
esperto nella cattura dei killer seriali. Ecco, come ve lo immaginereste un
tipo così? Di certo uno tosto, senza paura, strafottente, saccente, una
macchina da guerra insomma. Tutto il contrario di quello che nella realtà ci
ritroviamo di fronte.
Enrico Mancini è un uomo segnato
dalla morte della moglie a causa di un cancro terribile, segnato dal non
esserci stato negli ultimi istanti della sua vita, attanagliato dai sensi di
colpa e da mille paranoie tra cui la necessità di indossare sempre, in ogni
circostanza, in ogni minuto della sua vita i suoi preziosi guanti in pelle… la
sua copertina di Linus. Più che per le sue capacità ci viene mostrato con i
suoi difetti, con le sue debolezze, che lo rendono fragile, facile agli
svenimenti, pieno di tic, sensibile all’odore degli ospedali e alla parola
cancro.
L’Ombra è il killer: lucido,
tecnologico, preciso. Un’ombra appunto che si muove indisturbata nel buio della
notte, senza lasciare tracce, eseguendo degli omicidi tecnicamente perfetti,
con in testa un lucido e terribile piano.
Due figure queste, il buono e il
cattivo, che con l’avanzare della lettura sembrano quasi i due risvolti della
stessa medaglia, come se più che due persone diverse siano due atteggiamenti
differenti ad una grande sofferenza terrena.
Per ogni singolo personaggio l’autore
fa emergere in modo predominante i sentimenti e le imperfezioni permettendo al
lettori di immedesimarsi in ognuno di essi, arrivando a comprenderli. È proprio
tutta questa imperfezione che ci permette di vivere la vicenda in modo più
umano, più reale, meno cinematografico - difetto che secondo me spesso emerge ultimamente
in chi vuole fare colpo con libri del genere e finisce per strafare. In questo
caso invece tutto fila, dalla trama molto particolare e ben costruita,
all’indagine, agli intrecci tra i personaggi e le loro vite. Anche Marisa, la
moglie morta di Mancini, ci appare come un personaggio reale, presente spesso
nei ricordi del profiler tanto da farcela conoscere e da renderla a suo modo
una protagonista dell’intera vicenda.
Se i personaggi sono delineati in
modo magistrale lo stesso avviene per l’ambientazione che risulta particolarmente,
a volte troppo secondo me, dettagliata: una Roma in cui il fasto deve convivere
con gli scheletri delle industrie dismesse lungo il corso del Tevere, che per
anni realmente hanno rovesciato le loro scorie nel fiume, scheletri che
diventano protagonisti degli avvenimenti brutali descritti nel libro, quasi
come a sottolineare la loro colpa per quelle morti che, lo sanno tutti, gli
sono realmente attribuite.
I più appassionati di gialli –
quelli navigati e sgamati - probabilmente saranno in grado di scoprire i
collegamenti districandosi negli indizi meglio della sottoscritta; io,
tontolona, ho capito il filo conduttore delle morti abbastanza avanti nella
lettura ma non mi aspettavo assolutamente un finale come quello che l’autore ha
tessuto per noi e che però mi è sembrato il finale più adatto!
Quindi se intendete cominciare
questa lettura tenete duro, concentratevi, dedicategli il giusto tempo – che
non è di certo quello di ritaglio che ho utilizzato io per i primi capitoli –
sappiate spegnere la mente su tutto il resto ed immergetevi in toto nelle
pagine di questo libro… solo così saprete godervelo a pieno!
Un italianissimo – non fatevi
trarre in inganno dal nome - nuovo giallista da tenere d’occhio!
Buongiorno
lettori. È di nuovo lunedì, un lunedì speciale per me e per il mio maritino che oggi festeggiamo dieci anni di matrimonio! Nonostante mi sembri ieri sono già passati dieci anni... quasi venti da quando stiamo insieme in realtà; eravamo dei ragazzini! Oggi quindi tutti a casa dal lavoro e dedichiamo la giornata solo a noi e al nostro cucciolo! <3 br="">3>
Ma torniamo al blog, oggi vi presento i libri che
ho ricevuto in omaggio nel mese di gennaio dalle Case Editrici.
È così che si uccidedi Mirko Zilahyedito daLonganesi, 420 pagine. Data pubblicazione: genniaio 2016. Da amante dei thriller non potevo farmi scappare questa pubblicazione! Ringrazio la casa editrice per avermi inviato l'ebook.
Trama:La pioggia di fine estate è implacabile e lava via ogni traccia: ecco perché stavolta la scena del crimine è un enigma indecifrabile. Una sola cosa è chiara: chiunque abbia ucciso la donna, ancora non identificata, l’ha fatto con la cura meticolosa di un chirurgo, usando i propri affilati strumenti per mettere in scena una morte. Perché la morte è uno spettacolo. Lo sa bene, Enrico Mancini. Lui non è un commissario come gli altri. Lui sa nascondere perfettamente i suoi dolori, le sue fragilità. Si è specializzato a Quantico, lui, in crimini seriali. È un duro. Se non fosse per quella inconfessabile debolezza nel posare gli occhi sui poveri corpi vittime della cieca violenza altrui. È uno spettacolo a cui non riesce a riabituarsi. E quell’odore. L’odore dell’inferno, pensa ogni volta. Così, Mancini rifiuta il caso. Rifiuta l’idea stessa che a colpire sia un killer seriale. Anche se il suo istinto, dopo un solo omicidio, ne è certo. E l’istinto di Mancini non sbaglia: è con il secondo omicidio che la città piomba nell’incubo. Messo alle strette, il commissario è costretto ad accettare l’indagine… E accettare anche l’idea che forse non riuscirà a fermare l’omicida prima che il suo disegno si compia. Prima che il killer mostri a tutti – soprattutto a lui – che è così che si uccide.
Urla nel silenziodi Angela Marsonsedito daNewton compton, 384 pagine. Data pubblicazione: 04 genniaio 2016. Un libro che mi è
estato proposto dalla casa editrice - che ringrazio per il cartaceo - e che ho accettato volentieri in quanto lo avevo già adocchiato in libreria!
Trama:Cinque persone circondano una fossa vuota. A turno, ognuno di loro è costretto a
scavare per dare sepoltura a un cadavere. Ma non è il corpo di un adulto, è
troppo piccolo. Una vita innocente è stata sacrificata e un oscuro patto di
sangue è stato siglato. E il segreto delle cinque persone sarà sepolto sotto
quella terra. Anni dopo, la direttrice di una scuola viene uccisa brutalmente: è
il primo di una serie di agghiaccianti delitti che stanno insanguinando la
regione di Black Country, in Inghilterra. Nel corso delle indagini, ritorneranno
alla luce anche i resti del corpicino sepolto tempo prima da quel misterioso
gruppo di persone. La detective Kim Stone viene chiamata a indagare per fermare
il killer prima che colpisca ancora. Ma per farlo, dovrà confrontarsi con i
demoni del proprio passato...
Nonostante tutto ti amo ancoradi Samantha Towleedito daNewton compton, 320 pagine. Data pubblicazione: 28 genniaio 2016. Un libro che mi è estato inviato a sorpresa dalla casa editrice che ringrazio. Non rispecchia molto il mio genere letterario preferito e deciderò se provare a leggerlo o utilizzarlo per future iniziative qui sul blog!
Trama:Mia Monroe sta scappando. Da una persona che le ha fatto del male. Da un passato che vuole tenere nascosto. Non ha più fiducia nel futuro. Jordan Matthews ama le cose facili. Le donne facili. La vita facile. Poi incontra Mia. Lei è a pezzi e ha sulle spalle il peso più grande che una persona possa sostenere. Ma più Jordan conosce Mia, più si ritrova, per la prima volta nella sua vita, a volere con tutto se stesso qualcosa… qualcuno… lei. E allora la vita non è più così facile. Jordan è tutto ciò che Mia non dovrebbe volere. Un ragazzo poco raccomandabile, arrogante, con un passato da giocatore d’azzardo e un presente da cinico donnaiolo. Eppure Mia se ne innamora. E allora il passato da cui cercava di fuggire sembra raggiungerla…
Anatomia di un cuore innamoratodi Sara Mengoedito daPiemme, 294 pagine. Data pubblicazione: genniaio 2016. Un libro che mi è
estato inviato a sorpresa dalla casa editrice, che ringrazio, e che, non essendo propriamente il mio genere, è già partito verso la casa del vincitore del giveawey organizzato per i festeggiamenti dei tre anni di blog!
Trama:Celeste ha ventisette anni e studia medicina.
Peccato che tra lei e la laurea si frappongano ostacoli di non poco
conto. Primo fra tutti il desiderio di innamorarsi. Sogna l’uomo
perfetto e la storia capace di toglierle il fiato, ma è fatalmente
vittima di innamoramenti improvvisi e passeggeri, spesso decisamente
fuori luogo.
Un giorno il suo ideale di uomo sembra prendere le
sembianze di Giorgio Ferranti: medico trentacinquenne, ora gentiluomo
d’altri tempi, ora seduttore incallito, ora completamente indifferente
ai sentimenti altrui; certamente affetto da una curiosa forma di
bipolarismo.
La storia d’amore con Giorgio, la malsana infatuazione per
la carismatica voce del docente di cardiologia, il primario
cinquantenne Fabio Zaffiri, e l’amicizia con quattro compagni di studi,
apparentemente “indegni di praticare la professione medica”, condurranno
Celeste nel vivo di una brillante commedia romantica, tra lezioni,
insolite ubriacature, fughe a Parigi, confondenti autopsie e ferree
gerarchie cui sembra inutile anche solo pensare di ribellarsi.
Un’altalena costante tra cuore e ragione, fino ad arrivare
al lieto fine (anche se, come sempre accade, tutto diverso da quello
che si aspettava).
Che ne dite? Ce n'è qualcuno in particolare che stuzzica la vostra curiosità?
Buongiorno carissimi, come state? Finalmente un altro venerdì è arrivato! Oggi torna Chi ben comincia, ideata da Alessia del blog Il profumo dei libri.
Oggi vi lascio l'incipit del libro che sto leggendo: È così che si uccide di Mirko Zilahy edito daLonganesi.
Spero di riuscire a finirlo nel week end e di avere un'idea più chiara del mio giudizio, visto che al momento sono un po' confusa.
REGOLE:
- Prendete un libro qualsiasi contenuto nella vostra libreria
- Copiate le prime righe del libro (possono essere 10, 15, 20 righe)
- Scrivete titolo e autore per chi fosse interessato
- Aspettate i commenti
Il primo senso che lo abbandona, appena la vampata bollente lo investe come un montante, è la vista. Le ciglia evaporano all'istante e i bulbi oculari palpitano. Barcolla. Le pareti vorticano in un gorgo asfissiante. Le fiamme aggrediscono il cotone che s'incolla subito alla pelle. Feriscono la carne, lacerano i muscoli, scorticano i nervi. Poi, uno dopo l'altro, sbriciolano gli altri sensi. Un sibilo aguzzo gli inonda i timpani e tutto sembra vacillare. Non riesce a inalare ossigeno perchè le vampe che si levano dai vestiti invadono le narici e serpeggiano dentro al dotto nasale, su fino al cervello. Apre la bocca per respirare, per gridare, ma il fuoco gli cuoce il palato, ustiona la lingua. S'insinua.
Inatteso come un'algida folata di vento, qualcosa lo afferra e lo spinge via. Qualcosa lo avvolge come nel bozzolo di un'enorme vedova nera. "È questo l'ultimo abbraccio del fuoco?" si chiede un momento prima di franare al suolo.
L'impatto è duro, sporco, melmoso. Cade, rotola, spinto da quella forza invisibile. L'umido bagna il calore della pelle ed è come se si trasformasse in un guscio d'argilla. È sigillato in quella crisalide di fango secco e avverte le prime scosse, gli spasmi della vita che emigra.
Quando ho letto per la prima volta questo incipit ne sono rimasta conquistata, ho pensato che se il ritmo dell'intero libro si fosse mantenuto così adrenalitico allora non sarei riuscita a staccarmi dalla lettura neanche un secondo. Quello che invece, in realtà, sta succedendo è che ancora non riesco ad avere un'idea chiara del mio pensiero - nonostante io sia arrivata circa a metà - perchè in generale, a differenza di quanto mi era sembrato nell'incipit, questo libro mi sembra molto misurato, pacato, a tratti lento e sto facendo fatica ad entrarci dentro a pieno. Vi saprò dire.
Voi lo avete letto?
Buongiorno lettori, rieccomi con una carrellata - piccola eh che da natale ho dato abbastanza - di libri acquistati recentemente. Avevo ancora un buono mondadori da utilizzare e poi non ho saputo resistere ad un'offerta lampo di Amazon... ma, è solo un mio problema???? Ciao
amici!!! Vi ricordate la meravigliosa card da 25 euro che il mio
maritino mi ha regalato per Natale? Beh, lo scorso sabato aggiungendo i
venti euro giàdisponibili sulla tessera punti mi sono data alla pazza
gioia in un megastore Mondadori. Ho approfittato degli innumerevoli
sconti presenti in questo periodo in libreria ed ho esaudito più di un
desiderio arretrato!!! ;)
Ecco i miei acquisti!
Un posto tranquillo per un delitto di Barbara Sessini edito da Newton Compton, 376 pagine. Questa è l'offerta lampo cui ho ceduto. Chissà se saprà essere all'altezza delle aspettative!
Trama:Il neo-commissario Rossini è stato destinato a
un piccolo paesino del torinese. Un posto molto, molto tranquillo, dove
non succede nulla da cinquant'anni. Eppure, dopo solo ventiquattro ore
dal suo insediamento, il commissario si trova a indagare sul primo
omicidio. La vittima è Sara Ponsat, giovane titolare di una fabbrica di
carta riciclata. Il timore di un assassino in circolazione ha gettato
nel panico la piccola comunità, così ad affiancare Rossini viene
chiamato anche il suo predecessore, Franco Diana. Gli amici di Sara,
poi, aiutati da un giornalista, tentano di ricostruire gli ultimi mesi
di vita della ragazza, ma si imbattono in qualcosa di più grande di
loro. Per Rossini non sarà facile coordinare le indagini e insieme
tenere a freno i vari detective improvvisati. Perché lasciare troppe
impronte sulla scena di un delitto può essere il miglior modo per
confondere le tracce...
Quella vita che ci manca di Valentina d'Urbanoedito da TEA, catalogo Longanesi,
322 pagine. L'ultimo lavoro di Valentina è finalmente uscito in edizione economica. Lo so, sono strana? Comunque avevo alcuni dei libri precedenti in quella edizione e non mi andava di prendere questo in un'edizione differente. Non vedo l'ora di tornare alla Fortezza!
Trama:Gennaio 1991. Valentino osserva le piccole
nuvole di fiato che muoiono contro i finestrini appannati della vecchia
Tipo. L'auto che ha ereditato dal padre, morto anni prima, non è l'unica
cosa che gli rimane di lui: c'è anche quell'idea che una vita diversa
sia possibile. Ma forse Valentino è troppo uguale al posto in cui vive,
la Fortezza, un quartiere occupato in cui perfino la casa ti può essere
tolta se ti distrai un attimo. Perciò, non resta che una cosa a cui
aggrapparsi: la famiglia. Valentino è il minore dei quattro fratelli
Smeraldo, figli di padri diversi. C'è Anna, che a soli trent'anni non ha
ormai più niente da chiedere alla vita. C'è Vadim, con la mente di un
dodicenne nel bellissimo corpo di un ventenne. E poi c'è Alan, il
maggiore, l'uomo di casa, posseduto da una rabbia tanto feroce quanto lo
è l'amore verso la sua famiglia, che deve rimanere unita a ogni costo.
Ma il costo potrebbe essere troppo alto per Valentino, perché adesso c'è
anche lei, Delia. È più grande di lui, è bellissima - ma te ne accorgi
solo al secondo o al terzo sguardo - e, soprattutto, non è della
Fortezza. Ed è proprio questo il problema. Perché Valentino nasconde un
segreto che non osa confessarle e soprattutto sente che scegliere lei
significherebbe tradire la famiglia. Tradire Alan. E Alan non perdona.
Questo è un romanzo sull'amore, spietato come solo quello tra fratelli
può essere. Ma è anche un romanzo sull'unico altro amore che possa
competere quello che irrompe come il buio in una stanza.
Per il momento è tutto, vediamo per quanto tempo saprò trattenermi dall'acquistare ancora qualcosa! hihihihih
Vi Piacciono?
Buongiorno amici, come va?
Vi lascio quindi con il mio pensiero sul libroDoctor sleepdi Stephen Kingedito da Sperling & Kupfer 516 pagine, seguito di Shining, recensione qui
Trama:Perseguitato dalle visioni provocate dallo
shining, la luccicanza, il dono maledetto con il quale è nato, e dai
fantasmi dei vecchi ospiti dell'Overlook Hotel dove ha trascorso un
terribile inverno da bambino, Dan ha continuato a vagabondare per
decenni. Una disperata vita on the road per liberarsi da un'eredità
paterna fatta di alcolismo, violenza e depressione. Oggi, finalmente, è
riuscito a mettere radici in una piccola città del New Hampshire, dove
ha trovato un gruppo di amici in grado di aiutarlo e un lavoro
nell'ospizio in cui quel che resta della sua luccicanza regala agli
anziani pazienti l'indispensabile conforto finale. Aiutato da un gatto
capace di prevedere il futuro, Torrance diventa Doctor Sleep, il Dottor
Sonno. Poi Dan incontra l'evanescente Abra Stone, il cui incredibile
dono, la luccicanza più abbagliante di tutti i tempi, riporta in vita i
demoni di Dan e lo spinge a ingaggiare una poderosa battaglia per
salvare l'esistenza e l'anima della ragazzina. Sulle superstrade
d'America, infatti, i membri del Vero Nodo viaggiano in cerca di cibo.
Hanno un aspetto inoffensivo: non più giovani, indossano abiti dimessi e
sono perennemente in viaggio sui loro camper scassati. Ma come intuisce
Dan Torrance, e come imparerà presto a sue spese la piccola Abra, si
tratta in realtà di esseri quasi immortali che si nutrono proprio del
calore dello shining.
Difficile approcciarsi a questa recensione, difficile riuscire a rendervi partecipi di tutte le cose che mi sono passate per la testa leggendo questo libro. Il riassunto sarebbe: WOW!!! Ma mi rendo conto che una parola può rendere il pensiero ma non può bastare, non per una recensione che si rispetti quindi proverò a spiegarmi meglio. 1977, credo sia giusto partire da questa data. Io non ero ancora nata e un trent’enne, praticamente esordiente, Stephen King pubblicava il suo terzo libro: Shining, un colosso, un lavoro che ancora oggi terrorizza – così come il film – al solo pensiero. Nel 2013 il Re ci riprova, pubblica il seguito, Doctor sleep, lanciando nel mondo dei suoi fan un misto di aspettative, terrore e scetticismo. Come riuscire, dopo quasi quarant’anni a creare un seguito credibile e all’altezza del precedente romanzo? Per quanto mi riguarda King ci è riuscito alla grande creando una storia convincente, appassionate, collegata a doppia mandata, se non tripla, a quella di Shining. La storia riparte lì dove l’avevamo lasciata: Danny e Wendy si stanno riprendendo dalla tremenda avventura dell’Overlook e ne stanno combattendo i fantasmi. Nonostante gli anni passino Danny non perde la luccicanza che, anzi, sembra attanagliarlo sempre più in una morsa da cui non riesce a liberarsi. È così che ripercorre gli stessi errori del padre diventando già nell’adolescenza un alcolizzato dal cazzotto facile. Solo il toccare veramente il fondo gli permetterà di dare una svolta alla sua misera vita, trovando lavoro come inserviente in una casa di riposo dove per tutti diventerà presto il Dottor sonno. Ma, si sa, il passato non si può mai lasciare alle spalle senza prima averlo affrontato e presto quel vecchio passato tornerà a chiedere il conto, con gli interessi. Tante le cose da svelare durante la lettura: chi è Abra, e perché quel nome affolla la mente di Dan con tanta insistenza? Perché Tony – l’amico immaginario – ritorna a chiedere l’attenzione dell’ormai adulto Danny Torrance? Cos’è il Vero Nodo? Perché Dan risulta essenziale per gli ospiti dell’ospizio in fin di vita? Dove finiscono tutti quei ragazzini che ogni anno spariscono nel nulla senza lasciare traccia e senza mai essere ritrovati? Queste e tantissime altre… Lasciatemelo dire: l’autore anche questa volta ci ha preso. Il libro sembra il seguito naturale di quello del 1977, come se fossero nati e cresciuti in coppia, come se King lo avesse tenuto chiuso in un cassetto per tutto questo tempo ma, lo sapremo a fine lettura grazie alle esilaranti note dell’autore, non è così. Per tutta la lettura ho pensato che niente sarebbe potuto andare diversamente, che l’evoluzione naturale delle cose non sarebbe potuta essere nessun’altra. Ho amato l’ambientazione, così apparentemente lontana da quel terribile hotel, il modo così particolareggiato che ha l’autore di far sentire il lettore parte del luogo che gli sta raccontato; ho amato ogni singolo personaggio, dai più buoni ai più tremendamente spaventosi. Come rimanere indifferenti al Dan adulto e dannato e, successivamente a quello più riflessivo e sobrio; come non essere affascinati da Abra, dalla sua luccicanza potente, dalla sua capacità di essere quella co-protagonista di cui un libro del genere aveva bisogno per non farci avere nostalgia del Danny bambino; come non amare il Vero Nodo con i suoi protagonisti più brutali ma, in molte occasioni, anche buffi; come non pensare che ogni singolo personaggio della storia dovesse essere lì, in quel preciso istante, con quel preciso ruolo, con quelle stesse sembianze e con quegli atteggiamenti. Ogni cosa al suo posto, ogni catena chiusa e salda, ogni ricordo ripercorso, ogni scheletro del passato affrontato e distrutto. Impossibile, secondo me, rimanere indifferenti e non adorare questo libro. Impossibile chiuderlo e non sentirne la mancanza! E chissà che prima o poi non ne facciano il film… perché io adesso lo voglio!! Che faccio, scrivo a King? ;) Lo avete letto? Che ne pensate? Io vi consiglio di leggerlo, ma solo dopo aver letto e amato Shining e... che luccicanza sia!
Buongiorno
e buon lunedì! Primo febbraio, primo lunedì del mese, come un orologio svizzero torniamo con un nuovoRitratto di signora;
oggi tocca a Miki del blog Miki in the Pink Land.
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Ho fatto il mio primo tatuaggio il 14 Gennaio del 2006, dopo un orrendo periodo della mia vita. E' piccolo, relativamente nascosto, ma racchiude un forte significato. Il secondo, fatto il 17 Ottobre del 2012, è legato ad un altro brutto episodio, ma, ogni volta che lo guardo, non posso trattenere un sorriso. L'ultimo, il 17 Ottobre del 2015, è il più grande ed è legato a tantissimi momenti di gioia. Non è quello realizzato meglio, purtroppo, ma lo amo infinitamente.
"E se poi te ne penti?"
"Ma sai che brutto quando sarai vecchia?"
Le reazioni di molte persone davanti ai miei tatuaggi è alquanto discutibile. Non ho mai pensato al tatuaggio come una moda o un ornamento e sicuramente si tratta di una decisione con cui farò i conti per tutta la vita. Ma non è così per ogni decisione presa? Le conseguenze saranno davanti ai nostri occhi sempre, che si vedano o meno. E quando sarò vecchia, il mio corpo potrà non essere gradevole alla vista di qualcuno, ma non sarà un tatuaggio a renderlo peggiore. E comunque ci si può sempre girare dall'altra parte. Commenti del genere non mi danno più fastidio, ormai ci ho fatto l'abitudine, ma ci sono alcune obiezioni che puntualmente mi fanno contare fino a dieci prima di rispondere:
"Sì, i tatuaggi sono belli... Su un uomo però, non su una donna" "Eh, ma tu sei femmina, perchè ti stai rovinando così?"
Perché nel 2016, troppe molte persone - e tante sono donne - apprezzano questo,
ma disprezzano questo.
Il tatuaggio è uomo? Non direi proprio...
Le prime tracce di tatuaggi sono state ritrovate su corpi di donne
Amunet, vissuta a Tebe nel 2200 a.C., era una sacerdotessa della dea Hathor.
La sua mummia presenta tatuaggi sul ventre a cui sono stati attribuiti significati legati alla fertilità.Altre mummie di donne risalenti allo stesso periodo riportano tatuaggi, assenti invece sui corpi degli uomini.
Il corpo della principessa Ukok è stato ritrovato in Siberia nel 1993. Risale a 2500 anni fa e presenta tatuaggi dall'aspetto sorprendentemente moderno: una sorta di animale mitologico - una renna con il becco di grifone e le corna di un capricorno - le ricopre la spalla sinistra e altri simboli sono presenti sulle mani. Probabilmente stavano ad indicare un ruolo superiore a quello degli altri appartenenti alla comunità. E' profondamente in errore chi pensa che il tatuaggio sia un fenomeno nuovo. In un remoto passato era comune anche per le donne mostrare questi segni indelebili sul corpo. Le motivazioni potevano essere diverse e potevano essere legate alla fertilità, alla guerra, alla posizione, al tramandarsi visivo del sapere, e già all'epoca era considerato un modo per abbellire il corpo. Non ho trovato molte informazioni sul come e sul perché sia cambiata la concezione che si ha di questa pratica. L'Imperatore Costantino la proibì con un decreto che si appellava al Levitico (19,28), in cui si condannavano i marchi sulla pelle, e risalgono al XVII secolo le prime testimonianze secondo le quali il tatuaggio era identificato con il mondo delle prostitute e dei criminali. In questo periodo, infatti, le cortigiane cominciarono a farsi tatuare. Dalla seconda metà dell'800 fino agli anni '40, sfoggiare un tatuaggio per una donna era un atto coraggioso, che sfidava i rigidi tabù dell'epoca. Ballerine di Night, ragazze dei Freak Show, modelle alternative, antenate del moderno burlesque, andavano in giro con i corpi completamente tatuati.
Una delle prime Circus Ladies di cui si ha testimonianza è Nora Hildebrandt, che nel 1882, all'età di ventidue anni, con i suoi 365 tatuaggi realizzati dal padre (uno al giorno per un anno), venne fatta esibire al Brunell's Museum di New York. Qualche settimana dopo toccò ad Irene Woodward, Bella Irene, autoproclamatasi "The Original Tattooed Woman".
Betty Broadbent (FOTO 7) fu ribattezzata "la più giovane donna tatuata al mondo). Aveva 17 anni quando, stufa di fare la babysitter, andò a New York e si fece tatuare Pancho Villa sulla gamba sinistra, Charles Lindbergh sulla destra ed una Madonna con Bambino sulla schiena. Tanto per iniziare. Betty fu la prima ad esporre i suoi tatuaggi per quello che erano. Non raccontava, come le altre cisrcus ladies, storie di rapimenti e sevizie da parte di indiani, per attrirare l'attenzione della gente. Betty era diversa. Era giovane, sicura di sé ed anticonformista.
Queste ed altre figure contribuirono, in maniera diversa, alla nascita delle prime associazioni di donne tatuate per scelta (negli anni venti, in America, gli uomini facevano tatuare le mogli, anche contro la loro volontà, in segno di possesso), che, dall'epoca vittoriana in poi, si identificavano anche con le più indipendenti economicamente e con coloro che avevano avuto la possibilità di viaggiare senza sottostare a mariti e famiglie oppressive.
Donne che esibivano la loro pelle illustrata con un coraggio paragonabile alla stessa irriverenza rivoluzionaria delle prime suffragette e delle protofemministe, che fecero propria una pratica vietata per secoli in Occidente, da papi, teologi, sovrani, e ne fecero espressione di bellezza ed autonomia, trasgredendo gli ideali di purezza e decoro femminile.
Risale agli inizi del '900 anche la prima tatuatrice donna, Maud Wagner, nata nel 1877 in Kansas. Maud era una trapezista e contorsionista, che lavorava in numerosi circhi itineranti. Iniziò ad esercitare la reietta professione, dopo aver incontrato Gus Wagner, un tatuatore, che sposò qualche anno dopo il loro incontro e da cui ebbe una figlia, Lotteva, che iniziò a tatuare all'età di nove anni ed è diventata lei stessa un'artista. Maud faceva a pugni con i perdigiorno che entravano nella sua bottega per allungare le mani e incideva cuoricini con il nome dell'amato sulla pelle di giovani fidanzate, quali sigilli d'amore indelebili. I Wagner, nonostante l'invenzione del tatuaggio a macchina, rimasero fedeli alla tradizionale tecnica "hand-poked", che portarono in giro per tutti gli Stati Uniti.
Un articolo a parte dovrebbe essere scritto per parlare della tradizione orientale, e giapponese in particolare, del tatuaggio. Nella seconda metà del '900, i tattoo sono stati una forma di ribellione contro il governo. A quell'epoca infatti, le donne della classe media non potevano indossare i kimono, riservati solo alle nobildonne, e si facevano tatuare sul corpo disegni simili a quelli delle sete preziose con cui venivano realizzati.
Con il passare degli anni, il tatuaggio fu associato sempre di più al corpo maschile, diventando prerogativa di militari e marines e, successivamente di alcune categorie di individui che vivevano ai margini della società, come marinai e carcerati. Ciò portò ad una vera e propria stigmatizzazione delle donne tatuate, che continuarono però ad utilizzare questa forma d'arte per esprimere una protesta ed il distacco dalla modernità, come negli anni '60-'70 con il fenomeno hippie.
Solo a partire dagli anni '80/'90 il tatuaggio comincia a ripulirsi di tutte i pregiudizi che gli hanno affiancato nel tempo, ma continua a rimanere critico il fenomeno sul corpo femminile.
Ad oggi possiamo assistere a fenomeni diversi. da una parte ci sono modelle e donne dello spettacolo che sfoggiano un corpo tatuato con disegni delicati, piccoli e che seguono le linee di un corpo senza difetti, che segue i canoni di una bellezza conforme agli stereotipi, dall'altra ci sono donne che praticano il tatuaggio come nell'antichità e lo vedono come uno strumento di comunicazione visiva di un messaggio.
Svariate sono le motivazioni che portano le donne a tatuarsi e ciò è stato anche oggetto di "studio" da parte di alcuni ricercatori francesi, che sono approdati a risultati alquanto discutibili: "Le donne tatuate sono considerate dagli uomini della Bretagna più attraenti e più disponibili". Lampante esempio di una visione limitante e stereotipata.
Tatuaggio come body art ma anche come terapia, per camuffare menomazioni chirurgiche, traumi del corpo e dell'animo. Ed è proprio con questo che voglio concludere. P.Ink è un'associazione che si propone di mettere in contatto donne sopravvissute ad un cancro al seno e sottoposte a mastectomia con tatuatori disposti a donare loro una forma di guarigione che nessun altro può dare. Perché il cancro al seno non deve lasciare l'ultimo segno