giovedì 12 novembre 2015

Recensione #94 - Strane creature di Tracy Chevalier

Buongiorno lettori, come state? Oggi sono di nuovo qui per lasciarvi una recensione, quella di un libro che ho finito di leggere da poco: Strane creature di Tracy Chevalier, pag. 287, edito da Neri Pozza

Trama: È il 1811 a Lyme, un piccolo villaggio sulla costa meridionale inglese. Le stagioni si susseguono senza scosse in paese e il decoro britannico si sposa perfettamente con la tranquilla vita di una provincia all'inizio del diciannovesimo secolo. Un giorno, però, sbarcano nel villaggio le sorelle Philpot e la quiete è subito un pallido ricordo. Vengono da Londra, sono eleganti, vestite alla moda, sono bizzarre creature per gli abitanti di quella costa spazzata dal vento. Margaret, diciotto anni, riccioli neri e braccia ben tornite, sorprende costantemente tutti coi suoi turbanti verdolini sconosciuti alle ragazze di Lyme, che se ne vanno in giro ancora con grevi vestiti stile impero. Louise, meravigliosi occhi grigi e grandi mani, coltiva una passione per la botanica che è incomprensibile in quel piccolo mondo dove alle donne è dato solo di maritarsi e accudire i figli. Ma è soprattutto Elizabeth, la più grande delle Philpot, a costituire un'eccentrica figura in quel paesino sperduto sulla costa. Ha venticinque anni. Dovrebbe comportarsi come una sfortunata zitella per l'età che ha, ma se ne va in giro come una persona orgogliosamente libera e istruita che non si cura affatto di civettare con gli uomini. In paese ha stretto amicizia con Mary Anning, la figlia dell'ebanista.


Ho adorato la Chevalier nel libro La Ragazza con l’orecchino di perla – recensione qui – ed ho iniziato a comprare tutti i suoi libri sulla fiducia, complice anche la bellissima edizione economica Neri Pozza.
Anche Strane creature, così come il libro che ho citato prima, parte da una storia vera cui l’autrice ha poi costruito attorno un romanzo. La storia vera è quella di Mary Aanning, cercatrice di fossili originaria di Lyme Regis, scopritrice di numerosissime razze animali estinti - tra cui l'ittiosauro e il plesiosauro - sconosciute agli inizi del 1800, periodo in cui la storia è ambientata. Una passione quella di Mary che condivide con il padre falegname, appassionato però alla ricerca di fossili.
La vita di Mary si intreccia con quella di Elizabeth Philpot, trasferitasi da Londra a Lyme - una famosa località turistica inglese - con le sorelle. La loro storia è quella di due donne di estrazione sociale opposta che si avvicinano grazie alla passione per la ricerca dei fossili e creano un legame indissolubile sul quale entrambe potranno sempre contare, nonostante lo scorrere delle loro vite.
È proprio alle due donne – che narrano in prima persona un capitolo a testa – che la Chevalier decide di far raccontare la storia, secondo un punto di vista personale e a diretto contatto con il lettore. Fin da subito ho ritrovato lo stile che tanto avevo amato in La ragazza con l’orecchino di perla, con le descrizioni particolareggiate sia dei luoghi, che dei personaggi, che delle attività che questi svolgono. Una capacità estrema di far visualizzare al lettore in maniera nitida ogni singola sfaccettatura di ogni singola riga del romanzo. Accompagneremo le due donne sulle scogliere scoscese di Lyme, vedremo con i nostri occhi ogni singolo fossile che riusciranno a trovare, lavoreremo con Mary alla pulizia dei suoi “ninnoli” e insieme a lei
esulteremo per ogni sterlina che riuscirà a guadagnare con il suo sudato lavoro.
Una vita di rinunce quella di Mary, un padre morto prematuramente, la fatica di non riuscire a vivere decorosamente; solo i fossili, oltre ad essere essenziali per il suo sostentamento, riusciranno ad essere la sua più grande passione e la sua ragione di vita.
Come sempre la Chevalier riesce a descrivere in modo preciso e senza lacune il periodo storico in cui la sua storia si inserisce, facendo emergere la difficoltà delle donne ad essere prese sul serio, ad essere apprezzate per le proprie conquiste, ad essere elogiate per l’impegno e le rinunce. Spesso la figura femminile viene sminuita dagli uomini che Mary ed Elizabeth incontrano sulle proprie strade ma le due donne non si perdono d’animo mai, nonostante qualche tentennamento.
Ho letto spesso la parola lentezza abbinata a questo romanzo; di sicuro lo stile di questa autrice è lento e ricercato ma per quanto mi riguarda questo non significa noioso anzi credo che questa caratteristica le permetta di essere riconoscibile e dia ai suoi libri un’eleganza che pochi autori hanno. Inoltre in questo romanzo sono rimasta affascinata dalla vita di Mary e dalla sua estrema capacità di vedere quello che agli altri sfuggiva.
Non vedo l’ora di leggere tutti gli altri libri della Chevalier che, ormai ne sono sicura, mi conquisteranno senza riserve.

VOTO: 


mercoledì 11 novembre 2015

Chiacchiere, chiacchiere bla, bla, bla... #11 - Incontro con Annarita Briganti



Buongiorno lettori, come state? Io riesco a trovare sempre meno tempo per il blog ultimamente e me ne scuso; spero che la situazione cambi presto!

In super ritardo, come purtroppo mi succede ormai sempre più spesso, sono qui per parlarvi di un incontro avvenuto la scorsa settimana – mercoledì 4 novembre per l’esattezza – a Milano, presso la sede della Casa Editrice Cairo. Un incontro riservato ai blogger che Annarita Briganti ha organizzato scegliendo lei stessa quelli che più ama. Un onore far parte di quella cerchia visto che il mio piccolo mondo virtuale era tra tutti il più piccolino e meno conosciuto! Lo scopo del pomeriggio era presentare il suo secondo romanzo – L’amore è una favola - pubblicato il 22 ottobre. Per l’occasione ci ha accolto nell’ufficio del Direttore Editoriale di CairoMarco Garavaglia, presente all’incontro – dove, più che una presentazione, si è svolta una chiacchierata informale e molto amichevole. In una location molto familiare nonostante fossimo in una redazione, o forse proprio grazie a quello, abbiamo assaporato il luogo dove i pensieri e le parole diventano carta.
Facile sentirsi a proprio agio con Annarita, una persona che crede nella forza dell’amore – nonostante tutto - e sa trattare con le persone con molta umanità. Facile anche farsi prendere dall’entusiasmo parlando di un libro – anzi due perché il precedente spingeva prepotentemente per far parlare di se – che mette in primo piano la donna, nelle sue fragilità ma anche nella sua forza e nella sua capacità di non perdere mai la fiducia.
Annarita si è aperta senza riserve, parlando di Gioia Lieve, la sua protagonista, una protagonista che le assomiglia moltissimo ma che, dice, è molto più forte di lei. A chi le sottolineava il fatto che il tono di questo secondo lavoro sembri diverso rispetto al primo Annarita ha risposto senza indugio che Gioia è cresciuta come personaggio e che lei come autrice ha deciso di utilizzare molti dialoghi dando così un taglio stilistico diverso. Novità di questo secondo romanzo anche le frasi - tratte da canzoni o da dialoghi di film - a chiusura dei capitoli. 
Partendo dal romanzo si è parlato di donne, di amicizia, di rapporti di lavoro e di rapporti di coppia, di sentimenti veri e di sentimenti falsati dall’utilizzo dei social, di violenza sulle donne, di arte, di giornalismo, e di molto, molto altro. Tutto in un solo pomeriggio? Ebbene sì, in un paio di ore in realtà; un paio d’ore che purtroppo sono volate e che hanno trovato partecipi tutti i blogger coinvolti.
Si è parlato di Milano come ambientazione del libro, una Milano che Annarita vede un po’ come New York, la città dove se ti impegni puoi realizzare i sogni; si è parlato di Napoli – Guido, il protagonista maschile del romanzo è napoletano come Annarita – e del tornare simbolicamente a casa per l’autrice che dice: “Noi napoletani nasciamo con la valigia.”
Insomma, un excursus a 360° su quello che è l’Italia oggi, con i suoi pregi e con i suoi difetti.
Un romanzo, questo, che parla d’amore, ma anche di sofferenza; un romanzo che non può essere etichettato come purtroppo si cerca di fare ultimamente con ogni pubblicazione che vede la luce; un lavoro – così come il precedente – che vuole anche essere una denuncia parlando di temi che troppo spesso vengono snobbati perché troppo forti e poco commerciali.
Non ho ancora letto il libro ma mi riprometto di farlo al più presto e di darvi come sempre il mio parere qui sul blog, anche perchè non vedo l'ora di scoprire come si evolve il personaggio di Gioia.
Intanto, se non conoscete ancora i lavori di questa autrice vi consiglio di recuperare, cominciando dal primo Non chiedermi come sei nata - che dal 23 novembre debutterà nella sua trasposizione teatrale al Teatro Alfieri di Torino - di cui trovate la recensione qui; i due libri sono legati nonostante siano leggibili separatamente.

venerdì 6 novembre 2015

Ti consiglio un libro #9 - Un libro letto un anno fa

Buongiorno amici e buon venerdì. Eccoci di nuovo qui, dopo due settimane, con la rubrica Ti consiglio un libro, nata dalla collaborazione tra  Laura de La Biblioteca di Eliza, Salvia di Desperate Bookswife e Laura de La Libridinosa. Oggi vi consigliamo Un libro letto un anno fa



IL MIO CONSIGLIO


Titolo: Jane Eyre
Autore: Charlotte Bronte
Casa editrice: Mondadori
Pagine: 574
Prezzo:  11.00 €


Per scegliere il libro da consigliarvi oggi ho dovuto scorrere i post del blog per fare mente locale di quello che, più o meno un anno fa, mi stava accompagnando nella lettura ma soprattutto mi stava conquistando. Alla fine mi è saltato all’occhio un classico: Jane Eyre di cui ho amato alla follia anche il film – anzi i film – e che ho voluto rileggere proprio un anno fa.
Ancora una volta sono rimasta affascinata da quanto questo romanzo non sembri “vecchio”, da quanto continui a rimanere attuale nonostante tutto.
Ho adorato la figura di Jane con la sua caparbietà ma anche con la sua capacità di amare incondizionatamente un uomo che alla fine l’ha delusa, pur amandola, a modo suo.
Un libro in cui le descrizioni sono così nitide, ben ponderate, capaci di far entrare il lettore in un mondo e in un’epoca diversi e di non farlo mai sentire a disagio o fuori posto. Per chi ama i classici questo è un libro da non perdere, per chi invece vuole avvicinarsi al genere questo potrebbe essere un buon punto di partenza!

Ci vediamo tra due settimane con un altro consiglio. Ma prima correte a scoprire i consigli di Laura, Salvia e Laura

giovedì 5 novembre 2015

Recensione #93 - L'imprevedibile piano della scrittrice senza nome di Alice Basso

Buongiorno lettori e buon giovedì. Cosa mi raccontate di bello? Per me altra giornata particolare! Dopo la presentazione di ieri di Annarita Briganti e il suo L’amore è una favola oggi, nel tardo pomeriggio, andrò alla Libreria La Tramite di Milano dove Sara Rattaro festeggerà con lettori ed amici la recente vittoria del Premio Bancarella con il romanzo Niente è come te. Subito dopo con le mie amiche Federica ed Alessandra – quelle che mi hanno sopportato anche al Bookcity – andremo al cinema a vedere Io che amo solo te, film tratto dal bellissimo romanzo di Luca Bianchini. È ovvio che anche di questa giornata avrete un resoconto super dettagliato, spero il prima possibile. Anche oggi sono qui per lasciarvi una recensione – piano piano mi tiro in pari! -, quella di un libro che ho finito di leggere pochissimi giorni fa: L’imprevedibile piano della scrittrice senza nome di Alice Basso, pag. 271, edito da Garzanti

Trama: Dietro un ciuffo di capelli neri e vestiti altrettanto scuri, Vani nasconde un viso da ragazzina e una innata antipatia verso il resto del mondo. Eppure proprio la vita degli altri è il suo pane quotidiano. Perché Vani ha un dono speciale: coglie l'essenza di una persona da piccoli indizi e riesce a pensare e reagire come avrebbe fatto lei. Un'empatia profonda e un intuito raffinato sono le sue caratteristiche. E di queste caratteristiche ha fatto il suo mestiere: Vani è una ghostwriter per un'importante casa editrice. Scrive libri per altri. L'autore le consegna la sua idea, e lei riempie le pagine delle stesse parole che lui avrebbe utilizzato. Un lavoro svolto nell'ombra. E a Vani sta bene cosi. Anzi, preferisce non incontrare gli scrittori per cui lavora. Fino al giorno in cui il suo editore non la obbliga a fare due chiacchiere con Riccardo, autore di successo in preda a una crisi di ispirazione. I due si capiscono al volo e tra loro nasce una sintonia inaspettata fatta di citazioni tratte da Hemingway, Fitzgerald, Steinbeck. Una sintonia che Vani non credeva più possibile con nessuno. Per questo sa di doversi proteggere, perché, dopo aver creato insieme un libro che diventa un fenomeno editoriale senza paragoni, Riccardo sembra essersi dimenticato di lei. E quando il destino fa incrociare di nuovo le loro strade, Vani scopre che le relazioni, come i libri, spesso nascondono retroscena insospettabili.


Ho cominciato questo libro alla ricerca di qualcosa di divertente. Le mie carissime LGS ne hanno ardentemente perorato la causa ed io lo avevo sul kindle da quando è uscito; mi frenava tantissimo a causa di un titolo che non riusciva a rimanermi in mente e a causa di quel faccione in copertina che mi fissava. In più se mi seguite sapete che ultimamente tendo a tenermi alla larga da tutto ciò che nei libri è ambientato in una libreria, casa editrice o che ha come protagonisti scrittori, lettori o librai. So che è un atteggiamento che non è carino e che probabilmente in questo modo corro il rischio di perdermi dei capolavori ma di solito preferisco correre il rischio piuttosto che incappare in una colossale fregatura.
In questo caso non potevo tirarmi indietro, le LGS mi avrebbero staccato la pelle dalle ossa continuato a consigliare questo libro finchè non lo avessi letto, ora, fra un mese o fra un anno. Ad ogni mia domanda: cosa comincio? Loro avrebbero urlato a squarciagola: Aliceeeeee.
E va bene, ho cominciato Alice! Sotto minaccia per di più perché Laura La Libridinosa mi ha detto senza troppi mezzi termini che avremmo litigato se avessi stroncato questo libro. Ma come si fa a stroncare un libro così? Ma a Laura questo non basta, con me ci vuole litigare lo stesso perché non gli do 5… non è mai contenta!!! ;)
Ma veniamo al libro.
Vani – all’anagrafe Silvana Sarca – torinese, è una ghostwriter. Per dirla in parole povere una che scrive libri per gli altri assistendo nell’ombra ai loro successi e non venendo mai elogiata né ripagata adeguatamente per il proprio lavoro.
Uno stipendio ai minimi sindacali, un atteggiamento duro il cui motto è: “Se solo me ne fregasse qualcosa”, una capacità estrema nel mettersi nei panni degli altri cambiando ogni volta stile e metodo narrativo. Lei è quella che ha scritto il libro più bello del mondo ma non lo sa nessuno. E questa cosa, diciamocelo, nonostante lei dica il contrario, le interessa eccome!
Sin dalle prime righe lo stile appare subito fresco e divertente, capace di strappare più di un sorriso grazie all’atteggiamento impertinente della protagonista.
Caschetto nero, impermeabile nero, rossetto e smalto viola; una protagonista che difficilmente si dimentica sia per l’impatto fisico che per il suo essere così sempre sul pezzo e per la sua capacità di capire così bene le persone che incontra sulla sua strada.
Durante tutta la lettura però viene spontaneo chiederselo: Vani, così capace a capire gli altri, capisce veramente se stessa? Forse ci crede veramente a quella storiella del “se solo me ne fregasse qualcosa” ma tutto cambia quando qualcuno inizia ad interessarsi veramente a lei, non alla ghostwriter ma alla persona, quella rinchiusa così sapientemente dentro ad un involucro alla Lisbeth Salander – la protagonista dark del libro Uomini che odiano le donne -, apparentemente così cupa e imperscrutabile finché qualcuno non riesce ad andare oltre.
Una caratterizzazione sapiente quella che Alice Basso riesce a realizzare con i suoi personaggi. È vero, Vani è la protagonista indiscussa del romanzo, ma i personaggi di contorno non sono meno interessanti. Da Enrico, il capo di Vani; a Riccardo, lo scrittore sconclusionato cui la nostra protagonista ha “regalato” il libro più bello del mondo portandolo in vetta alle classifiche; al commissario Berganza, che rispecchia i canoni del commissario d’autore e proprio per questo fa subito simpatia; a Lara, la sorella piagnona che chiama Vani solo quando ha da chiederle un favore; a Bianca, la scrittrice medium in contatto con gli angeli; a Morgana, la vicina adolescente che rispecchia in tutto e per tutto la Vani ragazza. Per ognuno di loro Alice ha utilizzato un’attenzione al dettaglio per cui è facilissimo immaginarsi ogni loro sfaccettatura sia fisica che caratteriale.
Ma questo non è solo un libro divertente – che già non è facile da realizzare -, è un libro che denota una grandissima cultura letteraria e musicale che l’autrice dissemina sapientemente nei libri che Vani scrive e nei dialoghi tra i personaggi.
Una storia che ruota attorno alla vita della protagonista che, capitolo per capitolo ed in prima persona, ci racconta le sue peripezie da scrittrice di storie degli altri. Una vita abbastanza ordinaria – verrebbe da dire - ma che viene scombussolata da un mistero con cui la donna si trova suo malgrado a dover fare i conti: Bianca, la sua ultima committente, è scomparsa, presumibilmente rapita. Con la sua capacità di capire al volo le persone Vani darà una grossa mano alle indagini anche se diciamo che proprio la risoluzione del piccolo giallo l’ho trovata un po’ inverosimile.
Sicuramente un ottimo esordio quello di Alice Basso di cui attenderò con impazienza il seguito. Un libro che consiglio a chi ha voglia di una lettura divertente
Cosa ne pensate? Lo avete letto? Vi ispira?

VOTO: 


mercoledì 4 novembre 2015

Recensione #92 - L'amica pericolosa di Paula Daly


Buongiorno carissimi, come state? Io sono super emozionata – chi mi segue su facebook lo sa – perché questo pomeriggio, insieme ad un gruppo ristretto di blogger – parteciperò ad un incontro in case editrice Cairo, in cui Annarita Briganti ci parlerà del suo secondo romanzo: La vita è una favola pubblicato lo scorso 22 ottobre. Ovviamente seguirà dettagliato resoconto qui sul blog.
Per il momento sono qui per lasciarvi una nuova recensione, quella di un thriller che mi è molto piaciuto: L’amica pericolosa di Paula Daly, pag. 346, edito da Longanesi che ringrazio per la copia.

Trama: Natty è una donna felice: ha un marito che ama, Sean, due figlie adolescenti che non le danno problemi, un piccolo albergo di charme nel Lake District. Non è sempre tutto facile, ma Natty ha dalla sua una determinazione fuori dal comune. Di una cosa sola Natty sente la mancanza dell'amica di sempre, Eve, che conosce sin dai tempi dell'università. Eve, la psicologa tanto brava a dare supporto agli altri quanto incapace di trovare un proprio equilibrio, specialmente sentimentale.
Per questo, quando Eve decide di farle visita, per Natty è occasione di festa. E quando si deve allontanare per un'emergenza di qualche giorno, la presenza di Eve in casa sua le sembra perfino provvidenziale. Ed è questo il suo errore. Eve si offre di dare una mano, fino al suo ritorno. E in pochi giorni la vita meravigliosa di Natty va in pezzi..
.

Quanto può contare, in un matrimonio un po’ annoiato, l’intrusione di una donna avvenente, sempre elegante e soprattutto immediatamente disponibile a soddisfare ogni più intimo – inteso proprio in quel senso – desiderio? Se per di più questa donna è un’amica di famiglia, quella che si chiamerebbe nel momento del bisogno, una persona che si è abituatati a considerare innocua e necessaria?
È proprio questo che secondo me cerca di sviscerare la Daly in questo thriller psicologico. Natty e Sean sono una coppia da moltissimi anni, da quando per un errore di gioventù lei rimane incinta durante gli anni dell’università. Un vita iniziata in salita per la coppia ma continuata in assoluta discesa grazie ad un’ottima riuscita nel lavoro – i due gestiscono infatti un albergo importante nel Lake Disctrict - che negli anni gli ha permesso sempre più agi.
Un lavoro appagante che porta però ad avere sempre meno tempo per se stessi. Non aiutano inoltre due figlie adolescenti sempre in lotta tra di loro.
È in questo contesto che si inserisce Eve – l’amica, se così la si può chiamare – che sembra essere la persona giusta al momento giusto. Arrivata dall’America per una serie di conferenze legate al suo lavoro di psicologa, ne approfitta per passare qualche giorno dall’amica di una vita.
È proprio in quei giorni che Felicity - la figlia minore della coppia in gita scolastica a Parigi - viene ricoverata con urgenza in fin di vita per una peritonite acuta. Come organizzarsi? Un solo volo è disponibile immediatamente. La madre decide di partire anticipando il marito che poi l'avrebbe raggiunta. La situazione migliora, le incombenze cui far fronte a casa sono tante, quindi Natty convince Sean a rimanere a casa; si occuperà lei della figlia fino alla totale ripresa e lui potrà assicurarsi che la loro vita e il loro lavoro non vada a rotoli e sopratutto potrà essere un sostegno per la figlia maggiore.
E da questa che può sembrare la decisione più ovvia che ha inizio la fine. Perché Eve approfittando della situazione si rende disponibile – apparentemente senza secondi fini – ad aiutare la famiglia sostenendo la figlia maggiore in questo momento difficile. In realtà il suo scopo è quello di insinuarsi nella vita della sua amica portandole via tutto quello che ha costruito negli anni.
E lui - il marito tontolone accalappiato grazie ad un perizoma che fa capolino dai pantaloni – ci casca in pieno facendoci – consentitemelo – una figura da cioccolataio.
Quando Natty fa ritorno a casa con la figlia si ritrova improvvisamente, da un giorno all’altro, senza un marito, senza un lavoro, senza un casa e con delle figlie che tendono a guardarla con disprezzo. Unica persona da cui rifugiarsi un padre che non si è mai tirato indietro a sostenerla nel momento del bisogno.
L’autrice è molto brava a creare un sorta di dipendenza tra il lettore ed i suoi personaggi. Lo stile è scorrevole e descrittivo al punto giusto. I personaggi ci vengono presentati con tutte le loro imperfezioni – dal marito tontolone, alla moglie troppo presa dalla vita quotidiana per dedicare il giusto spazio al suo rapporto – all’amica cinica e seduttrice ed è forse proprio questo che permette che il lettore si immedesimi con così tanta facilità nella situazione.
Una storia di base se vogliamo banale, che viene però arricchita in modo geniale da colpi di scena continui e tutt’altro che scontati; una storia che fa emergere le difficoltà nei rapporti tra genitori e figli, tra gli stessi coniugi ma anche tra amiche di lunghissima data. Perché ognuno ha qualche scheletro nell’armadio - più o meno grave - e quando questo scheletro fa la sua apparizione gli equilibri si sbilanciano anzi, a volte si spezzano proprio. E molte domande accompagnano il lettore durante tutta la lettura: possiamo veramente conoscere a fondo qualcuno? Le persone sono quelle che ci fanno credere di essere? Cosa si nasconde sotto alla maschera dietro cui spesso molti si nascondono?
Solo alcuni dettegli, per quanto mi riguarda un po’ inverosimili, mi hanno portato a storcere un po’ il naso e per questo non prenderà il voto massimo, ma mi sento di consigliarlo senza riserve perché è un libro che saprà farsi leggere senza interruzioni e saprà farvi rimanere a bocca aperta in più punti!
Lo avete letto? Vi ispira? Io ho già recuperato il lavoro di esordio di questa scrittrice e conto di leggerlo a breve.

VOTO: 


martedì 3 novembre 2015

Chiacchiere, chiacchere bla, bla, bla... #10 - Speciale Bookcity 2015



Buongiorno lettori, e buon martedì. Come state? Io sto passando un periodo strano, in cui faccio fatica ad aggiornare costantemente il blog, in cui mi ritrovo ad accumulare cose da fare e poi a passare pomeriggi interi a cercare di tirarmi in pari. Infatti è da qualche giorno che avevo intenzione di scrivere questo post ma, devo essere sincera, mi è mancata la volontà. Ora eccomi qui, a cercare di rimediare.
Come praticamente tutti saprete il week end del 25 ottobre si è svolto a Milano il Bookcity ed io anche quest’anno, per fortuna, sono riuscita a partecipare. Certo, direte voi, è a Milano e tu abiti a soli 30 minuti dalla città. Avete ragione, ma questa manifestazione, per quanto la adori, ha il bruttissimo difetto di essere troppo breve – il grosso si concentra nel week end pur cominciando il giovedì e finendo la domenica – e di essere troppo dispersiva, non permettendo di godere delle numerosissime presentazioni che si tengono spesso ai poli opposti della città. Quindi ogni anno la stessa storia, sto in ballo una giornata per poi magari riuscire a vedere come è successo questa volta, solo due eventi. Mi accontento per carità, però mi innervosisce anche sapere di avere una possibilità del genere e sprecarla.
Ma smetto di sproloquiare a ruota libera e vi lascio con la mia cronaca di un week end al Bookcity.


Quest’anno avevo un punto fisso, volevo assistere alla presentazione del libro Amedeo, je t’aime di Francesca Diotallevi per – finalmente – abbracciare l’autrice e conoscerla di persona dopo tre anni di conoscenza virtuale. Se vi foste persi la mia recensione la potete trovare cliccando qui.
Armata di libro da autografare e accompagnata dalle mie amiche di sempre - Alessandra e Federica che accolgono sempre con entusiasmo le mie proposte di uscite letterarie - mi sono recata alla Mondadori in zona San Babila. La presentazione è stata un successo, Francesca ha ammaliato i presenti con i racconti delle sue ricerche effettuate per la stesura del libro e con le sue letture di parti del romanzo. Ho rivissuto le atmosfere che già avevo conosciuto leggendo la storia di Amedeo e Jeanne ed ho avuto nuovamente l’impressione di passeggiare per Parigi in una giornata di inverno, con la neve che mi si posava sul viso.
La cosa che ricorderò di più di quel pomeriggio è l’abbraccio che finalmente Francesca ed io abbiamo potuto scambiarci e che vale più di qualsiasi altra parola avremmo potuto dire. Ho trovato la ragazza umile e alla mano che conoscevo anche se solo virtualmente. Una persona vera che nonostante abbia raggiunto traguardi importantissimi e soprattutto meritati dimostra di non essersi montata la testa ed accoglie i suoi lettori come se li conoscesse da sempre.
Per chi non conoscesse l’autrice ricordo che dopo aver pubblicato Amedeo, je t’aime, con Mondadori
Electa, suo secondo lavoro dopo Le stanze buie edito da Mursia – recensione qui -, ha anche vinto il Premio Neri Pozza sezione giovani e presto il suo nuovo romanzo sarà pubblicato con quella prestigiosa casa editrice .

Quindi cosa aspettate? Correte a comprare i suoi libri!

Finito l’incontro in zona Duomo ci siamo spostate a piedi al castello – schivando orde di ragazzine piangenti che rincorrevano una macchina con dentro non abbiamo capito chi, sfidando una folla assurda che ci trasportava in galleria anche senza muovere un piede (ma non dovevano essere tutti all’Expo???) - per assistere ad un evento che mi interessava particolarmente: La banda gialla. Protagonisti Marco Malvaldi, Antonio Manzini, Gaetano Savatteri e Giampaolo Simi - tutti giallisti editi da Sellerio -  moderati da Danilo di Termini.. Devo dire che conoscevo due autori su quattro; di Malvaldi ho letto il primo libro, di Manzini ho qualcosa di pronto sul kindle mentre gli altri due mi erano ignoti. Questo incontro è stato un po’ una delusione, non tanto per i protagonisti – perché sono persone sempre pronte alla battuta e molto divertenti - ma per la sala che ospitava la presentazione: bellissima, meravigliosa e particolare sala ipogea del castello sforzesco probabilmente perfetta per ospitare una mostra ma assolutamente sbagliata per far parlare persone ad un microfono. Si capiva una parola su cinque e stare al passo con cinque persone che interagivano sul palco è stata veramente dura. Mettiamoci inoltre che il moderatore è stato un poco superficiale soffermandosi con gli autori su alcuni temi presenti nei loro ultimi libri ma non dicendone mai neanche il titolo. Abbiamo quindi assistito ad un excursus di personaggi poco e mal collocati nel discorso che poteva essere comprensibile solo a chi conosceva gli stessi da molto tempo.
In ogni caso esserci è servito perché sono rimasta affascinata da Cosa resta di noi, il libro di Giampaolo Simi e dal suo modo di raccontarlo infatti cercherò di procurarmelo al più presto; impatto opposto invece per Savatteri che credo non leggerò neanche sotto tortura…ah forse non si dice… e vabbè ormai l’ho detto.

Questi i due incontri cui sono riuscita a partecipare sabato stando fuori di casa dalle 13.30 alle 20.00, capite che speravo in qualcosa di più!
Domenica invece ho approfittato della mattina per portare mio figlio ad un incontro per bambini in un teatro dove però si è un po’ annoiato. E vabbè capita anche questo! Il pomeriggio purtroppo avevo un impegno cui non potevo assolutamente mancare quindi non sono riuscita ad andare neanche ad un incontro, nonostante ce ne fossero un paio cui avrei voluto partecipare.
E con questo il mio resoconto del Bookcity 2015 si chiude qui. Voi ci siete stati? Cosa siete riusciti a vedere? Sono curiosa di capire se sono io che non sono capace di organizzarmi oppure se tutti trovate le mie stesse difficoltà.
 



Questi i due incontri cui sono riuscita a partecipare sabato stando fuori di casa dalle 13.30 alle 20.00, capite che speravo in qualcosa di più!
Domenica invece ho approfittato della mattina per portare mio figlio ad un incontro per bambini in un teatro dove però si è un po’ annoiato. E vabbè capita anche questo! Il pomeriggio purtroppo avevo un impegno cui non potevo assolutamente mancare quindi non sono riuscita ad andare neanche ad un incontro, nonostante ce ne fossero un paio cui avrei voluto partecipare.
E con questo il mio resoconto del Bookcity 2015 si chiude qui. Voi ci siete stati? Cosa siete riusciti a vedere? Sono curiosa di capire se sono io che non sono capace di organizzarmi oppure se tutti trovate le mie stesse difficoltà.

lunedì 2 novembre 2015

Ritratto di Signora #20 - Jordan Bone

Buongiorno e buon lunedì! Come ogni primo lunedì del mese, torna oggi la rubrica Ritratto di signora; oggi tocca a Federica del blog Stasera cucino io che ci parla di Jordan Bone.

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Ho “conosciuto” la donna di cui ho scelto di parlare solo poco tempo fa, non posso dire di averla seguita molto o di conoscerla benissimo, ma mi ha talmente colpito che non ho voluto aspettare.
Lei è Jordan Bone, una beauty blogger, e sul suo blog http://jordansbeautifullife.com/ si presenta così:

“Hey, sono Jordan, ho 25 anni (26 ormai, il suo compleanno è stato giusto pochi giorni fa, aggiungo io) e vivo a Norfolk, Regno Unito.
Ho un meraviglioso splendido fidanzato di nome Mike. Lo amo molto. Ho due cani pazzi: un chihuahua, Lola, di 6 anni e un  Pomerania, Pumpkin, di 3.
Ho una famiglia meravigliosa che mi sostiene molto. Fortunata!”

Ricapitoliamo: Jordan è giovane, bella, bionda e con due occhi azzurri che fanno paura da quanto sono limpidi. È una beauty blogger e una youtuber molto seguita (71.000 iscritti al suo canale www.youtube.com/jordanbone89 ).
È anche molto attiva su instagram https://instagram.com/jbone89/ (il social che seguo maggiormente e che adoro per la sua immediatezza) dove posta almeno un paio di foto al giorno con outfit, prodotti beauty e, ovviamente, i trucchi che realizza
E quindi di che cosa stiamo parlando?
Basta continuare a leggere la sua presentazione:

“Beh non sono sempre stata così fortunata, anzi ad essere onesti sono stata molto lontana dall'esserlo”

Nel 2005, a soli 15 anni, a causa di un incidente d'auto si rompe la vertebra c6, e questo significa che si ritrova paralizzata dalla vita in giù.
Nell'età in cui le ragazze escono a divertirsi, studiano, crescono, Jordan si rtirova ad affrontare una sfida enorme.
Una sfida che guardando il suo blog è riuscita a vincere grazie soprattutto alla sua positività (oltre ovviamente al sostegno delle persone che ama).
Ora partecipa a programmi che servono a mettere in guarda  i giovani sui rischi di una guida spericolata, e li sporna raccontando la sua storia e  ripetendo loro:

“Sei incredibile, non invincibile”

Penso che già questo basterebbe a spiegare perchè ho pensato di parlavi di Jordan, ma c'è ancora una parte della storia da raccontare, che poi è il motivo per cui l'ho conosciuta.
Come ho detto, è una beauty blogger e una youtuber seguita, ha una tecnica di trucco molto particolare che nel montaggio finale dei suoi video si percepisce, ma non si capisce.
Jordan infatti ha scelto di tenere la disabilità fuori dai suoi video perché diventare una beauty blogger è stato il suo modo di dimostrare al mondo che era sempre la stessa, anche dopo l'incidente. 

"Essere sulla sedia a rotelle non era nei miei piani, perciò non ho voluto che la gente lo vedesse"

Nel tempo però chi la seguiva si è accorto che c'era qualcosa di strano nella sua tecnica e sempre più insistentemente le chiedevano che problemi avesse con le mani.
Alla fine Jordan ha deciso di girare un video dove mostra tutte le parti che normalmente tagliava.


Sempre in seguito al suo incidente ha una mobilità delle mani molto limitata, ma nonostante questo riesce a creare dei trucchi stupendi (che personalmente, con tutte le mia capacità motorie intatte, nemmeno mi sogno).
E in questo video dal titolo #MyBeautifulStruggle mostra il “dietro le quinte” dei suoi video, la difficoltà nell'impugnare i pennelli o nell'aprire un contenitore. Movimenti che noi compiamo tutti i giorni senza nemmeno doverci pensare per lei sono una sfida continua, ha dovuto inventare un modo tutto nuovo per compiere questi piccoli gesti.
E invita tutti quelli che la seguono a condividre le sfide che hanno dovuto affrontate usando l'hastag che lei ha scelto come titolo per il suo video.
So che può sembrare una cosa di poco conto, si potrebbe pensare che con tutti i problemi che ha dovuto affrontare, concentrarsi sulla capacità di truccarsi sia quasi superficiale.
Ma è proprio quello che mi ha colpito di più, personalmente credo che sia proprio in queste piccole cose di secondaria importanza che ha dimostrato ancora di più la sua forza.
Sarebbe stato semplice lasciare perdere il trucco, lasciare perdere youtube, e l'idea di diventare blogger, ma quello era il suo obiettivo e ha fatto di tutto per raggiungerlo.


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Un ritratto particolarmente emozionante che mostra quanto la forza di volontà conti nella vita, soprattutto nelle difficoltà.

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Grazie mille a tutti per l'attenzione.

Daniela, Monica, Miki, Francesca e Federica