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mercoledì 7 ottobre 2015

Recensione #86 - Amedeo, je t'aime di Francesca Diotallevi

Buongiorno lettori e buon mercoledì. Oggi torno con una recensione di un libro di un'autrice che confermo di amare alla follia: Amedeo, je t'aime di Francesca Diotallevi edito da Mondadori Electa, 247 pagine. Questo post era già in programma per oggi e, come si suol dire, cade a fagiolo visto che ieri in serata ho ricevuto una notizia splendida ed emozionante che riguarda proprio questa scrittrice. Francesca Diotallevi ha infatti vinto il Premio Neri Pozza nella sezione giovani con un romanzo inedito che presto sarà pubblicato proprio con quella prestigiosa casa editrice. Lo dicevo che questa ragazza farà strada! BRAVA FRANCESCA!!!! Ora se non avete ancora letto nulla di suo vi esorto a rimediare perchè, ne sono sicura, non rimarrete delusi. Il libro vincitore del premio sarà il suo terzo, dopo Le stanzie buie - il suo lavoro di esordio, recensione qui - e dopo Amedeo, je t'aime con cui ha confermato la sua bravura di scrittrice.
Basta con le chiacchiere, vi lascio al mio pensiero! 

Trama: Parigi, 1917. Jeanne Hébuterne ha solo diciannove anni quando, a una festa di Carnevale, incontra il pittore Amedeo Modigliani. Soprannominato Maudit, maledetto, Modigliani è conosciuto nel quartiere di Montparnasse per lo stile di vita dissoluto e il carattere impetuoso, oltre che per i malinconici ritratti dagli occhi privi di pupille che nessuno vuole comprare. Lei, timida aspirante pittrice con le ali tarpate da una rigida famiglia cattolica, non può fare a meno di sentirsi finalmente attratta da quest'uomo bello e povero, che sembra vivere di sogni apparentemente irrealizzabili e affoga dolori e frustrazioni nell'alcol e nella droga. Per lui lascia ogni cosa, mettendo da parte le proprie aspirazioni, e si trasforma in una compagna fedele e devota, pronta a seguirlo ovunque, come un'ombra, anche oltre la soglia del nulla. Struggente e tormentata, la loro storia scardinerà ogni convenzione, indifferente a regole e tabù, lasciandosi guidare dall'unica legge a cui non ci si può sottrarre: quella del cuore. Amore e morte si mescolano, in questo romanzo, alla passione che anima il cuore di un artista, al desiderio di riuscire ad afferrare una scintilla di infinito.

Avevo altissime aspettative per questo nuovo libro perché ritengo Francesca un’autrice capace di prendere il lettore per mano e portarlo ovunque lei voglia.
Questa volta ha deciso di portarci nella vita vera di quel grande maestro che è stato Amedeo Modigliani, romanzando la storia d’amore tra lui e Jeanne Hébuterne. Mi ha subito attratto questa scelta perché, avendo fatto il Liceo Artistico, subisco il fascino degli artisti, delle loro vite spesso turbolente e maledette. Devo ammettere che, prima di buttarmi in questa lettura, conoscevo pochissimo della vita di Modigliani ed ora che l’ho finita vorrei saperne ancora, e ancora, e ancora.
Una storia d’amore dicevo, di quelle travolgenti, totalitarie, annientanti. Difficile stare al fianco di un uomo così complicato, dedito all’alcol, amante delle belle donne, incapace di trovare un suo posto del mondo.
Jeanne è poco più che una ragazzina quando subisce il fascino di questo pittore italiano che tutti a Parigi guardano con diffidenza. Nonostante i 14 anni di differenza, dal suo primo sguardo Jeanne diventa sua e si innamora di lui. L’amore che lei prova la porta ad abbandonare ogni sua precedente ambizione, ad allontanarsi da ogni sua amicizia, a mentire ripetutamente alla sua famiglia. 
Non volevo sentirmi in colpa per un peccato che non avevo ancora commesso ma c’era qualcosa, nel modo in cui Modigliani mi guardava, nei suoi stessi occhi, che mi portava a pensare che, se ne avessi avuto la possibilità, avrei trasgredito qualunque regola. C’era, nel modo in cui mi guardava, la promessa dell’impossibile, e avrei mentito a me stessa se avessi negato che avevo sentito quel richiamo fin dal primo momento in cui il suo sguardo si era posato su di me.
Gli anni sono quelli della prima guerra mondiale, in una Parigi segnata dalla partenza degli uomini al fronte e dalla difficoltà di reperire molti generi di prima necessità.
Francesca conferma con questo libro la sua bravura di narratrice. Come nel libro precedente ha saputo immergersi completamente nel periodo storico in cui la storia è ambientata, utilizzando uno stile consono e raffinato. Non credo sia facile partire da una storia vera e conosciuta a molti – soprattutto alla critica – e crearne un romanzo che sia in grado di coinvolgere totalmente il lettore, facendogli prendere le sembianze di uno o dell’altro personaggio.
La storia è narrata in prima persona da Jeanne, è quindi il suo pensiero che più di tutti conosceremo, il suo punto di vista di donna innamorata, il suo amore totalitario, il suo quasi uniformarsi al suo uomo prendendone anche lo stile artistico. Se la Jeanne ragazzina dipingeva paesaggi e ritratti il più possibile simili al vero, la Jeanne innamorata comincia a dipingere occhi neri e profondi, rappresentati senza pupilla per dare il senso della profondità dell’anima, proprio come il suo Modì – soprannome di Modigliani, dal francese maudit, maledetto – ama fare.
La bravura dell’autrice è quella di farci vestire spesso i panni di Amedeo nonostante la narrazione sia sempre dal punto di vista della donna e, credetemi, ho potuto vedere con i miei occhi – così come era successo leggendo Le stanze buie – tutti i luoghi che nel libro vengono raccontati, tutte le persone che ruotano attorno alla vicenda, tutte i quadri che Amedeo ha dipinto.
Ho sentito la puzza di alcol e tabacco dei loro baci, la passione delle loro notti d’amore, ho sofferto della sofferenza di Jeanne davanti ai tradimenti, ho dipinto nella stanza dell’Accademia insieme a tutti i più famosi pittori di Parigi. Questo è il dono di Francesca, rende reale tutto ciò che scrive e credo sia una dote molto rara. Con la sua maestria ha provato a trovare una spiegazione ed una sorta di giustificazione ai gesti sconsiderati che Jeanne ha fatto per amore, diventando totalmente dipendente da quello che, nonostante fosse il padre dei suoi figli, non divenne mai suo marito. Anche sapendo come sarebbe finita la vicenda, sono riuscita ad assaporare ogni momento, bramando lo scorrere delle pagine per sapere tutto su questa coppia così chiacchierata.
Un libro che consiglio assolutamente! Se volete maggiori informazioni potete dare una sbirciata al blogtour - qui - cui ho partecipato, insieme ad altri blogger, per l’uscita del romanzo. 
Conoscete questa autrice? Se la risposta è no, non indugiate oltre e correte a comprare e leggere i suoi meravigliosi libri. Io intanto aspetto il prossimo!!! Vista la vittoria del premio Neri Pozza spero di non dover aspettare molto!!

VOTO: 


lunedì 14 settembre 2015

Blogtour "Amedeo, je t'aime" di Francesca Diotallevi - Tappa #2 Incipit + Estratto


Buongiorno lettori e buon lunedì. E' con estrema emozione che ospito qui, oggi, il Blogtour del libro Amedeo, je t'am nuovo romanzo di Francesca Diotallevi, autrice del libro Le stanze buie che, per quanto mi riguarda, è stata la migliore lettura del 2014. 
Venerdì Denise del blog Reading is Believing ha ospitato la prima tappa dove ha presentato il romanzo, se ve la siete persa cliccate qui.
Oggi io condividerò con voi l'incipit ed un estratto. Nelle prossime tappe sui blog Diario di una dipendenza e Il libro che pulsa troverete rispettivamente la recensione in anteprima ed una fantastica intervista all'autrice quindi non perdetevi nessun appuntamento! Vi ricordo inoltre che Francesca ha messo in palio una copia con dedica del romanzo che potrete provare a vincere compilando il form che troverete nell'ultima tappa.

INCIPIT
 
Parigi, gennaio 1920
Il buio è sempre più intenso prima dell’alba, è quell’incerto istante in cui non è più notte e non è ancora mattino. Un limbo scuro dove vagano, irrequieti, gli insonni e in cui ogni cosa sembra già scritta, inevitabile.
I rumori sono attutiti dalla neve; le prime luci si accendono nelle case, puntini luminosi simili a lucciole. Sembra un mondo irreale e forse lo è. Tutto si sta trasformando, tutti hanno una direzione.
Gli uomini che sono tornati dalla guerra vogliono solo dimenticare, tra feste folli e automobili ruggenti. Le donne accorciano le gonne e tagliano i capelli, chiedono più libertà e sfoggiano un’aggressività che non mi appartiene e che mai mi apparterrà.
È un mondo nuovo e affrontarlo da sola mi fa paura, non sono così coraggiosa. Non lo sono mai stata, nemmeno quando danzavo sull’abisso tentando di sfiorare le stelle. Non è stato coraggio, quello, ma cieca determinazione, come lo è sempre la speranza.
Ora quella speranza non mi appartiene più, è colata via, goccia a goccia, come pioggia su un vetro appannato. Per chi dovrei combattere?
Ho solo ventuno anni, ma me ne sento mille addosso, come se avessi vissuto innumerevoli vite. E se davvero le ho vissute, sono finite tutte nel medesimo modo: con lui.
La sua assenza mi disorienta, mi lascia inerme e tremante come quei gattini neonati che la madre rifiuta, che non riconosce più suoi, abbandonandoli al loro destino. La sua assenza mi fa sentire inutile, mutilata. Mutilata dentro, nell’anima. Nel cuore. Sono ore che non lo sento più battere. È tempo che vada.
Appoggio le mani alla ringhiera; è ghiacciata e il gelo brucia le mie dita. La strada, sotto, sembra un fiume lontano che si perde nella nebbia. È così lontana, da qui… sembra irraggiungibile.
Guardarla mi fa girare la testa ma non distolgo lo sguardo. Voglio guardare in faccia il destino che ho scelto. Deglutisco e sento una lacrima rigarmi la guancia.
Lo so, lo sento. Non ci sarà perdono per quanto sto per fare.
Mi chiamo Jeanne e questa è la mia ultima alba.

Quello che avete appena letto in realtà è il prologo del romanzo. È Jeanne che parla, inquadrando immediatamente il pediodo storico e mettendo il lettore a conoscenza dei grandi cambiamenti in corso durante i primi anni del dopoguerra. Un incipit malinconico, che mostra subito come la trasformazione in atto all'esterno non combaci con la sensazione di statiticità interiore che la ragazza ventunenne esprime invece attraverso le sue paure. 
Inquietante l'ultima riga dove finalmente si presenta comese fosse un'inizio, ma dove subito ci svela che quella è la sua ultima alba quindi in realtà la fine.
Un prologo d'impatto che fa venire la voglia di sapere cosa abbia portato in Jeanne quegli stati d'animo così negativi.

ESTRATTO

«Buongiorno, Jeanne.»
Sollevai gli occhi dal disegno e lui era lì, davanti a me. Il lapis mi cadde di mano e rimasi alcuni secondi immobile, la bocca spalancata per la sorpresa. Il mio attimo di smarrimento diede modo a Modigliani di prendere posto sulla sedia che Germaine aveva lasciato vuota, allontanandosi per andare a ordinare al bancone.
«Monsieur Modigliani…» balbettai, colta alla sprovvista. Lui, nel frattempo, si era piegato per raccogliere la mia matita. L’appoggiò sul tavolo, tra di noi, e mi rivolse un’occhiata penetrante.
«Vi ho aspettato a lungo» disse semplicemente. Alla luce del sole vidi che i suoi occhi erano di un caldo marrone, l’iride accesa da pagliuzze dorate. Era passata qualche settimana dal nostro primo incontro.
«Sono stata molto impegnata, Monsieur» risposi, con una certa cautela. Con la coda dell’occhio controllai che Germaine non fosse già di ritorno. Non volevo che ci vedesse parlare.
«Sì, questo lo vedo…» Modigliani stava guardando il foglio su cui avevo iniziato ad abbozzare il profilo di una donna che sedeva alcuni tavolini più avanti. «Posso?» mi domandò, indicandolo.
Esitai, poi annuii controvoglia, spingendo la cartelletta verso di lui. Non volevo che vedesse i miei lavori, ma non avrei saputo in che modo negarglielo.
Si mise a scrutare i fogli con aria assorta, e mentre lo faceva io studiai lui. Gli zigomi ampi, il naso dritto e le labbra piene, che sembravano disegnate tanto erano perfette, conferivano al suo volto un fascino indiscusso. Che le donne impazzissero per lui non era affatto strano. Indossava un cappello a falda larga, di feltro nero, una giacca di velluto a coste e una camicia a quadri. Erano abiti dimessi, da cui trasudava povertà, ma sembravano puliti e lui li indossava con estrema dignità, come se portasse un completo elegante. Attorno al collo aveva legato un foulard di seta rossa.
«Avete una mano sicura» disse in quel momento, sollevando lo sguardo. «C’è una mente decisa dietro questi disegni.»
«Lo… prenderò come un complimento» risposi abbassando gli occhi, imbarazzata per essere stata sorpresa a osservarlo.
«Dovreste.»
«Beh, grazie allora.»
Modigliani estrasse dalla giacca la scatola del tabacco e si arrotolò una sigaretta.
«Allora, Jeanne, quando poserete per me?» mi domandò, accavallando le gambe e facendo guizzare la fiamma di un fiammifero.
Sembrava totalmente a suo agio, mentre io avevo l’impressione di trovarmi sui carboni ardenti. Per qualche strano motivo la sua sola vicinanza era sufficiente a minare la mia razionalità. Strinsi la matita nella mano al punto da sentire la mina premere dolorosamente contro il palmo.
«Ecco…»
«Jeanne…» la voce di Germaine arrivò prima del suo sguardo perplesso. Quando mi voltai la mia amica era in piedi al mio fianco e stava guardando Modigliani con aria di sufficienza.
«Temo, Monsieur, che siate seduto al mio posto» disse, gelida.
Modigliani non si scompose davanti alla scortesia di Germaine. Si sollevò, togliendosi il cappello che usò per spolverare il sedile della sedia.«Voilà!» esclamò, rimettendosi il copricapo con aria beffarda.
Germaine sedette, ignorandolo, e appoggiò le tazze di café crème sul tavolino. Non c’era zucchero, per via dei razionamenti, ma Germaine iniziò a muovere il cucchiaino nella tazza producendo un suono ritmico e fastidioso. La tensione era palpabile ma Modigliani non accennava ad andarsene, dondolandosi sui talloni di fianco al tavolo.
«Avevate altro da dire?» gli chiese acida Germaine.
«Veramente stavo aspettando una risposta da Jeanne.»
La mia amica arricciò le labbra.
«Jeanne non poserà per voi, se è questo che volevate sapere.»
Spalancai la bocca per la sfacciataggine di Germaine. Capivo il suo desiderio di proteggermi, ma non accettavo quell’intromissione nelle mie decisioni.
«Immagino che Jeanne abbia una sua opinione e mi piacerebbe sentirlo dalla sua bocca…» stava dicendo Modigliani.
«Sì. Lo farò, poserò per voi, Monsieur Modigliani» esclamai, interrompendolo. Sollevai il mento, sfidando Germaine a contraddirmi. Lui sorrise, quel sorriso enigmatico che avevo già imparato a riconoscere.
«Era quello che speravo» disse soltanto. Non spiegò quando, né dove. Accennò una riverenza e si incamminò, una mano in tasca e l’altra stretta saldamente alla cartelletta azzurra che conteneva i suoi disegni.
Lo seguii con lo sguardo mentre Germaine sospirava, roteando gli occhi al cielo.
«Sei tutta matta, Jeanne» fu il suo laconico commento.
E forse, matta, lo ero davvero.

L'estratto che avete appena letto racconta di uno dei primi incontri tra Jeanne e Modigliani. La descrizione che Jeanne fa del pittore - attraverso la capace scrittura di Francesca - è chiara, precisa; immaginiamo esattamente ogni suo dettaglio fisico ma anche ogni atteggiamento e movimento che compie durante tutto il dialogo. Un uomo affascinante, ci racconta la ragazza, adorato dalle donne e capace di dare ad abiti dimessi e piuttosto poveri una parvenza di eleganza data dal suo portamento. Non vedo l'ora di sapere tutto su questo amore e sui suoi risvolti! E voi cosa ne pensate di quello che avete letto? Attendo le vostre impressioni.

Prima di salutarvi vi lascio il calendario delle prossime tappe con link e date:

11/9 TAPPA #1 ‹‹ Reading is believing ›› Presentazione romanzo
14/9 TAPPA #2 ‹‹ Un libro per amico ›› Incipit + estratto
16/9 TAPPA #3 ‹‹ Diario di una dipendenza ›› Recensione
18/9 TAPPA #4 ‹‹ Il libro che pulsa ›› Intervista + giveaway

Vi lascio inoltre il codice del bellissimo banner realizzato da Denise per questa iniziativa e che potrete utilizzare nelle sidebar dei vostri blog:



Per oggi è tutto, mi raccomando, non perdetevi la prossima tappa con la recensione in anteprima!