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giovedì 23 febbraio 2017

Recensione #172 - ANTEPRIMA - L'uroboro di corallo di Rosalba Perrotta

Buongiorno carissimi, come state? Io pian piano mi riprendo! Sono qui per lasciarvi la recensione di un libro in uscita oggi in tutte le librerie e che grazie alla casa editrice ho avuto l'occasione di leggere in anteprima. Si tratta di L'uroboro di corallo di Rosalba Perrotta edito da Salani, pag. 314

Sinossi: Può un’eredità imprevista cambiarti la vita, anche se non sei più giovanissima e non ti aspetti più nulla dal mondo? Sì, se l’eredità è una spilla di corallo a forma di uroboro. Di un suo supposto potere magico è convinta Anastasia, una donna ‘all’antica’, insicura e piena di remore, che vive l’abbandono del marito come una colpa e ha congelato la propria esistenza nell’attesa di un suo improbabile ritorno. L’eredità dell’amante del nonno, un palazzetto in una zona malfamata di Catania e una scatola piena di cianfrusaglie tra cui l’uroboro, è l’occasione per cambiare tutto.
Intorno ad Anastasia un mondo di personaggi vivi e reali: le tre cugine ‘continentali’, la figlia Nuvola con i capelli viola e il suo bizzarro mestiere, l’altra figlia Doriana, che scopre le gioie e i dolori dell’adulterio, e poi ancora il notaio-cuoco Matteo e l’inquietante cavalier Santospirito con le sue rocambolesche manovre per impossessarsi del magico uruboro. Ma specialmente Igor, il primo amore di Anastasia, che potrebbe tornare dalla Guadalupa e rimettere tutto in discussione… Un romanzo immerso nei caldi colori mediterranei, in cui ironia e fiducia nel cambiamento aprono nuove, meravigliose strade.


Avevo conosciuto ed amato questa autrice grazie al suo primo lavoro - All'ombra dei fiori di Jacaranda che avevo recensito qui - così quando la casa editrice mi ha proposto questo nuovo romanzo non ci ho pensato due volte e mi ci sono immersa senza timori.
Ho ritrovato la penna che ben ricordavo ed un'atmosfera che da subito mi ha riportato in una Sicilia che, grazi alle origini di mia mamma, considero un po' la mia terra.
La storia è quella di più rinascite, un libro che avrebbe come protagonista Anastasia - una settantenne che sta ancora cercando di mandare giù l'abbandono da parte del marito, risposatosi con una donna molto più giovane di lei - ma che in realtà è composto da una coralità di personaggi concatenati ed assolutamente essenziali alla trama. Anche l'impostazione del romanzo - molto particolare - porta a perdere di vista la protagonista e fa sì che emerga il gruppo, infatti a volte sembra quasi di leggere una sceneggiatura, un copione di un film in cui ogni elemento non è fine a se stesso ma esiste in funzione degli altri.
Contorno di questa sceneggiatura è la Sicilia, una Sicilia in cui le diverse generazioni convivono e si amalgamano, facendo emergere le tradizioni, il suo dialetto, le sue usanze, le sue ricette ed anche il suo dialetto, che viene disseminato qua e là dall'autrice senza mai diventare eccessivo. Particolarissimo, da questo punto di vista, è il dizionari siciliano - italiano cui l'autrice dedica l'ultimo capitolo del libro e sarà di aiuto a chi non è abituato a sentire determinati termini dialettali.
Nonostante i tantissimi personaggi che popolano il romanzo, le donne sono sicuramente lo zoccolo duro della storia: Anastasia - che eredita insieme alla sue cugine del Nord un palazzetto in una zona malfamata di Catania  ed un certo numero di cianfrusaglie di bigiotteria tra cui un uroboro di corallo che sembra porterle fortuna -; la figlia minore Nuvola - in fase di ribellione da quando, quasi sull'altare lascia il suo fidanzato perchè presto avrà un figlio da un'altra donna; ed ancora non ha mandato giù l'abbandono del padre! -; la figlia maggiore Doriana - bacchettona, donna in carriera, con un marito senza lavoro che vuole trasferirsi in Africa ed un figlio che manda alla nonna delle mail spassosissime -; le cugine Alida, Myrna e Claretta - figlie di una zia "forestiera" proveniente dal continente, che lo zio aveva sposato contro il volere di tutti. Come donne del nord da sempre criticate per il loro essere aperte e alla moda-.
Ci sono anche dei maschi, certo, che oltretutto non lasciano per niente indifferenti - come Matteo, Antonio, Rodolfo, il colonnello Pippo de Francesco, Igor Pastorello, gli antiquari - ma le donne, senza ombra di dubbio, predominano grazie alle loro sfaccettature, ai loro dubbi, alla loro necessità di trovare una strada per rinascere, prendendo spunto dalle diversità di ognuna ed arricchendo il loro essere grazie a nuove esperienze e consapevolezze.
L'occasione la crea il palazzetto che da una scomoda eredità diventa il punto di partenza per una nuova vita e attorno cui si imbastisce anche una storia di esoterismo, sedute spiriche, loschi figuri che farebbero di tutto pur di mettere le mani sull'uroboro che Anastasia ritiene ormai il suo potafortuna.
Lo stile dell'autrice si rivela novamente fresco e a tratti divertenti, capace di far scorrere le pagine senza che il lettore se ne renda conto e facendolo ritrovare alla battute finali con un marcato sorriso sulle labbra.
Un libro che consiglio a chi ama le atmosfere delle nostre tradizioni, a chi apprezza le commedie all'italiana ambientate in quel sud in cui la cucina, gli odori e la tradizione la fanno da padrona.


L’AUTRICE
Rosalba Perrotta vive a San Gregorio, un piccolo centro alle pendici dell’Etna. È sposata e ha un figlio, Stefano. Non possiede bestiole domestiche, ma dà i croccantini ai gatti che visitano il suo giardino. Ha insegnato con grande passione Sociologia all’Università di Catania. È autrice, tra l’altro, di All’ombra dei fiori di jacaranda, edito da Salani.
VOTO: 










mercoledì 19 marzo 2014

Recensione #9/2014 - All'ombra dei fiori di jacaranda di Rosalba Perrotta

Buonasera carissimi!Come sta andando la vostra settimana?
Per me è un periodo impegnativo, troppi imprevisti che si susseguono in modo quasi inquietante non mi permettono di vivermi le giornate come vorrei. Come mi dico sempre...passerà e arriveranno periodi migliori...anche se ultimamente me lo dico un po' troppo spesso.
Anche riuscire a stare dietro al blog come vorrei sta diventando complicato perchè la mia testa è troppo piena di pensieri e spesso non ho neanche la forza di mettermi al PC. So che mi perdonerete per questo.
Ma pensiamo a cose belle e parliamo di libri.
Oggi vorrei parlarvi di un libro che ho letto da molto tempo ormai, la cui recensione è finita per troppo in coda ad altre, che hanno trattato libri letti più recentemente. Sto parlando di un romanzo ricevuto in settembre dalla casa editrice Salani e che mi aveva incuriosito da subito: si tratta di All'ombra dei fiori di jacaranda scritto da Rosalba Perrotta. Pagine 350.
Se fate mente locale vi ricorderete che era anche stato il protagonista di una puntata di Chi ben comincia che, se vi siete persi, potete trovare qui.

Trama: La zia Colomba, ricchissima e molto chiacchierata, non sembra la persona giusta per occuparsi della piccola Arabella. Il suo mondo è fatto di una villa colma di opere d’arte, una domestica bisbetica, molta disciplina e poco affetto. Ma la bambina trova nella sua tutrice e nella realtà che la circonda un universo di stimoli culturali e idee libertarie, che lei, come un fiore sotto la pioggia, assorbe e usa per crescere, per trovare la sua strada. E così, grazie all’educazione ricevuta nella sua famiglia di origine e grazie alla zia Colomba, che le trasmette allegramente la libertà, l’ironia e il disincanto con cui guarda il mondo, Arabella riesce a realizzare le sue aspirazioni, viaggia e studia, impara e si innamora, figlia cosmopolita di una Sicilia profumata, antica e piena di contraddizioni. È nato un nuovo genere, una narrazione originale e di qualità: simile a Zia Mame di Patrick Dennis per la vivacità dei personaggi, con la stessa capacità di emozionare di Simonetta Agnello Hornby e lo stesso umorismo dei romanzi di Stefania Bertola. La vita di una ragazza fuori dagli schemi, un ricco e vivido affresco della Sicilia a partire dagli anni Quaranta.

Non è facile per me pensare da che parte cominciare per parlare di questo libro. Non so perchè sia così complicato tirare insieme i pensieri visto che comunque il voto che troverete alla fine è un voto alto e di solito questa difficoltà la trovo maggiormente quando una lettura non mi ha soddisfatto; forse sono solo le tante cose di cui vorrei parlare per spiegarvi il mio pensiero su questo libro.
Partiamo dalle aspettative che avevo. Quando la casa editrice mi ha proposto questo libro me lo ha presentato facendone delle analogie con Zia Mame di Patrick Dennis e La zia marchesa di Simonetta Agnello Hornby; in passato ho letto entrambi i libri - infatti cliccando sui loro titoli verrete rimandati alle recensioni - ed in entrambi i casi mi è mancato qualcosa affinchè io potessi apprezzarli fino in fondo: il primo un libro molto piacevole ma secondo me con i capitoli troppo scollegati tra loro; il secondo con una trama con un potenziale assolutamente alto ma appesantita da un'enormità di personaggi a volte neanche essenziali per la logicità degli avvenimenti. Partendo da questi presupposti, cercavo in questo libro quel qualcosa in più, e devo dire che credo di averlo trovato in una trama completa e lineare e in uno stile assolutamente piacevole e scorrevole.
Certo, devo dire che forse le analogie con Zia Mame non mi hanno permesso di arrivare ad assegnare un punteggio più alto a questa lettura.
La storia è già tutta nella trama, Arabella viene affidata alla zia Colomba, anticonformista, viaggiatrice, sognatrice ed assolutamente al di fuori degli schemi per una Sicilia degli anni Quaranta. L'ambientazione è assolutamente perfetta; i dettagli che la strittrice ci regala sul territorio - in pillole, senza esagerare ma dove serve - hanno permesso - a me che quella zona la conosco grazie ad una mamma siciliana - di poter vedere con i miei occhi quei luoghi che mi sono tanto cari e che credo risultino perfetti per la dicotomia che emerge forte in questo libro tra una donna come la zia Colomba ed i luoghi in cui si trova a vivere.
La zia, con la scusa di non accettare la poca apertura mentale dell'isola, viaggia alla ricerca di non sa neanche lei cosa, non permettendo alla nipote di diventare veramente parte della sua vita. 
Arabella - una bambina sfortunata, orfana, zoppa, affidata ad una zia che apparentemente non la considera -cresce praticamente sola, attorniata dalle persone di fiducia di cui la zia si serve per mandare avanti la casa quando viaggia in giro per il mondo e deve, per forza di cose, crearsi un suo mondo, per andare avanti e non affondare nella noia. La sua salvezza sono i nuovi abitanti della casa in fianco, una mamma ed una bambina dai riccioli rossi - Annalisa - della stessa età della nostra piccola protagonista, che diventeranno la sua seconda famiglia e le permetteranno di non sentirsi sola.
Annalisa sarà la sua amica del cuore, la sua compagna di avventure, la sua confidente in una Sicilia difficile da affrontare, incapace di aprirsi al mondo.
Dopo un'infanzia in Sicilia la zia decide di mandare Arabella in Svizzera, in un collegio la cui direttrice è una sua amica con un metodo di studio molto particolare ed aperto; dopo i primi tentennamenti la ragazza accetta e si ritrova in un mondo che le permetterà di aprire gli orizzonti, di conoscere realtà così diverse che i suoi brevi soggiorni vacanzieri in quella che era ormai diventata la sua casa le staranno stretti. Quelle stanze vuote, quella camera così poco sua, in cui continua a sentirsi un'intrusa, in cui continua a sentirsi osservata, ora più che mai sembrano non appartenerle.
Madame Ledrout, la direttrice del collegio, diventa per la ragazza come una madre, una figura di riferimento capace di farla crescere con le certezza che una ragazza di quell'età ha bisogno.
Ecco come Arabella descrive la donna in un passaggio del libro:
"Madame Ledrout mi dava affetto e sostegno, ed era per me un modello. In quel periodo molti ragazzi ricercavano affetto e sostegno da persone a cui non avrebbero voluto assomigliare. Genitori autoritari e professori noiosi, che insegnavano cose di cui non si capiva l'utilità. Adulti deprimenti anche dal punto estetico. [...] Madame Ledrout era l'opposto, o perlomeno così la vedevo. Aveva le caratteristiche che attribuivo a mia mamma: continentale (cioè anticonformista e moderna), maestra montessoriana (cioè amorevole e libertaria) e crocerossina (e quindi soccorritrice e scienziata). Con quel po' di follia e levità che la accomunavano alla zia Colomba. Per quanto riguardava il look: cambiava con l'estro e con l'umore. E di certo non diceva al mondo che era virtuosa o vestita secondo le regole del bon-ton."
Arabella crescerà, conoscerà l'amore, comincerà a porsi delle domande rispetto a quella che è la vita della zia, a quelli che sono i suoi consigli e a quello che potrebbe diventare il suo futuro. Crescendo, il passato della sua famiglia comincerà a manifestarsi insistente e la porterà ad essere diversa, diffidente a volte, ma anche aperta a nuove scoperte.
Molti personaggi ruotano attorno ad Arabella e alla zia Colomba, qualcuno emergendo un po' di più e qualcuno meno ma tutti con un ruolo ed una caratterizzazione ben precisi.
Un bello scorcio di vita vera che ripercorre un'epoca di transizione sicuramente difficile da vivere.
Tradizioni reali - come ad esempio la festività dei morti che molto spesso ho sentito raccontare quando ero bambina da mia mamma e dai miei nonni - perfettamente integrate in un romanzo di fantasia che sa farsi leggere in modo molto piacevole.
L'ultima cosa che vorrei sottolineare - che magari per molti è un dettaglio ma che per me è assolutamente essenziale affinchè un libro mi prenda completamente - è la cover splendida capace di farci immergere immediatamente nell'atmosfera che ci accompagnerà per tutto il romanzo.
Cosa ve ne pare? Conoscete questo romanzo? Lo avete letto? Fatemi sapere le vostre impressioni!

Voto: