Buon venerdì carissimi, come state? Eccoci ad una nuova puntata della rubrica di Marina. Per il momento continuiamo con una volta alla settimana!!!
Fine Aprile è alle porte. E con esso – o poco oltre – inizieremo ad uscire dal porto sicuro di casa… E allora per festeggiare Vi traghetto negli anni Sessanta del secolo scorso, da una famiglia che si è segregata in casa volontariamente, ma per motivi diversi dai nostri. Molto diversi…!
Titolo: Abbiamo sempre vissuto nel castelloAutore: Shirley Jackson
Casa editrice: Adelphi edizioni, 2012
Traduzione: Monica Pareschi
Pagine:182
Trama: A Shirley Jackson, che non ha mai avuto bisogno di alzare la voce"; con
questa dedica si apre "L'incendiaria" di Stephen King. È infatti con
toni sommessi e deliziosamente sardonici che la diciottenne Mary
Katherine ci racconta della grande casa avita dove vive reclusa, in uno
stato di idilliaca felicità, con la bellissima sorella Constance e uno
zio invalido. Non ci sarebbe nulla di strano nella loro passione per i
minuti riti quotidiani, la buona cucina e il giardinaggio, se non fosse
che tutti gli altri membri della famiglia Blackwood sono morti
avvelenati sei anni prima, seduti a tavola, proprio lì in sala da
pranzo. E quando in tanta armonia irrompe l'Estraneo (nella persona del
cugino Charles), si snoda sotto i nostri occhi, con piccoli tocchi
stregoneschi, una storia sottilmente perturbante che ha le ingannevoli
caratteristiche formali di una commedia. Ma il malessere che ci invade
via via, disorientandoci, ricorda molto da vicino i "brividi silenziosi e
cumulativi" che - per usare le parole di un'ammiratrice, Dorothy Parker
abbiamo provato leggendo "La lotteria". Perché anche in queste pagine
Shirley Jackson si dimostra somma maestra del Male - un Male tanto più
allarmante in quanto non circoscritto ai 'cattivi', ma come sotteso alla
vita stessa, e riscattato solo da piccoli miracoli di follia.
RECENSIONE:
