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venerdì 4 dicembre 2020

Letture con Marina #111 - Recensione combinata di Uomini e troll di Selma Lagerlöf e Fiabe lapponi a cura di B.Berni

Buon pomeriggio lettori, in questo primo venerdì di dicembre Marina ci lascia non una, ma ben due recensioni. Cosa aspettate? Correte a leggere!


Se penso al motivo per cui sono nate e proliferate le fiabe, le leggende, le storie in generale, mi viene anche da pensare con tristezza che il tipo di aggregazione e di meraviglia che c’erano un tempo sono scomparsi. Gruppi di lettura reali oppure on-line non possono competere con la motivazione di un tempo. O no?
 Ti
tolo: Uomini e troll 
Autore: Selma Lagerlöf
Casa editrice: Iperborea, 2018
Traduzione: 
E. Lodigiani,  A. Berardini
Pagine: 140
 
Trama: I reami della fantasia e le pieghe più sottili dell'animo umano: è tra questi due orizzonti che si muove l'affascinante universo narrativo di Selma Lagerlöf. Che racconti di creature fatate dei boschi o di avventure quotidiane che si colorano di leggenda, che si ispiri a personaggi storici, alle misteriose forze della natura o al ricco immaginario popolare del Nord, ogni storia di questa raccolta è un'indagine poetica sull'uomo, le sue paure, il suo destreggiarsi tra desideri e disillusioni. Il giovane calzolaio che ruba un pugno di terra dal cimitero per ritrovarsi accanto uno spirito servitore; il patto tra il folletto protettore di una fattoria e il padrone che si è giocato tutto il podere ai dadi; le antiche credenze sui troll che scambiano i bambini nella culla e occupano le malghe abbandonate nei mesi invernali; la parabola di Mathilda Wrede, baronessa che abbandona ogni agio e ogni ricchezza per votarsi all'assistenza e riabilitazione dei carcerati. Attingendo alla vivace tradizione orale della sua terra, la grande scrittrice svedese riprende storie imparate nell'infanzia e tramandate per generazioni e le trasforma in perle letterarie di dirompente modernità e grazia narrativa, che avvolgono in atmosfere epiche e fiabesche una fine riflessione sulla condizione umana. E rifiutando ogni ricetta morale e rassicurante lieto fine, si interroga sull'eterno confronto tra realtà e immaginazione, ricerca spirituale e superstizione, uomini e troll.
 

 Ti
tolo: Uomini e troll 
A cura di: B. Berni
Casa editrice: Iperborea, 2014
Traduzione: 
E. Lodigiani,  A. Berardini
Pagine: 192
 
Trama: L'incanto del "c'era una volta" nelle più remote terre del Nord. In questa antologia di fiabe e leggende rivive il patrimonio di tradizioni, miti e credenze di quella che per lungo tempo è rimasta una minoranza etnica isolata. Un mondo di magie e metamorfosi, di foreste stregate, cavalcate nella neve in sella alle renne e grandi laghi attraversati sugli sci, dove la fantasia si combina con la realtà quotidiana e le usanze ancestrali. Un mondo in cui cacciatori e pescatori sfidano gli spiriti della terra in cerca di fortuna, salvano principesse rapite da demoni, affrontano prove per conquistare regni al di là del mare, destreggiandosi tra gli agguati dei giganti e gli inganni di orchi goffi. Primo volume di una serie dedicata alle fiabe scandinave, "Fiabe lapponi" attinge direttamente alle prime raccolte scritte nell'Ottocento, quando l'Europa, sulla scia dei fratelli Grimm, riscopriva il valore letterario di questo racconto orale. Riscoperta che soprattutto per la Lapponia ha rappresentato anche una ricerca delle radici culturali e della propria indipendenza linguistica. Espressione di una saggezza popolare a volte amara, derivata dalle dure lezioni della natura e della storia, ogni fiaba riserva qualche sorpresa, un crudo colpo di scena, un lieto fine mancato ma lasciando il dovuto spazio ai sogni e al gusto del narrare, racconta l'errare umano attraverso una smaliziata ironia.
 
RECENSIONE: 

Perché voler parlare ed accostare insieme due libri simili, eppure così profondamente diversi?

Parto sempre dal presupposto che personalmente non riesco ad apprezzare i libri per l’infanzia e per ragazzi, pur tentando ripetutamente – ed in un certo qual modo il perduto senso di meraviglia mi sembra potrebbe essere recuperato, se non da questi, almeno da queste raccolte che parlano di tradizioni, leggende… fiabe del tempo “contadino” che fu. Un po’ perché ci raccontano di un mondo molto distante dal nostro, un po’ perché per la stessa ragione, è un mondo che non c’è più – salvo forse qualche sperduto villaggio non visitato ancora dal vivere che oggi per noi è una normalità. E se non altro per queste motivazioni, dovrebbe scaturire quel desiato senso di meraviglia che nei lettori giovanissimi è insito e che invece in lettori più adulti, ahimè, è necessario stimolare con arguzia e sotterfugi.

Anche il solo pensare a non più di cento anni fa, quando il mondo umano era in una più stretta relazione con il mondo animale e la vita era completamente diversa da questi nostri tempi così tecnologici, ci riporta ad alcuni dei racconti che Iperborea ha raccolto per noi in questi due libri. Se poi pensiamo, come suggerisce la stessa casa editrice, che le tradizioni orali non sono molto antiche come manufatto scritto, ecco che la meraviglia dovrebbe coglierci prima ancora di leggere anche solo uno dei racconti. E devo dire che personalmente, l’idea che delle persone nell’Ottocento – e ciò vale anche per il premio Nobel, la svedese Selma Lagerlöf - abbiano raccolto delle tradizioni orali o abbiano attinto alle stesse per produrre questi capolavori, più che meravigliarmi mi commuove. E più ancora che negli scritti della Lagerlöf, mi fa riflettere la lettura delle storie narrate in “Fiabe Lapponi”, perché se anche poco conosco questo popolo, mi viene fatto di pensare, aiutata in questo sempre dalla casa editrice, che per questa popolazione si è trattato anche, oltre alla bellezza dell’ascoltare la propria cultura e tradizione vestite a festa in storie da potersi leggere ed ascoltare senza dipendere da un oratore, di una “ricerca delle radici culturali e della propria indipendenza linguistica”.

Dopo questa intimistica e per forza di cose, breve premessa del perché in fondo mi sia appassionata a questi mondi nordici, freddi ed allo stesso tempo indomiti, mi ritrovo a dover riassumere ancor più brevemente questa doppia serie di racconti… Dalla doppia raccolta della maestra elementare, poi premio Nobel, la svedese Selma, possiamo dire che non solo ha raccontato storie attinte dal mondo dell’immaginario e delle creature fatate della tradizione svedese, ma che la scelta della casa editrice ha premiato anche brevi biografie di personaggi reali o eventi che mettono in luce atteggiamenti e debolezze della società dell’epoca. E ricordiamo che la Lagerlöf ha calcato la scena della vita dal 1858 al 1940! Fra le diverse narrazioni, leggiamo e ci spaventiamo per bimbi umani e troll scambiati, per folletti che tutelano i beni di famiglia, per uomini irrequieti, tipo Kalle Frykstedt che diventa pastore d’anime nonostante i vizi e le sbornie, animi che si scaldano al pensiero dei giovani che lasciano il paese, porgendoci la mano per un’attualità ancora tristemente di moda – ed ancora leggiamo il racconto del calzolaio Krus Erik Ersson che esprime il desiderio di possedere uno “spirrtus”, un servitore sui generis che si potrebbe avere solo rubando un po’ di terra di sepoltura… Oppure nel 1912, “un quadro al museo di Helsinki attira la sua attenzione. Ritrae Mathilda Wrede, nobildonna che ha votato la sua esistenza alla cura dei carcerati”.

E poi, e poi arriva la copertina di “Fiabe Lapponi”, con una volpe in primo piano – ed allora già so che la battaglia è persa. Non è da tanto che ho letto “La signora trasformata in volpe” (David Garnett) e a voler continuare potrei citare Lawrence… Seppur lo scorso anno ero assediata dagli scoiattoli – e chissà quindi il prossimo anno da quale animale fantastico mi farò avvincere. Ma tornando al tema… Qui ci sono quasi una trentina di racconti, alcuni tristi, alcuni che finiscono meravigliosamente, almeno per i giganti, altri paurosi a causa delle mangiatrici d’uomini, ma con un finale addirittura rosa e classico nella religiosità che aiuta l’uomo a vincere il maleficio, o ancora il classico della fanciulla che cercava i suoi fratelli… Non c’è che l’imbarazzo della scelta e quindi ci immergiamo in queste letture antiche, che nonostante la lontananza ci parlano ancora di temi tristi come l’espatrio, o amorevoli nelle vicissitudini familiari.

Sono sicuramente racconti, in entrambi i libri, che si leggono come bere una sorsata di acqua fresca… ma attenzione, dovrete fate come il giovane Gille Folkesson, che ha fatto voto di non bere mai l’acqua stregata di Kyrkviken. O no? A voi la sceta!
 
A presto




venerdì 27 marzo 2020

Letture con Marina #83 - Recensione del libro Cerchi Infiniti di Cees Nootebloom

Buongiorno lettori, come va? Oggi torna Marina con una recensione. Lo so che ha già recensito la settimana scorsa ma visto che aveva un'altra recensione pronta abbiamo deciso di inserirla questa settimana senza aspettare la prossima! Come vedete, il blog ha ripreso a pieno regime questa settimana. Vecremo come andrà la prossima ahahahhaha
Qui si naviga a vista!


E visto il periodo di chiusura estrema, tentiamo di evadere viaggiando… E dove potevamo andare, conoscendomi? Gran Bretagna e Giappone, naturalmente!


Titolo: Cerchi infiniti
Autore: Cees Nootebloom
Casa editrice: Iperborea, 2017
Traduzione: Laura Pignatti
Pagine:180
Trama: Certi viaggi hanno l'obiettivo segreto di «estraniarti dalle tue origini», «scardinarti l'esistenza»: «soltanto allora sei stato veramente via, così altrove da essere forse diventato un altro», scrive Cees Nooteboom, infaticabile esploratore di culture, riguardo al paese che conserva per lui un fascino unico: il Giappone. "Cerchi infiniti" raccoglie i suoi testi più illuminanti su quarant'anni di viaggi attraverso i paesaggi, le architetture, la poesia e la storia del Sol Levante. Dalle metropoli avveniristiche di Tokyo e Osaka alle antiche città imperiali di Kyoto e Nara, dalle incisioni di Hokusai e Hiroshige al teatro kabuki, il rapimento mistico e intellettuale dei giardini zen, quella coesistenza intrecciata di buddhismo e shintoismo nei templi e nei riti millenari che scandiscono ancora il calendario nelle campagne. Viaggi accompagnati dalle pagine di Kawabata, Mishima, Tanizaki, ma soprattutto dalle "Note del guanciale" di Sei Shonagon e dalla "Storia di Genji" di Murasaki Shikibu, il primo romanzo della storia, che ritrae il raffinamento estremo a cui giunse l'isolata corte di Heian nell'XI secolo. Con la sua capacità di cogliere le sfumature più sottili, accendere connessioni, stimolarci a vedere con altri occhi e a rapportare il particolare all'universale, Nooteboom ci immerge nell'esperienza della scoperta, della bellezza e della sfida che il Giappone continua a rappresentare per l'Occidente: possiamo arrivare a conoscere veramente una cultura così lontana da noi? Ma è proprio nel confronto con l'altro che il viaggio diventa una ricerca sul fondo comune della condizione umana, un pellegrinaggio interiore per interrogarsi su se stessi.




La casa editrice Iperborea ha pubblicato in Italia “ Cerchi infiniti. Viaggi in Giappone”, a cui va anche reso merito la scelta di stupende copertine. Questa in particolar modo, perché ci dà la possibilità di ricordare ancora una volta la piccola Sadako Sasaki, morta a 12 anni per una forma di leucemia contratta a causa della bomba atomica sganciata nel suo paese. Qui ritratto è il “Senbazuru” di Jessica Moon che, spiegano in Iperborea, è una risposta artistica al terremoto del 2011 e si ispira ad una leggenda giapponese per cui, se si piegano mille origami di gru (“orizuru”), si avvera un desiderio. E come non riportare alla memoria la tragica e commoventissima storia di questa bimba che nel 1954 tenta con ogni sforzo e grande passione, recuperando la carta dalle confezioni dei medicinali e da altre carte da imballaggio, di far avverare in tal modo il suo innocente e feroce diritto alla vita… La leggenda narra che riuscì a farli tutti e 1.000 prima di morire nell’Ottobre del 1955. Una versione invece vuole che morì avendone fatti “solo” 644. I restanti orizuru vennero fatti dai suoi amici e seppelliti insieme alla piccola. Nel 1958 fu collocata nel Parco del Memoriale della Pace una statua raffigurante Sadako mentre tende una gru d’oro verso il cielo. Ai piedi della statua, una targa: “Questo è il tuo pianto. La nostra preghiera. Pace nel mondo”. A memoria di tutti i bambini morti come lei e di tutti i bambini che ancora muoiono a causa di guerre e violenze.

Mi pareva imprescindibile parlare di Sadako, prima di parlarVi insieme a Cees Nooteboom del suo Paese.
RECENSIONE: