Buongiorno lettori, ci siamo, è di nuovo venerdì quindi torna Marina con una recensione
E dopo l’eccellente simil hard-boiled della scorsa settimana, complice l’estate ma anche Daniela, mi abbandono ad un giallo d’antan, di una casa editrice che fa delle copertine un primo punto di forza e che è stato portato alla mia attenzione dall’Associazione Culturale Thrillernord.
Autore: Isabel Ostrander
Casa editrice: Eizioni Le Assassine, 2019
Pagine: 266
Trama: Damon Gaunt è un detective cieco chiamato a indagare sulla morte di un
ricco uomo d'affari, molto in vista nell'alta società newyorkese. La
famiglia della vittima si rivolge a lui, infallibile nonostante la sua
menomazione, perché non ha fiducia nella polizia e teme che un'indagine
tirata troppo per le lunghe possa infangare il buon nome della famiglia.
L'intreccio è costellato di aringhe rosse, un espediente usato nei
gialli per depistare il lettore nella ricerca del colpevole. In questo
romanzo, che risale a oltre cent'anni fa, la cecità del detective è un
elemento centrale che permette di inscenare un paradosso: mostrare tutti
i risvolti del fatto delittuoso con gli occhi di chi non può vedere,
grazie all'affinamento degli altri sensi - tatto, udito e olfatto - e a
una perspicacia fuori dal comune.
RECENSIONE:

