Buongiorno lettori, ci siamo, oggi torna Marina con una recensione
Poesia e Prosa… Prosa o Poesia. Ma cosa ci facciamo in mezzo ai versi, se non perderci definitivamente e fors’anche rimanere ad occhi bassi, vergognosi di non capire. Eppure alle volte la poesia si fa prosa e ci viene incontro, imbrogliandoci, per farsi accorgere nuovamente poesia ed ammiccare al nostro titubante e riflessivo incedere di tra le pagine…
Autore: Patrizia Cavalli
Casa editrice: Einaudi, 2019
Pagine: 168
Trama: In queste pagine, troppo a lungo rimaste inedite per distrazione
editoriale dell'autrice, è scritta la storia morale parallela, a
rovescio, che ha accompagnato per decenni l'opera di uno dei maggiori
poeti contemporanei. Non propriamente narrativa né saggistica, o le due
cose insieme, la genialità analitica e visionaria, percettiva e
sintattica che qui sorprende il lettore non ha precedenti nella
letteratura italiana del Novecento, se non forse nella prosa di Roberto
Longhi, Elsa Morante, Goffredo Parise. Si tratta comunque più di
parziali affinità che di derivazione: perché in ogni suo capitolo,
ognuno a modo suo e con stile diverso, in frammenti autobiografici,
parabole aneddotiche, ritratti e microfilosofie dell'amore, dell'invidia
o dell'estasi sensoriale, "Con passi giapponesi" ubbidisce a un solo
comandamento: «Devo capire». Se la poesia, come ha detto qualcuno, è la
sola scienza possibile di quanto nella vita non si dà altra scienza,
queste prose di poeta rivelano capacità figurative, speculative e
satiriche che nei libri di versi erano comparse solo occasionalmente e
soprattutto in poemetti memorabili come La Guardiana, Aria pubblica, La
patria, La maestà barbarica. Fin dal primo testo che dà il titolo al
volume, chi legge si trova a contemplare un mondo comico-tragico,
labirintico fino alla vertigine, in cui entrano in scena passioni senza
esito e disperati, coattivi manierismi sociali in cui la vita si
dissangua fingendo se stessa." (Alfonso Berardinelli)
RECENSIONE: