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giovedì 27 gennaio 2022

Recensione #425 - Mio fratello rincorre i dinosauri di Giacomo Mazzariol

Buongiorno carissimi, oggi vi parlo di un libro che ho letto insieme a mio visto perché era da un po' che volevo leggerlo e lui lo ha avuto come compito di lettura delle vacanze di natale, così ne abbiamo approfittato per una lettura condivisa!

Si tratta di Mio fratello rincorre i dinosauri di Giacomo Mazzariol edito da Einaudi, pag. 176. 



Trama:
Hai cinque anni, due sorelle e desidereresti tanto un fratellino per fare con lui giochi da maschio. Una sera i tuoi genitori ti annunciano che lo avrai, e che sarà speciale. Tu sei felicissimo: speciale, per te, vuol dire «supereroe». Gli scegli pure il nome: Giovanni. Poi lui nasce, e a poco a poco capisci che sì, è diverso dagli altri, ma i superpoteri non li ha. Alla fine scopri la parola Down, e il tuo entusiasmo si trasforma in rifiuto, addirittura in vergogna. Dovrai attraversare l'adolescenza per accorgerti che la tua idea iniziale non era cosí sbagliata. Lasciarti travolgere dalla vitalità di Giovanni per concludere che forse, un supereroe, lui lo è davvero. E che in ogni caso è il tuo migliore amico.




Un'esperienza bellissima quella di leggere un libro insieme al proprio figlio, e raccontarsi impressioni, sensazioni, soprattutto quando il messaggio della lettura è così importante.

martedì 21 settembre 2021

5 blogger per un autore #5: Christian Frascella - Recensione #407 - Fa troppo freddo per morire

 


Buongiorno lettori, il tempo vola e, anche se sembra passato pochissimo da quando ci siamo ritrovati qui l'ultima volta per questa rubrica, sono già passati due mesi e siamo giunti alla quinta puntata della rubrica 5 blogger per un autore in collaborazione con Ombre di carta, Desperate Bookswife, La lettrice sulle nuvole, e Librintavola. In cosa cosiste? Ogni due mesi leggeremo tutte un libro di uno stesso autore; un modo per ampliare i nostri orizzonti letterari e approcciarci tutte insieme ad autori che magari non avremmo considerato. Dopo gennaio dedicato a John Niven - recensione qui - marzo dedicato ad Antonio Lanzetta - recensione qui - maggio dedicato a Rebecca Quasi - recensione qui -  luglio dedicato a Donato Carrisi - recensione qui - questo mese abbiamo scelto Christian Frascella ed il libro da me scelto è Fa troppo freddo per morire, edito da Einaudi, pag. 328. 


Trama:
Come può essere un quartiere di Torino che si chiama Barriera di Milano? Un avamposto verso il resto del mondo. Infatti, da roccaforte operaia si è trasformato in una babele multietnica. È qui, in una lavanderia a gettoni gestita da un magrebino, che Contrera riceve i suoi clienti. Accanto a un piccolo frigo pieno di birre che provvede a svuotare sistematicamente. I suoi quarant'anni li ha trascorsi quasi tutti per quelle strade. Faceva il poliziotto ma si è fatto cacciare per una brutta storia di droga, ora fa l'investigatore privato senza ufficio ma non senza fantasia. Ha una Panda Young da un quinto di secolo: e quello è «il rapporto più duraturo che abbia mai avuto nella vita». La sua ex moglie lo detesta e la figlia adolescente si rifiuta di rivolgergli la parola. Ad amarlo restano giusto la sorella e i due nipoti, divertiti dalla sua eccentricità. Quando Mohamed, il proprietario della lavanderia, gli chiede di aiutare un ragazzo che si è indebitato con una banda di albanesi, Contrera non può certo tirarsi indietro. Ma come in ogni poliziesco che si rispetti, le cose sono molto più complicate di quanto sembri a prima vista: e quando salta fuori il primo cadavere, Contrera capisce di essersi ficcato in un pasticcio nel quale finirà per rischiare non solo la pelle.

Cinque anni fa ho avuto il mio primo incontro con questo autore. Grazie ad una proposta della casa editrice avevo letto Brucio, un romanzo che mi aveva particolarmente affascinato. Quando abbiamo deciso di realizzare questa rubrica ho proposto questo autore perchè da allor avevo la curiosità di leggere altro e questa mi sembrava una buona occasione.
Ho scelto Fa troppo freddo per morire, la prima indagine di Contrera, un ex poliziotto, cacciato dalla polizia per droga e molto altro che si ritrova a fare l'investigatore privato a Barriera di Torino, una zona multietnica e piena di micro e macro criminalità.

lunedì 28 giugno 2021

Recensione #398 - Zazie nel Metrò di Raymond Queneau

Buongiorno lettori, fine mese si avvicina ed è tempo di recuperare parte delle recensioni arretrate. Oggi vi parlo di  Zazie nel Metrò di Raymond Queneau, edito da Einaudi, pag. 194.

Per prim cosa mi scuso per la foto un po' fai da te, ma ho restituito il libro cartaceo a chi me lo ha prestato, prima di fare la foto. Quando dico che la vecchiaia avanza...



Trama:
 Zazie, una ragazzina ribelle e insolente, arriva nella Parigi degli anni '50 dalla provincia. Il suo sogno è vedere il metró; ma se uno sciopero glielo impedisce, nessuno può trattenerla dal salire su quella giostra vorticosa che per lei diviene Parigi. Fugge disinvolta dall'olezzo dello zio, ballerino travestito, per incontrare, grazie alla sua vitalità straripante, una galleria eterogenea di personaggi: un conducente di taxi, diabolici flic, la dolce Marceline, una vedova consolabile, un calzolaio malinconico e un querulo pappagallo.


Se mi seguite, lo sapete, amo organizzare sfide di lettura ma amo anche parteciparvi e quest'anno con Baba Desperate Bookswife, e Ombretta Ombre di carta oltre ad averla organizzato abbiamo deciso di parteciparvi, divise in squadre con le nostre ciurme.
Come mai ho letto questo libro? Perché questo mese per la sfida mi serviva un autore il cui cognome cominciasse con la Q e siccome mi veniva in mente solo Rebecca Quasi, che non avevo voglia di leggere, mi è stato consigliato questo e mi è sembrato che potesse fare al caso mio.
Per carità, il suo dovere lo ha fatto, ho letto un libro con autore con la Q quindi potrò tranquillamente finire il mese in bellezza con le mie recensioni ma per il resto devo dire che non è stata una grande esperienza.

venerdì 7 maggio 2021

Letture con Marina #133 - Recensione di Nessuna scuola mi consola di Chiara Valerio

Buongiorno lettori, è di nuovo venerdì e torna Marina con la sua recensione.


Come una ragazzina, che non sono più da molto, a Settembre 2019 durante il Festival letterario Pordenonelegge vedo ed ascolto per la prima volta Chiara Valerio. Il tema era la mia omonima Marina, la poetessa Cvetaeva (e la sua Sonecka). E la stupenda Valerio presentava la meravigliosa Serena Vitale. Non c’è altro da dire, se non che ogni tanto riascolto l’incontro e al contempo mi centellino gli scritti della Sig.ra Valerio come fossero un buon vino d’annata. Una passione…



Ti
tolo: Nessuna scuola mi consola
Autore: Chiara Valerio
Casa editrice: Einaudi, 2021
Pagine: 120
Trama: Il caotico mondo della scuola visto attraverso lo sguardo di un'insegnante precaria, una Don Chisciotte che non si fa abbattere da burocrazie arrugginite e colleghi demotivati ma prova a cambiare prospettiva per denunciare e allo stesso tempo difendere un'istituzione bistrattata e abbandonata a sé stessa. Ad Alessandra Faggi, professoressa precaria di Matematica, sezioni B e L, non piace affatto la fredda burocrazia scolastica. E per questo, dopo aver scritto dettagliatamente l'incipit dei verbali dei suoi consigli di classe, passa a raccontare di sé, la storia della sua prima macchina, la sua prima sigaretta sulla spiaggia, o «come far fuori questo o quel singolo studente». Lo fa per divertirsi, ma anche per rendere più umane e migliori le ore in classe. E alcuni professori, inaspettatamente, parteggiano per lei e per la scuola che vorrebbe. Cinque di loro, smarriti e spavaldi, si fanno addirittura coinvolgere in un gruppo di ascolto notturno, con tanto di candele a dare un tocco satanico. Per discutere, sfogarsi, sopravvivere, ingaggiando una lotta, silenziosa ma non troppo, alle montagne di scartoffie, alle supplenze indesiderate, ai genitori aggressivi, ai collegi dei docenti interminabili, alle comunicazioni del preside. Con una scrittura divertita e divertente, Chiara Valerio ha scritto un romanzo sovversivo e spietato, che ci consegna un ordine ideale raggiungibile solo con un patto: «Mai più dare del professore a chicchessia. Professore è chi ci riesce».
 
RECENSIONE:   


E’ pressochè impossibile parlare della scuola e non infervorarsi, stando da una parte o dall’altra della barricata. Perché purtroppo con la scuola è così. La vivi inizialmente come studente. Poi diventi genitore. Oppure da studente diventi insegnante. Da un lato la consapevolezza di una missione, quasi, della responsabilità di menti giovani da plasmare con il sapere. Dall’altra il dubbio che pagare molto di più un insegnante, che mediamente è occupato la metà dell’orario lavorativo medio settimanale di un impiegato ad esempio, è un’offesa al lavoro pesante di certe categorie di lavoratori. Considerato come si percepisce il “rendimento” di alcuni, parecchi insegnanti, poi… Ma allora non sarebbe meglio importare il modello americano? Un professionista che per qualche anno insegna, e poi passa nuovamente alla propria professione, lasciando il posto di insegnante ad un altro professionista, tra le altre cose anche ancorato alla realtà, che insegna per un altro paio d’anni e via di seguito. Anche per fare in modo che la ripetitività non nuocia all’entusiasmo dell’insegnante e non lo trasformi in bradipo lobotomizzato. Senza offesa. Approposito: ma anche qui in Italia ci sono ingegneri che ad esempio insegnano matematica e fisica, ed al contempo fatturano come liberi professionisti. Alt!, ferma tutto. Qui ci inoltriamo in un dibattito senza fine. Un campo minato.

E allora ritorniamo al breve romanzo di Chiara Valerio, che si fa leggere perché divertente, intelligente, ironico e dissacrante, ma non incattivito, anzi quasi affettuoso, in quel suo portare a galla i tanti problemi e l’esperienza della professoressa Faggi, trentenne precaria, che confessa candidamente che il primo collegio docenti è come il primo bacio, che devi aver vissuto per poterne parlare.

E’ una professoressa un po’ sui generis, questa Alessandra Faggi, precaria ma non mercenaria. Una professoressa come avremmo voluto avere durante la ns vita studentesca. Una professoressa giovane e che nel suo voler cambiare dal di dentro almeno l’istituto scolastico presso il quale presta servizio, è disposta ad organizzare riunioni notturne segrete, un po’ come fosse un incontro di carbonari. Nelle intenzioni, un gruppo clandestino ed irriducibile, che si troverà a scuola di notte e a lume di candela per discutere, non soccombere alla torpidezza e microcefalia di certi colleghi e del Preside, e perché no, per gestire le scartoffie, come ad esempio i verbali, e trattarli come fossero dei racconti con traccia a piacere, nei quali magari ipotizzare l’omicidio di questo o quello studente, o rimembrare qualche episodio particolarmente importante della propria vita. . E visto che all’inizio nessuno dei suoi stimati colleghi si fa irretire dal fascino di questa proposta, la Faggi ad un certo punto maschera l’invito e lo trasforma in un’allettante proposta di incontro per un rave party. E per il nuovo ed intrigante invito, in quella serata si fanno avanti un manipolo di altri quattro professori, ciascuno con le proprie fisse ed idiosincrasie: la Cinzia, la Speranza, il Poletti e la Grignaffini.

L’avventura dura l’arco di un anno scolastico ed è veramente esilarante, a tratti a voler leggere tra le righe anche spietata e demotivante per il mondo che racconta. Ma poi ci sono risalite di buona volontà personale e di positività che ci fan ben sperare. Nonostante la burocrazia e la procedura de-responsabilizzante di questo enorme organismo statale.

Questo libro, riedito recentemente da Einaudi – chissà?, mi chiedo, forse per il periodo Covid che stiamo vivendo, con enormi e pubblicizzati problemi nel mondo scuola e quindi proprio per questo “di moda”? - ha una postfazione dell’ autrice molto interessante in alcuni spunti che la stessa mette in evidenza. E noi non possiamo che riflettere anche sul fatto che questo libro è stato pubblicato nel 2009, ben 12 anni fa, e che da allora non è cambiato assolutamente nulla!

Chiudo con una delle tante frasi di Chiara Valerio, di cui mi sono innamorata, e che racchiude tutto un mondo: “Nessuna scuola mi consola, procede come un ossimoro, racconta un mondo di bellezza, possibilità, conoscenza incastrato e frenato dalla ripetitività, dalla presenza invadente dei genitori, dalle inadeguate competenze umane o culturali di chi insegna, dalla costrizione, percepita o reale, di chi impara”.

Non resta che leggere e lasciarsi irretire, tra un sorriso a denti stretti, una risatina ed un corrugarsi di sopracciglia, dai mille interrogativi che vengono stimolati. Per non ritrovarci anche noi ad essere considerati dei “teneri cani di Pavlov”.


A presto




 

mercoledì 31 marzo 2021

Recensione #388 - Io e te di Niccolò Ammaniti

Buongiorno lettori, fine mese, le sfide si fanno calde, quindo torno oggi con una nuova recensione. Quella di Io e te, di Niccolò Ammaniti, edito da Einaudi, pag. 116.


Trama:
Barricato in cantina per trascorrere di nascosto da tutti la sua settimana bianca, Lorenzo, un quattordicenne introverso e un po' nevrotico, si prepara a vivere il suo sogno solipsistico di felicità: niente conflitti, niente fastidiosi compagni di scuola, niente commedie e finzioni. Il mondo con le sue regole incomprensibili fuori della porta e lui stravaccato su un divano, circondato di Coca-Cola, scatolette di tonno e romanzi horror. Sarà Olivia, che piomba all'improvviso nel bunker con la sua ruvida e cagionevole vitalità, a far varcare a Lorenzo la linea d'ombra, a fargli gettare la maschera di adolescente difficile e accettare il gioco caotico della vita là fuori. Con questo racconto di formazione Ammaniti aggiunge un nuovo, lancinante scorcio a quel paesaggio dell'adolescenza di cui è impareggiabile ritrattista. E ci dà con Olivia una figura femminile di fugace e struggente bellezza.

 
Ho letto questo libro per caso, cercavo qualcosa che potesse essere utile alla challenge che organizzo e a cui partecipo. Avevo un solo giorno per leggere quindi mi serviva qualcosa di breve ma che potesse rapire (perché mica è detto che i libri brevi siano veloci!).
Ho trovato questo libro e mi ci sono buttata a capofitto. Adoro Ammaniti da sempre, i suoi libri riesco a leggerli in pochissimo tempo perché le sue storie mi coinvolgono totalmente, da sempre! So che molti invece lo detestano e questo aspetto della lettura mi affascina sempre.
Ma torniamo al romanzo.

giovedì 21 gennaio 2021

5 blogger per un autore #1: John Niven. Recensione #381 - Le solite sospette


Buongiorno lettori, eccoci qua con una nuova rubrica, in collaborazione con Ombre di carta, Desperate Bookswife, La lettrice sulle nuvole, Librintavola. Ogni due mesi leggeremo tutte un libro di uno stesso autore; un modo per ampliare i nostri orizzonti letterari e approcciarci tutte insieme ad autori che magari non avremmo considerato. L'autore prescelto per il mese di gennaio è John Niven ed il libro da me scelto è Le insolite sospette edito da Einaudi, pag. 346.


Trama:
Quando Susan - a causa dei vizi nascosti del marito - si ritrova vedova e con la casa pignorata, insieme ad alcune amiche decide di compiere una rapina. Contro ogni probabilità, il colpo va a buon fine, e alle «cattive ragazze» non resta che raggiungere la Costa Azzurra, riciclare il denaro e sparire. Nulla che possa spaventarle, dopo tutto hanno piú di un motivo per riuscire nella loro impresa: andare in crociera e fuggire il brodino dell'ospizio.
 
Adoro John Niven e sono stata felicissima che la scelta di questo mese sia ricaduta su di lui. Possedevo questo volume sin dalla sua uscita quindi la scelta è stata semplice, visto che i libri precedenti li ho già letti e invece non possiedo ancora gli ultimi pubblicati. Sicuramente se cercate qualcosa con cui alleggerirvi le giornate e ridere di gusto questo libro fa al caso vostro.
 

venerdì 8 gennaio 2021

Letture con Marina #114 - Recensione di Tokyo tutto l'anno di Laura Imai Messina

Buongiorno lettori, siamo nel 2021, è di nuovo venerdì quindi tornano le buone abitudini e vi lascio con Marina.


Non posso nascondere di aver iniziato l’anno 2021 con un libro particolare che mi ha permesso di fare ciò che di solito non faccio, ma che incuriosisce sempre molto: l’oroscopo! Ma in vece dell’oroscopo, visto l’anno particolare appena trascorso che non ha fatto sconti nemmeno agli affetti della mia famiglia, ho letto un libro che mi desse modo, in un certo senso, di vaticinare il mio prossimo futuro, tuffandomi subito nel mese di Gennaio appena iniziato per il Capo dell’Anno, nel mese del mio compleanno per ovvia curiosità ed ancora nel lontano ultimo mese dell’anno, Dicembre.


Ti
tolo: Tokyo tutto l'anno
Autore: Laura Imai Messina
Casa editrice: Einaudi, 2020
Illustrazioni: 
Igort
Pagine: 286
 
Trama: Mai come nella Lettera al padre, scritta nel novembre del 1919, affidata alla madre senza tuttavia giungere al destinatario, Kafka ci ha dato un ritratto così lucido di sé. E molti dei motivi che vengono toccati in questa confessione anche spietata - primo fra tutti quello di "un immenso senso di colpa" - non possono che ricordare i suoi personaggi più famosi. Quello che qui viene messo in scena è un vero e proprio conflitto. Figura che incarna un'autorità assoluta, che "ha l'aspetto enigmatico dei tiranni, la cui legge si fonda sulla loro persona, non sul pensiero"; agli occhi di Kafka il padre appare come il tipico rappresentante di un mondo da cui egli invece si sente escluso: pratico, utilitaristico, ben lontano dalle sue aspirazioni. Così, in pagine di forte impatto emotivo, Kafka svela la sua natura di "figlio disederato" e proscritto, non compreso nella vocazione di scrittore, inquieto e in cerca di conferme quanto il suo avversario ostenta sicurezza. Nel saggio posto in appendice Georges Bataille indaga in modo provocatorio sui momenti di questa contesa. L'esperienza di Kafka diventa anche occasione per interrogarsi sul senso ultimo della letteratura. Forse nessun altro scrittore ha saputo mostrare come quel senso sia tutt'uno con la vita stessa.
 

 
RECENSIONE: 

Dopo aver a lungo atteso questo nuovo 2021 che ci traghettasse al di là di questo inconsueto anno bisestile, in mancanza del calore fisico degli amici e dei familiari, dei loro abbracci ed infine anche delle lanterne da far sollevare verso il cielo nero della notte dicembrina, ricolme dei nostri desideri inespressi, dopo aver sublimato tutto questo nell’abbraccio al mio piccolo e strettissimo nucleo familiare, ho veicolato questo mio vuoto, come in una sorta di transfert, in un libro. Che non è un romanzo in senso stretto, ma che è a metà strada tra una guida del cuore ed un racconto dall’ampio respiro, che ci consente di viaggiare attraverso i tempi e racconta di un Paese lontano, nella città di Tokyo in particolare, dove cultura, tradizioni, lingua ed abitudini, oltre alle caratteristiche psico-fisico-sociali, sono così diverse dalle nostre. E guarda che coincidenza!, Gennaio è proprio il “Mese degli Affetti”.
A tal proposito, proprio nel mese di Gennaio, c’è una vicenda che l’autrice porta alla ns attenzione, che mi dà il là per accennare al modo di scrivere dell’autrice, che si è uniformato in modo amorevole alla cifra stilistica degli autori asiatici, ed in particolare mi riferisco alla poeticità ed ieraticità degli scritti nipponici. La vicenda narra di una ragazzina innamorata che tenta di appiccare il fuoco per incontrare nuovamente l’uomo di cui si era invaghita, salvo che per simili crimini al tempo era prevista la pena capitale, dato che le città erano costruite con il legno e la popolazione era terrorizzata dalla possibilità degli incendi. Nonostante il tema tragico dell’episodio, lo stesso ci viene narrato senza toni melodrammatici, tanto che scivola via senza grandi patemi d’animo nonostante la violenza insita in tutto il racconto. E la stessa cosa avviene nelle poche anche se potenti note negative che nell’arco della guida simil-letteraria la scrittrice ci racconta. Solitudine e relazioni fuggevoli, straniamento, bullismo… Eppure, anche in questi casi è più la riflessione su questi temi che viene stimolata, piuttosto che il sensazionalismo.

E approposito poi della guida letteraria, rammento che in una presentazione fiume (lo scorso settembre, sul canale FB Giappone Mon Amour e su IG), l’autrice con un sorriso disse che all’inizio ci fu un fraintendimento (a suo dire da considerare sempre positivo) con l’editore in merito al libro, che era stato definito guida letteraria, per cui l’autrice aveva iniziato una sorta di inseguimento di autori attraverso la città. In questo caso positivo sicuramente, perché ha arricchito il lavoro. Tanto che anche la parte di “eliminazione” è stato pesante, per evitare che il libro si appesantisse. Di qui, con felicità dell’autrice, la scelta di alcune parole in grassetto, pensate proprio dalla casa editrice per focalizzare l’attenzione dei lettori. E che hanno veicolato l’idea base di questa autrice, che è anche insegnante, che il libro non debba essere una guida o una spiegazione di tutto, ma lo spunto di partenza per far sì che un lettore possa scegliere ciò che gli piace o lo titilla, per un successivo approfondimento, dovuto a necessità se usa il libro come guida, oppure a semplice curiosità.. Perché il mantra di Laura Imai Messina è: “quando vuoi fare qualcosa, falla!”, con specifico riferimento alla disciplina, in particolare per lo studio e la conseguente meraviglia, come approccio alla studio e alla vita stessa, per citare le esatte parole della scrittrice. E a testimonianza delle parole, questo libro è una sorta di guida a 360°, non sterile, che invoglia grandemente il lettore a fare tanto uso di Internet per cercare i luoghi, gli edifici, le particolarità che l’autrice descrive, per vivere quasi in prima persona le passeggiate, le ricorrenze, i luoghi, i vicoli e la fila di negozietti a cielo aperto che ci vengono raccontati con il cuore in mano.

Del resto, tutto il libro è pervaso da un amorevole poetica, che io definisco di stile nipponico, se me lo permettete, che fa sembrare Tokyo/il Giappone un luogo desiderabile non solo da visitare, ma in cui vivere, nonostante la città non sia evidentemente esente da pecche (forse la sovra-popolazione in primis, ma allora Tokyo non sarebbe più così particolare, probabilmente) , che però è raccontata in forma così ispirata e suggestiva che passa l’idea bellissima di una dichiarazione d’amore di Laura Messina al suo Paese d’adozione. E non poteva che essere così, viste la meraviglia e la dedizione con cui ne parla: un innamoramento in più fasi, considerato quanto la megalopoli sia stratificata. E anzi, l’autrice paragona Tokyo proprio ad un frutto particolare, dalla buccia dura e dall’interno diviso a blocchi in tanti piccoli gioielli color rubino, la melagrana.

Rischio di dilungarmi più dell’autrice, che dalla sua ha l’intelligente abitudine di non andare completamente a braccio, parlando molto e talvolta perdendosi simpaticamente, ma di segnare parole chiave nel suo bujo. Però ci tenevo almeno a parlarvi di un paio di cose. In primis il mese del mio compleanno, Giugno, Minazuki, il “mese senza acqua”, caratterizzato da un caldo intenso. Altri significati attribuiti a questo mese che mi sono piaciuti sono “il mese dell’attesa del vento”, il mese delle ali di cicala” e i caratteri che significano “fresco e oscurarsi” e i “tuoni” che risuonano nelle sere di inizio estate. Non citerò di proposito l’arcinoto periodo in cui ammirare i sakura: superbo argomento, tanto per tornare al senso di meraviglia citato dall’autrice, ma veramente, in questo caso se siete curiosi, vale la pena di andare personalmente a curiosare. Un manufatto invece sul quale ho voluto soffermarmi, per curiosità e perché non lo conoscevo, è il così detto “Occhio di Shinjuku” c/o la Stazione di Shinjuku appunto, che è un’opera d’arte del 1969 di Yoshiko Miyashita e cha ha la particolarità che il grande occhio è in continuo movimento grazie ad alcuni pannelli rotanti che danno un effetto alquanto ipnotico. E ancora la porta Kaminarimon, che segna l’inizio di una delle più vecchie strade della città - strada lunga 250mt - la Nakamise-dori, uno dei luoghi preferiti dai turisti a caccia di souvenir e oggetti antichi e cioè un mercato a cielo aperto che risale al 1500. E da ultimo, come chicca, la “lanterna del tuono” Kaminarimon, che Vi invito ad andare a vedere! All’interno del libro, una strizzatina d’occhio a tutta una serie di artisti di manga, di anime e di film, oltre a scrittori giapponesi e stranieri.
Ultimo appunto riguarda l’idea di far porre domande per bocca di Sosuke, il piccolo figlio maggiore dell’autrice – per permettere la spiegazione di alcune parti del libro. Del resto, come avevamo già detto, questa non è una guida sterile, proprio perché al suo interno sono innestati ricordi, pezzetti di vita dell’autrice e della sua famiglia.

E non potremmo definirla se non una guida del cuore quindi, che aiuta gli appassionati estimatori ed amanti del Paese del Sol Levante, siano essi turisti di fatto o di fantasia, a conoscere meglio il Giappone e Tokyo in particolare. Non più con gli occhi iniziali di una turista residente, come si era definita l’autrice stessa all’inizio della sua avventura nella Terra del Sol Levante, ma di una scrittrice che dedica ai suoi lettori un libro a “cielo aperto”, una puntata di un appuntamento in divenire che gli estimatori non mancheranno di appuntare.
Perché se è vero che la distanza tra sé ed il sogno è composta anche di meraviglia e che il figlio della scrittrice sottolinea con innocente verità l’ossessione della madre europea per le date e le ricorrenze tradizionali straniere che ha fatto sue, è anche vero che in questo modo le tradizioni si fanno storia personale, ricordo e quindi futuro memento familiare. E detto nella ns attuale società, se Vi prendete il tempo di rifletterci un poco – credetemi, non è poco!


A presto, sperando in un anno migliore,




lunedì 23 novembre 2020

Recensione #378 - L'architettrice di Melania G. Mazzucco

Buongiorno carissimi, buon lunedì. Passato bene il weekend? Io, in perfetto mood zona rossa, mi sono goduta due giorni in famiglia fatti di libri, di torte fatte in casa, di sorrisi e di lentezza, cercando di trovare il meglio da questo periodo che ci sta mettendo a dura prova. Voi cosa avete fatto? Oggi vi parlo di un libro che ccredo rimarrà tra i miei preferiti dell'anno. Si tratta di L'architettrice di Melania G. Mazzucco edito da Einaudi, pag. 568.

Trama: Giovanni Briccio è un genio plebeo, osteggiato dai letterati e ignorato dalla corte:
materassaio, pittore di poca fama, musicista, popolare commediografo, attore e poeta. Bizzarro cane randagio in un'epoca in cui è necessario avere un padrone, Briccio educa la figlia alla pittura, e la lancia nel mondo dell'arte come fanciulla prodigio, imponendole il destino della verginità. Plautilla però, donna e di umili origini, fatica a emergere nell'ambiente degli artisti romani, dominato da Bernini e Pietro da Cortona. L'incontro con Elpidio Benedetti, aspirante scrittore prescelto dal cardinal Barberini come segretario di Mazzarino, finirà per cambiarle la vita. Con la complicità di questo insolito compagno di viaggio, diventerà molto più di ciò che il padre aveva osato immaginare. Melania Mazzucco torna al romanzo storico, alla passione per l'arte e i suoi interpreti. Mentre racconta fasti, intrighi, violenze e miserie della Roma dei papi, e il fervore di un secolo insieme bigotto e libertino, ci regala il ritratto di una straordinaria donna del Seicento, abilissima a non far parlare di sé e a celare audacia e sogni per poter realizzare l'impresa in grado di riscattare una vita intera: la costruzione di una originale villa di delizie sul colle che domina Roma, disegnata, progettata ed eseguita da lei, Plautilla, la prima architettrice della storia moderna.
 
 
Ho letto diversi libri di questa autrice, alcuni assolutamente adorati, uno totalmente detestato, ma mai l'avevo letta in veste di scrittrice di romanzi storice e, che dire? Tanto di cappello perchè è una veste che le calza a pennello.

venerdì 10 luglio 2020

Letture con Marina #97 - Recensione di Con passi giapponesi di Patrizia Cavalli

Buongiorno lettori, ci siamo, oggi torna Marina con una recensione
Poesia e Prosa… Prosa o Poesia. Ma cosa ci facciamo in mezzo ai versi, se non perderci definitivamente e fors’anche rimanere ad occhi bassi, vergognosi di non capire. Eppure alle volte la poesia si fa prosa e ci viene incontro, imbrogliandoci, per farsi accorgere nuovamente poesia ed ammiccare al nostro titubante e riflessivo incedere di tra le pagine…
Titolo: Con passi giapponesi
Autore: Patrizia Cavalli
Casa editrice: Einaudi, 2019
Pagine: 168
Trama: In queste pagine, troppo a lungo rimaste inedite per distrazione editoriale dell'autrice, è scritta la storia morale parallela, a rovescio, che ha accompagnato per decenni l'opera di uno dei maggiori poeti contemporanei. Non propriamente narrativa né saggistica, o le due cose insieme, la genialità analitica e visionaria, percettiva e sintattica che qui sorprende il lettore non ha precedenti nella letteratura italiana del Novecento, se non forse nella prosa di Roberto Longhi, Elsa Morante, Goffredo Parise. Si tratta comunque più di parziali affinità che di derivazione: perché in ogni suo capitolo, ognuno a modo suo e con stile diverso, in frammenti autobiografici, parabole aneddotiche, ritratti e microfilosofie dell'amore, dell'invidia o dell'estasi sensoriale, "Con passi giapponesi" ubbidisce a un solo comandamento: «Devo capire». Se la poesia, come ha detto qualcuno, è la sola scienza possibile di quanto nella vita non si dà altra scienza, queste prose di poeta rivelano capacità figurative, speculative e satiriche che nei libri di versi erano comparse solo occasionalmente e soprattutto in poemetti memorabili come La Guardiana, Aria pubblica, La patria, La maestà barbarica. Fin dal primo testo che dà il titolo al volume, chi legge si trova a contemplare un mondo comico-tragico, labirintico fino alla vertigine, in cui entrano in scena passioni senza esito e disperati, coattivi manierismi sociali in cui la vita si dissangua fingendo se stessa." (Alfonso Berardinelli)

 



RECENSIONE:

venerdì 10 aprile 2020

Letture con Marina #85 - Recensione de Il vento nei salici di Kenneth Grahame

Buongiorno lettori, come va? dite nuovamente ciao a Marina che in questo periodo di pandemia - a differenza della sottoscritta - ci sta dando dentro con la lettura e quindi con le recensioni!
Immersi nel Venerdì Santo, forse ci sarebbe stato meglio un coniglio. Ma si sa, gli inglesi sono sempre originali…

"Il vento tra i salici, o Il vento nei salici (The Wind in the Willows), è un classico della letteratura per l'infanzia scritto da Kenneth Grahame, pubblicato per la prima volta nel 1908. La sua trama è incentrata su animali antropomorfi che rappresentano la società rurale inglese dell'epoca. Il romanzo è notevole per la sua mistura di misticismo, avventura, moralismo e cameratismo"  (da Wikipedia).


Titolo: Il vento nei salici (The wind in the willows)
Autore: Kenneth Grahame
Casa editrice: Eianudi, 2007
Traduzione: Beppe Fenoglio
Illustrazioni: Ernest H. Shepard
Pagine:222
Trama: Sulla riva del fiume il Topo, la Talpa, il Rospo e il Tasso sono buoni amici e vivono in serenità; ma sentono che devono abbandonare quella vita tranquilla e iniziare a vivere le straordinarie avventure del Gran Mondo, narrate in questo che è uno dei libri più letti dai bambini inglesi e dai loro genitori. Quando, all'inizio del secolo, Kenneth Grahame, segretario della Banca d'Inghilterra, era costretto ad allontanarsi da Londra per lavoro, scriveva ogni giorno al figlio una lettera con il racconto delle incredibili avventure di un Rospo snob e capriccioso, ma anche simpatico e generoso, di una Talpa e di un Topo d'acqua, prototipi del casalingo tranquillo, e di un Tasso vecchio e saggio, ricco di esperienza. Rielaborata, questa storia, quasi un inno alla libera vita della natura incontaminata, divenne "Il vento nei salici", un racconto che si è affermato come uno dei classici della letteratura inglese per ragazzi. Età di lettura: da 11 anni.





RECENSIONE:

venerdì 3 aprile 2020

Letture con Marina #84 - Recensione del libro Chesil Beach di McEwan

Buongiorno lettori, come va? Oggi torna Marina con una recensione. Lo so che ha già recensito la settimana scorsa ma visto che aveva un'altra recensione pronta abbiamo deciso di inserirla questa settimana senza aspettare la prossima! Come vedete, il blog ha ripreso a pieno regime questa settimana. Vecremo come andrà la prossima ahahahhaha
Qui si naviga a vista!
Continuando il periodo di sicurezza a casa, dopo avervi trascinati con me in Giappone, è il momento di trasferirci sulla costa a sud-ovest della Gran Bretagna e più precisamente sulla spiaggia di Chesil Beach, titolo proprio del romanzo che andremo a leggere. Romanzo cartaceo di McEwan acquistato diversi anni fa e che ho ri-acquistato anche in e-book quando è uscito il film tratto da questo romanzo, dimenticandomi di avere già il cartaceo. Tant’è, la memoria.

Per inciso, il film, uscito nel 2017 e portato in Italia con il titolo “Chesil Beach - Il segreto di una notte” è stato reso come un dramma sull'incomprensione, un dialogo tra sordi e le sue brutali conseguenze. Con Saoirse Ronan, Billy Howle, Anne-Marie Duff, Lionel Mayhew, Emily Watson.

Titolo: Chesil Beach
Autore: McEwan
Casa editrice: Eianudi, 2015
Traduzione: Susanna Basso
Pagine:136
Trama: In Inghilterra, secondo Philip Larkin, "i rapporti sessuali incominciarono nel millenovecentosessantatre", "tra la fine del bando a "Lady Chatterley" e il primo ellepi dei Beatles". La giovane coppia protagonista del nuovo romanzo di lan McEwan patisce invece gli ultimi fuochi di un clima diffuso di repressione sessuale. La prima notte di nozze, e prima esperienza sessuale per entrambi, scocca infatti alla vigilia di quell'"annus mirabilis". Tutto avviene in appena due ore, in un antiquato hotel vicino alla celebre spiaggia di ciottoli di Chesil Beach. I due sposi stanno cenando in camera, ma già pensano a quello che accadrà più tardi. Edward è un ragazzo di provincia laureato in storia, indeciso se continuare la carriera accademica o lavorare nell'azienda del padre della sposa. Finalmente farà l'amore con Florence: è piuttosto nervoso e sa, per sentito dire, che deve cercare di controllarsi per non concludere troppo in fretta. Florence prova una profonda repulsione per il sesso, un misto di opprimente solitudine e vergogna; ma è ben attenta a mantenere le apparenze di un matrimonio felice e perfetto, ansiosa di non deludere Edward. Ma quello che succederà di lì a poco segnerà per sempre il destino di entrambi.





RECENSIONE:

venerdì 6 marzo 2020

Letture con Marina #81 - Recensione de Il cuore non si vede di Chiara Valerio

Buongiorno lettori, è venerdì e come un orologio svizzero torna Marina con una nuova recensione.
Lo scorso Settembre 2019, in occasione del Festival Letterario Pordenonelegge 2019, ho avuto modo di ascoltare Chiara Valerio, che presentava la grande interprete di scrittori e scrittrici / poeti e poetesse russe, Serena Vitale, Professore di letteratura russa e ceca che ha insegnato in vari atenei italiani, oltre a vincere diversi premi di grande rilievo per il suo lavoro di traduttrice. Ma di lei e di Sonecka Vi parlerò in un’altra occasione. Oggi Vi voglio svelare e parlare della fanciullesca, curiosa e colta Chiara Valerio.
Titolo: Il cuore non si vede
Autore:  Chiara Valerio
Casa editrice: Einaudi, 2019
Pagine:160
Sinossi: Andrea Dileva, quarantenne, studioso, curioso, professore di greco, si sveglia un giorno senza il cuore. Laura vive con lui, è abituata alle sue mancanze, ma questa proprio non se l'aspettava. Carla in teoria sarebbe la sua amante, ma a casa ha un cane, un bimbo, un marito, e poi con il corpo di Andrea ha sempre avuto un rapporto difficile, in fin dei conti le va bene anche cosí. Forse Simone avrebbe la fantasia per capire com'è che l'amico di mamma sta perdendo i pezzi, d'altronde è stato proprio lui a raccontargli storie di leviatani giganti e donne con la coda di pesce. Ma Simone ha otto anni e nessuno ha chiesto il suo parere. Andrea cerca dappertutto una storia che assomigli alla sua, senza trovarla: eppure era convinto che la mitologia fosse l'archetipo di ogni cosa. Certo, se l'umanità intera ha il terrore di morire, deve prendere atto che per lui è diventato impossibile. Come può smettere di battere un cuore che non c'è piú.




RECENSIONE:

mercoledì 12 febbraio 2020

Recensione #342 - Le ricette della signora Tokue di Durian Sukegawa

Buongiorno carissimi, siamo già a metà settimana ed io riesco finalmente a lasciarvi il mio pensiero su un libro letto la scorsa settimana che mi ha conquistata! Si tratta de Le ricette della signora Tokue, l'ultimo libro di Durian Sukegawa edito da Einaudi, pag. 184.

Sinossi: Sentaro è un uomo di mezza età, ombroso e solitario. Pasticciere senza vocazione, è costretto a lavorare da Doraharu, una piccola bottega di dolciumi nei sobborghi di Tokyo, per ripagare un debito contratto anni prima con il proprietario. Da mattina a sera Sentaro confeziona dorayaki - dolci tipici giapponesi a base di pandispagna e an, una confettura di fagioli azuki - e li serve a una clientela modesta ma fedele, composta principalmente da studentesse chiassose che si ritrovano lì dopo la scuola. Da loro si discosta Wakana, un'adolescente introversa, vittima di un contesto familiare complicato. Il pasticciere infelice lavora solo il minimo indispensabile: appena può abbassa la saracinesca e affoga i suoi dispiaceri nel sakè, contando i giorni che lo separano dal momento in cui salderà il suo debito e riacquisterà la libertà. Finché all'improvviso tutto cambia: sotto il ciliegio in fiore davanti a Doraharu compare un'anziana signora dai capelli bianchi e dalle mani nodose e deformi. La settantaseienne Tokue si offre come aiuto pasticciera a fronte di una paga ridicola. Inizialmente riluttante, Sentaro si convince ad assumerla dopo aver assaggiato la sua confettura an. Sublime. Niente a che vedere con il preparato industriale che ha sempre utilizzato. Nel giro di poco tempo, le vendite raddoppiano e Doraharu vive la stagione più gloriosa che Sentaro ricordi. Ma qual è la ricetta segreta della signora Tokue? Con amorevole perseveranza, l'anziana signora insegna a Sentaro i lenti e minuziosi passaggi grazie ai quali si compie la magià: «Si tratta di osservare bene l'aspetto degli azuki. Di aprirsi a ciò che hanno da dirci. Significa, per esempio, immaginare i giorni di pioggia e i giorni di sole che hanno vissuto. Ascoltare la storia del loro viaggio, dei venti che li hanno portati fino a noi». Come madeleine proustiane, i dolcetti giapponesi diventano un pretesto per i viaggi interiori di Sentaro e Tokue, fra i quali si instaura un legame profondo che lascia emergere segreti ben più nascosti e ferite insanabili. Con l'autunno, però, un'ombra cala sulla piccola bottega sotto al ciliegio: quando il segreto di Tokue viene alla luce, la clientela del negozio si dirada e la donna, costretta a misurarsi di nuovo con il pregiudizio e l'ostracismo sociale che l'ha perseguitata per tutta la vita, impartirà a Sentaro e Wakana la lezione più preziosa di tutte.

Se cercate unaa storia dolce, delicata, profonda, capace di mostrarvi una parte della storia di cui non si parla, allora questo è il libro che fa per voi.
Era in wishlist da moltissimo tempo ed ora mi pento di aver aspettato a leggerlo per così tanto. 
Proverò a spiegarvi cosa mi ha conquistato di questo romanzo, anche se non è facile!

mercoledì 22 gennaio 2020

Recensione #337 - La paziente silenziosa di Alex Michaelides

Buongiorno lettori, come state? Io devo essere proprio stordita perché nel marasma della vita di tutti giorni la scorsa settimana mi sono completamente dimenticata del compleanno del blog. Sette anni... sarà un segno, come nei matrimoni in cui il settimo anno sembra non portare benissimo? Chissà...
Intanto non demordo, dimenticanze a parte, e torno con una recensione, quella di un libro che avevo acquistato questa estate e a cui solo adesso sono riuscita a dedicare del tempo. Si tratta del thriller La paziente silenziosa, libro d'esordio di Alex Michaelides edito da Einaudi, pag. 340.

Sinossi: Alicia Berenson sembra avere una vita perfetta: è un'artista di successo, ha sposato un noto fotografo di moda e abita in uno dei quartieri più esclusivi di Londra. Poi, una sera, quando suo marito Gabriel torna a casa dal lavoro, Alicia gli spara cinque volte in faccia freddandolo. Da quel momento, detenuta in un ospedale psichiatrico, Alicia si chiude in un mutismo impenetrabile, rifiutandosi di fornire qualsiasi spiegazione. Oltre ai tabloid e ai telegiornali, a interessarsi alla «paziente silenziosa» è anche Theo Faber, psicologo criminale sicuro di poterla aiutare va svelare il mistero di quella notte. E mentre a poco a poco la donna ricomincia a parlare, il disegno che affiora trascina il medico in un gioco subdolo e manipolatorio.

Mi aspettavo tanto, forse troppo, da questo libro e, lo sapete, quando si hanno alte aspettative si legge analizzando ogni singolo avvenimento e ogni singola pagina. Almeno io faccio così! Volete sapere se la lettura si è rivelata all'altezza di quelle aspettative? Ora cercherò di spiegarvi perché la risposta è ni... sì con riserva insomma!

venerdì 20 dicembre 2019

Letture con Marina #76 - Recensione de I fratelli Kristmas di Giacomo Papi

Buon pomeriggio lettori, come ogni due venerdì oggi torna Marina con una nuova recensione.

Con qualche giorno di anticipo sulle Festività Natalizie 2019, colgo l’occasione per salutarVi ed augurarVi Buone Feste, con questa inconsueta storia di Natale:


Titolo: I fratelli Kristmas (Un racconto di Natale)
Autore:  Giacomo Papi
Casa editrice: Einaudi, 2015
Pagine: 227
Sinossi: È la notte del 24 dicembre, ma il vecchio Niklas Kristmas, alias Babbo Natale, non può consegnare i regali. Ha una febbre da cavallo e una tosse spaventosa. Se uscisse al gelo - sentenzia l'elfo dottore - ci lascerebbe le penne. Così, a malincuore, l'incarico viene affidato a Luciano, il fratello minore di Niklas. I due hanno litigato anni prima, perché Luciano è un uguagliatore: per lui tutti i bambini sono uguali, e vuole portare a ciascuno lo stesso numero di doni. Mentre lo gnomo orologiaio rallenta il tempo, Luciano ed Efisio, il nano picchiatore, partono a bordo della slitta volante. Ma l'avido industriale dei giocattoli Panicus Flynch, che trama per impadronirsi del Natale, ha sguinzagliato sulle loro tracce le feroci valchirie. Ad aiutare Luciano ed Efisio saranno Maddalena e suo fratello Pietro, due bambini di nove e dodici anni. Per portare a termine la missione c'è bisogno del loro coraggio.

 


RECENSIONE:

venerdì 6 settembre 2019

Recensione #318 - 4321 di Paul Auster

Buonasera lettori, eccomi di nuovo qui, dopo la lunga latitanza vacanziera. Sono rientrata da pochi giorni e sono già stata fagocitata da lavoro, casa, figli, incontri letterari e mille altre cose lasciate in sospeso prima di partite. Mi perdonerete quindi se il blog per il momento andrà un po' a rilento.
Oggi però sono riuscita a ritagliarvi un po' di tempo per parlarvi di  4321 di Paul Auster edito da Einaudi, pag.951. 

Sinossi: Cosa sarebbe stato della nostra vita se invece di quella scelta ne avessimo fatta un'altra? Che persone saremmo oggi se quel giorno non avessimo perso il treno, se avessimo risposto al saluto di quella ragazza, se ci fossimo iscritti a quell'altra scuola, se... Ogni vita nasconde, e protegge, dentro di sé tutte le altre che non si sono realizzate, che sono rimaste solo potenziali. E cosi ogni individuo conserva al suo interno, come clandestini su una nave di notte, le ombre di tutte le altre persone che sarebbe potuto diventare. La letteratura, e il romanzo in particolare, ha da sempre esplorato la «vita virtuale»: non la vita dei computer, ma i destini alternativi a quelli che il caso o la storia hanno deciso, quasi che attraverso la lettura si riesca a fare esperienza di esistenze alternative. Paul Auster ha deciso di prendere alla lettera questo compito che la letteratura si è data: e ha scritto "4321", il romanzo di tutte le vite di Archie Ferguson, quella che ha avuto e quelle che avrebbe potuto avere. Fin dalla nascita Archie imbocca quattro sentieri diversi che porteranno a vite diverse e singolarmente simili, con elementi che ritornano ogni volta in una veste diversa: tutti gli Archie, ad esempio, subiranno l'incantesimo della splendida Amy. Auster racconta le quattro vite possibili di Archie in parallelo, come fossero quattro libri in uno, costruendo un'opera monumentale, dal fascino vertiginoso e dal passo dickensiano, per il brulicare di vita e di personaggi. Ma c'è molto altro in "4321". C'è la scoperta del sesso e della poesia, ci sono le proteste per i diritti civili e l'assassinio di Kennedy, c'è lo sport e il Sessantotto, c'è Parigi e c'è New York, c'è tutta l'opera di Auster, come un grande bilancio della maturità, e ci sono tutti i maestri che l'hanno ispirato, c'è il fato e la fatalità, c'è la morte e il desiderio.





Avevo adocchiato questo libro su diversi profili social che seguo, quindi a luglio, quando ho dovuto scegliere quali libri Einaudi comprare per ricevere la borsa che, per inciso, ho usato tantissimo in vacanza, ho optato per questo libro.

martedì 26 febbraio 2019

Recensione #284 - Maschio bianco etero di John Niven

Buongiorno amici, come va? Anche oggi torno con un recensione e vi parlo del romanzo Maschio bianco etero di John Niven, edito da Einaudi, pag. 362.

Sinossi: Kennedy Marr è un donnaiolo, un egocentrico, un narciso. Un uomo baciato dal successo, uno di quei bastardi a cui la vita ha servito le carte migliori. E ha scoperto che Hollywood è un posto formidabile per praticare gli eccessi. Nulla al mondo lo convincerebbe a lasciare la California per tornare nello sprofondo inglese. Ma non ha fatto i conti con l'Agenzia delle entrate. Così, quando inopinatamente viene insignito di un prestigioso - e ricco - premio letterario è costretto ad accettare. Anche se ciò significa passare un anno in un college inglese a insegnare scrittura creativa a dei pivelli senza talento. E soprattutto ritrovarsi faccia a faccia coi fantasmi del passato.

Terzo libro che leggo di questo autore che mi aveva conquistato con A volte ritorno e di cui avevo confermato la capacità narrativa con Invidia il prossimo tuo nonostante la storia, secondo me, fosse un po' più sottotono. Ho comunque comprato tutti i suoi libri perchè credo sia un narratore raro. Ora è arrivato il momento di parlarvi del suo Maschio bianco etero che era posteggiato nella mia libreria da troppo tempo.

venerdì 11 gennaio 2019

Letture con Marina #55 - Aspettando il Natale. 25 racconti per la Vigilia a cura di Fabiano Massimi

Buongiorno lettori, eccoci giunti nuovamente all'appuntamento con la rubrica di Marina e la sua recensione.


Aiutatemi a trattenere ancora un po’ la magia delle Feste appena terminate, leggendo insieme a me questa raccolta di 25 racconti di autori dell’Otto e Novecento:

Titolo: Aspettando il Natale. 25 racconti per la Vigilia
Autore: a cura di Fabiano Massimi
Casa editrice: Einaudi - 2009
Pagine: 229

Descrizione: Una raccolta di racconti in attesa del giorno più speciale dell'anno, Natale, argomento per una storia, ma anche semplicemente sfondo, ispirazione o morale. De Marchi, la Deledda, la sorprendente Haydée, Bianciardi, l'anderseniana Contessa Lara, Verga, Buzzati, Bedeschi, Pirandello, D'Annunzio, Guareschi, Zavattini, ma anche Mozzi e Lodoli, sono solo alcuni tra i venticinque scrittori italiani dell'Otto e Novecento presenti in questo volume. Ci narrano la solitudine nel giorno che più accomuna, la povertà tra l'abbondanza più sfacciata. Rammentano, a chi l'avesse scordata, l'origine della festa, ammoniscono chi dà per scontati la gioia, il calore, la famiglia. Per una volta, infatti, lo scopo dello scrittore non è intrattenere la compagnia, ma ricordarle perché si è riunita; il suo compito, solenne e sentito, è spiegarci che cos'è veramente il Natale.



RECENSIONE:

venerdì 24 agosto 2018

Letture con Marina #44

Anche durante le vacanze le buone abitudini non cambiano... vi lascio con la rubrica Letture con Marina.

Buona giornata e buon venerdì a tutti. Per molti di noi ormai, me compresa, le vacanze sono già finite e siamo già rientrati al lavoro. Ancora qualche settimana e inizia anche la scuola. In poche parole, l’inizio delle attività che ci vedono quotidianamente protagonisti.

E proprio per parlarvi della quotidianità di ciascuno di noi, ma senza dimenticare i viaggi appena conclusisi in questa estate 2018, vorrei veniste con me in Giappone.
Le ricette della signora Tokue

Autori: Durian Sukegawa
Casa editrice: Einaudi
Traduzione: Laura Testaverde
Pagine: 173

Descrizione: Sentaro è un uomo di mezza età, ombroso e solitario. Pasticciere senza vocazione, è costretto a lavorare da Doraharu, una piccola bottega di dolciumi nei sobborghi di Tokyo, per ripagare un debito contratto anni prima con il proprietario. Da mattina a sera Sentaro confeziona dorayaki - dolci tipici giapponesi a base di pandispagna e an, una confettura di fagioli azuki - e li serve a una clientela modesta ma fedele, composta principalmente da studentesse chiassose che si ritrovano lì dopo la scuola. Da loro si discosta Wakana, un'adolescente introversa, vittima di un contesto familiare complicato. Il pasticciere infelice lavora solo il minimo indispensabile: appena può abbassa la saracinesca e affoga i suoi dispiaceri nel sakè, contando i giorni che lo separano dal momento in cui salderà il suo debito e riacquisterà la libertà. Finché all'improvviso tutto cambia: sotto il ciliegio in fiore davanti a Doraharu compare un'anziana signora dai capelli bianchi e dalle mani nodose e deformi. La settantaseienne Tokue si offre come aiuto pasticciera a fronte di una paga ridicola. Inizialmente riluttante, Sentaro si convince ad assumerla dopo aver assaggiato la sua confettura an. Sublime. Niente a che vedere con il preparato industriale che ha sempre utilizzato. Nel giro di poco tempo, le vendite raddoppiano e Doraharu vive la stagione più gloriosa che Sentaro ricordi. Ma qual è la ricetta segreta della signora Tokue? Con amorevole perseveranza, l'anziana signora insegna a Sentaro i lenti e minuziosi passaggi grazie ai quali si compie la magià: «Si tratta di osservare bene l'aspetto degli azuki. Di aprirsi a ciò che hanno da dirci. Significa, per esempio, immaginare i giorni di pioggia e i giorni di sole che hanno vissuto. Ascoltare la storia del loro viaggio, dei venti che li hanno portati fino a noi». Come madeleine proustiane, i dolcetti giapponesi diventano un pretesto per i viaggi interiori di Sentaro e Tokue, fra i quali si instaura un legame profondo che lascia emergere segreti ben più nascosti e ferite insanabili. Con l'autunno, però, un'ombra cala sulla piccola bottega sotto al ciliegio: quando il segreto di Tokue viene alla luce, la clientela del negozio si dirada e la donna, costretta a misurarsi di nuovo con il pregiudizio e l'ostracismo sociale che l'ha perseguitata per tutta la vita, impartirà a Sentaro e Wakana la lezione più preziosa di tutte.

Breve biografia: Durian Sukegawa, nome d'arte di Tetsuya Sukekawa, è nato a Tokyo nel 1962. Poeta, scrittore e clown, ha una laurea in Filosofia Orientale e una in Pasticceria, conseguita all'Università della Pasticceria del Giappone. Per Einaudi ha pubblicato Le ricette della signora Tokue (2018), il suo primo libro tradotto in italiano, da cui è stato tratto il film Le ricette della signora Toku, diretto da Naomi Kawase e presentato al Festival di Cannes nel 2015.
RECENSIONE: