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lunedì 23 novembre 2020

Recensione #378 - L'architettrice di Melania G. Mazzucco

Buongiorno carissimi, buon lunedì. Passato bene il weekend? Io, in perfetto mood zona rossa, mi sono goduta due giorni in famiglia fatti di libri, di torte fatte in casa, di sorrisi e di lentezza, cercando di trovare il meglio da questo periodo che ci sta mettendo a dura prova. Voi cosa avete fatto? Oggi vi parlo di un libro che ccredo rimarrà tra i miei preferiti dell'anno. Si tratta di L'architettrice di Melania G. Mazzucco edito da Einaudi, pag. 568.

Trama: Giovanni Briccio è un genio plebeo, osteggiato dai letterati e ignorato dalla corte:
materassaio, pittore di poca fama, musicista, popolare commediografo, attore e poeta. Bizzarro cane randagio in un'epoca in cui è necessario avere un padrone, Briccio educa la figlia alla pittura, e la lancia nel mondo dell'arte come fanciulla prodigio, imponendole il destino della verginità. Plautilla però, donna e di umili origini, fatica a emergere nell'ambiente degli artisti romani, dominato da Bernini e Pietro da Cortona. L'incontro con Elpidio Benedetti, aspirante scrittore prescelto dal cardinal Barberini come segretario di Mazzarino, finirà per cambiarle la vita. Con la complicità di questo insolito compagno di viaggio, diventerà molto più di ciò che il padre aveva osato immaginare. Melania Mazzucco torna al romanzo storico, alla passione per l'arte e i suoi interpreti. Mentre racconta fasti, intrighi, violenze e miserie della Roma dei papi, e il fervore di un secolo insieme bigotto e libertino, ci regala il ritratto di una straordinaria donna del Seicento, abilissima a non far parlare di sé e a celare audacia e sogni per poter realizzare l'impresa in grado di riscattare una vita intera: la costruzione di una originale villa di delizie sul colle che domina Roma, disegnata, progettata ed eseguita da lei, Plautilla, la prima architettrice della storia moderna.
 
 
Ho letto diversi libri di questa autrice, alcuni assolutamente adorati, uno totalmente detestato, ma mai l'avevo letta in veste di scrittrice di romanzi storice e, che dire? Tanto di cappello perchè è una veste che le calza a pennello.

venerdì 15 settembre 2017

Recensione #208 - Sei come sei di Melania G. Mazzucco

Buongiorno lettori, come va? Dai che è venerdì!!! Io avrò un weekend importante, una delle mie migliori amiche di sempre si sposa ed io sarò la sua testimone quindi sono molto emozionata! Conoscendomi piangerò più della sposa ahahahahahaha. Voi invece cosa farete di bello?
Ma torniamo al blog. Oggi torno con una recensione, quella del libro Sei come sei di Melania G. Mazzucco, edito da Einaudi, 235 pagine. Se mi seguite sapete che ho conosciuto questa autrice quest'anno con il libro Il bassotto e la regina che mi ha totalmente stregata; poi ho letto Sei come sei che invece non mi aveva per niente convinta. Questa nuova lettura doveva essere l'ago della bilancia per farmi capire se questa autrice poteva diventare una delle mie preferite o se invece mi aveva solo illusa. Siete curiosi di saperlo? Leggete il mio pensiero.

Sinossi: Sul treno per Roma c'è una ragazzina. Sola e in fuga, dopo un violento litigio con i compagni di classe. Fiera e orgogliosa, Eva legge tanti libri e ha il dono di saper raccontare storie: ha appena undici anni, ma già conosce il dolore e l'abbandono. Giose è stato una meteora della musica punk-rock degli anni Ottanta, poi si è innamorato di Christian, giovane professore di latino: Eva è la loro figlia. Padre esuberante e affettuoso, ha rinunciato a cantare per starle accanto, ma la morte improvvisa di Christian ha mandato in frantumi la loro famiglia. Giose non è stato ritenuto un tutore adeguato, e si è rintanato in un casale sugli Appennini. Eva è stata affidata allo zio e si è trasferita a Milano. Non si vedono da tempo. Non hanno mai smesso di cercarsi. Con Giose, Eva risalirà l'Italia in un viaggio nel quale scoprirà molto su se stessa, sui suoi due padri, sui sentimenti che uniscono le persone al di là dei ruoli e delle leggi, e sulla storia meravigliosa cui deve la vita. Drammatico e divertente, veloce come un romanzo d'avventura, "Sei come sei" narra con grazia, commozione e tenerezza l'amore tra un padre e una figlia, diversi da tutti e a tutti uguali, in cui ciascuno di noi potrà riconoscersi.

Eva ha undici anni ed ha due padri; o meglio ce li aveva, finchè Christian - quello che dei due ha materialmente donato il seme per la sua nascita - non è morto in un incidente stradale.
Quando noi la conosciamo, all'inizio della storia, lui se ne è andato già da un po' e con l'altro padre - Giose - non ha contatti. Giose non è il padre biologico di Eva - quindi non ha nessuno diritto nei suoi confronti - ed alla morte del suo compagno un giudice ha stabilito che lui non ha una vita abbastanza stabile per crescere una bambina. Eva abita a Milano con gli zii dal momento della sentenza, e Giose si è rifugiato in una casa tra gli Appennini per affogare nel suo dolore. Ha perso il compagno della vita e nello stesso tempo ha perso la figlia, quella figlia che tanto hanno desiderato e per la quale hanno compiuto viaggi di giorni verso l'Armenia, più e più volte, nella speranza che un seme attecchisse in un ovulo di una madre surrogata.
Eva non può dimenticare Giose - nonostante tutti credono stia accadendo il contrario - e Giose non può rassegnarsi a vivere senza di lei. Nessuno ha capito che una figlia non può dimenticare un padre  e un padre non può dimenticare una figlia. Nessuno ha compreso il vuoto che si è aggiunto alla loro vita quando li hanno divisi, come se già non fosse bastato il vuoto lasciato dalla morte di Christian.
Per Eva avere due padri è sempre stato normale, per il mondo intorno a lei un po' meno. Ostacolata dagli zii nel rapporto con Giose, bullizzata a scuola per aver confidato ad un compagno la verità sulla sua nascita, Eva compie un gesto involontario quanto brutale che la porta poi a scappare, alla ricerca di quel padre lontano, alla ricerca di una identità in cui non si riconosce più.
E il viaggio di Eva è un po' anche il nostro; con lei prendiamo quel treno che la porta a Roma e insieme a lei prendiamo il pullman che arrampicandosi sugli Appennini durante una bufera di neve la ricongiungerà a suo padre, il suo amore, la sua ragione di vita. Perchè non basta essere allontanati da una persona per dimenticarla, non basta non vederla e non sentirla per far diminuire un amore profondo e incondizionato perchè restano i ricordi e quelli di Eva sono quelli di un'infanzia felice, insieme ai suoi due papà. Una situazione non canonica forse, ma felice. E mica quello che conta è la felicità?
Ma il viaggio che l'autrice ci fa fare non è solo quello della ragazza, ma anche quello di Giose; un padre che non si è mai rassegnato a vivere senza quella che - a discapito di quello che dice la genetica - lui ritiene carne della sua carne, sangue del suo sangue. E quando lui e la figlia si ritrovano tutto torna ad avere un senso, il cerchio si chiude.
Quello dell'autrice è un viaggio fisico attraverso un'Italia che si trasforma man mano che ci si inoltra verso il centro e verso le montagne ma è anche un viaggio nell'animo umano, quello di una ragazzina che inizia ad avere la consapevolezza del mondo, che non ha paura di sfidare la notte e il freddo pur di ritrovare suo padre e capire. È un viaggio attraverso l'adolescenza, quella che porta a volte a sbagliare, a compiere azioni dettate dalla stupidità del momento, dal coinvolgimento e dalla necessità - perchè spesso diventa una necessità - di far parte di un gruppo. Ma è anche un viaggio nel mondo della fecondazione, della genitorialità in una coppia dello stesso sesso, della profondità dei sentimenti e della lotta per poterli vivere in modo aperto e genuino.
Lo stile è quello che avevo conosciuto ed adorato nel libro "Il bassotto e la regina" - recensione qui - uno stile capace di travolgere il lettore attraverso i sentimenti, portando a vivere la storia in prima persona quasi come se ogni personaggio vivesse un pochino dentro di noi.
La storia coinvolge, è dolce ma allo stesso tempo molto dolorosa; fa tenerezza ma spesso provoca rabbia e impotenza; insomma, una moltitudine di sensazioni contrastanti capaci di toccare nel profondo.
Un libro che consiglio senza riserve e che mi conferma che di questa autrice devo recuperare tutto perchè entra ufficilmente di diritto tra le mie autrici italiane preferite, nonostante lo scivolone avuto con "Un giorno perfetto" - recensione qui - che proprio non mi aveva convinto.


VOTO: 


lunedì 24 luglio 2017

Shopping letterario #43

Ciao a tutti, come va? State ancora boccheggiando in città o siete tra quei fortunati che sono già in vacanza? Io ne avrò ancora per un paio di settimane mi consolo ripensando ai miei acquisti dell'ultimo mese dai quali attingerò ache per scegliere i libri che, poi, mi porterò in vacanza! 
Questi acquisti sono frutto di due incursioni diverse in libreria. I primi recuperati usati da Libraccio, i secondi comprati grazie all'utilizzo di un buono Vodafone di 10 euro da Mondadori!

Acquisti Libraccio
  • Milioni di farfalle di Eben Alexander edito da Mondadori, 204 pagine. Me lo sono ritrovato tra le mani per caso e mi ha incuriosito. Peccato che poi non mi abbia entusiasmato. Già letto e recensito qui.
Sinossi: "Mi ritrovai in un mondo completamente nuovo. Il mondo più bello e più strano che avessi mai visto... Luminoso, vibrante, estatico, stupefacente. C'era qualcuno vicino a me: una bella fanciulla dagli zigomi alti e dagli occhi intensi. Eravamo circondati da milioni di farfalle, ampi ventagli svolazzanti che si immergevano nel paesaggio verdeggiante per poi tornare a volteggiare intorno a noi. Non fu un'unica farfalla ad apparire, ma tutte insieme, come un fiume di vita e colori che si muoveva nell'aria." Queste sono alcune delle parole usate da Eben Alexander, neurochirurgo e professore alla Medicai School dell'università di Harvard per descrivere il Paradiso. Il dottor Alexander è uno scienziato che non ha mai creduto alla vita dopo la morte eppure è toccato a lui esserne testimone. Nel 2008 ha contratto una rara forma di meningite e per sette giorni è entrato in coma profondo che ha azzerato completamente l'attività della sua corteccia cerebrale. In pratica il suo cervello si è completamente spento, eppure una parte di lui era ancora vigile e ha intrapreso uno straordinario viaggio verso il Paradiso. Al suo risveglio il dottor Alexander era un uomo diverso, costretto a rivedere le sue posizioni profondamente razionali sulla vita e sulla morte: esiste una vita oltre la vita, esiste il Paradiso ed è un luogo d'amore e meraviglia. "Milioni di farfalle" è la testimonianza di questa esperienza.
 
  • Grazie dei ricordi di Cecelia Ahern edito da Sonzogno, 413 pagine. Ho già letto altro della Ahern in passato e visto che questo libro costava pochissimo mi sono lasciata tentare!
Sinossi: Joyce è una giovane donna il cui matrimonio sta andando in pezzi. Dopo un terribile incidente, dal quale si salva solo grazie a una trasfusione di sangue, decide di tagliare il fragile filo che ancora la tiene legata al marito e di tornare nella casa paterna, e qui cominciano ad accaderle cose stranissime: ricorda fatti che non dovrebbe ricordare, ha visioni di un passato che non è il suo, scopre di saper parlare latino, francese, italiano e di essere esperta d'arte, e ogni notte sogna una bambina bionda che non conosce. Justin è un professore americano studioso d'arte e del Rinascimento italiano. È a Dublino per tenere dei corsi all'università, e per stare vicino alla figlia che, dopo il divorzio dei genitori, si è trasferita a vivere con la madre. Si è fatto convincere da una collega a dare il suo contributo alla Giornata del Donatore di Sangue: è la prima volta in vita sua che prende una decisione d'impulso. Quando, giorni dopo, comincia a ricevere dolci, fiori e piccoli doni sempre accompagnati da bigliettini anonimi su cui c'è scritto solo "Grazie", è più che mai determinato a trovare chi glieli manda. Joyce e Justin, l'una indipendentemente dall'altro, iniziano un viaggio alla scoperta di se stessi. Si rincorrono. Si riconoscono senza conoscersi. Si sfiorano senza incontrarsi tra la folla di una splendida Dublino che fa da cornice alla loro avventura.

  • Che la festa cominci di Niccolò Ammaniti edito da Einaudi, 358 pagine. Anche di Ammaniti ho letto diversi libri che mi hanno sempre soddisfatto quindi mi ci sono buttata senza riflettere più di tanto.
Sinossi: Nel cuore di Roma, il palazzinaro Sasà Chiatti organizza nella sua nuova residenza di Villa Ada una festa che dovrà essere ricordata come il più grande evento mondano nella storia della nostra Repubblica. Tra cuochi bulgari, battitori neri reclutati alla stazione Termini, chirurghi estetici, attricette, calciatori, tigri, elefanti, il grande evento vedrà il noto scrittore Fabrizio Ciba e le Belve di Abaddon, una sgangherata setta satanica di Oriolo Romano, inghiottiti in un'avventura dove eroi e comparse daranno vita a una grandiosa e scatenata commedia umana. Ammaniti sa cogliere i vizi e le poche virtù della nostra epoca. E nel sorriso che non ci abbandona nel corso di tutta la lettura annegano ideali e sentimenti. E soli, alla fine, galleggiano i resti di una civiltà fatua e sfiancata. Incapace di prendere sul serio anche la propria rovina.

Acquisti Mondadori
  • Sei come sei di Meliania G. Mazzucco edito da Einaudi, 235 pagine. Con questa autrice ho avuto un percorso un po' altalenante. Ho letto e adorato Il bassotto e la regina - recensione qui - e sono invece rimasta delusa da Un giorno perfetto - recensione qui - quindi questo sarà il libro che magari potrà farmi fare pace con questa autrice oppure al contrario mi farà decidere che non fa per me! Da notare che con i due Einaudi ho ricevuto in regalo il telo mare, che ha più la consistenza di uno strofinaccio da cucina ma che comunque è carino!
Sinossi: Sul treno per Roma c'è una ragazzina. Sola e in fuga, dopo un violento litigio con i compagni di classe. Fiera e orgogliosa, Eva legge tanti libri e ha il dono di saper raccontare storie: ha appena undici anni, ma già conosce il dolore e l'abbandono. Giose è stato una meteora della musica punk-rock degli anni Ottanta, poi si è innamorato di Christian, giovane professore di latino: Eva è la loro figlia. Padre esuberante e affettuoso, ha rinunciato a cantare per starle accanto, ma la morte improvvisa di Christian ha mandato in frantumi la loro famiglia. Giose non è stato ritenuto un tutore adeguato, e si è rintanato in un casale sugli Appennini. Eva è stata affidata allo zio e si è trasferita a Milano. Non si vedono da tempo. Non hanno mai smesso di cercarsi. Con Giose, Eva risalirà l'Italia in un viaggio nel quale scoprirà molto su se stessa, sui suoi due padri, sui sentimenti che uniscono le persone al di là dei ruoli e delle leggi, e sulla storia meravigliosa cui deve la vita. Drammatico e divertente, veloce come un romanzo d'avventura, "Sei come sei" narra con grazia, commozione e tenerezza l'amore tra un padre e una figlia, diversi da tutti e a tutti uguali, in cui ciascuno di noi potrà riconoscersi.

  • Maschio bianco etero di John Niven edito da Einaudi, 362 pagine. Un autore che ho adorato nel suo A volte ritorno - recensione qui - e che non vedo l'ora di leggere in questo libro che mi ispira da sempre!
Sinossi: Kennedy Marr è un donnaiolo, un egocentrico, un narciso. Un uomo baciato dal successo, uno di quei bastardi a cui la vita ha servito le carte migliori. E ha scoperto che Hollywood è un posto formidabile per praticare gli eccessi. Nulla al mondo lo convincerebbe a lasciare la California per tornare nello sprofondo inglese. Ma non ha fatto i conti con l'Agenzia delle entrate. Così, quando inopinatamente viene insignito di un prestigioso - e ricco - premio letterario è costretto ad accettare. Anche se ciò significa passare un anno in un college inglese a insegnare scrittura creativa a dei pivelli senza talento. E soprattutto ritrovarsi faccia a faccia coi fantasmi del passato.

  • Il segreto della casa sul lago di Kate Morton edito da Pickwick, 520 pagine. Era l'unico libro di questa autrice che mi mancava e, anche se ancora non li ho letti tutti, non potevo assolutamente non prenderlo, approfittando per di più di uno sconto del 25%!
Sinossi: Cornovaglia, giugno 1933. La casa di campagna della famiglia Edevane è pronta per la festa del Solstizio. Ma quando arriva mezzanotte, mentre i fuochi d'artificio illuminano il cielo, il piccolo Theo scompare senza lasciare traccia. Settant'anni più tardi, una giovane donna alle prese con i propri demoni scopre l'antica casa abbandonata e decide di risolvere il mistero che la circonda. Porterà alla luce un segreto del passato più presente che mai.



E con questo è tutto! Cosa ne dite? Vi piacciono? Quali leggereste e quali invece non prendereste neanche in considerazione?



venerdì 28 aprile 2017

Recensione #184 - Un giorno perfetto di Melania G. Mazzucco

Buon pomeriggio carissimi, come state? Io a parte un raffreddore esagerato dovuto ai bruschi cambi di temperatura sto benone. La mia giornata lavorativa volge al termine e mi aspetta un week end di relax in camper sul Lago di Garda, complice il ponte ed il compleanno – il primo maggio – di mio figlio. Prima di immergermi nell’organizzazione dei viveri e del vestiario ma soprattutto prima di andare a nascondere libri in camper come se non ci fosse un domani vi lascio con una nuova recensione. Un libro da cui mi aspettavo moltissimo ma che mi ha un po’ deluso lasciandomi, come si suol dire, un po’ a bocca asciutta.
Si tratta di Un giorno perfetto di Melania G. Mazzucco edito da Rizzoli, pag. 411

Sinossi: Dopo aver prediletto storie ambientate nel passato, Melania Mazzucco sceglie la Roma di oggi come scena per il suo romanzo. Il giorno perfetto - come nel titolo di una canzone di Lou Reed - è quello in cui Camilla compie sette anni, Zero fa esplodere la prima bomba in un McDonald's, Emma perde il lavoro, Kevin le mutande, Elio recita il discorso sbagliato al suo comizio elettorale, Valentina fa un piercing all'ombelico, Maja trova la casa dei suoi sogni, Sasha festeggia l'anniversario dei dieci anni con l'amante, Antonio vede la moglie per l'ultima volta e qualcuno carica con 7 colpi + 1 la sua pistola. Mentre le loro strade si incrociano sul grande palcoscenico di una Roma frenetica e sorprendente, e la tensione si accumula, le loro vite sembrano destinate a esplodere in mille pezzi. Romanzo corale, affresco sociale, foto di gruppo di una nazione, questa cronaca di un giorno apparentemente qualunque in una grande città di oggi è un'immersione totale nella realtà che ci circonda. Una storia d'amore e disincanto, di scuola e di lavoro, una notizia da prima pagina e uno straziante caso di nera. Ma soprattutto, l'anatomia di una famiglia: ragazze e bambini, uomini e donne, madri e padri, figli e figlie, scene da un matrimonio in cui ciascuno, nel bene e nel male, può riconoscersi.

Se mi seguite sapete che poco tempo fa sono rimasta affascinata da un libricino letto per caso: Il bassotto e la regina - recensione qui – scritto proprio da Melania G. Mazzucco. Quando poi ho trovato Un giorno perfetto nel famoso scatolone pieno di libri in cerca di una nuova casa, datomi da un’amica in pieno trasloco, l’ho subito messo da parte assaporando già una nuova chicca. Mi dicevo che se in cento pagine questa autrice aveva saputo raccontarmi un mondo intero, sicuramente in più di quattrocento mi avrebbe ammaliato. E invece no… purtroppo.
Un giorno perfetto racconta, in ventiquattro capitoli, le ventiquattro ore di diverse famiglie romane anche se poi, in realtà si concentra maggiormente su una. Ventiquattro ore tutt’altro che perfette!
Antonio è un poliziotto, capo scorta di un famoso politico della città, Emma è sua moglie e lo ha lasciato dopo l’ennesima lite e le ennesime botte, Valentina è la loro figlia adolescente e Kevin il loro bambino nato per salvare un matrimonio già allo sbando. L’uomo non vede i suoi figli da due anni, da quando la moglie, lasciato l’attico in cui vivevano, si è trasferita dalla madre Olimpia, nel quartiere popolare dove è cresciuto e da cui è scappata, giovanissima, appena ha potuto. Olimpia è ruvida, cruda, anche un po’ ignorante e – dico io – per fortuna che c’è, a dare un po’ di colore ad una storia altrimenti un po’ piatta.
Elio Fioravanti è il politico su cui Antonio vigila. Come tutte le “celebrità” è poco presente in famiglia. È sposato in seconde nozze con Maja con cui ha avuto una figlia, Carlotta, che per Kevin ha una simpatia speciale. Maja è molto più giovane del marito e, paradossalmente, è molto più in sintonia con Aris, il figlio che Elio ha avuto dalla sua precedente unione.
Di contorno a queste famiglie c'è Sasha – all’anagrafe Alessandro – insegnante di Valentina. È gay ed ha un compagno con cui è in procinto di festeggiare i dieci anni di amore. Peccato che questo compagno sia sposatissimo, famoso - conduce un programma televisivo – e con nessuna intenzione di lasciare la moglie.
In uno scorrere di pagine lento e macchinoso assistiamo allo scorrere del tempo, che poi dovrebbero essere ventiquattro ore ma a me sono sembrati secoli. L’idea poteva essere originale se solo fosse stata sviluppata in meno pagine e con un ritmo più veloce.
I personaggi sono ben caratterizzati anche se un po’ stereotipati e la scrittura è molto semplice, poco ricercata.
Ecco, se ne Il bassotto e la regina l’autrice mi aveva conquistato in poche pagine, inondandomi di emozioni, portandomi addirittura alle lacrime e ammaliandomi con una scrittura ricercata e ricca di citazioni filosofiche, qui mi ha invece un po’ annoiato, raccontandomi tante cose ma in modo distaccato e poco convincente. E se in una storia, che proprio felice non è, il lato emotivo non emerge allora per me c’è qualcosa che non va. Forse le troppe pagine hanno portato la scrittrice a concentrarsi sulla trama cercando di non perdere il filo, tralasciando un po’ il resto… ma queste sono congetture mie.
Avendo letto solamente questi due suoi libri non riesco ad avere un pensiero più completo e mi rimetto al futuro, quando leggerò altro di questa autrice. Però chiedo a voi, se conoscete questa penna e le sue storie: quello di Un giorno perfetto è stato solo uno scivolone? Cosa mi consigliate di leggere della Mazzucco che possa ancora conquistarmi?
Un ultima cosa… Ho scoperto che Ozpetek ha fatto un film tratto da questo libro. Adoro il regista e credo sia uno dei suoi pochi lavori che non conosco. Voi lo avete visto? Io adesso sono curiosissima di vedere come lo ha reso! Ecco il trailer:



Vi saluto e vi auguro un bellissimo week end lungo!

VOTO: 

mercoledì 22 marzo 2017

Recensione #179 - Il bassotto e la regina di Melania G. Mazzucco

Buongiorno readers, siamo a metà settimana, secondo giorno di primavera anche se nell'hinterland milanese sembra che sia tornato l'autunno...mah! Oggi torno con la recensione di un libro, una scoperta meravigliosa fatta per caso, si tratta de Il bassotto e la regina di Melania G. Mazzucco edito da Einaudi , pag. 101.

Sinossi: Platone è un bassotto dal pelo lungo e la coda a pennello. Un cane da salotto, di quelli nati per fare compagnia agli uomini. A Yuri, per esempio, studente di filosofia "con gli occhiali sempre appannati". Ma durante le vacanze Yuri segue Ada su una nave da crociera, lasciando il bassotto alle cure del portiere. E proprio nella solitudine della notte di Natale avviene per Platone l'incontro che gli cambierà la vita. Nella cantina del palazzo, il Tatuato nasconde scatoloni pieni di animali di contrabbando: scimmie, iguane, serpenti a sonagli, una vecchia tartaruga leopardo di nome Leo, e lei, la Regina, un'elegante levriera afghana, giovanissima, "poco più che un gomitolo di neve". Per Platone è il colpo di fulmine. Ma il cuore della Regina è altezzoso, e neanche le canzoni che il bassotto intona giorno e notte per tenerle compagnia riescono a sedurla. A raccontarci questa storia tenera e profonda, dal suo osservatorio speciale tra le foglie di un albero, un pappagallo che conosce tutte le lingue del mondo, e tutte le pieghe dell'anima. Una favola per chi crede che niente è impossibile.

Chi dice che ogni cane è identico al suo padrone? Questa storia è la dimostrazione che non sempre è così. L’autrice ci narra quella che a tutti gli effetti è una favola. Protagonista Platone, un bassotto, cane da appartamento con orari fissi e una vita fatta di solitudine. Yuri, il suo padrone è esattamente il suo opposto: se
Platone è basso basso, lui è uno spilungone; se Platone è un cane allegro ed espansivo, il suo padrone è distaccato e serioso.
Narratrice della storia è una pappagallina giramondo conoscitrice delle lingue – anche quella dei cani - con cui un giorno Platone fa conoscenza.
Il libro, seppur nella sua semplicità di base è disseminato di chicche, pensieri molto profondi che anche se dette da animali portano il lettore alla riflessione.
E qual è la più difficile? mi chiese il bassotto, incuriosito. Quella degli uomini? Lui li ascoltava da quando era nato, ormai la loro lingua era la sua. Prima aveva imparato a distinguere i nomi, gli ordini, le frasi semplici. Infine tutto, perfino il lessico della filosofia. Ma le parole, quelle non riusciva a dirle. Le parole sono come musica. Le comprendi, ti trafigge il cuore, ma se non conosci l’armonia non potrai mai riprodurla.
La storia si dipana in un anno, da Natale al Natale successivo. È proprio durante le festività natalizie che Yuri parte per una crociera, accecato dall’amore verso una ragazza e lascia Platone a casa, affidato alle cure del portiere. Quando nel palazzo di Platone un inquilino scarica di nascosto un carico di merce di contrabbando, non merce qualunque ma animali – serpenti, scorpioni, tartarughe, cani, gatti, scimmie -, e la nasconde nello scantinato, tutto cambia nella vita del bassotto.
Tra gli animali di contrabbando infatti c’è la Regina.
La Regina – perché dalla prima volta che la vidi capii che non poteva chiamarsi altrimenti – era svenuta. Era sinuosa, aggraziata, col musino appuntito e il pelo folto come un tappeto di lana. Era il cane più elegante che avessi mai visto e capii subito che avrebbe spezzato il cuore del bassotto.
Platone spera di trovare in quegli animali degli amici e per farsi accettare ogni sera, dal balcone, ulula per loro storie filosofiche di cani della storia, facendosi amare dagli animali e, allo stesso tempo, facendosi odiare dagli abitanti del condominio.
Regina tale si sente, di nome e di fatto, e si vanta del suo essere nata per accompagnare re durante la caccia, sminuendo il povero Platone ed i suoi evidenti sentimenti.
Mi dispiace, disse la Regina, tu sei diverso, Platone, ti apprezzo. Ti trovo simpatico, ma non vivrò con te. Se vuoi, cantami ancora le tue canzoni. Sarò sempre tua amica.

Quella notte, Platone non uscì sul balcone e non cantò. Rimase rintanato sotto il letto di Yuri, piangendo – perché avrebbe voluto essere Argo, Cerbero, o Laika, il cane che divenne una stella, ma era solo Platone. Un bassotto. Più corto di uno stivale, leggero come una bambola. Nato per tenere compagnia non ai re, ma ai bambini qualunque. Eppure anche i bassotti hanno un cuore e la Regina aveva spezzato il suo.
Non è facile parlare di un libro del genere, perché si tratta più di una meravigliosa fiaba, in cui moltissimi degli aspetti che normalmente troviamo nella vita di tutti i giorni sono raccontati e vissuti da animali. Una fiaba che l’autrice è capace di narrare toccando il cuore del lettore e portandolo spesso sull’orlo delle lacrime, almeno a me ha fatto questo effetto.
Una favola raccontata dal punto di vista degli animali, con una delicatezza ed una dolcezza tale da non lasciare indifferenti. Una storia torbida, fatta di maltrattamenti, insensibilità, soprusi, ma anche una storia di amicizia, di dedizione, di amore. Una storia capace di far riflettere, che parla dell’apparenza, delle differenze fisiche, della difficoltà di aprirsi al diverso, della tenacia necessaria per raggiungere un obiettivo, della sensibilità.
 
Vi siete mai chiesti che cosa si dicano i cani quando abbaiano in modo compulsivo? A me capita spesso, quando il cane che sta nel mio ufficio si mette ad abbaiare sentendo un verso lontano. Spesso mi rivolgo a lui – ebbene sì, proprio così – chiedendogli cosa si stiano dicendo, che cosa abbiano da raccontarsi. Questo libro mi ha fatto dare importanza a quei momenti, mi ha fatto rivalutare quel piccolo nanerottolo che passa le sue giornate russando acciambellato su un cuscino ma che, a volte, ha
l’impellente necessità di far sentire la sua voce, forte e chiara. E d’ora in avanti, quando capiteranno questi momenti, ripenserò a Platone, a Regina, alla pappagallina e alla mastodontica tartaruga – la signora Leopardo – che con la saggezza dei suoi anni dà spessore a questa lettura!
Una storia dolce amara capace di far riflettere, proprio come le migliori fiabe sanno fare, con un retrogusto doloroso che però viene fortemente addolcito dall’amore che di base scaturisce prepotentemente in ogni pagina.
A fare da contorno alla bellezza di questo libriccino ci sono le immagini che illustrano parte della storia e che mi hanno riportato ai libri che leggevo da bambina.
Una lettura da fare in un pomeriggio, un libro adatto ai grandi ma anche ai piccini e che sicuramente leggerò prima o poi anche con mio figlio. 
Unica accortezza: munitevi di fazzoletti per le lacrime che sgorgheranno!

VOTO: