Buongiorno readers, siamo a metà settimana, secondo giorno di primavera anche se nell'hinterland milanese sembra che sia tornato l'autunno...mah! Oggi torno con la recensione di un libro, una scoperta meravigliosa fatta per caso, si tratta de Il bassotto e la regina di Melania G. Mazzucco edito da Einaudi , pag. 101.

Chi dice che ogni cane è identico al suo padrone? Questa storia è la dimostrazione che non sempre è così. L’autrice ci narra quella che a tutti gli effetti è una favola. Protagonista Platone, un bassotto, cane da appartamento con orari fissi e una vita fatta di solitudine. Yuri, il suo padrone è esattamente il suo opposto: se
Platone è basso basso, lui è uno spilungone; se Platone è un cane allegro ed espansivo, il suo padrone è distaccato e serioso.
Narratrice della storia è una pappagallina giramondo conoscitrice delle lingue – anche quella dei cani - con cui un giorno Platone fa conoscenza.
Il libro, seppur nella sua semplicità di base è disseminato di chicche, pensieri molto profondi che anche se dette da animali portano il lettore alla riflessione.
E qual è la più difficile? mi chiese il bassotto, incuriosito. Quella degli uomini? Lui li ascoltava da quando era nato, ormai la loro lingua era la sua. Prima aveva imparato a distinguere i nomi, gli ordini, le frasi semplici. Infine tutto, perfino il lessico della filosofia. Ma le parole, quelle non riusciva a dirle. Le parole sono come musica. Le comprendi, ti trafigge il cuore, ma se non conosci l’armonia non potrai mai riprodurla.La storia si dipana in un anno, da Natale al Natale successivo. È proprio durante le festività natalizie che Yuri parte per una crociera, accecato dall’amore verso una ragazza e lascia Platone a casa, affidato alle cure del portiere. Quando nel palazzo di Platone un inquilino scarica di nascosto un carico di merce di contrabbando, non merce qualunque ma animali – serpenti, scorpioni, tartarughe, cani, gatti, scimmie -, e la nasconde nello scantinato, tutto cambia nella vita del bassotto.
Tra gli animali di contrabbando infatti c’è la Regina.
La Regina – perché dalla prima volta che la vidi capii che non poteva chiamarsi altrimenti – era svenuta. Era sinuosa, aggraziata, col musino appuntito e il pelo folto come un tappeto di lana. Era il cane più elegante che avessi mai visto e capii subito che avrebbe spezzato il cuore del bassotto.Platone spera di trovare in quegli animali degli amici e per farsi accettare ogni sera, dal balcone, ulula per loro storie filosofiche di cani della storia, facendosi amare dagli animali e, allo stesso tempo, facendosi odiare dagli abitanti del condominio.
Regina tale si sente, di nome e di fatto, e si vanta del suo essere nata per accompagnare re durante la caccia, sminuendo il povero Platone ed i suoi evidenti sentimenti.
Mi dispiace, disse la Regina, tu sei diverso, Platone, ti apprezzo. Ti trovo simpatico, ma non vivrò con te. Se vuoi, cantami ancora le tue canzoni. Sarò sempre tua amica.
Quella notte, Platone non uscì sul balcone e non cantò. Rimase rintanato sotto il letto di Yuri, piangendo – perché avrebbe voluto essere Argo, Cerbero, o Laika, il cane che divenne una stella, ma era solo Platone. Un bassotto. Più corto di uno stivale, leggero come una bambola. Nato per tenere compagnia non ai re, ma ai bambini qualunque. Eppure anche i bassotti hanno un cuore e la Regina aveva spezzato il suo.Non è facile parlare di un libro del genere, perché si tratta più di una meravigliosa fiaba, in cui moltissimi degli aspetti che normalmente troviamo nella vita di tutti i giorni sono raccontati e vissuti da animali. Una fiaba che l’autrice è capace di narrare toccando il cuore del lettore e portandolo spesso sull’orlo delle lacrime, almeno a me ha fatto questo effetto.
Una favola raccontata dal punto di vista degli animali, con una delicatezza ed una dolcezza tale da non lasciare indifferenti. Una storia torbida, fatta di maltrattamenti, insensibilità, soprusi, ma anche una storia di amicizia, di dedizione, di amore. Una storia capace di far riflettere, che parla dell’apparenza, delle differenze fisiche, della difficoltà di aprirsi al diverso, della tenacia necessaria per raggiungere un obiettivo, della sensibilità.
Vi siete mai chiesti che cosa si dicano i cani quando abbaiano in modo compulsivo? A me capita spesso, quando il cane che sta nel mio ufficio si mette ad abbaiare sentendo un verso lontano. Spesso mi rivolgo a lui – ebbene sì, proprio così – chiedendogli cosa si stiano dicendo, che cosa abbiano da raccontarsi. Questo libro mi ha fatto dare importanza a quei momenti, mi ha fatto rivalutare quel piccolo nanerottolo che passa le sue giornate russando acciambellato su un cuscino ma che, a volte, ha
l’impellente necessità di far sentire la sua voce, forte e chiara. E d’ora in avanti, quando capiteranno questi momenti, ripenserò a Platone, a Regina, alla pappagallina e alla mastodontica tartaruga – la signora Leopardo – che con la saggezza dei suoi anni dà spessore a questa lettura!
Una storia dolce amara capace di far riflettere, proprio come le migliori fiabe sanno fare, con un retrogusto doloroso che però viene fortemente addolcito dall’amore che di base scaturisce prepotentemente in ogni pagina.
A fare da contorno alla bellezza di questo libriccino ci sono le immagini che illustrano parte della storia e che mi hanno riportato ai libri che leggevo da bambina.
Una lettura da fare in un pomeriggio, un libro adatto ai grandi ma anche ai piccini e che sicuramente leggerò prima o poi anche con mio figlio.
Unica accortezza: munitevi di fazzoletti per le lacrime che sgorgheranno!