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giovedì 15 aprile 2021

Lettori intorno al mondo - America del Nord - Marina vi porta a New York

 Buongiorno lettori, torna la rubrica dei viaggi. Questo mese vi portiamo in Nord America. La scorsa settimana Nadia vi ha portato in South Dakota - post cliccando qui - lunedì Viviana vi ha portato nel Vermont - post qui - e oggi Marina vi porta a New York! Siete pronti? Prendete passaporto e bagagli perchè si parte.




Chissà perché, quando Baba e Nadia del blog Desperate Bookswife e Daniela del blog Libro per Amico mi hanno invitata al tour “Lettori Intorno al Mondo”, al momento per ovvie ragioni tour solo virtuale, avevo già in mente determinate mete per ciascun Paese del mondo. Alcune città già visitate, alcune rimaste in sospeso e ancora da visitare, ma sempre nella mia lista dei sogni. Come già avete avuto modi di vedere con Nadia che ci ha appena scarrozzati in South Dakota - qui - , diciamo in centro-nord America, in Aprile abbiamo pensato di allontanarci parecchio da casa. E ora io Vi faccio prendere un volo interno per trasferirci dal South Dakota… a NEW YORK!!

Con la scusa della lettura di uno stupendo romanzo, un recentissimo hard-boiled al femminile, allo stesso tempo inconsueto e che dà una svolta alla classica narrativa del genere - recensione qui -, ci catapultiamo nella New York del 1945, in una città ed in un Paese dimentichi da poco del proibizionismo ed appena usciti dalla Guerra e all’inizio di un periodo di benessere economico.
 

Titolo: La fortuna aiuta il morto
Autore: Stephen Spotswood
Casa editrice: Mondadori, 2020
Pagine: 272
Traduzione: Manuela Faimali

Ci tenevo, prima di passare al cuore del viaggio che qui Vi proponiamo, a parlare del periodo dell’emigrazione degli italiani nel mondo in generale e negli Stati Uniti d’America in particolare, fenomeno che ha interessato un numero impressionante di nostri connazionali e che ci dovrebbe far riconsiderare il fenomeno, pur con i distinguo con i quali i nostri connazionali sono emigrati e soprattutto sono stati accettati nei vari Paesi di destinazione.

Sono stati tre i periodi durante i quali l'Italia ha conosciuto un cospicuo fenomeno emigratorio destinato all'espatrio. Il primo periodo, conosciuto come Grande Emigrazione, ha avuto inizio nel 1861 dopo l'Unità d'Italia ed è terminato negli anni venti del XX secolo con l'ascesa del fascismo. Il secondo periodo di forte emigrazione all'estero, conosciuto come Migrazione Europea, è avvenuto tra la fine della seconda guerra mondiale (1945) e gli anni settanta del XX secolo. Tra il 1861 e il 1985 hanno lasciato il Paese, senza farvi più ritorno, circa 18.725.000 italiani. I loro discendenti, che sono chiamati "oriundi italiani", ammontano nel mondo a un numero compreso tra i 60 e gli 80 milioni. Una terza ondata emigratoria destinata all'espatrio, che è cominciata all'inizio del XXI secolo e che è conosciuta come Nuova Emigrazione, è causata dalle difficoltà che hanno avuto origine nella grande recessione, crisi economica mondiale che è iniziata nel 2007. Questo terzo fenomeno emigratorio, che ha una consistenza numerica inferiore rispetto ai due precedenti, interessa principalmente i giovani, spesso laureati, tant'è che viene definito come una "fuga di cervelli". Secondo l'anagrafe degli italiani residenti all'estero (AIRE), il numero di cittadini italiani che risiedono fuori dall'Italia è passato dai 3.106.251 del 2006 ai 4.973.942 del 2017, con un incremento pari al 60,1%. (fonte: Wikipedia)

Sono numeri impressionanti, vero? Eppure solo quando li mettiamo nero su bianco, ci rendiamo conto di che numero consistente sia, quello del fenomeno dell’emigrazione.


Museo di Ellis Park

La Statua della Libertà



E quindi nel mio viaggio ideale a New York, partirei proprio da qui, e sulle tracce degli emigranti visiterei in primis Ellis Island, una delle 40 isole delle acque di New York, assurta alla fama a partire dal 1894, in quanto stazione di smistamento per gli immigranti. Ed è proprio qui, dove “milioni di destini si sono incrociati, che sorge uno dei luoghi più interessanti e sicuramente più commoventi” di tutta New York, il Museo dell’immigrazione di Ellis Island. E qui gli emigranti, scesi dalle navi, stremati dal lungo e duro viaggio, attendevano per ore il loro turno per controlli medici e burocratici, all’ombra della Statua della Libertà, altra visita irrinunciabile del viaggio. E quindi prendiamo il battello che da Battery Park va verso la Statua della Libertà e trascorriamo il ns primo giorno di viaggio visitando il Museo dell’Immigrazione e la Statua della Libertà. Dobbiamo assolutamente farci avanzare del tempo per visitare il Battery Park, un parco pubblico grande circa 10 ettari, uno dei luoghi più belli e tranquilli di Manhattan, da cui partono appunto i battelli per la Statua della Libertà ed Ellis Island.



Non possiamo poi camminare nell’Upper West Side ed in alcuni punti caldi di Brooklyn senza alzare gli occhi ad ammirare le “brownstone”, le classiche abitazioni in arenaria color marrone, materiale di costruzione popolare all’inizio del 19esimo secolo. E a tal proposito, tanto per restare in tema letterario, “nel 1930 un grasso ed eccentrico investigatore privato acquista una vecchia casa in arenaria nella 35a strada ovest di New York e lo stesso anno assume un segretario, Archie Goodwin”. Vi sovviene di chi si sta parlando…?

Ed eccoci qui al bivio. Vi lascio un paio di giorni a disposizione per rendere reali i Vs sogni, ciò che di New York avreste sempre voluto visitare. Il Rockefeller Center? Prego. Oppure l’ One World Observatory? Il classico tour panoramico sul Big Bus? Oppure un incredibile tour notturno in elicottero dal New Jersey? E anche il classicissimo Central Park per raggiungere il Metropolitan Museum of Art? O ancora, se non volete fare una lunga fila per l’Empire State Building, il Top of the Rock, che offre spettacolari punti panoramici. Times Square? Spettacoli a Broadway?

Insomma, da vedere e da fare ce n’è per tutti i gusti. Però io volevo darVi qualche spunto più curioso, per qualche visita fuori dal solito circuito dei luoghi più conosciuti.

1. L’avreste mai creduto possibile? IL MURO DI BERLINO A NEW YORK!

A New York è possibile toccare il muro di Berlino.
In diversi punti della città sono esposti pezzi del muro, decorati con murales. Li potete trovare a Paley Park, East 53rd Street tra Madison e Fifth Avenue – Kowsky Plaza, Battery Park – Palazzo Nazioni Unite – Ripley’s Believe it o Not – The Intrepid Museum.

Le cinque lastre del muro a Paley Park, 520 Madison Avenue



2. NEW YORK’S GLASS WATERFALL TUNNEL, a pochi passi da Times Square.

Si tratta di un breve tunnel trasparente con sopra una cascata d’acqua, racchiuso sul lato del McGraw-Hill Building, tra la 48a e la 49a strada.





3. OLD CITY HALL: LA STAZIONE ABBANDONATA DELLA METRO DI NEW YORK

La primissima corsa della metropolitana di New York nel 1904 partì proprio da questa stazione (il City Hall è il municipio della città). Dal 1945 la stazione di Old City Hall è chiusa e viene utilizzata solo come inversione di marcia per la linea 6.
L’architettura della Old City Hall è molto elegante, con splendidi soffitti a volta, lucernari a volta e curve aggraziate, decisamente diversa dall’interno delle altre stazioni metro di New York.
Per visitare questo posto segreto dovrete diventare membri del NY Transit Museum e alla quota di associazione aggiungere 50$ per il biglietto. Vengono organizzati dei tour guidati di circa 90 minuti, sul sito ufficiale trovate tutte le informazioni nytransitmuseum.org.


Si tratta di uno dei luoghi insoliti di New York più difficili e costosi da visitare.


4. LA GALLERIA DEI SUSSURRI A GRAND CENTRAL TERMINAL

Quando visitate la Grand Central Station di New York, scendete dove si trova l’Oyster Bar and Restaurant. Qui si torva la Whispering Gallery. Grazie al particolare soffitto a volte, che da solo vale la visita, se sussurrate qualcosa rivolti verso uno degli angoli, un’altra persona può sentire chiaramente quello che state dicendo mettendosi in ascolto all’angolo diagonalmente opposto.
Si tratta di un fenomeno acustico davvero sorprendente, soprattutto per la confusione di voci e di altri rumori che potete immaginare ci siano all’interno del principale terminal ferroviario di New York.




5. ROOSEVELT ISLAND

Roosevelt Island è una di quelle zone spesso trascurate dai classici itinerari turistici. Riserva invece almeno due attrazioni insolite e curiose per chi è in vacanza a New York. Innanzitutto la funivia di Roosevelt Island, non così segreta dopo essere stata immortalata in diversi film come Spiderman, ma sempre un’esperienza simpatica da fare.
Nella punta meridionale dell’isola c’è poi lo Smallpox Hospital, un ospedale dove si curava il vaiolo (smallpox in inglese) ora abbandonato. L’aspetto è spettrale, la zona particolarmente tranquilla e di fronte c’è un parco da cui ammirare Manhattan.



6. L’ATRIO DEL WOOLWORTH BUILDING

Il Woolworth Building è stato a inizio ‘900 il grattacielo più alto del mondo e il suo atrio maestoso era riconosciuto come il più bello della città.
Non che oggi sia meno bello, anzi, solo che ha perso un po’ di interesse turistico. Gli interni e gli esterni sono uno splendido esempio di architettura, che unisce diversi stili.
La visita è possibile attraverso tour guidati.



7. POMANDER WALK: UN ANGOLO DI CAMPAGNA INGLESE A NEW YORK

Tra i luoghi insoliti da vedere a New York c’è Pomander Walk, un complesso di appartamenti nell’Upper West Side di Manhattan, tra la Broadway e West End Avenue. La particolarità sta nel contrasto con lo stile e l’altezza degli edifici che li circondano. Sembra che qualcuno per scherzo abbia incastonato un pezzo di una tranquilla cittadina della campagna inglese.
Pomander Walk è chiusa da dei cancelli alle due estremità, non è quindi aperta al pubblico ma visitabile solo su invito o con tour guidati.


E per tornare indietro e riallacciarci con il romanzo che ha dato origine a questa chiacchierata, Vi propongo… BAR SEGRETI DI NEW YORK, per una sosta rinvigorente e perché no, entrare in sintonia con un periodo molto particolare! Sicuramente se Vi incuriosiscono luoghi segreti e posti particolari, non potrete resistere dal visitare uno dei tanti “speakeasy” presenti a New York, dei bar segreti, che si rifanno un po’ all’epoca del proibizionismo, la cui entrata è camuffata in diversi modi.

Come detto, ce n’è per tutti i gusti, in una città come New York.
E allora buon viaggio e a presto!



Calendario:
Nadia sul blog Desperate Bookswife l'8 aprile 
Marina sul blog Un libro per amico 15 aprile
Baba sul blog Desperate Bookswife, il 22 aprile
Io ovviamente qui, chiuderò i giochi il 29 aprile
 
E in aggiunta a questo gruppetto di matte troverete Viviana sul blog Cara Carissima me il 12 aprile.
Se volete aggiungervi e viaggiare con noi, contattateci!

venerdì 9 aprile 2021

Letture con Marina #128 - Recensione di La fortuna aiuta il morto di Stephen Spotswood

Buongiorno lettori, è di nuovo venerdì e torna Marina con la sua recensione.


Fortune Favors the Dead si verifica in questa bolla del dopoguerra, questa cuspide di grandi cambiamenti in cui il paese è ancora euforico per la vittoria e sta appena iniziando a volgere lo sguardo verso l'interno. Pensiamo agli anni '50 come l'inizio di questa età dell'oro per l'America. Ma quell'ideale suburbano del dopoguerra arrivò a spese di molte persone. Chiunque si adattasse al di fuori di quella norma culturale veniva escluso, se non completamente calpestato. Questo è un tema su cui spero di tornare ancora e ancora: per chi è costruito veramente il mondo e chi viene sacrificato lungo la strada…
 (Stephen Spotswood, estratto del 08/2020 dal Publishers Weekly)


Ti
tolo: La fortuna aiuta il morto
Autore: Stephen Spotswood
Casa editrice: Mondadori, 2020
Pagine: 392
Traduzione: Manuela Faimali

Trama: New York, 1942, notte fonda. Willowjean "Will" Parker racimola qualche soldo facendo la guardia in uno spettrale cantiere edile armata di una spranga di piombo. Nonostante le apparenze, sembra proprio che si trovi nel posto giusto al momento giusto. Abile tuttofare del circo e destrissima lanciatrice di coltelli, senza saperlo ha appena salvato la vita alla detective privata più famosa e meno ortodossa della città: Lillian Pentecost, una distinta signora in tailleur che, a causa di una malattia degenerativa, si aggira sostenendosi con un bastone. E quando qualche giorno dopo Lillian la contatta, Will non può credere alle sue orecchie: Pentecost le sta offrendo di diventare il suo braccio destro in cambio di uno stipendio, vitto e alloggio e l'iniziazione ai suoi peculiarissimi stili d'indagine. Quando tre anni dopo Abigail Collins viene trovata morta nella sua lussuosa abitazione durante una festa di Halloween e la polizia brancola nel buio, Pentecost e Parker entrano in azione. Più facile a dirsi che a farsi, in un caso che vede protagonisti messaggi dall'aldilà, una languida spiritista e Becca Collins, l'affascinante figlia della morta per cui Will perde pericolosamente la testa…
 
RECENSIONE:   

Recentissimo hard-boiled al femminile, allo stesso tempo inconsueto e che dà una svolta alla classica narrativa del genere, svecchiandola ma riuscendo a mantenere saldi il ritmo ed i canoni che ne hanno fatto un genere così apprezzato dai lettori. Il romanzo è efficacemente ambientato nella New York del 1945, in una città ed in un Paese dimentichi da poco del proibizionismo ed appena usciti dalla Guerra e all’inizio di un periodo di benessere economico. Ed è proprio da qui che l’autore intende partire per parlarci di ciò che gli sta a cuore e per sovvertire gli stereotipi del genere hard-boiled, oltre a scrivere un ottimo giallo, che ruota intorno al classico caso della stanza chiusa.

Gestito come un stupendo e rutilante spettacolo teatrale, il romanzo non manca all’apertura dell’elenco dei personaggi coinvolti in questo dramma, che parte dalla festa di Halloween, in serata infrasettimanale, dove la famiglia Collins, come da tradizione, invita nella sua magione amici, gente bene e tutti gli alti dirigenti - e relative consorti - che lavorano all’interno della ditta, che in occasione della guerra ha riconvertito parte della produzione originale per poter produrre armi da vendere al governo. In tutto un centinaio circa di persone.

“Qualcuno che si diverte a muovere i fili delle persone che muovono i fili”. Ma chi?

Nessuno ed allo stesso tempo chiunque presente alla festa avrebbe avuto un motivo valido per uccidere la vedova dello spietato magnate dell’acciaio, suicidatosi solo un anno prima. L’ex socio del marito, ad esempio, nonché padrino dei figli di lei, i bellissimi gemelli Randolph e Rebecca Collins, ricchissimi ventenni che al compimento del ventunesimo anno di età erediteranno le quote della milionaria industria dell’acciaio. Oppure i facenti parte del Consiglio di Amministrazione dell’azienda, rancorosi verso la vedova Abigail, che in un rigurgito di tardiva morale, vorrebbe che l’azienda non fornisse più armi al governo, pur con la prospettiva di perdere milioni di dollari e probabilmente finire nel giro di pochi anni in bancarotta. Oppure forse la medium Ariel Belestrade, consulente spirituale della Upper East Side e di Abigail, che forse proprio grazie a questa donna misteriosa e comparsa dal nulla, sembra voler far modificare la destinazione d’uso dell’acciaio prodotto dall’industria di sua proprietà. Movente ed opportunità, come nel più classico dei gialli: chi fra tutta questa bella gente, ha avuto entrambi a portata di mano proprio quella sera e ne ha approfittato?

“I gialli seri sono fatti così”. Le domande sono sempre più delle risposte. Poche cose si risolvono in modo chiaro e preciso come nei romanzetti da due soldi”.

Durante la festa, un principio di incendio proprio nello studio dove un anno prima il padrone di casa, il Sig. Collins, si è suicidato. E dove proprio poco prima si è consumato lo sceneggiato ordito da Abigail e dalla medium. La porta chiusa a chiave da Abigail stessa, che è ancora all’interno dello studio. Lo sfondare della porta. Lo spegnimento del principio d’incendio e la macabra scoperta del cadavere di Abigail, seduta alla scrivania, con il cranio sfondato dalla boccia di vetro che è servita per le divinazioni. Palla di vetro che è stata poi lanciata nel caminetto…

Tornando indietro nel racconto che Willowjean ci narra in prima persona e che in realtà è la vera apertura del romanzo, sappiamo che tre anni prima rispetto a quanto è successo alla povera Abigail, Will e la detective Pentecost si sono incontrate casualmente e Will, dopo aver evitato per un pelo di ammazzarla con una sprangata in testa, salva la vita alla detective, accoltellando un uomo che sta per spararle. Troppa carne al fuoco? No, se a raccontare questa vicenda, che si innesterà con il dramma della famiglia Collins, è Stephen Spotswood, giornalista e sceneggiatore, che si è occupato a lungo delle conseguenze della guerra in Iraq e in Afghanistan e dei veterani. Ed è proprio grazie a queste sue esperienze che l’autore decide di plasmare la sua investigatrice privata Lillian Pentecost, prendendo ispirazione da Holmes, Poirot, Marple e Nero Wolfe e tutti gli altri detective che fanno affidamento sul cervello oltre i muscoli. Ma è anche e soprattutto “un prodotto dei miei anni nel giornalismo medico imparando a conoscere le malattie croniche e l'impatto che hanno sulla vita di una persona. Ero perfettamente consapevole che c'era una carenza di quel tipo di rappresentazione e volevo creare una donna brillante e capace che non si occupasse solo dell'impatto della sclerosi multipla, ma che prosperasse nonostante questo”. Un’investigatrice sulla quarantina, con un background investigativo alle spalle e “un volto segnato dal tempo che aspetta con pazienza l’arrivo della tempesta”. Suo alter ego e stupenda figura di investigatrice in erba è Willowjean, un po’ l’alter ego dell’Archie Goodwin di Nero Wolfe (pur con i necessari distinguo), che dopo essere scappata di casa e aver vissuto cinque anni in un circo itinerante ed avendo assorbito molte delle abilità dei vari artisti, incontra casualmente la detective Pentecost e rimarrà con lei ad imparare un mestiere che femminile proprio non è, un po’ come Will stessa, figura bisessuale piccola ed esile, ma con una matassa di riccioli rossi, che forte della propria giovinezza, non si preoccupa di intrecciare relazioni sentimentali senza badare al sesso di appartenenza, incurante del periodo storico cui appartiene. Ed è proprio uno dei suoi contatti, un ex giornalista caduto in disgrazia a causa del suo orientamento sessuale, che verso la fine del romanzo le darà la dritta per la risoluzione del caso Collins e al contempo la metterà in guardia, affermando che “le cose si stanno mettendo male. La guerra ha distolto l’attenzione per un po’, ma ora che la gente non è più così distratta torneranno all’attacco e silureranno chiunque possa essere facilmente inquadrato e incasellato!”.

Un ottimo giallo, ben orchestrato e che porta in auge ancora una volta una città al centro del mondo, un mondo che sembra non esserci più, ma soprattutto valori, mancanze e segreti che l’autore si perita di sottolineare puntualmente, senza strafare. Avremmo forse voluto un’investigatrice molto più presente sulle pagine, ma forse la scena è stata volutamente data alla sua giovane assistente, Willowjean Parker, che è oltretutto la voce narrante e che pertanto ci può raccontare quello che vuole. Come l’ultimo insegnamento di Lillian Pentecost: “Tieniti stretto quello che puoi finchè puoi. Non c’è un mondo migliore là fuori. Non ci sarà mai. A meno che non siamo noi a crearlo”.


Piccola news: ad Ottobre 2021 uscirà il nuovo romanzo di Stephen Spotswood, che proseguirà la serie, e che in lingua originale si intitola: “Murder Under Her Skin”, dove ancora una volta sembra esserci la rutilante atmosfera del circo, del burlesque, con altrettanti omicidi, segreti e bugie, con drammi derivanti dalle famiglie di appartenenza e traumi di veterani. E a noi lettori italiani non resta che la speranza di una veloce edizione da parte di Mondadori.

A presto