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lunedì 9 agosto 2021

Recensione #405 - L'occhio del leopardo di Henning Mankell

Buongiorno lettori, eccomi di nuovo qui.
Oggi vi parlo del romanzo L'occhio del leopardo di Henning Mankell edito da Marsilio, pag. 333


Trama:
 Figlio di una donna che non ha mai conosciuto e di un tagliaboschi con l'anima del marinaio, dal nord della Svezia Hans Olofson è arrivato nello Zambia inseguendo un sogno altrui. Profondamente colpito dall'immensa bellezza dell'Africa, decide di fermarsi, convinto di avere trovato una nuova casa. Per la fattoria che ha rilevato a Lusaka insegue ambiziosi piani di riforma, ma in quella terra ignota, completamente priva di punti di riferimento e proprio per questo così seducente, impara presto a conoscere il disprezzo dei bianchi e il sospetto dei neri, mentre la tensione e le minacce continuano a crescere intorno a lui. Un giorno, anche i suoi vicini vengono barbaramente uccisi, e Hans Olofson comincia ad avere paura, assalito dalla stessa impotenza che provava da bambino, quando il gelo faceva gemere le travi della sua casa vicino al fiume. Negli anni, il sogno africano si trasforma in una lotta per la vita e la morte. Intrecciando passato e presente, dai campi ghiacciati della Svezia alla soffocante calura dei tropici, "L'occhio del leopardo" è un viaggio non sentimentale alla scoperta di due culture inconciliabilmente diverse, un romanzo psicologico che scava nella mente di un uomo perduto in un mondo sconosciuto.

Come cominciare questa recensione? Probabilmente il modo migliore e più giusto per farlo è specificare che ho deciso di leggere questo libro credendo che fosse un thriller ma in realtà non lo è. Eh già. Mi ha fregato il fatto che conosco Mankell come spettacolare scrittore scandinavo di trhiller, sarà che spesso non leggo le trame dei libri - male, direte voi, ma in questo caso anche la trama letta successivamente avrebbe potuto trarre in inganno - ma ho letto un libro meravigliandomi di avere tra le mani un libro totalmente diverso da quello che mi aspettassi.

venerdì 13 gennaio 2017

Letture con Marina #5

Buon pomeriggio lettori! Oggi torna, dopo la pausa natalizia, l'appuntamento con Marina e le sue letture e torna con la recensione del libro di uno dei miei autori nordici preferiti! Quindi mettetevi comodi...


Autore: Henning Mankell
Titolo: Assassino senza volto / Mördare Utan Ansikte
Casa editrice: Marsilio Editori SpA
Pagine: 368
Genere: romanzo giallo
Anno Pubblicazione: 2001

Sinossi: Agli inizi della sua carriera, il futuro ispettore capo Chen Cao è considerato dai suoi colleghi uno strano poliziotto. Ama infatti tradurre e comporre versi, ed è finito al dipartimento di polizia di Shanghai per una stravagante decisione del governo che lo ha strappato ai suoi studi di letteratura. Col tempo, alla guida della squadra speciale che si occupa di casi politicamente sensibili, Chen sempre più capisce che la poesia rappresenta per lui la via per contrastare la crudeltà e la follia che incontra nel corso delle sue inchieste, il mezzo per vedere le cose con il necessario distacco e per meglio comprendere le circostanze nelle quali i crimini hanno avuto luogo. I versi qui raccolti sono stati scritti o scoperti da Chen nel corso degli anni, hanno accompagnato le sue cacce al colpevole e i suoi scontri con le autorità. Sono un omaggio a una delle figure di poliziotto più riuscite della narrativa di genere degli ultimi anni, un detective, raffinato poeta e gourmet, le cui indagini ci raccontano la Cina contemporanea.
Buongiorno a tutti e Buon Anno Nuovo!

Avevo pensato di riprendere il nostro discorso con i romanzi polizieschi di Qiu Xiaolong, dato che con l’ultimo post di Dicembre ci eravamo lasciati con il Libro delle sue Poesie, ma visti i recenti, continui e tragici accadimenti, ho pensato di iniziare con un altro autore, che mi dà il là per un tema che evidentemente è già (e continuerà nei prossimi mesi, tristi presentimenti) tema scottante di un’attualità di cui faremmo volentieri a meno.

Il tema centrale di questo romanzo è il giallo sul quale l’autore costruisce tutta la vicenda, ma al contempo co-protagonisti sono anche una Svezia diversa da come ce la siamo sempre immaginata e soprattutto lo straniero – e la paura dello straniero, con le varie ripercussioni a livello politico e sociale – e di chi fisicamente, giorno dopo giorno e seguendo la legge, deve occuparsi della persone che emigrano dal loro Paese di origine e si stabiliscono in un altro Paese. In questo caso, in Svezia- appunto.

Desidero quindi farVi conoscere il commissario di polizia Kurt Wallander, poliziotto nato nel lontano 1991 dalla penna feconda di Henning Mankell, autore svedese. Devo ammettere che colmo finalmente una lacuna enorme, in quanto pensavo che quest’autore fosse scrittore di thriller, mentre per una serie di ragioni, ora che mi ci sono imbattuta seriamente, scopro che in realtà scriveva romanzi gialli.

Assassino senza Volto è la prima storia della saga del commissario di polizia Kurt Wallander ed è ambientata, come le altre che la seguiranno, in Scania, nel sud della Svezia (fino al 1658 territorio della Danimarca).
Come detto, il tema affrontato è la problematica dell'immigrazione vista dalla tradizionalmente tollerante e libera società svedese; sul suo sito Henning Mankell racconta di aver deciso di scrivere una storia sul razzismo crescente che aveva notato al rientro in patria alla fine degli anni 1980, dopo aver vissuto per anni all'estero.
Nel 1992 il romanzo ha ricevuto il premio Glasnyckeln come miglior giallo scandinavo.

RECENSIONE:

Questo è, prima di tutto, un bel giallo. La mattina dell'8 gennaio 1990, in un villaggio nel sud della Svezia, un vecchio contadino scopre all’alba che i suoi vicini di casa, Johannes e Maria, sono stati barbaramente torturati; l'uomo è morto e la donna è in fin di vita. Maria muore poco dopo all'ospedale di Ystad; in punto di morte il poliziotto Rydberg, collega di Wallander, la sente pronunciare il nome del marito e la parola "stranieri". Sul caso indaga la polizia di Ystad, e a capo della squadra investigativa c'è il commissario Kurt Wallander. Inizialmente non hanno molto su cui lavorare, tranne le ultime parole della donna e l'insolito nodo usato per legarla, che fanno pensare che i colpevoli vadano cercati tra gli immigranti, regolari o meno, che in numero sempre maggiore vivono in Svezia. Basta una fuga di notizie e i cittadini organizzano una caccia all'uomo. Wallander deve arginare la loro determinazione a farsi giustizia da soli, ma presto scoprirà anche che l'uomo ucciso conduceva un’incredibile doppia vita.
Tra punti morti e nuove rivelazioni, la soluzione del caso arriverà solo alla fine di luglio, dopo quasi sette mesi di indagine. Contemporaneamente Kurt Wallander sta vivendo una difficile situazione personale. Da poco divorziato, coltiva ancora la speranza di riconciliarsi con l'ex moglie Mona, ma si innamora del pubblico ministero che è appena arrivata a Ystad da Stoccolma. Non sa come comportarsi con suo padre, “pittore della domenica” che pare dare segni di demenza senile. Il rapporto con Linda, la figlia diciannovenne, vive di alti e bassi.

E se tutto questo ancora non Vi basta, inseriteci dentro una Scania che, se d’estate è bellissima con il mare ed i turisti, in inverno è brutta e deprimente, tra buio sempre presente, ghiaccio, bufere di neve, freddo onnipresente e grigiore sempre diffuso, almeno a detta dei suoi abitanti.
E soprattutto un poliziotto quarantenne, amante della lirica, che farete fatica a lasciare andare, un po’
come sto facendo io, che volevo leggere solo un paio di avventure di questo commissario ed invece mi ritrovo incatenata alla sua quarta storia. Desiderando scoprire di volta in volta quale tema ha deciso di affrontare l’autore, in che modo sviluppa il giallo e soprattutto che ne è di questo commissario che si innamora di tutte le donne che incontra. Una cosa questa che ha fatto imbestialire i suoi lettori appassionati, ma che rende Kurt Wallander così umano e così simile a noi, che non posso che ringraziare l’autore per questa scelta.
Un poliziotto testardo, che usa soprattutto il ragionamento come modus operandi per riuscire a risolvere i casi che di volta in volta gli vengono assegnati. Ma anche un uomo che lavora troppe ore e che vede sfasciarsi la famiglia sotto gli occhi: la moglie ed anche la figlia Linda. Il padre oramai anziano che ha bisogno di continua assistenza. L’unica sorella, con cui oramai non c’è nemmeno quasi più rapporto.
Insomma, una vita che potrebbe essere pure la nostra. E senza andare tanto lontano, tutto il romanzo è
permeato dalla presenza di questi stranieri, gli emigrati. Affollati in baraccopoli, più o meno regolari, che diventano capro espiatorio di tutti i problemi che la Svezia inizia ad avere. Una Svezia lontana ed
immaginata sempre come nazione e popolo di grande civiltà, all’avanguardia dei diritti sociali ed umani. E che nei romanzi di Henning ci viene invece presentata sotto una luce diversa, una nazione che a ben vedere non è tanto diversa alla nostra Italia, seppur con le opportune differenze dovute al diverso numero di popolazione, di eventi storici e di posizione geografica.
Mi piacerebbe ora rivalutare la situazione qui presentata dall’autore – dato che lo aveva così colpito da dedicargli un romanzo: cosa è cambiato negli ultimi venti anni in Svezia, a livello di immigrazione.
Bene, allora Vi lascio alle Vostre letture di inizio anno: magari scopro che tra Voi c’è già un’estimatrice della Svezia e di Gialli Nordici e perché no, anche di Kurt Wallander! Nel caso, fatevi vive e ditemi se dopo il 4° volume quest’uomo che alle volte mi pare un po’ pasticcione riesce finalmente a fare dei pasti seri e a non farsi fracassare le ossa a ogni piè sospinto!


lunedì 16 dicembre 2013

Evento: Henning Mankell premiato al Courmayeur Noir in Festival

Buonpomeriggio mondo, e buon lunedì!!!
Ultima settimana prenatalizia questa, quindi per quanto mi riguarda piena di commissioni, di pensieri e di lavori da finire! Nonostante so già che sarà super stancante, il mio umore è positivo perchè poi mi attende finalmente un periodo di meritato riposo!
Ma veniamo a noi ed al meraviglioso mondo dei libri.
Avrei voluto scrivere questo post nei giorni scorsi ma non ne ho proprio avuto il tempo quindi rimedio oggi.
La scorsa settimana si è svolto il Courmayeur Noir Festival ed è stato assegnato il RAYMOND CHANDLER AWARD ossia il maggior riconoscimento italiano alla carriera di un maestro del genere letterario thriller e noir che dal 1993 viene assegnato dalla direzione del Festival ogni anno nel mese di dicembre. Quest'anno il riconoscimento è andato allo svedese Henning Mankell ed io non potrei essere più d'accordo. Ritengo Mankell uno dei migliori tra gli attuali giallisti in circolazione a cui si deve anche il merito di aver aperto la strada ai molti giallisti svedesi che negli ultimi anni sono approdati anche nelle nostre librerie, arricchendo non poco il panorama letterario del genere.
Essendo un'appassionata di questo scrittore ho deciso di parlare di alcuni libri che lui ha scritto e che io ho amato moltissimo.
Mankell è conosciuto principalmente per i libri della serie Le inchieste del commissario Wallander ma ha scritto anche altri gialli non legati a quel personaggio ed altrettanto interessanti. In questo post vi segnalerò uno dei libri con protagonista Wallander e due volumi autoconclusivi, tutti editi in Italia da Marsilio.

  • Il primo libro che vi segnalo è Delitto di Mezza estate. Le inchieste del commissario Wallander vol.7. Nonostante facciano parte della stessa serie ci tengo però a specificare che i gialli che la compongono hanno un inizio ed una fine ben precisa, ed è possibile leggerli anche non in ordine in quanto il filo conduttore tra tutti non è la trama ma il personaggio che evolve nei vari volumi.
Trama: Notte di solstizio: tre giovani in una macchia isolata del bosco nei pressi di Osterlen. Qualcuno li spia. La loro festa si tinge di sangue. Intanto, la quiete della centrale di polizia di Ystad è spezzata dal ritrovamento del corpo di Svedberg, da anni collega di Wallander, ucciso da tre colpi di pistola sparati in pieno volto. Due foto tra le carte di Svedberg convincono Wallander dell'inesorabile intreccio tra i due casi di omicidio, ma l'assassino è sempre un passo in anticipo sulle mosse degli investigatori, che sono alle prese con gli inquietanti segreti di "uno di loro", un uomo che credevano di conoscere. È impossibile intuirne i movimenti, prevedere chi sarà la sua prossima vittima: in una calma apparente cova la follia criminale.

I volumi che compongono la serie sono:
- Assassino senza volto. Vol.1
- I cani di Riga. Vol. 2 
- La leonessa bianca. Vol. 3
- L'uomo che sorrideva. Vol. 4
- La falsa pista. Vol. 5
- La quinta donna. Vol. 6 
- Delitto di mezza estate. Vol. 7
- Muro di fuoco. Vol. 8
- Piramide. Vol. 9 
Poi ci sono tre libri in cui appare come protagonista la figlia di Wallender e sono:
- Prima del gelo
- L'uomo inquieto
- La mano
  • Il secondo libro che vorrei proporvi è Il ritorno del maestro di danza, a cui sono molto legata perchè è il primo romanzo di Menkell che ho letto in assuoluto e quindi quello che mi ha fatto venire una pazza voglia di leggerne anche altri.
Trama: Lo Härjedalen, nel nord della Svezia, è una terra di foreste sterminate, i cui lunghi inverni  sono a stento rischiarati dal bagliore della neve. È qui, in un casolare sperduto, che Herbert Molin, ex poliziotto in pensione, decide di ritirarsi. E qui, un brutale assassino lo raggiunge per accompagnarlo in un ultimo, terribile ballo con la morte. Quando la polizia arriva sulla scena del delitto, trova delle impronte di sangue che sembrano tracciare i passi del tango. Il trentasettenne Stefan Lindman, ispettore della polizia di Boràs, un tempo collega della vittima, per non doversi confrontare con la malattia che lo tormenta si butta a capofitto nelle indagini e scopre ben presto l'inquietante passato nazista di Molin. Esiste un legame tra la sua morte atroce e le sue convinzioni politiche? E qual è il ruolo della rete neonazista che, sempre più nitida, viene alla luce e sembra toccare lo stesso Lindman molto da vicino? Sulle tracce dell'assassino, che dalla Svezia portano in Germania e Argentina, la sua inchiesta ripercorre un pezzo doloroso della nostra storia. Lo attende una rivelazione sconvolgente, oltre all'amara consapevolezza che la follia che per anni devastò l'Europa non è affatto sepolta.
  • Ultimo di cui vi parlo, ma non per importanza e piacevolezza, è Scarpe italiane che io avevo trovato in libreria in un edizione super economica.
Trama: Fredrik Welin, ex-chirurgo, vive in una delle tante, piccole isole che popolano l'arcipelago al  largo di Stoccolma, circondato da un mare di ghiaccio. Solo l'arrivo del postino interrompe il silenzio delle giornate, segnate dalle immersioni e da qualche scarna annotazione in un diario, cronaca di un'esistenza che si è persa. C'è un mistero nella vita di Fredrik Welin, una "catastrofe" che l'ha spinto a cercare la solitudine e a creare una barriera tra sé e il mondo. Ma un mattino, quasi un miraggio, lo raggiunge una donna. L'ombra nera che si staglia contro il bianco tutt'intorno è Harriet, tanto amata in gioventù e abbandonata senza spiegazioni. Ora, dopo quasi quarant'anni, vuole che Fredrik mantenga un'antica promessa. Con lei inizia un emozionante viaggio verso nord, pieno di incontri inaspettati, una ricerca serrata alle radici di un segreto del passato. Con "Scarpe italiane", Henning Mankell, il maestro del giallo scandinavo, rivela un registro sorprendente, che come "l'eco di un colpo sulla superficie ghiacciata del mare risuona nel cuore del lettore". Il suo è un romanzo intenso sulla forza dei sentimenti e dell'amore che rinasce, dove il protagonista, che a molti critici ha ricordato Wallander, è alle prese con una caccia che non dà tregua. Ma, questa volta, la caccia non è all'assassino.

Cosa ne pensate? Siete come me amanti di questo scrittore o non avete mai letto i suoi romanzi?
Se siete amanti dei gialli/thriller non potete farveli scappare e neanche se volete fare un bel regalo di Natale ad un amante del genere!