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venerdì 23 settembre 2016

Ti consiglio un libro #27 - Un libro che ti ha fatto venire i brividi

Buongiorno lettori,finalmente torniamo con l'appuntamento della rubrica Ti consiglio un libro, in collaborazione con Laura de La Biblioteca di Eliza, Baba di Desperate Bookswife e Laura de La Libridinosa. C'è stata una lunga pausa estiva ma ora siamo di nuovo qui. Oggi vi consiglieremo Un libro che ci ha fatto venire i brividi. Come sempre cliccando sul titolo sarete rimandati alla recensione.



IL MIO CONSIGLIO 

http://libroperamico.blogspot.it/2015/10/recensione-89-shining-di-stephen-king.html

Titolo: Shining
Autore: Stephen King
Casa editrice: Bompiani
Pagine: 576
Prezzo:  Cartaceo 13.00 euro - ebook 3.99 euro in inglese


Un argomento bellissimo quello di oggi… brividi. Non è stato semplice scegliere e non è stato così scontato.
Alla fine però ho optato per questo perché racchiude in se tantissimi tipi di brividi.
Ho provato brividi di freddo pensando ai protagonisti bloccati in un hotel disabitato in mezzo alla neve che lo ricopre, ho provato brividi di paura immedesimandomi nei protagonisti – che se ti impazzisce il padre/marito e tu sei solo con lui in luogo sperduto senza poter comunicare con il mondo esterno non è bello eh! – ho provato brividi di disgusto assistendo alle visioni cui spesso Danny è costretto ad assistere. Insomma un libro che per, quanto mi riguarda, è tutto un brivido e che non potete non aver letto!!! Se in più penasate che io tutto questo l'ho provato conoscendo a menadito il film, non si può che essere d'accordo con la fama di King come re del brivido.
Il film è molto ben fatto ma… che ve lo dico a fare? È molto meglio il libro.

E adesso a vedere quali letture hanno fatto venire i brividi alle nostre Laura , Baba e  Laura. 

martedì 2 febbraio 2016

Recensione #106 - Doctor sleep di Stephen King

Buongiorno amici, come va?
Vi lascio quindi con il mio pensiero sul libro Doctor sleep di Stephen King edito da Sperling & Kupfer  516 pagine, seguito di Shining, recensione qui

Trama: Perseguitato dalle visioni provocate dallo shining, la luccicanza, il dono maledetto con il quale è nato, e dai fantasmi dei vecchi ospiti dell'Overlook Hotel dove ha trascorso un terribile inverno da bambino, Dan ha continuato a vagabondare per decenni. Una disperata vita on the road per liberarsi da un'eredità paterna fatta di alcolismo, violenza e depressione. Oggi, finalmente, è riuscito a mettere radici in una piccola città del New Hampshire, dove ha trovato un gruppo di amici in grado di aiutarlo e un lavoro nell'ospizio in cui quel che resta della sua luccicanza regala agli anziani pazienti l'indispensabile conforto finale. Aiutato da un gatto capace di prevedere il futuro, Torrance diventa Doctor Sleep, il Dottor Sonno. Poi Dan incontra l'evanescente Abra Stone, il cui incredibile dono, la luccicanza più abbagliante di tutti i tempi, riporta in vita i demoni di Dan e lo spinge a ingaggiare una poderosa battaglia per salvare l'esistenza e l'anima della ragazzina. Sulle superstrade d'America, infatti, i membri del Vero Nodo viaggiano in cerca di cibo. Hanno un aspetto inoffensivo: non più giovani, indossano abiti dimessi e sono perennemente in viaggio sui loro camper scassati. Ma come intuisce Dan Torrance, e come imparerà presto a sue spese la piccola Abra, si tratta in realtà di esseri quasi immortali che si nutrono proprio del calore dello shining.

Difficile approcciarsi a questa recensione, difficile riuscire a rendervi partecipi di tutte le cose che mi sono passate per la testa leggendo questo libro. Il riassunto sarebbe: WOW!!! Ma mi rendo conto che una parola può rendere il pensiero ma non può bastare, non per una recensione che si rispetti quindi proverò a spiegarmi meglio.
1977, credo sia giusto partire da questa data. Io non ero ancora nata e un trent’enne, praticamente esordiente, Stephen King pubblicava il suo terzo libro: Shining, un colosso, un lavoro che ancora oggi terrorizza – così come il film – al solo pensiero.
Nel 2013 il Re ci riprova, pubblica il seguito, Doctor sleep, lanciando nel mondo dei suoi fan un misto di aspettative, terrore e scetticismo. Come riuscire, dopo quasi quarant’anni a creare un seguito credibile e all’altezza del precedente romanzo?
Per quanto mi riguarda King ci è riuscito alla grande creando una storia convincente, appassionate, collegata a doppia mandata, se non tripla, a quella di Shining.
La storia riparte lì dove l’avevamo lasciata: Danny e Wendy si stanno riprendendo dalla tremenda avventura dell’Overlook e ne stanno combattendo i fantasmi. Nonostante gli anni passino Danny non perde la luccicanza che, anzi, sembra attanagliarlo sempre più in una morsa da cui non riesce a liberarsi. È così che ripercorre gli stessi errori del padre diventando già nell’adolescenza un alcolizzato dal cazzotto facile.
Solo il toccare veramente il fondo gli permetterà di dare una svolta alla sua misera vita, trovando lavoro come inserviente in una casa di riposo dove per tutti diventerà presto il Dottor sonno. Ma, si sa, il passato non si può mai lasciare alle spalle senza prima averlo affrontato e presto quel vecchio passato tornerà a chiedere il conto, con gli interessi.
Tante le cose da svelare durante la lettura: chi è Abra, e perché quel nome affolla la mente di Dan con tanta insistenza? Perché Tony – l’amico immaginario – ritorna a chiedere l’attenzione dell’ormai adulto Danny Torrance? Cos’è il Vero Nodo? Perché Dan risulta essenziale per gli ospiti dell’ospizio in fin di vita? Dove finiscono tutti quei ragazzini che ogni anno spariscono nel nulla senza lasciare traccia e senza mai essere ritrovati? Queste e tantissime altre…
Lasciatemelo dire: l’autore anche questa volta ci ha preso. Il libro sembra il seguito naturale di quello del 1977, come se fossero nati e cresciuti in coppia, come se King lo avesse tenuto chiuso in un cassetto per tutto questo tempo ma, lo sapremo a fine lettura grazie alle esilaranti note dell’autore, non è così. Per tutta la lettura ho pensato che niente sarebbe potuto andare diversamente, che l’evoluzione naturale delle cose non sarebbe potuta essere nessun’altra.
Ho amato l’ambientazione, così apparentemente lontana da quel terribile hotel, il modo così particolareggiato che ha l’autore di far sentire il lettore parte del luogo che gli sta raccontato; ho amato ogni singolo personaggio, dai più buoni ai più tremendamente spaventosi. Come rimanere indifferenti al Dan adulto e dannato e, successivamente a quello più riflessivo e sobrio; come non essere affascinati da Abra, dalla sua luccicanza potente, dalla sua capacità di essere quella co-protagonista di cui un libro del genere aveva bisogno per non farci avere nostalgia del Danny bambino; come non amare il Vero Nodo con i suoi protagonisti più brutali ma, in molte occasioni, anche buffi; come non pensare che ogni singolo personaggio della storia dovesse essere lì, in quel preciso istante, con quel preciso ruolo, con quelle stesse sembianze e con quegli atteggiamenti.
Ogni cosa al suo posto, ogni catena chiusa e salda, ogni ricordo ripercorso, ogni scheletro del passato affrontato e distrutto. Impossibile, secondo me, rimanere indifferenti e non adorare questo libro. Impossibile chiuderlo e non sentirne la mancanza! E chissà che prima o poi non ne facciano il film… perché io adesso lo voglio!! Che faccio, scrivo a King? ;)
Lo avete letto? Che ne pensate? Io vi consiglio di leggerlo, ma solo dopo aver letto e amato Shining e... che luccicanza sia!
VOTO: 

venerdì 2 maggio 2014

Chi ben comincia #34

Buon venerdì miei cari followers, è il momento di una nuova puntata  "Chi ben comincia", ideata da Alessia del blog Il profumo dei libri.
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E' da quando è uscito Doctor sleep che non si fa altro che parlare di Shining e di Stephen King.Visto che mi è venuta una voglia matta di rileggerlo ho pensato di dedicargli la puntata di oggi andando a rileggerne l'incipit.

REGOLE:

- Prendete un libro qualsiasi contenuto nella vostra libreria
- Copiate le prime righe del libro (possono essere 10, 15, 20 righe)
- Scrivete titolo e autore per chi fosse interessato
- Aspettate i commenti

1 COLLOQUIO DI ASSUNZIONE
Jack Torrance pensò: Piccolo stronzo intrigante. 
Ullman era alto poco più di un metro e sessanta, e quando si muoveva aveva la rapidità scattante che sembra essere peculiare a tutti gli ometti grassocci. Aveva i capelli spartiti da una scriminatura impeccabile, e il completo scuro era sobrio, ma non severo. Sono un uomo al quale potete tranquillamente esporre i vostri problemi, diceva quel completo alla clientela solvente. Al personale stipendiato parlava invece in modo più sbrigativo: sarà meglio che filiate diritto, voialtri. All'occhiello spiccava un garofano rosso, forse per evitare che per la strada qualcuno scambiasse Stuart Ullman per il titolare dell'impresa di pompe funebri. 
Mentre ascoltava Ullman, Jack ammise tra sé che, date le circostanze, con tutta probabilità non gli sarebbe piaciuto proprio nessuno, da quella parte della scrivania. 
Ullman gli aveva posto una domanda che Jack non aveva afferrato. Molto male: Ullman era il tipo capace di archiviare uno sbaglio del genere in un suo schedario mentale per tornarci sopra in un secondo momento.
"Scusi?"
"Le ho chiesto se sua moglie ha capito esattamente quali saranno le sue responsabilità, qui. E poi c'è suo figlio, naturalmente." Chinò lo sguardo
sulla domanda di assunzione che gli stava di fronte. "Daniel. Sua moglie non è un tantino spaventata all'idea?"
"Wendy è una donna straordinaria."
"E suo figlio? È straordinario anche lui?"
Jack sorrise di un largo sorriso da pubbliche relazioni. "Ci compiacciamo di crederlo, direi. È abbastanza indipendente, per essere un bambino di cinque anni."
Ullman non ricambiò il sorriso. Tornò a infilare in una cartellina la domanda di assunzione di Jack e la ripose in un cassetto. Ora il ripiano della scrivania era sgombro, fatta eccezione per un tampone, un telefono, una lampada orientabile e un cestello per la corrispondenza in arrivo e in partenza. Anche i due scomparti del cestello erano vuoti. 

Ullman si alzò e si avvicinò allo schedario posto in un angolo della stanza. "Per favore, giri attorno alla scrivania, signor Torrance. Daremo un'occhiata alla planimetria dei vari piani dell'albergo."
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Ma quanto mi piace lo stile di King...
Cosa dire di questo incipit? Non ho domande da pormi visto che conosco questo libro molto bene e so come si evolverà tutta la storia.
La cosa che posso affermare è che amo lo stile di questo autore che in un attimo ha saputo catapultarmi nuovamente all'Overlook Hotel, in quei luoghi che ho conosciuto una ventina di anni fa, quando ero solo una ragazzina adolescente alle prese con le mie prime letture non obbliagate!
So che molti di voi sono amanti di King ma so anche che molti altri non si convincono ad approcciarsi ai suoi libri per paura che siano troppo horror. Voi di quale categoria fate parte? Se vi va lasciatemi la vostra opinione nei commenti!